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mercoledì 20 giugno 2018

DALLA CANTINA: BFM Abbaye de Saint Bon-Chien 2011

BFM, ovvero Brasserie des Franches Montagnes, fondata nel 1997 dall'eclettico Jérôme Rebetez (classe 1974) a Saignelégier, nella Svizzera occidentale, a pochi passi dal confine francese e dal lago di Neuchatel. Jérôme, allora solamente ventitreenne e con studi di enologia alle spalle, aveva appena vinto un concorso svizzero per homebrewers; pieno di entusiasmo ma privo di soldi, si vede aiutare dalla dea bendata. Vince un premio al programma televisivo svizzero "Le rêve de vos 20 ans" e con i soldi intascati mette in piedi il birrificio; non intende però seguire la tradizione tedesca alla quale si rifanno la maggior parte delle birre bevute in Svizzera. A lui piace sperimentare con ingredienti inusuali e, soprattutto, trasferire le sue conoscenze enologhe in ambito brassicolo. Nel 2009 grazie all’arrivo di un nuovo socio investitore il birrificio è stato trasformato in una Société Anonyme e oggi impiega circa 25 dipendenti: è imminente l’inaugurazione di nuovi locali adiacenti a quelli attuali che permetteranno di aumentare la capacità produttiva, della quale una buona parte è destinata all'export verso gli Stati Uniti. 
Punta di diamante della produzione BFM è la sour ale Abbaye de Saint Bon-Chien: non deve il suo nome alla tradizione monastica ma ad un gatto, ospite fisso in birrificio sino alla sua morte nel 2002. Il suo nome era “buon cane” (Bon Chien) e alla morte è stato santificato con una birra, per l’appunto Saint Bon-Chien. 
Viene prodotta dal 2004 una volta l’anno assemblando con cura il contenuto di numerosi botti: Rebetez ne possiede oggi più di 500 che hanno ospitati diverse varietà di vini e distillati. La classica Abbaye de Saint Bon-Chien viene poi occasionalmente affiancata da edizioni speciali realizzate con il contenuto di una sola botte o dalla versione Grand Cru, un blend fatto con il contenuto di botti speciali come ad esempio rum. L'Abbaye de Saint Bon-Chien del 2005 venne ad esempio realizzata con un blend derivante da una botte ex-grappa, tre di Pinot Noir e sei di Merlot che erano state precedentemente usate per la Saint Bon-Chien del 2004.

La birra.
Grazie all’importante contenuto alcolico (11%) l’ Abbaye de Saint Bon-Chien è una birra che non teme il trascorrere del tempo e che potete tranquillamente dimenticare in cantina per qualche anno. Splendido esempio ne è questo millesimo 2011 del quale però non ho trovato informazioni sul processo produttivo.
A sette anni dalla messa in bottiglia si presenta di colore ambrato, opaco e non molto luminoso: la piccola schiuma biancastra che si forma è un po’ grossolana e piuttosto rapida a dissolversi.  L’aroma è splendido, avvolgente, ricco di amarena e marasca, ribes rosso, vino bianco, legno, mela acerba, legno; c’è una controparte dolce che richiama l’albicocca disidratata e il caramello. L’acetico (mela) è fortunatamente molto in secondo piano. Al palato è perfetta: morbida, quasi “piena”,  leggermente oleosa e ancora piuttosto carbonata. La bevuta ripropone l’aroma con identica pulizia ed eleganza: l’asprezza dei frutti rossi è meno evidente e la birra è quasi gently sour, con una componente dolce che chiama in causa vini fortificati, caramello, prugna e frutti di bosco. In sottofondo note legnose e vinose, tannini, un accenno amaricante. L’acetico fa una bellissima virata sul balsamico, la chiusura è secca e riscaldata da una morbida presenza alcolica. 
Complessa, elegante ed intrigante, intensa ma soprattutto emozionante questa Abbaye de Saint Bon-Chien 2011: il tempo sembra quasi non averla scalfita e lei si diverte a regalare diverse sfaccettature al variare della temperatura nel bicchiere. Può rinfrescare o riscaldare, a voi scegliere come berla.
Formato 75 cl., alc. 11%, lotto  2, bottiglia nr. 276, scad. 27/06/2021, pagata 17.00 Euro (foodstore, Svizzera)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 7 marzo 2017

BFM √225 Saison

Ritorna sul blog dopo “veto” durato quasi tre anni il birrificio svizzero   BFM - Brasserie des Franches Montagne fondato nel 1997 da Jérôme Rebetez a Saignelégier nella Svizzera occidentale, a pochi passi dal confine francese e dal lago di Neuchatel. 
Jérôme, allora ventitreenne, aveva appena vinto un concorso svizzero per homebrewers; pieno di entusiasmo ma privo di soldi, viene aiutato dalla dea bendata:   vince un premio al programma televisivo svizzero Le rêve de vos 20 ans e con i soldi intascati riesce a far partire il proprio birrificio. Rebetez, che non intende seguire pedissequamente la tradizione tedesca, ha da subito iniziato con le sperimentazioni utilizzando spezie, ingredienti inusuali ed affinamenti in botte.  Il suo background (enologia) lo ispira a realizzare quella che diventerà  - anche grazie all’hype del mercato statunitense - la birra di maggior successo: è l’Abbaye de Saint Bon-Chien, una potente (11%) sour ale invecchiata in differenti botti di vino che vengono poi blendate assieme. 
Purtroppo le buone intenzioni non sono state sempre supportate da adeguati standard qualitativi: tutte le birre da me assaggiate tra il 2012 e il 2013 sono finite nel lavandino in quanto infette. La Meule (descritta come una birra bionda amara con note di luppolo, zenzero e salvia), La Torpille (in teoria una Brown Ale con cannella, chiodi di garofano e purea di prugna, secondo l’etichetta) e l’imperial stout Cuvée Alex le Rouge (prodotta con pepe Serawak, tè russo  e vaniglia Bourbon). Da allora ho ovviamente inserito BFM sulla mia personale lista nera, nell’attesa d’assaggiare l’Abbaye de Saint Bon-Chien. 

La birra.
La possibile "redenzione" si presenta oggi nella forma della Saison √225, birra volutamente acida in quanto invecchiata con i batteri ed i lieviti naturalmente presenti nelle botti che sono state in prima battuta utilizzate per l’Abbaye de Saint Bon-Chien. Il birrificio la descrive come “una risposta a tutte quelle tradizionali Farmhouse belghe dall’enorme gradazione alcolica prodotte con curcuma, gamberi, sale marino, limone ed invecchiate in botti di Tequila che niente hanno a che fare con lo stile delle Saison. Duecento anni fa, prima dell’avvento della pastorizzazione, le Saison erano prodotte dai contadini, non dai birrai: essi non disponevano di fermentatori in acciaio e della soda caustica per pulirli. Le birre erano prodotte con gli ingredienti semplici disponibili ed dovevano essere bevute in fretta perchè diventavano acide; quando ciò avveniva, venivano mescolate a birra fresca. Ed è quello che facciamo anche noi, blindando la Saison invecchiata quattro mesi in botti di legno con birra giovane".
All'aspetto è di colore oro carico, velato, con riflessi arancio: schiuma biancastra, cremosa e compatta, molto persistente. L'aroma è una sorta di pot-pourri nel quale convivono senza un ordine ben preciso acido lattico, sudore e pelle di salame, limone e uva bianca; in sottofondo l'asprezza dei frutti rossi e la lieve presenza dell'aceto di mela. Ma la sorpresa sono delle suggestioni di fragole e panna (proprio le stesse delle migliori Saison di Fantōme) che ogni tanto sbucano dal nulla. Le numerose bollicine rendono la bevuta molto vivace, come una Saison dovrebbe sempre essere: in bocca domina la componente lattica, con un lievissimo acetico sempre in sottofondo. Limone, uva acerba e ribes portano l'asprezza necessaria a garantire un elevatissimo potere dissetante e rinfrescante, quasi sovrastando la componente funky e rustica dei lieviti selvaggi. Ma il meglio di sé questa √225 Saison lo dà riscaldandosi, quando emerge maggiormente la componente dolce, ananas in primis; chiude secca con l'amaro dello yogurt e della scorza degli agrumi. 
C'è una buona intensità in questa Saison di BFM e c'è una riuscita interazione tra componente fruttata e rustica; qualche sconfinamento acetico - peraltro del tutto tollerabile - rende un po' meno riuscita la festa ma è indubbiamente la miglior produzione BFM che mi sia capitato di bere sino ad ora.
Formato: 33 cl., alc. 6%, lotto 1, scad. 10/2017, prezzo indicativo 5.50/6.50 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 1 maggio 2013

BFM La Torpille

Terzo tentativo con il birrificio svizzero BFM (Brasserie des Franches Montagnes) del quale abbiamo parlato più dettagliatament in questa occasione. Dopo La Meule e la Cuvée Alex Le Rouge, entrambe infette (lattico) è la volta della "torpedo" (La Torpille) che viene purtroppo a confermare la regola del "non c'è due senza tre". Ma mentre le altre due birre hanno preso subito la via del lavandino, almeno La Torpille siamo riusciti a berla. Il birrificio la descrive come una brown ale dal carattere spiccatamente fruttato a ricordare alcuni vini (invecchiati) dell'alta valle del Rodano; tra gli ingredienti citati in etichetta figurano anche cannella, chiodi di garofano e purea di prugna, oltre a lievito, malto d'orzo, frumento, zucchero ed acqua. Non sembrerebbe essere stato utilizzato luppolo. L'aspetto è molto invitante: ambrato carico con venature rossastre, velato, con una "solida" testa di schiuma color ocra, fine e cremosa. Purtroppo all'aroma è possibile rilevare solamente l'infezione di acido lattico e qualche sentore di lievito. Anche in bocca c'è una netta predominanza di lattico, ma lo scenario si presenta un po' più "interessante". C'è una leggera base di caramello, rapidamente messa in secondo piano da nette note aspre di prugne acerba e di uva(spina). Il risultato non è esattamente gradevole ma neppure imbevibile, con una punta di amaro (sempre lattico, a ricordare uno yogurth andato a male) a chiudere la bevuta. Non pervenute né la cannella né i chiodi di garofano.  Come sarebbe realmente, questa Torpille, non lo sapremo probabilmente mai. Formato: 33 cl., alc. 7.5%, lotto 2, scad. 08/2013, prezzo 5.79 Euro (beershop, Svizzera).

venerdì 8 febbraio 2013

BFM Cuvée Alex le Rouge 2010

Secondo incontro con la Brasserie des Franches Montagnes (BFM), il birrificio svizzero guidato dal birraio Jérôme Rebetez. Il primo incontro-scontro è avvenuto in questa occasione, con una La Meule palesamente infetta; ci abbiamo riprovato con la Cuvée Alex le Rouge Jurassian Imperial Stout, ma anche questa volta ci è andata male. Si apre con un bel gushing, ma fortunatamente il bicchiere è a portata di mano e la "fontana" si scarica nel posto giusto. Purtroppo l'aroma è un trionfo d'aceto, ed anche il gusto non fa eccezione; rimane giusto qualche remota nota di caffè. Non ci resta che descriverne l'aspetto (torbido ebano scuro, enorme schiuma beige, cremosa, molto persistente) prima di offrirla al lavandino. E' prodotta con acqua, malto, luppolo, zucchero di canna, lievito, pepe Serawak, tè russo, vaniglia Bourbon. Ci restano ancora due BFM in cantina, speriamo di riuscire a bere qualcosa di decente prossimamente. Formato: 33 cl., alc. 10.276%, lotto 5 (2010), prezzo 5.70 Euro (food market, Svizzera).

giovedì 6 dicembre 2012

BFM La Meule

BFM, ovvero Brasserie des Franches Montagnes, fondata nel 1997 dall'eclettico Jérôme Rebetez a Saignelégier, nella Svizzera occidentale, a pochi passi dal confine francese e dal lago di Neuchatel. Jérôme, allora solamente ventitreenne, aveva appena vinto un concorso svizzero per homebrewers; pieno di entusiasmo ma privo di soldi, si vede aiutare dalla dea bendata. Vince un premio al programma televisivo svizzero "Le rêve de vos 20 ans" e, con i soldi intascati, mette in piedi il birrificio; non si accontenta di seguire la tradizione tedesca, alla quale si rifanno la maggior parte delle birre bevute in Svizzera, ma segue fedelmente il proprio credo dedicandosi alle sperimentazioni con ingredienti inusuali ed anche ad alcune birre affinate in botte, come la famosa L’Abbaye de Saint Bon-Chien. Purtroppo non tutte le ciambelle gli riescono con il buco. La cronaca di questa La Meule, descritta come un "golden ale atipica brassata con l'utilizzo di salvia, è la cronaca di una non-bevuta. Riusciamo solamente a raccontarvi l'aspetto, un bel dorato velato con un ampio cappello di schiuma compatta, pannosa, bianca. L'aroma ed il gusto sono completamente dominati da un'infezione lattica, e la birra  acidula prende rapidamente la via del lavandino. Alla prossima. Formato: 33 cl., alc. 6%, lotto 3, scad. 09/2013, prezzo 4.30 Euro.

mercoledì 14 novembre 2012

Wartmanns No 3 Choco Stout

Di Martin Wartmann abbiamo già parlato lo scorso Aprile; si tratta si una Beer Firm svizzera, le cui birra sono prodotte presso gli impianti della Sternen Brauhaus. Dopo la poco positiva esperienza con la Bitter Ale, ci riproviamo con la Choco Stout; brassata il 31 marzo 2011, milleduecento bottiglie messe in vendita a Novembre 2011. Si presenta di colore marrone scuro, torbido; molto piccola la schiuma, color beige, cremosa ma poco persistente. L’aroma è intenso: orzo tostato, pane nero, liquirizia ed una pronunciata mineralità. In sottofondo ci sono anche sentori “polverosi”, quasi di stantio, che rendono il naso poco pulito. Purtroppo i problemi non finiscono qui; questa (Choco?) Stout in bocca appare molto slegata, poco pulita e, soprattutto, dal gusto poco gradevole. Su una base di tostature c’è tanta acqua, un accenno (finalmente!) di cioccolato ed una montagna di liquirizia. La carbonazione molto bassa, unita al corpo leggero, le toglie ulteriore vitalità. A completare questa sventurata bottiglia c’è un finale molto astringente che “lega” il palato, annulla quasi qualsiasi retrogusto e, anziché invogliare ad un altro sorso, invita piuttosto a vuotare il resto del bicchiere nel lavandino. Si chiama “Choco Stout” ma l’unico vago sapore di cioccolato sembra quasi quello di un preparato in polvere per fare un budino. Birra imbarazzante, e non invocheremmo neppure la solita “bottiglia sfortunata”: sul generoso Ratebeer si “becca” un misero 48/100.  Formato: 37.5 cl., alc. 7.5%, lotto 20/09/2011, scad. 09/2013, prezzo 7.02 Euro.

giovedì 25 ottobre 2012

Bad Attitude Hipster

Nasce nel Settembre del 2010 la nuova birra del birrificio svizzero Bad Attitude; si chiama Hipster e rappresenta “la prima volta” in bottiglia di un birrificio che sino ad allora aveva scelto esclusivamente di distribuire i propri prodotti in fusto e lattina. Per questa "piccola" rivoluzione viene scelto un formato di bottiglia singolare, molto leggero e quindi ecologico, che si ispira alla “stubby”,  la bottiglia nazionale canadese usata tra  il1 1961 ed  il 1984, in un periodo dove la concorrenza dei prodotti americani era relativamente debole e la legislazione canadese permetteva ai birrifici canadesi di vendere le proprie bitte solamente all’interno della propria provincia. Lo scenario cambiò profondamente negli anni ’80, con la caduta del divieto di vendita “interprovinciale” e, soprattutto, con la conquista del mercato canadese da parte della Miller, venduta nella classica bottiglia dal collo “lungo” alla quale siamo oggi abituati. Ben presto anche i birrifici canadesi adottarono questo formato e la stubby andò in pensione. Torniamo alla Hipster, che Bad Attitude definisce un “pilsner wine” ovvero, provando ad interpretare, non una “normale”  imperial pilsner perché la ricetta prevede l’utilizzo di spezie (coriandolo) che sono ovviamente escluse dallo stile di riferimento. Si tratta anche della prima birra biologica di Bad Attitude, visto che malto d’orzo, zucchero, coriandolo e luppoli (Perle e Mittelfrucht) provengono da agricoltura biologica. All’aspetto è di color oro carico, quasi limpido; la schiuma, bianca, fine e cremosa, è molto persistente. L’aroma, molto forte, presenta sentori floreali (camomilla) ma un dominio quasi assoluto di miele d’acacia; la speziatura (coriandolo) è molto leggera. C’è buona pulizia. Il gusto si rivela essere molto meno intenso (e meno pulito) dell’aroma; note di pane, ritorno di miele, con un amaro erbaceo a bilanciare ed a portare in dote un bel taglio finale secco. Il retrogusto, amaro erbaceo, è di buona intensità. A dispetto di una gradazione alcolica abbastanza sostenuta (7.6%), il corpo di questa Hipster è quasi leggero; la carbonazione abbastanza vivace e la consistenza quasi watery la rendono molto facile da bere. Ci sfugge però il significato di “pilsner wine"; si tratta indubbiamente di una versione “sostenuta” di una pilsner, ma l’alcool è così ben nascosto da far pensare quasi ad una “strong lager” che ad una qualsiasi forma di vino. Questa Hipster parte bene, con un aroma molto ricco, quasi opulento, carico di miele (anche se manca  l’eleganza delle migliori pils), mentre si perde per strada in bocca scivolando un po’ nell’anonimato con un gusto semplice ma privo di quella meticolosa pulizia che un’interpretazione di una pils dovrebbe comunque avere. Non male, ma neppure da ricordare, con la scusante di una bottiglia vicina alla data di scadenza. Formato: 33 cl., alc. 7.62%, IBU 27.5, scad. 29/11/2012, prezzo 2.50 Euro.

martedì 16 ottobre 2012

Trois Dames Bise Noire

Si chiama "bacio nero" la produzione invernale del birrificio svizzero Trois Dames, del quale trovate informazioni più approfondite in questo post. Non abbiamo trovato molte notizie su questa birra, ma gli ingredienti riportati in etichetta sono quelli basici: acqua, luppolo, malto d’orzo e lieviti, senza nessuna spezia aggiunta. Si presenta nel bicchiere di colore ebano scurissimo, praticamente nero; la schiuma è cremosa, non troppo generosa ma dalla buona persistenza, di colore beige. L’aroma, discretamente pulito, offre tostature, vaniglia, leggero cacao e sentori terrosi. In bocca sorprende per una leggerezza molto marcata, ed una consistenza marcatamente watery che la rende molto facile da bere nonostante l’alcool dichiarato in etichetta (7.2%); il rovescio della medaglia è una scarsa intensità del gusto, un dettaglio che ci sembra “importante” se relativo ad una birra invernale, una “winter warmer” che dovrebbe scaldare nei mesi più freddi dell’inverno (svizzero). Oltre all’intensità, in bocca manca anche una buona pulizia: l’imbocco è di malto tostato con qualche nota di caffè, seguito da un passaggio acquoso (a vuoto) prima del finale in cui emerge qualche nota di mirtillo. Il retrogusto è amaro, terroso e torrefatto. Birra slegata, non troppo pulita, poco appagante e, soprattutto, molto poco invernale. Di quelle assaggiate nella produzione Trois Dame, senz’altro quella più deludente. Formato: 33 cl., alc. 7.2%, scad. 12/2012, prezzo 4.21 Euro.

martedì 31 luglio 2012

Piccolo Birrificio Chiostro

Dell’ex Piccolo Birrificio (di Apricale) abbiamo parlato poco tempo fa, in questo post; senza indugi andiamo a stappare una bottiglia di “Chiostro”, una birra ad alta fermentazione, come recita l’etichetta, prodotta con lievito trappista ed assenzio. L’aspetto è impeccabile: bel color dorato, leggermente velato, con un cappello molto persistente di schiuma bianca, pannosa. Ottimo anche l’aroma, pronunciato e molto pulito: ci sono agrumi (arancio) e pesca, un bel bouquet di spezie da lievito con una leggera nota pepata, sentori di rabarbaro. Il gusto è però un po’ meno interessante dell’aroma: l’inizio è dolce, con note di pane, leggero diacetile (burro) ed una leggera speziatura dei lieviti che non riesce ad emergere per portarci in un ipotetico "territorio" trappista; finisce poco secca, con un finale corto, amaro di radice  La birra, vivacemente carbonata e dal corpo leggero,  è complessivamente abbastanza gradevole, ma manca di quella pulizia che aveva caratterizzato l’aroma.. Ci proponiamo di riprovarla alla prossima occasione. Formato: 33 cl., alc. 5%,  scad. 09/09/2012, prezzo 2.50 Euro.



lunedì 16 luglio 2012

Sudwerk Pacific Pioneer

Per avere qualche informazione più dettagliata sul microbirrificio svizzero Sudwerk vi rimandiamo a questo post, mentre noi passiamo invece a stappare senza esitazione questa bottiglia di Pacific Pioneer, una porter, produzione stagionale disponibile solamente da Ottobre a Marzo, che viene brassata con sette diversi tipi di malto e con luppoli della West Coast.  Il birrificio Sudwerk si trova poco distante da Zurigo, ma è stato fondato dall'americano Gerry Farrel che ha dedicato tutte le birre al suo paese di origine. I "pionieri del pacifico" in questione sono Meriwether Lewis e William Clark, i primi statunitensi che raggiunsero partendo da Pittsbourgh la costa ad ovest via terra. Inviati nel 1804 dal presidente Jefferson, raggiunsero dopo due anni il lato opposto del continente americano affrontando centinaia di diverse tribù di indigeni e realizzando una fondamentale mappatura della giovane ad ancora relativamente inesplorata America settentrionale. Per chi volesse approfondire, ecco l'immancabile pagina di Wikipedia. Questa Pacific Pioneer è di color ebano, scurissimo, quasi nero; la schiuma è beige, ha buona persistenza e finezza, è cremosa. Il naso è complesso e molto pulito; si distinguono sentori di cioccolato amaro, caffè, leggera vaniglia e mirtillo. Le impressioni molto positive sono confermate in bocca, dove questa porter si presenta con un'ottima morbidezza, consistenza oleosa e carbonazione bassa; il corpo è medio. Il gusto è intenso e pulito; la tostatura dei malti è molto elegante, con caffè e cioccolato amaro che caratterizzano il resto della bevuta senza nessuna deviazione. Finisce con un bel taglio secco, che prepara al lungo retrogusto amaro ricco di raffinate tostature e caffè. Una Porter davvero molto convincente e ben fatta; molto beverina e pulita, ricca di gusto. Se la trovate (in Svizzera la gamma Sudwerk è distribuita anche nei supermercati Coop), non fatevela scappare. Non pervenuto - o volutamente non rilevante - l'apporto dei luppoli americani; perchè sbandierarli in etichetta, allora ? Ma si tratta di una gran bella birra, e non ci sembra il caso di spaccare il capello in quattro. Formato: 50 cl., alc. 6%, scad. 05/10/2012, prezzo 3.55 Euro.

venerdì 22 giugno 2012

Bad Attitude Kurt

E' la prima (in attesa di smentite) birra artigianale svizzera mai prodotta in lattina, e sarebbe anche la prima italiana se vogliamo per un attimo allargare i confini della nostra nazione ed incorporare il Canton Ticino; del birrificio Bad Attitude, fino a pochi mesi fa guidato dall'italiano Lorenzo Bottoni, abbiamo parlato più in dettaglio in questa occasione. Un po' discepola della Brewdog Punk IPA, anch'essa "lattinata", questa Kurt ne riprende lo spirito "musicale" spostandosi però dalla Londra punkettara di Malcom McLaren alla Seattle del "grunge", dei Nirvana e del loro leader  morto suicida Kurt Cobain, del quale un ritratto stilizzato appare in lattina. Il birrificio la considera una "gateway beer", ovvero un prodotto "d'ingresso" che vorrebbe spalancare le porte della birra artigianale a chi ha bevuto solamente lager industriali. Ecco allora la scelta del formato "proletario" della lattina, a cui sono senz'altro avvezzi i tracannatori di Bavaria, Heineken o delle altre innominabili protagoniste degli scaffali di supermercati ed hard discount. Ma andando oltre l'apparenza, la sostanza sembra essere abbastanza raffinata; oltre al canonico malto Maris Otter, la luppolatura è decisamente "elitaria"; non c'è il Cascade che ci si potrebbe attendere  in una American Pale Ale, ma un mix di luppoli esotici provenienti dall'oriente; Pacific Gem, Pacific Jade, Motueka e Riwaka. Anche il colore è "gateway", non discostandosi troppo dalle già citate industriali: oro pallido, appena velato; schiuma bianca dalle dimensioni modeste ma fine e cremosa, dalla buona persistenza. L'aroma è molto leggero, ma pulito ed elegante: è dolce, con pompelmo rosa e frutta tropicale, e c'è anche qualche sentore di cereali. Molto snella e watery,  mediamente carbonata, vuole essere dichiaratamente facile da bere e, soprattutto, da ribere. L'imbocco è di crosta di pane, molto leggero, seguito da note fruttate che richiamano l'aroma; a bilanciare c'è un amaro pulito e fine di scorza agrumi, soprattutto limone (e lime). Il finale, ricco ancora di scorza di limone, ci ha ricordato più una golden ale estiva inglese che una American (o Pacific) Pale Ale; ha comunque una discreta persistenza, donando un po' di vigore ad una birra davvero molto beverina ma che pecca un po' d'intensità gustativa. Anche se penalizzata da un aroma molto scarso, questa Kurt si è dimostrata una buona birra, semplice e pulita, da bere in grandi quantità senza fare troppi discorsi. Il formato lattina la rende anche più facilmente trasportabile e quindi ideale sia per i picnic che per l'ozio sotto l'ombrellone. Formato: 33 cl., alc. 4.32%,  IBU 31, scad. 21/09/2012, prezzo  3.00 Euro.

domenica 3 giugno 2012

Sudwerk Gold Miner

Terza degustazione "firmata" Sudwerk, interessante birrificio Svizzero di Pfäffikon guidato dalla mano americana di Gerry Farrel ( link approfondimento ). Si tratta questa volta di una Golden Ale "California Style", recita l'etichetta, dedicata a John Sutter, un pioniere svizzero che scoprì la miniera d'oro di Sutter's Mill in California. Questa Gold Miner si presenta di color oro antico, velato, con una modesta quantità di schiuma, abbastanza fine e cremosa, di media persistenza. I profumi sono abbastanza leggeri ma tutto sommato eleganti, netta predominanza di agrumi, soprattutto di polpa, dolce, arancio e pompelmo rosa. Massima leggerezza in bocca ed una consistenza acquosa sono il biglietto da visita per una birra che vuole essere bevuta con grande facilità ed in grande quantità: dopo un rapido ingresso di malto (biscotto), c'è un leggero richiamo alla polpa d'agrumi dell'aroma ed un amaro elegante di scorza d'agrumi ed erbaceo a bilanciare. Molto secca, ripulisce molto bene il palato ad ogni sorso e si congeda con un retrogusto abbastanza corto, amaro di scorza di limone (e, ci sembra, una leggera nota saponosa). L'intenzione del birrario era quella di fare una birra dal basso contenuto alcolico (4.8%) ma ricca di aromi e gusto; intento riuscito solo per metà. E' una birra pulita e bilanciata, godibile, ma a tratti  ci ha ricordato quasi più una golden ale inglese che una American Pale Ale; l'impegnativa dicitura "California Style" in etichetta la obbliga a difficili paragoni con capolavori come la Firestone Walker Pale 31, dai quali esce irrimediabilmente con le ossa rotte. Comunque, nel panorama brassicolo svizzero dominato da noiosi e blandi seguaci industriali del Reinheitsgebot è una boccata di'aria fresca benedetta. Formato: 50 cl., alc. 4.8%, scad. 05/10/2012, prezzo 2.89 Euro.

domenica 20 maggio 2012

Bad Attitude Dude

L'ultima nata in casa Bad Attitude, il birrificio Ticinese fino a poco tempo fa guidato da Lorenzo "Marcos" Bottoni, viene presentata per la prima volta a Febbraio di quest'anno a Roma. Non solo l'ultima "nata" ma anche, crediamo, l'ultima ricetta realizzata da Bottoni prima di annunciare, in Marzo, la sua fuoriuscita dal birrificio; Dude, questo il nome della birra, fa comunque in tempo ad ottenere il secondo posto nella "discussa" categoria  "Birre luppolate, di ispirazione angloamericana" a Birra dell'Anno 2012. Discussa in quanto il primo posto non viene assegnato a nessun vincitore, non avendo la giuria trovato nessun prodotto degno di tale categoria. Oltre che in fusto è disponibile anche nella bella lattina disegnata in collaborazione con Bill Green, illustratore ufficiale (e qui ammettiamo la nostra ignoranza) della Lebowskifest dedicata ovviamente al film "Il Grande Lebowski" dei fratelli Coen. Film al quale si ispira il nome della birra stesssa, e vi rimandiamo all'immancabile pagina di Wikipedia sul "dudeismo" se volete approfondire l'argomento. Per il lancio pubblicitario della Dude viene anche realizzato un simpatico video. In lattina (in etichetta, stavamo per scrivere), presenta sè stessa come una "quasi double IPA",con luppoli Chinook, Centennial e Simcoe. L'aspetto è molto insolito per lo stile ma molto bello: ambra molto carico, con riflessi color rubino, schiuma fine e cremosa, ocra, mediamente persistente. L'aroma è molto dolce e ricco di frutta matura: mango, ananas, polpa di arancia rossa, sentori di caramello. Le aspettative vengono un po' spente dall'ingresso in bocca; per una birra dal discreto contenuto alcolico (7.5%) il corpo è davvero molto esile, e la bassa gasatura aiuta la facilità di bevuta ma non porta certo molta vitalità. C'è ancora un percorso dolce, fatto di malto/biscotto, caramello e richiami di frutta tropicale matura e finalmente s'inizia a percepire un po' d'amaro. Le note resinose sono però abbastanza leggere e la birra finisce molto, troppo velocemente. Un po' meglio il retrogusto, un po' più intenso e persistente, dove ritorna l'amaro resinoso assieme ad un'inattesa nota di rabarbaro. Assolutamente improponibile come "Imperial IPA", in questa lattina (forse poco "in forma") ci  è sembrata una birra che ha voluto perseguire a tutti i costi la strada della facilità di bevuta perdendo il controllo della situazione e finendo un po' fuori strada. Non ci sono evidenti difetti, il gusto è abbastanza pulito anche se non risulta particolarmente intenso e fragrante, soprattutto nella luppolatura che vira in modo spinto sui toni dolci e "maturi", ai confini della "marmellata", piuttosto che sprigionare una pungente freschezza. Rimane una discreta India Pale Ale. Formato: 33 cl., alc. 7.5%, scad. 04/10/2012, prezzo 3.00 Euro.

venerdì 11 maggio 2012

Sudwerk Western Rider Pale Ale

Seconda degustazione ad etichetta Sudwerk, un interessante  birrificio Svizzero (ma guidato dall'esperto birraio americano Gerry Farrel) del quale abbiamo parlato più dettagliatamente in questa occasione. Oggi assaggiamo una bottiglia di Western Rider, classica Pale Ale "infarcita" di luppoli americani, che ci danno il benvenuto sin dall'aroma, non molto pronunciato ma che elargisce leggeri profumi di frutta tropicale,  pompelmo, polpa di arancia, cereali. Bel colore ramato, velato, con "tre dita" di schiuma ocra, fine e cremosa. E' molto più convincente in bocca dove, passato rapidamente l'imbocco biscottato, ci accoglie una bell'amaro ricco di scorza di agrumi (pompelmo e lime) che ci accompagna per il resto della bevuta. C'è molta pulizia ed una grande secchezza a ripulire sempre il palato dopo ogni sorso; questa Western Rider si lascia bere con grande facilità, congendandosi con un retrogusto amaro di scorza d'agrumi. Molto beverina, dicevamo, ma con un corpo medio che la rende abbastanza morbida e molto gradevole in bocca; deliberatamente ispirata alle American Pale Ales della West Coast, al gusto però non si discosta di molto da una classica Golden Ale inglese ricca di lemongrass e scorza di limone. Batte invece bandiera a stelle e strisce l'aroma, che però abbiamo trovato abbastanza sotto tono. Per questa volta ci accontentiamo; bella bevuta, rinfrescante, gustosa, bottiglia da mettere subito nel carrello se passate in qualche supermercato Coop in Svizzera. Formato: 50 cl., alc. 5%, scad. 08/11/2012, prezzo 2.89 Euro.

domenica 6 maggio 2012

Trois Dames Pacifique Pale Ale

Terzo assaggio del birrificio svizzero Trois Dames, del quale abbiamo parlato più dettagliatamente in questa occasione . Dopo una IPA ed una DOUBLE IPA, questa volta abbiamo nel bicchiere una American Pale Ale brassata con luppoli provenienti dalla Yakima Valley. Si tratta di una produzione abbastanza recente, che rimpiazza due precedenti APA commercializzate dalla Trois Dames (la “Ale” e la “Pacific North West Pale Ale”). Si presenta di color ambrato, leggermente velato; la schiuma è poco generosa, bianca e cremosa ma svanisce molto rapidamente. L’aroma è molto dolce, quasi stucchevole, ricco di frutta tropicale molto matura (papaya, mango, ananas), quasi marmellata, sentori di “Big Babol”. Le prime impressioni non proprio positive sono confermate in bocca, dove la birra arriva con poca vitalità; la carbonazione è molto bassa, il corpo è medio. Ci sono note di malto/biscotto al burro, ed un fruttato dolce che richiama l’aroma. A bilanciare, in un secondo tempo, c’è l’amaro della scorza di pompelmo. La pulizia del gusto non è impeccabile, ma c’è comunque un finale in crescendo con un bel retrogusto amaro dove convivono scorza di pompelmo e frutta tropicale. Ci è sembrata una bottiglia molto poco in forma e poco carbonata, ma al di là di questo episodio sembrerebbe una American Pale Ale dalle buone potenzialità, ben profumata e senza grossi difetti, abbastanza secca e facilmente bevibile. Non è facilmente reperibile (in Italia), ma sarebbe da riprovare. Formato: 33 cl., alc. 5%, scad. 12/2012, prezzo 3.93 Euro.

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english summary:
This is an American Pale Ale brewed by Swiss "Brasserie Trois Dames" using only hops from Yakima Valley. There’s lot of sweet tropical fruits on the nose (mango, papaya, pineapple), hints of jam and bubble gum. Biscuity (buttery) malt and sweet tropical fruit in the taste, balanced by a grapefruit zesty bitterness. It looks like an interesting and tasty APA, but unfortunately we got a bottle lacking in vitality and carbonation. Goes on our “need-to-try-again” list.
In details:
Brasserie Trois Dames, Sainte-Croix, Switzerland. ( www.brasserietroisdames.ch )
Bottle: 33 cl., 5% ABV, BBE 12/2012, price: 3.93 Euro

martedì 24 aprile 2012

Wartmanns No 2 Bitter Ale

Martin Wartmann è nell’industria della birra svizzera sin dal 1975, quando ereditò il birrificio di famiglia Actienbrauerei Frauenfeld. Il suo “curriculum” ci segnala che fu il primo birraio svizzero a produrre una “tipica” weizen tedesca in Svizzera, era il 1976 e la birra si chiamò Weizentrumpf. Nel 1989 assieme ad alcuni soci fonda la Back & Sternen Brauerei und Gastronomie Gruppe, sempre a Frauenfeld, che in breve tempo raggiunge un fatturato annuale di 15 milioni di franchi svizzeri. La produzione di birra viene però “appaltata” a birrifici terzi, visto che Mr. Wartmann è sempre più impegnato in attività manageriali.  Nel 1996 stringe infatti un accordo con la Heineken Svizzera per la produzione della Original Ittinger Klosterbräu, una birra che diventa molto popolare, anche se i giudizi che leggiamo non sono proprio entusiasti; nel 1998 (!) lancia in Internet il portale "didattico" www.beerculture.ch  ancora oggi attivo. Nel 2000 Wartmann ritorna alle origini, torna ad indossare i panni del birrario ed elabora alcune nuove ricette che vengono prodotte nella “rinata” Sternen Brauerei; le birre elaborate in questi anni vengono poi commercializzate nel 2006 contestualmente al lancio del sito www.ebeer.ch  che offre ai clienti, oltre a tutta la linea “Wartmann”, anche la possibilità di ricevere la birra con logo ed etichette personalizzate.  La seconda “ricetta” creata da Martin dà origine a questa “Wartmanns No 2 Bitter Ale” che secondo le note di etichetta dovrebbe essere una India Pale Ale brassata, tra l’altro, con luppoli Saaz e Cascade. Abbastanza sorpendente la gradazione alcolica dichiarata (9%) che fa piuttosto pensare ad una Imperial IPA Americana. E’ di colore oro pallido, leggermente velato, ed ha una schiuma abbastanza fine, cremosa, dalla buona persistenza. L’aroma è piuttosto leggero, con frutta gialla (soprattutto pesca), malto e una presenza etilica ben percepibile; a colpire però è soprattutto la quasi assenza di luppoli, che continua anche in bocca. E' una birra che ha una buona morbidezza, corpo medio, dove però sono i malti a dominare; l'alcool è sempre presente anche se questa Bitter Ale mantiene sempre un'ottima facilità di bevuta. C'è caramello, crosta di pane, un po' di burro, zucchero e frutta candita; siamo sempre molto lontani dallo stile dichiarato, insomma. Lascia un retrogusto abboccato, ricco di malto e di alcool, che scalda ma che lascia anche il palato poco pulito ed abbastanza "appiccicoso".  Birra decisamente dolce, disperatamente in cerca d'identità; assolutamente improponibile come IPA, non è neppure lontanamente una strong ale "belga".  Si lascia bere senza troppe pretese, ma inevitabilmente ci lascia con una domanda fondamentale irrisolta: che cosa voleva fare il birraio ?  Formato: 37.5 cl., alc. 9%, lotto 28/9/2011, scad. 28/9/2013, prezzo 7.02 Euro.

sabato 14 aprile 2012

Sudwerk Wright Flight

Abbiamo scoperto da poco questo interessante microbirrificio svizzero chiamato Sudwerk, con sede operativa a Pfäffikon, una trentina di chilometri ad est di Zurigo; l'apertura è molto recente (2010), sotto la guida di Gerry Farrell; birraio con esperienza ventennale arrivato da San Francisco per portare un po' della Craft Beer Revolution americana anche nel tranquillo territorio svizzero. Battono bandiere a strisce tutte e quattro le birre che attualmente compongono la gamma: due fisse e due stagionali, tra le quali c'è questa Wright Flight, un'american wheat ale disponibile solamente da Marzo a Settembre che rende omaggio ai fratelli Wright, considerati i primi ad aver fatto volare una macchina motorizzata con un pilota a bordo (era il 1903). Molto curata la parte grafica, con delle belle etichette ed accurate descrizioni, purtroppo solamente in tedesco; birrificio molto attivo anche commercialmente, visto che in soli due anni dalla fondazione è riuscito a stringere un accordo di distribuzione nei supermercati della Coop (Svizzera). Ma troverete abbastanza facilmente le loro birre anche nei beershop o nel reparto gastronomia di molti grandi magazzini a Zurigo. Passiamo alla birra, prodotta con lievito per wit/blanche belga e luppoli "nobili" (secondo la descrizione in etichetta) provenienti dall'Oregon. E' dorata, quasi limpida, con un cappello molto persistente di schiuma bianca, fine e cremosa. Purtroppo l'aroma è pressochè inesistente, se escludiamo qualche leggero sentore di cereali e di paglia. Le cattive impressioni vengono purtroppo confermate in bocca: birra molto leggera, mediamente carbonata, ma troppo acquosa anche per essere una rinfrescante ed estiva birra di frumento. Note di cereali, e di frumento, un po' di miele, dolce, totale assenza di luppoli; finisce velocissima, secca, lascia la bocca ben pulita ma vogliosa di un retrogusto che quasi non c'è, timidissimo, appena amaro. Fatichiamo dunque ad esprimere una qualsiasi opinione su una bottiglia che aver "sofferto" diversi maltrattamenti e che risulta molto povera di aromi e sapori. Acquistata in un beershop di Zurigo (Beer Planet Lowe, in Badenerstrasse 74) che vi consigliamo di evitare; la città svizzera non sarà famosa per il caldo tropicale (ha in media 3500 ore di sole l'anno), ma lasciare che il sole entri dalle ampie vetrine ad abbronzare diverse birre sugli scaffali è un vero delitto. Non era il caso di questa Wright Flight, ma chi ci assicura che sia stata per tutto il tempo nello scaffale sulla parete all'ombra ? Speriamo di rifarci presto con altre birre Sudwerk che abbiamo acquistato altrove. Formato: 50 cl., alc. 4.8%, scad. 06/10/2012, prezzo 4.13 Euro.

giovedì 12 aprile 2012

ECM Bräu Flüegass Naturtrüeb

Davvero poche informazioni disponibili sulla ECM Bräu che opera nella periferia dal 2005 ed è guidata dal birraio Bruno Birrer; l’imbottigliamento viene fatto dalla più grande Brauerei Baar, nell’omonima cittadina che si trova una trentina di chilometri a sud. La produziona annuale è di circa 250 ettolitri. Come il nome indica, questa Flüegass Naturtrüeb è una birra non filtrata (e non pastorizzata) che possiamo incasellare nella categoria delle Zwickl/Kellerbier tedesche di colore dorato, opaco; la schiuma, molto compatta, è molto persistente, bianca, fine e cremosa. Aroma molto scarso e quasi assente, a fatica percepiamo qualche leggero sentore mieloso (acacia). Un po’ meglio in bocca, dove si presenta con un corpo molto leggero ed una carbonazione sostenuta; crosta di pane e cereali per una bevuta abbastanza dolce che viene equilibrata da una leggera nota erbacea luppolata amaricante a fine corsa. Abbastanza fresca e priva di evidenti difetti, manca però di quella freschezza e di quella fragranza che sarebbero più che mai essenziali per questo stile brassicolo. La (quasi) assenza di aroma la penalizza ulteriormente, per una bottiglia facilmente bevibile che raggiunge la sufficienza, nulla più. Formato: 33 cl., alc. 5.15%, scad. 04/05/2012, prezzo 2.98 Euro.


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english summary:
Brewery: ECM Bräu, Zurich, Switzerland
Style: Zwickl / Kellerbier
Appearance: hazy golden color with a lasting creamy white head. Aroma: not much going on here, just some light honey. Mouthfeel: light body, lively carbonation, watery texture. Taste: bready malt and cereal for a sweet taste which is eventually balanced by a herbal bitter hoppy note. Overall: a dry and clean unfiltered german style Zwickl beer. It has no particular flaws, but the lack in aroma and in taste crispness are making it pretty average. Bottle: 33 cl., 5.15% ABV, BB 04/May/2012, price 2.98 Euro.

domenica 1 aprile 2012

Trois Dames Pasionaria IPA Double

Dell'interessante microbirrificio svizzero Trois Dames abbiamo già parlato in questa occasione, degustando la loro ottima IPA. Questa volta "raddoppiamo" la dose, stappando una bottiglia di Pasionaria IPA Double; birra non presente sul sito del birrificio, nonostante sia già in distribuzione da qualche anno, sebbene con un nome leggermente diverso (La Pasionaria Double IPA) e con un etichetta completamente diversa e indiscutibilmente peggiore. Si presenta di color ambrato, velato; la schiuma è poco generosa e poco persistente, leggermente ocra, abbastanza fine e cremosa. L'aroma non è certo quello che ci aspettiamo da una "poderosa" double IPA: molto dolce, difficile capire dove termina il caramello e dove iniziano i sentori di marmellata di frutta tropicale. Dolce anche l'imbocco, con molta frutta tropicale (sciropposa) e caramello; l'amaro si fa attendere un po', e quando arriva lo fa quasi in punta di piedi, lasciando abbastanza in fretta il posto a nuove note dolci, sciroppose, di frutta. C'è comunque una buona secchezza ed un corpo medio a sostenere una presenza etilica che si fa notare senza mai disturbare la bevuta. I problemi sono ben altri: amaro e dolce sembrano procedere su due binari paralleli, senza incontrarsi mai, senza portare armonia ed equilibrio, in una birra che - almeno in questa bottiglia - sembra incompiuta. Anche il retrogusto è poco incisivo, terroso, non particolarmente gradevole, per una bevibilità che risulta lenta e faticosa. Cento volte meglio la sorella minore (IPA), un prodotto che invece ci aveva impressionato molto positivamente. Per questa bottiglia l'unica passione - nella suo significato semantico originale di sofferenza e di travaglio - è quella del bevitore che se la trova tra le mani. Da rivedere. Formato: 33 cl., alc. 9%, scad. 01/2013, prezzo 4.50 Euro.

giovedì 29 marzo 2012

Bad Attitude Hobo

E’ ancora fresca di “blog” la notizia di qualche settimana fa della fuori uscita di Lorenzo “Marcos” Bottoni dal birrificio svizzero/ticinese Bad Attitude; una notizia che ha colto tutti di sorpresa, se pensiamo all’impegno profuso negli ultimi anni da Bottoni in questo nuovo progetto che ha portato, oltre a numerose polemiche che non stiamo qui a raccontare, delle iniziative assolutamente inedite come – per citarne alcune - la distribuzione della birra in lattina e la “Tasting Room”, un progetto nel quale alcune birre venivano inviate gratuitamente per la degustazione ad alcuni bloggers. Nell’attesa di sapere quale sarà - se ci sarà – il futuro brassicolo di “Marcos”, noi stappiamo una bottiglia di Hobo, una India Pale Ale prodotta, tra l‘altro, con il 27% di segale, il 10% di frumento e luppolata con Nelson Sauvin, Amarillo e Cascade. Nel bicchiere è di un bel color ambrato carico, rossastro. La schiuma, molto persistente, è ocra, fine e cremosa. Aroma fresco ed elegante, ricco di sentori di aghi di pino e di pompelmo, con in secondo piano dolce frutta tropicale (mango e papaya). L’imbocco richiama note di cereali e di pane, seguite da dolce frutta tropicale che richiama l’aroma; la virata amara è subito dietro l’angolo, con un bel profilo luppolato resinoso e pungente, leggermente speziato. Finisce discretamente secca, lasciando un retrogusto nel quale convivono note resinose e fruttate (pompelmo). E’ una IPA volutamente leggera e facile da bere, ben fatta e profumata, abbastanza pulita, con una carbonazione che però abbiamo trovato eccessiva. Ma a parte questo aspetto, che ne limita un po’ la beverinità, è una birra che vi consigiliamo senz’altro di provare (e riprovare). Se volete invece approfondire il significato della parola “Hobo”, vi rimandiamo alla solita pagina di Wikipedia. Formato: 33 cl., alc. 5.95%, IBU 62,5, scad. 27/11/2012, prezzo 2.50 Euro.

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english summary:
Brewery: Bad Attitude / Birrificio Ticinese Sa, Stabio, Switzerland.
Style: India Pale Ale
Appearance: deep ruby amber color with a rocky and lasting creamy off-white head. Aroma: crisp, fresh piney hops, grapefruit, mango, papaya. Mouthfeel: light body, high carbonation, watery texture. Taste: on a bready backbone there’re hints of tropical fruits followed by an intense resinous bitterness. Fairly dry finish, zesty and resinous hoppy aftertaste. Overall: a clean and tasty IPA brewerd with rye (27%), wheat (10%), Nelson Sauvin, Amarillo and Cascade hops. Well done, except for an excessive carbonation which made it less drinkable than what it was supposed to be. Bottle: 33 cl., 5.95% ABV, 62.5 IBUs, BB 27/Nov/2012, price 2.50 Euro.