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martedì 15 settembre 2020

Alder Beer Co.: Summer Job & Hoppeland

Le presenze sul blog del birrificio Alder di Seregno sono sempre più frequenti ma ammetto che era tanta la curiosità di vedere Marco Valeriani cimentarsi per la prima volta con un birrificio tutto suo, dopo le esperienze di successo maturate lavorando come birraio presso Menaresta ed Hammer. Trovate tutta la storia qui.  A maggio vi avevo parlato di tre birre luppolate di stampo americano, a metà luglio siamo invece andati virtualmente in Germania ed in Inghilterra ad assaggiare tre birre dove i protagonisti erano i malti.  IPA e Double IPA americane continuano a dominare la gamma Alder ma pian piano il portfolio di Valeriani si sta espandendo andando a colmare lacune importanti: ad esempio il Belgio o l’Inghilterra luppolata.
Lo scorso giugno è nata Summer Job, interpretazione moderna di una English Pale Ale "in ricordo delle pinte bevute in un pub di Swanage, contea di Dorset, UK”.  Valeriani non ha nominato esplicitamente né il nome delle due birre né quello del pub e tocca indovinare. Se per il nome del locale diventa abbastanza difficile fare delle ipotesi, visto che la cittadina affacciata sulla costa della Manica ne ospita parecchi,  il nome della birra presenta due indizi utili.  Il primo mi fa pensare alla  Summer Lightninginventata alla fine degli anni ’80 da John Gilbert, birraio alla Hopback Brewery e considerato il “padre” di di tutte le Golden/Summer Ales inglesi: birre chiare, secche, generosamente luppolate e dalla grande bevibilità. La Summer Lightning  è una birra straordinaria che purtroppo non sono quasi mai riuscito a bere in condizioni decenti nel nostro paese.  Il secondo indizio mi fa pensare alla Proper Job, una della birre che hanno decretato il successo di St. Austell e commercializzata nel corso del tempo sotto le vesti di Golden Ale, American Pale Ale o India Pale Ale per adeguarsi alle richieste del mercato.  

La Summer Lightning è prodotta con solo luppolo inglese East Kent Golding, la Proper Job utilizza invece Cascade e Chinook.   E la Summer Job di Alder?  Willamette (il più inglese dei luppoli americani), Cascade e Chinook: avrò indovinato le due pinte pinte bevute in un pub di Swanage?
I
l suo colore è dorato e velato, la schiuma compatta ma un po’ grossolana. L’aroma è pulito ed elegante: emergono profumi di pane, accenni biscottati e di miele, floreali ed erbacei, frutta a pasta gialla, lemongrass. Delicatamente carbonata (la flemma inglese!) scorre molto bene ma dal punto di vista tattile mi sembra un pochino più pesante rispetto a quello che ricordo essere le sue due probabili muse ispiratrici. Il bouquet aromatico viene riproposto con buona precisione anche se al palato il fruttato ha perso freschezza e vira un po’ troppo verso la marmellata. Bevuta secca, dalla buona intensità e dal grande poter rinfrescante e dissetante, chiude il suo percorso con un amaro tipicamente british: note terrose, erbacee e un tocco di lemongrass. Ottima birra estiva che a tre mesi dalla nascita sta solo invecchiando un po’ troppo precocemente, anche se conservata sempre in frigorifero: di quelle che non dovrebbero mancare in ogni pub, soprattutto in estate.

Ad inizio luglio ha invece fatto il suo debutto Hoppeland, Belgian Ale con un nome che parla chiaro: la “terra del luppolo” belga è la cittadina di Poperinge e da qui proviene il luppolo Nugget usato in una ricetta ridotta ai minimi termini che prevede 100% malto pils. Perché dopotutto quando si parla di Belgio il vero protagonista non può che essere il lievito.  Anche qui è doveroso citare due birre che hanno aperto una strada poi imboccata da tanti altri: quella del Belgio “moderno” (luppolato): la XX Bitter di De Ranke e soprattutto la spesso sottovalutata Poperings Hommelbier di Van Eecke,  quest’ultima commissionata in origine proprio in occasione dell’annuale festa del luppolo della cittadina belga. 

Il suo vestito oscilla tra il dorato ed il giallo paglierino, la schiuma è perfettamente belga: generosa, compatta, molto persistente. Al naso emergono note erbacee e zesty, crackers  mentre il lievito regala accenni di spezie, e quel mix di banana e rustico che a volte trovo stappando la Saison Dupont. DNA belga rispettato in pieno al palato: bollicine copiose, corpo medio, ottima scorrevolezza. Pane, crackers, un tocco di frutta a pasta gialla, agrumi canditi sono l’ago della bilancia di una birra dal un finale generosamente luppolato e secco, ricco di note erbacee, zesty e terrose. E’ il Belgio moderno che ammalia e seduce, quello che piace a me, quello da bere ad oltranza in estate e non solo.  Le manca un po’ di spavalderia, il suo abito è ancora un po’ ingessato e potrebbe essere ad esempio un po’ più ruffiana al naso. Ma l’esordio di Alder in territorio belga è degno di nota e la Hoppeland entra subito tra le migliori interpretazioni italiche. 
Nel dettaglio: 
Summer Job, 40 cl., alc. 5,0%, lotto 27/05/2020, scad.  27/09/2020, prezzo indicativo 5-6 euro (beershop)
Hoppeland, 40 cl., alc. 5,5%, lotto 10/07/2020, scad. 10/01/2021, prezzo indicativo 5-6 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

giovedì 17 novembre 2016

Brasseria della Fonte - Robust Porter & English Pale Ale

Ritorna sul blog la Brasseria della Fonte, ospitata per la prima volta ad inizio ottobre con ben tre produzioni. Birrificio giovanissimo, attivo dallo scorso giugno all'interno di un agriturismo con piscina e ristorante annessi che si trova a soli tre chilometri da Pienza, nella splendida cornice della Val d'Orcia. La produzione è attualmente divisa tra birre disponibili tutto l’anno (American Pale Ale, Porter, Scotch Ale e Rossa di Pienza) e  produzioni stagionali; per quel che riguarda quest’ultime, alla estiva Summer Ale ed alla settembrina Freshoops! si sono di recente aggiunte una English Pale Ale e una birra natalizia.  
Post interamente dedicato all’Inghilterra oggi, della cui tradizione brassicola Samuele Cesaroni, birraio di Brasseria della Fonte, è un grande appassionato.

Partiamo da una Robust Porter, la cui ricetta prevede malti Pale, Brown, Café, Peated, Carafa III, Whisky Light, Roasted e fiocchi d’avena; il luppolo utilizzato è il Columbus. Praticamente nera,  forma un cappello di schiuma nocciola cremoso e compatto, quasi indissolubile. L’aroma, privo di difetti, è pulito ma d’intensità piuttosto bassa: vi trovano posto tostature e caramello bruciato, accenni di cioccolato e una lieve nota torbata. Al palato ci sono un po’ troppe bollicine per  una “tranquilla” porter inglese:  il corpo è medio con una sesnsazione palatale che trova un buon compromesso tra facilità di scorrimento e una timida morbidezza conferitale dall’avena. Morbidezza che contrasta con l'interpretazione stilistica: ruvida e ricca di tostature, riporta idealmente nella Londra sporca e fumosa di fine ottocento quando le porter erano le birre più popolari. Una porter schietta, con un buon livello di pulizia e senza troppi fronzoli: un tocco di caramello bruciato e di esteri fruttati (mirtillo?) supportano l'intensità del caffè e del torrefatto, del cacao amaro. Nera di colore e nera di fatto, si lascia bere con buona facilità e chiude ovviamente nell'amaro del caffè e delle tostature con una nota luppolata a ripulire il palato: nel retrogusto, una carezza torbata.

Passiamo ora ad una English Pale Ale, stile poco frequentato non solo dai microbirrifici italiani ma anche da tutti i quelli europei, inglesi inclusi, che hanno preferito seguire i luppoli della craft beer revolution americana. La ricetta elenca malti Maris Otter e Pale, e frumento Munich, luppoli E.K. Golding ed Endeavour (entrambi anche in dry-hopping), cassonade. 
Il suo colore velato è si colloca tra il dorato ed il ramato; compatta, cremosa e dotata di un'ottima persistenza è la bianca schiuma. Il naso è pulito, delicato e fragrante (un mese circa l'età di questa bottiglia) ed ospita profumi floreali, di cereali e di biscotto; in secondo piano sentori di agrumi e un tocco di miele. La gradazione alcolica (5%) è quasi da session beer ma l'intensità è di ottimo livello: la base maltata è fragrante e ricca di cereali e di biscotto, accenni di caramello e frutta secca. Un lieve passaggio di marmellata d'agrumi introduce l'amaro finale terroso ed erbaceo, di buona intensità. Il mouthfeel è morbido: in questo contesto la sensazione palatale un po' pesante (caratteristica che avevo riscontrato in alcune delle birre bevute lo scorso ottobre) ben si sposa con la struttura della birra che risulta morbida e accomodante, ricordando con la fantasia l'atmosfera rilassata di un vecchio pub della campagna inglese. L'unico "difetto" che ci trovo è una presenza di cereale un po' troppo invadente che fa capolino più volte nel corso della bevuta, presentandosi persino nel retrogusto: nel rispetto della tradizione inglese, avrei dato maggior enfasi al carattere biscottato. Ma per il resto si tratta di una English Pale Ale molto ben fatta, pulita e bilanciata: una di quelle birre - ormai sempre meno facili da  trovare -  che ti possono accompagnare, pinta dopo pinta, durante le conversazioni di una serata intera senza reclamare nessuna attenzione, se non quella di essere bevute. 

Nel dettaglio:
Robust Porter, formato 75 cl., alc. 6.6%, IBU 52, lotto 21 2016, imbott. 24/07/2016, scad. 24/07/2018.
English Pale Ale, formato 33 cl., alc. 5%, IBU 33, lotto 35 2016, imbott. 10/10/2016, scad. 10/06/2017.

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 22 giugno 2014

Birrificio De Silvi Scardabbà

Il Birrificio Artigianale De Silvi è attivo dal 2013 con sede a Ghedi (Brescia), poco lontano dall'aeroporto di Montichiari; ha in verità poca importanza citare la località in quanto, nonostante quello che il nome possa far intendere, siamo in presenza di una Beer Firm e non di un vero e proprio birrificio. I fondatori sono i fratelli Davide e Matteo De Silvi, il primo dei due homebrewer dal 2006; la scelta di chiamarsi ugualmente "Birrificio Artigianale" è stata fatta in previsione dell'acquisto di un impianto proprio; al momento le ricette elaborate da Davide De Silvi vengono prodotte presso birrifici "amici", ma mi sembra di capire che sino ad ora siano state tutte realizzate al birrificio Babb di Manerbio. Operazione trasparenza: che si tratti di un "birrificio senza impianti propri" viene subito dichiarato sul sito internet; per quel che riguarda invece l'etichetta, ecco la scritta "prodotta per conto di". Per il consumatore è però impossibile sapere chi produce: non ne viene riportato né il nome né la partita Iva, ma solamente un incomprensibile numero di licenza fiscale per la vendita di prodotti alcolici (UTF). Tre le birre che al momento compongono la gamma: una Bitter (Rachele), una Pale Ale (Scardabbà) ed una meno classica "Breakfast Ale" (sic) chiamata Minghèn e prodotta con macis, luppoli alsaziani e frumento tostato. L'ispirazione che guida la mano di Davide è quella anglosassone, come lui stesso dichiara: "hanno sempre attirato la mia attenzione e stimolato la mia fantasia (visto che in Italia erano molto difficili da reperire) e perché sono birre molto equilibrate che esprimono il mio modo di essere".
Mi è capitato di assaggiare la seconda "nata" in casa De Silvi, la English Pale Ale chiamata Scardabbà; viene prodotta per la prima volta a giugno 2013, ed è una birra dedicata "a mio fratello Matteo (scomparso prematuramente in un incidente stradale), grande cuoco e grande amico e primo socio onorario del Birrificio, senza il quale non avrei mai potuto iniziare".  Nel bicchiere si presenta di color ambrato  abbastanza opaco, con riflessi più chiari, ramati; la schiuma è biancastra, fine e compatta, ed ha una buona persistenza. Al naso emergono sentori erbacei e di agrumi, qualche nota di caramello e di frutta secca e qualche leggera presenza metallica. Buona l'intensità, discreta la pulizia. Il percorso continua in maniera coerente in bocca, dove però si nota un minor livello di pulizia ed un'astringenza piuttosto marcata; ritornano caramello, frutta secca ed agrumi, con una buona intensità ma - di nuovo - con una leggera nota metallica. Il corpo è leggero, la carbonazione è bassa nel rispetto della tradizione inglese, ma è una session beer (4.4%) che scorre meno velocemente del dovuto e risulta un po' troppo pesante (lievitosa) in bocca. Chiude astringente, con un finale amaro erbaceo e di frutta secca. Bene l'intensità, meno la pulizia: l'impronta "inglese" c'è, la birra è piacevolmente lontana dalle mode e dalle ruffianerie tropicali, ma c'è ancora da lavorare per pulire ed alleggerire quella che dovrebbe essere una English Pale Ale da bere in grande quantità. Il birrificio la consiglia in abbinamento con risotti ai funghi porcini o radicchio, carini bianche fritte e pesci arrosto.
Formato: 50 cl., alc. 4.5%, lotto 363, scad. 09/2014, pagata 6.50 Euro (ristorante, Italia).

venerdì 20 settembre 2013

Trollbryggeriet Slogen Pale Ale

Il bello del beer hunting è anche quello di rischiare, di afferrare una bottiglia sconosciuta di un birrificio sconosciuto e portarla a casa, senza nessuna aspettative e - in assenza di roaming - senza il supporto immediato che siti come Ratebeer o applicazioni come Untappd possono darvi. Ecco come siamo arrivati alla Trollbryggeriet, ovvero il Birrificio Troll, che ovviamente per un italiano appassionato di birra richiama subito alla mente l'omonimo birrificio di Vernante. Qui siamo invece in Norvegia, sulla sponda del fiordo di Gerainger, uno dei più bei fiordi norvegesi nonché patrimonio dell'Unesco. La produzione di birra inizia nel 2009, grazie ad un impianto dismesso dalla Haandbryggeriet; i proprietari sono Kjartan Lied e Jørund Ringset, con una gamma di cinque birre più una natalizia. Il nome del birrificio è presto spiegato: si trova non distante dalla Strada dei Troll, una scenografica salita che con 11 curve a gomito ed una pendenza dell'11% vi porterà sulle montagne circostanti il fiordo per permettervi di ammirarlo dall'alto.  
Purtroppo la bellezza dell'ambiente che ci circonda il birrificio non si è riversata nelle birre prodotte. Questa Slogen Pale Ale, di colore ambrato con riflessi rame (la foto è un po' troppo scura) ha una generosa testa di schiuma ocra, cremosa a molto persistente. Senza sussulti l'aroma: discretamente pulito ma poco intenso, offre sentori floreali, di miele d'arancio e, più in sottofondo, di pesca. La scarsa intensità olfattiva si ripresenta anche al palato: s'inizia con qualche lieve nota di biscotto e poi la stessa frutta (arancio e pesca) che avevamo trovato nell'aroma. Il corpo leggero e la bassa carbonazione non aiutano certo una birra non eccelsa ma comunque bevibile. Drastico peggioramente nel finale, con la birra che sparisce quasi completamente: chiusura astringente, cartone bagnato, tanta acqua ed un remotissimo accenno di amaro. Per questa volta il beer hunting alla cieca non ha portato molta fortuna.
Formato: 50 cl., alc. 4,7%, lotto 169, imbott. 28/05/2013, scad. 28/05/2014, pagata 5,88 Euro (supermercato, Norvegia).

martedì 9 luglio 2013

Gambolò Nowhere Pale Ale


Birrificio molto giovane, Gambolò, situato nell'omonimo comune della provincia di Pavia e guidato da Simone Ghiro, diploma universitario d'insegnante di educazione fisica ma passione per la birra che scorre nel sangue. Frequenta diversi corsi, diventa degustatore ADB, partecipa come giudice ad un paio di edizioni di Birra dell'Anno. Appena può, frequenta altri microbirrifici per apprendere quanto più possibile; sono il Birrificio Menaresta ma, soprattutto, Fermentum - Birrificio del Carrobiolo di Monza. E' proprio Pietro Fontana, birraio di Carrobiolo, a guidare i primi passi nella pratica e nella burocrazia di Simone che, dopo oltre un decennio di homebrewing si decide nel 2010 a fare il grande salto nel mondo dei professionisti. Un paio d'anni di preparativi, tanta burocrazia e finalmente, a dicembre 2012, l'apertura delle porte. Per approfondire, vi segnaliamo questo articolo. Il primo "grande" appuntamento che il birrificio decide di affrontare è quello di Birra dell'Anno 2013; dopo averla vissuta ai tavoli dei giudici, questa volta Simone passa dall'altra parte della barricata. La spedizione di Rimini si rivela un buon successo, con la birra "Nowhere" che si aggiudica la medaglia d'oro nella propria categoria (8: Chiare e ambrate, alta fermentazione, alto grado alcolico, luppolate, d’ispirazione angloamericana).  Cinque sono al momento le birre prodotte; oltre alla citata Nowhere Pale Ale, la Gasoline (blonde ale), Gasoline Super (IPA), Little Storm (mild ale) e la Jiango (che il birrificio definisce una Witbier 2.0).  Ma ritorniamo alla "medagliata" Nowhere Pale Ale, protagonista di questo post; il birrificio la definisce "un'ambrata tra lo stile English Strong Ale e West Coast IPA". I luppoli utilizzati abbracciano tre continenti: Europa (Saaz), USA (Chinook, Columbus e Cascade) e Nuova Zelanda (Nelson Sauvin). Dall'impossibilità di localizzare questa pale ale in uno specifico territorio, ecco il nome  "Nowhere Pale Ale", ovvero "da nessun luogo". Si presenta di colore ambra carico, rossastro; la schiuma, color avorio, è molto persistente, generosa, compatta, cremosa. Purtroppo l'aroma non ci dà quel benvenuto che ci saremmo aspettati: naso scarico, poco fresco, con sentori di pompelmo, marmellata d'arancia, caramello ed etilici. In bocca ci accoglie un ingresso maltato (biscotto e leggero caramello), seguito da un passaggio centrale dolce (soprattutto marmellata d'arancia dolce), preludio ad un finale amaro resinoso e pepato, abbastanza intenso. L'alcool (6.8%) si sente tutto, ed il risultato, unito alla mancanza di fragranza, è una bevibilità meno agevole di quello che ci si attenderebbe da una profumata (american) pale ale. Chiude abbastanza secca, con un retrogusto corto e resinoso, con qualche traccia di caramello. Corpo medio, carbonazione medio-bassa, consistenza oleosa: birra che abbiamo incontrato in una bottiglia poco profumata e che non brilla di fresco, nonostante un lotto produttivo (sembra) abbastanza recente. C'è una buona intensità, ma il risultato di questa bevuta è, per noi, solo discreto e, visto le premesse, un po' insoddisfacente. Speriamo di aver l'occasione di riassaggiarla presto. Formato: 33 cl., alc. 6-8%, lotto 0213, scad. 12/02/2014, pagata 4.50 Euro (beershop, Italia).

mercoledì 9 novembre 2011

Mallinsons Citra

Il sito internet della Mallinsons Brewing Company, nata del 2008, è abbastanza avaro d'informazioni storiche. Abbiamo dovuto fare ulteriori ricerche per scoprire che dietro al birrificio ci sono due donne, ovvero Tara Mallinson, proprietaria e mastro birraio, aiutata occasionalmente anche in sala cottura da Elaine Yendal. Siamo a Huddersfield, nel West Yorkshire e nel cuore dell'Inghilterra; sia Tara che Elaine lavoravano come insegnanti, e si dilettavano con l'homebrewing prima di inaugurare il microbirrificio dalla capacità di sei barili. Il sito del birrificio presenta già una sterminata quantità di birre prodotte; se le birre "regolari" sono una manciata, la lista di quelle occasionali o speciali o celebrative ne conta al momento più di duecento (!). L'attenzione del birrificio è rivolta principalmente ai luppoli, con l'uso predominante di quelli americani o cosiddetti "esotici", utilizzati in tutte le varianti possibili: dry hop, single hop, e chi più ne ha più ne metta. Questa Citra è la sedicesima birra della serie "single hop", con la bella intuizione di fare il verso, in etichetta, alle celebri (per chi è alla soglie degli "anta" ed oltre) compilation musicali inglesi "Now That's What I Call Music" che qui diventa "Now that's what I call hops". Ennesima single hop brassata con il citra, dunque, un luppolo per il quale gli inglesi sembrano avere al momento una particolare venerazione. Di colore oro pallido, quasi giallo paglierino, con un schiuma bianca, compatta e prorompente che riempe subito il bicchiere dissolvendosi con molta lentezza. L'aroma atteso non delude: dolce, ricco di frutta tropicale come mango, ananas, pompelmo e mandarino; elegante e pulito. Una birra dal contenuto alcolico modesto (3.9%) è ovviamente molto snella e beverina, mediamente carbonata. Al palato c'è una leggera base di malto (pane) e subito un amaro erbaceo ricco di scorza di agrumi che rende la birra molto secca e leggermente astringente. La sua corsa continua così senza nessuna deviazione, ricca di scorza di lime e pompelmo anche nel retrogusto amaro. Birra dall'ottimo aroma, ma non perfettamente bilanciata in bocca dove l'abbondanza di scorza di agrumi tende un po' a stancare ed andrebbe un po' meglio bilanciata. Rimane comunque una birra molto semplice e facile da bere, gustosa e - sembra strano dirlo in Novembre - quasi ideale per una calda serata estiva. Formato: 50 cl., alc. 3.9%, lotto sconosciuto, scadenza 04/2012, prezzo 2.59 sterline.

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english summary:
B
rewery: Mallinsons Brewing Company, Huddersfield, Yorkshire, England.
Appearance: very pale golden with a huge rocky creamy white head.
Aroma: sweet and rich of tropical fruits and citrus: mango, pineapple, grapefruit, tangerine. Crisp and clean.
Mouthfeel: light body, watery texture, medium carbonation. Taste: a thin bready malt backbone is quickly taken over by a rich zesty bitterness. A very dry - sometimes astringent - brew with even more zest (lime, grapefruit) in the aftertaste. Overall: Mallinson is a new microbrewery run by two women and already showing an impressive number of beers. This is a sessionable single-hop ale, brewed with Citra hops. Even though it has an impressive fruity aroma, taste is over filled with zest and would need some better balancing. Still remains a simple and tasty beer, which would perfectly fit (strange to say this as we are in november) a hot summer day. Bottle: 50 cl., 3.9% ABV, BBE 04/2012, price 2.59 GBP.

mercoledì 2 novembre 2011

Meantime London Pale Ale

Dopo la poco positiva esperienza con la India Pale Ale degustata qualche settimana fa, stappiamo una bottiglia di London Pale Ale, sempre prodotta dal birrificio Meantime, del quale potete leggere un breve profilo storico nel link sopra citato. Su Ratebeer viene assurdamente classificata come premium lager.. evidentemente la dicitura in etichetta non è stata completamente recepita; tutta la gamma di Meantime è stata di recente sottoposta ad un restyling di etichetta abbastanza diversa da quella che vedete fotografata. E' prodotta con malti pale ale, luppoli Golding, Cascade e Centennial. Dorata, leggermente velata; la schiuma bianca è abbastanza fine ma poco generosa e svanisce molto rapidamente. Naso poco pronunciato ma elegante, dove convivono sentori erbacei, di cereali e fruttati (pompelmo ed arancio). Al palato è snella, prediligendo la beverinità con una consistenza decisamente watery ed una carbonatazione media. C'è una base di malto, crosta di pane, e note fruttate di agrumi che richiamano l'aroma. Secca e pulita in bocca, lascia un retrogusto amaro erbaceo. Birra semplice e corretta, sostanzialmente ben fatta; niente di trascendentale ma comunque una buona bevuta. Formato: 50 cl., alc. 4.3%, 35 IBUs, lotto 110416, scad. 10/02/2012, prezzo 4.80 Euro.

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english summary:
Brewery: Meantime Brewing Co., Greenwich, Greater London, England.
Appearance: slightly hazy golden color with a small diminishing white head. Aroma: cereal, grassy hops, citrus (grapefruit, orange). Not very intense. Mouthfeel: light body, medium carbonation, watery texture. Taste: bready malt and citrus. A clean and dry beer, with a grassy bitter aftertaste. Overall: a straight and simple pale ale. Nothing to get really excited about, yet easily drinkable. Bottle: 50 cl., 4.3% ABV, 35 IBUs, batch 110416, BB 10/Feb/2012, 4.80 Euro.

martedì 4 ottobre 2011

Gadds No 3

Seconda birra della Ramsgate Brewery degustata, dopo la Black Pearl Oyster Stout di cui abbiamo parlato qui ( ); le dicerie raccontano che Eddie Gadd, birraio alla Ramsgate, all’inizio della sua avventura scegliesse il nome delle birre secondo il numero di pinte che doveva bere per sentirsi “felice”. Ne basterebbero dunque “solamente” tre, di questa pale ale dal contenuto alcolico del 5%; il record spetta invece alla bitter n.7, dalla gradazione più modesta (3.8%). All’aspetto è di color arancio pallido, velato. La schiuma. abbastanza fine, è bianca, e mediamente persistente. Naso fruttato, con arancio e pesca in evidenza; qualche sentore metallico ed erbaceo. Brassata per la prima volta nel 2002, utilizzando solamente il luppolo Goldings; la ricetta dovrebbe essere aver subito qualche variazione, soprattutto nell’aggiunta del luppolo Fuggles, raccolto nel Kent. C’è anche una percentuale di frumento. In bocca è watery e snella, con una carbonatazione sostenuta. La base è di malto (crosta di pane), ma a condurre la danza c’è un bell’amaro erbaceo con una nota molto pronunciata di scorza di limone/pompelmo, che continua anche nel retrogusto. Birra pulita, semplice e molto beverina, rifermentata in bottiglia. Bene così. Formato: 50 cl., alc. 5%, lotto 032304, imbottigliata il 08/06/2011, scad. 08/12/2011, prezzo 2.88 Eur.

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english summary:
Brewery: Ramsgate Brewery, Broadstairs, Kent, England.
Appearance: hazy pale orange with a creamy white head. Aroma: orange, peach, grassy hopes. Light metallic notes. Mouthfeel: light body, lively carbonation, watery texture. Taste: a thin bready malt backbone, with zesty bitter hops. Dry finish, zesty bitter aftertaste. Overall: a simple, clean and massively drinkable English pale ale. Crisp and refreshing. Good. Bottle (conditioned): 50 cl., 5% ABV, batch 032304, bottled on 08/06/2011, bb. 08/12/2011, price 2.50 GBP.

sabato 29 gennaio 2011

Regia Domus Regia

La Spagna non è certamente il paradiso dei birrofili. Lentamente le cose stanno cambiando, soprattutto in Catalogna dove si tiene annualmente un festival di birre artigianali a Medonia. Tuttavia la distribuzione dei prodotti dei microbirrifici è pressochè inesistente e le uniche birre che troverete alla spina sono le industriali Mahou, Cruzcampo e Damm; c'è poco da divertirsi insomma. Basti pensare che a Madrid non esiste un solo beershop; l'unica alternativa sono alcuni brewpub d'ispirazione tedesca o alcuni bar con una discreta selezione di birre belghe. Per reperire i prodotti artigianali dovete quasi obbligatoriamente transitare vicino ai birrifici. A Toledo abbiamo inaspettatamente trovato questa Domus Regia, una pale ale stile inglese dall'omonimo microbirrificio sito nella periferia della città. Ambrata, con un enorme cappello di schiuma bianca, cremosa, molto persistente. Al naso note fruttate e sentori di malto tostato. Il corpo è snello, e carbonatazione quasi piatta la rendono molto bevibile. Purtroppo il gusto è molto scarso; l'acqua la fa da padrone, con un po' di malto, lievito e qualche difettuccio. Il finale è secco, amaro, erbaceo. Non vogliamo infierire più di tanto prima di tutto perchè la bottiglia ha forse subito un po' troppi "movimenti" prima di essere bevuta, e poi perchè, dopo diversi giorni passati con birre industriali ghiacciate alla spina il cui gusto svaniva dopo il primo sorso, questa Domus Regia è stato il primo "sapore" decente che abbiamo avuto in bocca. Lasciamo che questi microbirrifici crescano con l'esperienza, dunque, e chissà che la Spagna non possa un giorno divenire una meta ambita anche per i birrofili. Bottiglia da 33 cl., ABV 4.3%, 2 €.

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english summary:
Some "taste" relief in Spain after some days spent drinking useless industrial stuff such as Mahou, Cruzcampo and Damm. Domus Regia is an english pale ale brewed by Cervezas Regia in Toledo. Copper amber color with a huge creamy solid white head. Fruity nose with some roasted malt. Far too light bodied, with a quite watery taste of yeast, malt, and some flaws. Finishes dry, bitter and hoppy. A beer which needs to be improved, but a good relief from industrial Spanish lagers. Hopefully the new Spanish craft beer movement will soon expand and beers can get a decent distribution. 33 cl. bottle. 4.3% ABV, 2 €.

mercoledì 10 novembre 2010

Montegioco RurAle

Color arancio pallido, torbido; schiuma cremosa, ocra, con buona persistenza. Naso di lievito con sentori leggeri di frutta gialla. Corpo medio, bassa carbonatazione. In bocca sono sempre note di lievito a predominare, affiancate da un deciso amaro erbaceo che pervade anche tutto il retrogusto. Una birra rovinata da una presenza dei lieviti è davvero troppo invadente (aroma, gusto). Non sappiamo se si tratti di una birra difettata o ancora troppo giovane (lotto produzione 38/10). In ogni caso, una delusione da un birrificio di qualità come Montegioco. Bottiglia da 33 cl., ABV 5.8%, 4 € direttamente allo stand del birrificio durante il recente Salone del Gusto.
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english summary:
Very unclear pale orange with a creamy and lasting off-white head. Yeasty nose with some fruits. Medium bodied, low carbonation. Flavor is again very yeasty, with a strong grassy bitter finish and aftertaste. An English ale style which is ruined by too much yeast; we don’t know if it’s a defective or a very young bottle. A disappointment from a quality brewery such as Montegioco is. 33 cl. bottle, 5.8% ABV, 4€

domenica 10 ottobre 2010

Wychwood Scarecrow Golden Ale

Bel colore dorato, limpido, schiuma ocra, pannosa con buona persistenza. Naso molto poco pronunciato, quasi inodore, qualche note erbacea e floreale. Leggera di corpo, con bassa carbonatazione (nonostante le bollicine evidenziate nella fotografia) al gusto presenta un po’ di malto, caramello tostato e qualche leggera nota erbacea. Una pale ale dove tutto è leggero (aroma, gusto, corpo) dal finale molto secco e dal retrogusto amaro erbaceo, leggermente astringente. Scende molto bene, ma altrettanto bene sparisce senza lasciare alcun ricordo di sé. Bottiglia da 50 cl., 4.7% ABV.

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english summary:
Nice golden color with a creamy good lasting off-white head. Very thin aroma – almost nothing – of grass and flowers. Light body, low carbonation. Taste is slightly grassy with some malt and caramel. A very thin
pale ale in all its aspects, with a dry finish and a slightly bitter grassy aftertaste. Goes down – but also away – very quickly leaving no memory. 50 cl. bottle, 4.7% ABV.

giovedì 16 settembre 2010

Sausa Old Eliot

Colore giallo/arancio, opalescente, non molto bello; discreto cappello di schiuma fine, bianca, media persistenza. Naso poco pronunciato di malto tostato, lieviti, leggere note fruttate e sentori alcolici. Corpo medio, bassa carbonatazione. Acquosa al palato, gusto di malto, lieviti e leggeri sentori torbati. Finisce abbastanza rapida ed acquosa, scivolando via in un retrogusto un po’ erbaceo luppolato, scandito da altre note di lievito. Birra poco memorabile, sfuggente in bocca e con un’eccessiva invadenza dei lieviti. Molto meglio l’aroma. Bottiglia da 50 cl., ABV 6.5%, 4.50 €.

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english summary:
Murky yellow-orange color with a white head. Light aroma of roasted malt, yeast, some fruit and alcohol. Medium body with low carbonation. Watery texture, tastes of malt with yeast and some peaty notes. Very short and watery finish with some grassy hops and again yeast. Not a remarkable brew, with lots of yeast presence. 50 cl. bottle, 6.5% ABV, 4.50€

domenica 9 maggio 2010

Orso Verde Back Door Bitter

Davvero un’ottima bitter questa Back Door del Birrificio Orso Verde di Busto Arsizio, non a caso si è guadagnata anche le cinque stelle della Guida alle birre d'Italia di Slow Food Editore. Colore ambrato velato e molto bello, forma una schiuma fine bianca “sporca” molto persistente. L’aroma è molto pronunciato, con fresche note di agrumi (pompelmo), pino, resina e note floreali. Corpo leggero, carbonatazione media. All’imboccatura si presenta abbastanza dolce, di malto e caramello, ma ben presto il luppolo prende il sopravvento. Finale ancora luppolato e “resinoso”, retrogusto molto lungo, amaro e luppolato. Birra molto ben riuscita, grande equilibrio tra malti e luppoli. Amara ma non estrema, dotata di incredibile potabilità, e perfetta come “session beer”. Degustata in bottiglia da 50 cl, gradazione alcolica 4.8%.

Sito: http://www.birraorsoverde.com/

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english summary:
Amazing bitter from italian brewery Orso Verde (Green Bear). Beautiful cloudy amber color, with a “dirty” white head, creamy and very lasting. Flavor is strong, fresh notes of citrus (grapefruit), pine, resin and light floral notes. Light body, medium carbonation. Taste is first sweet (malt and caramel) but quickly hops takes over. Finish is hoppy and piney with a very long hoppy bitter aftertaste. Great beer, very well balanced between malts and hops. Not extremely bitter, highly drinkable, just perfect as “session beer”. 4.8& alcohol content.