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mercoledì 25 marzo 2020

Extraomnes Wit

Belgian Ale, Dubbel, Tripel, Quadrupel, Saison: tra gli stili più popolari della tradizione belga l’unico che ancora mancava in casa Extramones era quello delle blanche o delle witbier, se preferite il fiammingo. Un’assenza che viene colmata nel 2018 quando Luigi D’Amelio, deus-ex-machina del birrificio di Marnate, annuncia al sito Agrodolce: “ho sempre detto che non l’avrei mai fatta, perché è una tipologia che non mi piace. Di solito la propongono nei pub ai clienti, spesso di genere femminile, a cui non piace l’amaro. L’ho sempre considerata l’anello di congiunzione con l’aranciata: troppo ruffiana per me e poi non amo particolarmente il frumento. Beh, ho deciso di produrla anche io, per due motivi: primo perché ora abbiamo il nostro locale e dobbiamo venire incontro a tutti e poi perché la vivo un po’ come una sfida”. 
La Wit di Extraomnes debutta in estate in un’interpretazione piuttosto singolare: frumento e coriandolo, elementi classici dello stile, sono presenti ma nella ricetta ci finiscono anche degli agrumi mediterranei (arancia, mandarino e limone) a rafforzare quel carattere solare, dissetante e rinfrescante che una blanche/wit deve obbligatoriamente avere.  Dopo aver debuttato in fusto la Wit è stata la protagonista della lattina numero tre di casa Extraomnes, dopo Iconic e Guld: c’è voluto oltre un anno (ottobre 2019) e anche una nuova veste grafica astratta, completamente rivisitata rispetto a quella originale.

La birra.
Il bicchiere si tinge di giallo paglierino opalescente, in controluce appare anche qualche riflesso verdognolo: la schiuma è candida, abbastanza fine ed ha buona ritenzione. Al naso un leggero panificato/cereale viene subito sovrastato da un tourbillon di spezie, fiori e frutta: il coriandolo dovrebbe essere l’unica spezia “ufficiale” ma il lievito regala anche suggestioni di zenzero, cardamomo, noce moscata. La banana, delizia o (per me) croce di ogni Blanche/Wit è qui rintanata in un angolo: sul palcoscenico brillano arancia, mandarino, cedro, limone. Il naso è pulitissimo e molto espressivo: un giorno mediterraneo di pieno sole nel bicchiere. Al palato la trovo abbastanza più corposa di una tipica Wit belga: le bollicine sono comunque vivaci e la scorrevolezza è ottima. Il gusto ricalca l’aroma ponendo però in primo piano gli agrumi e rilegando in secondo piano cereali, spezie e banana. Il risultato, si potrebbe dire, è una “not ordinary Wit”, intensa e molto fruttata, con un finale secco e amarognolo di breve durata ma di buona intensità, zesty e terroso, che non t’aspetteresti di trovare in uno  stile che spesso produce birre blande e anonime che si spengono in evanescenti finali acquosi. Non è la prima Wit ben luppolata italiana: mi viene in mente l’altrettanto ottima Bere Nice di EastSide, ad esempio. 
Dietro ad un’apparente semplicità c’è una bella complessità che si lascia decifrare senza sforzi: la Wit di Extraomnes è già pronta per la prossima estate.
Formato 44 cl., alc. 5%, lotto 275/19, scad. 02/10/2020, prezzo indicativo 6,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 29 agosto 2018

Crooked Stave: St. Bretta (Gold Nugget Mandarin) 2015 & Vieille Artisanal 2015


Ritorna sul blog Crooked Stave, il birrificio della "doga piegata": il perché del nome è presto detto, mettere la birra dentro le botti è quello che al fondatore Chad Yakobson piace fare. La sua seconda passione sono i brettanomiceti, al punto d'aver dedicato a questi lieviti selvaggi la sua tesi di laurea all'International Centre for Brewing and Distilling dell'Università di Edimburgo, in Scozia. Ritornato a Fort Collins, Colorado,  Yakobson ha fondato Crooked Stave che ha debuttato come beerfirm a cavallo tra il 2010 ed il 2011, in attesa di riuscire a reperire i fondi necessari per installare i propri impianti.  Chad fa maturare la birra in botti e foeders situati in un magazzino nel quartiere industriale di Sunnyside, inaugurato a settembre 2012. L’anno successivo viene aperto la tap room chiamata The Source all’interno di una ex fabbrica di mattoni del 1880:  l’idea di era di riuscire a installare il proprio impianto all’interno di questo complesso già entro la fine del 2013 ma qualcosa è andato storto e i suoi piani per passare da beerfirm a produttore hanno subito un forte rallentamento. 
E’ solo a gennaio 2016 che Crooked Stave  ha potuto tagliare il nastro del proprio impianto da 25 ettolitri spostandosi a Denver; ad aiutare Chad ci sono il birraio Danny Oberle, suo compagno d’infanzia, il grafico Travis Olsen e il birraio Brian Grace, proveniente da un’interessante esperienza presso Jolly Pumpkin. Sono circa 3500 gli ettolitri prodotti ogni anno da Crooked Stave, la metà dei quali destinati al mercato del Colorado; in parallelo opera anche la Crooked Stave Artisans Beer Distributing, un’attività che si occupa di distribuire birra, sidri, vini ed alcolici in diversi stati americani. 
A giugno 2017 anche  Crooked Stave ha introdotto le lattine, formato ormai indispensabile se si vuole essere al passo coi tempi e non perdere quote di mercato: St. Bretta, Hop Savant e Colorado Wild Sage le tre birre brettate scelte per il debutto con una grafica rinnovata – ahimè – non per il meglio. Qualche settimana fa i Chad Yakobson ha annunciato l’apertura di una taproom a Fort Collins, dove Crooked Stave era nata e dove aveva sempre desiderato ritornare. I trecento metri quadrati all’interno dell’Exchange, nuovo polo commerciale al 612 della North College Avenue, ospiteranno una ventina di spine equamente divise tra acide e non. L’inaugurazione è prevista per la fine del 2018 e nei mesi successivi sarà anche messo in funzione un piccolo impianto produttivo.

Le birre.
Saint Bretta è una witbier fermentata al  100% con brettanomiceti; si tratta dell’evoluzione di una delle prime ricette di Crooked Stave, la witbier chiamata Wild Wild Brett Orange alla quale venivano aggiunte arancia rosse.  La St. Bretta diventa una birra stagionale, prodotta quattro volte all’anno e che in ogni stagione utilizza un agrume diverso.  In questa bottiglia di maggio 2015 è stato utilizzato il Gold Nugget, una recente varietà di mandarino sviluppata dalla University of California Riverside. 
Nel bicchiere è dorata e inquietantemente limpida, la schiuma è pannosa, compatta ed ha un’ottima persistenza. Nonostante i tre anni passati dalla messa in bottiglia l’aroma è ancora fresco e caratterizzato da profumi floreali, di mandarino e limone, ananas, cedro; in secondo piano c’è la componente “funky” che richiama soprattutto cuoio, legno e sudore. La bevuta è vivacemente carbonata e molto secca, dominata dall’asprezza di mandarino e lemongrass, ribes e uvaspina, mentre in sottofondo c’è un velo dolce a suggerire ananas e  cedro candito. E’ una birra piuttosto fruttata, pulitissima ed elegante che tuttavia non rinnega il suo carattere rustico; l’alcool (5.5%)  non è pervenuto, l’acidità è abbastanza contenuta e il finale amaro è, ovviamente, ricco di scorza d’agrume.  Una bella complessità che non preclude una grande facilità di bevuta: intensità, una sorprendente freschezza a tre anni di vita, difficile chiedere di più. Ottima, davvero.  

Proseguiamo con la Vieille Artisanal, sorella minore (4.2% ABV) della Surette Provision Saison; anch’essa fermentata con brettanomiceti e maturata in botti di legno, dove riceve un leggero dry-hopping. 
La sua limpidezza nel bicchiere è in antitesi al concetto di “Vieille Saison”, ma l’aroma fa già ritornare il sorriso con il suo mix di funk (cuoio/pelle, legno, paglia, sudore) e frutta: ananas, limone e pompelmo i primi a colpire i sensi. Al palato le manca un po’ di vitalità (bollicine) e la bevuta è meno rustica rispetto al naso; pane e cereali, l’asprezza di limone, lime ed uva acerba viene bilanciata dal dolce di ananas e frutta a pasta gialla. E’ una saison aspra, moderatamente acida, forse un po’ troppo patinata ma non priva di quel carattere ruspante che non dovrebbe mai mancarle: il percorso si chiude con il legno e con un amaro terroso che lascia il palato pulito e secco, subito avido di un nuovo sorso. Mi sembra meno compiuta/riuscita della St. Bretta ma anche la Vieille Artisanal di è una bevuta soddisfacente che rinfresca e disseta svolgendo il suo compito con grande efficacia Anche questa bottiglia ha tre anni di vita: non abbiate quindi timore di dimenticare in cantina qualche Crooked Stave.
Nel dettaglio:
St. Bretta (Gold Nugget Mandarin), 37.5 cl., alc. 5.5%, lotto 05/2015, prezzo indicativo 10,00 Euro (beershop)
Vieille Artisanal Saison, 37.5 cl., alc. 4.2%, lotto 04/2015, prezzo indicativo 8,00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

mercoledì 28 giugno 2017

Birrificio Birfoot: Albus & Aztec

Dalla Basilicata, una delle regioni a più bassa densità “birraria”, sono finalmente arrivati in questi ultimi due anni alcuni segnali di vita: il database di Microbirrifici.org annota la nascita di cinque birrifici e due beerfirm. La città di Matera annovera oggi due di questi marchi senza impianto (B79 e Brewnerd) e dall’ottobre 2016 anche un birrificio chiamato Birfoot, che ha trovato casa all’interno del centro commerciale Le Botteghe, edificio che un tempo ospitava il mattatoio comunale. 
Alla guida dell’impianto Spadoni da 5 HL affiancato da due fermentatori da 15 HL c’è Giovanni Pozzuoli che, come racconta il blog Berebirra, ha iniziato a produrre birra tra le mura domestiche sin da quando aveva 19 anni. Vicino ai trenta, dopo un corso professionale alla Dieffe di Padova e qualche stage in altri birrifici, ha deciso di lanciarsi nell’avventura Birfoot. Tre le birre attualmente in produzione: l’American Pale Ale Hop Jungle, la Blanche Albus e la English Strong Ale Aztec. Il birrificio dispone di un punto vendita e, cosa interessante, un piccola “taproom” esterna chiamata Area Birfoot. Il progetto è comunque quello di arrivare a trasformare il birrificio in una sorta di brewpub: questo è quanto mi ha raccontato Giovanni, che ringrazio per avermi anche inviato due birre da assaggiare.

Le birre.
Partiamo dalla blanche chiamata Albus, la cui ricetta prevede tra l'altro l’utilizzo di pepe rosa, coriandolo e scorza d’arancio, fiocchi di frumento e d'avena; si presenta nel bicchiere del classico color giallo paglierino, opalescente, sormontato da una generosa testa di schiuma bianca, cremosa e compatta, molto persistente. Il naso è pulito e presenta un bouquet piuttosto equilibrato nel quale convivono profumi floreali, di coriandolo e pepe, scorza d'arancio, banana e una lieve nota acidula e fresca del frumento. Al palato è leggera e piuttosto scorrevole: le bollicine non sono poche ma personalmente ne vedrei bene qualcuna in più: purtroppo il gusto non presenta la stessa ricchezza dell'aroma e indulge un po' troppo sulla banana, accompagnata dal coriandolo, crackers e una remota presenza di agrumi. La birra è priva di difetti ma risulta un po' monotona e chiude con una lieve nota amaricante terrosa; la sua facilità di bevuta è quella che ti aspetteresti di trovare in una blanche, mentre a mio parere una maggior acidità e una maggior secchezza aumenterebbero il suo potere dissetante e rinfrescante. Bello il naso, espressivo e coinvolgente, un po' sottotono il gusto con il risultato di una blanche che fa il suo dovere ma che a un palato esperto risulta un po' debole di carattere.

Passiamo alla Aztec, una strong ale (7%) d'ispirazione inglese ambrata, piuttosto carica e impreziosita da  intense sfumature rossastre: la schiuma color ocra è abbastanza fine e cremosa, con una buona persistenza. Il naso è pulito e ricco del dolce di caramello, frutta secca, biscotto e toffee, prugna e uvetta, ciliegia. Al palato non ci sono grossi cambiamenti e il gusto ripropone con coerenza ma con minor pulizia caramello, biscotto e uvetta a formare una bevuta morbida e gradevole: corpo medio, poche bollicine, è facile sorseggiarla senza incontrare spigolature. Il dolce è notevole ma è ben bilanciato da una buona attenuazione e da un finale amaricante nel quale la frutta secca, mandorla in primis, è protagonista a discapito della componente terrosa. Bene l'intensità de sapori, bene la gestione della componente etilica che riscalda senza andare mai sopra le righe: la pulizia, sopratutto in bocca,  è secondo me l'aspetto sul quale c'è da lavorare maggiormente.
Nel complesso due birre di livello abbastanza buono per un birrificio che deve ancora spegnere la prima candelina: c'è una buona aderenza agli stili dichiarati e nel bicchiere ci sono due birre facili da bere che possono facilmente avvicinare al mondo della "birra artigianale" chi ancora non lo conosce. Per andare oltre e farsi notare in un mercato nel quale bazzicano quasi un migliaio di attori, tra birrifici, brewpub e beerfirm c'è ancora del lavoro da fare, sopratutto su personalità e carattere. 

Nel dettaglio:  
Albus: formato 33 cl., alc. 4.8%, IBU 15, lotto 0217, scad. 04/18, prezzo indicativo 3.60 Euro.
Aztec: formato 33 cl., alc. 7%, IBU 30, lotto 0317, scad. 05/18, prezzo indicativo 3.80 Euro

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 12 marzo 2017

Eastside Brewing: Bear Away & Bere Nice

Nuovo appuntamento con Eastside Brewing, birrificio laziale (Latina)  fondato nel 2013 da Luciano Landolfi, Tommaso Marchionne, Alessio Maurizi, Cristiano Lucarini e Fabio Muzio. La loro storia ve l’avevo raccontata dettagliatamente in questa occasione; il birraio è Luciano il quale riesce ancora a coniugare gli impegni in birrificio con il suo lavoro quotidiano altrove: nel concreto questo “stakanovismo” si traduce nel recarsi in birrificio alla sera e ogni weekend. 
Dopo Sera Nera e Sunny Side, Soul Kiss e Sweet Earth è il momento di assaggiare le ultime due birre delle sei che vengono regolarmente prodotte tutto l’anno; allo “zoccolo duro” se ne affiancano poi  quattro stagionali, al momento disponibili solo in fusto. 

Partiamo dalla Bear Away, una california common prodotta con luppoli Northern Brewer ed una piccola percentuale di Cascade. Ammetto la mia scarsa familiarità con uno stile che, per chi non lo conoscesse, invito ad approfondire su questa pagina.  Il nome “Bear Away”  fa riferimento alla manovra nautica che si fa quando la barca arriva in boa mure a dritta, poggia e subito dopo vengono issati Spinnaker e tangone, rimanendo sempre mure a dritta: il doppiaggio della boa rappresenta idealmente il passaggio di Eastside da beerfirm a birrificio, avvenuto nel 2015.
L'etichetta raffigurante una mappa ed un faro rimandano sempre alla nautica, mentre le palme richiamano idealmente la California, dove le prime Steam Beer vennero prodotte alla metà del diciannovesimo secolo. Il suo colore è ambrato scarico con riflessi oro antico e forma un buon cappello di schiuma ocra, cremosa e compatta dall'ottima persistenza. Al naso fragranti profumi di pane, biscotto e caramello vengono affiancati da quelli di prugna e ciliegia, frutta secca: aroma semplice ma pulito, non privo di una certa eleganza. Il gusto segue fedelmente l'aroma evidenziando una base maltata con crosta di pane, biscotto, caramello e qualche accenno di miele ad accompagnare le note di frutta; il corpo medio e le poche bollicine conferiscono una sensazione palatale morbida e una scorrevolezza di tutto rispetto. Chiude con un delicato alcool warning e un amaro che ospita frutta secca, mandorla amara, quasi impercettibili tostature: birra pulita, ben bilanciata e con un profilo di malti molto fragrante.

La Witbier di casa Eastside si chiama invece Bere Nice, gioco di parole italo-anglosassone che allude al "bere bene". L'etichetta mi dicono essere una dedica d'amore alla moglie di uno dei soci del birrificio: tra i luppoli e gli agrumi c'è anche un riferimento alla celebre fotografia Le violon d’Ingres di Man Ray, la donna violoncello. L'interpretazione di una witbier secondo Eastside prevede una generosa luppolatura di Citra, Equinox e Mandarina Bavaria e una speziatura "quasi" classica: coriandolo, arancia amara, bergamotto e scorza di limone.
Nel bicchiere si presenta del classico color paglierino sormontato da un generoso cappello di cremosa schiuma bianca, compatta e dall'ottima persistenza. La generosa luppolatura genera un'aroma intenso e pulito, ancora piuttosto fresco, ricco di agrumi: arancia, bergamotto, cedro e scorza di limone; in sottofondo si scorgono pesca bianca, profumi floreali, un delicato tocco di coriandolo e di cereali. Al palato scorre senza intoppi come una "session beer" dovrebbe sempre fare: corpo medio-leggero, forse le manca qualche bollicina in più ma è un dettaglio che passa in secondo piano rispetto ad un'intensità davvero notevole. Il gusto segue fedelmente l'aroma riproponendo un profilo ricco di agrumi bilanciato da lievi suggestioni di frutta tropicale ed una spolverata di coriandolo e cerale: chiude con un bell'amaro dalla discreta intensità ricco di scorza d'agrumi e qualche nota erbacea. Witbier atipica e molto luppolata ma assolutamente convincente quella pensata da Eastside: i tratti caratteristici dello stile ci sono, ma rimangono in sottofondo ad accompagnare il profumato bouquet dei luppoli utilizzati che è il vero protagonista, sia al naso che al palato. Ottimo livello di pulizia con una gradevole acidità a renderla rinfrescante ed un'intensità davvero sorprendente se si considera la gradazione alcolica. Birra molto ben riuscita, con personalità e carattere.

Nel dettaglio:
Bear Away, 33 cl., alc. 5.8%, IBU 24, lotto 33 16, scad. 09/2017, prezzo indicativo 4.50 Euro.
Bere Nice, 75 cl., alc. 4.6%, IBU 14, lotto 46 16, scad. 11/2017, prezzo indicativo 10 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 10 settembre 2016

HOMEBREWED! Cavalier King Brewery - White Moon

Terminate le vacanze ritorna HOMEBREWED!, l'appuntamento dedicato alle birre fatte in casa; la ripartenza è assieme a Giacomo Savatteri, homebrewer da Caltagirone (CT) del quale ho già avuto il piacere d'assaggiare una Saison, un American (Belgo) Pale Ale e una Stout
Ma il primo amore brassicolo di Giacomo è il Belgio ed ecco che per i mesi più caldi dell'anno ho una generosa bottiglia (75 cl.) di Witbier; White Moon, questo il nome scelto per una birra prodotta con malto pilsner, fiocchi di frumento e di avena, coriandolo e buccia fresca di arancia amara; Hallertauer Hersbrucker è il luppolo utilizzato in amaro, mentre il lievito è stato recuperato dal fondo di una Hoegaarden, birra-capostipite delle interpretazioni moderne di uno stile che nel 1957 era praticamente estinto con la chiusura di Tomsin, l'ultimo produttore ancora attivo.
Fu Pierre Celis, un lattaio che aveva per qualche tempo lavorato alla Tomsin, a riportarlo in vita nel 1966. Il nuovo birrificio inaugurato da Celis a Hoegaarden ebbe un buon successo sino al 1985, anno in cui andò distrutto da un incendio; la vicina Stella Artois di Lovanio aiutò Celis nella ricostruzione mettendo il capitale in cambio del 45% delle quote societarie. Ma nel 1988 Stella Artois e Brasserie Piedboeuf formarono il colosso belga Interbrew che iniziò a far pressioni per ridurre i costi di produzione: dopo un breve resistenza, nel 1990 il sessantacinquenne Celis cedette la proprietà a quella che oggi è la AB-Inbev ed emigrò in Texas per aprire un nuovo microbirrificio.
Quello che purtroppo rimane oggi della Hoegaarden, quasi completamente priva di acidità, è davvero un triste ricordo della witbier fatta rinascere da Celis.

La birra.
La Wit di Giacomo rispetta perfettamente i parametri dello stile: giallo paglierino, opalescente e sormontato da un generoso cappello di schiuma bianca, dannosa e abbastanza compatta, dall'ottima persistenza. Altrettanto classici i profumi di scorza d'arancia ed i frumento, la delicata speziatura di coriandolo, gli accenni floreali e di banana; buoni il livello di pulizia e l'intensità. In bocca scorre velocissima  e vivace, anche se volendo essere pignoli c'è forse un leggero eccesso di bollicine. La sua leggerezza non sacrifica comunque l'intensità del gusto, che mantiene una corrispondenza pressoché perfetta con l'aroma: c'è la banana e la scorza d'arancia, l'acidità rinfrescante del frumento e la delicata speziatura del coriandolo che ben interagisce con le bollicine e anticipa la chiusura leggermente amaricante  di scorza d'arancio/curaçao. Personalmente avrei gradito un pelino di secchezza in più, ma il livello complessivo è davvero buono e, sebbene non sia un gran bevitore di Witbier, devo ammettere che quella di Giacomo è davvero ben fatta ed è una delle migliori birre fatte in casa che mi sia capitato d'assaggiare. Certo, si potrebbe lavorare per migliorare ancora un po' la pulizia, ma siamo davvero ai dettagli.
Questa la  valutazione su scala BJCP:  38/50 (Aroma 9/12, Aspetto 3/3, Gusto 14/20, Mouthfeel 4/5, impressione generale 8/10). 
Ringrazio Giacomo per avermi spedito e fatto assaggiare la sua birra, e vi do appuntamento alla prossima "puntata" di Homebrewed! Il caldo sta per finire, tra qualche settimana le spedizioni di birra non saranno più impraticabili e quindi vi ricordo che la rubrica è sempre aperta  a tutti i volenterosi homebrewers!
Formato: 75 cl., OG 1067, alc. 5%, imbottigliata 05/2016.

martedì 21 aprile 2015

Poretti 9 Luppoli Witbier & India Pale Ale

Mentre negli Stati Uniti la cosiddetta birra “artigianale” (o di qualità) in lattina si sta diffondendo sempre più, e anche in Inghilterra alcuni piccoli birrifici hanno iniziato a “inscatolare” la birra, nel nostro paese non c’è ancora nessuno che ha tentato questa strada; troppi alti i costi d’acquisto di una linea produttiva e troppo elevati i numeri che bisogna poi fare per renderla redditizia, senza considerare le maggiori difficoltà tecniche correlate alla procedura di “messa in lattina”. Lo scenario italiano si completa con un calo generale del consumo di birra all’interno del quale continua però a crescere la cosiddetta “birra artgianale”; le grandi multinazionali non possono certamente stare a guardare senza fare nulla, ed ecco che mettono in pista le prima contromisure per invertire il trend e riguadagnare quote di mercato. Tra le multinazionali operanti nel nostro paese c’è la Carlsberg che possiede il marchio Birrificio Angelo Poretti, quello che nel corso degli ultimi anni più si è avvicinato al mondo “artigianale” andando oltre le semplici definizioni “doppio malto”, “birra chiara/rossa” e iniziando ad utilizzare una terminologia più appropriata, con riferimento a precisi stili brassicoli e materie prime utilizzate. 
Oltre a chiamare le proprie birre “4, 5, 7, 8, 10 luppoli” (ricordo che il numero non coincide assolutamente con quelli poi utilizzati in realtà) si fa riferimento a “Saison” e,  da poco, a Witbier e India Pale Ale. Complice l’imminente Expò di Milano, del quale è  “birra ufficiale del Padiglione Italia”, la Poretti ha proprio in queste settimane lanciato due nuovi prodotti, disponibili solamente in lattina, un formato pratico e strategicamente funzionale vicina stagione estiva (spiaggia, pic nic, scampagnate..). Devo però dare una tirata d'orecchie all'ufficio marketing/comunicazione del birrificio:  le due birre si trovano già sugli scaffali dei supermercati ma sul sito ufficiale di Poretti non compaiono ancora. 
Partiamo dalla 9 Luppoli Witbier, uno stile che non è certamente noto per l’abbondante luppolatura,  ma che è una scelta produttiva non casuale in quanto (e me lo confermano alcuni gestori di beershop) è uno tra gli stili più richiesti dalla clientela: quasi ogni birrificio (artigianale) italiano ha nella sua gamma una “birra bianca” o una “blanche”; sulla lattina si fa però comunque riferimento ad un luppolo predominante (sic.) in particolare, il Sorachi Ace, reso “celebre” in Italia da Bruno Carilli (un ex Carlsberg!) con la Zona Cesarini di Toccalmatto. 
Perfetto il suo colore giallo paglierino opalescente, con un bianchissimo cappello di schiuma, cremosa e compatta, molto persistente. L’aroma (pulito e di discreta intensità) offre scorza d’arancio e banana, la freschezza acidula del frumento, una leggera speziatura di coriandolo, una suggestione di menta.  In bocca pecca un po’ di bollicine, che in numero maggiore le avrebbero senz’altro donato più vitalità: è leggera e scorrevolissima, con un’intensità non male per una birra industriale: ritornano la banana e l’arancio, qualche nota di cereali e il tutto sfuma veloce in un finale che è però  un po’ troppo acquoso e sfuggente, che stride un po' con il resto della bevuta nella quale questa Witbier aveva mantenuto una buona presenza palatale. Con una leggerissima nota amaricante erbacea nel retrogusto, è una blanche che svolge onestamente la sua missione di dissetare e rinfrescare, guadagnandosi (direi ampiamente) la sufficienza. Un po’ meno favorevole il discorso prezzo:  5,42 Euro al litro sono pochi rispetto ad una “artigianale italiana”, ma  con un po’ di fortuna ogni tanto si trovano nei supermercati delle blanche/witbier belghe ad un prezzo uguale o forse inferiore.
Il mio parere sulla 9 Luppoli India Pale Ale è invece abbastanza impietoso: ambrata, di una limpidezza un po’ inquietante, forma un bel cappello di schiuma ocra, compatta e cremosa, anch’esso dalla buona persistenza. Al naso c’è una fastidiosa nota metallica che va ad impreziosire un aroma già di suo abbastanza dimesso, sebbene sia in lattina soltanto dallo scorso marzo: il Cascade citato sulla lattina si sente a malapena, con qualche remoto profumo di agrumi e di pino; l’aroma predominante, se così si può dire, mi ricorda piuttosto il terriccio umido, il sottobosco. Il naufragio di questa nave diretta verso le indie (cito il falso mito sulla nascita delle IPA) si completa al palato dove c’è tanta, troppa acqua e poco, troppo poco gusto: si avverte un pochino di biscotto, forse di caramello, ancora un po’ di fastidioso metallo e un pochino di marmellata d’agrumi. Il corpo è medio-leggero, con una spiccata acquosità e poche bollicine: abbastanza sgraziato il finale amaro (il cui livello è ovviamente nei limiti della tollerabilità anche di un palato non abituato a tanti IBU), erbaceo e leggermente terroso che non si fa mancare una leggera astringenza.  Se la Saison bevuta qualche tempo fa e la Witbier di Poretti non mi erano tutto sommato dispiaciute, questa India Pale Ale è venuta davvero male e non m’invoglia certo al riacquisto, nonostante la lattina parli di una "personalità esplosiva grazie al bouquet speciale di luppoli (tra i quali è) predominante il Cascade, il luppolo più ricercato dai birrifici statunitensi".
Continua quindi la mia personale ricerca di una birra italiana “da battaglia” a basso prezzo, di buona qualità, da potersi portare in spiaggia, nello zaino, ovunque: al momento non sono ancora riuscito a trovare niente di soddisfacente.
Nel dettaglio:
Poretti 9 Luppoli Witbier, alc. 5,2%, lotto J15077W, scad. 01/03/2016, pagata 1,79 Euro (supermercato, Italia) 
Poretti 9 Luppoli India Pale Ale, alc. 5.9%, lotto J15077S, scad. 01/03/2016, pagata 1,79 Euro (supermercato, Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 6 novembre 2014

Theresianer Wit

Ultimo appuntamento con Theresianer, storico birrificio di Trieste il cui marchio rivive oggi nella produzione che avviene però  a Nervesa della Battaglia, in provincia di Treviso. Dopo la IPA e la Pils, è la volta della Wit,  Diversi sono i riconoscimenti ottenuti in alcuni (particolari) concorsi:  oro all’International Beer Challenge 2012 e tre argenti consecutivi (2011, 2012, 2013) al World Beer Championship di Chicago.
Una Wit/blanche che viene prodotta senza utilizzare nessuna spezia, secondo le informazioni riportate in etichetta; l'orzo ed il frumento arrivano dalla Baviera, il luppolo dovrebbe essere lo Spalt Spalter.
Il colore è oro opaco, con una testa di schiuma bianca compatta e cremosa, molto persistente. Il naso non brilla d’intensità ma è pulito e regala gli attesi profumi di cereali, fiori bianchi, banana e arancia, qualche lieve sentore di pera e di coriandolo; gli stessi elementi ritornano in bocca, senza eccezione alcuna, per una wit dal corpo leggero che risulta scorrevole e facile da bere ma che difetta un po’ nelle bollicine. 
Il risultato è una birra agile e semplice, che disseta e rinfresca con una lievissima acidità ed una buona intensità e pulizia, evitando la “piaga” dell’acquosità che spesso affligge questo stile brassicolo: finisce lievemente amara di curaçao. 
Anche per questa Wit vale un po’ il discorso fatto per le altre due Theresianer bevute: sono tutte pulite e ben fatte ma un po’ timide di carattere, mirando a far sentire a proprio agio il palato del bevitore "medio" piuttosto che di sorprenderlo o di condurlo in territori meno rassicuranti. Abbastanza evidente che il target siano quindi soprattutto i tavoli dei ristoranti, ed ecco quindi gli abbinamenti consigliati dal produttore: zuppe di verdura, torte salate a base di verdure cotte, piatti di pesce di acqua dolce (per esempio trota, luccio), insalate. Ringrazio anche questa volta il birrificio per avermi inviato la bottiglia da assaggiare.
Formato: 75 cl., alc. 5.1%, IBU 15, lotto 14225 1313, scad. 12/05/2015.

domenica 29 settembre 2013

Bruton Bianca

L’estate ed il caldo sembrano essere ormai un lontano ricordo ma non è solamente con il caldo che si può presentare l’occasione giusta per stappare una leggera biere blanche: un aperitivo, o piatti di pesce non troppo elaborati (una grigliata o un insalata di mare, piuttosto che una sostanziosa zuppa). Non ci era mai capitata tra le mani, l’interpretazione (di matrice belga) di una biere blanche/witbier del Birrificio Brùton.  E’ la penultima birra nata (l’ultima è la pils Eva), chiamata semplicemente Bianca e prodotta tra l’altro con farro IGP della Garfagnana e buccia d‘arancia.  All’aspetto è di colore giallo pallido, opalescente, con una bella testa di schiuma bianca, fine e cremosa ma poco persistente.  L’aroma è fresco e pulito, con sentori di banana, scorza d’arancio, pepe e cereali. Freschezza e leggerezza ritornano anche in bocca, in una birra gradevole al palato che (almeno in questa bottiglia) sacrifica un po’ la vitalità  delle bollicine per privilegiare la morbidezza.  Al gusto c’è una corrispondenza quasi perfetta con l’aroma: prima cereali, banana e polpa dolce d’arancio, una leggera nota acidula rinfrescante, ed un finale amaricante (Northern Brewer) leggermente erbaceo con netta presenza di la scorza d’arancia (o Curaçao).  
Secca ma non troppo (il palato rimane leggermente appiccicoso) è una birra che si beve davvero molto facilmente senza dover per forza penalizzare l’intensità del gusto, come abbiamo purtroppo spesso riscontrato in altre rappresentanti dello stile di riferimento. Bottiglia serigrafata e curiosa dicitura "italian flavoured beer" nel retroetichetta. Formato:  75 cl, alc. 4,5%, lotto 130514BI, scad 14/05/2015, pagata 13,00 Euro (ristorante, Italia).


domenica 2 giugno 2013

Foglie d'Erba Joyce

Dopo le numerose birre d'ispirazione anglosassone assaggiate in precedenza, ecco una produzione "belga" per il birrificio "furlan" Foglie d'Erba. Come noto, il nome del birrificio s'ispira alla omonima raccolta di poesie di Walt Whitman (che contiene anche la "Capitano, mio capitano" resa famosa dal film L'attimo fuggente) e, sempre per restare nel campo della letteratura, ecco una blanche/wit dedicata allo scrittore/poeta irlandese James Joyce. Le note di etichetta riportano i malti e cereali (Pilsner, Torrefied Wheat, Malto di Frumento, Flacked Wheat) ed i luppoli usati (Spalter, Saphir e Tettnanger). Tipico colore giallo paglierino, opalescente; si forma una generosa quantità di schiuma bianca, che svanisce però molto rapidamente. Il naso non regala grosse emozioni; sentori di banana, cereali, leggera presenza di coriandolo e zolfo. In bocca ci arriva con meno bollicine di quante ce ne aspettassimo; corpo ovviamente leggero, con un attacco di banana e cereali seguito da un fruttato dolce di arancia, coriandolo. Gradevolmente acidula e piacevolmente secca, ha un finale timidamente amaro (scorza d'arancio) con coriandolo e soprattutto banana in evidenza. Molto beverina ma un po' troppo scarica in bocca, con una carbonazione un po' timida che le toglie vitalità; rinfresca e disseta senza però lasciare in noi un gran ricordo di sé. Comunque distante dalle altre ottime produzioni Foglie d'Erba assaggiare in precedenza. Formato: 75 cl., alc. 4.5%, IBU 20, lotto 12/12, imbott. 28/12/2012, scad. 28/12/2013, pagata 8.50 Euro (gastronomia, Italia).

lunedì 15 aprile 2013

Okult No.1 Blanche

Della Brasserie Simon, Lussemburgo, abbiamo già brevemente parlato in questo post; oltre alle classiche lager che popolano di scaffali i supermercati, il birrificio ha da poco commercializzato una linea di birre "artigianali" (come specificato in etichetta), con il nome di Okult. Ci sembra di ricordare di averne avvistate almeno tre, e la nostra scelta è caduta su questa No.1 Blanche; approfittiamo di questi caldi giorni di metà Aprile per stappare una blanche rinfrescante. Tipico colore giallo paglierino, torbido, con una generosa testa di schiuma bianca, cremosa, dalla buona persistenza. Anche l'aroma, leggermente acidulo, rimane perfettamente nei parametri dello stile: bouquet di spezie, soprattutto pepe e coriandolo, scorza d'arancia, leggera banana, con una buona pulizia. Si continua in linea retta al palato: imbocco di cereali, arancio, coriandolo, con un gusto leggero tanto quanto il corpo di questa birra. C'è una sostenuta carbonazione  che la mantiene vivace, ed una lieve acidità rinfrescante. Chiude leggermente amara di scorza d'arancia con qualche nota erbacea, svolgendo in modo discreto la sua funzione dissetante e rinfrescante. Bevuta tutto sommato soddisfacente, con l'unico appunto per la mancanza di una maggiore secchezza  in bocca, lasciata alla fine di ogni sorso un po' troppo "appiccicosa". Formato: 33 cl., alc. 5,4%, lotto 12:38S76, scad. 03/06/2013, prezzo 1.28 Euro (supermercato, Lussemburgo).

sabato 2 marzo 2013

Birra Olmo White Rabbit

Oggi parliamo di una Beer Firm, ovvero un produttore senza impianti, una realtà che si sta diffondendo sempre di più sulla nostra penisola negli ultimi tempi.  Il marchio Birra Olmo ha sede a Arsego di S. Giorgio delle Pertiche (Padova) ed è in attività dal 2012. Davvero molto curata la grafica delle etichette, con logo del birrificio e relativi “ingranaggi” in leggero rilievo lucido.  La gamma attualmente comprende una strong ale (Amber Owl), una blonde (Butterfly), una stout (Soul) ed una (Double) Blanche, questa White Rabbit. Tipico color giallo paglierino opalescente, schiuma bianca, quasi pannosa, dalla buona persistenza.  L’aroma è molto pronunciato: scorza d’arancio, coriandolo, pepe, sentori di cereali e, quando la birra si scalda, un leggero sulfureo.  L’ABV (6%) superiore alla media che generalmente s’incontra in questo identifica appunto la “double blanche” ; imbocco di cereali, poi molto arancio (polpa e scorza), con un finale speziato di coriandolo, cereali e leggermente amaro (scorza arancio, curaçao). Il corpo forse è un po’ troppo leggero per una “double”, la carbonazione alta,  e c’è una grande facilità di bevuta grazie ad una consistenza watery.  In bocca c’è meno intensità dell’aroma, ma una maggiore pulizia. Comunque una blanche abbastanza soddisfacente, vivace, secca, con una leggera acidità piacevolmente rinfrescante. Formato: 33 cl., alc. 6%, lotto 54, scad. 11/2013, prezzo 2.50 Euro (stand birrificio).

lunedì 8 ottobre 2012

Toccalmatto Jadis

Jadis è una delle birre stagionali di Toccalmatto, una "double" blanche che viene prodotta in inverno utilizzando malti d'orzo, di grano, fiocchi di frumento. I luppoli sono Cascade e E. K. Goldings, mentre viene anche aggiunto mosto di uva Fortana, un vitigno molto diffuso nelle pianure sabbiose della provincia di Ferrara e Ravenna, ma anche lungo il corso del fiume Taro che attraversa la provincia di Parma e che si trova quindi in prossimità della sede del birrificio. Nel bicchiere è di un bel color oro antico, velato; la schiuma è leggermente "sporca", fine e cremosa, dalla discreta persistenza. C'è buona intensità e pulizia al naso, subito aspro, con sentori di mela verde, banana acerba, uva spina, cereali ed una gradevole speziatura che viene data dai lieviti. In bocca aprono note di pane e di cereali, seguite da note fruttate di agrumi e leggermente acidule di uva spina. La carbonazione un po' sotto tono non le dona particolare vitalità, spegnendo forse anche un po' la speziatura dei lieviti.  Finisce abbastanza corta, un po' etilica, fruttata e delicatamente speziata; correttamente secca, pulisce molto bene il palato ad ogni sorso anche se in bocca potrebbe essere un po' più pulita. La definizione di "blanche invernale" ci è parsa assolutamente appropriata;  Jadis si mantiene leggera e piacevolmente rinfrescante per tutta la prima parte della bevuta, mentre è solamente nel finale che emerge una nota alcolica (superiore per intensità a quella dichiarata, 6.5%) a riscaldare in modo piacevole e morbido. Formato: 75 cl., alc. 6.5%, lotto 12002, scad. 17/01/2013, prezzo 8.00 Euro.

giovedì 12 luglio 2012

Birrificio Dada Tzara

Assaggiamo oggi la “blanche” del Birrificio Dada (Correggio, Reggio Emilia), dichiaratamente ispirata ad uno dei fondatori dal Movimento Dadà, ossia il rumeno Samuel Rosenstock meglio conosciuto come Tristan Tzara. La ricetta, secondo quanto riportato in etichetta, non prevede l’utilizzo di spezie, che invece ricorrono molto di frequente in questa categoria stilistica; ci sono invece malto (pils), fiocchi di frumento e d’avena, luppoli Hallertauer Hersbrucker e Nelson Sauvin; ai lieviti il compito di “speziare” la birra. Il benvenuto ce lo dà la solita splendida etichetta/collage dadaista; la Tzara si presenta di nebuloso color giallo pallido con un bianchissimo e molto persistente “cappello” di schiuma fine e cremosa. Naso leggermente speziato, con sentori di scorza d’arancia e di banana; c’è una lieve acidità rinfrescante, ma anche un leggero sulfureo. Al palato troviamo note di pane e di cereali, agrumi (soprattutto arancia) con una vivace speziatura (leggero pepe) che compensa una carbonazione abbastanza modesta per lo stile. Il finale ha una buona intensità ed una persistenza che rientra nei parametri stilistici; l’amaro è marcato e “zesty”, ovvero ricco buccia di arancia e limone/lime. Dissetante e rinfrescante, si lascia bere con leggerezza e grande facilità; senz’altro meglio in bocca che al naso, dove l’aroma è leggermente penalizzato, come detto, da qualche sentore di zolfo. Per il resto è una blanche dal gusto abbastanza intenso e caratterizzata da una speziatura molto equilibrata, finalmente esente dal virus del “coriandolo” che spesso “affligge” (o “delizia”, a seconda dei gusti) questa categoria stilistica. Formato: 75 cl., alc. 4.7%, IBU 18, lotto LT 15, scad. 04/2013, prezzo 5.00 Euro. 

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english summary: 
Birrificio Dada’s interpretation of a belgian “blanche/wit” is made without adding any spices to the wort. Brewed with malt, wheat, oat, Hallertauer Hersbrucker and Nelson Sauvin hops, it pours a cloudy pale yellow color with a long lasting white head. A light yeast spiciness is on the nose, with citrus (orange), banana, a light acidity and sulfur as off-flavor. The taste is delivering bread and cereals, sweet orange and a good peppery/spicy quality. The finish is bitter and zesty, with a good intensity. Refreshing and easily drinkable, this is an interesting interpretation of the “blanche” style which you can enjoy on these hot summer days.

In details:
Birrificio Dada, Correggio, Reggio Emilia, Italy.
Style: Blanche/witbier
Bottle: 75 cl., 4.7% ABV, 18 IBUs, batch LT 15, BBE 04/2013, price 5.00 Euro.

lunedì 9 luglio 2012

Vecchia Orsa Ideale

Concludiamo le degustazioni del birrificio Vecchia Orsa di Crevalcore (Bologna) con una birra decisamente adatta al periodo più caldo dell'anno. La Ideale non spicca certo per l'originalità del nome, ma si tratta di un'interpretazione dello stile "blanche / witbier" brassata, tra l'altro con pesca, spezie e fiocchi di frumento. Nel bicchiere è  del classico color giallo paglierino, velato; notiamo la presenza di "fiocchi" di lievito che flottano per qualche secondo prima di depositarsi sul fondo. La schiuma, bianca, non è molto generosa ma fine e cremosa. L'aroma è caratterizzato da una marcata acidità che ricorda più una weizen tedesca che una classica blanche: spezie (molto) in sottofondo, a dominare sono banana (acerba) e mela verde. Nessuna sorpresa in bocca: corpo giustamente leggero, carbonazione media, correttamente acquosa. Il gusto rientra più nei parametri stilistici di riferimento: dolce e fruttato (arancia), buon bouquet di spezie (soprattutto coriandolo), leggera acidità rinfrescante e "ripulente" con amaro a bilanciare, ed a terminare, che è dominato dalla scorza d'arancia. Ovviamente facile da bere, pulita e priva di "off flavors", svolge il suo compito di dissetare e rinfrescare quasi in sottofondo, senza chiamare l'attenzione del bevitore. Se però leggiamo in etichetta "birra alla pesca", e della pesca non abbiamo avvertito la benché minima presenza, siamo costretti a porci qualche domanda. Al prossimo ri-assaggio, dunque. Formato: 50 cl., alc. 4.2%, 17 IBU, lotto 1 2, scad. 11/2012, prezzo 4.00 Euro.

domenica 1 luglio 2012

Statale Nove Kristal

Continuiamo il nostro "viaggio" tra i birrifici emiliani e ci spostiamo di qualche centinaia di metri rispetto ai locali del Birrificio Emiliano del post di ieri. Sempre sulla via Emilia si trova il Birrificio Statale Nove, che abbiamo già incontrato in queste occasioni. "Kristal"  è una blanche prodotta solamente in estate; il nome è dedicato, come spiegano le note in etichetta (questa volta solo in italiano, senza la solita traduzione in dialetto bolognese), all'omonimo locale di Castel San Pietro Terme (Bologna) un tempo ritrovo quasi abituale dello staff che oggi lavora al birrificio. La birra ha anche ottenuto la medaglia di bronzo, nella categoria stilistica d'appartenenza, all'International Beer Challenge del 2011. Si presenta del classico color giallo paglierino, velato, con schiuma bianca, cremosa e molto persistente. Al naso spiccano netti sentori di agrumi, soprattutto di scorza d'arancia, con una speziatura a contorno caratterizzata soprattutto dal coriandolo. Al palato è molto leggera, con un imbocco quasi impercettibile di cereali che interrompe solamente per un breve attimo il percorso iniziato con l'aroma. Il resto ne è una continuazione in orizzontale, senza nessuna deviazione: agrumi e soprattutto coriandolo in bocca, fino ad un finale amaro ricco di scorza d'arancio con, ci sembra, qualche nota di curaçao. Mediamente carbonata e volutamente "watery", non riesce ad essere però rinfrescante e dissetante come vorrebbe essere a causa di una secchezza non proprio ottimale, con il palato che rimane leggermente "appiccicoso" dopo ogni sorso. Una discreta interpretazione dello stile, che noi abbiamo trovato un po' troppo caratterizzata dal coriandolo, una spezia che non amiamo particolarmente. Formato: 75 cl., alc. 3.5%, 25 IBU, lotto 203, scad. 08/11/2012, prezzo 6.00 Euro. 

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english summary:
"Statale Nove" is a microbrewery opened in 2008 by ex-homebrewer Filippo Bitelli and named after the "State Road 9" (Statale Nove) also known as Via Aemilia, an old roman trunk, completed in 187 BC and crossing all the Emila Romagna region from the town of Piacenza (north west) to Rimini (south east). The brewery is located in the outskirts of the small village of Anzola Emilia (Bolonia). "Kristal" is the brewery interpretation of the "blanche/witbier" style. A cloudy straw yellow color with a creamy white head and an aroma of orange zest and spices, mostly coriander. Orange and coriander are also evident in the taste, rounding off with a zesty (and curaçao) finish. With a light bodu and a medium carbonation, this very light summer brew isn't unfortunately as refreshing as it was supposed to be due to a lack of dryness. The palate somehow is left slightly sticky. 
In details:
Birrificio Statale Nove, Crespellano, Bologna (Emilia Romagna), Italy ( www.statalenove.it )
Bottle: 75 cl., 3.5% ABV, 25 IBUs, batch 203, BB 08/nov/2012, price: 6.00 Euro.

domenica 18 settembre 2011

Hoegaarden 0.0

La Hoegaarden è probabilmente la prima birra che incontrerete all’aeroporto di Bruxelles, una massiccia presenza pubblicitaria per un prodotto che ormai è solamente un sbiadito ricordo di quello stile brassicolo (witbier o bière blanche) che Pierre Celis aveva riportato in vita negli anni 60. Purtroppo la multinazionale InBev non si è limitata a ridurre i costi di produzione della Hoegaarden rendendola sempre più insignificante, ma nel 2010 ha probabilmente inflitto il colpo di grazia al marchio realizzando la Hoegaarden analcolica. Commercializzata solamente in lattina, con la gradazione alcolica “0.0” in grande evidenza al punto da ricordare a qualcuno gli occhi di un fantasma. La lattina riporta anche in piccolo un timido “birra blanche analcolica” e un più coraggioso “rinfresco naturale ispirato alla Hoegaarden”. Già la lista degli ingredienti non è esattamente invitante: malto d’orzo, frumento, zucchero, aromi naturali, acido citrico E330, coriandolo, scorza d’arancia, luppolo, estratto di mela, anidride carbonica, acqua. All’aspetto è di un opalescente color giallo paglierino, con una schiuma bianca, fine e cremosa, abbastanza persistente. Per ora, niente male. L’aroma è dolce e non troppo fine; banana, arancio, sentori metallici. Ci sorprende in bocca per una carbonatazione abbastanza modesta. E’ dolce, con arancia, mela, banana ed un po’ di amaro a fine corsa che però più che assomigliare a qualcosa di erbaceo dà un’impressione d’artificialità, ed è forse la parte peggiore di questa birra (?) analcolica. L’abbiamo acquistata più che altro per curiosità; è rinfrescante (anche se avremmo preferito qualche bollicina in più) ma non ci è sembrata molto buona, né come birra analcolica, né come bibita. Meglio una Fanta, se si vuole stare sull’arancio, o un bel pompelmo in lattina, che tra l’altro richiamerebbe anche il luppolo della West Coast. Formato: 33 cl. alc. 0%, prezzo 1.25 €.

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english summary:
Brewery: Brouwerij Hoegaarden (InBev), Hoegaarden, Belgium.
Appearance: cloudy pale yellow with a thick frothy white head. Aroma: mostly banana and sweet orange. Mouthfeel: low carbonation, light body. Taste: banana, orange, apple; there’s some bitterness in the finish but tastes like something artificial and not really grassy. Overall: good old Pierre Celis’ Hoegaarden has been sadly changed for worst by multinational InBev over the years. This is a relatively new product, described as an alcohol free “natural refreshment inspired by Hoegaarden”. Yes, the ingredient list is also including barley malt, wheat and hops, but the result is not very pleasant. Surprisingly low carbonated, yes it’s refreshing but we’d rather stuck with a Fanta or, even better, a Grapefruit juice which would make us think about US West Coast hops. Can; 33 cl., 0% ABV, 1.25 Eur.

lunedì 25 luglio 2011

Britt Blanche

Prodotta dalla Brasserie Britt (Brasserie de Bretagne) ed aromatizzata con coriandolo e scorza d'arancio. All’aspetto è di colore giallo paglierino, leggermente velato. La schiuma è bianca, fine e cremosa; svanisce rapidamente lasciando però il “pizzo” nel bicchiere. L’aroma è abbastanza fresco, “vivace” ed abbastanza elegante; coriandolo, frumento/banana, e sentori fruttati d’arancio. Il corpo è molto esile, inversamente proporzionale al livello di carbonatazione. Le cose vanno meno bene in bocca, con troppa acqua e poca pulizia che non permette di riconoscere molto a parte un po’ di arancio. Chiude con una secchezza apprezzabile ma si tratta di una blanche completamente priva di acidità ed alla lunga il monotono gusto di “dolce arancia” stanca il palato. C’è anche un po’ di amaro erbaceo in mezzo a tanta acqua, a fine corsa. Peccato, era partita abbastanza bene. Formato: 33 cl., alc. 4.8%, lotto B143146F1, scad. 20/05/2012, prezzo 2.40 €.

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english summary:
Brewery: Brasserie Britt (Bretagne), France.
Appearance: hazy straw yellow color with a collapsing creamy white head leaving a small lace into the glass. Aroma: quite crisp and nice; wheat/banana, orange, coriander. Mouthfeel: very light body, watery texture, high carbonation. Taste: not much besides watery and an unclean mixture out of which we can detect some orange. Light grassy bitterness at the end. No real aftertaste. Overall: nice aroma, but disappointing taste. A sweet blanche without any acidity at all. Bottle. 33 cl., 4.8% ABV, batch B143146F1, bb.. 20/05/2012, price 2.40 €.

lunedì 18 luglio 2011

La Blanche de Castillon

La Brasserie Mare Nostrum si trova a Castillon, nell'entroterra delle Alpi Marittime francesi ma anche a pochi passi dalla costa francese poco dopo il confine italiano di Ventimiglia. Oltre alla birra, produce anche bevande (limonate ed aranciate, utilizzando gli agrumi della zona di Mentone) e liquori. Questa blanche è all'aspetto di colore oro pallido, nebuloso. La schiuma è molto generosa, bianca, fine e cremosa, molto persistente. Al naso i sentori tipici dello stile: arancio, banana, leggera speziatura con coriandolo in evidenza e lieviti. Snella al palato, con una carbonatazione elevata. Purtoppo le cose peggiorano in bocca; gusto poco pulito, quasi impossibile identificarne gli elementi, con una presenza invadente di lieviti che ricoprono tutto e rendono anche la birra meno beverina di quello che vorrebbe essere. Dolce, con completa assenza di acidità ed una fastidiosa astringenza. Finisce eccessivamente acquosa. Bottiglia da 33 cl., alc. 6%, lotto 70, scad. 01/06/2012, prezzo 3 €.

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english summary:
Brewery: Mare Nostrum Brasseur du Sud, Castillon, France.
Appearance: clouidy pale golden topped with a big creamy white head. Aroma: orange, banana, coriander, yeast. Mouthfeel: light body, high carbonation. Taste: things get worst here. Very unclean and yeasty. Sweet, complete lack of any refreshing acidity, and astringent. Watery finish. Overall: a “blanche” with a nice aroma, but messy taste. Bottle: 33 cl., 6% ABV, batch 70, bb. 01/06/2012, 3 €.

mercoledì 13 luglio 2011

Dupont Blanche Du Hainaut Biologique

La Blanche Du Hainaut non è certamente la birra che ha reso famosa la Brasserie Dupont e, dobbiamo ammetterlo, nemmeno tra le migliori blanche che abbiamo bevuto fin'ora. Colpa forse di una bottiglia che è rimasta per un po' troppo tempo in cantina in attesa della stagione estiva. Prodotta con ingredienti esclusivamente biologici, a partire dai malti d'orzo e di frumento, ai luppoli, sino al coriandolo ed alla scorza d'arancio. All'aspetto è di colore oro pallido, leggermente velato; la schiuma, enorme, è fine e cremosa, bianca, molto persistente. Al naso troviamo sentori di banana, arancio, ed una leggera speziatura (coriandolo). In bocca risulta molto vivace, con una carbonatazione elevata ed un corpo leggero che la rendono molto beverina. Purtroppo abbiamo riscontrato una presenza predominante e troppo invadente di banana a coprire un po' tutto. L'impressione è quasi di una weizen bavarese. Il finale è secco, manca praticamente di retrogusto, ed al palato perdurano ancora le note di banana. Una leggera acidità la rende rinfrescante, ma questa bottiglia non ci ha convinto. Cercheremo di riassaggiarla, più fresca, alla prima occasione. Formato: 25 cl., alc. 5.5%, lotto 10090A, scad. 03/2012, prezzo 2.50 €.

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english summary:
Brewery: Brasserie Dupont, Belgium.
Appearance: hazy golden color topped with a huge creamy white head. Aroma: banana/wheaty, orange and some spices (coriander). Mouthfeel: light body, lively carbonation. Taste: dominated by banana, which makes this closer to a German hefeweizen rather than a Belgian blanche/witbier. Nice refreshing light acidity. Finish is dry, but there’s more of sweet banana even in the aftertaste. Overall: a disappointing beer from a brewery which usually delivers very nice products. This bottle stood maybe for too long time in our cellar waiting for the hot summer days. We’ll give it another try as soon as possible. Bottle: 25 cl., 5.5% ABV, batch 10090A, bb. 03/2012, price 2.50 €

domenica 3 luglio 2011

La Saint-Pierre Blanche de l’Oncle Hansi

Siamo in Alsazia, circa a metà strada tra Colmar e Strasburgo; pochi chilometri ad est, il confine con la Germania. Brasserie artisanale de Saint-Pierre: al birrificio, nell’omonima cittadina alsaziana, è possibile degustare le birre ed abbinarle a specialità gastronomiche locali. La Blanche de l'Oncle Hansi è di colore giallo paglierino, velato, con un bel cappello di schiuma bianca, fine e cremosa, persistente. L’aroma è poco pronunciato; avvertiamo sentori di fruttati (arancio, leggera banana data dal frumento) e coriandolo. Al gusto dominano note fruttate, soprattutto quelle di banana derivanti dal frumento utilizzato, con arancio e coriandolo rilegati in secondo piano. Secca, dal corpo leggero e alta carbonatazione, finisce molto corta lasciando una nota appena percepibile di amaro erbaceo. E’ una blanche dal gusto abbastanza pulito, discreta. Formato: 50 cl., alc. 5.6%, lotto sconosciuto, scad 07/2012.

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english summary:
Brasserie artisanale de Saint-Pierre, France.
Hazy straw yellow color with a thick creamy white head. Light aroma of orange, coriander and banana. Fruity taste dominated by banana/wheat; there’s a bit of orange and spices (coriander), too. Watery, light bodied, highly carbonated. Short finish with a light hoppy note. This is not a bad blanche beer, indeed. Bottle: 50 cl., 5.6% ABV, batch unknown, bb. 07/2012.