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mercoledì 3 dicembre 2014

Free Lions Big Zombie

Nuovo appuntamento con il birrificio Free Lions. Dopo la Maddeké IPA (7% ABV)  assaggiata qualche settimana fa, ecco quella che in qualche modo potrebbe considerarsi la sorella “leggermente” maggiore (7.4%) Big Zombie. L’etichetta stessa riporta la scritta “2 x IPA”. Se non erro è una novità 2014, essendo arrivata ad inizio anno ed essendo anche la prima produzione creata da Andrea Fralleoni assieme a Massimo Serra, che ha lasciato il vicino birrificio Turan per approdare, a Tuscania, alla corte di Free Lions. Si tratta di una IPA realizzata solamente con luppoli continentali: Admiral, Polaris e Mandarina.
L'aspetto non è il suo punto di forza; ambrato torbido, com riflessi ramati. Bisogna versarla in modo un po' aggressivo per generare un dito di schiuma biancastra, grossolana e poco persistente.  Il naso evidenza una buona freschezza ma poca intensità: resina, caramello, sentori di agrumi (mandarino) e di mango. La scarsa schiuma si traduce al palato in una birra (purtroppo) quasi piatta: il corpo è medio, con una consistenza quasi oleosa. Bandita al palato la parola "equilibrio"; questa Big Zombie è una IPA che oscilla tra due estremi: inizia muscolosa e molto dolce, ricca di caramello, biscotto, marmellata e frutta tropicale, per poi svoltare improvvisamente strada verso l'amaro resinoso, balsamico, enfatizzato dall'alcool che non si nasconde e richiama attenzione. 
La bevibilità è giocoforza limitata, la birra è intensa ma (forse volutamente?) rozza, priva di eleganza o grazia; discreto il livello di pulizia, penalizzata un po' dalle bollicine quasi assenti, chiude amara di resina e calda di alcool. 
Mi ha ricordato a tratti Lo Straniero, una collaborazione a sei mani tra Free Lions, Revelation Cat e Left Hand: altra birra molto muscolosa ed intensa, dove però c'era un senso compiuto, un passaggio progressivo dal dolce al molto amaro che invece non ho trovato in questa Big Zombie. Alla fondamentale domanda "la ricompreresti?", questa volta mi tocca rispondere di no. 
Formato: 33 cl., alc. 7.4%, IBU 65, scad. 29/11/2014, pagata 3.50 Euro (stand birrificio).

Nota: la descrizione della birra bevuta è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 10 novembre 2014

Free Lions Maddekè

Non ha certo nessun timore nel produrre birre “amare” Free Lions, birrificio laziale (Tuscania, VT) guidato da Andrea Fralleoni ed attivo settembre 2011. Non mi capita di berlo con molta frequenza, ma negli incontri avvenuti in passato ricordo una American Pale Ale abbastanza “spinta”, una collaborazione con Revelation Cat e Left Hand che mirava quasi ad assaltare il palato,  e persino una coraggiosa ed amara birra Natalizia (Agreste Fidelis) che sfidava la tradizione “dolce”. 
A novembre 2012 viene invece realizzata una IPA simpaticamente chiamata Maddekè: l’espressione rimanda ovviamente al dialetto romano, e l’allusione è alla disponibilità di luppolo Amarillo,  impossibile da reperire – in quel periodo – sul mercato. Leggo su alcuni siti che si tratterebbe quindi di una India Pale Ale ispirata alla tradizione inglese piuttosto che a quella americana, ma secondo microbirrifici.org i luppoli utilizzati sarebbero Cascade e Columbus in boiling, Pacific Jade e Chinook in dry hopping: non esattamente quelli della tradizione inglese, insomma.  E’ di un bel color ambrato con riflessi rame, mentre il cappello di schiuma biancastra che si forma, benché fine e cremoso, non è molto persistente. L’aroma non è particolarmente intenso ma è pulito nella sua semplicità: pompelmo, caramello e biscotto, qualche lieve sentore di aghi di pino.  
Le cose vanno meglio in bocca, dove l’asticella si alza: ad un breve ingresso maltato (biscotto) fa subito seguito un amaro pungente, intenso e resinoso, che va a caratterizzare la bevuta. Il dolce, (caramello, polpa di pompelmo) è solamente una lieve presenza che non fa spostare di un millimetro il percorso di questa birra: nessuna concessione ruffiana di frutta tropicale, ma un amaro vegetale e resinoso, a tratti quasi balsamico, che impone la sua presenza. La birra è pulita, l’eleganza non è forse nel suo DNA ma ad ingentilire un po’ la bevuta c’è un ottimo mouthfeel:  gradevole, quasi morbida, dal corpo medio e con una carbonatazione modesta.   Se avete voglia di una birra amara, che non fa grossi sconti, potete ordinare una Maddeké e non ne resterete delusi:   la bevuta è piacevole, ma la sua caratteristiche principale ne è inevitabilmente anche il suo limite: una volta soddisfatto il pieno di amaro, non (mi)  rimane tutta 'sta voglia di proseguire e di andare oltre la prima pinta.
Formato: 33 cl., alc. 7%, IBU 78, lotto 0159, scad. 04/08/2015, pagata 3.50 Euro.  

lunedì 28 luglio 2014

Free Lions/Revelation Cat/Left Hand Lo Straniero

Nella settimana che andava dal 17 al 24 Febrraio 2013, si tenne a Roma la  Colorado Beer Week un’iniziativa che ha coinvolto locali e beershop nei quali  sono stati organizzati eventi e degustazioni con la presenza di Doug Odell, fondatore della Odell Brewing Co.  e di Eric Wallace della Left Hand Brewing Co.; oltre a questi birrifici  era disponibile una vasta selezione di birre provenienti da Oskar Blues, Avery e Steamworks e fatte arrivare in Italia dal Colorado da Impexbeer. Alex Liberati (titolare di Impexbeer e del birrificio Revelation Cat) e Andrea Fralleoni del birrificio Free Lions non si sono certo fatti sfuggire l’occasione di avere a Roma  due birrai americani, ed hanno convinto Eric Wallace di Left Hand a realizzare una birra collaborativa a “tre mani”, prodotta presso gli impianti di Free Lions (Tuscania). 
La birra che nasce dal trio Liberati/Wallace/Fralleoni è una American Strong Ale ultraluppolata ("guidata dall'esperienza e dall'ispirazione del momento") che viene chiamata “Lo Straniero” (no, purtroppo non credo ci sia alcun riferimento al capolavoro di Albert Camus..) e che viene presentata durante l’Italia Beer Festival di Milano 2013. I debutti all’IBF portano evidentemente fortuna (cfr. il  caso Extraomnes Zest all'IBF 2011)  perché Lo Straniero si aggiudica il premio di miglior birra del festival  tra le circa 130 presenti. Il 5 Aprile la birra debutta anche al di fuori dal festival, alle spine (ovviamente) della Brasserie 4:20 di Alex Liberati. Quella che sembrava essere una collaborazione unica, "one shot", ha evidentemente riscosso il favore di pubblico necessario per essere già replicata nel 2014.
Senza nessuna indicazione sulla tipologia di malti/luppoli utilizzati, arriva nel bicchiere di un bel color ambrato velato con intensi riflessi rossastri; la schiuma è molto compatta e fine, cremosa, color ocra, molto persistente. L'aroma rivela freschezza e pulizia, ed un carattere decisamente dolce di mango, melone ed ananas maturo, arancia rossa, pompelmo e caramello. Ma si tratta solo di un "aperitivo" di quanto sta per accadere in bocca: il gusto è davvero molto intenso, con una potenza che forse tralascia un po' l'eleganza, ma che regala la robusta spina dorsale maltata (biscotto e caramello) necessaria al sostegno della generosissima luppolatura che dapprima richiama il dolce tropicale ed il pompelmo, per poi cancellare tutto con una poderosa ondata amara, resinosa e pungente, che riesce comunque a non raschiare il palato. L'alcool (7.7%) c'è ed irrobustisce la bevuta, scaldando il palato e facendosi sentire soprattutto nel lungo ed intenso retrogusto amaro ricco di resina; non è certamente una birra da bevuta seriale, ma la bottiglia si svuota senza che sia necessario troppo impegno. E' pulita e molto muscolosa,  ben riuscita, tutta basata sul delicato equilibrio della freschezza che tiene assieme e fa funzionare tutte le sue componenti, prima che il passaggio dei mesi la possano trasformare in una pericolosa bomba di caramello, marmellata d'agrumi e luppoli stanchi. Cercate quindi di bere il più rapidamente possibile questo pezzo di artiglieria pesante, un "commando" che ha la bellicosa intenzione di assaltare il vostro palato a colpi di luppolo.
Formato: 33 cl., alc. 7.7%, lotto 1410, scad. 08/03/2015, pagata 6.00 Euro (beershop, Italia).

giovedì 27 dicembre 2012

Free Lions Agreste Fidelis 2012

Anche il giovane (2011) birrificio laziale Free Lions, del quale abbiamo parlato più approfonditamente in questo post ha prodotto la sua birra per celebrare le festività natalizie. Introdotta dalla poco rassicurante etichetta disegnata da Sicioldr e vagamente ispirata alle inquietanti creature di Hieronymus Bosch ma anche di Pieter Bruegel, questa Agreste Fidelis si allontana volutamente dalle tradizionali birre natalizie d'ispirazione belga dolci e "candite". Il bouquet di spezie utilizzate è notevole (cannella, cardamomo, chiodi di garofano, coriandolo, ginepro, pepe rosa, zenzero) e spesso troppa carne al fuoco (o in un bicchiere) non produce un risultato molto convincente; ma si dall'aroma appare chiaro che la situazione è invece sotto controllo con una bella apertura vegetale, quasi balsamica, ricca di piante officinali e spezie: salvia, ginepro, chiodi di garofano, coriandolo e - ci sembra - rosmarino. Naso molto singolare, se pensiamo ad una birra Natalizia, ma pulito. Ci convince un po' meno in bocca, con un corpo sorprendentemente leggero (per un ABV di 8.2%) ed una base maltata che fatica ad affermarsi, lasciando subito la scena ad un amaro erbaceo che richiama quasi in toto l'aroma. La carbonazione molto contenuta e la consistenza quasi watery la rendono molto facile da bere ma il risultato di questa facilità di "entrata" è molto poco warming (riscaldante) per chi la beve in Dicembre. Chiude con un amaro deciso ed un po' pepato dove spiccano note di ginepro e di zenzero; birra di color ambrato carico, con dei bei riflessi rubini, con una piccola "testa" di schiuma beige, fine e cremosa. Più pulita al naso che al palato, è una natalizia amara, piuttosto coraggiosa ed atipica, senza evidenti difetti, la cui piacevolezza probabilmente dipenderà dal gusto personale di chi la incontra. Formato: 33 cl., alc. 8.2%,  scad. 0701/2014, prezzo 5.00 Euro (15.15 €/litro).

lunedì 6 agosto 2012

Free Lions Area 51

Del Birrificio Free Lions della bella Tuscania (Viterbo) avevamo accennato brevemente nel corso della degustazione delle birre di Stavio, che vengono appunte prodotte presso questi impianti. Ma Free Lions è prima di tutto l'avvenuto passaggio al mondo dei "professionisti" di Andrea Fralleoni, anche lui proveniente dall'homebrewing. Una realtà nuova, che ha aperto le porte a settembre del 2011 e che, ci sembra di capire, in questa prima fase ha preferito concentrare le proprie risorse economiche sulla "sostanza" piuttosto che sugli aspetti comunicativi (il riferimento è a questi commenti  su Cronache di Birra). Anche il sito internet del birrificio è ancora una semplice pagina "in divenire". Abbiamo tra le mani una bottiglia di Area 51, un'American Pale Ale (cita l'etichetta) luppolata con Cascade ed Amarillo. Il colore è un bel ambra/rame, ma l'aspetto è un po' penalizzato dalla schiuma grossolana, poco ampia e poco persistente. Al naso ci accoglie un aggrumato di arancio e pompelmo, elegante e abbastanza pulito, ma poco pronunciato. In bocca ci colpisce subito la carbonazione un po' troppo spenta, che rende la birra molto scorrevole ma anche un po' troppo "piatta"; il corpo è da medio a leggero. L'imbocco è di biscotto, seguito un leggero caramello che ben lega e si amalgama con il fruttato dolce della polpa di agrumi; nella seconda parte della bevuta si spinge l'acceleratore sull'amaro, con un finale ricco di scorza di pompelmo ma anche di qualche nota di radice. Birrificio giovane, ma una birra che ha già delle buone basi su cui lavorare; c'è - soprattutto - un buon livello di pulizia generale ed una buona intensità di gusto, crediamo volutamente sbilanciato sulla componente amara al punto di farla risultare una American Pale Ale  abbastanza "spinta", al confine con una IPA. Purtroppo questa bottiglia è penalizzata da una carbonazione davvero troppo spenta che le toglie molta vitalità. Formato: 33 cl., alc. 5%,  lotto 21N, scad. 8/2013.