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martedì 3 marzo 2020

Hoppin' Frog / Lervig Bourbon Barrel Aged Sippin' Into Darkness


Nel 2016 il birrificio dell’Ohio Hoppin' Frog, per il quale non ho mai nascosto il mio amore quasi incondizionato, ha festeggiato il suo decimo compleanno con un breve tour europeo che lo ha portato a collaborare con alcuni birrifici del nostro continente: i danesi della Dry &  Bitter per una Baltic Porter, la beerfirm To Øl (SS Stout),  gli inglesi di Siren (la piccante 5 Alarm) e i norvegesi di Lervig con la massiccia Sippin Into Darkness Imperial Stout. Ve ne avevo parlato in questa occasione
Si tratta di una birra ispirata al Chocolate Martini, un cocktail inventato da Rock Hudson ed Elizabeth Taylor quando si trovavano a Marfa (Texas) per le riprese del film “Il Gigante”. Correva l’anno 1955 e i due attori, che vivevano in villette adiacenti, diventarono amici e si ritrovavano spesso la sera a far tardi con un bicchiere in mano. “Eravamo così giovani – ricordava Hudson – potevamo mangiare e bere tutto quello che volevamo e non sentivamo mai il bisogno di dormire. Una sera inventammo il miglior drink che mi sia mai capitato di bere, un Martini al cioccolato fatto con vodka, sciroppo di cioccolato Hershey's e Kahlúa (un liquore messicano al gusto di caffè). Non so come siamo riusciti a sopravvivere.”  Anche se tecnicamente non era un Martini, la bevanda inventata quella sera divenne molto popolare a Hollywood ispirando poi la nascita di una serie di miscelati al cioccolato: moltissime le varianti che vengono oggi chiamate Chocolate Martini, quasi tutte basate su vodka e un liquore al cioccolato ai quali vengono poi aggiunti ingredienti a fantasia, come ad esempio vaniglia, menta, lamponi, panna.  
I birrai Mike Meyers (Lervig) e Fred Karm (Frog) si trovarono a Stavanger, Norvegia, per realizzare Sippin' into Darkness, una imperial stout con aggiunta di lattosio, fave di cacao e vaniglia: la birra (12%) prodotta sugli impianti di Lervig è arrivata nei negozi europei a luglio 2016, mentre la sorella americana (10%) prodotta in Ohio fu presentata a metà ottobre. Entrambe le versioni sono poi finite ad invecchiare in botti di bourbon ed il risultato è stato imbottigliato l’anno successivo; questa volta entrambe le birre hanno la stessa gradazione alcolica (12%). Visto che avevo in cantina una bottiglia di entrambe ho pensato di fare un confronto assaggiandole contemporaneamente per vedere similitudini e differenze: il risultato è stato abbastanza netto.

Le birre.
Non sono riuscito ad assaggiare la Sippin' into Darkness “base” prodotta da Hoppin Frog, ma quella di Lervig si spingeva pericolosamente in un territorio a me poco gradito, quello “pastry”, essendo dominata da vaniglia e cioccolato al latte. La sua versione barricata prosegue ovviamente in questa direzione. Il suo vestito è quasi nero e la schiuma si dissolve immediatamente: al naso dominano vaniglia e cioccolato al latte, oscurando praticamente ogni altro elemento. I profumi sono intensi ma poco eleganti: immaginate di scartare una merendina. Il corpo è pieno, le bollicine sono poche ma riescono comunque e dare fastidioso pizzico. La bevuta è fortunatamente un po’ più variegata: l’asse vaniglia-cioccolatte è parzialmente interrotto dalla frutta sotto spirito e nel finale arriva un po’ di bourbon ad “asciugare” una birra che a me risulta quasi stucchevole.  Non c’è tuttavia una gran profondità, la pulizia non è impeccabile  e l’effetto merendina è sempre dietro l’angolo. A qualcuno magari piacerà molto, ma una sorta di infuso alla vaniglia non è la birra che fa per me.


In Ohio sembrano pensarla come il sottoscritto e la versione Barrel Aged realizzata da Hoppin’ Frog è di tutt’altra pasta. Basta guardare come la birra si presenta nel bicchiere: nera, sormontata da una bella testa di schiuma cremosa e dalla buona persistenza. In evidenza al naso troviamo bourbon e i cosiddetti dark fruits (prugna, uva passa di Corinto, frutti di bosco): in secondo piano emergono cioccolato, tabacco, vaniglia, fico caramellato. L’intensità non è molto elevata ma questa “mancanza” è compensata da un bel livello di finezza ed eleganza. Splendido il mouthfeel: pieno, denso ed oleoso, la carbonazione è media ma non disturba affatto. In bocca Sippin' Into Darkness di Hoppin’ Frog è inizialmente ricca di melassa, dark fruits, liquirizia e cioccolato ma il bourbon prende progressivamente il comando delle operazioni portando l’equilibrio necessario in un’imperial stout nella quale torrefatto e caffè sono praticamente assenti. Nel retrogusto affiorano piacevoli ricordi di vaniglia e cioccolato.   Un’interpretazione completamente differente rispetto a quella di Lervig: qui è la componente birra a dominare lasciando il resto in secondo piano. Nel bicchiere c’è tutto il DNA delle imperial stout di Hoppin’ Frog: una birra potente e dura, ben marcata dal passaggio in botte. Il livello è piuttosto alto e la “gara” è vinta in partenza, per quel che mi riguarda.  
Decidete voi cosa preferite bere: se amate il genere pastry la versione di Lervig fa per voi, se invece avete voglia di bere una birra virate su quella prodotta negli Stati Uniti.
Nel dettaglio:
Lervig Sippin' Into Darkness Barrel Aged,  33 cl., alc. 12%, lotto 10/01/2018, scad. 10/01/2028,  9-10 Euro
Hoppin' Frog Sippin' into Darkness Bourbon Barrel-Aged, 65 cl., alc. 12%, lotto e scadenza non riportati, 19-20 euro

NOTA: Prezzi indicativi (beershop). La descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 24 gennaio 2020

Hoppin' Frog Barrel Aged TORIS The Tyrant

Per un triennio è stata l’ammiraglia delle Imperial Stout di casa Hoppin’ Frog, birrificio dell’Ohio guidato da Fred Karm.  Parliamo della T.O.R.I.S. The Tyrant (Triple Oatmeal Imperial Stout) che avevamo assaggiato in questa stagione. La birra era nata nel 2016 per festeggiare la caduta della House Bill 37, una legge dello stato americano che vietava di produrre e vendere birre con un ABV superiore al 12% all’interno dei propri confini.  Karm si era battuto per anni assieme alla Ohio Craft Brewers Association contro questo divieto che venneo rimosso solamente il 31 maggio 2016: in agosto il senatore Keith Faber consegnava a Fred Karm il martelletto di legno usato dal giudice per approvare le modifiche alla legge e nello stesso giorno si svolgeva la festa per la messa in commercio di una versione barricata dell’American Barley Wine In-Ten-Sity, 12%. Il vero party fu tuttavia quello del 31 agosto, quando fu messa in vendita la prima birra che superava il limite un tempo proibito:  una versione potenziata di una delle birre che hanno contribuito al successo di Hoppin’ Frog, ovvero l’imperial stout BORIS The Crusher (9.4%). Lei e la sua sorella maggiore DORIS The Destroyer (10.5%) venivano affiancate dalla mastodontica TORIS (Triple Oatmeal Imperial Stout) The Tyrant  (13.8%).  
“Ci sono voluti tantissimi sforzi - dice Karm –  è da ventidue anni che faccio birra in Ohio ma sento che solo adesso possiamo davvero spiegare le ali. Avevamo già pronte almeno cinque ricette con ABV superiore al 12%, ma dovevamo sceglierne una e realizzare la sorella maggiore di BORIS è stata una scelta ovvia. Ma ne arriveranno presto altre. Ho sempre volute far birre speciali, non birre da bere tutti i giorni”.  
Tre anni dopo Karm ha voluto portare la sua Imperial Stout oltre quel limite e lo scorso agosto ha messo in vendita la Q.O.R.I.S. The Quasher  - Quadruple Imperial Stout (15.7%).  In attesa che giunga anche nel nostro continente ci “consoliamo” con le immancabili versioni barricate di TORIS che sono iniziate ad arrivare nel 2017. Oltre al classico passaggio in botti di Bourbon c’è stato anche quello nelle botti di whisky del Colorado (Rocky Mountain); chi ha invece la fortuna di potersi recare alla taproom di Hoppin Frog ne può assaggiare qualche altra edizione limitata, tipo la Cherry Bitters Barrel-Aged T.O.R.I.S

La birra.
Le prime bottiglie di Barrel Aged TORIS vengono messe in vendita al birrificio il 3 giugno del 2017 al costo di 17,99 dollari a bottiglia più tasse. L’etichetta è ovviamente la stessa della TORIS “normale”, con il potente carrarmato in bella evidenza. Il suo colore è nero, la schiuma è modesta ma abbastanza cremosa. Il bourbon apre il sipario di un aroma caldo ed avvolgente nel quale si scorgono dettagli di legno, cioccolato, melassa, fruit cake: bene intensità e pulizia, non c’è invero molta profondità a voler essere pignoli. Al palato è piena, piuttosto oleosa ma non per questo ingombrante: la bevuta è altrettanto calda e potente, ricca di bourbon, frutta sotto spirito, fruit cake e melassa. E’ dolce ma ben asciugata dall’alcool e bilanciata da un finale amaro nel quale arrivano tostature, caffè, cioccolato fondente e anche un po’ di luppolo. Una birra che picchia duro ma che non è difficile da sorseggiare: la sua coda è una lunghissima passeggiata, quasi interminabile, tra bourbon, cioccolato e caffè. 
Nessuna sorpresa nel bicchiere: ci si ritrova la splendida TORIS che viene ulteriormente potenziata dal passaggio in botte: viene sacrificato qualche dettaglio e per questo credo di preferire la versione “normale” a questa barricata.  Non è il nirvana ma il livello è indiscutibilmente elevato: non è affatto difficile reperirla e se si ha un po’ di pazienza spesso la si trova anche scontata. La mia è rimasta in cantina per due anni e non ne ha per nulla risentito. 
Formato 65 cl., alc. 13.8%, IBU 65, imbott. 05/2017, prezzo indicativo 18.00-24.00 euro

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa lattina e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 8 maggio 2019

Hoppin' Frog Maple Whiskey Barrel Aged BORIS

E’ sempre con piacere che parlo di una delle mie birre preferite, l’imperial stout B.O.R.I.S. The Crusher prodotta dal birrificio Hoppin’ Frog di Akron, Ohio. B.O.R.I.S. sta per Bodacious Oatmeal Russian Imperial Stout e la birra viene prodotta  dal 2006, anno in cui il birraio Fred Karm (“la rana”, questo il soprannome che gli veniva dato in famiglia) ha messo in moto il motore di Hoppin’ Frog. Questa birra ha contribuito in maniera determinante al successo del birrificio portandolo in cima alle classifiche del beer rating e, soprattutto, regalandogli i primi riconoscimenti e le prime medaglie (oro nel 2008 e nel 2011) al Great American Beer Festival.  
Inevitabile che una birra di successo venga poi “sfruttata” commercialmente a più non posso, e così nel corso degli anni le varianti di BORIS sono andate via via moltiplicandosi. Limitamoci oggi a quelle degli invecchiamenti in botte. Oltre alla classica versione Barrel Aged (Heaven Hill Whiskey) ci sono BORIS Bairille Aois  (Whiskey Irlandese), BORIS Royale (whiskey canadese) e BORIS Van Wink (Kentucky whiskey), Rocky Mountain BORIS (in botti ex-whiskey dal Colorado), Rum Barrel Aged BORIS,  BORIS Batch #200 ora rinominata BORIS Extended Barrel-Aged  (invecchiata in botti di Kentucky Bourbon per cinque volte più a lungo rispetto alla BORIS Van Wink, credo).  La lista va integrata con le ultime arrivate Cherry Bitter Barrel Aged BORIS, Vanilla Bitter Barrel Aged BORIS, Barrel Aged BORIS Choco-Marsh Café, Barrel Aged BORIS Nilla,  Barrel Aged BORIS Mark of the Lizard, Barrel Aged BORIS Lizard Creek, Barrel Aged BORIS CBC Gazebo, Barrel Aged BORIS Batch 300. E ne avrò sicuramente tralasciata qualcuna.

La birra.
A gennaio 2018 è arrivata la prima versione di BORIS con aggiunta di un ingrediente che sta diventando sempre più popolare tra i birrofili: lo sciroppo d’acero. La Maple Whiskey Barrel Aged BORIS è stata invecchiata in barili d’acero che avevano contenuto un non ben specificato whiskey canadese; nel corso dell’invecchiamento sono stati aggiunti sciroppo d’acero canadese e chips di quercia tostate e precedentemente imbevute nello sciroppo d’acero. L’esperimento è stato poi ripetuto a gennaio 2019. Le bottiglie da 35,5 centilitri di questa nuova variante di BORIS sono arrivate anche nel nostro continente. Hoppin Frog non mette sulle bottiglie nessuna indicazione utile a risalire alla data di produzione, ma considerando le tempistiche di trasporto direi che si tratti delle bottiglie commercializzate all’inizio del 2018. 
Il bicchiere si colora del classico “nero” BORIS mentre la schiuma, contrariamente ad altre versioni di questa birra, è di dimensioni modeste e poco persistente. Ricco, intenso, goloso: l’aroma è quasi un dessert, ma non confondetelo con quello di una pastry stout -  precisazione d’obbligo nel 2019. Fudge, caramello, fruit cake, sciroppo d’acero, cioccolato: ad accompagnarli il whiskey e qualche nota legnosa.  Nessuna sorpresa per quel che riguarda il mouthfeel; BORIS è da sempre una imperial stout potente che tuttavia sa accarezzare il palato con una morbidezza setosa e vellutata: meraviglie dell’avena. La bevuta mostra piena corrispondenza con l’aroma delineando una birra molto intensa il cui cuore dolce (fudge, caramello, fruit cake, cioccolato vaniglia e sciroppo d’acero) viene poi bilanciato quasi per incanto dal calore del distillato e da un lieve amaro che sembra provenire più dal luppolo che dai malti tostati. Il risultato è una BORIS più dolce e quindi più docile rispetto alla norma nella quale lo sciroppo d’acero gioca un ruolo determinante. Io avrei gradito trovarci anche qualche note di caffè o torrefatto, ma quei entriamo nel campo delle preferenze personali. Gli elevati standard della BORIS, per me vero e proprio punto di riferimento quando si tratta di imperial stout, sono rispettati: grande birra, intensa e profonda ma non difficile da bere, caratterizzata dallo sciroppo d’acero e da un bel passaggio in botte. 
Formato 35,5 cl., alc. 9.4%, IBU 60, lotto non riportato, prezzo indicativo 12,00-16,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 23 novembre 2018

Hoppin’ Frog Rocky Mountain DORIS

Ammetto il mio debole per le imperial stout di  Hoppin’ Frog, birrificio guidato dal 2006 da Fred “la rana” Karm ad Akron, Ohio.  BORIS The Crusher, DORIS The Destroyer  e TORIS The Tyrant rappresentano per me una delle massime espressioni dello stile: pochi fronzoli, tanta sostanza, e lontane dall’ondata di birre-dessert che ha invaso negli ultimi tempi il mondo della birra artigianale, soprattutto americana. BORIS viene prodotta dal 2006 ed è la birra che ha portato a Karm i primi riconoscimenti e le prime medaglie (oro nel 2008 e nel 2011) al Great American Beer Festival, contribuendo in maniera decisiva al successo di Hoppin’ Frog:  le sue sorelle maggiori DORIS e TORIS non sono da meno.
Giusto sfruttarne il successo realizzando quelle molteplici varianti che rappresentano uno strumento indispensabile per assecondare la sete di novità dei beer geeks: in questa occasione avevamo passato in rassegna quelle di BORIS; per quel che riguarda DORIS il proliferare è stato meno evidente. Oltre a tre diversi invecchiamenti (Barrel Aged DORIS, Barrel Aged DORIS Royale e Rocky Mountain DORIS) abbiamo le derive Marshmallow DORIS e Peanut Butter DORIS, avvistate sporadicamente solo alle spine della taproom.

La birra.
Fred  Karm è notoriamente molto restio nel divulgare informazioni sulle proprie birre e quindi nulla sappiamo sulla ricetta di DORIS; non è neppure mai stata rivelata la provenienza delle botti di whiskey (Heaven Hill?, si mormora) utilizzate per produrre la versione “standard” della Barrel Aged DORIS.  Nel 2016 Hopping Frog ha comunque messo in vendita due nuove edizioni “Rocky Mountain” di BORIS e DORIS, realizzate con botti ex-whiskey single malt provenienti, come il nome suggerisce, dal Colorado. Rocky Mountain DORIS debutta al birrificio il 14 maggio 2016 con, garantisce Karm, un “carattere molto più assertivo rispetto alla nostra standard Barrel-Aged D.O.R.I.S. Questa versione è una dimostrazione di come lavoriamo duro per dare ai nostri clienti solo il meglio”.   
DORIS è vestita completamente di nero ma come al solito ad impressionare è il colore scuro e minaccioso della propria schiuma che, in questa versione, ha una discreta ritenzione. Il naso è ricco e caldo, avvolgente: il whisky bagna delicatamente fruit cake, cioccolato, toffee, prugne e uvetta, tostature e qualche accenno di vaniglia. La sensazione palatale è oleosa e densa, ma leggermente meno morbida e “delicata” (per quanto può essere una imperial stout da 10.5%) della versione non barricata. Potente ed esuberante, bilanciata e non priva di una certa eleganza: nessuna sorpresa nel bicchiere, anche questa versione di DORIS regala grandi soddisfazioni a colpi di melassa, fruit cake, vaniglia, cioccolato e frutta sottospirito; l’amaro delle tostature e qualche ricordo di caffè viene enfatizzato dalla generosa luppolatura. Lascia una calda, lunga e morbida scia etilica ricca di whisky, legno e frutta sotto spirito. 
Il modus operandi è sempre quello: comodi in poltrona, bicchiere tra le mani, sorseggiare in tutta tranquillità, riscaldati e coccolati. I due anni dalla messa in bottiglia l’hanno ammorbidita e resa un po’ più mansueta: amaro, tostature ed alcool sono molto ben amalgamati tra di loro e nessuno cerca di prevalere. Livello alto e, anche se impegnativa, delizia per il palato e piacere per i sensi. 
Formato 65 cl., alc. 10.5%, imbott.05/2016, prezzo indicativo 19,00-27,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

lunedì 22 gennaio 2018

Hoppin' Frog TORIS The Tyrant Triple Oatmeal Stout

Agosto 2016: un mese da ricordare per il birrificio dell’Ohio Hoppin’ Frog guidato da Fred Karm. Ricorre il decimo anniversario della sua fondazione e il divieto di produrre e vendere birre con un ABV superiore al 12% all’interno dei confini dello stato viene finalmente rimosso. 
La House Bill 37 era in vigore dal 2002 ed aveva innalzato il limite massimo dal 6 al 12%, continuando tuttavia a favorire le grandi lobby a fronte dei piccoli birrifici: nel 2014, ad esempio, il rifiuto dell’Ohio di rimuovere quel limite aveva fatto fuggire il birrificio californiano Stone, alla ricerca di una location per la propria succursale ad est; un indotto stimato per decine di milioni di dollari era alla fine andato in Virginia.  Con l’aiuto della Ohio Craft Brewers Association e del senatore Keith Faber, il governatore John Kasich firma il 31 maggio 2016 alcune modifiche alla legge destinate ad entrare in vigore in agosto dello stesso anno. 
Per Hoppin’ Frog  c’è dunque l’opportunità di un doppio festeggiamento: il proprio decimo compleanno e l’abolizione del limite: il 26 agosto 2016 il senatore Faber consegna a Fred Karm il martelletto di legno usato dal giudice per approvare le modifiche alla legge e nello stesso giorno si svolge la festa per la messa in commercio di una versione barricata dell’American Barley Wine In-Ten-Sity, 12%. Il vero party è tuttavia quello che si tiene qualche giorno più tardi,  il 31 agosto, quando è possibile vendere la prima birra che supera il limite un tempo proibito: giusto che sia una versione potenziata di una delle birre che hanno contribuito al successo di Hoppin’ Frog, ovvero l’imperial stout BORIS The Crusher (9.4%). Lei e la sua sorella maggiore DORIS The Destroyer (10.5%) vengono affiancate dalla mastodontica TORIS (Triple Oatmeal Imperial Stout) The Tyrant  (13.8%). 
“Ci sono voluti tantissimi sforzi - dice Karm –  è da ventidue anni che faccio birra in Ohio ma sento che solo adesso possiamo davvero spiegare le ali. Avevamo già pronte almeno cinque ricette con ABV superiore al 12%, ma dovevamo sceglierne una e realizzare la sorella maggiore di BORIS è stata una scelta ovvia. Ma ne arriveranno presto altre. Ho sempre volute far birre speciali, non birre da bere tutti i giorni”.

La birra.
Inutile cercare informazioni sulla ricetta: come al solito Hoppin’ Frog è molto riservata e divulga pochissime notizie sugli ingredienti usati nelle proprie birre. Le promesse di TORIS “il tiranno” sono quelle raffigurate in etichetta: un potente carro armato, un inarrestabile panzer che spazza via i limiti imposti dal filo spinato o, nel caso specifico, dalla legislazione dell’Ohio. 
Nel bicchiere è splendida, completamente nera e sormontata da un cremoso cappello color cappuccino, cremoso e compatto, dalla buona persistenza. Il naso è ricco ed avvolgente, intenso, con l’opulenza che prende il sopravvento sull’eleganza: non facile controllare tutta questa potenza. Fruit cake, cioccolato fondente, caffè e orzo tostato, liquirizia, forse tabacco: il tutto è avvolto da una calda nota etilica. C’è tutto il necessario per una bevuta di grande livello, e il gusto non delude le aspettative: il corpo è pieno, ci sono poche bollicine a movimentare quello che di fatto è un viscoso olio da motore, morbido, quasi cremoso. Il palato è avvolto da una densa coltre ricca di melassa e fruit cake, liquirizia, frutta sotto spirito, biscotto inzuppato nel liquore:  il dolce viene progressivamente bilanciato dall’amaro del caffè e delle tostature, ma anche da una generosa luppolatura. L’alcool (13.8%) riscalda ogni istante della bevuta con vigore, senza tuttavia rendere troppo difficile il sorseggiare. E’ una birra che sembra non avere mai fine e lascia una lunghissima scia calda di alcool, caffè e cioccolato fondente. 
TORIS non è affatto un tiranno ma un’imperial stout massiccia e poderosa ma "bilanciata" nel suo essere estremo: non è ovviamente una birra da bere ma da sorseggiare con tutta calma, sarà lei la unica vostra compagna con la quale iniziare e finire una serata. Mettetevi comodi, lasciate che il bicchiere si riscaldi tra le vostre mani e godetevi lo spettacolo in santa pace. Il prezzo è di fascia alta ma  non lascia rimpianti, e se fate attenzione non è difficile trovarla on-line con qualche sconto; se amate le imperial stout e volete farvi un regalo, qui andate sul sicuro.
Formato: 65 cl., alc. 13.8%, IBU 65, imbott. 2016, prezzo indicativo 20.00-22.00 euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 29 ottobre 2017

Hoppin’ Frog BORIS The Crusher Reserve

B.O.R.I.S. sta per Bodacious Oatmeal Russian Imperial Stout ed è la birra che ha fatto conoscere al mondo Hoppin’ Frog, il birrificio dell'Ohio  guidato da Fred Karm (“la rana”, questo il soprannome che gli veniva dato in famiglia): è anche la birra con la quale sono arrivati i primi riconoscimenti e le prime medaglie (oro nel 2008 e nel 2011) al Great American Beer Festival. 
Il copione scontato che ormai troppo spesso leggiamo quando abbiamo a che far con la birra artigianale è il seguente: hai fatto una grande birra? Sfruttala al massimo, realizzandone svariate varianti e offrile ai "discepoli": il birrificio dell'Ohio sembrava immune a questo meccanismo ma negli ultimi anni, forse anche a causa di un mercato domestico sempre più affollato, abbiamo assistito alla moltiplicazione dei BORIS. Dalla sua prima e unica variante, quella invecchiata in botti di  Heaven Hill Whiskey, si è oggi arrivati quasi a venti: BORIS Bairille Aois  (Whiskey Irlandese),  BORIS Royale (whiskey canadese),  BORIS Van Wink (Kentucky whiskey), Rocky Mountain BORIS (in botti ex-whiskey dal Colorado), Rum Barrel Aged BORIS, BORIS Batch #200 (invecchiata in botti di Kentucky Bourbon per cinque volte più a lungo rispetto alla BORIS Van Wink), Cherry Bitter Barrel Aged BORIS, Vanilla Bitter Barrel Aged BORIS. Tralasciando i passaggi in botte, ci sono l'apprezzabile Cafe BORIS, la BORIS Reserve e la BORIS Grand Reserve, queste ultime due prodotte con un diverso mix di malti importati dall'Europa, contrariamente alla BORIS "normale" che dovrebbe usare solamente malti americani.

La birra. 
BORIS Reserve altro non è che l'evoluzione della Batch #100 che nel 2011 celebrò la centesima cotta di BORIS producendone una versione con soli malti inglesi. Alla fine del 2015 viene annunciato l'arrivo della BORIS Reserve che promette, utilizzando i migliori malti importati da Inghilterra e Belgio, di regalare una bevuta più morbida e meno torrefatta.
Il bicchiere si colora di un nero impenetrabile alla luce sul quale si forma un cappello di schiuma abbastanza compatta e cremosa, dalla buona persistenza. L'aroma non differisce molto da quello della BORIS "normale", anche per quel che riguarda pulizia ed intensità: fruit cake, uvetta e prugna disidratata, lievi tostature, cioccolato e liquirizia. Un dessert goloso nel quale la componente etilica rimane in sottofondo. Delude un pochino, a voler essere pignoli, il mouthfeel, meno oleoso e morbido della BORIS: a livello tattile è una birra ugualmente gradevole, ma si poteva osare di più almeno per giustificare la parola Reserve in etichetta. La bevuta prosegue sullo stesso percorso indicato dall'aroma iniziando con il dolce di uvetta e prugna, fruit cake, frutta sotto spirito e liquirizia, quest'ultima un po' invadente: l'amaro delle tostature, del caffè e del cioccolato fondente non tarda ad arrivare ed è amplificato dalla generosa luppolatura resinosa. La scia finale è calda e morbida, con l'alcool ad abbracciare caffè e cioccolato, in un lunghissimo incontro che vi potrebbe accompagnare anche per tutta la serata. 
Effettivamente più mansueta e meno potente della BORIS normale, questa versione Reserve è da intendersi come "diversa" e non come "migliore", contrariamente a quanto viene dichiarato in etichetta. Il livello è ugualmente elevato ma a mio parere non giustifica il sovrapprezzo (tre dollari circa, nel USA)  che viene applicato: se la trovate a prezzo scontato come nel mio caso potete togliervi lo sfizio di provarla, altrimenti il mio consiglio è di continuare ad insistere sulla BORIS normale, imperial stout di livello mondiale. 
Formato: 65 cl., alc. 9.4%, IVU 60, lotto e scadenza non riportato, prezzo indicativo 15.00-17.00 euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 4 luglio 2017

Hoppin’ Frog Cafe BORIS

Ci sono birre che riuscirete a possedere solamente andando al birrificio nel giorno in cui vengono messe in vendita, naturalmente dopo aver affrontato diverse ore di fila. Ma volte non basta neppure quello: sarete magari chiamati a partecipare ad un sorteggio on-line che decreterà chi saranno i fortunati in grado di acquistarla, ovviamente recandosi al birrificio. In alternativa preparatevi ad organizzare scambi con birrofili che vivono dall'altra parte dell'oceano, magari offrendo loro in cambio qualche  lambic o gueuze d'annata. Oppure potete alimentare il cosiddetto black market, pagando centinaia di dollari a chi è stato capace, eludendo il sempre presente "limite d'acquisto per cliente", a mettere in cantina decine di rarissime bottiglie. Le Imperial Stout, meglio se barricate, sono una delle tipologie di birre che maggiormente alimenta questo hype.
E mentre il mercato della craft beer spinge sempre più alla ricerca di rarità e di bottiglie introvabili, vi sono delle certezze fortunatamente accessibili in molti beershop a prezzi ancora ragionevoli. E' il caso della B.O.R.I.S. The Crusher, prodotta dal birrificio Hoppin’ Frog di Akron, Ohio, già passato sul blog in diverse occasioni. B.O.R.I.S. sta per Bodacious Oatmeal Russian Imperial Stout: viene prodotta dal 2006, anno in cui il birraio Fred Karm (“la rana”, questo il soprannome che gli veniva dato in famiglia) ha aperto le porte di Hoppin’ Frog. Nella terra d'origine il bomber (65 cl.) costa circa 10 dollari.  Da sempre in cima alle classifiche di Beer Rating, per quel che conta, BORIS è la birra che ha portato a Karm i primi riconoscimenti e le prime medaglie (oro nel 2008 e nel 2011) al Great American Beer Festival. 
Della BORIS ne esistono oggi molte varianti, una inevitabile necessità commerciale di "sfruttare" una birra molto ben riuscita, una sorta di benchmark, per quel che mi riguarda, quando si parla di American Imperial Stout. Qualche anno fa mi era capitato d’assaggiare la versione barricata in botti di Heaven Hill Whiskey, ma ci sono anche la  BORIS Bairille Aois  (Whiskey Irlandese),  BORIS Royale (whiskey canadese),  BORIS Van Wink (Kentucky whiskey), BORIS Reserve e Grand Reserve (malti speciali europei anziché americani),  Rocky Mountain BORIS (in botti ex-whiskey dal Colorado), Rum Barrel Aged BORIS,  BORIS Batch #100 (malti speciali da Inghilterra e Belgio) e BORIS Batch #200 (invecchiata in botti di Kentucky Bourbon per cinque volte più a lungo rispetto alla BORIS Van Wink). 
Amo la BORIS di Hoppin Frog e spero un giorno di riuscire pian piano ad assaggiarne tutte le versioni.

La birra.
Debutta al Great American Beer Festival del 2010, ma per vederla in bottiglia bisogna attendere il 2013: la Cafe BORIS è una variante quasi obbligatoria di una grande imperial stout prodotta con  chicchi di caffè della Hippie Coffee Company in infusione a freddo.
Assolutamente nera, forma nel bicchiere una cremosa e compatta testa di schiuma color nocciola dalla buona persistenza. Il caffè è molto presente al naso, con grande pulizia ed eleganza: i profumi dei chicchi e del liquido (americano) affiancano le intense tostature dei malti, le note di cacao e di cuoio, quelle terrose. Il mouthfeel non presenta sorprese per chi già conosce la BORIS "normale": corpo quasi pieno con l'avena a donare una morbidissima cremosità che ne attenua la viscosità e che quasi contrasta con la durezza delle tostature. E' una imperial stout con poche bollicine che quasi accarezza il palato e lo avvolge con tanto caffè e intense tostature sostenute da un velo di caramello bruciato. L'alcool e la frutta sotto spirito si fanno sentire senza mai andare oltre il dovuto, regalando un intenso calore solamente nel retrogusto. La bevuta è potente e robusta ma non difficile ed è alleviata dalla generosa luppolatura che, a fine corsa, offre quasi un effetto rinfrescante con delle suggestioni di anice ad affiancare la componente resinosa, terrosa e torrefatta. Il caffè chiamato ad impreziosire la massiccia BORIS ruba un po' la scena agli altri elementi ma è giustamente il protagonista di una imperial stout al caffè. Attorno a lui potenza e aggressività formano una birra intensa, ricchissima, straordinariamente piacevole da sorseggiare senza grossi sforzi. Se come me amate la BORIS, amerete anche questa.
Formato: 65 cl., alc. 9.4%, IBU 60, lotto e scadenza non riportati.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 5 aprile 2017

Hoppin' Frog / Dry & Bitter: Old School Baltic Porter


Eccomi ad ospitare ancora una volta il birrificio Hoppin' Frog, uno dei protagonisti di questo 2017 con le sue intense e ricche birre scure. E’ il risultato di una serie di collaborazioni che il birrificio guidato dalla “rana” Fred Karm ha realizzato nel corso del 2016, soprattutto in territorio europeo. L’Hoppin Frog 2016 European Collaboration Tour, che ha replicato quello svolto nel 2012, ha coinvolto la beerfirm To Øl (SS Stout),  gli inglesi di Siren (la piccante 5 Alarm) e i norvegesi di Lervig con la massiccia Sippin' Into Darkness Imperial Stout, bevuta qualche settimana fa. 
Nel weekend del 13-14 maggio 2016 Hoppin’ Frog è tra i birrifici presenti alla Copenhagen Beer Celebration: un appuntamento ormai fisso per il birrificio al quale l’11 maggio viene anche dedicato un Tap Takeover al locale Fermentoren della capitale scandinava. Questo brewpub, popolare meta tra i beergeeks, è di proprietà di Søren Wagner e Jay Pollard: le sue birre sono prodotte presso il birrificio Ølkollektivet che i due soci hanno rilevato nel 2015. La lunga storia ve l’avevo già raccontata presentando la beerfirm Dry & Bitter, anch’essa posseduta da questi due soci, che ha debuttato nel 2015: tra Copenhagen Beer Celebration e Fermentoren, Hoppin’ Frog trova anche il tempo per realizzare una birra assieme a Dry & Bitter, una massiccia Baltic Porter con aggiunta di pepe nero. Qui trovate il video girato da Karm assieme a Søren Wagner nel giorno della cotta. La versione prodotta sugli impianti della Ølkollektivet/Dry & Bitter ha un ABV del 10.5% e i primi fusti iniziano ad arrivare al Fermentoren alla fine dell’estate 2016. Nello stesso periodo è pronta anche la versione della stessa birra (10%) che Karm realizza sugli impianti di Hoppin’ Frog: è possibile acquistarla a partire dal 13 agosto alla taproom del birrificio al prezzo di 9,99 dollari per il bomber da 65 cl. Non ho trovato notizie precise sulla ricetta di questa Baltic Porter “di vecchia scuola”: in un’intervista ad un blog svizzero, Karm dichiara solo che sono stati utilizzati malti inglesi di Thomas Fawcett &  Sons per ottenere un profilo rustico e quelle note di liquirizia che sono particolarmente apprezzate in Danimarca.


La birra.
Assolutamente splendida nel bicchiere grazie al suo color ebano scurissimo e ad una generosa testa di schiuma cremosa e compatta, dall’ottima persistenza. L’aroma è dolce e liquoroso, sicuramente più ricco che elegante ma ugualmente di grande impatto: pane tostato, biscotto, pan di spagna bagnato, liquirizia, fruit cake, qualche accenno di caffè. Al palato la birra mostra una scorrevolezza davvero notevole per la sua gradazione alcolica: il corpo (medio) non è affatto ingombrante, la carbonazione è bassa con una consistenza solo leggermente oleosa che non cerca di enfatizzare la morbidezza. Il gusto ripropone in buona parte quanto anticipato dall’aroma: prevale il dolce (caramello, liquirizia, fruit cake) che viene in parte bilanciato dalle delicate tostature del pane; l’alcool non si nasconde e la frutta sotto spirito (uvetta, prugna) riscalda tutta la bevuta senza mai “bruciarla”. Splendido il gran finale, nel quale le tostature divengono più evidenti e sono accompagnate da accenni di cioccolato, mentre l’alcool continua ad accompagnare il lento, lascivo sorseggiare. 
Una “big beer” esuberante e potente, Hoppin’ Frog style: pensate ad una Baltic Porter realizzata con la stessa mano che ha creato B.O.R.I.S e D.O.R.I.S, il livello non è esattamente quello ma si viaggia ugualmente in prima classe. Non ho provato la versione prodotta dalla Dry & Bitter in Danimarca, ma se v’interessa  ne trovate una recensione qui.
Formato: 65 cl., alc. 10%, lotto e scadenza non riportati, prezzo indicativo 16.00-17.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 21 marzo 2017

Lervig / Hoppin' Frog Sippin Into Darkness

Il 2016 si è rivelato ricco di collaborazioni per il birrificio dell’Ohio Hoppin' Frog,  fondato nel 2006 dal birraio  Fred Karm ad Akron; il birrificio esporta in Europa dal 2008 e ha voluto nuovamente collaborare, ripetendo l’esperienza del 2012, con alcuni birrifici del nostro continente.  L’Hoppin Frog 2016 European Collaboration Tour ha coinvolto i danesi della Dry &  Bitter per una Baltic Porter, la beerfirm To Øl (SS Stout),  gli inglesi di Siren (la piccante 5 Alarm) e i norvegesi di Lervig con la massiccia Sippin Into Darkness Imperial Stout. 
Secondo il libro di Tony Abou-Ganim “Vodka Distilled: The Modern Mixologist on Vodka and Vodka Cocktails”, il cocktail chiamato Chocolate Martini fu inventato da Rock Hudson ed Elizabeth Taylor quando si trovavano a Marfa (Texas) per le riprese del film “Il Gigante”: i due attori vivevano in due villette adiacenti, diventarono amici e si ritrovavano spesso la sera a far tardi con un bicchiere in mano. “Eravamo così giovani – ricordava Hudson – potevamo mangiare e bere tutto quello che volevamo e non sentivamo mai il bisogno di dormire. Una sera inventammo il miglior drink che mi sia mai capitato di bere, un Martini al cioccolato fatto con vodka, sciroppo di cioccolato Hershey's e Kahlúa (un liquore messicano al gusto di caffè). Non so come siamo riusciti a sopravvivere.”  Anche se tecnicamente non era un Martini, la bevanda inventata quella sera divenne molto popolare a Hollywood ispirando poi la nascita di una serie di miscelati al cioccolato: moltissime le varianti che vengono oggi chiamate Chocolate Martini, quasi tutte basate su vodka e un liquore al cioccolato ai quali vengono poi aggiunti ingredienti a fantasia, come ad esempio vaniglia, menta, lamponi, panna. 

La birra.
Questo cocktail è anche l’ispirazione presa dai birrifici Lervig (Norvegia) ed Hoppin Frog (USA) per una massiccia (12%) imperial stout collaborativa chiamata Sippin Into Darkness:  come mostra questo breve video-documentario, i due birrai Mike Meyers e Fred Karm si ritrovano a Stavanger, Norvegia per realizzare una ricetta che prevede anche avena, zucchero candito, lattosio, fave di cacao e vaniglia. La versione europea inizia a circolare a luglio 2016, in fusti ed in bottiglia da 33 centilitri; la ricetta viene poi replicata sugli impianti di Hoppin Frog e debutta sul mercato americano (fusti e bottiglia da 65 cl.) il 15 ottobre 2106 con una gradazione alcolica leggermente inferiore (10%). Alla taproom del birrificio dell’Ohio potevate acquistare le prime bottiglie al prezzo di 10.99 dollari più tasse, ovviamente. 
Nera, davvero impenetrabile, riempie il bicchiere con un denso liquido sormontato da un discreto cappello di schiuma, cremosa, compatta e dalla buona persistenza. Al naso cioccolato al latte, frutta secca, melassa e gianduia ma soprattutto tanta vaniglia: il dolce è davvero notevole, l’eleganza non è la caratteristica principale di un aroma che tuttavia riesce a non scivolare nell’artificiosità. In bocca è piena e poco carbonata, avvolgendo completamente il palato con una viscosità morbida che non sconfina nel catramoso o nel masticabile: sorseggiarla non è così complicato anche perché l’alcool (12%) è stato ben addomesticato. Il “problema” di questa birra – almeno per me – è che s’addentra troppo nell’amato/odiato territorio delle “birre-dessert”, se mi passate il termine. Hoppin Frog e Lervig producono entrambi ottime imperial stout, robuste, massiccie, dure, intense: B.O.R.I.S., D.O.R.I.S. e Konrad’s Stout sono davvero notevoli.  Sippin Into Darkness è ovviamente una birra che non vuole andare in quella direzione, ma perché non mantenere una di quelle basi ed aggiungere solo una leggera caratterizzazione? Qui la componente dessert (vaniglia, cioccolato al latte, caramello, biscotto) domina nettamente la birra con un risultato che s’avvicina pericolosamente allo stile Omnipollo.  Per fortuna non c’è quella sensazione di artificiosità così marcata ma è la classica birra che, dopo la “meraviglia” dei primi sorsi, inizia a stancarmi; l’amaro è quasi assente, caffè e tostature hanno solo il compito di bilanciare il dolce, aiutati dal luppolo che a fine corsa contribuisce a ripulire un po’ il palato. Il finale è piuttosto lungo, con il calore della frutta sotto spirito che avvolge vaniglia e caramello. 
Livello sicuramente alto se applicato al concetto di “birra-dessert”: se invece non amate particolarmente questo tipo di birre, pensateci bere prima di decidervi ad un acquisto che non è esattamente tra i più economici. Per me è un "ni".
Formato: 33 cl., alc. 12%, IBU 50, lotto e scadenza non riportati, prezzo indicativo 6.00/7.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 23 febbraio 2017

Hoppin' Frog BORIS The Crusher

Ci sono delle birre che decretano il successo di un birrificio: è il caso di B.O.R.I.S. The Crusher, prodotta dal birrificio Hoppin’ Frog di Akron, Ohio, già passato sul blog in diverse occasioni. B.O.R.I.S. sta per Bodacious Oatmeal Russian Imperial Stout: viene prodotta dal 2006, anno in cui il birraio Fred Karm (“la rana”, questo il soprannome che gli veniva dato in famiglia) ha aperto le porte di Hoppin’ Frog.  
“E’ la birra che farei assaggiare a Michael Jackson – dichiara Karm – è la birra che riesce a raccontare il nostro birrificio: birre piene di sapore, intense”.  Da sempre in cima alle classifiche di Beer Rating, per quel che conta, BORIS è la birra che ha portato a Karm i primi riconoscimenti e le prime medaglie (oro nel 2008 e nel 2011) al Great American Beer Festival, concorso che lo aveva già premiato in passato quando era il birrario alla Thirsty Dog Brewing Company. 
Fatta la birra di successo, giusto sfruttarne il marchio con innumerevoli varianti: qualche anno fa mi era capitato d’assaggiare la versione barricata in botti di Heaven Hill Whiskey, ma ce ne sono tante altre. BORIS Bairille Aois  (Whiskey Irlandese),  BORIS Royale (credo sia l’omonimo whiskey canadese),  BORIS Van Wink (Kentucky whiskey), Cafe BORIS (con caffè della  Hippie Coffee Company), BORIS Grand Reserve (malti speciali europei anziché americani) e BORIS Reserve (versione invecchiata in selezionate botti ex-Whiskey),  Rocky Mountain BORIS (in botti ex-whiskey dal Colorado), Rum Barrel Aged BORIS,  BORIS Batch #100 (malti speciali da Inghilterra e Belgio) e BORIS Batch #200 (invecchiata in botti di Kentucky Bourbon per cinque volte più a lungo rispetto alla BORIS Van Wink). 
Fred Karm ha poi alzato l’asticella passando dalla BORIS alla DORIS The Destroyer (10.5% ABV anziché 9.4%, anche lei disponibile in versioni barricate) e elevandola ulteriormente con l’ultima nata  TORIS The Tyrant (13.8%), creata appositamente per festeggiare la cancellazione di una legge dell’Ohio, avvenuta nell’agosto 2016, che imponeva un limite massimo del 12% sul contenuto alcolico in percentuale per le birre prodotte o bevute all’interno dei confini dello stato.

La birra.
Nel bicchiere è perfetta: completamente nera, impenetrabile alla luce, forma un compatto e cremoso cappello di schiuma dall’ottima persistenza. Purtroppo le bottiglie di Hoppin Frog non recano nessuna indicazione sulla data d’imbottigliamento: l’esemplare di oggi ha comunque passato un anno nella mia cantina. L’aroma è ancora ricco e pulito, potente, dolce, goloso: in ordine sparso la mente pensa a fruit cake, frutta secca, prugna disidratata, caramello e cioccolato al latte, orzo tostato e liquirizia, il tutto bagnato da una morbida nota etilica che mi ricorda il rum. Nonostante l’aspetto minaccioso, che ricorda l’olio motore, BORIS ha una consistenza effettivamente oleosa ma estremamente morbida, che quasi accarezza il palato.  Il gusto non si discosta di molto dall’aroma; grande intensità, tostature e caffè che si alternano al dolce del caramello, del fruit cake, della liquirizia e della prugna disidratata. Nel finale l'amaro del caffè e delle tostature viene affiancato da una luppolatura ammorbidita dal tempo passato in bottiglia; procede nella stessa direzione il retrogusto, lunghissimo, etilico, caldo. 
Una imperial stout prodotta da ormai dieci anni che per me continua ad essere un punto di riferimento: pulitissima, potente eppure relativamente facile da sorseggiare. Molto più accessibile della sua versione barricata ed anche della sua aggressiva sorella maggiore DORIS.  Il bomber da 65 cl. si finisce in solitudine con immensa soddisfazione: grande birra, comodamente reperibile negli Stati Uniti senza fare ore di fila davanti al birrificio nel giorno della messa in vendita e, in questo periodo, anche in alcuni beershop europei. Sulle Imperial Stout è difficile che Hoppin’ Frog sbagli: il livello è sempre altissimo, e se non l’avete mai provata è il momento di colmare l’imperdonabile lacuna. 
Formato: 65 cl., alc. 9.4%, IBU 60, lotto o scadenza non riportati, prezzo indicativo (16.00-18.00 Euro, beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 24 gennaio 2017

Hoppin' Frog / Cigar City DareDevils Got Game

2016 ricco di collaborazioni per il birrificio dell’Ohio Hoppin' Frog,  fondato nel 2006 dal birraio  Fred Karm ad Akron; il birrificio esporta in Europa dal 2008 e ha voluto nuovamente collaborare, ripetendo l’esperienza del 2012, con alcuni birrifici del nostro continente. 
L’Hoppin Frog 2016 European Collaboration Tour chiama a raccolta i danesi della Dry & Bitter per una Baltic Porter, la beerfirm To Øl (SS Stout),  gli inglesi di Siren (la piccante 5 Alarm) e i norvegesi di Lervig con la massiccia Sippin' Into Darkness Imperial Stout che (nota personale) mi devo decidere a stappare al più presto. 
L’unica collaborazione realizzata nella madre patria, se non erro, avviene invece con Cigar City, birrificio che si trova a Tampa (Florida), fondato da Joey Redner e guidato dal birraio Wayne Wambles.  L’incontro si prospetta davvero interessanti, in quanto entrambi producono delle ottime imperial stout. Dalla Florida arrivano le (quasi) introvabili Marshal Zhukov e Hunahpu (quest’ultima prodotta solo una volta l’anno), mentre dall’Ohio ci sono le più facilmente reperibili B.O.R.I.S. e D.O.R.I.S., affiancate dalla nuova nata T.O.R.I.S. 
DareDevils Got Game, ovvero “i temerari sanno il fatto loro”: questo il nome scelto da Kelemen e Wambles: “l’abbiamo chiamata così perché entrambi ci sentiamo dei temerari nell’industria della birra; spesso realizziamo prodotti innovativi come questo, dagli standard qualitativi così elevati che diventeranno esempi da seguire”. 

La birra.
DareDevils Got Game è una massiccia Imperial Stout prodotta con avena, caffè e liquirizia italiana; debutta negli Stati Uniti a giugno 2016. Al solito le  Hoppin’ Frog non recano nessuna indicazione sulla data d’imbottigliamento: ipotizzando che anche questa risalga alla scorsa estate, si tratta di una bottiglia con sei mesi di vita: non proprio il massimo per una birra al caffè, ingrediente che tende ad affievolirsi abbastanza rapidamente. 
Il bicchiere si colora di nero e viene sormontato da una testa di schiuma nocciola, cremosa anche se un po’ scomposta, dalla buona persistenza. Al naso domina il caffè, in chicchi e macinato: buona l’intensità, ottima l’eleganza; l’accompagnano, molto in secondo piano, profumi di orzo tostato e liquirizia. Il minaccioso ed oleoso liquido versato nel bicchiere si rivela al palato meno proibitivo del previsto: corpo medio pieno, poche bollicine ed una consistenza che sembra privilegiare la scorrevolezza rispetto alla morbidezza. La bevibilità, considerata l’importante gradazione alcolica (10.4%) è piuttosto buona. La partenza è dolce di caramello, melassa e liquirizia che progressivamente vanno scemando lasciando emergere il caffè e le eleganti tostature: la bevuta è pulita e molto ben bilanciata, con l’alcool a diffondere un delicato calore che non disturba mai. Il livello d’amaro, rinforzato dalla resinosa luppolatura, aumenta nel finale con un bel crescendo di caffè e torrefatto che, sempre ben accompagnato dall’alcool, caratterizza anche il lungo retrogusto, impreziosito da accenni terrosi e di cioccolato fondente. 
Una Imperial Stout molto ben fatta e pulita, con pochi elementi in gioco disposti in maniera eccellente e bilanciata in ogni suo aspetto: non si trovano tutti i giorni birre così intense e potenti che si riescono a bere con davvero poco sforzo.
Formato: 65 cl., alc.  10.4%, IBU 60, lotto e scadenza non riportati, prezzo indicativo in Europa 18/20 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 11 aprile 2016

Hoppin’ Frog DORIS The Destroyer

Potrebbe sembrare il nome di una gentile creatura femminile: Doris o Doride significa “donna dei Dori”, tribù greca che occupava il Peloponneso ed il cui termine è collegato al personaggio di Doro;  nella mitologia greca Doride era la madre delle Nereidi, le ninfe che vivevano nel mare. Ma in questo caso D.O.R.I.S. altro non è che un acronimo per Double Otmeal Russian Imperial Stout: si tratta di una massiccia imperial stout all’avena prodotta dal birrificio Hoppin' Frog,  creatura del birraio  Fred Karm e attivo dal 2006 in quel di Akron, Ohio; qui il suo breve profilo storico. 
“DORIS la distruttrice” è una versione ulteriormente potenziata di un’altra imperial stout di Hoppin Frog, “BORIS The Crusher”, la cui versione invecchiata in botti di Whiskey era transitata un po’ di tempo fa su queste pagine. Se Boris “schiaccia”, con il suo carico da 9.4% ABV, Doris “distrugge” spingendosi sino a 10.5%; le due birre ottengono grande successo stazionando stabilmente in cima alle classifiche dei vari siti di beer-rating da molti anni.
E l’idea di Fred Karm sarebbe di produrne ancora più potenti, ma la legislazione dell’Ohio impone un limite massimo del 12% sul contenuto alcolico in percentuale per le birre prodotte o bevute all’interno dei confini dello stato. E’ da qualche anno che Karm ed altri produttori della Ohio Craft Brewers Association  si stanno battendo affinché questa barriera sia alzata al 18% o allo stesso valore (21%) concesso al vino; a fine 2015 le cose sembravano andare nella direzione giusta ma sono sorti alcuni problemi che potrebbero far scadere le tempistiche per l’approvazione della proposta di modifica di legge; se ciò avvenisse, bisognerebbe ricominciare tutto da capo. In particolare c'è l'obiezione sollevata dalla multinazionale MillerCoors (con stabilimenti produttivi a Cincinnati, proprio in Ohio) i quali sostengono che alzando il limite alcolico si creerebbe confusione nei consumatori che potrebbero non più associare il termine “birra” con quello di una “bevanda leggera per chi vuole bere con moderazione”.

La birra.
“Enjoy the darkness” recita l’etichetta ed in effetti il versare questa DORIS The Destroyer nel bicchiere spalanca le porte delle tenebre. Si tratta di un denso liquido nero che ricorda l’olio motore, e altrettanto scura e minacciosa è la generosa schiuma che si forma, cremosa ma a dire il vero rapida nello scomporsi e comunque dotata di una discreta persistenza. E proprio dalla schiuma emerge l’abbondante luppolatura utilizzata per produrre questa potente imperial stout: agrumi e resina danno il benvenuto per poi lasciare il posto alle intense tostature, al cioccolato fondente, al caffè, all’uvetta e al fruit cake, il tutto avvolto da una netta nota etilica. L’intensità riesce ad essere davvero notevole senza precludere un ottimo livello di eleganza e pulizia. La sensazione palatale è del tipo “ferro e piuma”: corpo pieno, poche bollicine, consistenza viscosa e densa ma c’è una patina superficiale morbida all'avena, quasi setosa, che accarezza il palato e ne agevola di molto lo scorrimento.  La bevuta risulta molto meno minacciosa e distruttiva di quello che il nome potrebbe far pensare: è una gran bella Imperial Stout questa, lussureggiante, ricca di caffè e ancora più ricca di eleganti tostature, bilanciate da un tappeto dolce di melassa e di cookie al cioccolato, liquirizia, fruit cake, frutta sotto spirito. La bevuta è inizialmente piuttosto dolce per poi venir bilanciata dall'amaro delle tostature e dalla generosa luppolatura che, oltre a ripulire il palato con le sue note resinose, apre anche a qualche spiraglio fruttato di agrumi. Finale quasi edonistico, nel quale convivono cacao amaro, caffè, tostature, cenere e una calda, lunga scia di frutta sotto spirito. L'alcool è molto ben gestito, facendosi sentire senza mai andare oltre le righe; detto dell'intensità, non resta che sottolineare l'elevato livello di pulizia per una birra complessa ma non complicata e assolutamente soddisfacente: è lei la protagonista indiscussa del vostro dopocena. Se la vedete su qualche scaffale di beershop, portatevela a casa, non ne resterete delusi: una birra che è "tante cose", ma sopratutto "belle cose".  
Formato: 65 cl., alc. 10.5%, IBU 70, lotto e scadenza non riportate.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 22 gennaio 2016

Hoppin' Frog Café Silk Porter

Dopo una lunga assenza ritorna sul blog il birrificio dell’Ohio Hoppin' Frog, “creatura” del birraio  Fred Karm e attivo dal 2006 in quel di Akron; qui il suo breve profilo storico. Il birrificio ha anche finalmente inaugurato nel giugno 2013 la propria Tasting Room, 24 spine delle quali la metà dedicate a birre di altre produttori; 78 posti a sedere, possibilità di ordinare sandwich, snack e zuppe e di acquistare un po’ di merchandising.  Se vi state domandando il perché del nome scelto, il motivo è in realtà piuttosto semplice:  Fred porta lo stesso nome del padre e la sua famiglia ha da sempre utilizzato il soprannome “Frog” per distinguerlo da lui. 
A ottobre 2012 Hoppin’ Frog  rende finalmente disponibile in bottiglia una variante della sua Silk Porter, sorella “minore” delle massicce BORIS The Crusher e DORIS The Destroyer che ogni anno raccolgono diverse medaglie in concorsi e stazionano stabilmente ai primi posti nelle classifiche di Beer-rating. Si tratta della Cafè Silk Porter, ovviamente prodotta con chicchi di caffè in infusione, era stata in precedenza offerta al pubblico solamente in occasione di festival e manifestazioni attraverso la  cosiddetta “Beer Tower”; il “vernissage” della birra in bottiglia si svolge il 19 ottobre al birrificio in un evento dove, ancora in assenza di una cucina, viene chiamato il Jibaro Gourmet Food Truck da Cleveland. 
Splendida nel bicchiere, nera e sormontata da un cremosissimo cappello di schiuma nocciola, compatta e dall’ottima persistenza.  Al naso, pulitissimo, emergono i raffinati profumi di caffè in chicchi, orzo tostato e in sottofondo delicate sfumature di mirtillo, cioccolato, cenere, terrose: è il caffè a dominare con una presenza molto elegante che basta quasi da sola a rendere il profilo olfattivo molto coinvolgente. Al palato risulta forse un po’ meno “setosa” (silky) di quanto il suo nome suggerirebbe, ma il mouthfeel è comunque morbido e gradevole, con corpo medio-leggero e  poche bollicine a renderla davvero molto scorrevole. 
L’imbocco è leggermente dolce di caramello bruciato, fruit cake e mirtillo con il caffè liquido che ben presto diviene l’assoluto protagonista della bevuta, affiancato da eleganti tostature, note di cioccolato amaro e di cenere/tabacco. L’alcool (6.2%) è praticamente impercettibile, la bevibilità è quasi paragonabile a quella di una “session  beer”, amara ma ben bilanciata dall’acidità dei malti scuri. Splendido il retrogusto ricco di eleganti tostature e chicchi di caffè avvolti da una patina di ciccolato amaro. Quasi un elogio al “less is more”, la Café Silk Porter di Hoppin Frog non mette molti elementi in gioco ma li dispone con una pulizia maniacale e con ottima eleganza appuntando il caffè  – come giusto che sia – come protagonista nei suoi diversi stati (solido - in chicco -  e liquido).  Impossibile risalire all’età di questa bottiglia arrivata dagli Stati Uniti ma il caffè infuso che di solito tende a svanire abbastanza rapidamente nelle birre qui è ancora ben in evidenza per una bevuta molto soddisfacente. 
Chi segue regolarmente il blog conosce la mia diffidenza verso le birre che arrivano dall’altra parte dell’oceano con così tanti chilometri sulle spalle ma chiaramente la situazione è un po’ meno complicata quando si parla di stili nei quali i luppoli non sono predominanti: in questo caso sai può ancora bere con soddisfazione e senza correre grossi rischi.
Formato: 65 cl., alc. 6.2%, IBU 26, lotto e scadenza non riportati.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 19 gennaio 2013

Hoppin Frog Barrel Aged BORIS The Crusher

Dopo aver assaggiato diverse IPA, purtroppo non tutte in condizioni ottimali, cambiamo percorso e passiamo al lato più "oscuro" del birrificio americano Hoppin Frog. Per produrla il birrificio dell'Ohio utilizza la sua oatmeal imperial stout "Boris the Crusher" invecchiata in botti di Heaven Hill Whiskey. Medaglia d'oro al Great American Beer Festival del 2008, medaglia d'oro alla World Beer Cup del 2012 tenutasi a San Diego. Passiamo ai "beer-raters": nel 2008 Ratebeer la elencava tra le 50 migliori birre al mondo; oggi mantiene sempre un punteggio di 100/100, ma non figura neppure tra le 25 migliori imperial stout al mondo. L'americano Beer Advocate le attribuisce 95/100 e la mette alla posizione 27 tra le migliori birre di categoria al mondo. Terminata la parte "frivola", passiamo alla sostanza. Il tappo color oro indica che si tratta di una bottiglia prodotta nel 2009 (Aprile e Luglio); impressiona la sua viscosità mentre la versiamo nel bicchiere, sembra davvero di travasare dell'olio motore di colore nero. Si forma un centimetro di schiuma, cremosa, color marrone, evanescente. Al naso mostra subito i muscoli: "sventagliata" etilica (whisky), sentori di legno bagnato, caffè, cacao, frutta sotto spirito (uvetta) e liquirizia. Anche al palato è l'alcool/whisky a dare il benvenuto; sarà lui ad accompagnarci per quasi tutta la bevuta, mettendosi in primo piano davanti alle attese note di caffè, tostature , cioccolato amaro che sembrerebbero non avere nessun'ambizione di protagonismo, ma solamente la funzione di portare equilibrio e contrastare la predominanza etilica. In sottofondo si percepiscono anche leggerissime note di vaniglia e di legno. Ci sorprende il finale, dove sbuca inattesa una nota luppolata e resinosa che ripulisce bene il palato, rinfrescandolo e rinfrancandolo. E' una birra davvero molto solida ed intensa, con il whisky che riscalda tutta la bevuta, pur non risultando mai eccessivo; corpo pieno, molto poco carbonata, densa ed oleosa, abbastanza morbida in bocca. Ottima compagna da dopocena, almeno per i quattro mesi più freddi dell'anno; passata la stagione, potreste aver bisogno di una doccia rinfrescante per smaltirla. Si sorseggia con buona facilità, ma la "rana" BORIS non fa sconti: l'alcool non è scandalosamente eccessivo (9.4%), ma i 65 cl. affrontati in solitudine mi hanno quasi messo al tappeto. Formato: 65 cl., alc. 9.4%, IBU 60, lotto 2009, scad. non riportata, prezzo 17.40 Euro.

mercoledì 9 gennaio 2013

De Molen / Hoppin' Frog Super-Charged Saison IPA

All'inizio dell'estate del 2012 Fred Karm del birrificio americano (Ohio) Hoppin Frog passa qualche mese in Europa per abbinare alle vacanze anche qualche collaborazione con i colleghi europei per una serie di birre chiamate "U.S. Meets Europe". La prima tappa è in Olanda, al birrificio De Molen dove lo aspetta Menno Oliver. I due decidono di realizzare un incrocio tra una saison ed una american (double) IPA, che viene poi chiamata Super-Charged Saison IPA. L'idea è un po' quella di realizzare una saison-americanata, estrema,  una "double o imperial Saison"(chiamatela un po' come vi pare) con un ABV molto elevato (10.4%) ed un uso massiccio di luppolo (premiant, saaz, columbus e cascade). Purtroppo non tutte le ciambelle vengono con il buco, e ci sembra che per questa birra qualcosa non abbia funzionato a dovere. Si presenta di color marrone con riflessi aranci, quasi tonaca di frate; la schiuma è quasi pannosa e "croccante", color ocra, molto persistente. Il naso è ricolmo di frutta tropicale (mango, ananas maturo, papaia), caramello ed una discreta presenza etilica; aroma dolcissimo, di frutta (molto) matura, che purtroppo con la birra a temperatura ambiente arriva quasi a ricordare l'odore della frutta troppo matura, con un principio di marciscenza. L'aroma è molto forte ma non esattamente elegante. In bocca si presenta quasi sotto forma di sciroppo liquoroso; c'è molto alcool, presente sin dall'imbocco a mettere un freno alla facilità di bevuta; la birra ha un corpo pieno, è morbida, ha una carbonazione non eccessiva ma comunque vivace, che si unisce all'alcool punzecchiando lingua e palato. Il gusto è quello di una dolce marmellata d'agrumi (pompelmo su tutto), che sfocia poi in un finale amaro, intenso ma abbastanza corto, di resina e scorza di pompelmo seguito da un caldo retrogusto di alcool e frutta liquorosa. I due stili sembrano respingersi, piuttosto che incontrarsi, e la metà americana (IPA) prende il sopravvento eclissando la saison europa; la birra è massiccia ed impegnativa, non brilla di pulito e si lascia solamente sorseggiare piuttosto che bere. I lieviti sono oscurati dai luppoli, ed il risultato è abbastanza paragonabile a quello di una American Double IPA non molto in forma, molto dolce, molto alcolica, con luppoli poco freschi. Una grossa delusione se pensiamo al "calibro" dei due birrifici coinvolti; su You Tube trovate anche un breve video che illustra alcuni momenti della collaborazione. Ne esistono già due versioni, una realizzata presso gli impianti di De Molen ed una realizzata negli Stati Uniti; noi abbiamo assaggiato la prima, che ottiene un punteggio di 95/100 su Ratebeer vs. i 70/100 della gemella americana. Beer Advocate elenca solamente quest'ultima, con un punteggio di 81/100. Formato: 75 cl., 54 IBU, alc. 10.4%, lotto 12/07/2012, scad 07/2022, prezzo 15.50 Euro.

martedì 25 ottobre 2011

Hoppin Frog Mean Manalishi

Nel 1910, nella zona di Cleveland (Ohio) c'erano circa 26 birrifici; la crisi economica ed il progressivo dominio della birra industriale portarno alla chiusura anche dell'ultimo birrificio rimasto, nel 1984. Ad inizio degli anni '90 riapre la Great Lakes Brewing Company, ma ci vuole quasi una decina d'anni per far rinascere dalle proprie ceneri la produzione di birra artigianale. Fred Karm inizia a sperimentare le prime ricette a casa propria nel 1994, e nel 1996 ottiene il primo impiego come mastro birraio in un brewpub. La sua carriera dura una decina d'anni, sino alla chiusura, nel 2005, del brewpub Thirsty Dog dove lavorava. Fred decide finalmente di mettersi in proprio; le banche però non gli concedono molto e quindi, invece di riaprire un brewpub come sperava, con il prestito ottenuto riesce solamente ad acquistare il vecchio impianto del Thirsty Dog e far nascere, per lo meno, la Hoppin' Frog Brewery. Non ci mette molto però a guadagnare le prime medaglia ai Great American Beer Festival ed alla World Beer Cup; la filosofia di Fred è semplice: birre robuste, quasi estreme, con gradazione alcolica quasi sempre sostenuta e generosissime luppolature. Non fa certo eccezione questa imperial India Pale Ale chiamata Mean Manalishi; non sappiamo esattamente cosa ci sia alla base del nome scelto, ma un "mean manalishi", nello slang metropolitano, sarebbe più o meno "un cafone con un portafoglio pieno di verdoni che non perde occasione per sventolarli". O, se preferite, Green Manalishi era una canzone degli anni 70 dei Fleetwood Mac, e sarebbe anche il nome di un tipo di LSD molto popolare a quel tempo. Ma passiamo a questa muscolosa birra, che dichiara in etichetta 168 IBUs e 8.2% di gradazione alcolica. Di un opaco color ambra, con una generosa schiuma ocra, fine e cremosa, persistente. Al naso leggeri sentori di pino ma sopratutto resina, frutta tropicale (mango, passion fruit), marmellata d'arancia. In bocca è massiccia, mediamente carbonata, con una consistenza oleosa. Molto equilibrata, con una solidissima base di malto caramello, leggermente tostato, ed alcool a sostenere l'abbondante luppolatura. E' una birra che riempe subito il palato, lo scalda, lo punge con note resinose e vegetali; la bevibilità però non ne viene minimamente intaccata. Non si può certo definire una session beer ma si riesce ugualmente a bere con relativa facilità; ci sono anche note fruttate che ricordano marmellata di agrumi. Lascia un lungo retrogusto intenso e molto amaro, vegetale, con una morbida ma pronunciata nota etilica di malto a portare equilibrio anche qui. Birra poderosa ma molto ben bilanciata; l'unico rimpianto e di non averne a disposizione una bottiglia più fresca per poter godere appieno della generosissima luppolatura. Accontentiamoci così. Formato; 65 cl., alc. 8.2%, 168 IBUs, lotto e scadenza sconosciuti, prezzo 15,80 €.

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English summary:
Brewery: Hoppin' Frog Brewery, Akron, Ohio, USA.
Appearance: cloudy amber with a big creamy off-white head. Aroma: light pine, mostly resinous hops, mango, passion fruit, orange jam. Mouthfeel: a full bodied and medium carbonated beer. Oily texture. Taste: a very well balanced brew. A solid caramel malty base, slightly roasted. Massively hopped, this beer immediately fills your palate up with spicy herbal and resinous bitterness and an alcoholic warm touch. Surely not a session beer, but definitely drinkable. There’s some fruitiness too (citrus). Long deep bitter aftertaste, herbal and alcoholic.Overall: a big beer, well balanced and tasty. We only have wished for a fresher bottle to enjoy all these hops at their best. Bottle: 65 cl., 8.2% ABV, 168 IBUs, 15,80 Euro.