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lunedì 1 aprile 2019

Kulmbacher Eisbock

Seconda metà del 1800. La Germania si stava preparando ad entrare nel pieno della rivoluzione industriale e a Kulmbach, cinquanta chilometri a nord-est di Bamberga, il mercato della birra era spartito tra sei grandi (Erste Kulmbacher Aktienbrauerei, Reichelbräu, Petzbräu, Rizzibräu, Sandlerbräu e Mönchshofbräu) e una decina di piccoli produttori. La prima guerra mondiale e la successiva crisi economica modificarono definitivamente lo scenario: i piccoli produttori cessarono attività o vendettero ai grandi, che rimasero solamente in quattro dopo che Reichelbräu acquistò Petzbräu e Rizzibräu. 
Nonostante ciò, alla fine degli anni sessanta  Erste Kulmbacher Aktienbrauerei (EKU) era di gran lunga non solo il primo (“Erste”) ma anche il più grande birrificio di Kulmbach con 400.000 ettolitri prodotti ogni anno, praticamente il doppio di Reichelbräu. La EKU-Pils e la Edelherb di Reichelbräu si giocavano il primato per la birra più bevuta in città: la prima era più dolce ed accondiscendente ma i racconti dicono che dopo il primo sorso dell’amara Edelherb era impossibile tornare indietro. Le cose rimasero pressoché immutate sino al 1980 quando Reichelbräu riuscì ad anticipare EKU nell’acquisto del birrificio Sandler e, quattro anni dopo, si fuse con Mönchshof.  
Nel 1986 il gruppo Schörghuber, colosso immobiliare bavarese che negli anni ’70 era entrato anche nel business della birra facendo shopping a Monaco (Hacker-Pschorr e Paulaner) acquistò il 49% di Reichelbräu. Per la EKU fu l’inizio del tracollo: alla metà degli anni ’90 il “primo birrificio di Kulmbach” aveva accumulato un debito di oltre 60 milioni di marchi e la vendita al rivale Reichel sembrava essere l’unica soluzione possibile. Alla fine del 1995 i due birrifici trovarono un’intesa che fu però respinta dalle banche creditrici: il primo maggio 1996 venne dichiarato il fallimento della Erste Kulmbacher Aktienbrauerei.  La Reichelbräu riuscì solamente ad acquisire marchio e relativi diritti di distribuzione, mutando l’anno successivo il proprio nome in Kulmbacher Brauerei. Sostenuta dalla forza del gruppo Schörghuber  e dai quasi tre milioni di ettolitri che ogni anno producono i birrifici posseduti, Kulmbacher ha continuato a fare acquisti in Germania. Dal 2006 Kulmbacher è la birra ufficiale della squadra di calcio dell’ 1. FC Norimberga: attualmente il 63.8% di Kulmbacher è posseduto da Paulaner (Schörghuber ) e 25.8% dal Kulmbacher Ireks Group che opera nel settore delle materie prime per la panificazione e possiede anche una importante materia. 

La birra.
Leggenda o verità, pare che sia proprio Kulmbach il luogo di nascita delle Eisbock. In un freddo inverno del 1890 ad un tirocinante della Reichelbrau era stato detto di spostare alcune botti di birra dal cortile alla cantina ma, stanco dopo una lunga giornata di lavoro, decise di posticipare il dovere alla mattina successiva. Purtroppo fu una notte particolarmente rigida e la birra congelò, facendo quasi esplodere i barili; la mattina dopo, il mastro birraio arrabbiato ordinò per punizione al ragazzo di rompere il ghiaccio e bere quell’orribile liquido marrone da una pozza che si era formata sul terreno. Ma, con sua grande sorpresa, il volto del tirocinante era tutt’altro che triste: la birra era buona. 
Le Eisbock sarebbero quindi nate per caso e, ancora oggi, vengono prodotte con lo stesso metodo:  si lascia ghiacciare una birra (solitamente una Bock o una Doppelbock) e “poi si recupera la parte rimasta in forma liquida. Questa frazione rimanente è un concentrato della parte alcolica e zuccherina della birra, nella quale sono esaltati sia gli aromi che i difetti. È quindi un modo per ottenere non solo una birra più forte, ma anche una birra più complessa e intensa (e più problematica, nel caso di imperfezioni). Non è raro che dopo la fase di separazione dalla parte ghiacciata, quella rimanente subisca un periodo di lagerizzazione per favorire l’armonizzazione delle varie componenti”.  Un processo che è stato anche utilizzato da diversi birrifici per conquistare l’assurdo record della birra più alcolica al mondo. Per quel che mi riguarda, Eisbock significa soltanto una parola: Aventinus del birrificio Schneider & Sohn.  Ma visto che secondo la leggenda lo stile sarebbe nato a Kulmbach, perché non provare quella che sarebbe “la madre di tutte le Eisbock”? 
Oggi disponibile solamente da ottobre a marzo, la Kulmbacher Eisbock si presenta con un vestito marrone scuro illuminato da fiammate rosso rubino. L’aroma è dolce e sciropposo, pulito, intense ma alquanto stucchevole. Ciliegia, prugna, uvetta, caramello e melassa, qualche accenno di pane nero. La scuola tedesca mette sempre la facilità di bevuta al primo posto e anche questa Eisbock la rispetta, nonostante la gradazione alcolica (9.2%): poche bollicine, morbida al palato, si sorseggia senza nessuna difficoltà. Il gusto ripropone l’aroma in tutto e per tutto andando a comporre un dolce sciroppo di ciliegia e prugna nel quale si scorge qualche nota biscottata e di pane nero: nel finale c’è un brevissimo passaggio amaricante, quasi impercettibile, terroso e di frutta secca a guscio. L’alcool è molto ben nascosto, forse fin troppo, ed anche per questo non è molto efficace a dare il suo apporto nel contrastare quel dolce che caratterizza questa birra dal primo all’ultimo istante di permanenza nel bicchiere.  Stucchevole? Si e no. Se vi piacciono le birre molto dolci  la troverete capace di soddisfare quel vostro (quasi perverso) piacere. Un consiglio a  tutti gli altri: pian piano si arriva alla fine del bicchiere ma con un pezzetto di cioccolato fondente sottomano il percorso risulta più agevole.
Formato 33 cl., alc. 9.2%, scad. 13/03/2019, pagata 1.50 euro

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 15 dicembre 2015

Faust Holzfassgereifter Eisbock 2012

Risale al 1654 la fondazione del birrificio protagonista del post odierno, a quando Kilian Franzmathes giunge a Miltenberg e mette in funzione la Löwenbrauerei: siamo all’estremità nord-occidentale della Baviera, in prossimità del confine con l’Assia, a 70 chilometri di distanza tra Francoforte e Wurzburg (Bassa Franconia). Nel 1875 Johann Adalbert Faust diviene socio del birrificio per rilevarlo completamente nel 1895, lasciando poi il testimone al fratello  Carl nel 1921. La famiglia Faust ne detiene ancora oggi la proprietà:  alla guida si sono dati il cambio Hans-Hermann (1956), diplomato birraio a Weihenstephan, ed i successori di quarta generazione Cornelius e  Johannes Faust (1996). Nonostante le birre siano commercializzate sin dagli anni ’60  a nome “Faust”, è solo nel 1993 che il birrificio cambia il proprio nome da Löwenbrauerei Miltenberg a  Brauhaus Faust zu Miltenberg. 
Accanto alle classiche produzioni tedesche, da qualche anno Faust ha introdotto una serie di cosiddette Bierspezialitäten, ovvero edizioni speciali e "limitate" di stili tedeschi o incursioni in territori anglosassoni: sono così nate a esempio una Imperial IPA (Auswanderer Bier 1849) ed una English Strong Ale (Brauerreserve 1237), vendute in generose bottiglie da 75 cl. con il tappo meccanico tipico di tutte le produzioni Faust. Purtroppo queste Bierspezialitäten sono un'occasione per far pagare ai clienti tedeschi e non un prezzo molto poco tedesco e non sempre motivato; ma questo è un altro discorso. 
Leggermente più "motivato" il costo della birra di oggi, una robusta Eisbock che, come il nome stesso indica, viene prodotta una volta l'anno e maturata in botti di legno (Holzfassgereifter); messa in commercio per la prima volta nel 2011, ha già ottenuto (per quel che valgono questi concorsi) oro e argento all'European Beer Star e oro alla World Beer Cup. Riposto nel cassetto il biglietto da visita, è ora di stappare.
Si presenta nel bicchiere di color ambrato carico opaco, con intense venature rossastre ed un piccolo cappello di schiuma ocra, fine e cremosa ma poco persistente. L'intensità dell'aroma è equivalente alla sua dolcezza: tanta. Migliorabile la finezza: il naso viene sopraffatto da dolcissimi, quasi appiccicosi profumi di  ciliegia sciroppata, mirtillo sciroppato, caramello, uvetta, sherry e vino liquoroso. Con una partenza così sfacciatamente dolce, non ci possono essere grosse sorprese in bocca: quasi fotocopia del "naso", il gusto ripropone il caramello, la ciliegia ed i frutti di bosco sciroppati, l'uvetta e i datteri, il marzapane, le note ossidate che donano suggestioni di sherry ma anche (in maniera piuttosto lieve) di cartone bagnato. Il gusto - devo ripetermi - è molto dolce ma riesce in qualche modo ad essere ben contrastato dall'alcool (11.5%) che ne evita lo scivolone nel territorio dello stucchevole. Poche bollicine, corpo medio, questa Holzfassgereifter Eisbock ha una consistenza oleosa e tutto sommato si sorseggia senza particolare difficoltà. Non c'è ovviamente traccia d'amaro e il congedo avviene con un lungo retrogusto etilico, intenso, caldo e morbido, ricco di frutta sotto spirito.
Non esiste una grossa complessità dietro a questa robusta Eisbock ma quello che c'è è comunque  pulito, apprezzabile e godibile, sebbene lontano dall'eccellenza. Come per la sorella di stile più famosa della Schneider (Aventinus Eisbock) il dolce è a livelli elevatissimi e berla con una tavoletta di cioccolato fondente aiuta senz'altro. I tre anni passati dalla messa in bottiglia si fanno già sentire: in bocca cede un po' risultando in alcuni passaggi leggermente slegata e il cartone bagnato, sebbene ancora in fasce, è avvertibile. Il birrificio assicura 10 anni di shelf life, ma personalmente avrei qualche dubbio sulla tenuta della guarnizione del tappo meccanico.
Formato: 75 cl., alc. 11.5%, bottiglia nr.. 2834/7581, scad. 31/12/2022, 16.50 Euro (beershop, Germania).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 12 dicembre 2012

Schorschbräu Schorschbock Ice 13

Brauerei Schorschbräu, a Oberasbach, paesino che si trova dieci chilometri ad ovest di Norimberga, in Baviera. Ovvero, come diventare "famosi" (?) non per la qualità dei propri prodotti ma per il brusio mediatico; neppure il generoso Ratebeer attribuisce punteggi molto alti ai prodotti di questo birrificio, che nel febbraio 2009, reclama il titolo di "birra più forte del mondo" con la Schorschbock 31% che va a scalzare dal primo posto la Samuel Adams Utopias (27%); il record passerebbe quasi in sordina se non fosse che a Novembre dello stesso anno entra in gioco BrewDog, con la Tactical Nuclear Penguin che di ABV fa 32%.  I tedeschi se la prendono a cuore o, più probabilmente, fiutano l'opportunità di un grande ritorno pubblicitario dalla guerra mediatica di ABV con i BrewDogghi. Passa neppure un mese ed a Dicembre esce una Schorschbock in versione 40%, con gli scozzesi che incassano ma a Febbraio 2010 ribattono in modo esplicito, dichiarando di aver affondato la portaerei tedesca: ecco la Sink the Bismarck  (41%). A Maggio i tedeschi ripartono: sono meno fantasiosi, non usano giochi di parole ma, coerenti con gli stereotipi culturali che li riguardano, ripropongono un banale Schorschbock 43%.  Molto meglio l'eccentrica replica degli scozzesi, che a Luglio 2010 mettono in vendita la End of History; in etichetta citano il filosofo Francis Fukuyama come ispiratore del nome, ma più che altro ammettono implicitamente di essersi già stancati del giochino al rialzo della percentuale alcolica. Basta con i piccoli passi, ed invece che replicare al 43% con un banale 44% fanno le cose alla "BrewDog". La End of History  (55%) viene infatti venduta "all'interno di un animale imbalsamato" (scoiattolo, ermellino) che è stato vittima di un incidente stradale, e venduta ad un prezzo che oscilla tra le 550 e le 700 sterline per un totale di solamente 12bottiglie12 messe in commercio e subito sold-out.  I BrewDogghi escono di scena, ma la guerra all'ABV più alto continua; solo che senza il polverone mediatico che gli scozzesi sono in grado di sollevare, non se la fila quasi più nessuno. In sequenza, rilanciano i tedeschi con la Schorschbock 57%, poi arriva un outsider, gli olandesi della 'T Koelschip che rispondono direttamente, senza essere minimamente considerati, a The End of History con una birra chiamata The Start of the Future (60%); la palla ritorna in Scozia, ma questa volta non a BrewDog. Entra in campo la Brewmeister con l'apocalittica Armageddon (65%) che di sterline ne costa "solamente" 60. Finisce qui?  No, perchè la T Koelschip ha da poco alzato l'asticella a 70, con la Mistery of Beer che è anche più a buon mercato (45 Euro). Devono essere birre davvero poco reperibili quelle olandesi, visto che neppure Ratebeer le elenca. Per il momento ci fermiamo qui, aborrendo l'assurda corsa all'ABV più alto e ritornando alla Schorschbräu; abbiamo una bottiglia di Schorschbock Ice 13% Dunkler Eisbock, praticamente una session beer se paragonata a quello che abbiamo passato in rassegna sino ad ora. Ci siamo dilungati sui "record" perché su questa Eisbock c'è davvero molto poco (di positivo) da dire. Il colore, torbido, è marrone; più che di schiuma è lecito parlare di una sottile patina beige che si forma in superficie. Al naso c'è molto poco: caramello, zucchero di canna, gomma bruciata. Ma il peggio deve ancora venire; è una birra incredibilmente priva di struttura. Vista la gradazione alcolica ti aspetteresti un caldo e morbido winter warmer, ed invece ti ritrovi in bocca una birra dal corpo leggero (!), mediamente carbonata (come se aveste lasciato una bottiglia di acqua frizzante senza tappo per un giorno) e quasi watery. Il gusto dura pochi istanti: caramello, sciroppo di frutta (aromatizzato, non naturale) di ciliegia, seguito subito da una nota più aspra (amarena? sidro di mela?) che tenta di portare equilibrio. Ma la birra non c'è già più, è già sparita in uno stagno di acqua e lascia il vuoto con un finale astringente di cartone bagnato ed un'assurda nota salmastra. Torna qualcosa nel retrogusto, un fruttato liquoroso, caldo ed etilico, che ci ha ricordato quei liquidi alla ciliegia che si trovano all'interno dei boeri di bassa qualità. La bevibilità di questa birra è molto limitata non tanto dal contenuto alcolico, quanto dalla sgradevolezza del gusto. Finisce nel lavandino, si salva solamente la bella etichetta e la bottiglia in ceramica grigia. Se avete voglia di bere una Eisbock fatevi un favore: uscite e comprate una bottiglia di Aventinus Eisbock e cancellerete per sempre la parola Schorschbräu dalla vostra memoria. Formato: 33 cl., alc. 13%, lotto sconosciuto, scad. 15/07/2013, prezzo 6.99 Euro.

domenica 11 dicembre 2011

Schneider Aventinus Weizen-Eisbock

Specialisti in birre al frumento da oltre duecento anni quelli della Schneider Weisse Brauerei, da quando, nel 1872, Ludwig II rinunciò al diritto esclusivo che riservava solamente ai birrifici posseduti dalla famiglia reale la possibilità di produrre birra di frumento. Il declino nella popolarità di questi tipo di birra, e quindi degli introiti derivanti, spinse il Re a cedere nel 1872 il diritto a Georg I Schneider. La produzione inizia proprio nel cuore di Monaco di Baviera, nell'edificio situato nella strada Tal a pochi passi da Marienplatz, in quell'edificio dove oggi non si produce più birra ma si possono ugualmente degustare i prodotti del birrificio abbinati ad una cucina più che dignitosa. Oggi la produzione si è spostata un po' più lontano, a Kelheim, ma il birrificio è ancora di proprietà della famiglia Schneider. Questa Aventinus Weizen-Eisbock è, a memoria, la prima Eisbock che ci è capitato di assaggiare. Originariamente una specialità della città di Kulmbach, che viene ottenuta solitamente partendo da birre già ad alta gradazione alcolica (Bock o Doppelbock) la cui temperatura viene abbassata drasticamente fino a provocarne la comparsa di cristalli di ghiaccio che vengono poi successivamente eliminati. Il "rimanente" è in parole povere una specie di "concentrato" di sapori ed alcool. Questa Weizen-Eisbock origina infatti dalla già superba Aventinus che abbiamo degustato in questa occasione. Fino agli anni '40, la Aventinus veniva trasportata per la Baveria in contenitori che non consentivano di controllare la temperatura; i rigidi inverni bavaresi ne provocavano spesso la parziale ghiacciatura. Gli avventori parvero però subito gradire questa birra molto intensa, e Hans Peter Drexler, allora mastro birraio alla Schneider, decise di trasformare il problema in opportunità, facendo avvenire la separazione dell'acqua dal resto del liquido direttamente in birrificio per creare appunto questa Eisbock. Servita nel caratteristico bicchiere con manico "opaco", a simulare un effetto "brina", è di un bellissimo color marrone intenso, con riflessi rossastri. Schiuma molto fine e cremosa, quasi indissolubile. Nonostante una temperatura di servizio un po' troppo bassa, l'aroma si rivela ricco di frutta; al primo impatto emerge la banana matura, accompagnata dai caratteristici sentori di coriandolo tipici delle hefeweizen. Una volta riscaldatasi, emergono dolci note di frutti rossi sciroppati e uvetta. Al palato è una birra solida, dal corpo pieno, con una carbonazione molto vivace. Ricchissima in bocca, quasi una (molto) dolce macedonia di frutta sottospirito: albicocca, pesca, uvetta, frutti di bosco, ciliegie, presenti anche sentori più lievi di frutta secca (prugne, dattetri, uvetta) L’alcool è sempre molto presente, a riscaldare tutto il palato, senza mai risultare particolarmente fastidioso; la bevibilità non è certamente il pregio di questa birra, che va piuttosto degustata a piccoli sorsi, sublime in abbinamento con un dolce (idealmente una Sacher) ma anche come dopocena. Retrogusto coerente, morbido, caldo e alcolico, abboccato, sempre ricco di frutta. Eisbock giovane questa, messa in bottiglia l’11 novembre e degustato in data 02 dicembre; la decisa frizzantezza riesce a contenerne la dolcezza, evitandole di diventare troppo stucchevole. Sarebbe interessante metterne in cantina a riposo qualche bottiglia, per vederne l’evoluzione nel tempo. In Italia dovrebbe essere distribuita da Interbrau, ma non è una birra che si trova molto diffusamente. Bevuta direttamente alla Weisses Bräuhaus di Monaco, dove è disponibile solo in bottiglia. L’accoppiata cena con Aventinus e dessert con Aventinus Eisbock si è decisamente fatta sentire, ma ci ha regalato grosse soddisfazioni; la Weisses Bräuhaus è tra le birrerie presenti nel centro storico di Monaco quella che senz’altro ci sentiamo di consigliare maggiormente. Atmosfera non troppo turistica e rumorosa, cibo più che dignitoso; molto affollata, essenziale prenotare, soprattutto nei fine settimana. Davvero un ottimo winter warmer, questa Eisbock. Formato: 33 cl., alc. 12%, lotto 2011 066812, scad. 22/11/2016, prezzo 3.90 euro.

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english summary: soon