UNA BIRRA AL GIORNO

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mercoledì 21 ottobre 2015

Birra Perugia Sidro Artigianale

Oggi facciamo una leggera deviazione al di fuori della birra per entrare nel mondo del sidro, prodotto dalla fermentazione di mele, diffusissimo in alcune regioni settentrionali dell’Europa come Normandia e Bretagna, Regno Unito, Irlanda, Portogallo, Asturie e Paesi Baschi. In Italia lo potete trovare alla spina in diversi pub ma la sua produzione, un tempo molto diffusa al nord, è oggi molto limitata ed è stata soppiantata da quella del vino. 
Onestamente ignoro quanti “reali” produttori di sidro siano attivi in Italia e non ho trovato nessun utile censimento o statistica in internet. Il sito Microbirrifici.org, che ovviamente limita la sua conta ai birrifici, ne annovera tre che sono anche produttori di sidro. C’è Melchiori in Val di Non,  c’è Baladin e il suo sidro prodotto (in Francia, se non erro) assieme alla sidreria Maeyaert, e c’è Birra Perugia in Umbria.  Proprio questo birrificio mi ha gentilmente invitato ad assaggiarlo: ammetto di non essere un gran bevitore di sidro ma qualche anno fa, nel corso di una vacanza tra Bretagna e Normandia, ho avuto occasione di assaggiarne diversi e si è trattata di un’ottima alternativa alle mediocri birre che si trovano in quelle zone. 
Il Sidro Artigianale di Birra Perugia viene prodotto utilizzando mele biologiche provenienti da un’azienda agricola di Montepulciano e viene fermentato con lievito saison ed aggiunta di miele di Torgiano. La sua presentazione ufficiale avviene il 16 maggio 2014 presso l’Umami di S. Maria degli Angeli (Assisi): è attualmente disponibile sia in bottiglia che in fusto.
Nel bicchiere si presenta di colore paglierino, piuttosto pallido, co riflessi verdognoli e leggermente velato; la piccola schiuma che si forma è molto effervescente e svanisce immediatamente. Al naso c'è ovviamente la mela con un bel equilibrio tra le note più aspre di mela verde e quelle dolci di mela gialla; in sottofondo avverto un richiamo all'uva bianca (acerba) e un lieve carattere rustico che si traduce in sentori legnosi e di cantina. Nonostante la buona gradazione alcolica (8%) è un sidro che in bocca è piuttosto leggero e caratterizzato da bollicine molto sottili e fini, piacevoli e delicatamente vivaci. Il gusto ripropone l'asprezza della mela verde e il dolce di quella gialla, l'uva e, scaldandosi, qualche nota di miele. Il lievito apporta una delicata speziatura che ben interagisce con le bollicine, mentre l'alcool è incredibilmente nascosto. Nonostante l'etichetta dia istruzioni di "servire freddo, ideale come aperitivo", è ovviamente quando si riscalda che il sidro meglio apre il suo ventaglio di profumi e sapori, regalando anche qualche suggestione vinosa. Non ha tuttavia la "struttura" di certi sidri importanti che ricordo aver bevuto (non chiedetemi di ricordare i nomi) nel settentrione della Francia, privilegiando piuttosto la freschezza e la facilità di bevuta, mettendo in mostra un bel carattere dissetante e, con un'ottima chiusura secca e una gradevole asprezza/acidità, molto rinfrescante. 
Formato: 75 cl., alc. 8%, lotto 1S14, scad. 09/2016.
NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.
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Categories: Birra Perugia, italia, Sidro

lunedì 6 luglio 2015

Birra Perugia Isterica

Nata per gioco, prima di tutto dalla passione di bere le birre acide, e finita imprevedibilmente in bottiglia: è questa in una riga o poco più il riassunto della storia di "Isterica", la prima sour ale firmata Birra Perugia. Un birrificio che ha iniziato con birre che potremmo semplicisticamente definire "tradizionali" e che sta lentamente ampliando il suo portfolio con produzioni più elaborate: un Barley Wine affinato in botti ex-vino, una Scotch Ale invecchiata in botti di whisky torbato, una birra acida.
Imbottigliata per la prima volta a settembre 2014, l'Isterica di Birra Perugia vede una prima fermentazione con i lieviti presenti nel mosto d'uva e nell'aria: per il primo lotto è stato utilizzato il Sagrantino, ma sono già in atto esperimenti con altre varietà; nella fase di affinamento in botte sono poi stati inoculati, almeno per questo  primo lotto, brettanomiceti.
Il nome scelto (Isterica) descrive perfettamente il percorso che la birra ha svolto, sotto l'imprevedibile azione dei lieviti selvaggi, prima di essere dichiarata "pronta" per l'imbottigliamento: all'inizio inavvicinabile per il cattivo odore, ad un passo dall'essere buttata via, poi improvvisamente diversa, pulita, piacevole, pronta. Una serie di cambiamenti inattesi ma in qualche modo "familiari" a chi decide di produrre questo tipo di birre: c'è ad esempio chi lo chiama "Metodo Cadegra", ovvero attendere ed aspettare che il tempo faccia (per bene, si spera) il suo dovere.
Nel bicchiere è dorata e velata, con qualche riflesso arancio: non forma schiuma ed in superficie appare solo qualche bolla che poi svanisce piuttosto rapidamente. Il lattico è evidente al naso, assieme a  sentori di sudore, aceto di mela, legno e cantina umida, affiancati a quelli più "gentili" di mela verde, uvaspina, frutti rossi aspri e acerbi. In bocca è leggera e quasi piatta: il suo carattere acido (lattico, lievissimo acetico) non si nasconde ma convive assieme alle note dolci dell'ananas e dell'uva bianca matura, con qualche suggestione di cedro candito. Il finale è aspro di agrumi (limone e pompelmo), per una chiusura molto secca e dall'elevato potere rinfrescante e dissetante. Leggero ma evidente il carattere vinoso, con una delicata presenza del legno impartito dalla permanenza in botte. 
Una "sour"  non molto complessa ma ben fatta e piuttosto pulita, nella quale l'eleganza prevale rispetto al carattere rustico, alla ruvidezza, alle spigolature. Un ottimo inizio questo primo "esperimento", che senz'altro incoraggia ad andare avanti su questa strada: non ne sento parlare molto in giro ed è un peccato, perché questa "Isterica" secondo me merita di essere scoperta e provata.
Ringrazio il birrificio per avermi inviato una bottiglia da assaggiare. 
Formato: 75 cl., alc. 6%, lotto L3814S, scad. 09/2016.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 21:47 Nessun commento:
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martedì 19 maggio 2015

Birra Perugia Ila Scotch Ale

Presentata ufficialmente lo scorso 27 febbraio al “Non C’Era” di Perugia, “Ila” è una delle novità 2015 di Birra Perugia: si tratta di una scotch ale prodotta in collaborazione con Samaroli, importante selezionatore di distillati operativo dal 1968 e primo operatore non britannico o scozzese ad intraprendere questa professione. In sostanza,  "seleziona campioni che gli giungono da tutte le più importanti distillerie; piccoli flaconi provenienti ognuno da una specifica botte; sceglie il barile e lo fa imbottigliare con etichetta propria".
Dalla collaborazione con Birra Perugia nasce Ila: il nome è una precisa indicazione di cosa aspettarsi nel bicchiere: siamo nel territorio dei Whisky torbati. La scotch ale è infatti finita in un single cask da 230 litri fornito da Samaroli ed utilizzato in precedenza per far maturare un Whisky Caol Ila del 1980. Questo prima botte è arrivata a Perugia nel settembre del 2014, e quindi la birra è stata affinata per circa 4/5 mesi. 
La distilleria Caol Ila, il cui nome in gaelico significa “il suono di Islay”, ovvero di quello stretto di mare sul quale s’affaccia la distilleria che separa Islay dall’isola di Jura, fu fondata  nel 1846 da Hector Henderson. La società ha subito numerosi cambi di proprietà: nel 1854 fu venduta a Norman Buchanan e  nel 1863 da questi alla Bulloch Lade & Co di Glasgow (il cui logo viene riportato sull’etichetta della birra)  poi autoliquidatasi nel 1920. La distilleria venne acquisita da un consorzio di imprenditori che la rifondarono chiamandola Caol Ila Distillery Company Ltd: nel 1930 la maggioranza delle azioni divennero di proprietà della Scottish Malt Distillers Ltd.  Nel 1972 i vecchi edifici furono completamente demoliti e ricostruiti in un paio di anni; la distilleria diventò poi parte del gruppo multiazionale Diageo (quello della Guinness, per intenderci, ma anche dei marchi Vodka Smirnoff, Johnnie Walker, e Moet &/Chandon, tanto per citare i più noti).
La ricetta della Ila Scotch Ale indica malti Maris Otter, Caramel e Crystal, luppoli Challenger ed East Kent Golding; è molto bella all’aspetto, di colore tonaca di frate impreziosito da intense nuances rosso borgogna: la schiuma ocra è fine e cremosa, compatta, con un'ottima persistenza. Al naso troviamo toffee e frutta secca, sentori legnosi e tornati, con una lievissima presenza iodata; bene la pulizia, un po' debole l'intensità, che invece sale drasticamente di livello al palato. Morbida in bocca, con poche bollicine e corpo medio, Ila ripresenta il caramello/toffee, la frutta secca e il biscotto, qualche accenno di uvetta. L'inizio dolce viene poi bilanciato dalle note legnose, solo lievemente astringenti, che portano ad un'equilibrata chiusura tannica. Il passaggio in botte, relativamente breve, non è risultato particolarmente invadente e le note torbate non coprono la birra ma ne costituiscono solamente un bell'arricchimento; idem per quel che riguarda il whisky la cui presenza, delicata e discreta, s'avverte solamente quando la birra raggiunge la temperatura ambiente. L'alcool è sempre sotto controllo, con il risultato di una birra che scalda quanto basta mantenendo una buona facilità di bevuta; l'intensità aumenta solo nel retrogusto, avvolgente e caldo di frutta sotto spirito, torbato e con una leggerissima nota marina.  
Ben fatta e bilanciata, è una birra abbastanza elegante che vedo sicuramente adatta per i dopocena autunnali o invernali; in assenza della stagione giusta, io ho approfittato dei temporali di una sera di maggio, con buona soddisfazione. La consiglierei anche a chi non ha molto familiarità con il torbato (o non lo ama particolarmente):  come già detto, la sua presenza molto discreta questa scotch ale potrebbe essere un'ottima via d'accesso che porti ad esplorare poi altre birre dalla caratterizzazione molto più importante.
Ringrazio il birrificio per avermi inviato la bottiglia da assaggiare, anticipando le mie intenzioni: ero curioso di provarla e l'avevo già messa sulla mia "wishlist".
Formato: 75 cl., alc. 8%, lotto 0415, scad. 08/2016.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 23:14 Nessun commento:
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Categories: Birra Perugia, italia, scotch ale

martedì 5 maggio 2015

Birra Perugia Barley Wine 2014

Il Barley Wine di Birra Perugia non è semplicemente una birra ma anche un interessante progetto di valorizzazione del territorio umbro che vede coinvolte, oltre al birrificio, le Cantine Lungarotti  di Torgiano e le celebri ceramiche di Deruta, due comuni peraltro equidistanti dal luogo in cui viene prodotta la birra. 
La prima versione è datata 2013: il Barley Wine (12% alc.) venne messo ad affinare per alcuni mesi nelle barriques  ex Rubesco Riserva Vigna Monticchio  e poi commercializzato sia in normali bottiglie da 50 cl. che in eleganti 189 bottiglie di ceramica smaltata rossa disegnate da Marta Toni con il Grifo del birrificio in evidenza e realizzate a mano dalle Ceramiche Grazia di Deruta. 
Nel 2014 si replica: le barrriques sono sempre quelle di Cantine Lungarotti, l’affinamento del Barley Wine dura quasi un anno e una parte di esso finisce in 200 bottiglie di gres porcellanato, smaltate con nero opaco a 1250° C e sigillate con tappo meccanico. Il progetto è sempre della designer Marta Toni, mentre la realizzazione viene affidata agli allievi della Scuola d’Arte Ceramica “Romano Ranieri”, sotto la direzione dell’artista Nicola Boccini. 
Dalla forma alla sostanza, ecco il Barley Wine millesimo 2014, nella  bottiglia di vero che il birrificio mi ha invitato ad assaggiare. Nel bicchiere si presenta di color ambrato torbido, con qualche venatura arancio; la grossolana schiuma biancastra che si forma è piuttosto modesta e poco persistente, nulla di strano in una birra dal contenuto alcolico molto importante (11%). 
L'aroma è pulito ma non è particolarmente intenso: le note di vino e di legno, assieme a una evidente presenza etilica, sono quelle predominanti, mentre ci vuole un po' d'impegno a scovare, in secondo piano, quelle di frutta secca, caramello, biscotto ed amaretto, frutta secca, zucchero candito, mela verde. 
Anche il palato va fatto lavorare per tirare fuori gli elementi di questo Barley Wine che, ancora giovane, presenta una componente etilica troppo in primo piano che copre un po' tutto il resto. Ritornano biscotto e caramello, le note vinose e soprattutto quelle legnose che portano ad un finale tannico ma anche un po' astringente; predomina ovviamente il dolce, che viene però ben bilanciato da una lieve acidità vinosa e dall'alcool. Bene invece il retrogusto, caldo, dolce e finalmente morbido di frutta sotto spirito (datteri, uvetta) e caramello. Il corpo è medio, le bollicine sono ovviamente poche e la birra è gradevole in bocca, peccato che l'alcool obblighi a piccole sorsate e a qualche sosta defaticante di troppo. 
La mia impressione è che un po' di attesa in cantina non possa che giovare a questo Barley Wine, al momento ancora un po' giovane, ruvido e con le sue diverse componenti che non trovo ancora perfettamente amalgamate. Il carattere vinoso che emerge dal passaggio in botte non basta a colmare una mancanza di complessità e soprattutto di profondità che in una birra di questo livello (prezzo incluso, suppongo), mi aspetterei di trovare. Il consiglio, se volete provarla, è quindi di mettere la bottiglia in cantina, dimenticarla per un po’ e magari darle appuntamento al prossimo anno.
Ringrazio il birrificio per avermi inviato la bottiglia da assaggiare.
Formato: 50 cl., alc. 11%, lotto 0314S, scad. 12/2034.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 23:03 3 commenti:
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Categories: barley wine, Birra Perugia, italia

sabato 7 marzo 2015

Birra Perugia American Red Ale

Nuovo appuntamento con Birra Perugia, il birrificio del capoluogo umbro che vi ho presentato in questa occasione; termino per il momento i miei assaggi con quella che in verità è stato la prima Birra Perugia da me bevuta, nel 2014, in un ristorante di Norcia. A quel tempo non presi appunti ma pensai soprattutto a gustarmi cibo e birra, e l'American Red Ale non finì poi sul blog. 
E' una delle birre due con le quali Birra Perugia ha iniziato la propria avventura nel 2013, assieme alla Golden Ale; il birrificio perugino è tra l'altro fresco fresco di medaglia d'oro a Birra dell'Anno 2014, conquistata (meritatamente, direi) dalla Calibro 7 nella categoria 8, American Pale Ale.
La ricetta dell'American Red Ale  prevede invece malti Pils e Monaco, frumento, ed un luppolatura di Mosaic, Amarillo e Citra.
Davvero splendida nel bicchiere, di colore ambrato leggermente velato con bellissimi riflessi che vanno dal rosso rubino al ramato; la schiuma, ocra, è finissima e cremosa, compatta, molto persistente. L'aroma, ancora fresco, è molto elegante e pulito ed offre i profumi di pompelmo e mango, passion fruit e melone, frutti rossi (soprattutto fragola) con in sottofondo il caramello ed il biscotto. Molto gradevole anche il mouthfeel, che trova un compromesso ideale tra la scorrevolezza e la necessità, per una birra dal contenuto alcolico discreto (6%) di far comunque sentire la propria presenza: il corpo è medio, e la carbonatazione è piuttosto contenuta.
L'ingresso dolce di caramello e biscotto è rassicurante anche per un palato poco abituato ai sapori intensi della cosiddetta "birra artigianale"; il dolce continua con delle note tropicali che richiamano l'aroma ma questa American Red Ale non è esattamente quella birra "mansueta" che i primi istanti di bevuta potrebbero far pensare. L'amaro, vegetale e leggermente resinoso, è veloce ad arrivare, con una bella intensità (nonostante le IBU dichiarate siano solo 20) ed un ottimo livello di eleganza senza nessun eccesso asfalta-palato. La sua bevibilità è ottima, quasi da session beer, così come la pulizia e l'equilibrio, impeccabile nell'allontanare qualsiasi deriva "dolciona"; birra molto ben fatta, che ci mette davvero poco a scomparire dal bicchiere e che rimane, secondo me, una delle migliori produzioni di Birra Perugia, alla pari dell'ottima Calibro 7. Ringrazio il birrificio per avermi inviato la bottiglia da assaggiare.
Formato: 33 cl., alc. 6%, IBU 20, lotto 3914, scad. 10/2015.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 23:19 Nessun commento:
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Categories: amber ale, Birra Perugia, italia

venerdì 6 febbraio 2015

Birra Perugia Chocolate Porter

Perugia e il cioccolato, un legame iniziato all’inizio del ventesimo secolo e precisamente nel 1907 quando, con un capitale sociale di 70.000 lire, quattro soci fondano un laboratorio artigianale destinato poi a diventare   la "Società Perugina per la Fabbricazione dei Confetti". Sono Francesco Buitoni (sì, quello della pasta), Annibale Spagnoli, Leone Ascoli e Francesco Andreani. Negli anni venti la società assume il nome di "La Perugina - Cioccolato e Confetture” e negli anni trenta inizia l’esportazione negli Stati Uniti, con un punto vendita di prodotti italiani (c’erano anche la pasta e i sughi Buitoni) sulla Fifth Avenue. 
Nel 1922 nacque il famoso Bacio Perugina, che si dice sia stato creato per utilizzare i frammenti di nocciola rimasti durante la lavorazione di altri cioccolatini: ne uscì un cioccolatino strano, dalla forma irregolare, che somigliava ad un pugno chiuso, con la nocca più sporgente rappresentata da una nocciola intera. Si pensò inizialmente di chiamarlo “cazzotto”, un nome però poco adatto per un cioccolatino da regalare: fu quindi ribattezzato “bacio”.  
Ne1 1985 la Industrie Buitoni Perugina, che non navigava in buone acque, fu ceduta alla CIR  di Carlo De Benedetti, diventando  Buitoni S.p.A., ma solo tre anni dopo il marchio passò nella mani del gruppo svizzero Nestlè, che ancora oggi lo detiene. La produzione è comunque rimasta a Perugia.
Oltre alla famosissima manifestazione Eurochocolate, il capoluogo dell'Umbria celebra oggi il cioccolato con un Museo ed una Scuola, entrambi all'interno degli stabilimenti Perugina a San Sisto.
Dal cioccolato passiamo alla birra, per la precisione Birra Perugia, che vi ho presentato in questa occasione.  L’occasione di mettere assieme cioccolato, Perugia e birra era ovviamente ghiotta ed il giovane birrificio perugino, nato nel 2012, non se l’è certo fatta scappare. Ecco quindi una Chocolate Porter, nata ad ottobre 2013: il suo nome deriva non solo da uno dei malti scuri utilizzati (Chocolate, assieme a Vienna, Crystal e fiocchi d’avena) ma anche dal fatto che della granella di cioccolato viene aggiunta a fine fermentazione. I luppoli invece sono Northern Brewer e Fuggle.   
E’ vestita di color marrone scuro, ed un impeccabile cappello di schiuma beige, fine e cremosa, molto persistente. La bottiglia in questione non offre un aroma particolarmente entusiasmante, dall’intensità piuttosto bassa: sentori di mirtillo, caffè, lieve presenza di cioccolato, niente di inebriante. Tutt’altro discorso in bocca, a partire dalla morbidissima sensazione palatale che grazie all’uso dell’avena è molto cremosa, pur garantendo un’ottima scorrevolezza; le bollicine sono poche, il corpo è tra il medio ed il leggero. Pulito e molto intenso, il gusto presenta caffè ed orzo tostato, liquirizia e qualche lieve nota di cioccolato amaro. Pochi elementi in gioco ma molto ben assemblati tra di loro, quasi all’insegna del “less is more”; chiude con l’acidità del caffè a ripulire un po’ il palato ed un lungo retrogusto amaro di caffè e di tostature, intense ma eleganti, mai “bruciate”, impreziosito da una nota di fumo/cenere.  
Inizia un po’ in sordina con pochi profumi, ma si riscatta ampiamente in bocca questa Chocolate Porter, risultando scorrevole e facile da bere senza sacrificare l’intensità dei sapori; ma la sua morbidezza quasi cremosa la rende adatta anche ad un consumo più lento in un dopocena di relax, se non avete voglia di impegnarvi su una bevuta dall’elevato contenuto alcolico. 
Ringrazio il birrificio per avermi inviato la bottiglia da assaggiare.   
Formato: 33 cl., alc. 5.3%, lotto 3614, scad. 09/2016.    

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 23:14 1 commento:
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Categories: Birra Perugia, italia, porter

lunedì 12 gennaio 2015

Birra Perugia / Toccalmatto: Suburbia

Ritorna sulle pagine del blog Birra Perugia, presentatavi in questa occasione. Questa è la volta di Suburbia, una IPA realizzata assieme a  Birra Toccalmatto: è dedicata all’omonimo locale perugino (a Ponte San Giovanni), attivo tra il 1980 ed il 1986. 
Il circolo Suburbia nel suo breve periodo di vita (1980-1986) divenne un significativo punto di riferimento musicale non solo per Perugia: sul suo palco, oltre a numerose band locali, si esibirono anche alcuni artisti i cui nomi (Death in June, Killing Joke, Minimal Compact, Christian Death) faranno provare per lo meno un po’ di salutare nostalgia a chi a metà degli anni ’80 si vestiva di nero ed ascoltava post-punk/dark/new wave. Al locale perugino è stato anche dedicato un libro (“Quelli del Suburbia – Storia di un’amicizia e di un sogno londinese nella provincia umbra”) pubblicato nel 2009.
Potete divertirvi anche voi a riconoscere tutti i frammenti di foto, copertine e poster dell’epoca che costituiscono il collage in bianco e nero dell’etichetta: Clash, Sex Pistols, Joy Division, Siouxie & The Banshees, U2.  E se vi state chiedendo perché una simile birra sia nata da una collaborazione tra Birra Perugia e Toccalmatto, che si trova a Fidenza, la risposta è abbastanza semplice:  Bruno Carilli , fondatore di Toccalmattto, è di origini umbre ed oera tra quelli che frequentavano il Suburbia durante gli anni facoltà di Agraria a Perugia. 
Il tributo al locale  che veniva definito  “un sogno londinese nella periferia umbra degli anni ’80”  non poteva che guardare al Regno Unito: la scelta dei birrai è stata quella di una ricetta che utilizza un solo tipo di malto (Maris Otter) ed un solo luppolo inglese (East Kent Goldings). Una birra fatta con “tre accordi“ che a sua volta riflette la natura della musica post-punk, spesso basata su pochi (power) chords.     
Lasciate subito da parte le aspettative di trovarvi nel bicchiere la solita IPA ruffiana, tropicaleggiante e fruttatissima, come ormai ci ha abituato la moda. Suburbia tiene probabilmente fede al locale al quale è dedicata ed alla musica di quel periodo: pochi fronzoli ed orpelli, pochissime concessioni a quello "che va di moda". Te la trovi nel bicchiere di colore oro antico con riflessi ramati, mentre la schiuma, biancastra, è molto compatta, cremosa e molto persistente.  Nonostante il dichiarato dry-hopping, l’aroma non è molto pronunciato e un po’ sottotono: dominano le note vegetali, a tratti resinose, con qualche sfumatura di terriccio umido e, defilatissima, di marmellata d‘agrumi.  Molto gradevole la sensazione palatale, con un motuhfeel morbido e poche bollicine, corpo medio, quasi in contrasto con un gusto che, se si eccettua il rapido ingresso di biscotto ed una suggestione di caramello, vira subito sull’amaro senza fare sconti.  L’intensità che latitava un po’ al naso si manifesta invece in bocca nella forma di note vegetali e resinose, intensificandosi ulteriormente in un finale quasi balsamico che procede nella stessa direzione. Il risultato è – credo – una birra volutamente “dura”, capace di risvegliare un palato assopito da IPA ormai sempre più dolci e macedonie di frutta: un po’ come il postpunk intendeva risvegliare le orecchie assuefatte alla disco music degli anni ’70.  Suburbia probabilmente lascerà un po’ interdetto chi è ormai abituato al gusto dei luppoli americani, o a quelli oceanici, che hanno ormai monopolizzato le ricette delle moderne IPA;  qui c’è invece una buona ed intensa interpretazione – ormai sempre più difficile da trovare – di una India Pale Ale inglese, fedele allo slogan “I don't Care” (me ne frego) incarnato dalla rivoluzione post-punk. 
Doveroso ringraziamento finale a Birra Perugia per avermi inviato la bottiglia da assaggiare. 
Formato: 33 cl., alc.  6.2%, lotto 4014, scad. 10/2015.


NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio   
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 22:25 Nessun commento:
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Categories: Birra Perugia, Birrificio Toccalmatto, india pale ale, italia

sabato 6 dicembre 2014

Birra Perugia Calibro 7

Secondo appuntamento con Birra Perugia, che vi ho presentato la  scorsa settimana in questa occasione.  Dopo la Golden Ale della "linea classica", passiamo alla rappresentante cosiddetta della "linea creativa"
Calibri 7 è un'American Pale Ale che venne ufficialmente presentata a Maggio 2014 al locale Umami di Santa Maria degli Angeli. Sette sono le "pallottole" di luppolo che caricano questa birra: Motueka, Galaxy, Citra, Mosaic, Soraci Ace, Galena e Chinook; i malti sono Pale Ale e Crystal. 
Al momento è disponibile in una doppia veste: etichetta "standard", con lo sfondo tipo "carta da pacchi" che ricorda un po' The Kernel, ed etichetta limited edition che è stata presentata durante una rassegna cinematografica 
di poliziottesco nel corso della quale venne anche presentato il libro Il commissario dagli occhi di ghiaccio, dedicato all'attore Maurizio Merli protagonista di una decina di film negli anni settanta. Il libro e la birra vengono presentati assieme al Birra a Porter di Perugia il 10 Luglio 2014.
Nel bicchiere si presenta di un bel color oro carico, velato: la schiuma bianca è compatta, fine e cremosa, molto persistente. Chi segue con regolarità il blog sa quanto insisto sul fatto che la birra vada bevuta fresca,  e questa bottiglia ne è un'ulteriore dimostrazione; un mese circa di vita, dry-hopping che emerge in tutta la sua fragranza in un naso-macedonia di frutta carico soprattutto di frutta tropicale (papaia, mango passion fruit, ananas e melone) e agrumi (pompelmo, arancio, mandarino).  
Pulito e freschissimo, pungente, l'aroma è dolce ed ha quella giusta componete ruffiana che fa venir voglia subito di portare alla bocca il bicchiere: dopo un lieve ingresso di crackers e di pane, la bevuta vira subito decisa verso l'agrume, ribaltando così le gerarchie dell'aroma: la polpa e la scorza di pompelmo ed arancio sono protagoniste, con sfumature dolci più leggere di frutta tropicale. Ottima la pulizia e l'equilibrio, finisce secca con un retrogusto amaro e zesty, con qualche nota erbacea.  Profumatissima e ruffiana quanto basta, questa bottiglia di Calibro 7 trae beneficio dalla freschezza che ne valorizza al massimo l'esecuzione e l'abbondante luppolatura. Il corpo è medio, la birra è morbida e correttamente carbonata: l'unico appunto che mi sento di fare riguarda la scorrevolezza non esemplare e che, livello di sensazione palatale, potrebbe essere ancora maggiore e più "micidiale". Evapora comunque dal bicchiere abbastanza velocemente, con un grande potete dissetante e rinfrescante, facendo subito venir voglia di replicare: per fortuna questa volta avevo a disposizione due bottiglie. 
Un doveroso ringraziamento al birrificio per avermi inviato da assaggiare due bottiglie freschissime 
Formato: 33 cl., alc. 5.5%, lotto 3714, scad. 10/2015.
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 23:39 Nessun commento:
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Categories: american pale ale, Birra Perugia, italia

lunedì 1 dicembre 2014

Birra Perugia Golden Ale

La birra arriva a Perugia per la prima volta nel 1875, assieme all’imprenditore milanese Ferdinando Sanvico, che in alcuni locali di Palazzo Silvestri, nella centrale via Baglioni, fonda la Fabbrica della Birra Perugia. I vicini depositi sotterranei di neve della Rocca Paolina venivano utilizzati – in assenza della refrigerazione artificiale – come locali per la maturazione e la conservazione dei fusti di rovere. La birra veniva principalmente consumata in loco, in quella che oggi verrebbe chiamata la “tap room”, ma col tempo iniziarono anche le consegne (mediante carro trainato da cavalli) nei punti di ristoro periferici e, all’inizio del novecento, in varie zone dell’Italia centrale. La produzione – per far fronte all’aumento della richiesta - fu spostata nei locali più capienti di via Oradina (oggi rinominata via Bartolo). Nel 1926 la Società Birra Peroni acquista Birra Perugia: il marchio venne soppresso, il concorrente eliminato e gli impianti continuarono per un anno circa a produrre ed imbottigliare la Birra Peroni, sino alla definitiva chiusura del 1927. 
A metà degli anni 2000, alcuni giovani imprenditori perugini hanno l’idea di far rivivere il marchio e di tornare a produrre birra a Perugia: il progetto ha una gestazione quasi decennale: business plan, ricerca del luogo dove produrre, reperimento dei finanziamenti necessari. A fine 2012 nasce la nuova società Birra Perugia, gli impianti trovano casa ovviamente in periferia (Pontenuovo di Torgiano)  in una struttura industriale risalente agli anni settanta:  ci sono due tini LaInox, della capacità produttiva di circa mille litri e due fermentatori da duemila litri. Il birrificio, guidato dai giovani Laura Titoli,  Luana Meuli, David Vescovi, Matteo Natalini, Mauro Fanari ed Antonio Boco viene presentato ufficialmente il 10 giugno 2013, presso il locale Non C'era (in Centro) di via Bartolo, dove si trovava il vecchio birrificio Perugia. In sala cottura l'head brewer è Mauro Fanari, proveniente da una breve esperienza in Inghilterra da Thornbridge ed al CERB di Perugia.      
La produzione è sostanzialmente divisa in tre: la "Linea Classica" è quella degli inizi, sono birre volutamente semplici e facili da bere, accessibili anche a chi non ha grande familiarità con la birra ed ha sempre ordinato chiedendo "una chiara, una rossa, una scura". Le tre birre prodotte (Golden Ale, American Red Ale e Chocolate Porter) sembrano soddisfare anche queste esigenze; la grafica delle etichette è volutamente retro e richiama lo storico marchio del 1875. La "Linea Creativa"  si rivolge ai cosiddetti "palati più esperti": abbondanti luppolature, malti speciali, affinamenti in botti di legno ed etichette meno convenzionali. Ne parlerò in dettaglio prossimamente. Vi è poi la "Linea Territorio", il cui nome indica chiaramente la volontà di produrre birre che abbiano un forte legame con il territorio, magari utilizzando materie prime provenienti dalla campagna circostante. 
Finora mi era capitato di bere Birra Perugia in una sola occasione, in un ristorante di Norcia a pranzo, la scorsa primavera: l'American Red Ale mi aveva fatto un'impressione molto positiva, e mi ero riproposto di assaggiare con più calma le loro birre. Purtroppo non mi è poi capitato d'incontrarle sullo scaffale di nessun negozio: ma, come da proverbio, se Maometto non va alla montagna è la montagna che va a Maometto. Ringrazio quindi Matteo di Birra Perugia per avermi inviato alcune bottiglie.
Partiamo dalle basi, dalle prime birre prodotte, ovvero dalla "linea classica": la (English) Golden Ale di Birra Perugia esordisce portandosi a casa una medaglia oro all'European Beer Star 2013 a soli pochi mesi dal debutto. La ricetta prevede malti pils e carapils, frumento ed una luppolatura che ad una lettura distratta potrebbe sembrare molto poco inglese: Motueka (Nuova Zelanda) e Citra (Stati Uniti), ma le linee guida di recente sviluppate dal BJCP ammettono anche l'utilizzo di luppoli extra britannici. Se non erro, rispetto alle prime cotte, in questa Golden Ale il Citra ha sostituito il Saaz.
All'aspetto è di un brillante color dorato, velato, con un discreto cappello di cremosa schiuma bianca, non molto persistente. In assenza di dry-hopping, l'aroma non è particolarmente pronunciato ma regala un elegante e pulito equilibrio di agrumi (soprattutto mandarino)  affiancati a fragranti sentori di crosta di pane, di crackers ed erbacei. La bottiglia è molto giovane (ottobre) e ciò si riflette positivamente non solo sul naso: al palato i descrittori sono gli stessi, con identica fragranza e freschezza. Pane e crackers, seguiti da note di mandarino che evolvono poi in un bel finale zesty di scorza d'agrumi con qualche sfumature erbacea. La bevuta è facilissima, anche se potrebbe essere forse un po' più secca: ho l'impressione (forse sbagliando) che trattandosi di una birra (gateway beer) volutamente destinata anche ai palati meno "esperti", si sia forse fatta qualche concessione in più sul dolce: in sottofondo avverto infatti una leggera presenza di miele. Il corpo è leggero, le bollicine sono poche e questa Golden Ale scorre pulita e  velocissima dal bicchiere all'insegna dell'equilibrio: non è una birra che vuole imporsi o che domanda attenzione, ma una dissetante e rinfrescante compagna che affiancherà le vostre chiacchiere di un'intera serata. La gradazione alcolica è un po' al di sopra del concetto di session beer, ma non farete fatica ad ordinarne più di un bicchiere. Ringrazio nuovamente Birra Perugia per avermi inviato la bottiglia da assaggiare. E per chi volesse approfondire di più lo stile delle (English) Golden Ale, che personalmente amo molto, segnalo il solito interessantissimo articolo di Stefano Ricci per la rivista Fermento Birra.
Formato: 75 cl., alc. 5.2%, IBU 16, lotto 3814, scad. 10/2015.
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 23:29 Nessun commento:
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Categories: Birra Perugia, golden/blonde ale, italia
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