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domenica 14 giugno 2015

Left Hand Milk Stout Nitro

Ritorna dopo qualche anno anche il birrificio del Colorado Left Hand Brewing Company, fondato dagli homebrewers Dick Doore e Eddy Wallace; le porte del birrificio di aprirono nel settembre del 1993 con il nome Indian Peaks Brewing Co., che cambiò poi in Left Hand l'anno successivo quando i due scoprirono che Indian Peaks era già utilizzato da un altro birrificio. 
Facciamo ora un grosso salto in avanti al 2011, l'anno in cui Left Hand presenta al Great American Beer Festival la versione "Nitro" della sua ottima Milk Stout, che produce dal 2001: due anni e mezzo di lavoro, (centinaia di) migliaia di dollari spesi per realizzare quella che è a tutti gli effetti la prima birra americana imbottigliata "al nitrogeno/azoto". 
Credo che tutti abbiate ben presente l'"effetto cascata" della stout più famosa  al mondo (la Guinness)  quando viene spillata  in un pub e forma una cremosissima testa di schiuma. L'affascinante fenomeno è diventato uno dei punti di forza del marketing della Guinness: il suo segreto è la spillatura in carboazoto al posto della classica anidride carbonica, che aumenta la morbidezza e la cremosità della birra al palato. Alla fine degli anni '80 la Guinness replicò "l'effetto cascata" anche nelle proprie lattine, completando un lungo studio durato una ventina d'anni: nel marzo del 1989 viene commercializzata la prima lattina con il "floating widget" chiamato "Smoothifier", un'ingegnosa pallina di plastica contenente azoto/nitrogeno introdotta nelle lattine che ottenne anche il Queen’s Technological Achievement Award.
Nel 2011 la Left Hand annuncia con orgoglio di essere il primo birrificio americano  ad aver realizzato una birra "al nitrogeno" senza utilizzare nessuna pallina; la base di partenza è la Milk Stout, che viene però parzialmente "ristudiata" per permettere l'utilizzo dell'azoto sin dal prime fasi di produzione della birra. Fatta la birra, la Left Hand ha inutilmente cercato di proteggere il nome "Nitro" registrandolo: la sua richiesta venne negata inizialmente perché la parola era già stata registrata dieci anni prima da Eli Gershkovitch della Steamworks Brewery di Vancouver. Trovato l'accordo con i canadesi, nel febbraio 2013 Left Hand ottiene effettivamente il copyright della parola "Nitro", suscitando però la mozione d'opposizione di altri birrifici americani che producevano regolarmente birre appositamente studiate per essere poi servite nei pub con la spillatura in carboazoto.  Le proteste dei birrofili americani in internet fanno il  resto e Left Hand finisce per rinunciare al marchio.
Passiamo alla sostanza: la  Milk Stout Nitro è prodotta con l'utilizzo di malti Pale 2-row, Crystal, Munich, Chocolate, fiocchi d'avena e di malto, orzo tostato, lattosio; i luppoli sono Magnum e US Goldings. 
Particolare attenzione va prestata al momento in cui si versa la birra nel bicchiere: questo dev'essere leggermente più ampio del contenuto della bottiglia (35.5 cl.) e questa a sua volta dev'essere versata in modo "aggressivo" ("Pour Hard") perpendicolarmente al bicchiere. Solo in questo modo potete assistere all'effetto cascata provocato dall'azoto che vedete nel video ufficiale: potete anche utilizzare l'hashtag #pourhard per cercare sui social network divertenti video di chi cerca di versare contemporaneamente tre o quattro bottiglie in altrettanti bicchieri.
All'aspetto è di colore ebano scurissimo, quasi nero, sormontato dalla cremosissima testa di schiuma beige dall'ottima persistenza. Bottiglia abbastanza fresca (marzo 2015) ed aroma elegante e pulitissimo nella sua semplicità: caffè e tostature, cioccolato al latte e fondente, qualche sentore di cenere, di vaniglia e di mirtillo. Ma il "climax" della bevuta è ovviamente la sensazione palatale "all'azoto", e il primo sorso non delude le aspettative: birra morbidissima, cremosa, una sorta di vellutato cappuccino che avvolge il palato di cioccolato al latte, caffellatte e orzo tostato, vaniglia. Difficile non emozionarsi, ma questa Milk Stout Nitro non è solo "mouthfeel": ci sono un'ottima pulizia ed un bell'equilibrio. Le eleganti tostature, il lieve dolce del caramello, l'acidità del caffè a chiudere la bevuta assieme alla leggerissima terrosità della luppolatura che pulisce bene il palato e spalanca le porte del retrogusto pulitissimo di caffellatte amaro. Lasciatela scaldare ed emergerà anche una morbida nota etilica, ma è impresa difficile: nonostante la vellutata cremosità, è una birra con finissime bollicine che scorre con grande facilità e finisce molto, troppo rapidamente. Al di là del marketing dell'hard pour e del suo effetto visivo,  è il lussurioso mouthfeel a fare la maggior parte di questa milk stout, che si completa con un'impeccabile pulizia ed un'ottima intensità. Splendida.
Formato: 35.5 cl., alc. 6%, IBU 25, imbott. 12/03/2015, scad. 08/09/2015.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 28 luglio 2014

Free Lions/Revelation Cat/Left Hand Lo Straniero

Nella settimana che andava dal 17 al 24 Febrraio 2013, si tenne a Roma la  Colorado Beer Week un’iniziativa che ha coinvolto locali e beershop nei quali  sono stati organizzati eventi e degustazioni con la presenza di Doug Odell, fondatore della Odell Brewing Co.  e di Eric Wallace della Left Hand Brewing Co.; oltre a questi birrifici  era disponibile una vasta selezione di birre provenienti da Oskar Blues, Avery e Steamworks e fatte arrivare in Italia dal Colorado da Impexbeer. Alex Liberati (titolare di Impexbeer e del birrificio Revelation Cat) e Andrea Fralleoni del birrificio Free Lions non si sono certo fatti sfuggire l’occasione di avere a Roma  due birrai americani, ed hanno convinto Eric Wallace di Left Hand a realizzare una birra collaborativa a “tre mani”, prodotta presso gli impianti di Free Lions (Tuscania). 
La birra che nasce dal trio Liberati/Wallace/Fralleoni è una American Strong Ale ultraluppolata ("guidata dall'esperienza e dall'ispirazione del momento") che viene chiamata “Lo Straniero” (no, purtroppo non credo ci sia alcun riferimento al capolavoro di Albert Camus..) e che viene presentata durante l’Italia Beer Festival di Milano 2013. I debutti all’IBF portano evidentemente fortuna (cfr. il  caso Extraomnes Zest all'IBF 2011)  perché Lo Straniero si aggiudica il premio di miglior birra del festival  tra le circa 130 presenti. Il 5 Aprile la birra debutta anche al di fuori dal festival, alle spine (ovviamente) della Brasserie 4:20 di Alex Liberati. Quella che sembrava essere una collaborazione unica, "one shot", ha evidentemente riscosso il favore di pubblico necessario per essere già replicata nel 2014.
Senza nessuna indicazione sulla tipologia di malti/luppoli utilizzati, arriva nel bicchiere di un bel color ambrato velato con intensi riflessi rossastri; la schiuma è molto compatta e fine, cremosa, color ocra, molto persistente. L'aroma rivela freschezza e pulizia, ed un carattere decisamente dolce di mango, melone ed ananas maturo, arancia rossa, pompelmo e caramello. Ma si tratta solo di un "aperitivo" di quanto sta per accadere in bocca: il gusto è davvero molto intenso, con una potenza che forse tralascia un po' l'eleganza, ma che regala la robusta spina dorsale maltata (biscotto e caramello) necessaria al sostegno della generosissima luppolatura che dapprima richiama il dolce tropicale ed il pompelmo, per poi cancellare tutto con una poderosa ondata amara, resinosa e pungente, che riesce comunque a non raschiare il palato. L'alcool (7.7%) c'è ed irrobustisce la bevuta, scaldando il palato e facendosi sentire soprattutto nel lungo ed intenso retrogusto amaro ricco di resina; non è certamente una birra da bevuta seriale, ma la bottiglia si svuota senza che sia necessario troppo impegno. E' pulita e molto muscolosa,  ben riuscita, tutta basata sul delicato equilibrio della freschezza che tiene assieme e fa funzionare tutte le sue componenti, prima che il passaggio dei mesi la possano trasformare in una pericolosa bomba di caramello, marmellata d'agrumi e luppoli stanchi. Cercate quindi di bere il più rapidamente possibile questo pezzo di artiglieria pesante, un "commando" che ha la bellicosa intenzione di assaltare il vostro palato a colpi di luppolo.
Formato: 33 cl., alc. 7.7%, lotto 1410, scad. 08/03/2015, pagata 6.00 Euro (beershop, Italia).

mercoledì 11 maggio 2011

Left Hand Warrior IPA

Prodotta solamente una volta l’anno dalla Left Hand Brewing Co. con luppoli freschi in “Wet Hopping”: il procedimento richiede luppoli che siano stati raccolti da non più di un giorno. Ovviamente da padrone in questa Warrior IPA lo fa l’omonimo luppolo, raccolto nella regione di Yakima. Di colore ambrato/ramato, velato. La schiuma, ocra, è fine, cremosa e persistente. Al naso si rivela una bottiglia un po’ “stanca”; troviamo note resinose e vegetali, ma soprattutto caramello ed alcool. I luppoli non dominano nemmeno in bocca, dove c’è un sostanziale equilibrio tra malto (pane), toffee e note resinose e vegetali. Il corpo è medio. L’amaro arriva invece a fine corsa, un resinoso che “raschia” molto e non rende questa Warrior IPA particolarmente beverina. Anche l’alcool è molto più presente di quanto la gradazione (7.6%) farebbe intendere. Una birra difficile da giudicare, che si basa su una freschezza dei luppoli completamente svanita in questo caso. Considerando la vasta produzione di Craft Beer in USA, per la maggior parte ancora sconosciuta in Europa, ci si chiede perché si debbano proprio importare birre basate sulla freschezza come questa che rischiano molto più di altre di venire maltrattate da importatori, distributori e beershop che ovviamente non possono stoccare tutto costantemente in frigorifero per preservarne il più possibile aroma e gusto. Formato 65 cl., alc. 7.8%, 69 IBU, lotto e scadenza sconosciuti, 9.90 €.

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english summary:
Left Hand Brewing Co., Longmont, Colorado.

Annual release brewed with fresh hops which are used within 24 for hours from harvesting. Hazy copper color with a solid and creamy off-white head.
In the nose there some resin and grassy note, but mostly caramel and alcohol. There’s no real hops “domination” here, taste is well balanced between bready malt, toffee and resinous hops. Medium bodied. At the end comes an intense rough resinous bitterness which is not making this
Warrior IPA a high drinkable beer. ABV is 7% but alcohol is much more present. Perhaps an US fresh beer import is not best enjoyed in Europe. So it’s difficult to judge this one. 65 cl. bottle, 7% ABV, 69 IBUs, 9.90 €.

venerdì 21 gennaio 2011

Left Hand Twin Sisters Double IPA

Imperial IPA che, questa volta, arriva dal Colorado e non dalla California. Nel bicchiere versa un bel color ambra/rame, quasi limpido ed una cremosa schiuma bianca, persistente. Fortissimo aroma di pino, resina con malto e caramello che rimangono lievemente percettibili. Il corpo è pieno, muscoloso, la carbonatazione media. Il gusto è fotocopia dell’aroma; un amaro deciso, con pino, resina e spezie che “pizzicano” la lingua. Lascia il palato ben asciutto, e termina la sua corsa con un lungo retrogusto amaro, resinoso ed alcolico. Buona DIPA, ma un po’ troppo monocorde e qualche gradino sotto le ultime grandi birre della West Coast che abbiamo assaggiato. Degustata in bottiglia da 66 cl., ABV 9.6%, 15.90 €
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english summary:
Clear copper color with a creamy white head. Very strong hoppy aroma with pine and resin with some malt and caramel. Full bodied with medium carbonation. Bitter taste of pine, resin and some biting spices on the tongue. Dry finish, long bitter aftertaste with alcohol and resin. A good but not outstanding
DIPA. 66 cl. bottle, 9.6% ABV, 15.90 €.

giovedì 19 agosto 2010

Left Hand Milk Stout

Di colore ebano scuro, impenetrabile ma limpido, con bei riflessi rosso rubino. Schiuma nocciola, ampia, cremosa e di buona persistenza. Aroma principalmente torrefatto, note di caffè, malto tostato, qualche sentore di cioccolato, predominanza dolce. Il corpo è medio-leggero, bassa carbonatazione. Gusto di malto tostato, caffè, buona presenza di cioccolato al latte. Retrogusto abboccato, con qualche nota di caffè. Una stout dove è la componente dolce a dominare, pur non risultando mai stucchevole, ma ben equilibrata dai malti tostati; ben fatta, il resto è una questione di gusti. Bottiglia da 355 ml., ABV 5.2%, € 4.20).

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english summary:
Deep dark brown almost black color with some ruby reflections. Big mocha and creamy long lasting head. Aroma is roasted malt, some coffee and chocolate, sweety. Body from light to medium with low carbonation. It's creamy to the palate, with flavor of roasted malt, coffee and milk chocolate. It's a strange sensation to drink a "milky" beer. Fairly sweet aftertaste, somehow balanced by the roasted malts. 355 ml. bottle, 5.2% ABV.