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sabato 1 aprile 2017

Wurmhöringer Märzen Bier

Risalgono al 1632 le prime testimonianze della presenza di un birrificio nella cittadina austriaca di Altheim, una sessantina di chilometri a nord di Salisburgo, a due passi dal confine con la Germania. 
A fondare il birrificio che si trovava in origine nella piazza del mercato fu la famiglia Wöckl che nel 1652 la cedette alla famiglia Splinder. Nel 1884 Josef Spindler morì improvvisamente di tifo e sua moglie Maria si risposò  l'anno successivo con Josef Wurmhöringer, uno dei dipendenti del birrificio. In seguito al loro matrimonio, nel 1885 la birreria venne rinominata Privatbrauerei Wurmhöringer ed è ancora oggi nella mani della stessa famiglia. A Josef sono succeduti Franz e Johanna Wurmhöringer (1963) e poi il figlio Franz, che guida l'azienda dal 1989.
La gamma di birre proposta è rigorosamente rispettosa della tradizione tedesca senza nessuna eccezione: Märzen, Bock, Lager, Keller, Zwickl, Radler ed una Pils venduta in un'inquietante bottiglia blu. 
Nella piazza di Altheim potete ancora mangiare e bere tutte queste birre alla Braugasthof aperta da martedì a giovedì dalle 10 a mezzanotte, venerdì, sabato, domenica e lunedì dalle 10 alle 14.

La birra.
Wurmhöringer Märzen, oggi rinominata Premium Märzen e con un'etichetta diversa rispetta a quella che avevo incontrato sette anni fa. Perfettamente dorata, forma un perfetto cappello di schiuma bianca, cremosa, fine e compatta, dalla buona persistenza. 
Al naso cereali e crosta di pane, leggeri profumi floreali, un tocco biscottato ed una leggerissima nota metallica disegnano un'aroma poco intenso e, soprattutto, privo di qualsiasi fragranza. La sostanza non cambia di molto in bocca: nel bicchiere c'è una birra piuttosto acquosa il cui gusto ricalca in pieno l'aroma. Pane, miele ed un tocco di biscotto caratterizzando una bevuta dolce che viene bilanciata da un tocco d'amaro erbaceo, molto poco elegante. Il corpo è tra il medio ed il leggero, la carbonazione è piuttosto bassa: c'è una leggera nota di cartone bagnato ma il punto davvero dolente è la completa mancanza di fragranza in una birra che ovviamente si beve con facilità ma senza nessuna emozione o soddisfazione. 
Formato: 50 cl., alc. 5%, scad, 24/05/2017, prezzo 0.63 Euro (supermercato, Austria)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 14 marzo 2016

Ritter St. Georgen Ritter 1645 Ur-Märzen & Weißenoher Altfränkisch Klosterbier

Dalla Germania oggi due birre accumunate dal loro richiamo alla storia e alla tradizione, a quell’“originale", "primordiale", "antico"  veicolato dai suffissi “Ur-“ ed “Alt-“ che compongono i loro nomi: la Ritter 1645 Ur-Märzen del birrificio Ritter St. Georgen e la  Altfränkisch Klosterbier della Klosterbrauerei Weißenohe.  
Il primo si trova nel centro di Nennslingen, una cinquantina di chilometri a sud di Norimberga, mentre per incontrare il secondo bisogna spostarsi più a nord, a Weißenohe, Alta Franconia,  cinquanta chilometri da Bamberga. Attenzione a non confondere Ritter St. Georgen con la St. Georgen Bräu di Buttenheim, cosa che stavo per fare.  
Il birrificio del "Cavaliere Giorgio" produce circa 10.000 hl l'anno ed è oggi guidato dal birraio Dietmar Gloßner; celebra il suo anno di fondazione con una "Ur-Märzen 1645" che porta in etichetta il motto latino "Fortes fortuna adiuvat", "il destino favorisce chi osa". A non osare molto è invece la bottiglia di oggi, che ripropone la tradizione senza spingere con convinzione il piede sul pedale dell'intensità. 

La birra.
Si colora tra l'oro antico e l'ambrato, è limpida e forma un "croccante" e compatto cappello di schiuma ocra, cremosa, dall'ottima persistenza. Pane, cereali e miele compongono il bouquet olfattivo dove emerge anche qualche tocco floreale e di biscotto; la pulizia c'è, la fragranza è discreta, l'intensità è piuttosto bassa ma non è certo uno stile dal quale aspettarsi esplosioni aromatiche. La bevuta è costruita su di un impeccabile equilibrio teso a favorire la massima facilità di bevuta: ritornano pane, biscotto, cereali e miele per un dolce bilanciato da un tocco finale di mandorla amara. La carbonazione è bassa, la birra scorre bene anche se c'è un filo di diacetile ad "imburrare" un pochino il palato; poca intensità, poche emozioni ed alcool (5.5%) quasi impercettibile: il necessario c'è e, anche se un po' penalizzato dalla versione in bottiglia, lascia comunque un ricordo positivo. Se potete andate a provarla alla Bräustüble che si trova proprio accanto al birrificio.

Per trovare quello che manca nella Ritter 1645 Ur-Märzen bisogna invece stappare la Altfränkisch Klosterbier di Weißenoher. Il 1052 è la data di fondazione dell'abbazia benedettina di Weissenohe, consacrata a San Bonifacio, nella quale i monaci produssero birra sino al 1803, quando a causa della secolarizzazione il monastero fu definitivamente dissolto e venduto a privati. Nel 1827 il birraio Friedrich Kraus acquista fattoria, taverna e birrificio, rimettendolo in funzione; oggi lo guida la quinta generazione di discendenti, Katharina ed Urban Winkler, con l'aiuto dal 2010 del birraio Martin Pelikan che produce circa 20.000 hl l'anno. Weißenohe significa "luogo del bianco ruscello", nome dato al vicino fiume Kalkack le cui acque hanno originato le profonde falde acquifere utilizzate dal birrificio attraverso i due pozzi di proprietà. Tutte le  birre possono essere assaggiate all'adiacente Wirtshaus das Klosterbrauerei.

La birra.
Malto Vienna e luppolo Hersbrucker proveniente dai campi intorno a Weißenohe costituiscono la base della Altfränkisch Klosterbier che Ratebeer incasella tra le Märzen mentre il birrificio la descrive come una "landbier" della tradizione francone, ovvero una birra "di campagna" quotidiana e facile da bere.  Limpida e splendente nel suo dorato antico, con un impeccabile "testa" di schiuma biancastra, cremosissima, compatta, dalla lunga persistenza. In questo caso la semplicità è supportata da un'eccellente pulizia e, elemento fondamentale, da una buona fragranza dei malti. Il naso è dolce nei profumi di fiori, miele, pane e fette biscottate appena sfornate, invitando subito a portare il bicchiere alla bocca. In bocca ritornano gli stessi elementi che - di nuovo - fragranza e pulizia valorizzano al massimo in un'intensità di tutto rispetto che non intacca assolutamente la facilità di bevuta. L'accenno di diacetile non penalizza una bevuta di pane/cereali/biscotto e miele, dolce ma ben bilanciata da un finale lievemente amaro di mandorla ed erbaceo. Poche bollicine, corpo medio, perfetta scorrevolezza affiancata ad una gradevole morbidezza senza nessun scivolone nell'acquoso. Una birra dall'ottimo profilo maltato, di quelle che si prestano ad accompagnarti silenziosamente nel corso di una serata senza mai reclamare attenzione. Ha retto bene il passaggio in bottiglia, ma è chiaramente in loco che dovreste andare a provarla. 

Nei dettagli:
Ritter St. Georgen Ritter 1645, formato 50 cl., alc. 5.5%, scad. 07/06/2016, 0.97 Euro (supermercato, Germania).
Weißenoher Altfränkisch Klosterbier, formato 50 cl., alc. 5.1%, lotto 1346, scad. 17/05/2016, 0.93 Euro (supermercato, Germania).

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 25 giugno 2012

Hofbräu München Festbier

Hofbräu München, un nome che non ha senz'altro bisogno di presentazioni e che probabilmente coincide con la definizione di "birra" per i turisti che arrivano per la prima volta a Monaco di Baviera. Ma l'origine del birrificio è tutt'altro che "turistica"; come la corona che compare nel logo può far intuire, la HB ha uno stretto legame con la famiglia reale. Fu infatti il duca Wilhelm V a fondarla, nel 1589, non tanto con propositi commerciali ma semplicemente per soddisfare il consumo della corte reale, che stava invece spendendo ingenti risorse per far arrivare birra dai mastri birrai di Hannover. Nel 1610 avviene la prima "vendita" al di fuori della cerchia reale, iniziando nel corso dei secoli una curiosa trasformazione da "birra dei reali" a "birra del popolo".  Alla metà del diciannovesimo secolo, infatti, quando l'inflazione stava pericolosamente trasformando la bevanda nazionale tedesca in una specie di lusso che sempre meno persone potevano permettersi, un decreto reale stabilì che i prezzi dei prodotti della Hofbräu sarebbero rimasti invariati, rendendo il popolo bavarese molto più contento dei cugini prussiani a nord-  Nel 1939 la HB viene statalizzata, e la produzione spostata nei sobborghi della capitale bavarese, a Riem. A Monaco è invece rimasto il luogo simbolico per eccellenza, ovvero l'edificio situato in Am Platzl 9, a cinque minuti di distanza da Marienplatz. Un luogo che a cavallo delle due guerre mondiale fu tristemente associato al  Nazionalsocialismo; numerosi furono i discorsi che Hitler tenne all'interno dell'edificio adornato di svastiche. Il prezzo che l'edificiò pagò fu la quasi completa distruzione durante un bombardamento, con la ricostruzione che terminò solo alla fine degli anni '50. Oggi la HB di Am Platzl è una birreria che ospita turisti da tutto il mondo; oltre a qualche Stammtisch (i tavoli riservati ai locali frequentatori abituali), la bierhall ha duemila posti a sedere ai quali vanno aggiunti i quasi settecento del biergarten. Un luogo davvero enorme ma, soprattutto nel weekend, perennemente affollato e rumorosissimo; arrivate presto (intorno alle sette di sera) o sarete costretti ad attendere in piedi che si liberi un posto. Sebbene l'offerta brassicola sia molto basica, e le birre stesse molto - a volte fin troppo - facili da bere, è quasi impossibile resistere alla tentazione di entrare, ordinare un Maß (il boccale da un litro) ed intonare assieme all'orchestrina il coro "Oans, Zwoa, G'suffa".  A proposito di  Maß, pare che il record di "svuotamento"  appartenga ad un giovane studente svedese che, a 22 anni, impiegò 4,4 secondi (!!!) ad ingurgitare un litro di birra. Tra le birre stagionali prodotte dalla HB vi è anche una Festbier, disponibile dalla fine dell'autunno e per tutto il periodo invernale; ne parliamo un po' fuori tempo massimo, nel bel mezzo dell'estate, dopo averla riesumata dalla cantina. Perfetto l'aspetto, di un bel colore oro antico limpido, sormontato da un generoso cappello di schiuma bianca e pannosa, molto persistente. Naso dolce, ricco di miele d'acacia e di leggeri sentori biscotto al burro; semplice ma pulito. In bocca le proporzioni sono rovesciate; c'è una bel profilo di malto, carico di biscotto, con qualche nota di miele; l'alcool (6.3%) è molto ben nascosto e questa märzen come da tradizione bavarese si lascia bere molto facilmente, senza dare l'impressione di voler essere un "winter warmer". Il finale, a bilanciare, è leggermente amaro con una nota di frutta secca. Dal corpo medio-leggero e dalla carbonazione contenuta, è una Festbier   tutto sommato discreta; peccato per la presenza un po' eccessiva di diacetile (burro) che lascia il palato un po' appiccicoso. Formato: 50 cl., alc. 6.3%,  scad. 18/07/2012, prezzo 0.87 Euro.

mercoledì 30 maggio 2012

BraufactuM Marzus

Interpretazione di una classica Märzen da parte del beerfirma  tedesco “Braufactum”; la ricetta è firmata, in etichetta, da Marc Rauschmann, uno dei fondatori del progetto (link ). Ricordiamo brevemente che le Märzen in origine erano prodotte a tarda primavera, nell’ultimo periodo utile per birrificare prima del caldo estivo; venivano successivamente lasciate maturare e riposare nelle fresche grotte/cantine in attesa di essere consumate in autunno, stagione che coincideva con molte celebrazioni, soprattutto in Germania, dove la più nota è l’Oktoberfest.  Meraviglioso l’aspetto, di color ambra/rosso rubino con un cappello molto persistente di schiuma color ocra, fine e cremosa. Aroma molto dolce, ricco di caramello e frutta secca, che ritroviamo anche in bocca assieme a note di biscotto e toffee. Quello che colpisce in questa Marzus è l’estrema pulizia, sia al naso che al palato, con assenza assoluta di qualsiasi manifestazione di burro/diacetile. Molto morbida in bocca, con una consistenza oleosa, un corpo medio ed una carbonazione contenuta. Chiude con un retrogusto amaro sorprendentemente intenso per lo stile (il luppolo utilizzato è l’Hercules), dove troviamo un po’ di tostatura, frutta secca e note erbacee ma, soprattutto, una gradevole nota etilica che riscalda e che la rende davvero ottimale per i mesi autunnali.  Buona interpretazione dello stile, una birra che si beve con grande facilità pur offrendo un intenso profilo maltato ed un amaro un po’ fuori gli standard bavaresi. Una grande morbidezza e rotondità al palato la rende decisamente un gradino sopra la maggioranza di Märzen un po’ troppo leggerine e sfuggenti che spesso vengono prodotte in Germania. Chiudiamo sottolineando il solito “problema” prezzo che affligge l’elitaria gamma di Braufactum; in un supermercato tedesco costa quasi cinque volte di più di una qualsiasi Märzen. Sopravviverà ?  Formato: 33 cl., alc. 5.5%, scad. 31/03/2013, prezzo. 4.74 Euro.

giovedì 24 maggio 2012

Hacker-Pschorr Superior

La Hacker-Pschorr nasce con la fondazione della sua prima metà, ovvero il birrificio Hacker, sorto nel 1417 a Monaco di Baviera ed acquistato nel diciottesimo secolo da Joseph Pschorr, già alla guida della  Pschorrbräu, che a quel tempo veniva un po' considerato "il re" dei birrai bavaresi. Gli eredi di Joseph sono Georg e Matthias, che decidono di dare vita ad un'amichevole competizione  famigliare. Georg conduce la Pschorrbräu, mentre Matthias fonda la Hackerbräu che diventano così due birrifici separati. Quest'ultimo trasforma nel 1881 la Hackerbräu da azienda privata a pubblica, pur mantenendo la maggioranza azionaria; la Pschorrbräu segue lo stesso destino nel 1922. I bombardamenti della seconda guerra mondiale rendono inutilizzabili gli impianti della Pschorrbräu e così "l'altra metà" presta i propri impianti due giorni alla settimana all'altra azienda di famiglia. E' il preludio a quello che avviene una trentina di anni dopo, nel 1972, quando la fusione dei due birrifici a crea la Hacker-Pschorr Bräu, anche se fino al 1975 le birre continuano ad essere vendute per i due marchi separati. Il nuovo millennio vede invece il gruppo Paulaner acquistare il marchio;  il passaggio finale è l'acquisto di Paulaner da parte di  BHI (Brau Holding International AG), una joint-venture tra il gruppo Schörghuber ed Heineken. "Superior" è il nome della birra invernale una classica märzen disponibile dall'autunno alla primavera. Colore oro limpido, schiuma bianca, fine e cremosa, discretamente persistente. Il naso è dolce, alterna sentori mielosi a quelli di biscotto al burro, e lo stesso scenario viene praticamente riproposto in bocca; birra che lascia il palato un po' appiccicoso, prima di congedarsi con un retrogusto abboccato, caratterizzato da un lieve tepore etilico. Medio-leggero il corpo, media la carbonazione, tipica consistenza "watery" bavarese per assicurare una grande facilità di bevuta. Un prodotto industriale che tutto sommato non ci è dispiaciuto; non ha particolari pregi e, almeno in questa bottiglia, neppure particolari difetti. Formato: 50 cl., alc. 6%, lotto 29711D, scad. 07/2012. prezzo 0,93 €.

mercoledì 21 marzo 2012

Brauwerk Eröffnungsbier

Immaginate di essere tre amici appassionati bevitori di birra, e di essere stanchi di tutte quelle lager industriali che monopolizzano il mercato del vostro paese. Immaginate di trovarvi in un soleggiato e caldo pomeriggio d’estate, all’aperto, in una vallata della Svizzera circondata da verdi pascoli e da montagne. Purtroppo per rinfrescarvi siete costretti, ancora una volta, a ricorrere ad una di quelle anonime birre industriali pastorizzate che hanno tutte lo stesso (non)gusto; proprio in quel pomeriggio vi arriva la notizia che la Carlsberg è stata scelta come partner ufficiale dei Campionati Europei di Calcio che, in quell’anno, si giocano nella vostra nazione. E’ la classica goccia che fa traboccare il vaso, la molla che fa scattare dentro di voi la motivazione del “così non si può continuare” e che vi spinge a passare all’azione. Questo è quello che accaduto a Marco Nägeli, Stefan Kägi e Thomas Müller nel 2008. Tre “padri di famiglia”, con un impiego fisso (un meccanico, un poliziotto ed un sales manager) che iniziano a passare le proprie sere ed i propri weekend coltivando il sogno di aprire un microbirrificio. Senza nessuna conoscenza, i tre iniziano a frequentare per un paio di anni corsi in Svizzera ed in Germania, mettendosi anche alla ricerca delle risorse economiche necessarie. Il sogno si avvera nell luglio del 2011, con una bella festa d’inaugurazione del birrificio Brauwerk ad Oberweningen. Una realtà molto giovane quindi, che ha infatti in produzione solamente una birra chiamata Eröffnungsbier, ovvero “la birra dell’apertura”. Si presenta di color oro, opaco, con un persistente cappello di schiuma bianca, fine e cremosa. L’aroma è delicato e pulito, con miele, cereali e crosta di pane, sentori di floreali di camomilla. Le cose peggiorano un po’ al palato, con un imbocco che inizialmente si rivela pulito, richiamando l’aroma di pane, miele e cereali, ma che viene progressivamente infestato da un’elevata presenza di diacetile. La leggerezza e la facilità di bevuta, che dovrebbero essere una prerogativa imprescindibile di una birra come questa ispirata alle helles/märzen tedesche, viene fortemente penalizzata da questo difetto. C’è una leggera nota amaricante a fine corsa per bilanciare, ma il retrogusto è nuovamente burroso ed appiccicoso. Il palato non è mai pulito, ed una carbonazione abbastanza modesta rende questa birra poco vivace. I tre ragazzi hanno delle ottime e nobili intenzioni, ma la loro birra “inaugurale” dev’essere chiaramente rivisitata. I migliori auguri da parte nostra. Formato: 33 cl., alc. 5.1%, scad. 24/04/2012, prezzo 3.64 Euro.

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english summary:
Brewery: Brauwerk Eröffnungsbier, Switzerland
Style: Märzen
Appearance: cloudy golden color with a creamy white head. Aroma: honey, bread, flowery (chamomile). Mouthfeel: light body, low carbonation, watery texture. Taste: there’s an initial clean flavor of bread, cereals and honey, which is progressively spoiled by a big presence of dyacetyl. The palate is left sticky and buttery. Drinkability is not that great, which is a major fault considering this beer style. Bottle: 33 cl., 5.1% ABV, BB 24/04/2012, price 3.64 Euro
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venerdì 20 gennaio 2012

Kulmbacher Mönchshof Weihnachts Bier

Produzione natalizia del marchio Mönchshof che, ricordiamo, appartiene dal 1984 al colosso tedesco Kulmbach. Si tratta ovviamente di una märzen di colore oro limpido, con un bel cappello di schiuma bianca, fine e cremosa, di buona persistenza. Aroma davvero molto scarso, quasi assente se non fosse per qualche leggero sentore dolce, di malto, e di burro. Le cose vanno un po’ meglio in bocca, dove alla base di malto biscotto s’affianca un leggero etilico che dovrebbe riscaldare le bevute “invernali”; ma proprio quando sembrava risollevarsi un po’, questa birra di Natale ritorna nella più assoluta mediocrità imbroccando un finale amaro erbaceo e metallico molto poco gradevole. Il retrogusto è amaro, e lascia la bocca un po’ appiccicosa. La carbonazione molto modesta non la rende neppure particolarmente vitale; al gusto manca anche quella pulizia che solitamente contraddistingue la maggior parte delle produzioni tedesche. E’ bevibile, ma molto noiosa. Formato: 50 cl., alc. 5.6%, lotto A1 04119, scad. 06/07/2012, prezzo 0.90 Euro.


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english summary:
Brewery: Kulmbacher Brauerei (Schörghuber), Kulmbach, Bavaria, Germany.
Style: märzen.
Appearance: clear golden color with a frothy white head. Aroma: poor malty, hints of butter. Mouthfeel: medium body, low carbonation, watery texture. Taste: a biscuit malty backbone is warmed up by some alcohol presence. Unfortunately there’s an unpleasant bitter and metallic finish. Short aftertaste, sticky to the palate. Overall: a pretty dull and average märzen, we really didn’t get any Christmans feeling in it. Drinkable, unexciting. Bottle: 50 cl., 5.6% ABV, batch A1 04119, BB. 06/07/2012, price 0.90 Euro.

lunedì 26 dicembre 2011

Maxlrainer Festbier

Risalgono all’anno 804 le prime notizie relative al castello di Maxlrain, appartenente all’omonima famiglia residente nell’antico Sundergau, area che corrisponderebbe all’incirca a quella oggi denominata Oberbayern, ossia la parte più meridionale della Baviera, compresa tra Monaco ed il confine con l’Austria segnato dalle Alpi. La famiglia Maxlrain vide il suo massimo spendore nel 1400, amministrando come conti di Maxlrain e Hohenwaldeck una vasta area di proprietà che si estendeva da Miesbach fino allo Schliersee. Nel 1580 il castello fu praticamente distrutto da un incendio; solamente la cappella si salvò, diventano il nucleo del nuovo castello che fu terminato otto anni dopo. L’aspetto attuale, rappresentato nel logo del birrificio, risale invece alla seconda decade del 1700, grazie a lavori di abbellimento realizzati da Johann Baptist Zimmermann. L’ultimo conte della dinastia Maxlrain fu Johann Joseph Veit, morto nel 1734 e privo di eredi maschi. La figlia sposa un conte di Satzenhofen e, nello stesso periodo, ottiene il permesso dal Principe Max Joseph III di produrre birra. Il castello passa di mano nel 1870, quando viene acquistato dal conte Max di Arco-Zinneberg per il proprio figlio Ludwig, e questi dà inizio ai lavori di costruzione di un più “moderno” birrificio nell’ala ad ovest, dove si trova tutt’oggi. Nel 1936 il castello è venduto al Conte Leo di Hohenthal e Bergen, che però vide i suoi figli morire nel corso della seconda guerra mondiale. Ci spostiamo cronologicamente al 1982, quando Christina, la nipote del Conte Leo, sposa Erich, Principe di Lobkowicz. Sono ancora loro, assieme ai cinque figli, a prendersi cura del castello di Maxlrain e del birrificio annesso. Se questa breve digressione genealogica vi ha fatto venire sete, è il momento giusto per stappare la Festbier prodotta dal birrificio solamente in questo periodo dell’anno. Tipico colore dorato, limpido, con un ampio cappello di schiuma bianca, fine e cremosa, persistente. L'aroma predominante è dolce di miele, crosta di pane, cereali; più nascosti troviamo sentori erbaci e leggero alcool. In bocca c'è sostanziale corrispondenza; corpo medio-leggero dominato dal malto, miele, note di biscotto e cereali. Correttamente carbonata, termina con un leggero amaro erbaceo ed una leggera nota alcolica a scaldare il palato, che rimane sempre abbastanza secco e pulito. Una buona märzen, corretta, pulita, giustamente facile da bere e, come vuole la tradizione, un po' più solida di una classica helles bavarese. Formato: 50 cl., alc. 5.5%, lotto sconosciuto, scad. 02/07/2012, prezzo 0.87 Euro.

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english summary:Brewery: Schlossbrauerei Maxlrain, Maxlrain, Oberbayern, Germany.Appearance: typical clear golden color with a big frothy white head. Aroma: Sweet honey, bready malt, cereals; light subtle grassy hops and alcohol. Mouthfeel: light-medium body, medium carbonation, watery texture. Taste: matching with aroma; biscuit malt, hints of honey and cereals; light bitter hoppy finish with a warm alcoholic touch. Overall: a simple easy drinkable märzen; tasty, clean and reasonably dry. It will warm you more up than a standard Bavarian Helles. Bottle: 50 cl., 5.5% ABV, BB 02/07/2012, price 0.87 Euro.

venerdì 23 dicembre 2011

Schweinsbräu Weihnachtsbier

A seconda del vostro gusto, le etichette della a noi fino ad ora sconosciuta Schweinsbräu vi potranno sembrare bellissime o bruttissime; protagonista è sempre lui, il porco. Siamo nei dintorni di Glonn, una trentina di chilometri a sud-est di Monaco di Baviera, dove ha sede la Herrmannsdorfer Schweinsbräu, ristorante, macelleria, fattoria ed anche, naturalmente, birrificio. Non abbiamo avuto l'occasione di mangiarci, ma dal sito internet sembrerebbe trattarsi di una cucina che rivisita in chiave moderna (e minimalista) la sostanziosa tradizione bavarese. Speriamo sia decisamente migliore di questa mediocre Weihnachtsbier che ci è capitata tra le mani. Classica festbier stagionale, dunque, di un bel color ambra velato; la schiuma, leggemente ocra, è fine e cremosa e ha buona persistenza. Il primo impatto con l'aroma è di cereali e caramello, ma non appena la birra si riscalda emerge una leggera infezione acetica. Il gusto ne è praticamente la fotocopia; anche qui cereali, malto, caramello e una leggera infezione; nel finale emerge anche una strana nota "polverosa" di cantina, prima di un leggero amaro erbaceo che chiude le danze. Birra leggera, mediamente carbonata e watery ma, come detto, sgradevolmente acetica. Formato: 50 cl., alc. 5.5%, scadenza: 1/5/2012.

lunedì 19 dicembre 2011

Tucher Christkindlesmarkt Bier

In Germania solitamente il Natale è caratterizzato dal largo consumo di vini speziati (Glühwein), serviti spesso molto caldi ed in tazze di ceramica. Per quel che riguarda le birre, esistono le cosiddette Festbier, che però mancano completamente di quella caratterizzazione, spesso data dalle spezie, tipica delle birre inglesi o belghe; si tratta sostanzialmente di Märzen, ovvero di versioni un po' più alcoliche delle classiche Helles (in Baviera) che hanno, come unico tema conduttore natalizio, l'etichetta. Per il resto, se davvero volete "riscaldarvi" dal freddo con qualche birra tedesca, vi consigliamo di lasciare perdere le etichette natalizie e afferrare piuttosto qualche doppelbock o eisbock. La Tucher Bräu è una delle birrerie più antiche di tutta la Baviera con una data di fondazione che risale al 1672 quando, nella bella Norimberga, viene fondata la Städtisches Weizenbrauhaus, ovvero la "Birreria di Frumento Municipale". Mezzo secolo dopo, viene acquistata dalla famiglia Tucher che la possiede sino al 1898, quando diviene una società quotata in borsa e passa attraverso diverse acquisizioni. Oggi la Tucher fa parte del Gruppo Radeberger, ossia la divisione "brassicola" della multinazionale Dr. Oetker; se il nome non vi dice nulla, sappiate che in italiano i prodotti sono commercializzati sotto il brand Cameo. Christkindlesmarkt è la parola che in tedesco identifica i Mercatini Natalizi. Birra di colore oro, limpida; la schiuma è bianca, fine e cremosa, molto persistente. Al naso prevalgono note di cereali, miele, qualche sentori erbaceo di luppolo. Aroma non certo travolgente, così come il gusto che è abbastanza scarno; è una birra leggera e beverina, correttamente carbonata, che però tende a correre troppo velocemente. Malto, miele, ed una presenza eccessiva di note "burrose" la rendono anche leggermente appiccicosa al palato. L'alcool dona un tenuo calore, che si sposa bene con il finale abboccato, dove in fondo, ma proprio in fondo, arriva a chiudere una nota amaricante erbacea. Niente di entusiasmante, ci lascia con un po' di burro in bocca da smaltire. Formato: 50 cl., alc. 6%, lotto 28512 14, scad. 08/07/2012, prezzo 0,84 Euro.

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english summary: soon

sabato 15 ottobre 2011

Spaten Oktoberfestbier

La Spaten-Brauerei è uno dei sei birrifici autorizzati a presenziare l’Oktoberfest di Monaco di Baviera, secondo l’antica ordinanza che permetteva appunto la mescita di birra durate i festeggiamenti solamente ai birrifici della città della Baviera. Dal 2002 però il marchio è stato ceduto alla multinazionale InBev, che ha esordito chiudendo dopo poco tempo lo storico impianto di Marsstraße a Monaco causa riduzione di volumi prodotti. Ovviamente anche la Spaten ha una propria Oktoberfestbier. Di colore dorato, limpido, ha un cappello di schiuma pannosa, fine, persistente. Sentori floreali e di pane ne caratterizzano l’aroma. Birra da festa giustamente snella e semplice, ha un corpo abbastanza leggero ed una carbonatazione poco vivace che ne incrementa la bevibilità ma che, abbinata ad una consistenza “watery”, la rende anche un po’ troppo spenta in bocca. Il gusto è dominato dai malti, con note di crosta di pane e miele. C’è un po’ di amaro, a rivitalizzare un po’ il finale ed a caratterizzare il retrogusto assieme ad un leggero calore alcolico. Confrontandola con l’Augustiner Okotberfest, bevuta qualche giorno fa, la Spaten regala una maggiore secchezza che lascia il palato più pulito dopo ogni sorso. Ci è sembrata anche più beverina dell’Augustiner, che dal canto suo offriva però un gusto più intenso e mercato ed una maggiore vitalità (carbonatazione) in bocca. Bisognerebbe forse fare un “blend” delle due birre, per ottenere una migliore Oktoberfestbier. Formato: 50 cl., alc. 5.9%, imbott. il 28/07/2011, scad. 07/2012, prezzo 1.49 €.

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english summary:
Brewery: Spaten-Franziskaner-Bräu (InBev), Munich, Germany.
Appearance: clear golden color with a frothy white head. Aroma: bready malt, flowery hops. Mouthfeel: medium-light body, low carbonation, watery texture. Taste: bready malt, honey. A light bitter grassy hoppy notes in the finish; hint of warm alcohol in the aftertaste. Overall: a simple Oktoberfest bier which is extremely drinkable but also very thin. Not very interesting; just a pleasant thing to drink as you are talking around. Bottle: 50 cl, 5.9% ABV, bottled on 28/07/2011, bb. 07/2012, price 1.49 Eur.

venerdì 7 ottobre 2011

Augustiner Oktoberfest Bier

A modo nostro “celebriamo” anche noi l’Oktoberfest 2011, terminata lo scorso weekend al Theresienwiese di Monaco di Baviera. Un megaevento turistico e caotico che dal punto di vista brassicolo ha forse ormai come unica rilevanza la possibilità di assaggiare le stagionali Oktoberfestbieren; oggi le cose sono un po’ cambiate e c’è qualche multinazionale di mezzo, ma secondo la tradizione tedesca la vera Oktoberfestbier può essere prodotta solamente dai birrifici di Monaco, che sono poi anche gli unici a poter partecipare all’Oktoberfest stessa. Il nome non deve trarre in inganno, in quanto in origine (parliamo di circa 500 anni fa) queste birre erano un “residuo” primaverile. I mastri birrai tedeschi non conoscevano molto i batteri ed i microbi, ma avevano imparato con l’esperienza che le birre prodotte durante l’estate diventavano acide ed erano praticamente imbevibili. Le migliori birre restavamo quelle brassate all’incirca dall’inizio dell’autunno alla primavera. Erano quindi soliti rimboccarsi le maniche e produrre grosse quantità di birra nel ultimo periodo “utile”, a Marzo (da qui il nome dello stile brassicolo Märzen), aumentando la quantità di luppolo e la gradazione alcolica per aumentare i loro effetti preservanti nel tempo. La birra veniva poi messa in freddi scantinati o nelle grotte delle vicine alpi che erano state accuratamente riempite di ghiaccio ed di tanto in tanto prelevata per il consumo estivo. Ad Ottobre le temperature consentivano di ricominciare a produrre birra "nuova" e quindi c’era una nuova necessità, quella di svuotare al più presto tutte le botti riempite con la vecchia birra prodotta la primavera precedente per accogliere quella fresca. Quale scusa migliore, quindi, per organizzare una bella Oktoberfest e far “evaporare” tutto il residuo? Ovviamente il progresso tecnologico ha poi cambiato sia le modalità di la produzione di queste Oktoberfestbier che il significato dell’Oktoberfest stessa, il cui inizio generalmente si fa coincidere con il 1810. Per chi volesse approfondire, segnaliamo questo interessante articolo, in inglese. L’Augustiner-Bräu è ovviamente uno dei birrifici che ha il diritto di presenziare l’Oktoberfest, con questa birra celebrativa di un limpido colore dorato. Schiuma bianca, fine, mediamente persistente. Al naso sentori floreali, camomilla, miele, leggermente erbacei. Mediamente carbonata, ha un corpo da medio a leggero ma una texture watery che ne garantisce un’ottima bevibilità. In bocca crosta di pane e miele; non è senz’altro una birra secca, ed il palato rimane sempre un po’ “appiccicoso” e legato dal sorso successivo. Verso fine corsa arriva una leggera nota erbacea amaricante; il retrogusto è di malto, riscaldato da una leggera nota alcolica. E’ davvero una pericolosa birra da fest(a), da bere in grandi quantità senza (quasi) accorgersene. La gradazione alcolica (6%) non è certo quella di una “session beer” e qualche maß di questa Oktoberfest Bier potrebbero far terminare la vostra Oktoberfest prima del previsto. Formato: 50 cl., alc. 6%, lotto 1208011, scad. 04/2012, prezzo 2.60 €.

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english summary:
Brewery: Augustiner-Bräu, Munich, Germany
Appearance: clear golden with a frothy white head. Aroma: flowery and grassy hops, honey, chamomile. Mouthfeel: light-medium body, medium carbonation, watery texture. Taste: bready malt and honey. Light grassy hops in the finish, malty aftertaste with a warm alcohol touch. Overall: Augustiner Oktoberfest beer will leave your palate a bit sticky but can be a drinkable danger. With a 6% ABV this is surely not a session beer, and you can find yourself easily “happy” with a couple of german maß (1 liter big glass). A simple and easy celebrative brew. Bottle: 50 cl., 6% ABV, batch 1208011, bb. 04/2012, price 2.60 €.


lunedì 13 settembre 2010

Zipfer Märzen

Color oro limpido, schiuma pannosa, bianca, di media persistenza. Aroma di malto con note erbacee, floreali e pane. Corpo leggero, carbonatazione bassa. Al palato si presenta un po' acquosa, gusto di malto con qualche note erbacea amaricante. Retrogusto leggermente amaro erbaceo. Rinfrescante ed esageratamente beverina; svolge queste due funzioni basiche senza infamia e senza lode. Leggermente più amara ed erbacea di una helles. Bottiglia da 50 cl., ABV 5%.

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english summary:
Clear golden color with a frothy white head which lasts for some time in the glass. Aroma is of malt with some grass, flowers and bread. Light body, low carbonation. Watery to the palate, it has taste of malt with some hoppy grassy notes. Aftertaste is slightly bitter and hoppy. Refreshing and highly drinkable: that's what this beer is, neither too good or too bad. Kind of more hoppy then a standard helles. 50 c. bottle, 5% ABV.