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giovedì 10 dicembre 2015

Blaugies La Moneuse Speciale Noel

Inauguriamo la stagione delle birre natalizie 2015 con la birra delle festività prodotta dalla Brasserie des Blaugies, attiva dal 1988 nell’omonima località ad un ventina di chilometri a sud di Mons, in prossimità del confine francese. Da qualche anno i due ex-insegnanti e fondatori Pierre-Alex Carlier e la moglie Marie-Robert Pourtois hanno passato il testimone ai figli Kevin (birrificio) e Cedric (l’annesso ristorante Forquet). 
In quasi trent’anni d’attività  a Blaugies sono state realizzate sette birre sette, concentrandosi sul necessario e tralasciando il superfluo, con l’unica eccezione di una collaborazione con il “fan” Shaun  Hill del birrificio american Hill Farmstead: un’ottima (ma volendo superflua) variazione dell’indispensabile (questa sì) Saison d'Épeautre
Come il nome può facilmente far intuire, la birra di Natale di Blaugies chiamata La Moneuse Noël è ovviamente una versione “pompata” della Moneuse, la birra che il birrificio dedica all’antenato di famiglia Antoine-Joseph Moneuse, un bandito che nella seconda metà del diciottesimo secolo era noto per le violente scorribande con i propri compagni nella regione dell’Hainaut e che fu ghigliottinato nel 1798 in piazza a Douai. L’etichetta della Moneuse Noel altro non è che una rivisitazione di quella “standard”, con aggiunta di manto innevato e di un classico pupazzo di neve che tiene tra le “mani” una bottiglia di birra. La ricetta prevede tre tipi di malto, luppoli e la “cassonade”,  uno zucchero ricavato dalla barbabietola e dalla cristallizzazione di diversi sciroppi messi insieme. 
Si veste di color ambrato carico, ai confini del cosiddetto “tonaca di frate”, con intense sfumature rossastre;  forma un generoso cappello di schiuma compatta e cremosa, molto persistente.  E’ proprio dalla schiuma che emerge la delicata speziatura del lievito a suggerire l’atmosfera natalizia: sicuramente pepe, probabilmente coriandolo, forse anche zenzero. Tutt’intorno ci sono caramello, uvetta e prugna, pera, zucchero candito, ciliegia e una leggerissima asprezza che richiama frutti di bosco rossi.  Non si tratta di una “classica” natalizia belga, dolce ed avvolgente, calda, etilica, da abbinare (qui da noi) al solito panettone: Brasserie de Blaugies rimane fedele al suo spirito “campestre” o di “farmhouse” che dir si voglia: l’alcool (8%) è nascosto fin troppo bene, le bollicine sono vivaci e la scorrevolezza invita a bere e a ribere, piuttosto che a sorseggiare. Al palato biscotto, caramello, uvetta, miele e zucchero candito per un inizio dolce che viene poi bilanciato da un finale secco e leggermente amaro di scorza d’arancio, frutta secca e pane tostato, lievemente terroso. Non cercate in questa birra il classico “scaldino” per le serate più fredde, la Moneuse Noel di Blaugies è una (fedele?) rappresentazione di un Natale in una fattoria belga:  un accompagnamento rustico e ruspante ad una serata da vivere in compagnia tra canti e balli accompagnati da una birra appena un po’ “robusta” del solito ma ugualmente facile da bere e da compartire. Stavolta non avrete bisogno del divano per berla.
Formato: 75 cl., alc. 8%, scad. 12/2018, 5.14 Euro (beershop, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 3 maggio 2015

Blaugies La Moneuse

La Moneuse è la birra che Marie-Robert Pourtois della Brasserie des Blaugies dedica a un suo avo che divenne a suo modo famoso. Trattasi di Antoine-Joseph Moneuse, nato probabilmente nel 1768 a Marly (Francia) e giustiziato trent'anni dopo a Douai. Una vita 'sbandata' iniziata da ragazzo con furtarelli e qualche rissa per poi entrare in contatto con una banda di ladri chiamata "Les Chauffeurs du Nord", della quale ne assunse in seguito il comando. 
La gang, che pare arrivò a contare sino a trecento affiliati, commetteva furti in tutta la Francia meridionale ed in quella che oggi corrisponde alla regione belga dell'Hainaut: una volta entrati nelle case di quelli che credevano essere ricchi, torturavano i malcapitati mettendo i loro piedi nel fuoco del camino per spingerli a confessare dove fosse nascosto il denaro.
Moneuse fu ritenuto responsabile del terribile assalto alla locanda "de la Houlette" del 22 novembre 1795 che si concluse con nove morti: la coppia di albergatori, i loro sei figli ed il dottor Moreaux che era rimasto a dormire lì proprio quella notte: tra le giovani vittime, un bimbo di soli 22 mesi.  Il bandito fu finalmente arrestato nel 1797 a Quévy-le-Petit e, dopo un processo durato nove mesi, fu ghigliottinato il 18 giugno del 1798 nella piazza di Douai.
Dal bandito alla birra, che invece presenta una "tranquilla" etichetta che richiama la campagna vallona, oggi non più terrorizzata dalla scorribande del "capitano Moneuse" ma rallegrata da birrifici come la Brasserie Des Blaugies che propone delle ottime Saison o Farmhouse Ales che dir si voglia.
Il suo colore è tra l'arancio carico e l'ambrato, opaco: la generosa schiuma che si forma è biancastra, e cremosa, dalla discreta persistenza. L'aroma apre con le spezie (pepe e coriandolo), seguite da sentori di arancia, zucchero candito, fetta biscottata e di frutta secca. La gradazione alcolica è abbastanza importante (8%) eppure in bocca questa Moneuse sorprende per la sua agilità e leggerezza, grazie anche ad un corpo tra il medio ed il leggero ed una vivacissima frizzantezza. Anzi, i primi sorsi fanno nascere qualche dubbio, perché la birra non è particolarmente intensa: la bevuta cresce però sorso dopo sorso, rivelando una base maltata di pane e fetta biscottata, le spezie dell'aroma (pepe e coriandolo), una parte dolce difficile da definire (miele? arancio?) ed una bella chiusura secca e leggermente amara di mandorla e di noce. L'equilibrio e la facilità di bevuta sono davvero encomiabili, con una componente rustica e terrosa a ricordare che si tratta di una saison, una birra con pochi fronzoli nata per dissetare i contadini durante il lavoro estivo nei campi. Rimango con il mistero dell'alcool: 8 i gradi dichiarati in etichetta, bevibilità da session beer. Una saison un po' atipica se vogliamo, con un gusto non immediatamente decifrabile ma comunque una buona bevuta, se non ai livelli della più "rassicurante" Saison d'Épeautre.
Formato: 75 cl., alc. 8%, scad. 12/2016, pagata 5.43 Euro (beershop, Belgio). 

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 31 luglio 2014

Blaugies Saison d'Épeautre

Ci sono birrifici che sfornano decine (o centinaia!) di nuove birre ogni anno, e ce ne sono altri in attività da decenni che invece non ne producono (fortunatamente) neppure una decina, semplicemente perché non ne hanno bisogno. E' il caso della Brasserie des Blaugies, attiva dal 1988 a Blaugies (Dour), una ventina di chilometri a sud-ovest di Mons ed a meno di un chilometro dal confine con la Francia. Sono due ex-insegnanti di scuola, Pierre-Alex Carlier e la moglie Marie-Robert Pourtois a fondarla, con il semplice intento di "produrre le birre  che a noi piace bere, e se poi piacciono anche alla gente, meglio". Inizialmente aiutati dall'ex mastro birraio della Brasserie Dupont Marc Rosier, da qualche anno i fondatori hanno passato le consegne alla seconda generazione: il figlio Kevin ha sostituito la madre in sala cottura, ed il fratello Cedric gestisce il ristorante annesso chiamato Forquet. Di recente il birrificio si è aperto ad una collaborazione con gli americani di Hill Farmstead ma, a parte questo, nel garage di casa Carlier a Blaugies, dove è installato il birrificio, si continuano a produrre poche birre cercando nel segno del rispetto della tradizione. 
E' il caso di questa Saison d'Épeautre, nominata semplicemente per quello che è: "Saison al farro".  Una birra che forse è il miglior esempio di una classica saison vallona pur rappresentandone al tempo stesso una variazione: tradizionalmente le fattorie producevano infatti la birra con i cereali che avevano a disposizione in quel momento; a Blaugies usano il 33% di farro, malto Pilsner, un ceppo di lievito proprietario estremamente attenuante ed un solo luppolo, Styrian Goldings.
Nel bicchiere è dorata, lievemente pallida e velata, con un generoso cappello di schiuma bianca, un po' saponosa ma molto persistente. L'aroma è forte, fresco e pulito: immaginate di veder apparire nel bicchiere l'immagine di una soleggiata giornata in campagna. Profumi di campo, di fiori e di erbe, di scorza di agrumi (limone), di pera verde e di pepe; ma c'è anche un bel profilo rustico, di paglia e di sughero. Leggera, scorrevole e vivacemente carbonata in bocca, è un po' timida all'inizio, se paragonata all'intensità dell'aroma, ma è sufficiente lasciare che si "riposi" e si riscaldi per qualche minuto per poterla apprezzare in tutto il suo splendore. Malti fragranti, crosta di pane, crackers, un'accenno di miele, seguiti dalla polpa dell'arancio e dall'albicocca; il taglio amaro finale è elegantissimo e abbastanza intenso per lo stile, tra note erbacee di campo e di scorza di mandarino e di limone. C'è una nota di pepe che ben interagisce con le bollicine, ed i due elementi finiscono per enfatizzarsi a vicenda, ma c'è soprattutto un bel profilo rustico, ruspante, quasi impossibile da descrivere ma che, ad occhi chiusi, ti fa pensare ad un fienile, ad una fattoria, a - di nuovo - una soleggiata giornata in campagna. E' pulitissima e secca, rinfresca e disseta grazie ad una leggera acidità, e poi ri-asseta. 
Non ha molto senso pensare alla "saison perfetta", ma se esistesse credo che questa Saison d'Épeautre ci si avvicinerebbe moltissimo. Birra straordinaria nella sua semplicità, facilissima da bere, una delle migliori bottiglie stappate quest'anno, e non solo. Dovrebbe essere un'obbligatoria presenza sugli scaffali di ogni beershop (e di ogni supermercato); cercatela e trovatela, e se il vostro beershop non ce l'ha, chiedetela, provatela e probabilmente la ricorderete per sempre.
Formato: 75 cl., alc. 6%. scad. 12/2016, pagata 5.67 Euro (beershop, Belgio).

sabato 31 maggio 2014

Blaugies / Hill Farmstead La Vermontoise

La Vermontoise, ovvero "la ragazza del Vermont": femminile d'obbligo quando si parla di "birra" (in francese), anche se i suoi creatori sono due maschi: Pierre-Alex Carlier, del birrificio belga Brasserie de Blaugies e Shaun Hill del birrificio americano Hill Farmstead, di Greensboro, nel Vermont. Il signor Hill non è affatto nuovo alle incursioni in territorio europeo: nato in Vermont, dopo le brevi esperienze locali alla Shed Brewery e ad alla Trout River, è emigrato per qualche anno in Danimarca, prima alla Norrebrø e poi alla Fanø, dove ha anche fatto nascere la beerfirm Grassroots. Mentre la Brasserie De Blaugies, a gestione famigliare, ha mantenuto un profilo molto basso producendo un range di birre ristretto ma di ottima qualità, Shaun Hill è rientrato in Vermont ed ha messo in piedi un piccolo birrificio nella casa di campana dei genitori; il problema è stato ancora una volta Ratebeer, a nominare nel 2013 Hill Farmstead come "miglior birrificio al mondo", portando in Vermont tutti gli onori (e gli oneri) della fama. Nel 2014 Hill Farmstead è "retrocesso" al secondo posto, dietro ad Alesmith; ma mentre a San Diego sembrano non avere grossi problemi a gestire la "notorietà brassicola", Shaun Hill si mostra sempre più preoccupato  (o è più preoccupante sapere che è strato intervistato da Vanity Fair?) della lunga fila di persone che ogni giorno si forma davanti alla taproom ed al punto vendita (e di riempitura growler) davanti al birrificio, che è anche il luogo in cui abita; si dice "disgustato" dal vedere le sue birre in vendita a prezzi triplicati su Ebay, ma ammette al tempo stesso di non aver nessuna intenzione di aumentare i volumi produttivi in modo drastico e di trasformare il proprio birrificio "rurale" in un classico "industrial park" americano. 
A Dour, in Belgio, la situazione è ovviamente molto diversa, ma risuonano delle parole simili, come potete ascoltare in questa video intervista  a Pierre-Alex Carlier: vogliamo crescere, ma lentamente, senza compromettere la qualità delle nostre birre. I soldi piacciono a tutti, ma noi ne abbiamo già abbastanza e vogliamo fare le cose senza fretta. Shaun Hill non ha mai nascosto il suo amore per le Saison belghe, e vi segnalo a proposito questo bell'articolo da lui scritto:  quasi una scelta naturale per lui collaborare con un birrificio della provincia dell'Hainaut, dove le Saison sono nate. La scelta cade dunque sul birrificio De Blaugies, che Hill visita a novembre del 2012. 
L'idea è ovviamente di produrre una saison, con un tocco di luppolo americano; si parte dalla saison al farro grande (o spelta) di Blaugies (ovvero la Saison D'Epeature) la cui ricetta viene leggermente modificata per supportare la luppolatura di Amarillo. Presentata per la prima volta nel Maggio 2013, La Vermontoise è di colore arancio pallido, opaco, e forma una generosissima testa di schiuma bianca, un po' grossolana, che tende però a dissiparsi quasi con la stessa velocità con cui si è formata. L'aroma è splendido e molto pulito, dietro ad un'apparente semplicità (arancio, pepe e frutta gialla) si cela una complessità tutta da decifrare di frutta acerba (mela e banana), lime, fiori, crackers, paglia: profumato e piacevolmente rustico. Ricordo che le saison nacquero principalmente come birre che i contadini/birrai producevano per il periodo estivo, quando dovevano dissetarsi (e dissetare i numerosi lavoratori stagionali) durante le lunghe giornate di lavoro ed in un periodo dell'anno in cui la qualità dell'acqua non era certamente ottimale. Caratteristica che si ritrova in pieno in questa Vermontoise: scorrevole e facilissima da bere, con corpo medio-leggero, il giusto ammontare di bollicine ed una consistenza "watery". In bocca troviamo pane e crackers, qualche nota di frutti gialli (pesca) e di polpa d'arancio dolce, ben bilanciate da una lieve acidità; molto pulita e rinfrescante, continua il suo percorso con un finale secco e moderatamente amaro, con una terrosità quasi umida e qualche sfumatura di scorza di lime. Sparisce dal bicchiere con una facilità impressionante, e ritengo che questo sia uno dei più grossi apprezzamenti che si possano fare ad una birra: gran bell'equilibrio tra frutta dolce e aspra (agrumi); quasi una fotografia di una soleggiata giornata estiva (la frutta, dolce) scandita dal duro lavoro nei campi (il finale amaro, terroso). Ma se la ricompensa fosse una bottiglia di questa Vermontoise ad ogni momento di pausa, come non valutare l'opzione di passare un'estate come bracciante agricolo nei campi dell'Hainaut?
Formato: 75 cl., alc. 6%, scad. 12/2018, pagata 5,67 Euro (beershop, Belgio).