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martedì 31 marzo 2020

DALLA CANTINA: Brewfist La Trinidad El Vasco 2015


Non ci avevo fatto caso ma l’ultima apparizione sul blog di Brewfist è datata 2014. Non che sia un fatto voluto, è semplicemente capitato: del resto la scena della craft beer è sempre più affollata, bisogna dar spazio un po' a tutti e la ragion d'essere di unabirralgiorno è presentare sempre qualcosa di nuovo. Non avrebbe molto senso postare la stessa birra ogni anno o ogni tre mesi: per questo i birrifici operativi da un po' di tempo (2010, nel caso di Brewfist) sono maggiormente penalizzati rispetto ai nuovi arrivati. Il birrificio lodigiano non è neppure particolarmente fecondo se parliamo di novità: in dieci anni d'attività ha prodotto una settantina di diverse etichette. Numeri che molti birrifici alla moda (tristemente) raggiungono in un anno o poco più. Scelte strategiche, ovviamente. Del resto il cuore pulsante di Brewfist è la  bella taproom Terminal 1, ora proprio adiacente al birrificio, con una ventina di spine per dissetarsi e accompagnare taglieri, primi, fritti, secondi di carne e pesce.
Ma dal suo ultimo passaggio sul blog di novità ce ne sono state molte: sopratutto il bel programma dedicato agli invecchiamenti in botte che sta diventando sempre più ricco. Tralasciando la primogenita Spaghetti Western (11.1%),  Imperial Stout invecchiata in botti di grappa che fu seguita dalla Madame Galaxie (7%), saison invecchiata in botti di Chardonnay, oggi l'offerta Barrel Aged  di Brewfist include la "trinità" dei Barley Wine El Pedro (13.8%, un anno in botti di Pedro Ximenez), El Vasco  (11.7%, un anno in botti di Porto) ed El Fernando (14.4%, lievito Saison ed un anno in botti di Porto); la saison al farro Lady Peach (5.9%), passaggio in botte Chardonnay con aggiunta di polpa di pesca nelle ultime settimane precedenti all’imbottigliamento; Sentenza (9.4%), Imperial Stout con fermentazione acetica in botti ex-grappa; Dr Ray (10%) blend di Porter invecchiata in botti di Nebbiolo e fresca con aggiunta di bacche di vaniglia; The Pilgrim (14.4%) Barley Wine con lievito Saison invecchiato un anno in botti di Marsala. Chiudiamo la rapida carrellata con le tre Imperial Stout La Leggenda: Sam (12%) invecchiata in botti di rum giamaicano, Victor (12%) rum Martinica, Elijah (12%) Bourbon. 

La birra. 
Malto Maris Otter e luppolo East Kent Golding: la ricetta del Barley Wine El Vasco (11.7%) è la più classica e la più semplice possibile. Del resto la magia dovrebbe arrivare dall'invecchiamento per un anno in botti che avevano in precedenza ospitato Porto.  Dalla cantina, risorsa ormai abituale in questo periodo di emergenza Coronavirus, stappo quella che dovrebbe essere una bottiglia del primo lotto prodotto: correva l'anno 2015. 
Nel bicchiere si presenta di color ambrato piuttosto torbido, mentre la schiuma dopo cinque anni di cantina impressiona per compattezza e generosità. L'aroma è intenso e caldo, zuccherino, ricco di porto, uvetta, prugna e frutti di bosco: in secondo piano accenni di legno e di mela. La sensazione palatale è perfetta, sembra una birra nata da pochi mesi: nessun cedimento, corpo medio-pieno, morbida e avvolgente. Al palato domina il Porto portandosi dietro uvetta, prugna, ciliegia e frutti di bosco: ma sul palco c'è anche posto per biscotto e caramello, mela al forno. La bevuta è piuttosto dolce ma il tutto viene contrastato da una leggera acidità e dalla componente etilica che riesce ad "asciugare" bene la componente zuccherina. Il percorso termina con una suggestione amara (radice o tannini?) ed una lunghissima scia di Porto, elemento che la caratterizza in lungo e in largo. El Vasco è una birra che scalda molto senza mai arrivare a bruciare. Impressionante il modo in cui ha retto al tempo: qualche lievissimo segno di cedimento al naso ma al palato è potente, pulita, sontuosa. Una compagna ideale d'una fredda serata d'inverno. 
Formato 33 cl., alc. 11.7%, lotto 6185, scad. 12/2025, prezzo indicativo 7.00-9.00 euro (beershop) 

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 29 novembre 2014

Brewfist / Prairie Artisan Ales Spaghetti Western

Chiudiamo il lungo elenco di collaborazioni che ha visto il birrificio Brewfist impegnato nel corso del 2014 con la imperial stout Spaghetti Western. I primi fusti iniziano in verità a girare a fine 2013, in occasione di Birre Sotto l'Albero, ma le bottiglie se non erro sono arrivate solamente quest'anno. La collaborazione è con il birrificio americano Prairie Artisan Ales
Il nome si riferisce ovviamente a quella serie di film realizzati a cavallo tra gli anni sessanta e settanta che vide come maestro indiscusso il regista Sergio Leone, autore della trilogia del dollaro (Per un pugno di dollari, 1964, Per qualche dollaro in più, 1965, ed Il buono, il brutto, il cattivo, 1966) e del capolavoro C'era una volta il West (1968).  Il termine spaghetti western nacque negli Stati Uniti per indicare inizialmente - in modo un po' dispregiativo - i film girati in Italia spesso con budget abbastanza ridotti. Guarda caso, il prono film western prodotto in Italia (1959) fu chiamato Il terrore dell'Oklahoma, lo stato americano dove ha sede il birrificio Prairie. 
E la birra? La Spaghetti Western realizzata da Brewfist e Prairie vede l'utilizzo di luppolo Magnum e malti Pale, Carafa 3, Special B, Crystal, Chocolate, orzo tostato ed avena maltata. Nel maturatore a freddo vengono poi aggiunte fave di cacao e caffè; in etichetta, tra gli ingredienti, compaiono anche gli spaghetti. Se siano davvero stati utilizzati, ed in che modo, lascio a voi scoprirlo.
Nel bicchiere è di colore ebano scurissimo, e forma una modesta testa di schiuma nocciola, fine e cremosa, dalla discreta persistenza. L'aroma è dominato dal caffè, in grani e liquido, che tende a coprire un po' tutto: in sottofondo si riescono a scorgere sentori di cioccolato, orzo tostato, liquirizia, brownie.  Non c'è molta complessità, ma un bel livello di pulizia e d'intensità. In bocca è morbida ed oleosa, con poche bollicine ed un corpo che si mantiene medio. Al gusto - un po' meno pulito rispetto all'aroma - inizialmente c'è un po' più di equilibrio tra gli elementi, con orzo tostato, caffè e liquirizia che si dividono il palcoscenico; in secondo piano frutta sotto spirito (prugna?) e l'alcool che, pur facendosi notare, non disturba assolutamente la bevuta. Ma nel finale prende invece di nuovo il largo il caffè, diventando protagonista assoluto, con la sua acidità ed il suo amaro.  E' una bottiglia molto caffè-centrica, se mi passate il neologismo; è solida e ben fatta ma si avverte, dopo qualche sorso l'assenza di uno sparring partner abile a contrastarlo. Ne consegue che la soddisfazione dei primi sorsi tende un po' a smorzarsi con il tempo; saturato di caffè il palato, difficilmente sentirete il bisogno di berne un'altra a breve distanza.  Godetene quindi in piccole dosi.
Formato: 33 cl., alc. 8.7%, IBU 60, lotto 4121, scad. 30/09/2015, pagata 4.60 Euro (beershop, Italia).

domenica 21 settembre 2014

Brewfist / To Øl Space Frontier

Collaborazioni, collaborazioni, collaborazioni: anno particolarmente intenso per il birrificio Brewfist di Codogno: Spaghetti Western con gli americani di Prairie, Beautifil & Strange con De Molen, MILD I'd like to drink con Ducato, Toccalmatto e De Molen, Space Frontier con la beerfirm danese To Øl.
Potete in generale guardare alle collaborazioni con occhio "puro", ossia come un'occasione per confrontarsi e scambiarsi opinioni ed esperienze tra i birrai; oppure potete alzare il sopracciglio con diffidenza, pensando soprattutto al marketing ed alla strategia di creare sempre birre nuove, per attirare l'attenzione dei beer geeks annunciando qualcosa di irripetibile, una "one shot" che spesso però viene poi puntualmente replicata. Il (mio) sopracciglio si alza però quasi automaticamente quando il risultato di una collaborazione è una (l'ennesima) India Pale Ale, quasi non ce ne fossero già abbastanza in giro; questo è quello che è scaturito da una serata "To Øl" al Terminal 1 di Brewfist, lo scorso gennaio
Per fortuna questa IPA porta almeno con sé un elemento inusuale, ovvero il mosto d'uva, che affianca il malto Pilsner, l'avena e la luppolatura di Citra e Mosaic; la birra prende il nome di Space Frontier, andando così idealmente a dare vita ad un nuovo episodio della saga delle "Frontier" di To ØL. La collaboration viene ovviamente presentata al Terminal 1 di Brewfist a Marzo 2014; si tratta quindi di una birra che ha circa sei mesi di vita alle spalle. 
Nel bicchiere è di un dorato molto pallido, velato, che dà forma ad una schiuma dalle dimensioni piuttosto modeste, bianca, cremosa ma molto poco persistente. L'aroma è ancora abbastanza fresco, con una bella pulizia che regala aspri sentori di lime, limone ed uva bianca, fiori bianchi e ribes bianco; l'unica dolcezza, alquanto in secondo piano, è quella degli agrumi canditi. Il suo biglietto da visita sembra essere quello di una birra estiva, particolarmente secca, molto rinfrescante e dissetante, ed il gusto non tradisce le aspettative: lievissima base di crackers, e poi anche in bocca converge sui binari del cedro, del limone, dell'uva bianca e del ribes con un timidissimo sottofondo dolce (suggestione di miele? frutta tropicale). Man mano che la birra si scalda l'asprezza viene un po' stemperata, dal limone/lime ci si sposta sul pompelmo; corpo medio, carbonata  e watery quanto basta, trova un bel compromesso tra morbidezza al palato e necessità di essere molto scorrevole. Finisce molto attenuata, con un retrogusto zesty che non lesina scorza d'agrumi gialli e una nota amara di nocciolo di pesca. Space Frontier potrebbe essere una birra spiccatamente adatta ai giorni più caldi dell'anno, pulita e ben fatta, profumata e rinfrescante, leggermente vinosa; tuttavia la sua decisa caratterizzazione (aspra, quasi acerba, estremamente fruttata) la rende molto accattivante ad un primo assaggio ma - almeno per quel che mi riguarda - non ne berrei un litro. Terminato l'effetto dissetante del primo bicchiere, che evapora con grande rapidità, le mie papille gustative sono ormai sature e vanno alla ricerca di qualcosa di più bilanciato con cui passare il resto della serata. Detto questo, se vi capita a portata di mano, è senz'altro una birra che merita di essere assaggiata.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, IBU 80, lotto 4153, scad. 30/04/2015, pagata 4.50 Euro (beershop, Italia).

lunedì 15 settembre 2014

Brewfist / De Molen / Toccalmatto / Ducato M.I.L.D.

Il viaggio in Italia  dello scorso marzo di Menno Oliver, patron del birrificio olandese De Molen (accompagnato dal fido John Brus) si è rivelato molto prolifico per quel che riguarda le birre-collaborative che, lo sappiamo, vanno attualmente tanto di moda e fanno tanto marketing. Una settantina sono i chilometri sulla via Emilia che separano il Birrificio del Ducato  (Parma)  da Brewfist e sulla strada si trova anche Fidenza, dove ha sede Toccalmatto. La sosta in quel di Parma vede la nascita della Vliegende Verdi  (il “Verdi volante”, in olandese), versione aromatizzata con peperoncino della Imperial Stout di Giovanni Campari. A Fidenza, l'incontro con Bruno Carilli di Toccalmatto genera la Debra Kadabra, una Pale Ale "dedicata a Frank Zappa ed alla Maledetta Primavera di Loretta Goggi" (sic). Il viaggio verso ovest termina a Codogno, dove nasce invece la Beautiful & Strange,  ispirata alle tradizionali Gose ma aromatizzata con scorze di arancia amara e bergamotto e prodotta assieme a Brewfist. 
Al Terminal 1,  (la “taproom” di Brewfist) in un paio di serate dal tasso alcolico probabilmente abbastanza elevato, i quattro birrai discutono anche gli ultimi dettagli di una birra collaborativa ad otto mani che prende il nome di M.I.L.D. (Mild I'd Like to Drink), ma l'acronimo e l'etichetta fanno invece pensare a tutt'altro: si tratta di una "Imperial" Mild, un nuovo non-sense birrario, visto che la categoria delle Mild inglesi è ben distante da qualsiasi idea di "forza" e di potenza. Ma gli americani ci hanno insegnato che si può "imperializzare" tutto o quasi, e quindi ecco una ricetta che prevede un contenuto alcolico ben al di sopra del 4.3%  che il CAMRA indica come il massimo per lo stile ed una generosa luppolatura di Chinook, Galaxy e Mosaic.
Il risultato è una birra dal colore ebano scuro ed un bel cappello di schiuma beige, fine e cremosa, dalla buona persistenza. Al naso domina la frutta, con un bouquet composto da frutta tropicale  molto matura (mango, papaya), melone retato, lampone; a tratti ci scorgo una presenza abbastanza netta di Big Babol; la parte scura emerge in un secondo tempo, portando in dote leggeri sentori di tostature e di caffè.  Gradevole e scorrevole al palato, con il giusto livello di bollicine ed un corpo medio. Se l'aroma era poco coerente con il colore scuro della birra, la situazione viene capovolta in bocca: il controllo lo prendono subito le tostature ed il caffè, con la frutta tropicale a recitare il ruolo dello sparring partner. L'intensità e la pulizia sono di ottimo livello, pur mantenendo la facilità di bevuta tipica proprio di una "mild". Finisce molto secca, sul bordo dell'astringenza, con l'acidità del caffè e con un retrogusto piuttosto amaro di caffè e tostature. 
Al di là di quello che si dichiari di essere (Imperial Mild ?), è una birra che si presenta un po' ruffiana, con un naso molto piacione di frutta tropicale e che si ritira poi nell'ombra, come una seducente ragazza che ti ammalia per poi gelarti un po' il sangue al momento del "dunque". Ma quello che poteva essere un pericoloso scontro tra due opposti (frutta tropicale e caffè) si è invece rivelato un incontro riuscito, una birra ben fatta e molto pulita, che a me è piaciuta. Poi possiamo discutere finche vogliamo sul fatto che fossero davvero necessarie otto mani per realizzarla, ma questa è un'altra storia.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, IBU 30, lotto 4144, scad. 30/05/2015, pagata 5.00 Euro (beershop, Italia).

venerdì 4 luglio 2014

Brewfist Bionic Celebration IPA

Per celebrare il primo milione di litri prodotti, il birrificio Brewfist di Codogno (Lodi) realizza la Bionic Celebration IPA. Nessuna ricetta speciale o particolare, quindi, ma "soltanto" una nuova American IPA che viene presentata al Terminal 1, la "tap room" del Birrificio il 22 Febbraio scorso. La Bionic - non so se si tratti di una birra "one shot" o se sarà ripetuta in futuro - va così ad affiancare le altre IPA già prodotte: Burocracy, Spaceman e Space Frontier (in collaborazione con To Øl). 
Pale, Crystal, Monaco, Pale Chocolate e Melanoidinico sono i malti utilizzati, mentre i luppoli sono Simcoe e 366, quest'ultimo se non erro da poco rinominato Equinox ed incontrato nel bicchiere giusto qualche giorno fa nella Hop Art del Birrificio Rurale. 
Si presenta di colore ambrato scarico, con riflessi ramati; la schiuma ha una buona persistenza, e di colore ocra, cremosa e compatta. Non è indicata la data d'imbottigliamento, ma essendo stata presenta a fine Febbraio si tratta di una bottiglia con circa quattro mesi di vita alle spalle; l'aroma è pulito ed abbastanza intenso, con sentori di pompelmo e frutti tropicali (melone e ananas) in primo piano, accompagnati da qualche nota di aghi di pino e di cipolla. Quest'ultima è abbastanza evidente a birra appena versata, andando poi piano piano quasi a scomparire con il tempo.  
Al palato si rivela scorrevole e morbida al tempo stesso, con un corpo medio ed una presenza di bollicine abbastanza scarsa. S'inizia con note di biscotto e, lievi, di caramello, per passare poi al pompelmo e alla frutta tropicale; l'introduzione è dolce ma breve, perché arriva piuttosto in fretta un'ondata amara molto intensa, resinosa, vegetale, pungente, che morde dapprima ai lati della lingua per impossessarsi poi di tutto il palato. La chiusura è abbastanza secca, quasi una breve pausa necessaria per poter poi assaporare un lunghissimo retrogusto amaro, quasi balsamico, davvero molto intenso. Non è indubbiamente una birra da bevuta seriale, con il suo elevato livello di amaro, ma è comunque molto godibile, grazie alla sua relativamente giovane età che rende le note vegetali e resinose ancora pungenti. Il rischio di diventare una "mappazza" con l'inevitabile trascorrere dei mesi è secondo me davvero concreto, quindi il consiglio è di berla il più in fretta possibile, consiglio che ovviamente vale per la maggior parte delle birre. E' una IPA molto poco ruffiana che picchia duro pestando forte sul pedale dell'amaro senza nessun ammiccamento a chi beve; pulita, ben fatta, ma personalmente non sento la necessità di riempire subito la pinta dopo averla svuotata.
Formato: 33 cl., alc. 6%, lotto 4132, scad. 30/03/2015, pagata 4.50 Euro (beershop, Italia).

mercoledì 19 febbraio 2014

Brewfist Heimdall

L’occasione per Brewfist di produrre la prima birra in stile non anglosassone nasce dalla collaborazione con il birrificio (brewpub) tedesco Freigeist  Non si tratta però, come forse ci si poteva attendere, di una birra dalla radici tedesche ma di una saison belga.  Malti Pilsner e Cara20, avena, segale e luppolata con Galaxy e Hallertauer Saphir, viene inizialmente chiamata Galaxie Saison.  Da quanto mi è sembrato di capire, dopo l’occasionale collaborazione la birra è entrata nella produzione stabile di Brewfist, assumendo il nome di Heimdall.  Leggo in rete che questa saison sarebbe “palesemente” dedicata al gruppo musicale dei Rockets  ma l’etichetta  (bella? brutta? de gustibus.. ) mi sembra anche un chiaro riferimento all’omonimo personaggio dei fumetti Marvel. Musica o fumetti che sia, viene presentata ufficialmente in Pazzeria a Gennaio 2013. Si presenta di colore arancio pallido opalescente, con riflessi leggermente dorati; la schiuma, bianca e cremosa, è generosa ed ha una buona persistenza.  Ricordo che le Saison sono uno stile birrario tipico della Vallonia, nella regione dall'Hainaut, del  Belgio di lingua francese. Saison, ovvero "stagione" in francese, indica appunto una birra con una forte propensione stagionale. Quella dei mesi più caldi, dove le alte temperature non consentivano di fare la birra, quando ancora non era stata inventata la refrigerazione. I birrai belgi le preparavano allora per tempo, con un grado alcolico abbastanza sostenuto ed una abbondante luppolatura per consentire a queste birre di "sopravvivere" sino al termine della stagione calda. 
Erano le birre che i contadini valloni bevevano per dissetarsi e rinfrescarsi nelle pause del duro lavoro.  E l’estate,  la vita nei campi, la raccolta della paglia sembrano quasi prendere forma nell’aroma di questa Heimdall, dall’etichetta così in stridente contrasto con quel mondo del passato: leggermente rustico, con sentori di paglia e spezie, soprattutto pepe (pizzichino alle narici),  e un bel carico di agrumi (lime e limone), quasi di sole. E sotto sotto c’è anche qualche nota più dolce di fragola (o Big Babol). Vivace in bocca, con un buon numero di bollicine ed un corpo medio, rimane una birra rustica ed un po’ ruvida, probabilmente per l’utilizzo della segale: crosta di pane, arancio, pompelmo, forse pesca gialla e passion fruit, con una bella acidità che rinfresca e disseta, come un Saison dovrebbe sempre fare.  Termina molto secca con un retrogusto leggermente erbaceo ma soprattutto zesty, ricco di scorza di lime e pompelmo. Profumata, pulita e molto piacevole, è rustica ma ti fa ogni tanto l’occhiolino con lievi note di fragola e frutta tropicale; l'unico dubbio che rimane è se godersela lentamente in un calice o se berne grandi sorsate da un più umile bicchiere a vaso, magari in aperta campagna. 
Formato: 33 cl., alc. 7.6%, IBU 35, lotto 3253, scad. 30/06/2014.

domenica 4 agosto 2013

Brewfist Terminal Pale Ale

E' la birra che Brewfist realizza appositamente per la propria "tap room" (per usare un termine anglosassone) un termine forse un po' troppo riduttivo per il bel locale, chiamato Terminal 1, inaugurato da Brewfist a Codogno (Lodi) a Marzo 2012. In verità la birra debutta qualche settimana prima, a Febbraio, e viene ufficialmente presentata al pub romano Mad for Beer. Si tratta di una session beer (3.7%) prodotta con malti Pilsner e Vienna, mentre Citra e Summer sono i luppoli utilizzati; una birra da bere in quantità, dunque, disponibile non solo al Terminal ma anche in bottiglia. All'aspetto è di colore oro pallido, velato; la schiuma, biancastra, ha buona persistenza, trame fine, è cremosa. Ci accoglie un naso molto "ruffiano", profumatissimo e dolce, con un'esuberanza che non ti aspetteresti da quella che in etichetta si autodefinisce una "birra leggera". Grande pulizia, mango, melone retato, papaia, ci sembra anche qualche note di lampone e pompelmo. Ottimo. Dopo un inizio così deciso, sorprende un po' il ritrovarsi in bocca un birra dal gusto molto meno intenso dell'aroma: pane e biscotto, per un ingresso rapido che ha un timido passaggio di frutta tropicale, reminiscenza dell'aroma, ed una chiusura secca ed amara che si riporta su buoni livelli d'intensità con  qualche nota erbacea ma soprattutto di scorza di limone e lemon grass. Leggera ma molto, troppa carbonata per lo stile, paga un po' il dazio dell'imbottigliamento e ci piacerebbe provarla spillata magari a pompa. Un po' timida in bocca, dove forse manca ancora un po' di personalità, ma birra che porta già in dote la giusta dose di "piacioneria" per spopolare e per essere bevuta a secchiate, soprattutto nelle torride estati della pianura padana.  Formato: 33 cl., alc. 3,7%, IBU 30, lotto 3154, scad. 30/04/2014, pagata 3.50 Euro (beershop, Italia).

sabato 29 giugno 2013

Brewfist Green Petrol

Con questa sono sette le Brewfist che sono passate su queste pagine; l'ottimo birrificio di Codogno (Lodi) continua ad aggiungere novità alla sua gamma (ma non al sito internet, ahimè) che potete assaggiare sia in bottiglia che direttamente a quello che, in modo riduttivo, si potrebbe definire la "tap room" del birrificio, ovvero il locale Terminal 1.  La propensione di Brewfist per le luppolature americane è ormai evidente dalle "IPA e dintorni" che  sono stare prodotte sino ad ora: le IPA Burocracy, Spaceman,  la double IPA Too Late, e la (molto luppolata) American Pale Ale in collaborazione con Beer Here, la Caterpillar. Il tassello quasi scontato che mancava era rappresentato dall'assenza di una Black IPA, lacuna prontamente colmata con l'uscita di questa Green Petrol;  stappiamola dunque, questa bottiglia di "benzina verde" (ove il verde è ovviamente quello del luppolo) che si presenta praticamente nera, con una testa molto persistente di schiuma color beige, fine, compatta e cremosa. Ottimo l'aroma, fine, pulito,  con agrumi (arancia e pompelmo) in evidenza e qualche sentore di tropicale a rendere il bouquet olfattivo più variegato. Man mano che la birra si scalda emergono i sentori di tostato, caffè ed un leggero affumicato. Percorso che continua in bocca con un ingresso leggermente tostato seguito da un fruttato che richiama l'aroma (pompelmo e tropicale); la seconda parte della bevuta vira invece decisa sull’amaro tra tostato, resinoso e caffè, che si dividono quasi equamente il palcoscenico e rimangono protagonisti anche del lungo retrogusto. Leggermente meno pulita in bocca rispetto al naso, ha comunque un bell'equilibrio complessivo tra le varie componenti, amaro e dolce, ed un contenuto alcolico (8.2%) nascosto benissimo. Birra solida ed intensa, corpo da medio a pieno, carbonatazione moderata, viscosità oleosa, bevuta appagante: se la gioca con i migliori esemplari  italiani di (ambigua) categoria che abbiamo bevuto, ovvero  Due Di Picche (Menaresta), B Space Invader (Toccalmatto), Bombay Cat (Revelation Cat) e Paranoid (Buskers).  L’American Brewers Association da qualche anno ha decretato la "morte" dell' (ossimoro) Black IPA sostituendolo con quello più versatile di American Black Ale ( siamo pigri, riportiamo in inglese: American-style black ales are very dark to black. The perception of caramel malt and dark roasted malt flavor and aroma is at a medium level. High astringency and high degree of burnt roast malt character should be absent. Hop bitterness is perceived to be medium-high to high. Hop flavor and aroma is medium-high. Fruity, floral and herbal character from hops of all origins may contribute character. American-style black ale has medium body).
Formato: 33 cl., alc. 8.2%, IBU 60, lotto 3135, scad.30/04/2014, pagata 4.50 Euro (beershop, Italia)

mercoledì 19 dicembre 2012

Brewfist X-Ray

La X-Ray, nuova entrata nella gamma del birrificio lodigiano Brewfist, viene presentata a Selezione Birra di Febbraio 2012,  dove ottiene subito degli ottimi consensi da chi l'assaggia in anteprima. Si tratta di una imperial porter, una categoria stilistica difficile da inquadrare visto che quasi sempre il risultato finale tende ad essere simile ad una imperial stout. Ma quello che conta è la sostanza: colore ebano scuro, si forma "un dito" di schiuma color nocciola, poco persistente. L'aroma è pulito ma poco intenso: c'è orzo tostato, caffè, cioccolato amaro. Lo scenario cambia drasticamente in bocca, dove questa X-Ray sale eccezionalmente di livello: molto morbida, quasi cremosa, con un corpo medio-pieno ed una carbonazione bassa. L'imbocco ha eleganti tostature e caffè; l'alcool si fa sentire quasi subito, "irrobustendo" la bevuta e riscaldando, senza mai bruciarlo, il palato. C'è grande pulizia, al gusto emergono note di cacao amaro, liquirizia e di nocino, per un finale etilico e caldo, preludio ad un lungo retrogusto, molto amaro, ricco di caffè, cacao e tostature. Ottimo winter warmer, che parte un po' in sordino con un aroma un po' sottotono per offrire poi grande intensità in bocca, con un gusto molto amaro carico di tostature (mai "bruciate") e di morbido calore etilico. Rende il dopocena molto appagante, ma potrebbe essere anche vista in abbinamento a qualche dessert. Abbiamo sempre trovato le Brewfist ottime alla spina ma non ugualmente convincenti nelle bottiglie che ci sono capitate a portata di mano; questa X-Ray in questa bottiglia è invece una splendida  (robust/baltic/imperial) porter, che riesce ad essere molto intensa (e molto amara) pur mantenendo il pieno controllo della situazione. Acquisto assolutamente consigliato. Formato: 33 cl., alc. 8.5%, IBU 60, lotto 2381, scad. 30/09/2013, prezzo 4.20 Euro.

martedì 3 luglio 2012

Brewfist/Beer Here Caterpillar Pale Ale

Caterpillar è una birra collaborativa che vede la luce negli ultimi mesi del 2011; l'idea o "l'iniziativa", come viene riportato nel retro etichetta, parte dal noto e ben fornito beershop romano Domus Birrae, una tappa praticamente irrinunciabile per ogni appassionato di birra che si reca a Roma in treno, visto che si trova a qualche centinaia di metri di distanza dalla stazione Termini;  i prezzi non sono tra i più bassi d'Italia, ma la comodità di poter fare acquisti appena prima di imbarcarsi sul treno è davvero un valore aggiunto. Soci del Domus Birrae sono, tra gli altri, Manuele Colonna (il quale crediamo non abbia bisogno di presentazioni) ed Aleandro Scarpetti di un altro famoso locale romano, il Bir&fud. L'idea parte con il piede giusto; una "collaboration beer" tra Brewfist, uno dei birrifici emergenti più promettenti sul territorio nazionale , e Beer Here, progetto itinerante del birraio-senza-impianti danese Christian Skovdal Andersen che in pochissimo tempo dalla nascita ha già guadagnato un'ottima reputazione internazionale. Due birrifici molto in voga che, almeno all'apparenza, decidono di non brassare l'ennesima - banale - IPA o Double IPA ma di dedicarsi ad una più tranquilla American Pale Ale prodotta, tra l'altro, con malto di segale e luppoli Columbus e Motueka. La presentazione ufficiale di questa birra prodotta negli impianti del Brewfist avviene a dicembre dello scorso anno nel corso dell'evento "Birre Sotto L'albero", ovviamente al Bir&fud di Roma. Abbiamo detto "all'apparenza" perché si tratta in verità di una American Pale Ale non esattamente tranquilla, con 50 IBU dichiarati ed un dry-hopping massiccio che le dona un aroma non molto pronunciato ma pulito ed elegante, con pompelmo (polpa e scorza) ed un variegato bouquet di dolce frutta tropicale, con il mango in evidenza. Il colore è ambrato, carico, con una schiuma leggermente "sporca", molto persistente e cremosa. Una grande pulizia in bocca permette di apprezzarne in pieno il percorso, a partire dall'imbocco con leggere note di caramello e biscotto, un richiamo di pompelmo che si fa sempre più evidente con l'aumentare della temperatura, ed un amaro intenso e resinoso, molto elegante, che non raschia mai il palato. E' una birra assolutamente beverina, che compiace il palato con una bella morbidezza, un corpo da leggero a medio ed una carbonazione contenuta; finisce secca ed amara, con un lungo finale resinoso, abbastanza intenso, con qualche nota di pompelmo. Insomma, si definisce American Pale Ale ma potrebbe tranquillamente chiamarsi India Pale Ale. Un prodotto di livello già molto elevato; non sappiamo se si sia trattata di una collaborazione estemporanea o se la birra sarà prodotta regolarmente. Nella seconda ipotesi, con qualche leggerissimo aggiustamento potrebbe davvero diventare grande. Assolutamente da assaggiare, se vi capita a tiro; speriamo di riuscire ad assaggiarla anche alla spina. Formato: 33 cl., alc. 5.8%, 50 IBU, scad. 30/03/2013, prezzo 4.50 Euro.

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english summary:
“Caterpillar” is a collaboration beer between two exciting new breweries: Italian “Brewfist” and Danish/gipsy “Beer Here”; the beer was born out of an idea of Italian beershop Domus Birrae, in Rome. It is an American Pale Ale heavily hopped with Columbs and Motueka, making a 50 IBUs. It pours a deep amber color with a creamy off-white head; the aroma is elegant and hoppy with grapefruit and sweet tropical fruits, mostly mango. Taste is very clean with hints of caramel, biscuit and grapefruit which are followed by a very intense resinous bitternesss. Long bitter finish, with more resin and grapefruit peel. An APA which looks more like an IPA; very tasty and enjoyable, definitely worth trying. 
In details: 
Bottle: 33 cl., 5.8% ABV, 50 IBUs, BBE 03/2013, price 4.50 Euro

lunedì 23 aprile 2012

Brewfist Fear

Lo dichiariamo subito, a scanso di equivoci, di non amare particolarmente lo stile in questione delle “milk stout”; conoscendo però l’ottimo lavoro che stanno facendo i ragazzi del birrificio Brewfist di Codogno (Lodi) abbiamo deciso di fare un ulteriore tentativo acquistando la loro Fear, che per la precisione è una “milk chocolate stout” con l’aggiunta, oltre al canonico lattosio, anche di fave di cacao nella fase di maturazione. Nel bicchiere si presenta di color marrone scurissimo; la schiuma, molto persistente, è molto ampia, beige, cremosa. Al naso, non molto pronunciato ma elegante e pulito, sentori di caffè, tostature, leggero cacao. E’ una stout che, almeno in bottiglia, sceglie la strada della facilità di bevuta con, nonostante l’utilizzo di malto d’avena, una consistenza abbastanza acquosa ed una carbonazione media. Il corpo è invece “leggero ma non troppo”; al gusto, non pulitissimo, ci ripropone la tostatura dei malti e caffè, con il lattosio che si fa sentire – leggermente -  solo fine corsa. Ritorno di tostatura nel retrogusto amaro, che “ospita” anche una nota di cioccolato (al latte).  Complessivamente è una buona birra senza difetti e molto ben bilanciata, abbastanza secca, anche se personalmente avremmo preferito una migliore morbidezza e cremosità che probabilmente saranno più percepibili nelle bevute “dal fusto”, magari con spillatura a pompa. Ci sembra che le bottiglie non rendano completamente giustizia alle birre del Brewfist, che abbiamo trovato sempre in grande spolvero “alla spina” e che invece in bottiglia ci hanno lasciato fino ad ora un pochino insoddisfatti, anche se è sempre un bel bere. Formato: 33 cl., alc. 5.2%, lotto 1403, scad. 30/06/2012, prezzo 3.50 Euro.
 
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english summary:
Brewery:  Brewfist – Italian Ales, Codogno (Lodi), Italy.
Style: milk stout
Appearance: very dark brown color with a lasting and creamy tanned head. Aroma: roasted malt, coffee, light chocolate. Mouthfeel: light-medium body, medium carbonation, watery texture. Taste: mostly roasted malt and coffee. There’re hints of milk in the finish, followed by a bitter roasted aftertaste with a milk chocolate touch. Overall: a solid and tasty milk stout which is easily drinkable but lacks in creaminess and smoothness. Perhaps bottling doesn’t make proper justice to this brew; a good excuse to try it on draught as soon as possible. Bottle: 33 cl., 5.2% ABV, batch 1403, BBE 06/2012, price 3.50 Euro.

giovedì 26 gennaio 2012

Brewfist Jale

Dopo le ottime impressioni avute dalla Spaceman e dalla Burocracy degustiamo oggi la Jale, una special bitter d’ispirazione anglosassone, brassata con malti Maris Otter, Crystal, Chocolate, Monaco e luppoli Challenger, First Gold, Bramling Cross ed East Kent Golding. All’aspetto è di colore ambrato carico, velato. La schiuma è fine, quasi pannosa, molto persistente e di color ocra. Naso che stupisce (in negativo) per la quasi totale assenza d’aroma; ci sono sentori di lievito, e a fatica avvertiamo un po’ di cereali. Un po’ meglio in bocca, dove troviamo una base di malto biscotto, leggera frutta secca, che vengono subito sopraffatte da un amaro erbaceo e vegetale che tende a coprire un po’ tutto. Mediamente carbonata, è poco morbida in bocca e tende piuttosto ad aggredire il palato con un amaro vegetale; ma c’è poca pulizia nel gusto, anch’esso “sporcato” dai lieviti. E’ secca, lascia un retrogusto che è un naturale proseguimento del percorso intrapreso: amaro, vegetale, intenso. Una birra che purtroppo ci ha stupito negativamente rispetto alle altre due ottime produzioni assaggiate; bottiglia molto poco in forma, poco pulita e quasi priva di aroma, siamo davvero molto lontani da quella “ispirazione” anglosassone che è dichiaratamente l’origine di questa birra. Da riassaggiare e da rivedere. Bottiglia: 33 cl., alc. 5.6%, lotto 1232, scad. 30/03/2012, prezzo 3.50 Euro.

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english summary:
Brewery: Brewfist – Italian ales, Codogno, Lodi, Italy. Style: Special Bitter.
Appearance: cloudy dark amber with a rocky off-white head. Aroma: bare cereal and yeasty smell. Mouthfeel: medium body, medium carbonation, oily texture. Taste: a biscuit and nutty malt backbone is soon taken over by herbal and grassy hops. Taste is yeasty, and not very clean. Bitter herbal hoppy aftertaste. Overall: we really enjoyed “Spaceman” and “Burocracy”, two IPAs brewed by Brewfist we tasted some time ago. We were quite disappointed by this “Jale”; it looks like we got a wrong bottle with a unclean taste and lacking in aroma. We should give it another try, soon. Bottle: 33 cl., 5.6% ABV, batch 1232, BB 30/03/2012, price 3.50 Euro.

sabato 19 novembre 2011

Brewfist Spaceman

Seconda India Pale Ale presente nella gamma del microbirrificio italiano Brewfist. Dopo la “Burocracy IPA”, ottima ma a metà strada tra un aroma molto americano ed un gusto più anglosassone, a arriva questa “Spaceman” a spostare completamente l’ago della bilancia in territorio a stelle e strisce. I luppoli utilizzati sono infatti il Simcoe ed il gettonatissimo Citra. Nel bicchiere è di color arancio opalescente; la schiuma, molto persistente, è ocra, fine e cremosa. Il naso profuma di agrumi (pompelmo, ma anche mandarino), leggeri sentori di aghi di pino e di frutta tropicale. In bocca rivela un corpo medio, con una consistenza watery che la rende molto beverina; la carbonatazione è piuttosto elevata. L’imbocco di malto è davvero rapido, il palato è subito invaso da un bell’amaro dove convivono note di scorza d’agrumi e “resinose”; molto secca, nasconde in modo molto pericoloso il contenuto alcolico (7%) ed è caratterizzata da una splendida beverinità. Finisce in modo coerente, lasciando un lungo retrogusto amaro e fruttato, ricco di scorza d’agrumi (lime e pompelmo). Davvero una IPA molto ben fatta, amara senza mai essere aggressiva. Siamo già ad un livello qualitativo alto, ma potrebbe migliorare ancora con un po’ più pulizia in bocca. Formato: 33 cl., alc. 7%, 70 IBU, lotto 1392, scad. 15/11/2011, prezzo 4.50 Euro.

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english summary:
Brewery: Brewfist – Italian ales, Codogno, Lodi, Italy
Appearance: murky orange with a long lasting creamy off-white head. Aroma: lots of citrus (tangerine, grapefruit), tropical fruits, piney hops. Mouthfeel: medium body; high carbonation, watery texture. Taste: dry and bitter, mostly zesty and resinous hops. Hints of citrus pulp. Long hoppy zesty (lime, grapefruit) aftertaste. Overall: a dangerously drinkable West Coast IPA with a well hidden 7% ABV. Brewed with Citra and Simcoe hops. Tasty and clean, very good. Bottle: 33 cl., 7% ABV, 70 IBUs, batch 1392, BB 15/11/2011, price 4.50 Euro.

giovedì 7 aprile 2011

Brewfist Burocracy India Pale Ale

Tra i birrifici italiani che continuano a spuntare come funghi dispensando prodotti improvvisati di qualità spesso molto bassa, ogni tanto ne nasce anche qualcuno che dimostra da subito di avere le idee chiare e, soprattutto, delle birre di tutto rispetto. E’ il caso del Brewfist – Italian ales, inaugurato a dicembre 2010 a Codogno (Lodi), con impianto produttivo già importante (30 HL) e, come dicevamo, intenti chiari: belle etichette, logo moderno e aggressivo, un sito internet che promette bene (ma, ahimè, è ancora under construction) e bottiglie, al momento, solo nel formato “popolare” di 33 cl. Dietro al progetto Brewfist ci sono Andrea Maiocchi, Pietro Di Pilato e Pietro Mosconi, due di loro con precedenti esperienze al Birrificio Lodigiano ed alla Fuller's. Tutte le quattro birre che per ora compongono la gamma sono d’ispirazione anglosassone, come questa Burocracy India Pale Ale. Colore davvero molto bello, ambrato carico con riflessi rubino, leggermente velato. Schiuma ocra, fine, cremosa e persistente. Naso elegante, “americano”, con sentori di agrumi (pompelmo, arancio), frutta tropicale matura, caramello. In bocca è oleosa ed abbastanza morbida, con corpo e carbonatazione medi. L’imbocco è di malto, biscotto, una buona base che vira presto verso un amaro erbaceo tipicamente inglese. Un buon equilibrio complessivo, con un finale secco seguito da un retrogusto amaro erbaceo, non lungo ma morbido. Una IPA molto beverina e ben fatta, con aroma USA e gusto UK. La strada intrapresa è senz’altro quella giusta. Bottiglia da 33 cl., alc. 6%, IBU 52, lotto 1012, scad 10/2011. prezzo 3.70 €. ____________ english summary: Brewfist – Italian ales, Italy. Beautiful hazy ruby amber color with a creamy off-white head. Lush citrusy nose with grapefruit, orange pulp, tropical fruits and caramel. Oily and smooth texture with medium body and carbonation. The backbone has biscuit malt, supporting a British hoppy grassy bitterness. This beer has overall a pretty good balance, a dry finish and a smooth bitter grassy aftertaste. A very drinkable and nicely brewed IPA, with a typical US aroma and UK taste. 33 cl. bottle. 6% ABV, batch 1012, bb. 10/2011