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venerdì 20 marzo 2015

Emelisse Espresso Stout

Nuovo appuntamento con il birrificio olandese Emelisse, del quale negli ultimi due anni sul blog sono già transitate DIPA, TIPA, Black IPA e la White Label Imperial Russian Stout. Posizionato a Kamperland, nello Zeeland, il brewpub con annesso ristorante è stato guidato dal 1998 dall’ex-homebrewer (ed ex-chef) Kees Bubberman. 
E’ dello scorso novembre, la notizia  della sua dipartita da Emelisse per aprire il proprio birrificio a Middelburg, ad una ventina di chilometri di distanza:  Brouwerij Kees, questo il nome scelto, con le prime birre che hanno iniziato a circolare proprio in questi giorni. Trecentomila euro l’investimento necessario, in parte racimolati tramite crowfunding e in parte tramite da investitori tra i quali, leggo, ci sarebbero anche due importatori italiani. 
Tra le motivazioni della dipartita di Bubberman da Emelisse ci sarebbero stati soprattutto dei contrasti sui programmi  futuri:  Kees desiderava crescere e guardare soprattutto ai mercati internazionali, mentre i proprietari di Emelisse volevano focalizzarsi principalmente sul mercato domestico. 
Ma torniamo a parlare di Emelisse, il vero oggetto del post odierno.  Ecco una bottiglia di Espresso Stout che, come il nome può facilmente far intuire, è una (imperial) stout prodotta con un blend di chicchi di caffè italiano (90% Arabica e 10% Robusta) selezionato da Kees Bubberman; i luppoli utilizzati sono Nugget e Cascade. Purtroppo il lotto di produzione e la data di scadenza riportate in etichetta non sono leggibili, quindi non so se si tratti di una bottiglia prodotta ancora dalla mano di Bubberman o se sia già stato il nuovo birraio. 
Nel bicchiere è nera, cappello di schiuma beige chiaro fine e cremosa, ottima persistenza. L’aroma, poco elegante,  è abbastanza sottotono anche per quel che riguarda l’intensità: caffè, orzo tostato, pane nero, qualche leggero sentore di frutti di bosco. Per  fortuna c’è un discreto miglioramento in bocca: non è una imperial stout cremosa e “masticabile”, il che ne avvantaggia ovviamente la scorrevolezza, ed il corpo è tra il medio ed il pieno, con consistenza oleosa e poche bollicine. Il gusto è dominato dal caffè, con pochi elementi (liquirizia e tostature) ad accompagnarlo; la bevuta diventa giocoforza piuttosto monotona, e personalmente sento un po’ la mancanza di un po’ di dolce a bilanciare. Le tostature sono intense e, benché abbastanza eleganti ed esenti da bruciature, arrivano a saturare il palato obbligandolo a qualche sosta di troppo; nessuna sorpresa nel retrogusto, dove continua l’infusione del caffè e delle tostature e si sente la mancanza, in una imperial stout dall’ABV del  9.5%, di un po’ di calore etilico.  
L’ Espresso Stout di Emelissse dà quello che promette nel nome: tanto caffè in una birra senza difetti che però non mi ha lasciato un gran ricordo di sé. C’è un po’ di soddisfazione nei primi sorsi, ma poi sono gli sbadigli ad accompagnare il resto della bottiglia da trentatré.
 Formato: 33 cl., alc. 9.5%, IBU 75, lotto e scadenza non decifrabili, pagata 4.20 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 12 febbraio 2014

Emelisse White Label Imperial Russian Stout (Ardbeg Barrel Aged)

Ritorna la Brouwerij Emelisse ad un anno circa dall’ultima bottiglia stappata; dopo la  “trilogia” BIPA DIPA TIPA   (Black, Double e Triple IPA),  passiamo ad una Imperial Stout; il birrificio olandese esiste dal 1998 ma è solo ultimamente che ha iniziato a percorrere la via degli invecchiamenti in legno.  Così, ecco che la Imperial Russian Stout della casa è stata messa a maturare in una vastissima tipologia di botti, per la gioia di tutti i beer geek; le varianti sono sostanzialmente due: la  Imperial Russian Stout “classica” (con solamente due versioni barricate in botti che hanno ospitato Laphroaig  e Jack Daniels) e la “White Label Imperial Russian Stout” che ha invece subito un numero elevato di moltiplicazioni, principalmente in botti di Whisky: Bowmore, Peated Jack Daniels, Ardbeg, Bunnahabhain, Caol Ila, Glen Elgin, Wild Turkey, Jack Daniels, Laproaig e Peated Bowmore. C’è da ubriacarsi soltanto a leggere l’elenco. Non sono riuscito a trovare se ci sia differenza nella birra di partenza tra la  Imperial Russian Stout  e la White Label Imperial Russian Stout; il contenuto di alcool (11%) è identico. Dal cilindro delle botti è capitata quella invecchiata in botti che hanno ospitato Ardbeg, quello che viene considerato il single malt scozzese più torbato. E’ una Imperial Stout di colore marrone scurissimo, che non forma praticamente schiuma nel bicchiere; dalle poche bolle grossolane della superficie si forma un leggero pizzo sul bordo del bicchiere, color marrone.  
L’affumicatura al naso è netta, l’aroma è “grasso”, odora quasi di carne e il pensiero va immediatamente alla pancetta affumicata; c’è anche una discreta presenza di legno, umido, ed un leggero torrefatto che fa però molta fatica a farsi strada nella coltre d’affumicato. In bocca è piena, oleosa, con pochissime bollicine: il gusto è leggermente più sfaccettato, ma anche qui la scena è dominata dalla pancetta affumicata; a contorno un po’ di caffè, tostature, un po’ di zucchero e un chiara presenza alcolica che ricorda (whisky) il contenuto passato delle botti. E’ chiaramente una birra da sorseggiare, anche se il calore etilico è abbastanza morbido e non picchia particolarmente forte; i malti scuri le portano una leggera acidità.  Lascia un finale molto lungo ed intenso, che non regala sorprese: alcool, torbato, torrefatto e caffè.  E’ ben fatta e pulita ma non esattamente bilanciata, con l’affumicatura che spadroneggia in lungo ed in largo;  pur amando i cibi affumicati,  ho comunque trovato questa Imperial Stout eccessivamente caratterizzata dal torbato. L’inizio è intenso e piacevole, ma i trentatré centilitri diventano alla lunga un po’ troppi, anche se sorseggiati lentamente; la dose più appropriata mi sembra essere quella, più ridotta, di un bicchiere di Ardbeg. 
Formato: 33 cl., alc. 11%, IBU 75, lotto A, scad. 06/2015.

venerdì 18 gennaio 2013

Emelisse Black IPA

Terminiamo la "trilogia" delle IPA prodotte dal birrificio olandese Emelisse; dopo la TIPA e la DIPA, ecco l'ora della Black IPA (o, giustamente, chiamata anche BIPA). Nel bicchiere è di un bel color ebano scuro, con riflessi rosso rubino, leggermente velato; la schiuma, beige, è cremosa e fine, con una buona persistenza. Annusandola ad occhi chiusi si ha l'impressione di aver davanti una IPA Americana: pompelmo, leggeri aghi di pino, pesca bianca, sentori di lampone. Aroma molto fine e pulitissimo, con qualche leggero sentore di tostatura che è avvertibile solo quando la birra raggiunge la temperatura ambiente. In bocca, il "black" è più percepibile, a partire da un inizio leggermente tostato, seguito da note di pompelmo (polpa e scorza) che caratterizzano tutta la bevuta fino al finale, dove tra resina e scorza di pompelmo rifà capolino una leggera tostatura. Il gusto non ha però la stessa finezza ed eleganza del "naso", che rimane secondo noi la parte migliore di questa bottiglia. E' comunque una birra ben fatta, senza off-flavours, con l'alcool (8%) molto ben nascosto; si beve molto facilmente ma, sensazione assolutamente personale, non è riuscita ad emozionarci. Black IPA dal profilo "perfettino" ma un po' "fredda" e noiosa, dopo alcuni sorsi, per il nostro palato. Formato: 33 cl., alc. 8%, lotto A, scad. 09/2014, prezzo 4.00 Euro.

lunedì 10 dicembre 2012

Emelisse DIPA Hop Serie

Ancora Emelisse: dopo la TIPA, ecco qui la sorella "minore" dal nome abbastanza prevedibile, ovvero DIPA; l'ABV scende dal 10 al 7.9%, e gli IBU da 103 a 65.  Per il lotto della nostra bottiglia è stato utilizzato un luppolo sperimentale americano molto recente (2011), chiamato HBC. Nel bicchiere è color rame/ambra, appena velato, con una schiuma fine e cremosa, molto persistente. Il naso regala netti sentori floreali, poi arancio, pompelmo, lychee; aroma pulito ma non molto pronunciato. Al gusto ci sono quelli che sembrano essere (per quello assaggiato sino ad ora) gli standard del birrificio: birre bilanciate e molto pulite: imbocco leggero di caramello, pompelmo, con l'alcool molto più in evidenza rispetto alla sorella maggiore. L'amaro arriva solo a fine corsa, erbaceo, con qualche nota "pepata" e di resina. E' una birra pulita e tecnicamente ben fatta, senza difetti, che però non è riuscita a coinvolgerci. Molto tranquilla e bilanciata nella prima parte della bevuta, termina con una "scarica" amara, pepata e resinosa, con una nota etilica a riscaldare. Non molto profumata, con una bevibilità senz'altro ridotta rispetto alla TIPA, proprio a causa della componente etilica che si fa sentire in modo maggiore; tra le due bottiglie, preferiamo senz'altro la sorella più grande. Ma se leggiamo DIPA il pensiero corre immediatamente alla West Coast USA, ed il confronto con alcune splendide ed intense californiane molto facili da bere fa ulteriormente impallidire questa versione europea. Formato: 33 cl., alc. 7.9%, IBU 65, lotto A, scad. 09/2014, prezzo 4.00 Euro.

venerdì 16 novembre 2012

Emelisse TIPA

Pensavamo si trattasse di una nuova realtà olandese, invece ci ha stupito leggere che la Bierbrouwerij Emelisse esiste dal 1998, guidata dal mastro birrario Kees Bubberman, con sede a Kamperland, nello Zeeland, la tranquilla estremità occidentale olandese, lontana dai clamori cittadini di Rotterdam ed Amsterdam. Il birrificio/brewpub ha anche un interessante ristorante annesso. La produzione annuale, secondo quanto il sito del birrificio comunica (rigorosamente in "dutch") si attesta sui 2000 ettolitri, metà dei quali sono destinati all'esportazione in tutto il mondo; sono una cinquantina le birre attualmente elencate su Ratebeer. L'ottima collaborazione con la Marble Brewery assaggiata poco tempo fa ci ha spinto a conoscere meglio questo birrificio olandese; iniziamo dalla T.I.P.A., nome  che indicherebbe una "Triple IPA" ma che in buona sostanza altro non è che una Double/Imperial IPA. Iniziamo dall'aspetto: colore ambra carico, opaco, ampio cappello di schiuma ocra, fine, cremosa e molto persistente. Il naso, dolce e molto pulito, regala sentori di frutti tropicali come mango, ananas maturo, papaya; troviamo anche polpa di pompelmo, leggero caramello e, appena percepibili, frutti di bosco rossi (lampone?).  Il contenuto alcolico è importante (10%), ma in bocca questa TIPA rivela un carattere abbastanza docile; corpo pieno, carbonazione media, una consistenza oleosa che le dona un soddisfacente livello di morbidezza. Dopo un leggero imbocco di malto/biscotto, la birra ripropone un bel fruttato fresco di mango e pompelmo, che mantiene per qualche secondo l'amaro a distanza. E' solo verso fine corsa che arrivano note resinose, un po' pepate, ad equilibrare la bevuta ed a dare un bel taglio secco, che pulisce il palato per permettere poi di assaporare un retrogusto amaro con resina, scorza di pompelmo, un ritorno di frutta tropicale ed un lieve tepore etilico.  Birra ben bilanciata, lontano da ogni estremismo o spremuta di luppolo annichilapapille; l'alcool è ben nascosto e si beve con buona facilità. L'aroma è pulito ma non esplosivo, meglio il gusto dove c'è un'intensa componente fruttata, dolce ma non troppo, a rendere molto piacevole la bevuta.  Senz'altro da provare ma, come tutte le double IPA, fresca (giovane). L'invecchiamento potrebbe deteriorare l'ottimo equilibrio creato dal birraio e rendere molto meno piacevole la bevuta. Formato: 33 cl., alc. 10%, IBU 103, lotto A, scad. 09/2014, prezzo: 4.00 Euro.

giovedì 1 novembre 2012

Marble / Emelisse Earl Grey IPA

Tra le tante novità che la continua crescita dei  birrifici "artigianali" ha portato c'è anche la "moda" delle collaborazioni, sempre più frequenti, sempre più numerose, sempre più inattese. I detrattori di questo fenomeno sottolineano come per la maggior parte le collaborazioni tra birrifici originano birre "one shot", che vengono prodotte solamente una volta e (spesso) vendute ad un prezzo molto poco economico. D'altro canto è anche vero che per molti birrai l'opportunità di creare una ricetta a quattro mani con un collega, a volte residente dall'altra parte del mondo, rappresenta una grande opportunità di scambio e di crescita professionale. Oggi presentiamo una collaborazione tra due birrifici che ancora non abbiamo avuto la fortuna di incontrare: si tratta della Marble Brewery di Manchester (UK) e dell'olandese Bierbrouwerij Emelisse. A chi ama il tè (come Kees Bubberman, birraio di Emelisse), il nome Earl Grey suonerà molto familiare, ed effettivamente si tratta di una India Pale Ale che vede diverse aggiunte di tè Earl Grey durante la bollitura; "è stato un po' come immergere una enorme bustina di tè in un bollitore gigante", ha detto James Campbell, birraio della Marble, presso i cui impianti questa birra è stata prodotta a Febbraio del 2012. Bottiglia non freschissima ma ancora abbastanza giovane. Si presenta di colore arancio pallido, opaco, con una schiuma un po' grossolana, leggermente ocra, cremosa, poco persistente. L'aroma è davvero splendido; forte ed ancora fresco, in ottima forma, quasi balsamico, complesso: aghi di pino, pompelmo, mandarino, sentori di bergamotto e, man mano che la birra si scalda, emerge una nota che richiama le foglie di tè. Ottime premesse che il gusto mantiene: la grande pulizia permette di apprezzare tutto il percorso di questa birra, a partire dall'imbocco di biscotto, seguito da polpa e scorza di pompelmo, bergamotto, con un ottimo equilibrio che viene messo in discussione solamente a fine corsa, in un'accelerata amara, intensa, ricca di note resinose, terrose ed un ritorno di foglie di tè. Corpo e carbonazione sono medi, la consistenza è oleosa; birra morbida, molto gradevole al palato.  Ottima IPA, pulita, facile da bere e davvero molto gustosa; ci sono tutti gli elementi "giusti" al posto "giusto", c'è un bell'amaro intenso ma mai eccessivo o fastidioso, con una piacevole complessità donata dall'uso dell'tè Earl Grey che porta in dote bergamotto, una componente terrosa ed una piacevole secchezza tannica a fine corsa. Il prezzo non la rende esattamente una birra quotidiana, ma vale senz'altro la pena provarla almeno una volta. Formato: 75 cl., alc. 6.8%, lotto 317, scad. 27/03/2013, prezzo 13.00 Euro.