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lunedì 16 dicembre 2019

DALLA CANTINA: Birra del Carrobiolo O.G. 1085 Una Botte e Via 2015

Se non erro è la birra che ha dato il via alle sperimentazioni con il legno del birrificio Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo – Fermentum: quella O.G. 1085 che oggi è stata rinominata semplicemente Tripel ma che sino a qualche anno fa era chiamata con il valore di densità del mosto prima della fermentazione. Correva l’anno 2012 ed il birrificio guidato dal birraio Pietro Fontana si trovava ancora all’interno dei suggestivi ma poco pratici locali del convento in piazza Carrobiolo a Monza. La tripel, la cui ricetta originale prevedeva malto d’orzo, segale, grano saraceno, avena, frumento, luppolo Perle, Saaz e Fuggle era finita a riposare per tre mesi in botti che avevano ospitato Pedro Ximenez di Williams & Humbert. Nacque così la O.G. 1085 Pedro Fontenez 2012: pochissime bottiglie che avevano però impressionato molto positivamente i fortunati che erano riusciti ad assaggiarla. 
Nel 2014 il birrificio si è trasferito nella vicina piazza Indipendenza inaugurando il nuovo brewpub con cucina annessa: il vecchio impianto è rimasto attivo all’interno del convento per un paio di anni prima di essere venduto e i locali sono stati adibiti a cantina consentendo di ampliare il numero degli affinamenti in botte.  La Tripel O.G. 1085 è così finita prima in botti che avevano ospitato Marsala e poi in quelle di altri vini a seconda della disponibilità: Amarone della Valpolicella, Barolo, Morellino di Scansano.  Il nome scelto per questa serie? Una botte e via. Nelle botti di grappa ci sono poi finite una imperial stout ed una pils (La Spada nella Botte). E pochi giorni fa è stato presentato BarriC, progetto a quattro mani al quale partecipano, oltre a Fontana ed a Matteo Bonfanti, birraio del Carrobiolo, anche Gianriccardo Corbo (“naso, competenza e bocca fine”) e Stefano Andretta (grafica e comunicazione. Un ulteriore passo in avanti negli affinamenti in legno: birre acide.

La birra.
La O.G. 1085 Una Botte e Via 2015 nasce dopo un affinamento di tre mesi in botti ex-barolo. La stappo due anni dopo la data di scadenza, ma il suo colore arancio è giovane e luminoso: la schiuma biancastra non è molto generosa ed è un po’ scomposta. Vino, legno, agrumi e albicocca candita, zucchero candito, una delicata speziatura: a quattro anni dalla messa in bottiglia l’aroma è uno splendido mix di freschezza e qualche nota funky brettata. Al palato le bollicine sono ancora vivaci e la bevuta sorprende per la sua giovinezza: il dolce della tripel (biscotto, frutta candita) è perfettamente bilanciato dall’asprezza delle note vinose,  da una lieve acidità e dalla timida presenza amaricante finale che richiama il Curaçao. Un delicato alcol warming accompagna in sottofondo l’intero percorso senza mai alzare la voce.  Birra e botte interagiscono in maniera splendida, senza che quest’ultima voglia prevaricarla: carattere, complessità, pulizia e precisione. C’è tutto quel che serve per volare in alto, anche due anni dopo la data di scadenza.
Formato 37,5 cl., alc. 9.5%, lotto i1504, scad.  12/2017

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 13 dicembre 2018

Birra del Carrobiolo Porcini Imperial Stout

Chi segue la birra artigianale italiana da un po’ di tempo ricorderà come sei-sette anni fa proliferavano le birre con gli ingredienti più inusuali: in una sorta di gara al “famolo strano” alcuni birrifici aggiungevano carciofi, basilico, cicoria, spaghetti, radicchi e tartufi, giusto per citare i primi che mi vengono in mente. Nelle occasioni “fortunate” ai festival  vi chiedevano se volevate assaggiare una birra alla liquirizia, ai petali di rosa, all’amaretto. Negli ultimi anni la tendenza ad utilizzare ortaggi e altri ingredienti ameni è fortunatamente diminuita e i birrai italiani si sono allineati ai loro colleghi stranieri orientandosi soprattutto sui classici: spezie, frutta, cacao,  cioccolato, vaniglia e caffè. 
Del Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo – Fermentum di Monza attivo dal 2008 e guidato dal birrario Pietro Fontana ne abbiamo già parlato in più di un’occasione, dal debutto nei locali all’interno del convento in Piazza Carrobiolo all’apertura (2014) del nuovo brewpub nella vicina piazza Indipendenza. Il Carrobiolo si è sempre contraddistinto per le sue produzioni pulite e abbastanza rigorose, senza abusare di quelle fantasiose licenze poetiche che ho descritto precedentemente. Nel 2016 Pietro Fontana è andato in controtendenza presentando al festival di EurHop tre novità abbastanza curiose:  la ITA (Italian Tomato Ale), la AmanIPA Phalloides e la PIS (Porcini Imperial Stout).  Pomodori e funghi. Ecco le parole del birraio nell’intervista concessa in quel periodo a Cronache di Birra:  “ho voluto fare tre birre strane ma equilibrate ed eleganti. Volevo cimentarmi in qualcosa di diverso, non esattamente in stile Carrobiolo, distante quindi dalla pils e dalla keller. Ho avuto un’intuizione, come una scintilla che è scoccata. Il gusto in cucina ti porta ad associare i sapori e a capire quali possono stare insieme e quali no. Ho pensato, quindi, di unire questi gusti in tre birre innovative”.

La birra.
Ho personalmente amato l’imperial Stout Coffee Brett (11%) del Carrobiolo e a tutt’oggi la trovo ancora una tra le migliori interpretazioni italiane dello stile; oltre a questa il birrificio produce anche un’imperial stout “normale” (9.7%) sulla quale credo sia basata la sorella “Porcini”  che riceve un “dry-hopping” di boletus edulis secchi. 
Si presenta vestita quasi di nero, la schiuma è cremosa ma abbastanza modesta ed ha una persistenza solo discreta. L’aroma è praticamente assente: s’avverte una leggerissima presenza di torrefatto, terroso, etilico. Fortunatamente le cose vanno molto meglio al palato: la Porcini del Carrobiolo è un’interpretazione “aggressiva” dello stile che fa pochi sconti. Il torrefatto morde da subito e il suo amaro è potenziato da una generosa luppolatura che sfocia in un finale resinoso, quasi balsamico, nel quale spuntano tracce terrose e – quasi rinfrescanti - di anice stellato.  La controparte dolce è ridotta ai minimi termini: qualche traccia caramellata, prugna sotto spirito, liquirizia. 
Pochi gli elementi in gioco in una birra potente che non raggiunge grandi profondità e batte sempre sugli stessi tasti: sarà apprezzata soprattutto dagli amanti delle imperial stout “pure e dure”, molto spinte sul torrefatto. Per quel che mi riguarda preferisco interpretazioni in cui l’amaro, anche se intenso, presenta un ventaglio più ampio di sfaccettature (caffè, cacao…). Il naso quasi assente penalizza un po’ l’esperienza di chi se la versa nel bicchiere: un peccato, perchè credo che l'utilizzo dell'ingrediente fungo fosse stato pensato proprio per questo aspetto.
Formato 33 cl., alc. 9.7%, IBU 60, lotto i17109P, scad. 01/12/2021, prezzo indicativo 7.00-8.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 11 gennaio 2018

Birra del Carrobiolo O.G. 1111 (2014)

Non l’ho inclusa tra le birre natalizie bevute nelle scorse settimane ma il suo posto poteva tranquillamente essere lì: parliamo della O.G. 1111, birra invernale o “winter warmer” prodotta dal birrificio del Carrobiolo, già ospitato sul blog in più di una occasione. Questa stessa birra il cui nome, lo ricordo, altro non è che l’indicazione della Original Gravity (ovvero la quantità di zuccheri presenti all'inizio della fermentazione misurata con il densimetro), era già apparsa sul blog nel 2013: rispetto a quell'edizione l'etichetta ha subito un leggero re-styling e mette ora in evidenza il fuoco, quello di un caminetto, ideale luogo dove potersi bere questa birra dalla importante gradazione alcolica (13%). 
Ricordo brevemente che il microbirrificio, fondato nel 2008 da alcuni soci tra cui il birraio Pietro Fontana all'interno delle "mura" del convento dei Padri Bernabiti di Piazza Carrobiolo, ha spostato nel 2014 la produzione nel brewpub con cucina della vicina Piazza Indipendenza a Monza; la sede storica è ora dedicata solo alla vendita d'asporto delle bottiglie. Ad aiutare Fontana in sala cottura nel 2013 è arrivato Matteo Bonfanti, laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari, tirocinio in Scozia presso BrewDog e poi esperienza in Svizzera presso Birrificio Ticinese.

La birra.
La O.G. 1111 del Carrobiolo è una birra invernale, da "divano" o da invecchiamento, ma non è una birra affatto facile, meglio mettere la cose in chiaro da subito. L'aspetto non è certamente il suo punto di forza: un ambrato carico torbido sulla cui superficie si formano delle grossolane bolle biancastre che si dissolvono rapidamente. 
Il malto torbato caratterizza subito l'aroma, affiancato da note di carne e caramello, datteri e uvetta, alcool, qualche ricordo di vino fortificato. La sua consistenza è leggermente oleosa, di quel tanto necessario per costruire un mouthfeel appropriato a sorreggere l'alcool: il corpo è quasi pieno, le bollicine sono molto poche.  Il birrificio un tempo la definiva come un ipotetico incontro tra whisky torbato e barolo chinato e il gusto mantiene le promesse: caramello, qualche nota biscottata, tanta frutta sotto spirito (uvetta e datteri) e ricordi di vini fortificati costruiscono una bevuta sostenuta da una potente nota etilica che obbliga ad un lento ma soddisfacente sorseggiare ma che contribuisce in maniera decisiva ad asciugare la dolcezza. Il cerchio si chiude con il ritorno del torbato, sebbene in quantità minore rispetto all'aroma.
A tre anni dalla messa in bottiglia questa OG 1111 è ancora potente e non mostra segni d'ossidazione: non è una birra per palati inesperti ma per chi non ha fretta di "studiarsela" o vuole godersela senza guardare le lancette dell'orologio, perché la sua bevibilità è giocoforza piuttosto limitata. Non è un mostro di complessità o profondità ma è comunque capace di regalare gran belle soddisfazioni e sembra poter affrontare ancora altro tempo in cantina. 
Formato: 37.5 cl, alc. 13%, IBU 75, lotto 1438, scadenza non riportata, prezzo indicativo 8.00-10.00 Euro. 

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 15 marzo 2016

Birra del Carrobiolo Coffee-Brett

Viene annunciata a novembre del 2013 la nuova birra del “Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo Fermentum”: se non erro, rappresenta anche la prima stout del birrificio brianzolo che agli storici impianti posizionati all’interno del convento ha affiancato da novembre 2014 il nuovo brewpub con cucina annessa nella centrale piazza in Indipendenza di Monza. 
Se le considerazioni di questo articolo sono corrette,  la realizzazione di una stout rappresenta per il birraio Pietro Fontana il punto d’arrivo  di un percorso iniziato negli anni ’90, quando da appassionato di Guinness ha iniziato con l’homebrewing per produrre una stout tra le pareti domestiche. 
Ma qui le cose sono un po’ diverse: la Stout è diventata imperiale (11% l’ABV della versione 2014) e viene prodotta con l’utilizzo di caffè della Torrefazione Artigianale Autogestita Malatesta di Galbiate e lieviti selvaggi, alias Brettanomiceti. Il nome scelto è assolutamente azzeccato nella sua semplicità che va di pari passo con quella dell’austera etichetta, dal rigore monastico,  in stridente contrasto con il colore della birra: Coffee-Brett.

La birra.
Non è nera ma poco ci manca, mentre il piccolo cappello di schiuma color cappuccino che si forma è abbastanza scomposto e grossolano, poco persistente. La "porta del naso" viene aperta dai lieviti selvaggi che apportano note di cuoio e di pellame, subito incalzate da quelle più convenzionali di caffè e tostature; in sottofondo c'è il cioccolato fondente, la carne affumicata e, per chiudere il cerchio, un rapido ritorno al selvaggio sotto forma di sudore. L'ottimo livello di pulizia permette di decifrarne la complessità senza grossi sforzi. 
Il sito del birrificio la descrive come  “impegnativa” ma chi ama le Imperial Stout troverà invece una birra per nulla difficile da sorseggiare e molto appagante nelle sue note di caffè e cioccolato amaro, tostature e frutta sotto spirito (uvetta, prugna) accompagnate da una patina di caramello dolce in sottofondo. Un filo d'affumicato tiene assieme tutti gli elementi di una bevuta che si può descrivere, contrariamente all’aroma, senza far ricorso agli insoliti descrittori che affiancano i lieviti selvaggi; c’è forse un accenno di cuoio al palato, ad affiancare la liquirizia, ma è più che altro la morbidezza di caffè e cioccolato ad accompagnarci sino al finale caldo e morbido di frutta sotto spirito che con la sua dolcezza porta ulteriore equilibrio in una bevuta altrimenti amara. La consistenza palatale oleosa è morbida, quasi setosa, il corpo non arriva al pieno permettendole di scorrere abbastanza bene  avvolgendo il palato con un morbido ed elegante abbraccio etilico, molto discreto nella sua intensità. 
Un'imperial stout davvero molto ben fatta e pulita: l'aroma presenta qualche sorpresa "selvaggia" mentre il gusto si muove in territori più convenzionali e rassicuranti: senza spingersi in paragoni da classifica di beer-rating, questa Coffee-Brett per me entra con pieno merito tra le migliori imperial stout prodotte in Italia.
Formato: 37.5 cl., alc. 11%, lotto 1402, scad. 12/2017,  5.90 Euro (foodstore, Italia)


NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 29 luglio 2015

Birra del Carrobiolo American Pale Ale (O.G. 1047)

Il  2014 si è chiuso con parecchie novità per il “Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo – Fermentum”, fondato da alcuni soci nel 2008 e guidato dal birraio Pietro Fontana. Lo scorso novembre, non lontano dalla propria sede nei locali all’interno del convento dei Padri Barnabiti di Monza, in Piazza Carrobiolo,  è stato inaugurato il nuovo brewpub con cucina annessa; nella bella e centrale piazza Indipendenza potrete quindi pranzare e cenare accompagnando le pietanze con la buone birre del Carrobiolo che vengono prodotte nel piano interrato e nei locali adiacenti. Gli impianti originali all’interno del Convento resteranno comunque in funzione e verranno presumibilmente utilizzati per collaborazioni, produzioni sperimentali e  one-shot. 
Per l’occasione è stato anche effettuato un completo re-styling delle etichette che, personalmente, non mi rende molto contento: le trovo piuttosto  fredde ed asettiche ed auspico un ritorno a quelle precedenti. Se qualcuno ha voglia di fare una petizione on-line, io firmo..  :)  
L’ultima novità, datata 26 novembre 2014, riguarda la  presentazione del libro “Birra Sommelier”, un racconto sulla storia e la cultura della birra narrata proprio da Pietro Fontana ed illustrato dalle foto di Fabio Petroni; la sezione relativa agli abbinamenti gastronomici e alle ricette di cucina è stata curata dallo chef Giovanni Ruggieri. 
Ancora a corto di novità è invece il sito internet del birrificio, che riporta ancora oggi le birre nelle vecchie etichette e, soprattutto, non comprende le ultime novità. Tra queste credo si trovi l'American Pale Ale  (O.G. 1047) della quale non ho praticamente trovato nessuna informazione in rete, se non che sarebbe prodotta utilizzando (anche) il classico luppolo Cascade. 
Di colore dorato carico, velato, dispensa con troppa generosità  - la foto illustra piuttosto bene - una schiuma pannosa e biancastra che riempie subito il bicchiere ed obbliga ad un lunga attesa prima di poter vuotare i trentatré centilitri nel bicchiere. L'aroma, benché pulito, è d'intensità piuttosto bassa: avverto soprattutto sentori floreali e, una volta che la schiuma si è fatta da parte, quelli della scorza d'arancio, del pompelmo e del mandarino. L'eccesso di schiuma è preludio, al palato, di una carbonazione elevatissima che inizialmente quasi inibisce la percezione dei sapori: anche qui ci vuole una buona dose di pazienza per attendere che le bollicine escano un po' di scena e scoprire una bella intensità per un'American Pale Ale dall'ottima intensità per un ABV di 4.8%. Le lievi note di polpa d'arancia e di miele danno il giusto dolce a supporto dell'amaro (pompelmo, scorza d'arancia), presente sin da subito e protagonista della chiusura, con qualche accenno resinoso. Una discreta APA, semplice, pulita e secca, lontana da pericolose derive caramellose ma purtroppo in una bottiglia penalizzata  dai pochi profumi e afflitta da una carbonazione davvero esagerata.
Formato: 33 cl., alc. 4.8%, lotto i1507, scad. 12/2015, pagata 3.90 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 27 aprile 2014

Birra del Carrobiolo O.G. 1048

Il nome non è di quelli che si ricordano con facilità, visto che fa semplicemente riferimento alla densità iniziale del mosto (Original Gravity); ma la O.G. 1048 di Birra del Carrobiolo/Fermentum è la prima birra prodotta dal birrificio brianzolo nel non troppo lontano 2008. Nel 2011 ne venne realizzata una versione speciale per festeggiarne il terzo compleanno e nel 2013, per celebrare il quinto, la OG 1048 venne affinata per tre mesi in botte di Rhum della Martinica e rinominata Pedrhum Cuvée.
Classificata come Brown Ale (dal birrificio) o come (Best) Bitter da Ratebeer, vede comunque l'utilizzo di un ceppo di lievito anglosassone, luppoli Perle ed East Kent Goldings, ed oltre ai malti (tostati, Pale e Caramel) c'è anche, come nella maggior parte delle birre del Carrobiolo, il frumento brianzolo "Spiga e Madia".
Nel bicchiere è di color ambrato molto carico, quasi tonaca di frate, con dei bei riflessi rosso rubino; forma un discreto cappello di schiuma beige chiaro, cremosa e dalla buona persistenza. Il naso porta un gradevole benvenuto di caramello, frutta secca e lieve tostature; più in secondo piano ci sono anche delle leggere sfumature di ciliegia e di cacao. 
In bocca è molto leggera e poco carbonata con una spiccata consistenza watery che da un lato la rende facilissima da bere, dall'altro fa (almeno per quel che mi riguarda) desiderata un pelino in più di morbidezza e di "presenza". Il gusto è comunque molto pulito: passano in rassegna note di biscotto, caramello e di prugna, dolci, che sono poi bilanciate dall'amaro delle tostature, della frutta secca e da qualche lieve nota terrosa. Chiude leggermente astringente,  con un retrogusto che a temperatura ambiente dà il meglio di se, affiancando alle tostature anche qualche piacevole sfumatura di caffè e di affumicato. E' una (quasi) session beer pulita che non sacrifica l'intensità e si rivela molto ben equilibrata tra una prima parte dolce e caramellata ed un finale amaro e torrefatto; può accompagnarvi per tutta la serata nei mesi meno caldi dell'anno, quando magari desiderate ricolmare più volte la pinta con una birra che si presta ad essere bevuta quasi a temperatura ambiente. Il birrificio la consiglia anche in abbinamento a "piatti delicati e leggermente affumicati, quali un carpaccio di branzino o di pesce spada, un petto d'oca tagliato sottile con bacche di pepe rosa, un caprino con un filo d'olio al crudo o ancora un piatto di ostriche o altre crudità di mare". A voi la scelta.
Formato: 50 cl., alc. 4.9%, lotto 140, scad. 02/2015, pagata 5.10 Euro (food store, Italia)

venerdì 12 luglio 2013

Birra del Carrobiolo O.G. 1045

Ci eravamo congedati qualche mese fa con la birra invernale del birrificio Fermentum - Birra del Carrobiolo, ed ora che siamo in piena estate è il momento di tornare (virtualmente) in quel di Monza per assaggiare la loro produzione estiva, la O.G. 1045.  Il birrificio la descrive come una rivisitazione (molto) personale di una koelsch; la ricetta prevede un ceppo di lievito utilizzato è originale di Colonia (la città delle koelsch), malto pilsner, frumento ed un solo luppolo, il neozelandese Nelson Sauvin. Si presenta di colore oro pallido, velato; la schiuma è bianchissima, fine e cremosa, buona la persistenza. Molto sapiente e ben dosato l'uso del Nelson Sauvin: il naso è molto elegante e pulitissimo, regalando qualche sentore floreale, di frutta tropicale ma soprattutto di agrumi, come arancio e mandarino. Se le premesse aromatiche sono molto buone, il gusto è ancora meglio: ancora estrema pulizia, imbocco di cereali e crosta di pane, ritorno di agrumi e leggere note tropicali che rimandano subito all'aroma. Scorrevolissima, dal corpo leggero e vivacemente carbonata, chiude secca con un finale erbaceo che porta in dota anche qualche leggera nota di scorza di limone. Birra molto semplice ma disarmante nella sua capacità di dissetare e rinfrescare, il tutto "condito" da un bel bouquet profumato, basilare ma molto fine. Ovviamente molto distante da una classica koelsch tedesca, ma qui non siamo ad un concorso (e noi non siamo giudici) e quello che c'interessa sono le sensazioni provate nel berla: grande birra estiva, da bere e ribere in continuazione ed in grande quantità (in palese disaccordo con la scritta in etichetta "bevi con sobrietà"). Quasi necessario, all'inizio di ogni estate, farne una buona scorta e riempire il frigorifero; noi ci mettiamo già in coda per la cotta 2014. Formato: 50 cl., alc. 5%, lotto 1311, scad. 11/2013, pagata 9.00 Euro (Refettorio Simplicitas).

mercoledì 6 marzo 2013

Birra del Carrobiolo O.G. 1111

O.G. 1111  è la birra invernale del Carrobiolo; una winter warmer dal contenuto alcolico abbastanza impegnativo (13%), prodotta con l’utilizzo di malti torbati per evocare i whisky dell’isola di Islay. Nel bicchiere è di un torbido color marrone con qualche riflesso rossastro; si forma un piccolo “dito” di schiuma, abbastanza grossolana, beige, che però svanisce quasi subito. Subito evidenti al naso i sentori di torba/fumo, davvero pronunciati, che lasciano in secondo piano altri descrittori come frutta secca, prugna ed uvetta; netti anche i sentori d’ossidazione che richiamano vini liquorosi (Marsala, Madeira). L’aroma è abbastanza complesso anche se decisamente meno fine di questa sua “concorrente”.  Al palato c’è assenza quasi totale di carbonazione, ed un corpo pieno; la consistenza è molto densa, quasi “masticabile”, molto calda ed avvolgente.  L’imbocco è vinoso, dolce (uva passa, prugna e caramello) ma c’è subito una progressione etilica che mette l’alcool in primo piano rispetto ad ogni cosa, richiamando più la struttura di un whisky che di un vino maderizzato. Netta presenza anche in bocca di note affumicate e, molto più nascoste, di china, in una birra da sorseggiare con molta calma e - almeno in questa bottiglia da noi assaggiata e "scaduta" da quasi un anno - dalla bevibilità molto limitata. Chiude con un finale fruttato e morbido, molto etilico, che lascia bocca,  gola e stomaco pieni di calore.  Il birrificio la definisce un ipotetico incontro tra whisky torbato e barolo chinato; è senz'altro una birra molto complessa e ben strutturata, che (lentamente) riscalderà le vostre serate più fredde.
Formato: 37.5 cl., alc. 13%, lotto 63, scad. 04/2012, prezzo 11.30 Euro.

giovedì 15 novembre 2012

Birra del Carrobiolo O.G. 1085

Il “Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo – Fermentum”, viene fondato nel 2008 da un gruppo di sette amici appassionati di birra; tra questi il birraio Pietro Fontana, un passato da homebrewer e, a tempo pieno, presidente dell’associazione educativa Luce e Vita. L’idea di base è fondamentalmente quella di produrre birra la cui vendita possa essere anche un sostegno economico per le attività di solidarietà che si svolgono all’interno del convento dei Padri Barnabiti di Monza. Pietro Fontana, da tempo collaboratore con la comunità barnabita di Monza, riesce a coinvolgere Padre Davide Giuseppe Noè Maria Brasca, che dà il benestare all’operazione, mettendo a disposizioni alcuni locali all’interno del convento in Piazza Carrobiolo. Le prime difficoltà sono di ordine logistico; si tratta di progettare ed acquistare un impianto in grado di passare per la porta del convento; la struttura dell’edificio, risalente al 1571,  è infatti vincolata dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali e quindi immodificabile.  Risolto il problema, inizia la produzione all’interno di una location molto suggestiva che rimanda – con le dovute distanze – alla produzione di birra monastica e trappista. Tutte le birre vengono prodotte utilizzando un “frumento biologico autoctono chiamato “Spiga e Madia” coltivato grazie ad un patto di solidarietà tra il Distretto di Economia Solidale della Brianza e un agricoltore locale”.  Per il birrificio arrivano anche i “15 minuti” di notorietà”  profetizzati da Andy Warhol; durante lo scorso Gran Premio di Formula 1 il pilota Michael Schumacher si trova a cena in un ristorante di Monza; chiede una birra ed il ristoratore, non avendo nulla a disposizione, va a suonare al portone del vicino convento/birrificio; in pochi minuti arriva sulla tavola di Schumacher una bottiglia. Il pilota gradisce molto, ed il giorno dopo telefona direttamente al birrificio per farsi “portare qualche altra bottiglia”; superata l’incredulità iniziale, Pietro lo invita piuttosto a “venirsele a prendere”.  Il giorno successivo, al birrificio si presenta l’assistente di Schumacher vestito in tuta da pilota (d’aereo) per comprare 15 cartoni di birra e caricarli sull’aereo privato in partenza da Linate. La storia completa la trovate qui.  Al momento ci sono cinque birre disponibili tutto l’anno, più una stagionale ed una “barricata”, l’ultima nata  "O.G. 1085 Pedro Fontenez".  Noi siamo però partiti dalla base, ovvero la O.G. 1085 “semplice”, una birra che s’ispira alle Tripel belghe; la ricetta prevede orzo, segale, grano saraceno, avena, frumento, luppolo Perle, Saaz e Fuggle; al momento della rifermentazione in bottiglia viene anche aggiunta una piccola percentuale di miele. Impeccabile aspetto color oro antico, tendente all’arancio, opaco; la schiuma è bianca, fine e cremosa, molto persistente. Il naso è molto pronunciato e pulito: molta frutta gialla (soprattutto pesca), polpa d’arancio, spezie da lievito (pepe); in sottofondo anche qualche sentori più aspri di scorza d’agrumi. Il percorso prosegue in bocca senza deviazioni: l’imbocco è dolce e ricco di frutta gialla sotto spirito, con una leggera speziatura. Il corpo è medio, non eccessiva la carbonazione, con una consistenza oleosa: è una tripel molto morbida, con un bel taglio finale secco ed un retrogusto amaricante con note erbacee, di scorza d’agrumi e di curaçao. L’alcool (9%) è nascosto molto bene, riscaldando il palato solamente nel retrogusto, in maniera molto leggera: facilità di bevuta, pulizia ed intensità sono le tre caratteristiche principale di questa "pericolosa" e ben riuscita O.G. 1085; forse un pelino di carbonazione in più le avrebbe giovato ed avrebbe valorizzato ulteriormente l’apporto speziato dei lieviti. Formato: 50 cl., alc. 9%, lotto 21, scad. 07/2013, prezzo 6.90 Euro.