Visualizzazione post con etichetta Vento Forte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vento Forte. Mostra tutti i post

martedì 22 dicembre 2020

Vento Forte Pale Ale

Inaugurato agli inizi del 2014 il birrificio laziale Vento Forte si è subito imposto tra i migliori produttori nazionali di birre luppolate. Ve ne avevo parlato proprio a qualche mese dal debutto, avvenuto con la Starter IPA. Lo fonda Andrea Dell’Olmo assieme alla sorella Fabiana: la sua avventura nel mondo della birra era iniziata nel 2007 quando, studente universitario con la passione per il surf, viene a contatto per la prima volta con la Craft Beer Revolution americana. A quel tempo Roma era avamposto nazionale del luppolo USA grazie soprattutto al lavoro di Alex Liberati che alla Brasserie 4:20 ospitava i grandi birrifici della California, organizzando anche incredibili tap takeover: qualcuno ricorderà quelli di Port Brewing, con i fusti fatti arrivare via aerea per preservarne la freschezza. 
E sembra sia stata proprio la Port Brewing Anniversary Ale, a conquistarlo:  del resto, in etichetta vi sono tre tavole da surf e sullo sfondo la spiaggia di San Diego. Dopo due anni di homebrewing nel seminterrato della propria casa, a pochi passi dal mare, il progetto birrificio sarebbe già pronto ma la burocrazia italiana non vuole farsi da parte. Il debutto viene così rimandato di quasi cinque anni; Andrea vorrebbe un birrificio vicino alla spiaggia ma deve accontentarsi del lago di Bracciano. Il nome?  Sembra un’idea della mamma, un po’ preoccupata dall’amore del figlio per le onde del mare e per il vento che deve soffiare forte. 
Tra gli appassionati romani all’inizio del 2014 c’è grande attesa per il debutto di Vento Forte, al punto che la prima cotta di Starter IPA viene letteralmente prosciugata in un weekend alla spine del Ma che siete venuti a fa’ e di altri locali della capitale.  Sarà questa la strategia commerciale perseguita dal birrificio di Bracciano negli anni a venire:  una crescita lenta, destinata soprattutto al mercato locale, perennemente insufficiente a soddisfare tutta la richiesta. Le prime bottiglie del 2014 che vengono distribuite nel resto dell’Italia sembrano essere quasi dei “campioni commerciali”  per far conoscere il nome: la produzione si concentrerà esclusivamente sui fusti, il 90% dei quali venduti all’interno del Grande Raccordo Anulare e solo a quei locali che ne garantiscono ottimale conservazione e servizio. La distribuzione limitata ha inevitabilmente sempre precluso al birrificio di Bracciano il palco di Birraio dell’Anno, manifestazione nazionale che premia ogni anno i migliori birrai; gli appassionati ricorderanno le polemiche nate sui sociali dopo il quarto posto ottenuto da Andrea Dell’Olmo tra i birrai emergenti  del 2015. Nulla di strano, a pensarci bene: impossibile per la maggior parte dei “giudici” votare un birrificio che non riescono a bere. Io stesso dal 2014 a oggi avrò bevuto Vento Forte quattro-cinque volte, non di più.
Per gli appassionati Vento Forte è il “birrificio del luppolo, delle IPA e delle Double IPA” ma già nel 2013 Dell’Olmo aveva iniziato con gli esperimenti in botte, creando blend di Farmhouse Ales in bottiglia con aggiunta di frutta che hanno avuto bisogno di molti anni di prove e di affinamenti prima di essere rivelate al pubblico.
L’emergenza Covid-19 e la chiusura di molti locali ha inevitabilmente costretto il birrificio di Bracciano a rivedere i propri piani e a rimandare l’apertura della taproom, prevista per la fine del 2020; sono quindi arrivate le prime lattine che il birrificio spedisce anche direttamente in tutta Italia.  Oggi la gamma Vento Forte è composta da quattro birre fisse (Follower IPA, #53 Session IPA, Pale Ale e Pro Follower Double IPA)  affiancate da un ampio numero di etichette occasionali e stagionali. 

La birra. 

Attualmente la Pale  Ale di Vento Forte  (5.1%)  è una birra la cui ricetta varia leggermente  ad ogni cotta in base alla disponibilità dei luppoli. La sua ultima versione vede l’utilizzo di Ekuanot, Nugget, Belma, Columbus, Crystal e Mosaic. Leggermente velata, si presenta di color oro con un bel cappello di schiuma cremosa e compatta che ha ottima ritenzione. Cedro, pompelmo, bergamotto, qualche nota tropicale e dank danno forma ad un naso pulito e fresco, nel complesso gradevole. Lo spettro aromatico non è particolarmente ampio o intenso, caratteristiche tutto sommato accettabili in una Pale Ale che non vuole richiedere particolari attenzioni, ma solo essere bevuta. Il corpo è medio, le bollicine sono quelle giuste e la birra ha ottima scorrevolezza senza trascurare una bella presenza tattile al palato. Pane e crackers, un tocco di miele e qualche accenno tropicale iniziano un percorso che sfuma gradualmente in un amaro dalle tonalità erbaceevegetali che non tralascia qualche ricordo dank e resinoso. E’ una Pale Ale pulita e ben fatta che si beve con piacere ma – devo essere sincero – non m’impressiona per definizione, intensità e personalità. Mi sembra viaggiare un po’ col freno a mano tirato o, contestualizzando, sembra uno di quei pomeriggi in cui il maestrale, vento amato dai surfisti, si fa un po’ desiderare.
Formato 50 cl.,  alc. 5.1%, lotto 06/11/2020, scad. 06/02/2021, prezzo indicativo 8,00 euro (beershop) 

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

lunedì 21 gennaio 2019

Eastside / Rebel's / Vento Forte/ Hilltop / Ritual Lab Sleepless Night

Che vi piacciano o no, le collaborazioni tra birrifici sono uno dei regali che ci ha portato la Craft Beer Revolution.  Sono solo uno dei tanti strumenti di marketing che consentono con poco sforzo di soddisfare il mercato e la sua continua richiesta di novità? Sono utili occasioni di scambio di conoscenze di crescita reciproca tra birrai?  Sono momenti goliardici tra colleghi e amici? C’è sicuramente un po’ di tutto in un fenomeno che, con le dovute proporzioni, ricorda un po’ quello dei supergruppi musicali nato alla fine degli anni ’60.  Ricordate i Cream, i Blind Faith, il poker Crosby, Stills, Nash & Young o il trio Emerson, Lake & Palmer? Negli anni ’80  i supergruppi andarono via via scomparendo ma bisogna comunque annotare sul taccuino i Traveling Wilburys (Bob Dylan, George Harrison, Jeff Lynne della Electric Light Orchestra, Tom Petty e Roy Orbison), gli Asia, i The Firm, Mike and the Mechanics e soprattutto i due megagruppi “a progetto” Band Aid e USA for Africa. Del resto il legame tra musica e birra è più forte di quanto appaia: non si contano i nomi delle birre e le etichette ispirate al mondo della musica, o i gruppi musicali che per fare cassa hanno concesso il proprio nome ad una birra, con risultati spesso purtroppo imbarazzanti. 
Questo preambolo mi è servito per presentarvi una sorta di “supergruppo” di birrai laziali che si sono riuniti a Latina nell’autunno dello scorso anno per produrre una birra a dieci mani; Eastside, Rebel’s, Vento Forte, Hilltop e Ritual Lab. Il risultato della notte insonne passata a lavorare sulla birra è stato appunto chiamato Sleepless Night: o forse la notte insonne è quello che vi aspetta dopo averla bevuta. Si tratta di una imperial porter (9.5%) prodotta con chicchi di caffè tostati dalla torrefazione Rinaldi di Ciampino, macinati a mano e tenuti in infusione per una settimana; al momento del confezionamento è stato poi aggiunto estratto di vaniglia del Madagascar. Gli impianti utilizzati sono stati quelli del birrificio Eastside. Anche se la presentazione ufficiale è avvenuta lunedì 15 ottobre presso la Scurreria Beer and Bagel di Genova, i primi fusti sono stati svelati al pubblico in occasione del weekend del festival Eurhop (12-13-14 ottobre). 

La birra.
Non è nera come la notte ma poco ci manca; la schiuma è cremosa e compatta ma di dimensioni molto modeste e piuttosto rapida nel scomparire. Il caffè, in forma liquida e macinata, è protagonista indiscusso di un aroma che annovera anche profumi terrosi, di orzo tostato, tabacco e cioccolato fondente. Chiudendo gli occhi si riesce ad immaginare anche un brownie al caffè. Il corpo è tra il medio e il pieno, la consistenza è oleosa e piuttosto gradevole anche se qualche bollicina di troppo, benché fine, ne pregiudica un po’ la morbidezza. Chi ha voglia di fare serata o di concluderla con una imperial porter al caffè non resterà deluso: questa Sleepless Night regala una bevuta ricca di caffè e di torrefatto, sostenuti da un velo dolce di caramello e vaniglia. In secondo piano troviamo accenni di tabacco e liquirizia, cacao amaro. L’alcool si fa sentire soprattutto a fine corsa, chiudendo un percorso intenso nel quale la vaniglia riesce a bilanciare molto bene l’acidità del caffè e dei malti scuri. Una birra che fa serata, da sorseggiare in tutta tranquillità. I lettori regolari del blog ricorderanno come spesso mi sia “lamentato” del livello delle imperial stout/porter italiane, ancora troppo lontane dai migliori esemplari prodotti all’estero, Stati Uniti in primis. In questa Sleepless Night c’è ancora qualche imprecisione ma è davvero questione di dettagli:  per quel che riguarda pulizia, intensità e “mouthfeel”  la distanza tra Italia e Stati Uniti (passatemi la semplificazione) risulta notevolmente ridotta e, se amate il genere, vi consiglio di metterla sulla vostra wishlist. 
Formato 33 cl., alc. 9.5%, lotto 25 18, scad. 12/2021, prezzo indicativo 5.50-6.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 15 giugno 2014

Vento Forte I-PILS

Terzo appuntamento con il birrificio laziale (Bracciano) Vento Forte; dopo le belle sorprese della Follower IPA e dalla Cascade Pale Ale, è il momento della I-Pils, ovvero un'american lager che l'etichetta presenta come una "west coast style pilsner". E' stata imbottigliata lo scorso marzo, quindi è una birra che non ha ancora compiuto i tre mesi di vita; lode al giovane birrificio laziale ha deciso di riportare la data di produzione in etichetta dando ai consumatori/bevitori un'informazione assolutamente fondamentale.
La ricetta prevede esclusivamente malto pils ed una luppolatura affidata all'americano Cascade ed al polacco Marynka.
All'aspetto è dorata, leggermente velata; la bianca schiuma che si forma è abbastanza fine, cremosa, bianca e molto persistente. Il benvenuto è offerto da un aroma fresco e fragrante, nel quale il carattere americano (pompelmo, ananas, frutta tropicale) è ben evidente con qualche sfumatura più europea, floreale e delicatamente speziata; in sottofondo lievi sentori di crackers e cereali, che ritroviamo anche all'ingresso in bocca. I due continenti coesistono anche nel gusto, con una partenza di frutta tropicale e pompelmo ed un finale amaro che presenta "nobili" note erbacee e di pompelmo/zesty tipiche dei luppoli americani. 
Il risultato, devo dire, è molto convincente: una birra leggera e scorrevolissima e molto fragrante, da bere a secchi, vivacemente carbonata, pulita e secca, che appaga, rinfresca e disseta il palato. Buona l'intensità; non siamo chiaramente di fronte alla sfacciataggine o alla pomposità di una IPA: giusta la scelta di dosare le materie prime per creare un bouquet di profumi e di sapori intenso ma elegante, più delicato che ostentato. Scongiurato il pericolo di avere tre le mani l'ennesima american lager "spremuta di frutta", questa I-Pils riesce ad aggiungere un tocco di "nobiltà" europea al sole ed alla spensieratezza "tropicaleggiante" della west coast americana.
Birra pressoché ideale per affrontare il caldo dell'estate: i trentatré centilitri sono ampiamente insufficienti, finendo troppo in fretta. Sarebbe necessario l'acquisto di un 4 o 6 pack, possibilmente ai prezzi americani o ai prezzi tedeschi/boemi; ma questo, in Italia, è un sogno impossibile da realizzare.
Formato: 33 cl., alc. 5%, lotto 5/2014, imbott. 26/03/2014, scad. 01/02/2015, pagata 4,00 Euro (beershop, Italia).

martedì 20 maggio 2014

Vento Forte Cascade Pale Ale

Approfitto di una delle (purtroppo) poche occasioni in cui mi capita tra le mani una bottiglia di birra molto fresca (imbottigliata fine marzo 2014), almeno per i parametri italiani;  torniamo a parlare del nuovissimo birrificio laziale (Bracciano) Vento Forte,  operativo da fine Gennaio 2014 e guidato da Andrea Dell’Olmo.
Il Cascade è una varietà di luppolo sviluppata dallo USDA (US Department of Agriculture) assieme alla Oregon State University nel 1956; oltre a voler sviluppare una varietà di luppolo con grandi qualità aromatiche, i ricercatori volevano anche creare una pianta che potesse resistere bene alla peronospora. Nominato Cascade in onore della regione montuosa statunitense che tocca gli stati di Washington ed Oregon, e della British Columbia canadese, il luppolo venne finalmente commercializzato negli anni 70 e - dicono - utilizzato per la prima volta nel 1976 dalla New Albion Brewing Company, anche se la “leggenda” di questo luppolo è indiscutibilmente legata alla diffusione della Sierra Nevada Pale Ale, realizzata da Ken Grossman nel 1980. Si può dire che il Cascade sia stato uno dei primi protagonisti della Craft Beer Revolution americana, avendo conquistato in breve tempo il cuore di molti birrai; ad oltre trent'anni di distanza il Cascade è ancora il luppolo maggiormente utilizzato dai birrifici craft americani, anche se la sua fama è stata un po' oscurata dalle innumerevoli altre varietà di luppolo immesse sul mercato per soddisfare le continue necessità d'innovazione e di sperimentazione che si porta dietro il movimento della "birra artigianale". Sono arrivati l'Amarillo ed il Simcoe, il Nelson Sauvin ed il Citra, giusto per citarne alcuni, che hanno pian piano catturato la curiosità dei birrai e dei birrofili. 
Queste premesse per dire che mi sono avvicinato a questa Cascade Pale Ale di Vento Forte con un po’ di sufficienza, condizionato anche dal poco entusiasmo che ho nei confronti delle birre single-hop, spesso interessanti dal punto di vista didattico ma non altrettanto gustose da bere. Ebbene mi devo ricredere, perché questa single-hop mi ha positivamente impressionato, ancora di più della già ottima Follower IPA bevuta qualche giorno fa.
Stappata in fretta, per godere appieno della freschezza dei luppoli; questa American Pale Ale si presenta dorata e velata, con una bella “testa” di schiuma bianca, fine e cremosa, che ha una buona persistenza.  L’aroma è una piacevolissima sorpresa che ci ricorda tutta la grandezza di questa varietà di luppolo (ammetto di aver dubitato di aver nel bicchiere una single-hop): pulito e freschissimo, risultato di (immagino) un abbondante dry-hopping; passano in rassegna sentori floreali, di pompelmo e di arancio, di mango. Aroma pulitissimo e, soprattutto, freschissimo, con qualche nota balsamica, quasi umida, di aghi di pino. Ma la festa continua in bocca, dove questa Cascade Pale Ale continua a sorprendere: pane e cereali sono la base necessaria per supportare il pompelmo e gli agrumi che costituiscono gli elementi principali. C'è qualche lieve sfumature più dolce a bilanciare, lievi rimandi ai frutti tropicali, ed un bellissimo finale, fragrante e vivace, ricco di scorza di pompelmo. Il palato rimane asciutto e pulito ad ogni sorso di questa American Pale Ale pulitissima, ben bilanciata e dall'amaro abbastanza contenuto: la gradazione alcolica è leggermente superiore (5%) a quella di una session beer, ma è difficile fermarsi alla prima pinta di una birra che spinge alla bevuta seriale. Corpo leggero, carbonazione media, giusto livello di acquosità per rendere la bevuta facile (ma non sfuggente) completano la fotografia di questa bevuta.
Sono consapevole del fatto che il mio giudizio è indubbiamente influenzato dalla freschezza di questa birra; se la bevessi tra sei mesi, sicuramente ne parlerei in termini meno entusiasti. Complimenti quindi al birrificio che ha deciso di mettere la data d'imbottigliamento in etichetta, un'informazione fondamentale che dà al consumatore la possibilità di sapere "l'età" della birra che sta per comprare. In questo stato rimane per me una delle migliori bevute fatte dall'inizio dell'anno, una birra semplice ma convincente e gustosa, da mettere assolutamente sulla lista degli acquisti per la stagione calda che sta per arrivare. Chiudo con una piccola postilla semiseria: il "ruttino" al gusto di Cascade è sempre una  gran goduria.
Formato: 33 cl., alc. 5%, lotto 3/14, imbott. 24/03/2014, scad. 01/02/2015, pagata 3,90 Euro (beershop, Italia).

lunedì 12 maggio 2014

Vento Forte Follower IPA

Apertura davvero recente quella del birrificio di cui parlo oggi. Si tratta di Vento Forte, con sede a Bracciano, guidato dall’ex-homebrewer Andrea Dell’Olmo; leggo che l’idea di aprire un birrificio nasce nel 2009, ma si concretizza solamente nel  2013 a causa di diversi ostacoli, immagino anche di natura burocratica. A fine Gennaio 2014 arriva il debutto in società, con la Starter IPA che viene presentata in contemporanea al Ma Che Siete Venuti a Fa ed al Birra+ di Roma. L’ispirazione che al momento guida le birre prodotte è quella americana, in particolare della West Coast; non a caso Andrea dichiara di essere stato “illuminato” dalla bevuta di una IPA Californiana che ha significato, per lui, il punto di non ritorno alle birre industriali. Al momento la gamma si compone di una Pale Ale (con Amarillo, Citra e Sorachi Ace), una West-Coast style Pils (con Cascade e Marynca), una Pale Ale single hop (Cascade) e la nuova arrivata Cargo, una brown porter. Alla Starter IPA del debutto fa poi seguito la Follower IPA, che secondo il sito del birrificio ne condivide la stessa luppolatura, “principalmente” di Simcoe e Mosaic. Apprezzabilissima, tra i pochi in Italia, la scelta di indicare la data d’imbottigliamento in etichetta e di “consigliare il consumo entro due mesi per apprezzare al meglio la freschezza del luppolo”; la scadenza “ufficiale” della birra rimane comunque ad un anno (ben più dei quattro mesi che ad esempio indica The Kernel) , ma almeno i consumatori sono in grado di sapere quanti mesi ha sulle spalle la birra che stanno pensando di acquistare. 
Follower IPA dunque. Imbottigliata il 25 Marzo scorso, al contrario di quanto sembra dalla foto si presenta di color arancio, opaco, con un bel cappello di schiuma bianca, quasi pannosa, abbastanza fine, compatta e molto persistente.  Il naso riflette i neppure due mesi di vita di questa IPA, ed è quella freschezza che vorremmo sempre trovare:  molta frutta tropicale appena tagliata, mango, passion fruit e papaya, ananas, con il dolce che a volta regala qualche suggestione di frutti di bosco come il lampone. Non è tuttavia una dolcezza stucchevole: la sua freschezza ed una controparte meno di dolce di pompelmo formano un bouquet olfattivo bilanciato; pulito ed elegante. L'inizio è davvero ottimo, ed in bocca la Follower IPA continua a muoversi sugli stessi binari del tropicale (mango e papaya) con una base di caramello e di biscotto, anche se il livello di pulizia del gusto è leggermente inferiore a quello (ottimo) dell'aroma. Il risultato è parecchio ruffiano e piacione, con qualche sfumatura di melone retato e un amaro che, pur non spingendo eccessivamente il pedale dell'acceleratore, riesce comunque a bilanciare tutto il dolce con note resinose e vegetali e qualche sfumatura zesty e pepata. L'alcool (7.1%) è molto ben nascosto, il corpo è medio con una presenza molto contenuta di bollicine; il risultato è una birra scorrevole e morbida, dal finale secco che si beve con molto piacere e che, almeno in quest'occasione, ha il suo punto di forza nella in quella freschezza (da intendersi come "gioventù") che, peraltro, dovrebbe essere la condicio sine qua non per l'acquisto di questo tipo di birre. Il birrificio è giovane e la sua partenza sembra essere davvero con il piede giusto: un prodotto già di livello elevato, soprattutto se confrontato a quello della maggior parte della IPA italiane che vengono prodotte dagli ormai oltre settecento (!) tra birrifici e beerfirm del nostro paese; la West Coast, per il momento, è invece ancora lontana. Bonus, come detto, per la data d'imbottigliamento impressa in etichetta, bravi!
Formato: 33 cl., alc. 7.1%, lotto 4/2014, imbott, il 25/03/2014, scad. 01/02/2015, pagata 4.50 Euro (beershop, Italia).