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lunedì 21 gennaio 2019

Eastside / Rebel's / Vento Forte/ Hilltop / Ritual Lab Sleepless Night

Che vi piacciano o no, le collaborazioni tra birrifici sono uno dei regali che ci ha portato la Craft Beer Revolution.  Sono solo uno dei tanti strumenti di marketing che consentono con poco sforzo di soddisfare il mercato e la sua continua richiesta di novità? Sono utili occasioni di scambio di conoscenze di crescita reciproca tra birrai?  Sono momenti goliardici tra colleghi e amici? C’è sicuramente un po’ di tutto in un fenomeno che, con le dovute proporzioni, ricorda un po’ quello dei supergruppi musicali nato alla fine degli anni ’60.  Ricordate i Cream, i Blind Faith, il poker Crosby, Stills, Nash & Young o il trio Emerson, Lake & Palmer? Negli anni ’80  i supergruppi andarono via via scomparendo ma bisogna comunque annotare sul taccuino i Traveling Wilburys (Bob Dylan, George Harrison, Jeff Lynne della Electric Light Orchestra, Tom Petty e Roy Orbison), gli Asia, i The Firm, Mike and the Mechanics e soprattutto i due megagruppi “a progetto” Band Aid e USA for Africa. Del resto il legame tra musica e birra è più forte di quanto appaia: non si contano i nomi delle birre e le etichette ispirate al mondo della musica, o i gruppi musicali che per fare cassa hanno concesso il proprio nome ad una birra, con risultati spesso purtroppo imbarazzanti. 
Questo preambolo mi è servito per presentarvi una sorta di “supergruppo” di birrai laziali che si sono riuniti a Latina nell’autunno dello scorso anno per produrre una birra a dieci mani; Eastside, Rebel’s, Vento Forte, Hilltop e Ritual Lab. Il risultato della notte insonne passata a lavorare sulla birra è stato appunto chiamato Sleepless Night: o forse la notte insonne è quello che vi aspetta dopo averla bevuta. Si tratta di una imperial porter (9.5%) prodotta con chicchi di caffè tostati dalla torrefazione Rinaldi di Ciampino, macinati a mano e tenuti in infusione per una settimana; al momento del confezionamento è stato poi aggiunto estratto di vaniglia del Madagascar. Gli impianti utilizzati sono stati quelli del birrificio Eastside. Anche se la presentazione ufficiale è avvenuta lunedì 15 ottobre presso la Scurreria Beer and Bagel di Genova, i primi fusti sono stati svelati al pubblico in occasione del weekend del festival Eurhop (12-13-14 ottobre). 

La birra.
Non è nera come la notte ma poco ci manca; la schiuma è cremosa e compatta ma di dimensioni molto modeste e piuttosto rapida nel scomparire. Il caffè, in forma liquida e macinata, è protagonista indiscusso di un aroma che annovera anche profumi terrosi, di orzo tostato, tabacco e cioccolato fondente. Chiudendo gli occhi si riesce ad immaginare anche un brownie al caffè. Il corpo è tra il medio e il pieno, la consistenza è oleosa e piuttosto gradevole anche se qualche bollicina di troppo, benché fine, ne pregiudica un po’ la morbidezza. Chi ha voglia di fare serata o di concluderla con una imperial porter al caffè non resterà deluso: questa Sleepless Night regala una bevuta ricca di caffè e di torrefatto, sostenuti da un velo dolce di caramello e vaniglia. In secondo piano troviamo accenni di tabacco e liquirizia, cacao amaro. L’alcool si fa sentire soprattutto a fine corsa, chiudendo un percorso intenso nel quale la vaniglia riesce a bilanciare molto bene l’acidità del caffè e dei malti scuri. Una birra che fa serata, da sorseggiare in tutta tranquillità. I lettori regolari del blog ricorderanno come spesso mi sia “lamentato” del livello delle imperial stout/porter italiane, ancora troppo lontane dai migliori esemplari prodotti all’estero, Stati Uniti in primis. In questa Sleepless Night c’è ancora qualche imprecisione ma è davvero questione di dettagli:  per quel che riguarda pulizia, intensità e “mouthfeel”  la distanza tra Italia e Stati Uniti (passatemi la semplificazione) risulta notevolmente ridotta e, se amate il genere, vi consiglio di metterla sulla vostra wishlist. 
Formato 33 cl., alc. 9.5%, lotto 25 18, scad. 12/2021, prezzo indicativo 5.50-6.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 2 ottobre 2018

Hilltop Un Americano

Torna sul blog il birrificio Hilltop di Bassano Romano (Viterbo)  a pochi chilometri dal lago di Bracciano; il suo impianto s'accende nell'agosto 2014 ma in precedenza, nell'attesa della messa in funzione, le birre erano stato prodotte per un breve periodo presso impianti terzi. Il birrificio è gestito interamente dalla famiglia irlandese/inglese Gallagher-Deeks, residente in Italia da trent'anni: i genitori  Barry  ed Eithne si occupano della parte gestionale ed amministrativa lasciando libero in sala cottura il figlio Conor, la cui formazione passa dall'homebrewing al diploma all'Institute of Brewing & Distilling per terminare con un praticantato di quasi tre anni presso Birra del Borgo. Alle operazioni (grafica e critica, dicono) partecipano anche le sorelle Tess ed Aisling. E' su di un impianto da sei barili proveniente da Manchester che ha preso vita la Barry's Bitter, birra dell'esordio che viene realizzata con malti e luppoli inglesi; la seguono la American IPA chiamata Hop Hill, la Belgian Strong Ale ZenZero e la Golden Ale Bella Blonde. Il portfolio è stato poi arricchito da diverse collaborazioni, birre stagionali e occasionali: al momento il database di Untappd ne elenca trentasette. 
Hilltop ha radici irlandesi e una delle sue produzioni meglio riuscite è la Gallagher Stout che abbiamo assaggiato in questa occasione. Una birra che è stata utilizzata in seguito come base di partenza per piacevoli divagazioni come ad esempio la Americano, versione “corretta” con aggiunta di lattosio, caffè e sciroppo d’acero; la sua edizione 2.0 ha introdotto la variante caffè d’orzo, mentre è da poco arrivata la sorella “maggiore” e potenziata chiamata Un Americano. Stessi ingredienti dell’Americano ma contenuto alcolico in percentuale che sale da 5.5 a 7.3.

La birra.
Il suo vestito è prossimo al nero, la schiuma è cremosa, compatta ed ha un’ottima persistenza. Caffelatte, cioccolato al latte e orzo tostato sono al centro di un bouquet aromatico pulito ed elegante: in secondo piano si scorgono lo sciroppo d’acero, la frutta sotto spirito, un tocco di fumo/cenere.  La leggera morbidezza  donatale dal lattosio è un po’ disturbata da qualche bollicina di troppo:  la facilità di bevuta non è però in discussione e questa “Americano” procede bilanciata tra un inizio dolce di caramello e cioccolato al latte e un amaro nel quale si fanno strada caffè, tostature e qualche sfumatura di cenere/tabacco. Il lattosio riduce ai minimi termini l’acidità tipica dei malti scuri e, dopo una chiusura ricca di caffè, c’è un delicato strascico di caffelatte, cioccolato e sciroppo d’acero. Non fatevi ingannare dai descrittori: non siamo davanti ad una di quelle “finte” birre dessert che stanno purtroppo invadendo sempre di più il mercato. L’Americano di Hilltop è una birra in tutto è per tutto nella quale c’è pulizia, intensità ed equilibrio, l’alcool è perfettamente nascosto e manca solo un po’ più di definizione. Il livello rimane comunque alto, la colazione è servita e la giornata può iniziare nel migliore dei modi.
Formato 33 cl., alc. 7.3%, lotto 18006, scad. 01/02/2019, prezzo indicativo 5.50-6.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

giovedì 22 settembre 2016

Hilltop Gallagher Stout

Debutta oggi sul blog il birrificio Hilltop con sede a Bassano Romano (Viterbo),  a pochi chilometri dal lago di Bracciano; il suo impianto s'accende nell'agosto 2014 ma in precedenza, nell'attesa della messa in funzione, le birre erano stato prodotte per un breve periodo presso impianti terzi.
Il birrificio è gestito interamente dalla famiglia irlandese/inglese Gallagher-Deeks, residente in Italia da trent'anni: i genitori  Barry  ed Eithne si occupano della parte gestionale ed amministrativa lasciando libero in sala cottura il figlio Conor, la cui formazione passa dall'homebrewing al diploma all'Institute of Brewing & Distilling per terminare con un praticantato di quasi tre anni presso Birra del Borgo. Alle operazioni (grafica e critica, dicono) partecipano anche le sorelle Tess ed Aisling.
E' su di un impianto da sei barili proveniente da Manchester che ha preso vita la Barry's Bitter, birra dell'esordio che viene realizzata con malti e luppoli inglesi; la seguono la American IPA chiamata Hop Hill, la Belgian Strong Ale ZenZero e la Golden Ale Bella Blonde. Considerate le radici irlandesi non poteva ovviamente mancare una (dry) stout: debutta a dicembre 2014 la Gallagher Stout, con un doppio vernissage in contemporanea al Pork'n'Roll di Roma e al Pigs Ear Beer and Cider Festival di Londra. All'ultima edizione di Birra dell'Anno la stout ottiene la medaglia d'argento nella propria categoria, posizionandosi dietro alla Blackdoll del birrificio Mostodolce.

La birra.
Si potrebbe quasi dire ricetta classica, non fosse per l'utilizzo di alghe affumicate irlandesi; l'etichetta non è certamente la massima espressione della grafica, ma quello che conta è la sostanza e in questo la Gallagher Stout non delude.  Nera, cremoso cappello di schiuma nocciola compatta e dalla buona persistenza: si presenta bene e continua in modo positivo il suo percorso con un aroma pulito nel quale convivono caffè e tostature, liquirizia e caramello bruciato, una delicata affumicatura. Al palato si punta alla scorrevolezza senza scivoloni in territori troppo watery: poche bollicine, corpo medio e un gusto che segue fedelmente l'aroma riproponendo caramello, caffè ed orzo tostato. C'è una delicata presenza di esteri fruttati (accenni di prugna, mirtillo) e un bel finale nel quale acidità dei malti scuri e secchezza lasciano il palato pulito: il retrogusto s'arricchisce di una nota di cioccolato e una delicata affumicatura. In una nazione che con quasi 1000 birrifici/beerfirm/brewpub non offre un numero particolarmente elevato di stout degne di essere ricordate, la proposta di Hilltop si distingue per pulizia, equilibrio e facilità di bevuta che non compromette affatto l'intensità: facile non significa semplice e nel bicchiere c'è invero una discreta complessità a rendere la bevuta interessante  e pienamente soddisfacente.
Formato: 33 cl., alc. 5.5%, IBU 40, lotto 16008, scad. 03/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.