Visualizzazione post con etichetta De Proefbrouwerij. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta De Proefbrouwerij. Mostra tutti i post

giovedì 3 dicembre 2015

Boerken

Boerken e Boerinneken, ovvero l’agricoltore e la moglie dell’agricoltore:  due birre in origine realizzate per conto di Den Ouden Advokaat, un produttore artigianale belga di Advocaat, un liquore a base di uovo. 
Apparentemente Den Ouden Advokaat ha anche sviluppato la ricetta per questa Strong Ale che è poi stata realizzata presso l’’instancabile De Proef in due versioni (“dorata” e “ambrata”) entrambe con un ABV del 9.5%. Piuttosto inusuale – siamo in Belgio – l’utilizzo di una bottiglietta con tappo metallico, sulla quale sono serigrafati  l’agricoltore e sua moglie. 
Dal 2013 i marchi Boerken e  Boerinneken sono stati acquistati dal distributore di bevande Verstraeten H&S di  Beveren. 
Splendida nel bicchiere, ambrata con riflessi rossastri, leggermente velata: la schiuma color crema è una perfetta crema, densa e compatta, molto persistente.  L’aroma è pulito e caratterizzato da una certa eleganza che permette d’apprezzare i profumi di biscotto, crosta di pane nero, caramello e toffee ciliegia, frutta secca, zucchero candito. Al palato c’è un ricco profilo maltato che ripropone in buona parte l’aroma: biscotto, caramello, pane nero, suggestioni di pain d'épices, uvetta e prugna; la bevuta è spiccatamente dolce ma risulta alla fine ben equilibrata da una leggera acidità, da una punta finale amaricante di pane tostato, frutta secca e da un delicato alcool warming che asciuga bene il palato.  
Interessante la progressione alcolica di questa Boerken, che parte delicatamente per poi accelerare e riscaldare palato e cuore con un intenso (ma morbido) retrogusto di frutta (uvetta e prugna) sotto spirito.  La facilità di bevuta è ottima, con un corpo medio ed una vivace carbonatazione che tuttavia non esclude affatto una sensazione palatale morbida e per nulla spigolosa. 
Pulita e realizzata con la meticolosa precisione del marchio di fabbrica De Proef, non è forse un vero e proprio “winter warmer” ma riuscirà senz'altro a rendervi meno fredde e più gradevoli per lo meno le serate d'autunno.
Formato: 33 cl., alc. 9.5%, scad. 24/11/2016, 2.85 Euro  (drink store, Belgio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 7 ottobre 2014

Reinaert Tripel

Oggi dici “De Proef” e la mente corre subito alle beerfirm/brewfirm, a quelle centinaia di birrai (o di commissionanti) senza impianti che ogni anno si rivolgono a questo birrificio belga per produrre la propria birra. Difficile tenere il conto di quante ne vengono prodotte, nel 2010 c’erano in funzione due impianti (dell’italiana Velo) ciascuno dei quali consentiva di produrre dalle tre e alle cinque cotte per giorno. Nella sesta edizione della Good Beer Guide Belgium (2009), Tim Webb arrivò a contare almeno 1200 diverse produzioni commerciali realizzate da De Proef, ammettendo anche di aver poi smesso di catalogarle. Credo che il numero sia drasticamente aumentato, da allora.
Difficile anche reperire molte informazioni in Internet; il birrificio non è visibile se non dopo una lunga attesa (ed un lungo corteggiamento) ed il fondatore Dirk Naudts non rilascia molte interviste. Esperto birraio, Dirk ha svolto in precedenza l’attività di importatore/esportatore di birre belghe ed ha insegnato (propagazione dei lieviti) per oltre un decennio al KAHO di  Sint-Lieven, nei dintorni di Gent. Nel suo passato anche un’esperienza triennale come birraio alla Brouwerij Roman di Oudenaarde. Nel 1996 fonda la De Proef Brouwerij, partendo con un impianto da soli dieci ettolitri: il nome scelto (Proef) può indicare sia “prova”, “assaggio” che “gusto”: la propria mission non è affatto un mistero ed il sito internet lo dichiara subito:  “the “proef” brewery is specifically equipped for the development and production of beers for third parties”.  A loro si possono (o meglio, si potevano un tempo) rivolgere tutti, birrai privi di impianto con o senza le proprie ricette, birrifici che vogliono effettuare degli esperimenti su piccola scala o che hanno momentanei problemi di capacità produttiva, semplici privati che hanno voglia e disponibilità economica di farsi fare una birra per poi magari regalarla ad amici e parenti. Ma De Proef è anche un “laboratorio produttivo” per gli studenti della scuola per mastri birrai di Gent.  
Negli ultimi anni le cose sono probabilmente cambiate e,  per farsi produrre una birra da De Proef, oggi c’è probabilmente una lunga lista d'attesa: è noto che una gran parte della produzione di Mikkeller (ed anche To Øl) avvenga da De Proef, dove tra l’altro lo “gipsy brewer” danese ha anche depositato in pianta stabile diverse botti in legno. Nell’unica intervista che ho trovato disponibile in rete,  Dirk Naudts ammette che lavorare con così tanti birrai “ospiti” ha contribuito ad ampliare enormemente la sua conoscenza e la sua esperienza: “IPA, Porter e  Stouts non sono coì popolari in Belgio, e quindi trovarmi a doverle produrre è sempre una cosa molto interessante per me”. Condizione fondamentale, e perseguita quasi maniacalmente da De Proef, è la pulizia:  “quando hai dei brettanomiceti in un fermentatore ed una pils ceca in quello accanto, devi stare molto, molto attento”, sottolinea Naudts.   
Ma De Proef non produce solamente per conto terzi. Ha anche un proprio marchio, Reinaert, che viene commercializzato dalla società “parallela” Andelot. Sono quattro le birre stabilmente prodotte, una Amber, una strong dark ale chiamata Grand Cru, una Flemish Wild Ale (chiamata anche Flemish Primitive) un una Tripel che andiamo ad assaggiare. Una piccola curiosità: Tim Webb e Joris Pattyn la includono nel loro libro 100 Belgian Beers To Try Before You Die, pur ammettendo di essere in disaccordo sulla scelta. Favorevole Tim Webb, contrario Pattyn che la considera solo "una delle tante Tripel di fattura industriale".
Molto semplice e non particolarmente attraente l'etichetta, che però presenta l'interessante (e condivisibile!) motto Drink matig maar regelmatig, ovvero "bevi moderatamente ma regolarmente". Una birra al giorno, insomma.  La Reinaert Tripel è di colore arancio, velato, con un bel cappello di schiuma bianca, croccante e pannosa, molto persistente. L'aroma è speziato, avverto qualche traccia di coriandolo, pepe e di noce moscata, ma soprattutto polpa d'arancia, marmellata d'arancia amara, zucchero a velo, qualche sentore di pasticceria. Gradevole in bocca, con un corpo medio ed una decisa carbonazione: il gusto apre con note di biscotto e di brioche, arancia candita, pesca sciroppata. La marcata dolcezza viene ben stemperata dalle vivaci bollicine, l'alcool (9%) è magistralmente nascosto ed è solo a fine bevuta che si avverte un morbido tepore etilico. C'è anche una leggera nota amaricante vegetale che aiuta a bilanciare una bevuta piuttosto dolce che non si rivela attenuata quanto una Westmalle, tanto per darvi un paragone. La birra è comunque pulita e ben fatta, molto gradevole: l'esecuzione dello spartito (ricetta) risulta tuttavia un po' fredda e meccanica e, pur facendosi apprezzare, strappa l'applauso senza però arrivare a toccare le corde del cuore.
Formato: 33 cl., alc. 9%, lotto non riportato, scad. 25/06/2015.

lunedì 24 gennaio 2011

Mikkeller Drink Your Sorrows Away

La parabola ascendente di Mikkeler è quella di Mikkel Borg Bjergsø e Kristian Klarup Keller, che nel giro di un paio di anni (2006) passano dall’essere due semplici homebrewers alla Top 10 dei migliori “birrifici” al mondo secondo Ratebeer. Le virgolette sono d’obbligo, visto che Mikkeller non dispone di propri impianti produttivi ma realizza le sue birre un po’ ovunque (soprattutto De Proef, ma anche Nøgne Ø, De Molen, Amager e BrewDog per citarne alcuni). Questo, dicono, permette loro di concentrarsi solamente sulle ricette delle birre senza doversi preoccupare del mantenimento degli impianti, mutui, finanziamenti, etc etc. Più che in un birrificio, i ragazzi hanno preferito investire i loro soldi aprendo il Mikkeller Bar a Copenhagen. Ovviamente non ci è dato di sapere quanto c’è di Mikkeller nelle sue ricette e quanto invece è dovuto agli accorgimenti dei birrai dove queste vengono prodotte. Ed al di là del fatto che per qualche “purista” non può esistere un birraio senza birrificio, non si può negare il fatto che in pochissimo tempo Mikkeller sia divenuto un “nome” riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo dei beer geeks, grazie anche ad una efficace strategia di marketing e ad alcune idee produttive (pensiamo alle serie delle birre “single hop”, delle quali parleremo a breve) innovative.
Terminato questo futile preambolo, parliamo di Drink Your Sorrows Away, una strong ale belga (brassata in quantità limitata a 2000 bottiglie negli impianti della De Proef) realizzata in collaborazione con Femmes Regionales, un’agenzia danese di design (?). Immaginiamo che la collaborazione sia ovviamente limitata allo studio del packaging, che effettivamente si presenta molto curato. Questo non incide comunque sulla ‘sostanza” (ma solo sul suo prezzo), che arriva nel bicchiere di un bellissimo colore marrone con riflessi rosso rubino. La schiuma è beige, compatta, cremosa e molto persistente. L’aroma è complesso, molto forte e gradevole, dolce, con zucchero, canditi e frutta sotto spirito (prugne, ciliegie, uvetta) per un profilo decisamente liquoroso. Dal corpo pieno, ha una carbonatazione media. In bocca è molto dolce, con nuove note fruttate, leggera speziatura, zucchero e sentori alcolici. Finisce “appiccicandosi” al palato, liquorosa, con un caldo retrogusto alcolico. Birra che regala il meglio di sé al naso, mentre al palato rimane sempre sull’orlo del precipizio di diventare un “dolcione” poco digeribile e fuori controllo. Ma Mikkeller (o De Proef) è bravo abbastanza da mantenersi appena al di qua della soglia, dispensandoci una interessante birra che scalda molto e si lascia gustare lentamente (leggasi la tanto inflazionata parola “meditazione”), trovando la sua massima espressione in queste fredde serate invernali. Sì, ci potete provare ad annegare i vostri dolori... ABV; 11.99%., bottiglia da 37,5 cl.

_____________
english summary:
Belgian strong ale brewed by Mikkeller at De Proef in 2000 bottles only, has a lovely packaging and pours a beautiful brown reddish color with a solid and creamy off-white head. Complex and strong sweet aroma of candies, sugar, fruits (plums, cherries, raisin) and alcohol. Full bodied with medium carbonation. Taste is also very sweet; fruits, spices, sugar and alcohol. Texture is very sticky, liquor-alike, with a warm alcoholic finish. A quite interesting beer, almost on the edge of “extreme sweetness”; a real winter warmer to be slowly enjoyed on cold nights. ABV; 11.99%., 37,5 cl. bottle.

venerdì 31 dicembre 2010

Revelation Cat Woodwork Series French Oak

La serie Woodwork è un interessante esperimento elaborato da Alex Liberati della Revelation Cat (birrificio senza propri impianti) per studiare gli effetti della maturazione in diverse botti di legno. Oltre alla versione "basica"(non barricata), ne sono state elaborate altre tre, per altrettanti differenti affinamenti della durata di cinque giorni in botti da 22 litri: acacia, quercia americana e quercia francese. Una double india pale ale con un solo tipo di malto (Munich) ed un solo tipo di luppolo (Nelson Sauvin) per un'ideale degustazione orizzontale volta a scoprire i diversi effetti delle differenti imbarricature. Le birre sono state prodotte presso gli impianti della De Proef, in Belgio. Purtroppo siamo riusciti a reperire solamente la versione French Oak e quindi le nostre impressioni saranno per forza limitate a questa. Colore ambrato, chiaro, schiuma bianca, fine, cremosa e persistente. Il naso è abbastanza dolce, con un gradevole equilibrio di lieviti e di note fruttate date dal Nelson. Corpo e carbonatazione media. In bocca arriva oleosa, e si avverte una leggerissima vinosità aromatica (un po' dolce) data dal legno "giovane" (sono state utilizzate solamente botti nuove) ben equilibrata dall'amaro del luppolo. Il finale è amaro (gli IBU sono 70) con una leggera speziatura "piccante" che avvolge il palato. Una birra solida, non proprio beverina (11 gradi alcolici) e ben fatta anche se un po' monotematica, bevuta singolarmente visto che, come detto, è stato utilizzato solo un tipo di malto e di luppolo. Al confine tra una imperial ipa belga ed una tripel generosamente luppolata, dove il brewed in Belgium (lieviti) è abbastanza evidente. Bottiglia da 37,5 cl. 6 €.

_____________
english summary:
Experimental series elaborated by Alex Liberati (Revelation Cat Brewery, Italy) but brewed at De Proef in Belgium. The Wookwork Series is composed by 4 beers; four Imperial Ipas brewed with only one malt (Munich) and one hop variety (Nelson Sauvin) with the purpose to test the different effects of wood aging on aroma and taste. Three of them have been aged in three different wood barrel (acasia, french oak, american oak); the "base" beer has not been aged. Unfortunately we've only been able to get the French Oak version so we can not compare it with the others (which would be the aim of the experimental series...). Clear amber color with a cremy and solid white head. Aroma is sweet with (belgian) yeast and some fruity hops. Body and carbonation are medium, texture is oily. Taste is kind of winey and sweetie at first (light wood effect ?) well balanced by hoppy bitterness. Bitter and spicy aftertaste. A well done and solid brew, where the Belgian yeast influence is noticeable; looks more like a hoppy tripel than a real Imperial Ipa. 37,5 cl. bottle, 70 IBU, 11% ABV, 6 €.

venerdì 15 ottobre 2010

Agent Provocateur

Ricetta elaborata dal mastro birraio scozzese Craig Allan, ora residente in Borgogna (Francia), e prodotta in Belgio da De Proef. Qualche tempo fa avevamo parlato di una sorta di “new wave” belga (birra più amare) e chissà che questa Agent Provocateur (nell’idea di Allan si colloca all’incontro ideale tra la West Coast USA ed il Belgio) non sia il fattore scatenante di un’analoga micro rivoluzione in terra francese, altro paese dove le birre sono tradizionalmente molto poco amare.
Di colore giallo velato, forma un ampio cappello di schiuma bianca, pannosa e molto persistente. Naso fresco e generosamente luppolato con note di pompelmo e di pino, con qualche accenno di frutta tropicale. L'aroma guarda agli Stati Uniti, mentre il gusto non eclissa assolutamente l'espressività del lievito belga, la sua delicata speziatura ed i suoi esteri fruttati. La chiusura è molto secca, mentre l'amaro intenso, a tratti pepato, vira in territorio erbaceo e terroso. Il risultato è piuttosto convincente e si fa amare ancora di più se vi trovate  in Francia da diversi giorni ed ormai siete in astinenza da luppoli.. Bottiglia da 33 cl., ABV 6.5%
_______________
english summary:
Brand new recipe from Scottish Craig Allan, now living in France yet brewing at
De Proef in Belgium. After the Belgium “new wave” (hoppy and bitter beers), will this Agent Provocateur be the starter of a similar micro revolution amongst French sweet-profile beers? Hazy yellow color with a big creamy and long lasting white head. Nose is very hoppy with citrus (grapefruit) and pine. A solid medium malty body gets the basis for a full bitter and hoppy taste with grass and spice. American hops are marking this brew’s aroma, while Belgian hops are marking the taste. Finish is very dry, with a spice (pepper) bitter and hoppy aftertaste. A quite good brew, which you’d enjoy even more if you’re staying for some time in France and you’re missing some hops.. 33 cl. bottle, 6.5% ABV.