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sabato 31 ottobre 2015

Wild Beer Modus Operandi

La storia di Wild Beer Co. che avevo riassunto qui un paio di anni fa inizia a giugno del 2012, quando gli impianti del birrificio non erano ancora pronti e Brett Ellis ed Andrew Cooper fanno la loro prima cotta presso la Arbor Ales. L'idea di questa birra era venuta loro dopo aver assaggiato, al Great British Beer Festival, La Roja degli americani di Jolly Pumpkin, e qualche giorno dopo una bottiglia di Gales Prize Old Ale. Per un birrificio che sceglie di chiamarsi "Wild", la birra di debutto chiamata "Modus Operandi" simboleggia quello che sarà il loro principale processo produttivo: lieviti selvaggi, affinamenti in botte, blend di birra invecchiata e birra fresca.
Nello specifico, per realizzare questa Modus Operandi viene prodotta una Old Ale che inizialmente viene messa ad invecchiare in botti di bourbon. Il risultato finale non soddisfa completamente i birrai, che decidono allora di utilizzare anche botti ex-vino. Al momento della messa in bottiglia viene realizzato il blend che comprende birra fresca, birra invecchiata in botti ex-bourbon e birra affinata per 90 giorni in botti ex-vino, in compagnia dei batteri naturalmente presenti nel legno. 
Si presenta piuttosto torbida e di colore ambrato con qualche venatura rossastra; la schiuma è fine e cremosa ma la sua persistenza non è molto prolungata nel tempo. L'aroma è piuttosto invitante e molto ben assortito, ed è proprio la schiuma ad emanare i profumi migliori. Ci sono sentori di ciliegie, fragole e lamponi, frutti di bosco maturi, legno, vaniglia ed aceto balsamico, che vengono affiancati da quelli più aspri di visciole, aceto di mela e mela rossa. L'aroma è elegante e pulito, ma purtroppo svanisce quasi completamente assieme alla schiuma.  
Le aspettative (alte) si sono comunque ormai create ma il primo sorso di questa bottiglia mi riporta subito con i piedi per terra; il gusto è molto meno ricco ed intenso dell'aroma, rivelandosi piuttosto confuso ed incomprensibile. Mi riesce persino difficile descriverlo, e quando chi beve non riesce a parlare facilmente di quello che ha nel bicchiere le cose non vanno molto bene. C'è una sottile base dolce (caramello, ciliegia?) ma soprattutto una componente più aspra (aceto di mela) con qualche sconfinamento nel lattico. La bevuta si trascina in assenza d'intensità e di pulizia, in un qualcosa indefinito e slavato, quasi evanescente, fin troppo leggero per l'alcool dichiarato (7%); per una volta mi trovo davvero in difficoltà a parlare di quello che sto bevendo e che mi lascia molto deluso. 
Facendo il conto alla sesta bottiglia di Wild bevuta il risultato è perfettamente in parità: luci ed ombre, tre a tre. Un bilancio assolutamente non soddisfacente, non sono birre economiche e le possibilità che una bottiglia su due non sia proprio memorabile è troppo elevata. Molto bene Ninkasi ed Evolver IPA,  bene Epic Saison, da dimenticare tutto il resto che trovate qui; nell'attesa che il birrificio trovi quella fondamentale costanza produttiva, soprattutto per quel che riguarda i "blend" di birra giovane e barricata, andateci cauti e incrociate le dita, se proprio vi decidete ad acquistare.
Formato: 33 cl., alc. 7%, scaf. 16/05/2016, pagata 4.52 Euro (beeershop, Inghilterra).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 13 maggio 2015

Wild Beer Ninkasi

Nuovo appuntamento con Wild Beer Co., il birrificio inglese di Evercreech, nel Somerset, attivo da ottobre 2012 e fondato da  Brett Ellis (un passato da chef) ed Andrew Cooper (ex Business Development Manager alla Bristol Beer Factory ed accreditato Beer Sommellier); ad aiutarli c’è un altro ex-chef, Chris Boddy. Il birrificio ha da subito dichiarato il proprio disinteresse verso gli stili tradizionali inglesi e le real ales in cask per le quali, secondo loro, c’è già ampia offerta disponibile; il loro obiettivo entrare nel mondo della ristorazione, con birre appositamente studiate per abbinamenti gastronomici. 
In poco più di due anni di vita sono già molte (qualcuno potrebbe dire troppe) le birre prodotte, con risultati però non sempre riusciti e soddisfacenti per chi beve. Eccone due esempi, nel male (la Solera, bevuta poco tempo fa) e nel bene, la Ninkasi di oggi. 
Dedicata all’antica dea della birra, si tratta di una Belgian Strong Ale / Saison  prodotta con una generosa quantità di luppoli neozelandesi, succo di mela del Somerset e lieviti selvaggi; una volta imbottigliata, viene rifermentata con lieviti da champagne.  Arriva in bottiglia da 75 cl. con la curiosa e scenografica ceratura che potete ammirare nella fotografia. Il suo prezzo non è particolarmente economico neppure in Inghilterra, ma se volete andare oltre sappiate che ne esiste anche una versione barricata in botti ex-sidro della Somerset Cider Brandy Company e chiamata Ninkasi Premier Cru.
Nel bicchiere arriva di un bel color dorato carico e luminoso, leggermente velato: la schiuma bianca è generosa e quasi pannosa, ma poco persistente. Il benvenuto dei profumi dell’aroma è piuttosto invitante: leggera speziatura (pepe e coriandolo), mela, uva e kiwi, fiori bianchi, frutta secca. Il naso è molto pulito e piacevolmente rustico; l’acido lattico dei lieviti selvaggi è appena percepibile, mentre molto in evidenza è l'apporto dei lieviti da champagne che le donano un aroma con molti richiami vinosi. Ottima anche la sensazione palatale: corpo medio, tante bollicine, birra molto scorrevole e vivacissima. Il  gusto è molto pulito e piuttosto ben assemblato con il dolce dei malti (crosta di pane, miele) e soprattutto  l’aspro della mela verde e dell’uva, qualche nota di kiwi e di agrumi: la leggera acidità lattica la rende molto rinfrescante e invitante, nonostante una gradazione alcolica (9%) che sembrerebbe richiedere invece un po’ di cautela nella bevuta. Anche in bocca è evidente il suo carattere vinoso (champagne o spumante, fate voi), mentre la chiusura leggermente amaricante richiama la mandorla. 
A voi scegliere se berla fresca, magari come un dissetante aperitivo, o se lasciare che la sua temperatura si alzi facendo emergere una morbida nota etilica ed accompagnarla al vostro pasto. In entrambi i casi la soddisfazione non mancherà: birra riuscita e molto ben fatta, unico neo il prezzo che non ne consente di certo l’acquisto regolare.
Formato: 75 cl., ALC. 9%,  lotto e scadenza non riportati, pagata 14.90 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 21 marzo 2015

Wild Beer Solera

Quarto appuntamento con la Wild Beer Co., che si trova ad Evercreech, nel Somerset inglese.  I due birrai Brett Ellis ed Andrew Cooper non fanno certo mistero del loro disinteresse verso gli stili tradizionali e le real ales in cask per le quali, secondo loro, c’è già ampia offerta disponibile; il loro scopo è di entrare nel mondo della ristorazione, con birre appositamente studiate per abbinamenti gastronomici. In concreto, ciò ha significato produrre birre abbastanza inusuali, secondo la filosofia del "famolo strano": a parte alcune birre basiche (APA e IPA) realizzate con luppoli americani, la Wild ha prodotto, giusto per ricordarne alcune, una Milk Stout con caramello salato e cioccolato, una Saison con menta e cetriolo,  e un grande numero di birre invecchiate in botte e/o acide.
Anche la loro idea di "session beer" è stata sviluppata in modo poco convenzionale. Viene innanzitutto realizzata una saison con malto Pale English, una piccola percentuale di Cara tedesco, avena e luppoli Hallertau Magnum, che viene poi messa a maturare in botte con brettanomiceti. Il nome dato alla birra, Solera, indica il metodo utilizzato per l'invecchiamento:  ciò prevede che si usino diverse botti poste in verticale una sopra l'altra e l'ultima piena per 2/3. Nel momento in cui si aggiunge birra alla botte posizionata in cima, un terzo del suo contenuto viene trasferito nella botte sottostante, e così si prosegue fino ad arrivare a quella posta al suolo (detta appunto solera). 
Nel caso della Solera di Wild, viene fatto un blend con una saison fresca e il 10-20% di quella che riposa in botte; lo scopo è di arricchire la freschezza e la facilità di bevuta di una saison giovane, dal basso contenuto alcolico, con le caratteristiche più complesse di una birra che è passata in botte. L'esperimento è riuscito? Vediamo.
Si presenta di color arancio carico, opaco, con venature ramate: la schiuma avorio che si forma è fine e cremosa e ha un'ottima persistenza. Al naso c'è un discreto bouquet dove coesistono sentori lattici e di sudore, tipici dei brettanomiceti, con quelli di mela e pera,  legno, fiori bianchi. L'intensità dei profumi è buona, e la delusione è quindi grande quando la birra arriva al palato e rivela invece un gusto appena percepibile. Corpo leggero, bollicine quasi assenti, un marcata acquosità a rendere al bevuta facilissima e velocissima: fin troppo. Qualche timida nota aspra, lattica e di uva acerba, è tutto quello che il gusto sembra offrire all'inizio; bisogna far riscaldare la birra quasi a temperatura ambiente per tirare fuori qualche nota legnosa e di scorza di limone. La sensazione, tutt'altro che positiva, è quella di bere una birra acida che è stata allungata con un bel po' di acqua; il risultato è indubbiamente dissetante e rinfrescante, ma lo stesso effetto lo si può ottenere anche con un semplice bicchiere acqua.
Un blend tra "fresco" e "vecchio" deludente e riuscito piuttosto male, una birra che scorre con la stessa velocità con la quale viene poi dimenticata. Peccato.
Formato: 33 cl., alc. 4.4%, lotto e scadenza non riportati, pagata 4.30 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 14 novembre 2014

Wild Beer Evolver IPA

Ritorna dopo qualche mese di assenza il birrificio inglese Wild Beer, che vi avevo presentato a giugno 2013 e che è poi arrivato anche in Italia con un distribuzione regolare. La fondano due fuoriusciti dalla Bristol Beer Factory;  il californiano Brett Ellis (un passato da chef) ed Andrew Cooper (ex Business Development Manager alla Bristol ed accreditato Beer Sommellier); ad aiutarli c’è un altro ex-chef, Chris Boddy. Il debutto avviene ad Ottobre 2012, con bottiglie serigrafate, un bel logo ed una strategia abbastanza chiara che si evidenzia sin dal nome scelto, Wild, con un esplicito riferimento ai “lieviti selvaggi” ed alle fermentazioni spontanee; del resto, con un birraio che si chiama Brett…. 
Dopo le due birre assaggiate in precedenza (Epic Saison e l’imperial stout Wildebeest), che di selvaggio non avevano molto, è il momento di iniziare ad entrare nel territorio prediletto di Wild: lo facciamo in punta di piedi, con una modaiola (Brett) IPA fermentata al 100% con brettanomiceti. Berla fresca non ha molto senso (quel punto compratevi una IPA “normale”, senza incorrere nel sovrapprezzo al quale le  “brettate” quasi sempre vengono proposte), e quindi dopo qualche mese di attesa, ecco il momento di stappare la bottiglia di Evolver IPA.
E' di un bel dorato carico, velato, con un generoso cappello di schiuma bianchissima e quasi pannosa, molto persistente. L'aroma è ancora fresco e pungente, con un netto dominio di frutti aspri (pompelmo, lime, uva spina) e dolci (ananas, melone giallo); non so esattamente quale ceppo di brettanomiceti sia stato utilizzato, ma la ricerca delle cosiddette "puzzette" che normalmente si associano a questi lieviti selvaggi non dà grossi risultati. 
C'è tuttavia una lievissima componente rustica o "funky", molto in sottofondo, con qualche sentore di sudore. In bocca è vivace e scorrevole, con carbonazione elevata e corpo medio: la lieve base maltata (crackers) funge da supporto ad un bel carico di frutta che ripropone quanto visto all'aroma. Predomina la componente aspra (pompelmo, lime, limone) con qualche sfumatura più dolce di tropicale, soprattutto ananas,  a fare da contrappeso. Il risultato è una birra molto secca e rinfrescante, con una bevibilità che impressiona; pulitissima, ruffiana quanto basta, finisce ovviamente amara, ricca di "zest" (scorza di lime, lime e pompelmo) con qualche sfumatura erbacea. L'estate è un lontano ricordo ma questa Evolver IPA si candida ad essere una perfetta birra estiva, dall'elevatissimo potere dissetante e che sparisce dal bicchiere in pochissimi minuti. E' questo principalmente il motivo per cui questa birra andrebbe davvero comprata, non tanto se siete alla ricerca di quegli odori "strani" che normalmente vi vengono in mente quando leggete la parola "brettanomiceti".
Birra molto ben riuscita, da mettere sulla lista degli acquisti.
Formato: 33 cl., alc. 5.8%, scad. 25/03/2017, pagata 5.10 Euro (beershop, Italia)

lunedì 9 dicembre 2013

Wild Beer Wildebeest

Della Wild Beer Co. vi abbiamo già parlato in questa occasione la scorsa estate; nel frattempo le loro birre sono arrivate anche in Italia e si possono trovare in alcuni beershop. Dopo un’estiva (ed ottima) Saison, la stagione fredda invita all’assaggio di una ben più sostanziosa  “Imperial (espresso chocolate vanilla) Stout" chiamata Wildebeest, ovvero lo Gnu. Imponente ABV (11%), viene prodotta con cioccolato Valrhona, caffè colombiano e baccelli di vaniglia, ed il birrificio la descrive come una birra da sorseggiare preferibilmente davanti al camino, seduti in poltrona. In mancanza del primo, ci accontentiamo della seconda e passiamo a stappare la splendida  bottiglia serigrafia, con il bel logo della Wild Beer in evidenza.
Nera, impenetrabile dalla luce, forma una testa compatta di schiuma nocciola, fine e cremosa, dalla buona persistenza. Bel naso, pulito ed elegante, con pochi elementi ma molto ben rappresentati: chicchi di caffè, vaniglia, sentori più leggeri di cioccolato. Notevole anche l'ingresso in bocca: corpo pieno, consistenza quasi equiparabile all'olio motore, poche bollicine. Birra molto morbida e rotonda, avvolgente, che rivela però un gusto molto meno interessante e coinvolgente dell'aroma.
Con tanta liquirizia, poco caffè e pochissimo cioccolato, la bevuta tende a saturare il palato abbastanza presto; inevitabile sorseggiarla, non tanto per la gradazione alcolica, molto ben nascosta, ma soprattutto per la viscosità della birra. Una discreta acidità nel finale aiuta un po' ad alleggerire il peso, il finale è discretamente secco ma presenta una nota salmastra non proprio gradevole. Nel retrogusto s'affaccia finalmente l'alcool, caldo e morbido, accompagnato da qualche nota di caffè. Birra un po' deludente, non particolarmente complessa ed un po' noiosa, che parte con un bell'aroma ma che presenta un'inizio di deriva salmastra abbastanza preoccupante e che non promette nulla di buono per i mesi a venire; l'abbiamo forse presa "per i capelli", prima che fosse troppo tardi per berla.
Formato: 33 cl., alc. 11%, scad. 23/05/2014, pagata 5.66 Euro (beershop, Italia).

giovedì 6 giugno 2013

Wild Beer Epic Saison

Inauguriamo sul blog un altro birrificio inglese, spostandoci da Londra alla campagna del Somerset,  a Evercreech, dove ha trovato sede la Wild Beer Co.  La fondano due fuoriusciti dalla Bristol Beer Factory;  il californiano Brett Ellis (un passato da chef) ed Andrew Cooper (ex Business Development Manager alla Bristol ed accreditato Beer Sommellier); ad aiutarli c’è un altro ex-chef, Chris Boddy.  Il debutto avviene ad Ottobre 2012, con bottiglie serigrafate, un bel logo ed una strategia abbastanza chiara che si evidenzia sin dal nome scelto, Wild, con un esplicito riferimento ai “lieviti selvaggi” ed alle fermentazioni spontanee; del resto, con un birraio che si chiama Brett....  La prima birra messa in commercio è la Modus Operandi (saranno contenti in Colorado, alla SKA ? ) una old ale invecchiata per 90 giorni in botte con brettanomiceti; nell’attesa di poter imbottigliare una serie di birre acide che stanno maturando in botte, il birrificio è sbarcato sul mercato con una IPA West Coast style (Madness IPA) una  Fresh Hop Ale (luppoli Neozelandesi), una imperial russian stout brassata con caffè, cioccolato e vaniglia, ed un trittico di saison:  Bliss (con brettanomiceti ed albicocche arrostite), Ninkasi  (brettanomiceti, luppoli neozelandesi e succo di mela del Somerset) e questa Epic Saison che passeremo ad assaggiare tra qualche istante.  Brett e Andrew dichiarano apertamente il loro disinteresse verso gli stili tradizionali e le real ales in cask per le quali, secondo loro, c’è già ampia offerta disponibile; il loro scopo è di entrare nel mondo della ristorazione, con birre appositamente studiate per abbinamenti gastronomici. Il birrificio già organizza diversi eventi degustazione in abbinamento con cibo ed ha anche una sezione del proprio blog/sito curata da Chris Boddy che presenta alcune ricette a base di birra. Passiamo quindi a questa saison dal nome abbastanza altisonante, Epic, brassata con un mix di luppoli americani, tra i quali Sorachi Ace (di provenienza USA). E' di colore arancio, opaco, con un generoso "cappello" di schiuma bianca, molto persistente, quasi pannosa. Naso esuberante, molto pronunciato, pulito e dal complesso profilo fruttato: mandarino, arancio, lampone e passion fruit in primo piano, con sentori di lime, ananas e banana. S'avverte anche una discreta speziatura, soprattutto pepe, con un leggero tocco rustico, lievemente polveroso. Dopo gli inebrianti profumi, immaginiamo figli di un grande dry-hopping, in bocca questa Saison "epica" arriva abbastanza leggera, con una carbonazione molto sostenuta; anche qui tanta frutta, soprattutto arancio e pompelmo, sostenuta da una timida base di pane e cereali; la prima parte della bevuta, dolce, viene bilanciata da una leggera acidità che anticipa un bel finale asciutto e ripulente, ricco di scorza di agrumi, soprattutto limone e lime. C'è anche una leggera speziatura che ben interagisce con l'effervescenza, ma il "cuore" di questa saison rimane indiscutibilmente lo straripante e profumatissimo aroma. Il livello è leggermente inferiore in bocca, dove il carattere rustico di "farmhouse ale" viene rilegato (molto) in secondo piano a favore di una energica luppolatura, intensa ma mai sopra le corde. A tratti il risultato forse ricorda maggiormente una belgian ale generosamente luppolata che una saison; se dimentichiamo però i parametri stilistici e ci concentriamo solamente su quello che c'è nel bicchiere, è una birra molto estiva e assolutamente dissetante, pulita e ruffiana quanto basta, da bere a galloni, che ben mette insieme l'anima belga ed americana (luppoli). Birrificio, ricordiamo, attivo solamente da Ottobre 2012 e dunque da tenere assolutamente d'occhio. In cantina la loro imperial stout, il cui assaggio è però rimandato al prossimo autunno/inverno. Formato: 33 cl., alc. 5%, scad. 01/10/2013, pagata 3.60 Euro (beershop, Inghilterra).