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martedì 14 marzo 2017

CRAK / Nøgne Ø NEIPA

Inizia nell’estate del 2015 la collaborazione tra il birrificio italiano CR/AK e quello norvegese di Nøgne Ø:  a Barcellona i ragazzi di Campodarsego e Stephen Andrews, Barrel Cellar Manager di Nøgne  si conoscono e buttano giù qualche idea di lavoro. Il primo incontro avviene nel settembre dello stesso anno nel corso del 3° Collaboration Fest organizzato da CRAK: le spine dell’evento vengono equamente condivise tra i due birrifici. 
Ma per assaggiare i frutti della collaborazione bisogna però attendere quasi un anno, perché sono state utilizzate le botti, sfruttando l’esperienza con il legno di Stephen Andrews: a dicembre 2016, nel corso della  RI-Collaboration Fest XMAS Edition organizzata a Campodarsego. Vengono svelate una Wheat Ale fermentata con Lactobacillus  e Pediococcus, prodotta sugli impianti norvegesi, e la Italian Grape Ale  BV03, fermentazione spontanea realizzata in Italia con i lieviti del mosto d’uva e con i batteri naturalmente presenti sul legno delle botti di vino, con un invecchiamento durato dodici mesi. 
L’incontro dello scorso dicembre è servito anche per realizzare altre due birre a quattro mani: vedono la luce una saison che dovrebbe poi maturare in botti di vino e un’altra  birra più “immediata” e pronta da bere appena uscita dal fermentatore. CRAK e Nøgne hanno infatti voluto cavalcare assieme la moda delle New England/Cloudy/Juicy IPA: la nuova nata NEIPA esce ufficialmente il 9 gennaio 2017 ma il suo debutto vero e proprio avviene in occasione della manifestazione Birraio dell’Anno che si tiene a Firenze qualche settimana dopo: gli assaggi non convincono del tutto ed al birrificio stesso ammettono che c’è qualcosa ancora da sistemare.  Detto fatto, ecco la seconda cotta di NEIPA che arriva a febbraio.

La birra.
Citra, Galaxy ed Ekuanot i luppoli utilizzati: se quest'ultimo vi risulta sconosciuto, ricorderete forse l'Equinox (HBC 366). Trattasi sempre della stessa varietà che ha solamente cambiato nome: la YCH Hops che ha sviluppato questo luppolo ha infatti ricevuto una lettera dai legali del birrificio Equinox (Oregon) che rivendicava il diritto esclusivo di usare quel marchio da loro registrato in precedenza.
Il suo aspetto è quello classico delle Cloudy/Juicy IPA: torbido colore arancio pallido e un modesto cappello di schiuma biancastra, un po' scomposta e poco persistente. L'aroma mostra un buon livello di pulizia che mette in evidenza su tutto l'ananas: lo affiancano mango, arancia e pompelmo. L'intensità non è sfacciata o esplosiva, ne guadagnano equilibrio ed eleganza. La sensazione palatale è gradevole benché non particolarmente morbida o cremosa come vorrebbero invece i dettami di questo nuovo sottostile di IPA. Poco male, perché al palato c'è ugualmente una grande ricchezza di frutta tropicale, fresca e fragrante, con ananas e mango sugli scudi. Il livello d'amaro è volutamente moderato: il pompelmo e la resina non intendono affatto rubare il palcoscenico al juicy della frutta. La facilità di bevuta di questa NEIPA è davvero ottima, nonostante una gradazione alcolica che l'avvicina al territorio della Imperial IPA: bella secchezza, alcool ben nascosto con un morbido tepore che affiora solo nel finale. L'eleganza non è la caratteristica principale di queste Juicy IPA, spesso sfacciate e un po' rozze, ma qui mi pare si sia raggiunto un buon compromesso. Livello molto buono,  l'intensità dell'aroma è migliorabile ma per l'ulteriore salto di qualità le manca soprattutto quel mouthfeel morbido e cremoso che mi dicono avere le originali New England IPA. 
Formato: 33 cl., alc. 7.6%, imbott. 06/02/2017, scad. 06/05/2017, prezzo indicativo 5.00/6.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 12 marzo 2016

Nøgne Ø Red Horizon 3rd edition

Kjetil Jikiun, ex pilota di aerei diventato birraio co-fondatore nel 2002 del birrificio norvegese Nøgne Ø, non ha mai nascosto il suo amore per il Giappone. Nel 2010 Nøgne è stato il primo birrificio europeo a produrre saké ottenendo anche il riconoscimento della Japan Sake Brewers Association, un onore - leggo in rete - che non viene quasi mai concesso a chi produce fuori dal Giappone.  
Dopo un periodo di apprendistato alla Daimon Shuzo di Osaka, un famoso produttore giapponese, Jikiun lanciò in Norvegia tre tipi di sakè, uno dei quali prodotto con la tecnica di fermentazione "Yamahai"  che consiste nel lasciare che il riso bollito (qui importato da Hokkaido) produca spontaneamente una "pellicola" di batteri lattici. 
Kjetil Jikiun ha lasciato Nøgne nell'agosto 2015 dopo una serie di divergenze con i soci della Hansa Borg che lui stesso ha spiegato in questo sfogo, parlando di "mediocrità"; chissà se aveva immaginato questo scenario quando a novembre 2013 decise di vendere il 54% del capitale al secondo più grande birrificio norvegese che ha anche la licenza di produrre la Heineken per il mercato locale. Oggi Kjetil abita sull'isola di Creta dove ha fondato la Grapes and Gratification che, nei prossimi mesi, dovrebbe far debuttare oltre al vino anche la sua prima birra  chiamata "Σολο". 
Con il suo addio sono anche terminate la produzioni della serie "Horizon", birre molto costose e faticose da produrre che avevano riscosso grande successo ma che forse mal si sposavano con la visione commerciale di un birrificio controllato da una grande azienda. Oltre alle massicce imperial stout Dark Horizon, un altro degli esperimenti di Jikiun è rappresentato dalle tre Red Horizon: si tratta di birre che vengono fermentate con un ceppo di lievito di saké, per la precisione quello "numero 7" elaborato dai laboratori del birrificio giapponese Masumi, isolato per la prima volta nel 1946 e arrivando poi ad essere utilizzato dal 60% dei produttori di Saké giapponesi.
La prima Nøgne Red Horizon venne prodotta nel 2009 e commercializzata nel 2010, con un considerevole ABV del 17% che fu poi abbassato a 13.5% per la seconda edizione prodotta a fine 2011 e messa in vendita nel 2013; nello stesso mese dello stesso anno arrivò anche la Red Horizon numero 3, 12.5% ABV, lievito numero 9 di Masumi e fermentazione per 10 settimane a bassa temperatura. Ed è proprio questa la protagonista di oggi.

La birra.
Packaging molto curato come per tutte le Horizon, la bottiglia arriva in un elegante cilindro metallico ed è anche incartata, all'interno. Nel bicchiere non è invece bella quanto la sua confezione: colore ambrato scarico e un tentativo di schiuma biancastra che si dissolve quasi sul nascere. Il naso è abbastanza complesso e di non facile lettura: convivono cuoio e pellame, salmastro, riso bollito, uvetta e zucchero caramellato, marmellata d'arancia, dettagli di frutti rossi (fragola, lampone?) e note ossidative sia negative (cartone bagnato) che positive (vino liquoroso, porto); c'è anche un lieve sottofondo "vegetale" proveniente da quello che rimane della generosa luppolatura (100 gli IBU dichiarati) dopo oltre quattro anni. Al palato arriva invece calda e avvolgente, oleosa, con poche bollicine ed un corpo medio: l'inizio è dolce di caramello, biscotto, uvetta e prugna, marmellata d'arancia ed albicocca, frutta candita. In sottofondo una nota affumicata accompagna la bevuta dall'inizio alla fine, mentre l'ossidazione, come nell'aroma, porta in dote richiami di vino liquoroso. Attenuazione ed acidità contribuiscono a mantenere il livello del dolce nei limiti del consentito, non c'è amaro ma un retrogusto molto avvolgente che riscalda e rincuora a colpi di vino liquoroso, toffee e frutta sotto spirito. Birra piuttosto complessa che ci mette più di qualche minuto ad aprirsi nel bicchiere e a rivelarsi nella sua pienezza; i 25 cl. della bottiglia sono una quantità assolutamente appropriata da sorseggiare senza grossi sforzi in un dopocena invernale nel quale si ha bisogno di essere riscaldati e "coccolati".
Formato: 25 cl., alc. 12.5%, IBU 100, lotto 742, imbott. 20/12/2011, scad. 20/12/2016, 13.50 Euro (Vinmonopolet, Norvegia).

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 3 ottobre 2015

Nøgne Ø / Bridge Road Aurora Australis

Ci vogliono circa 38 ore e almeno tre scali per andare in aereo da Grimstad, Norvegia, dove ha sede il birrificio Nøgne Ø  a Beechworth, in Austrialia, presso la Bridge Road Brewers. Immaginate di dover percorrere il tragitto via mare, attraversando due oceani: è questo il lungo viaggio al quale sono stati sottoposti alcuni barili di birra, facendo rivivere un'antica tradizione norvegese nata da un curioso "incidente" avvenuto nel diciannovesimo secolo, quando un distillatore aveva spedito dei barili in Australia; le vendite non furono buone, e cinque barili invenduti furono rispediti in Norvegia dopo un po' di tempo. Al loro arrivo, il produttore notò come il distillato risultasse più morbido e ricco: il miglioramento fu attribuito, oltre che alla permanenza in botte, agli scuotimenti subiti nella stiva della nave e alle variazioni climatiche incontrate nel viaggio oceanico. Ancora oggi, i barili della Linie Aquavit vengono caricati su una nave e spediti in giro per il mondo; sul sito del produttore, inserendo la data impressa sulla bottiglia è possibile risalire all'esatto itinerario percorso.
Nøgne Ø  e Bridge Road Brewers avevano già collaborato assieme realizzando la India Saison. Il loro secondo incontro avviene a distanza: in Norvegia viene prodotta una Quadrupel che viene poi messa in botti ex-whisky e spedita in Australia via nave, senza refrigerazione: prende il nome di Aurora Borealis. Nell'altro emisfero, la Bridge Road produce la stessa Quadrupel, la mette in barili che avevano contenuto Pinot Nero e li imbarca per la Norvegia, dove viene poi imbottigliata con il nome di Aurora Australis.
Bottiglia millesimo 2012, che riempie il bicchiere - dopo un leggero gushing - di un bel color tonaca di frate scuro, dai riflessi ambrati: la schiuma beige è molto generosa. L'aroma è molto interessante, con una bella complessità fatta di sentori di legno e frutti di bosco, zucchero caramellato, prugne e fichi disidratati, vaniglia e tracce di vino liquoroso, porto. Eccellente la pulizia, bene l'eleganza. Il suo corpo è tra il medio e il pieno, con una carbonazione sottile e abbastanza contenuta: la consistenza oleosa la rende morbida e molto gradevole al palato. La bevuta inizia piuttosto dolce di caramello, prugna, uvetta sottospirito e vino liquoroso, per poi essere bilanciata da note aspre di frutti rossi e uva acerba; in sottofondo ci sono le note legnose, l'alcool scalda quanto basta per attenuare il dolce e riscaldare il palato, mentre è nell'ultima parte della bevuta che emerge chiaramente il suo carattere vinoso trasmesso dall'invecchiamento in botte, sopratutto nel bel finale ricco di tannini che apportano secchezza ed una leggerissima nota amaricante. E' una Strong Ale /Quadrupel davvero interessante che si sorseggia lentamente con grande soddisfazione: pulita e molto ben fatta, bilanciata, morbida, calda, avvolgente, perfetta per chiudere in tranquillità una delle tante frenetiche giornate di lavoro viaggiando con il pensiero nei silenziosi panorami norvegesi.
Formato: 25 cl., alc. 11%, IBU 30, lotto 866B, imbott. 20/12/2012, scad. 20/12/2017, pagata 10,22 Euro (Vinmonopolet, Norvegia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 19 febbraio 2015

Toccalmatto / Nøgne Ø Tohki-shu

Nuova collaborazione Toccalmatto, birrificio attivissimo, negli ultimi diciotto mesi, su questo fronte: sulle pagine del blog sono già transitate Mamma Santissima,  Hops Tripper, Delta Red Disorder, Okie Matilde,  M.I.L.D.  Una delle ultime collaborazioni datate 2014 è quella con il birrificio norvegese Nøgne Ø; ma se dall’incontro vi aspettate qualcosa che abbia a che fare con la Scandinavia resterete delusi. Kjetil Jikiun, fondatore di Nøgne, ex pilota di aerei e appassionato di Giappone, è al momento ancora l’unico produttore europeo di Sake; alle sue spalle c’è anche un periodo come apprendista alla Daimon Shuzo di Osaka, un famoso produttore giapponese.  
Scartata l’ipotesi di realizzare una birra fermentata con lievito da Saké (esiste già la Red Horizon), Kjetil propone di utilizzare ugualmente ingredienti della tradizione nipponica, in particolare lo yuzu selvatico (mishoyuzu),  un agrume giapponese la cui pianta, da quanto leggo produce i primi frutti solo dopo diciotto anni di vita. 
L’idea non è però originalissima, bisogna ametterlo; in commercio esistono già numerose birre “allo yuzu”; se la più nota commercialmente è senz’altro la Iki Beer Yuzu, prodotta da De Proef e che potete trovare anche in alcuni supermercati italiani,  quella che è invece più conosciuta ai birrofili è la nuova Double IPA di BrewDog chiamata Konnichiwa Kitsune.  Giusto per citarne qualcun’altra, ecco la  Lips of Faith  Yuzu, una berliner weisse di New England (USA), la Orange Yuzu Glad I said Porter di Mikkeller, la Femme Fatale Yuzu IPA di Evil Twin, lo OWA Yuzu Lambic,  la Golden Yuzu di Samuel Adams e, per finire nella stessa categoria della birra di oggi, ecco la Yuzu's Saison di Elysian (USA), la Nest Yuzu Saison di Hitachino (Giappone), la Yuzu Saison di Pipeworks (USA). 
Bruno Carilli e Kjetil Jikiun partono dalla base si una Saison di Toccalmatto aggiungendo quindi yuzu selvatico e scorze di bergamotto; il risultato è una saison “invernale”, dal deciso contenuto alcolico (10.5%) e chiamata Tohki-shu, che in giapponese significa “bevanda alcolica per la stagione invernale”.   
Si presenta di un colore tra l’arancio carico e il dorato antico, abbastanza velato, e forma un piccolo cappello di schiuma avorio, cremosa e dalla buona persistenza.  Naso fresco,  molto intenso pulito che affianca agli agrumi (non ho ancora avuto l'occasione di annusare o assaggiare uno yuzu, qui è più simile a un limone che a un mandarino) dei sentori vegetali, quasi di erbe officinali: in sottofondo caramello, frutta gialla, qualche accenno di canditi. Il percorso continua in linea retta anche al palato, dove la Tohki-shu arriva con un ottimo mouthfeel, quasi cremoso, corpo medio-pieno e una discreta carbonatazione; biscotto e caramello,  sciroppo di agrumi (yuzu o limone, soprattutto), zucchero e canditi, con un bell’equilibrio tra dolce ed aspro. C’è un buon livello di secchezza se si considera l’elevato tenore alcolico, un leggero carattere rustico donato dal lievito ed un finale amaro di erbe officinali (ci sento quasi il rosmarino). Il gusto è in prevalenza sciropposo, con l’alcool molto ben nascosto a regalare un lieve calore di canditi e frutta sotto spirito solo nel retrogusto. 
Una birra-ossimoro (Saison invernale), la cui bevibilità non è ovviamente quella di una saison “estiva”  senza però richiedere molto impegno, nonostante l’importante contenuto alcolico. Il risultato è convincente, pulito e bilanciato, con un profilo aromatico e gustativo abbastanza particolare ma molto interessante e capace di regalare soddisfazione: un po’ troppo generoso il formato da 75 cl., ma per fortuna a casa Toccalmatto (che ha di recente inaugurato la nuova sede produttiva) stanno per nascere anche le “piccole”. 
Formato: 75 cl., alc. 10.5%, lotto 14074, scad. 23/09/2019, pagata 12.00 Euro (birrificio)  

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 28 dicembre 2014

Nøgne Ø Dark Horizon 4th Edition

E siamo arrivati all'ultima birra del 2014, dopodiché il blog si prenderà una breve pausa defaticante e tornerà attivo con il nuovo anno. Mi sembra  giusto chiudere l'anno in bellezza, approfittando delle festività per stappare una di quelle bottiglie che hai in cantina e che lasci sempre in attesa di un occasione speciale. Il freddo è (finalmente) arrivato e la scelta è caduta su una sostanziosa Nøgne Ø: si tratta della Dark Horizon numero 4, forse la birra più "famosa" del birrificio norvegese fondato nel 2002 da Kjetil Jikiun, ma la cui maggioranza (54%), da novembre 2013, è detenuta dalla Hansa Borg Bryggerier, il secondo maggior produttore norvegese, e non stiamo parlando di "craft" ma di marchi piuttosto commerciali come Hansa, Waldemars, Borg. L'Hansa Borg ha anche la licenza di produrre per il mercato domestico l'Heineken. A voi decidere se considerare ancora Nøgne un produttore artigianale o no.
In sala cottura nulla è cambiato, per il momento: vi è ancora Kjetil Jikiun, l'ex pilota della Scandinavian Airlines con l'hobby dell'homebrewing; il suo lavoro lo portava di frequente negli Stati Uniti, ed è là che Kjetil fu contagiato dalla craft beer revolution al punto da mollare gli aerei ed aprire un microbirrificio.
E sono proprio gli Stati Uniti l'ispirazione dietro alla nascita della Dark Horizon: Kjetil voleva infatti realizzare qualcosa di simile alla Mephistopheles Stout della Avery, una massiccia imperial stout. La prima edizione di sole 6000 bottiglie numerate viene realizzata nel 2007 e diventa in poco tempo un ricercato oggetto di culto per i beer-geeks e per i beer-raters scandinavi, regione in cui le imperial stout vanno fortissimo.
La Dark Horizon, commercializzata in un scatola dal design molto ricercato, è stata poi replicata nel 2008 e nel 2010, con alcune leggere modifiche. Kjetil aveva ideato la prima versione come una birra "globale": ispirazione statunitense, malti inglesi, bottiglie di vetro tedesche, zucchero Demerara dall'isola Mauritius, luppoli dal Pacifico, ceppo di lievito canadese e caffè colombiano. Ad una massiccia imperial stout, inizialmente fermentata con un "normale" lievito ad alta fermentazione, vennero poi aggiunti una mezza tonnellata di zucchero Demerara, estratto di caffè fatto in casa e lieviti da vino. Il risultato (37° P, 75 IBU, 16% alc./vol.) ottiene l'oro alla World Beer Cup 2008 di San Diego, nella categoria 12: "Other Strong Ale or Lager",  in concorrenza con altre 28 birre. Una categoria molto "aperta", visto che l'argento andò alla Double Pilsner della Odell.  Imperial Stout vs. Pilsner ?
Nell'agosto 2012 viene prodotta la quarta (ed ultima, sino ad oggi) edizione della Dark Horizon, che è poi commercializzata nella primavera 2013 in un'elegante confezione triangolare di cartone, con la bottiglietta incartata di viola all'interno.
Assolutamente nera, riesce a malapena a formare un dito di schiuma nocciola un po' grossolana e poco persistente, ma per una birra dal tenore alcolico così elevato non c'era d'aspettarsi molto di più. L'aroma è complesso, dolce e forte, e privilegia l'opulenza piuttosto che l'eleganza: passano in  rassegna caffè, orzo tostato, cenere, tabacco, prugna, uvetta, liquirizia, rum e fruit cake. Al palato il corpo è meno pieno del previsto, sconfinando quasi nel medio; è praticamente piatta, non fosse per una finissima effervescenza che però non riesce ad emergere dalla grande viscosità di questa birra, che avvolge il palato con una morbida carezza quasi in contrasto con l'intensità e la potenza del suo gusto. Il percorso in bocca inizia molto dolce di uvetta, prugna, datteri, fruit  cake, more e mirtilli; proprio quando inizi a pensare che sia troppo dolce, ecco che la Dark Horizon trova il suo equilibrio, grazie ad un evidente ma non invadente calore etilico ed all'acidità e all'amaro del caffè. La birra è massiccia ed impegnativa, ma si sorseggia senza troppi sforzi: alcool, caffè amaro e frutta dolce sono molto ben amalgamati tra di loro, e sono anche i protagonisti di un retrogusto praticamente infinito, morbido e caldo. Non so come sarà questa birra tra qualche anno quando il caffè sarà definitivamente scomparso: il rischio di un naufragio nel dolce è davvero concreto: se anche voi ne avete una bottiglia in cantina in attesa di una buona occasione per berla, il consiglio è di non far passare troppi anni. Al momento attuale Dark Horizon è ancora una gran bella bevuta, che impegna ma regala belle soddisfazioni, bevendola con calma dopocena, in poltrona, sul divano e potete aggiungere tutte le altre stereotipate immagini "meditative" che vi vengono in mente (caminetto? davanti alla finestra mentre fuori nevica?). Il formato da 25 cl. è quello giusto, considerato il contenuto alcolico: terminata la bottiglia, non ho avvertito la necessità di berne ancora. Potreste accompagnarla anche ad un pezzetto di cioccolato fondente (andate dal 70% in su), ma è una birra così sostanziosa e densa che si può quasi considerare lei stessa un dessert.
Apro una parentesi sul prezzo: non so se qualche bottiglia sia mai arrivata in Italia ed  a che prezzo, ma in Norvegia, dove gli alcolici sono molto cari, viene venduta a 52 Euro al litro. La domanda inevitabile che ti poni a fine bicchiere è: "ne vale la pena"?  La risposta arriva subito, nonostante la birra ispiri la cosiddetta meditazione: "no".
Formato: 25 cl., alc. 16%, IBU 100, lotto 857/858, 22/08/2012, scad, 22/08/2022, pagata 13.16 Euro (Vinmonopolet, Norvegia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 30 settembre 2013

Nøgne Ø India Pale Ale

Con questa India Pale Ale della Nøgne Ø terminiamo, almeno per un po', la serie delle bevute norvegesi; un finale con il botto, per una IPA con un mese e mezzo "di vita" (l'abbiamo bevuta ad inizio settembre) che si è rivelata in tutta la sua freschezza.  Non è certo un segreto l'amore che il birraio Kjetil  Jikiun nutre per le birre americane; il precedente lavoro come pilota d'aereo di linea lo portava spesso negli Stati Uniti ed è proprio là che ha vissuto in prima persona la nascita della Craft Beer Revolution americana ed ha deciso di aprire un birrificio. E questa IPA è dichiaratamente un tributo alle IPA della West Coast, anche se la ricetta prevede l'utilizzo di lievito English Ale; i luppoli sono Chinook e Cascade, i malti Maris Otter, Munich, Caramel e frumento. Colore un po' più scuro delle IPA West Coast, tendente al ramato, e bella testa di schiuma compatta e cremosa, molto persistente. Freschissimo ed elegante l'aroma: pochi elementi, molto ben bilanciati tra loro. Pompelmo, aghi di pino ed un tocco di frutta tropicale (mango, ananas) che emerge man mano che la birra si scalda. Rigorosa e raffinata anche in bocca, con pochi elementi ma al posto giusto: imbocco di biscotto, caramello appena avvertibile, e poi una bella alternanza di pompelmo e tropicale. L'amaro non si fa attendere: è intenso e pulito, mai raschiante, con resina e pompelmo. Quest'ultimo tende a defilarsi nel finale, lasciando il posto ad un retrogusto resinoso, lungo, intenso, molto amaro. E' una IPA asciutta, con l'alcool che si percepisce ma non disturba mai la bevuta. Bottiglia freschissima, grande pulizia, birra che si fa notare non tanto per l'esuberanza ma per il rigore della pulizia e dell'equilibrio. Molto facile da bere e da apprezzare, bevuta che ci lascia assolutamente soddisfatti. Formato: 50 cl., alc. 7,5%, lotto 998-C, imbott. 17/07/2013, scad. 17/07/2015, pagata 5,76 Euro (aeroporto Oslo).

martedì 24 settembre 2013

Nøgne Ø Imperial Brown Ale

Nøgne Ø  e Nørrebro (Danimarca) collaborano assieme alla ricetta e la commercializzano per la prima volta nella primavera del 2006; per un buon periodo viene prodotta sia dai norvegesi (Imperial Brown Ale) che dai danesi (con il nome di Double Knot Brown). Dismessa dalla Nørrebro, rimane oggi solo quella prodotta tutto l'anno dalla Nøgne: qualche cambiamento alla ricetta (ci sembra che le IBU dichiarate siano salite da 26 a 40) ed anche un "downsize" (la Brown Ale "regolare") per il commercio nei supermercati.  Vince l'oro all'AIBA (Australian International Beer Awards) del 2011, con una ricetta che prevede malti Maris Otter, Munich, Brown, Amber e Caramel, frumento maltato, lievito English Ale e, tra i luppoli, Columbus, Chinook ed EK Goldings. Sontuosa all'aspetto, quasi di color tonaca di frate con intensi riflessi rubino; la schiuma è compatta, croccante, cremosa, molto persistente. Il naso è pulito ed elegante, pronunciato ed abbastanza complesso: ti dà il benvenuto con sentori di uvetta, prugne e frutti di bosco, mentre sotto sotto emergono quelli di caramello, cioccolato al latte e zucchero candito. Non è tuttavia un preambolo ad una birra sciropposa e stucchevole. Sontuoso anche l'ingresso in bocca, morbidissimo e vellutato: corpo medio-pieno e poche bollicine. Il gusto ha buona corrispondenza con l'aroma ed un grande equilibrio: il dolce del toffee e della frutta (di nuovo uvetta e prugne) è bilanciato da un leggero amaro di tostatura e note di frutta secca (nocciola?). L'intera bevuta è attraversata da un morbidissimo calore etilico che riscalda e conforta, appaga il bevitore, abbandonandolo ed finale leggermente tostato. Il birrificio la consiglia in abbinamento a (quasi) qualsiasi formaggio ed alla carne grigliata; è effettivamente una birra solidissima e molto ben fatta, estremamente pulita, che ben immaginiamo prestarsi in diversi abbinamenti gastronomici ma che ci siamo altrettanto goduti in solitudine in un  tranquillo dopocena. Formato: 50 cl., alc. 7,5%, IBU 40, lotto 925-B, imbott. 18/02/2013, scad. 17/02/2017, pagata 9,15 Euro (Vinmonopolet, Norvegia).

mercoledì 18 settembre 2013

Nøgne Ø GPA - Global Pale Ale

La legislatura norvegese vieta di vendere nei supermercati qualsiasi bevanda con gradazione alcolica superiore 4.7%, ma questo non è certamente un ostacolo per produrre buone birre con aroma e gusto dall'intensità elevata.  A dimostrare questo, se fosse necessario, ecco la GPA (Global Pale Ale) delle Nøgne Ø.Il primo lotto arriva nei supermercati norvegesi a Maggio di quest’anno;  Maris Otter, Munich e Caramalt sono i malti utilizzati, lievito English Ale, mentre pare che sia stata l’indecisione sui luppoli da utilizzare a  far nascere questa Pale Ale “Globale”. Ben 13 quelli utilizzati, ecco il perchè del nome "Global", provenienti da Inghilterra, Slovenia, Nuova Zelanda, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Germania ed Australia: Chinook, Aurora, Cascade, Citra, Simcoe, Moteueka, WP, Saaz, Pacific Gem, EK Golding, Stella, Nelson Sauvin, Mandarin. Al di là dell'operazione di marketing sul numero dei luppoli usati, che può volere dire tutto e nulla, si tratta di una session beer da 4.5 % ABV che, tocca dirlo, vorremmo sempre trovare sullo scaffale di qualsiasi supermercato, ma anche altrove! Nel bicchiere è di colore oro con sfumature arancio, opaco, e forma una compatta "testa" di schiuma biancastra, fine e cremosa, molto persistente. Quattro mesi "di vita" alle spalle, difficile staccare il naso dal bicchiere: raffinati e pulitissimi profumi di mandarino e pompelmo, un  tocco floreale, un po' di tropicale e qualche sentori di pino. Detta così sembra quasi come ci fosse qualcuno a dispensare aromi a destra ed a manca, ma il "naso" di questa birra è davvero invitante e ruffiano al punto giusto, con una bella alternanza dei diversi elementi. Non che sia da meno il gusto, anzi. Gradazione alcolica contenuta, birra molto leggera, con una carbonazione medio-alta e un alto coefficiente di scorrevolezza: pochissimo malto (pane) per passare subito a quel profilo gustativo molto alla moda che oggi troviamo in diverse birre che stanno spopolando. Ed è difficile non essere vittima: grande secchezza, abbondanza di agrumi (soprattutto pompelmo e lime) con un lieve tocco tropicale che mitiga l'amaro "zesty" e rende la bevuta molto "piaciona", richiamando quasi in toto l'aroma.  Il finale è quello atteso: amaro, mediamente intenso, non troppo lungo, con abbondanza di lime e pompelmo.  Ben fatta e ruffiana quanto basta, questa Global Pale Ale è una splendida session beer da bere ad oltranza; pulitissima e profumata, la mettiamo senza indugio tra le migliori Nøgne bevute ed anche nella nostra Top 10 delle birre estive per eccellenza. E' un po' sprecata per il clima norvegese: se a venti gradi una pinta può essere soddisfacente, i trenta(cinque) gradi delle estati italiane ne richiederebbero molta, molta di più.  Formato: 50 cl., alc. 4,5%, IBU 40, lotto 955, imbott. 18.04.2013, scad. 18.04.2014, pagata 6,13 Euro (supermercato, Norvegia).

giovedì 12 settembre 2013

Nøgne Ø Citrus Hystrix IPA

Citrus Hystrix e birra, primo (nostro) incontro che avviene con la Hopbloem di Extraomnes, con la combava che veniva elencata nella lista degli ingredienti. I norvegesi della Nøgne Ø dedicano addirittura una birra a questo agrume; la ricetta viene realizzata in collaborazione con il (famoso, dicono) cuoco (masterchef ?) norvegese Trond Moi, titolare del ristorante Bølgen & Moi, che ha succursali in diverse città della Norvegia. Lo scopo era quello di fare una birra versatile, che si potesse abbinare facilmente al menù del ristorante. Nella lista degli ingredienti in etichetta non figura il luppolo, ma immaginiamo che sia ovviamente presente; ci sono invece, oltre a malto, acqua e lievito, avena, segale, cabomba (in inglese Kaffir Lime) e succo di mandarino, in percentuali non dichiarate. Il risultato è una splendida etichetta dove il simbolo della Nøgne Ø è texturizzato dalla buccia del mandarino; una leggera variazione, molto azzeccata, alla consueta identità visiva molto sobria e minimalista del birrificio di Grimstad. Il colore è un po' una sorpresa: ambrato molto carico, quasi marrone, con una piccola schiuma beige. Molto più "rassicurante" l'aroma, molto fresco e pulito, pungente, ovviamente ricco di agrumi: lime, pompelmo, mandarino ma anche, in secondo piano, aghi di pino, pepe, un po' di caramello quando la birra si scalda. Il gusto rispecchia invece maggiormente il colore: la base maltata è molto solida (biscotto e caramello), con l'amaro che non si fa pregare due volte ed entra subito in campo in modo vigoroso. Non solo scorza di pompelmo, ma note resinose e terrose; il risultato è una birra marcatamente amara che tuttavia trova un buon contrappeso nei malti (caramello). Il corpo è medio, con una ottima sensazione palatale, morbida, quasi cremosa, grazie all'avena. Mediamente carbonata,una gradazione alcolica tutto sommato nemmeno particolarmente alta (7,5%) ma con un calore etilico ben presente e che scalda durante tutta la bevuta. Originale interpretazione di una India Pale Ale, pulita e ben fatta, che in fin dei conti risulta meno strana del previsto; non è comunque una birra "facile", amaro ed alcool la rendono molto robusta ed impegnativa. Da sorseggiare, giusto a pasto, piuttosto che da bere serialmente. Non esattamente una birra da tutto pasto, ma che necessita di piatti particolarmente saporiti che riescano a tenerle testa; ci è sembrata una birra da "fine portata", capace di spazzare via qualsiasi residuo di gusto e di preparare il palato nell'attesa della portata successiva. L'abbiamo pagata una cifra allucinante (159 corone ovvero 20 Euro) al ristorante; una botta di vita, una volta nella vita. Formato: 50 cl., alc. 7,5%,  IBU 60, lotto 979, imbott. 05/06/2013, scad. 05/06/2015.

martedì 10 settembre 2013

Nøgne Ø Bitter & Nøgne Ø Brown Ale

Due Nøgne “facili”, di quelle che in Norvegia potrete tranquillamente trovare nei supermercati, dove Nøgne ha una distribuzione molto buona, senza dover necessariamente cercare un punto vendita del monopolio di stato. Una "chiara" ed una "scura", partendo dalla Bitter (4,5%) prodotta con malti Maris Otter e Crystal, luppoli Centennial ed East Kent Golding, lievito English Ale. Nel bicchiere è di colore oro carico, con riflessi quasi ambrati; la schiuma è un po' grossolana, bianca ed è molto persistente. Il naso, pronunciato e molto pulito è inizialmente pepato, poi offre sentori di scorza d'arancio, pompelmo, qualche nota floreale e di cereali. La ricchezza della schiuma è ovvio preludio ad una carbonazione in bocca un po' troppo alta; è leggera, con una decisa componente watery che a tratte ne pregiudica un po' l'intensità. Malto (biscotto) appena percepibile, e gusto tutto giocato sulla componente "zesty", con scorza di lime e pompelmo indiscusse protagoniste. Bel taglio secco finale, ed un retrogusto leggermente amaro e zesty; pulita e molto beverina, lascia un po' l'amaro in bocca (se passate il gioco di parole) per un gusto che non sta al passo con l'intensità dell'aroma. 
Chiudiamo la serata con la "scura", ovvero la Brown Ale, sorella minore della sontuosa Imperial Brown Ale della quale vi racconteremo tra qualche giorno. La ricetta elenca frumento maltato, malti Maris Otter, Chocolate, Brown, Amber e Caramel, lievito English Ale e luppolo Crystal. L'aspetto è meno scuro di quanto la foto sembri indicare: è marrone, opaco, con qualche riflesso ambrato; anche qui la schiuma è molto persistente e cremosa, di color beige. Birra che si lascia "annusare" molto piacevolmente: nocciola, orzo tostato, toffee, ed in secondo piano caffè e cacao in polvere, affumicato e qualche frutto di bosco (ci tocca sempre chiamare in causa il mirtillo). In bocca non ci sono grosse deviazioni  rispetto all'aroma: orzo tostato, caffè ed un po' di cioccolato ma, ci tocca nuovamente ripeterci, un'intensità molto minore rispetto ai profumi. Il palato è un pochino troppo acquoso, in una birra poco carbonata che si beve con grande facilità. Chiude secca e pulita, con un retrogusto lievemente amaro di caffè e tostature.
Due birre quotidiane, che non richiedono nessuno sforzo da parte del bevitore e che svolgono perfettamente il suo compito di dissetare e rinfrescare; soprattutto la Bitter potrebbe essere una buon punto di passaggio dalle lager industriali a quelli artigianali. Ben venga quindi sugli scaffali dei supermercati norvegesi. Pulite e senza evidenti difetti, non sono birre da beer-hunting ma che si bevono piacevolmente. Nel dettaglio:
Nøgne Ø Bitter, alc. 4,5%, 50 cl., 30 IBU, lotto 823-A, imbott. 11/02/2013, scad. 11/01/2014, pagata  6,39 Euro (supermercato, Norvegia).
Nøgne Ø Brown Ale, alc. 4,5%, 50 cl., lotto 942B, imbott. 20/03/2013, scad. 20/03/2014, pagata  6,39 Euro (supermercato, Norvegia). 

mercoledì 4 settembre 2013

Nøgne Ø Two Captains Double IPA

I due capitani, ovvero Kjetil Jikiun birraio e fondatore del birrificio norvegese Nøgne Ø (qui lo incontrammo per la prima volta)  e Jan Halvor Fjeld, un homebrewer norvegese che nel 2010 vinse il campionato norvegese nazionale di homebrewing brassando una Double IPA chiamata "Humlehelvete / Pliny goes to Telemark" (il Telemark è una regione della Norvegia); Jan aveva letto un articolo scritto da Vinnie Cilurzo su Zymurgy nel quale veniva riportata una ricetta di una Double IPA; alcuni cambiamenti, ed ecco che Jan si ritrova improvvisamente ad essere l’homebrewer norvegese dell’anno 2010. La sua amicizia con Kjetil Jikiun gli dà l’opportunità di produrre la sua ricetta presso gli impianti della Nøgne. Dopo qualche leggero aggiustamento alla ricetta per adattarla agli ingredienti ed agli impianti del birrificio, vede la luce Two Captains, che nasce come una birra one-shot della quale ne vengono effettuate inizialmente solo tre cotte. Il consenso che riceve è però notevole, ed alcune persone aprono persino una pagina Facebook per chiederne il ritorno. Nello stesso anno (2011), la Two Captain vince la medaglia di bronzo all’Australian International Beer Awards (AIBA). L’amore dei fans e il premio convincono la Nøgne ad inserire questa birra stabilmente nella loro produzione annuale. Ispirata alle Double IPA americane, delle quali ne riproduce quasi perfettamente il tipico colo oro con sfumature arancio; la schiuma, complice anche un bicchiere non proprio adatto, non è molto generosa ma è compatta, fine e cremosa. Bottiglia ancora abbastanza fresca (Aprile 2013), che presenta un naso elegante, forte e pulito: benvenuto di agrumi, con pompelmo e mandarino, mentre in secondo piano si avverte qualche sentore di aghi di pino e, soprattutto, di frutta tropicale dolce (melone retato, ananas). Molto gradevole anche al palato: birra morbida, dal corpo medio-pieno, mediamente carbonata. Malto (biscotto) ed una gentile presenza alcolica formano la spina dorsale di questa Double IPA che ripropone in bocca quanto anticipato dall’aroma: una bella alternanza tra note dolci di frutta tropicale ed amare di pompelmo, con un finale resinoso e leggermente pepato che spinge il piede sul pedale dell’amaro.  L’alcool non pregiudica mai la facilità di bevuta, anche se non stiamo ovviamente parlando di una session beer; chiude secca e nemmeno troppo amara (100 le IBU dichiarate) con un bel mix vegetale e resinoso, caldo e leggermente etilico. Scongiurato il timore di avere tra le mani una delle tante IPA scandinave che trasudano insensatamente luppolo da ogni poro,  questa Two Captains rivela piuttosto un gran bell’equilibrio tra le sue componenti e una pulizia esemplare. Ben fatta, solida e profumata, gran buona bevuta.  Formato: 50 cl., alc. 8.5%, IBU 100, lotto 958, prod. 24/04/2013, scad. 24/04/2015,. Nota dolente: pagata 9,72 Euro (Vinmonopolet, Norvegia).

sabato 20 aprile 2013

Nøgne Ø Porter

La solita irresistibile e minimale etichetta del birrificio norvegese Nøgne Ø ci annuncia senza fronzoli cosa ci aspetta; una porter, la cui ricetta elaborata da Kjetil Jikiun prevede malti Maris Otter, Caramel, Munich, Chocolate e Black. I luppoli sono Centennial e Northern Brewer.  All'aspetto è di color ebano scurissimo, quasi nero, sul quale si forma una bella testa di schiuma cremosa e a trama fine, di colore beige.  Il naso è inizialmente un po' chiuso, ma dopo diversi minuti offre finalmente sentori di cenere e di legno, polvere di cacao e liquirizia. Decisamente meglio in bocca, dove questa Porter si riscatta prontamente da un'aroma un po' sottotono, ed arriva con un corpo medio ed una carbonazione bassa. Ottima la sensazione palatale; una birra morbida, oleosa, che dà una buona impressione di rotondità. Lo scenario gustativo è diviso quasi equamente tra tostature (orzo), cioccolato e caffè; più in secondo piano troviamo note di liquirizia, prugna e, ci sembra, vaniglia. Il livello di pulizia è davvero alto, con grande equilibrio tra le varie componenti; l'alcool (7%) è praticamente impercettibile, regalando una grande facilità di bevuta che non sacrifica mai, neppure per un instante, l'intensità del gusto. Chiude secca, lasciando un lungo retrogusto amaro di tostature, liquirizia, caffè e leggermente terroso. Eccellente porter, molto soddisfacente, che dà il meglio di sé quasi a temperatura ambiente (intorno ai 20 gradi) rispetto ai 12 consigliati in etichetta. Formato: 50 cl., alc. 7%, IBU 30, lotto 648, imbottigliata il 26/06/2011, scad. 26/06/2016, prezzo 5.20 Euro (beershop, Italia).

sabato 2 febbraio 2013

Nøgne Ø / Bridge Road India Saison

Era da un po' che non stappavamo una bottiglia di Nøgne Ø, l'ottimo birrificio norvegese aperto nel 2002 da Kjetil Jikiun; l'avevamo da un po' sulla nostra wishlist e finalmente siamo riusciti ad afferrarla, questa "India Saison", una collaborazione tra Nøgne ed il birrificio australiano Bridge Road, del quale purtroppo non abbiamo ancora assaggiato nulla. Si tratta di una saison prodotta con malto pilsner e frumento maltato, lievito belgian ale ed una luppolatura che viene, ovviamente, dall'Australia: galaxy e stella. La stessa birra viene anche brassata nell'emisfero australe, presso gli impianti della Bridge Road, e commercializzata con un'etichetta leggermente diversa. Prodotta per la prima volta nel 2011, ha un colore arancio pallido, opaco; la schiuma bianca è generosa, fine e quasi pannosa, molto persistente. Ma lo splendido biglietto da visita di questa India Saison è l'aroma: pulitissimo, elegante, ancora pungente, carico di frutta. Moltissimi agrumi, con note aspre che richiamano la scorza del pompelmo, lime e mapo, ed altre più dolci di mandarino e polpa d'arancio; c'è una leggera acidità che ben contrasta con dei sentori più dolci e nascosti di frutta tropicale. All'ingresso in bocca c'è una leggera nota di pane e di cereali, ma il gusto è nuovamente caratterizzato da una massiccia presenza di agrumi, polpa e scorza, che richiamano in toto l'aroma. Molto vivace, dal corpo leggero, con una leggera acidità che la rende molto rinfrescante;  la sensazione durante la bevuta è a volte quella di avere nel bicchiere una spremuta d'agrumi (pompelmo e lime), senza molti altri elementi a bilanciare. Chiude ovviamente con una leggera astringenza e con un retrogusto carico di scorza d'agrumi ed una leggera nota pepata. Birra che risulta stupefacente per i primi sorsi, ma che alla lunga batte un po' troppo sul tasto dell'agrume con il rischio saturazione/noia che si fa molto concreto; è pulitissima, e paradossalmente questo ci è sembrato un difetto. Le manca un po' di quel carattere agreste di una "Farmhouse Ale",  un po' di quello "sporco" (buono) che le donerebbe un po' di complessità portando qualche variazione alla spremuta di agrumi. Facilissima da bere, acquisto ed assaggio senz'altro consigliato. Formato: 50 cl., alc. 7.5%, 40 IBU, imbottigliata il 29/03/2012, lotto 782, scad. 29/03/2014, prezzo 6.40 Euro (beershop, Italia).

martedì 19 aprile 2011

Nøgne Ø Pale Ale

Nel bicchiere è di colore oro velato, con una generosa schiuma bianca, compatta, fine e cremosa. Il naso è molto poco pronunciato, è poco fine e regala solamente qualche nota erbacea. Lieviti che generano qualche remoto fruttato. In bocca ha un buon corpo, una bassa carbonatazione ma un gusto poco pulito e “sporcato” da lieviti. I malti usati (Maris Otter e Caramel) non emergono e al gusto ci sono solo lieviti e un amaro erbaceo che perdura anche nel retrogusto. Sospendiamo il giudizio per una birra che ha ottenuto un po’ ovunque dei commenti positivi (B+ su Beer Advocate e 96/99 su Ratebeer) e ci ha invece fortemente deluso. Probabilmente una bottiglia sfortunata che, però, si paga a prezzo salato. Formato: 50 cl., alc. 6%, IBU = 40, Lotto 511, 08/06/2010, Scad 08/06/2013, Prezzo 7 €.

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english summary:
Nøgne Ø, Norway
Hazy golden color with a big frothy white head. Quite unexciting nose with some light hoppy grass and very light fruity yeast. Medium bodied, low carbonation. Unclean taste, lots of yeast which are mixing everything up. Malts are hidden and there’s just some grassy hops above yeasts. This beer has been favorably rated anywhere (Beer Advocate, Ratebeer) and perhaps we just got a wrong bottle. 50 cl. bottle, ABV 6%, 40 IBUs, batch 511, 08 June 2010, bb. 06 June 2013, 7€

mercoledì 2 marzo 2011

Nøgne Ø Imperial Stout

Kjetil Jikiun inizia i suoi primi esperimenti da homebrewer nel 1997. A quel tempo, era ancora un pilota di linea della Scandinavian Airlines e, trovandosi di frequente negli Stati Uniti, mette in valigia, oltre alle birre, tutto quello che gli serve, inclusi malti e luppoli, e li porta in Norvegia. Anche la sua formazione brassicola si basa principalmente su quello che accade nella scena dei microbirrifici americani. Il passo definitivo avviene nel 2002 quando, assieme a Gunnar Wiig, mette in piedi la Nøgne Ø Det Kompromissløse Bryggeri AS. Dopo quasi mezzo lustro di incertezze e difficoltà economiche, da qualche anno il birrificio si è meritatamente ricavato un posto d'onore tra i protagonsiti della birra artigianale, e le sue birre sono ormai esportate in quasi tutto il mondo. Grafica, etichette e nomi delle birre in stile assolutamente austero e minimale, come questa chiamata semplicemente Imperial Stout. Praticamente nera, con schiuma compatta, nocciola, fine e cremosa. Al naso sentori di frutta sotto spirito, caffeè, cioccolato, vaniglia e di affumicatura. Sostenuta da un corpo massiccio (ma anche da una carbonatazione non proprio bassa, per lo stile), in bocca non è molto morbida ma colpisce subito il palato con un imbocco deciso di caffè e malti tostati, cui seugono note di cacao e di frutta sotto spirito che spariscono man mano che la temperatura della birra si alza. Secca, si congeda con un bellissimo finale ricco di malti elegantemente tostati che lasciano un gustoso amaro privo di ogni bruciatura. L'alcool (9%) scalda senza interferire con la bevibilità. Una imperial stout molto ben equilibrata tra malti tostati e note fruttate ed un'eccellente compagna di fredde serate invernali. Bottiglia da 50 cl., ABV 9%, IBU 75, lotto 390 imb. il 27/10/2008, scadenza 10/2013, 5.70 €.

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english summary:
Black color with a beautiful creamy tanned head. Fruit, coffee, chocolate, vanilla and wooded smoke in the nose. Taste is of coffee and roasted malt, with some cocoa, alcohol and fruits. Full bodied, mouthfeel is not very smooth but still this is a very drinkable brew in which alcohol is pleasantly warming up. Dry finish filled with luscious roasted bitterness. Great Imperial Stout, a perfect companion for warm and dark winter nights. 50 cl. bottle, 9% ABV, 75 IBUs, batch # 390 (27/10/2008), bb. 10/2013, 5.70 €