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lunedì 4 aprile 2016

Rittmayer: Hallerndorfer Landbier Hell & Hallerndorfer Heller Bock

Ancora un doppio appuntamento con il birrificio Rittmayer di Hallendorf, venti chilometri a sud di Bamberga, Franconia, già incontrato in diverse occasioni.  Il birrificio guidato da George Rittmayer divide le sue produzioni in una linea "classica" e in una "kraft", ed eccone altri due esemplari a confronto.
Partiamo dalla Hallerndorfer Landbier Hell, una Helles perfettamente limpida e dorata, sormontata da un impeccabile cappello di schiuma bianca e cremosa, compatta e dalla trama fine, dalla lunghissima persistenza. L'aroma è pulito e presenta i classici profumi di pane e miele millefiori, cereali, affiancati da lievi accenni erbacei e di fiori di campo. Il gusto non presenta sorprese mantenendo un'ottima corrispondenza con l'aroma: leggera e discretamente fragrante la parte maltata (pane, cereali), le bollicine sono contenute e favoriscono uno scorrimento veloce senza nessun impedimento. Il livello di pulizia è molto elevato, la bevuta è dolce e bilanciatissima: nel finale c'è persino un accenno d'amaro erbaceo, la cui presenza è maggiormente avvertibile rispetto agli standard di una qualsiasi Helles che potreste bere a Monaco: la Franconia dal punto di vista amministrativo non esiste ed è solo una parte della  Baviera, ma non gridatelo se andate a Bamberga. Potrebbero non essere molto felici del confronto, sopratutto quelli del Fränkischer Bund che dal 1990 reclamano l'indipendenza amministrativa e politica di quest'area dai confini geografici non esattamente definiti. La Landbier Hell di Rittmayer è un'ottima compagna da Biergarten o per le calde serate estive, quando magari non avete voglia d'immergervi negli scenari autunnali evocati da una classica "rauchbier" di Bamberga.

Viene invece proposta nel formato 33 centilitri la Heller Bock, scelta forse dettata dal più elevato tenore alcolico (6.8%) che ne suggerisce un consumo più moderato. Per molti le Heller(s) Bock sono considerate un sinonimo delle Maibock: una birra per il periodo di transizione dall'inverno all'estate che conclude il tempo delle birre forti (Starkbierzeit) inaugurato con l'arrivo delle prime Bock ambrate di novembre. Le Maibock, ovvero le "Bock del mese di maggio", vengono invece prodotte con malti chiari e sono solitamente abbastanza luppolate, per un finale che intende quasi rinfrescare ed alleggerire una birra che ancora porta un po' di calore nelle fresche serata primaverili. La Heller Bock di Rittmayer è quindi dorata e limpida, anch'essa sormontata da una solida "testa" di schiuma bianca, compatta e cremosa, dall'ottima persistenza. L'aroma parla di fiori, miele millefiori, pane e cerali ed un accenno biscottato; al palato il corpo risulta ovviamente più sostenuto rispetto alla Helles, con una sensazione complessivamente morbida facilitata da una carbonazione moderata. Gli stessi elementi (pane, biscotto e miele) ritornano al palato a costruire un profilo maltato abbastanza fragrante e fortificato da un diffuso e soffice tepore etilico. La bevuta è pulita e dolce ma perfettamente bilanciata come vuole la scuola tedesca da un finale corto e leggermente amaricante tra l'erbaceo ed il terroso. La bevibilità è ovviamente minore della Helles, il profilo maltato è intenso e molto gradevole, mentre convince meno la parte amara, un po' in debito d'eleganza.
In entrambi i casi due birre ben fatte che, senza reclamare particolare attenzione, sono pronte ad accompagnarvi nel corso di una serata. 
Nel dettaglio:
Hallerndorfer Landbier Hel, formato 50 cl., IBU 33, alc. 4.9%, lotto 11:21 P, scad. 17/05/2016.
Hallerndorfer Heller Bock, formato 33 cl., alc. 6.8%, lotto 20:26 A, scad. 20/10/2016.


NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 22 marzo 2016

Brauerei Rittmayer Hallerndorf: Rittmayer (Raiterla) Rauchbier vs. Smoky George (7%)

Le “rauchbier” o birre affumicate sono una specialità di Bamberga e di buona parte della Franconia e oggi vediamone due esempi proposti dal birrificio Rittmayer di Hallendorf, venti chilometri a sud di Bamberga. 
Il birrificio oggi guidato da George Rittmayer ha ammodernato i propri impianti nel 2012 apportando alcune modifiche nel portfolio dei prodotti classici e introducendo anche la nuova gamma delle “kraftbier”. 
Partiamo dalla Rittmayer Rauchbier (4.9%) che credo sostituisca quella che un tempo era la Hallerndorfer Raiterla Rauchbier;  il cambiamento non mi rende molto felice, in primis per la perdita di quel suffisso “-la” (Reiter-la) tipico della Franconia e poi anche per la nuova etichetta che, onestamente, non poteva essere più brutta. Capisco che la birra abbia vinto la medaglia d’oro all’European Beer Star 2007, 2008 e 2009, ma trasformare quella coccarda in un’etichetta, al di là dell’opinione che una persona possa avere su quel tipo di concorsi, è davvero indice di poco buon gusto. Il perché sia stata abbandonata quella classica rimane per me un’incompressibile scelta commerciale. 
La Rauch di Rittmayer viene ancora prodotta con il malto affumicato essiccato dal fuoco “vivo” del legno di quercia, un processo antico che risale a quando non erano ancora state inventate  le tecniche (forni) di essicazione che riuscivano ad evitare il contatto diretto con il fuoco e quindi con il fumo, che veniva subito allontanato dal malto.

La birra. 
Nel bicchiere è limpida, di color ambrato molto carico e forma un compatto e “croccante” cappello di schiuma ocra, molto cremosa e dalla lunghissima persistenza. L’aroma è pulito ma non particolarmente intenso e dominato dalla carne affumicata: in sottofondo leggeri sentori di legno affumicato e pane tostato.   Caramello, pane nero e miele di castagno guidano il gusto in compagnia dell’affumicato che, rispetto al naso, si ritaglia un ruolo da comprimario; la birra scorre benissimo, con poche bollicine ed una consistenza acquosa adatta a bevute seriali. C’è giusto una punta di diacetile, peraltro tollerabile, e un finale in cui l’amaro del pane tostato è appena accennato: il retrogusto è di nuovo dolce, con il caramello avvolto da un filo affumicato. Anche al palato non c'è una grande intensità, la birra è pulita e ben equilibrata ma nella sua semplicità non regala particolari emozioni; una bevuta discreta ma nella zona (Schlenkerla e  Spezial) ci sono affumicate di ben altro livello.

Dal malto affumicato passiamo a quello torbato, protagonista della Smoky George, inserita nella linea “kratbier” e sorella maggiore (7%) della Smokey George (5%) già descritta in questa occasione. Il malto (affumicato su fuoco di torba anziché legno) arriva dalla Scozia e la birra è stata realizzata con la collaborazione del Whisky Club di Norimberga; rispetto alla Smokey (5%) aumenta il grado alcolico ma diminuisce il formato, scegliendo il 33 centilitri che si rivelerà poi appropriato.

La birra.
Limpida e ambrata, anch'essa forma una perfetta "testa" di schiuma bianchissima, cremosa e compatta dalla lunghissima persistenza. L'affumicato/torbato al naso è quasi esplosivo, proponendosi nelle forme di carne/speck, legno, formaggio e anche un pochino di gomma bruciata; qualche lieve sentore floreale non basta però a donarle un po' di eleganza che, in questo caso, viene sottomessa dall'intensità. Anche in bocca c'è una netta presenza torbata ad affiancare le sfumature di cuoio e carne a loro volta bilanciate dal caramello e dal biscotto. Il breve finale leggermente tostato (pane) e il retrogusto dolce sono gli stessi della Raiterla/Rauchbier, ma l'affumicato è molto più in evidenza. Il corpo medio e le poche bollicine non le impediscono di scorrere linearmente e l'alcool è ben nascosto ma il suo limite, peraltro lo stesso della Smokey George 5%, è costituito dal tanto affumicato che inizia rapidamente a saturare il palato senza concedere tregua. L'intensità complessiva è senz'altro superiore a quella della Rauchbier, ma in questo caso ammetto che sarebbe stato difficile finire mezzo litro: bene i trentatré centilitri ma la bevuta è davvero troppo sbilanciata "dal fumo". Anche per lei vale quanto già detto in precedenza: discreta ma nei dintorni di Bamberga ci sono birre affumicate decisamente migliori.

Nel dettaglio:
Rittmayer Rauchbier, alc. 4.9%. IBU 22, scad. 24/05/2016
Smoky George, alc. 7%, lotto 08:12 P, scad. 25/08/2016.

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 16 marzo 2016

Rittmayer: Hallerndorfer Hefeweissbier & Hallerndorfer Summer 69

Dal birrificio Rittmayer di Hallerndorf (Franconia) dal 1422 nelle mani della omonima famiglia e guidato oggi da George, ecco due interpretazioni di birra al frumento. La prima guarda alla tradizione ed è una classica Hefeweizen, la seconda cerca invece di portare po' di modernità in Franconia abbinando il frumento ad un luppolo americano.
La  Hallerndorfer Hefeweissbier si trova nella classica bottiglia da mezzo litro con tappo meccanico; il suo colore pallido ed opaco oscilla tra il dorato e l’arancio, mentre la bianca schiuma risulta compatta, quasi pannosa, con una buona persistenza. L’aspetto è da manuale ma all’aroma non è tutto a posto; i fenoli sono abbastanza fuori controllo, con una speziatura quasi soffocante di chiodo di garofano e coriandolo che si mescola a qualche vampata di plastica bruciata. Gli esteri fruttati (banana) ed il cereale quasi faticano a farsi sentire, in un bouquet tutt’altro che piacevole da annusare. Al palato la birra scorre leggera e veloce ma la bassa carbonazione le toglie buona parte della vitalità necessaria: banana e cereali sono presenti, di tanto in tanto spunta qualche gradevole nota di albicocca e forse di mango a disegnare un interessante profilo di Hefeweizen molto fruttata; purtroppo anche in bocca c’è qualche problemino, a partire da una leggera infezione lattica inizialmente quasi inavvertibile ma che pian piano mette fuori la testa dal guscio con l’innalzarsi della temperatura. Il risultato ottenuto (involontariamente) sarebbe anche gradevole, con il lieve lattico ad accompagnare l’acidità del frumento, non fosse che ogni tanto emerge una leggera sensazione di frutta marcia a rovinare la festa. La birra si riesce comunque a bere, la sua funzione dissetante la compie, ma le perplessità rimangono.

Fa invece parte della linea "Kraft" lanciata di recente da Rittmayer la Summer 69, nel formato 33 centilitri: è anch'essa una birra che impiega una percentuale (sconosciuta) di frumento, un luppolo americano (Amarillo) e, se ho ben capito, un ceppo di lievito anglosassone anziché quello da Hefeweizen.
All'aspetto è opaca e di colore oro carico con venature arancio; piuttosto modesto il cappello di schiuma, biancastro e cremoso ma rapido nel dissiparsi. Al naso c'è solo un accenno di banana, mentre sono soprattutto i profumi tropicali (mango), d'agrumi e bubble gum a caratterizzare l'aroma, intenso ed elegante. Il gusto prosegue nella direzione indicata senza compiere nessuna deviazione: nonostante la gradazione alcolica dichiarata (5.9%) non sia proprio da session beer estiva questa Summer 69 si comporta proprio come se lo fosse. Facilissima berla e veder passare rapidamente un po' di banana, bubble gum, agrumi e mango: la pulizia c'è, l'attenuazione non è invece impeccabile e le viene in soccorso il finale leggermente amaro e zesty.  Il corpo è medio, le bollicine anche qui sono un po' sottotono ma la bevuta è complessivamente molto soddisfacente; non si tratterebbe di una Hefeweizen con luppoli americani ma il risultato non è alla fine troppo distante da quella idea e convince. 
Nel dettaglio:
Hallerndorfer Hefeweissbier, formato 50 cl., alc. 5%, IBU 11, lotto21:11 S, scad. 07/04/2016
Hallerndorfer Summer 69, format 33 cl., alc. 5.9%, lotto 00:44 S, scad. 25/08/2016

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 2 marzo 2016

Rittmayer: Hallerndorfer Bitter 42 & Hallerndorfer Bitter 58

Che la Craft Bier stia prendendo lentamente piede anche in Germania è un dato di fatto inconfutabile; non solo spuntano nuovi microbirrifici o beerfirm, ma anche molti birrifici dalla storia pluricentenaria si stanno muovendo verso un mercato che evidentemente consente di recuperare con prodotti “premium” almeno una parte dei mancati introiti derivanti dal calo del consumo di birra che affligge il mercato tedesco da molti anni.  Sì perché le cosidde craft bier, quasi sempre vendute nel formato 33 centilitri, non costano ancora come in Italia ma hanno spesso prezzi che oscillano tra i 5 e i 9 euro al litro, ovvero tre, quattro, cinque volte tanto quelle di una classica birra tedesca: e non raccontateci che il prezzo più alto sia soltanto motivato dall’aumento del costo di produzione. Si tratta ovviamente di un prodotto premium che dev’essere commercializzato in una certa fascia di prezzo, punto. 
Tra i nomi storici ad avvicinarsi al segmento “craft” c’è stato Rittmayer, il birrificio più antico di tutto il comune di Forchheim; fondato dall’omonima famiglia nel 1422 nel sobborgo di Hallerndorf, venti chilometri a sud di Bamberga; qualche anno fa avevo assaggiato la loro Annual Reserve Edition 2012. Il birrificio oggi guidato da George Rittmayer ha ammodernato i propri impianti nel 2012 con una capacità di circa 25.000 ettolitri l'anno; accanto alle classiche birre tedesche ha lanciato il proprio segmento “kraftbier”  nel formato da 33 centilitri  etichettato in maniera essenziale ma in qualche modo moderna.  Nelle prossime settimane le passeremo in rassegna più o meno tutte. 
Partiamo dalla Bitter 42, il cui nome non fa riferimento alla categoria stilistica ma solamente al numero degli IBU.  Si tratta in realtà di una pils leggermente al di sopra “dei parametri d’amaro” che il BJCP prescrive per lo stile (da 22 a 40); niente di estremo, insomma. Quello che colpisce maggiormente è l’affermazione in etichetta, quel “die endgültige Antwort auf die Frage nach dem wahren Pils”  (più o meno “la risposta definitiva alla domanda su che cosa sia una vera Pils”) che suona ambizioso, se non arrogante. Non sono riuscito a reperire informazioni sui luppoli usati, presumo possa trattarsi del Tettnanger che viene usato dal birrificio nella maggior parte delle proprie ricette. 
Di colore oro antico, perfettamente limpida, viene sormontata da un compatto “cappello” di schiuma bianca, compatta e cremosa, dalla buona persistenza. Il naso è pulito e di discreta intensità, pur avendo perso un po’ di fragranza: profumi floreali e di miele affiancano le note erbacee e delicatamente speziate del luppolo. Al palato mancano un po’ di bollicine a rendere la bevuta vivace: c’è tutta via una buona intensità con crackers, mollica di pane e miele ad introdurre il dolce che progressivamente lascia spazio all’amato erbaceo e speziato della generosa luppolatura.  Complessivamente la bevuta non perde mai l’equilibrio, con le note maltate che ritornano anche nel finale, ma perde un po’ per strada quell’eleganza, quella delicatezza e quella finezza che dovrebbero invece rappresentare il DNA di una Pils, soprattutto se si autoproclama essere “la risposta definitiva al che cosa sia una vera Pils”. Il suo compito di dissetare e rinfrescare con gusto lo svolge ugualmente bene, sicuramente una maggiore fragranza/freschezza le avrebbe fatto guadagnare ulteriori punti. 
Con la Bitter 58 non solo si alza il livello di IBU ma si guarda anche al di fuori dei confini nazionali; oltre al Tettnanger ci sono anche Citra e Cascade. Il birrificio la descrive come un incontro tra un Extra Special Bitter inglese ed una Pils della Franconia (sic); cosa c’entrino Citra e Cascade con questi due stili, rimane un mistero. Dovrebbe tuttavia sempre trattarsi di una Pils, ovvero parliamo di bassa fermentazione. 
Il suo dorato è leggermente velato, mentre la schiuma è esente da pecche: bianca, fine e cremosa, non molto generosa ma ottima persistenza. Sentori floreali, di pompelmo, cedro e lime al naso, con una suggestione di frutta tropicale; l’intensità è discreta, mentre pulizia ed eleganza sono di buon livello. Chiusa la parentesi esotica dell’aroma il gusto si riporta in territori più tradizionali con pane, cereali e miele a formare la base dolce, mentre la frutta tropicale e gli agrumi s’intravedono appena. C’è un pochino di diacetile che lascia il palato un po' imburrato riducendo il potere rinfrescante di questa birra, e anche le bollicine potrebbero essere un po' più in evidenza, negli standard di una pils.  A dispetto di nome (bitter) e di IBU dichiarati l'amaro finale è abbastanza leggero e si sviluppa in territorio erbaceo e terroso, bilanciando di fatto la birra senza darle quella caratterizzazione presente nella Bitter 42. Diacetile a parte la birra si beve comunque senza difficoltà risultando gradevole: aroma esotico, gusto più convenzionale nel quale si sente invece la mancanza di quel carattere esotico necessario per mantenere coerenza con i profumi.
Nel dettaglio:
Bitter 42, formato 33 cl., alc. 5.5%, IBU 42, lotto 06:59 S, scad. 03/05/2016.
Bitter 58, formato 33 cl., alc. 5.8%, IBU 58, lotto 22:08 A, scad. 24/08/2016.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 18 maggio 2014

Rittmayer Smokey George

Oggi ci si sposta virtualmente in Franconia, ad Hallerndorf, una ventina di chilometri a sud di Bamberga, dove ha sede la Brauerei Rittmayer della quale vi ho già parlato in questa occasione.
Se Bamberga vi fa immediatamente pensare ad una rauchbier, ci avete visto giusto, anche se in questo caso non si tratta di una classica birra prodotta con malti affumicati in loco. Al contrario della Rittmayer Rauchbier (che raccoglie sempre medaglie all'European Beer Star), la seconda birra affumicata del birrificio tedesco si chiama Smokey George e viene prodotta con malto torbato che arriva dalla Scozia.
Nel bicchiere si presenta di un bel color ambrato, quasi limpido; la schiuma, biancastra, è compatta e cremosa, ha una trama fine e buona persistenza. Il naso è assolutamente dominato dall'affumicato, che emerge con le diverse forme del legno, della pancetta e della carne affumicata; forse c'è qualche nota di caramello in secondo piano, ma è davvero difficile percepire altro che non sia affumicato. Lo stesso discorso si può fare anche in relazione al gusto: dopo la fortissima intensità dell'aroma, i sapori appaiono un po' più sbiaditi, a partire dal timido ingresso maltato (biscotto, caramello). Anche il palato viene invaso da un'ondata di affumicato, quasi "grassa", "carnosa"; la sensazione è quasi quella di bere un bicchiere di carne affumicata liquida, indubbiamente più opulente che raffinato. Una lievissima pausa nel finale, con un tocco amaricante di mandorla, e poi ritorno d'affumicato nel corto retrogusto. Una birra estrema (e non solo se confrontata con l'equilibrio che di solito caratterizza le birre tedesche) monopolizzata dall'affumicato; ma dopo i primi sorsi, terminato lo stupore, la sua eccessiva presenza tende a saturare il palato e ne limita la bevuta, facendo venire voglia di bere qualcos'altro. La bottiglia in questione era in scadenza, può darsi che la sua scarsa freschezza ne abbia un alterato gli equilibri con il risultato di una birra esageratamente affumicata, poco carbonata, dal corpo leggero e con una consistenza decisamente watery.
Formato: 50 cl., alc. 5%, lotto 09:46 P, scad. 06/05/2014, pagata 1,38 Euro (beershop, Germania).

martedì 8 ottobre 2013

Rittmayer Annual Reserve Edition #6 2012

La Rittmayer Brauerei è il birrificio più antico di tutto il comune di Forchheim; siamo nel sobborgo di Hallerndorf, per la precisione (una ventina di chilometri a sud di Bamberga), dove la omonima famiglia lo fonda nel 1422. Oggi tocca a George Rittmayer portare avanti una tradizione multisecolare, senza però rinunciare all'innovazione. Nel 2012 sono stati infatti inaugurati i nuovi impianti produttivi, nella periferia di Hallendorf, adiacenti ad un altro edificio, sempre di proprietà dei Rittmayer, dove vengono imbottigliate (alla capacità massima di 18.000 bottiglie l'ora) non solo le birre di Rittmayer ma anche di altri birrifici della Franconia. Il nuovo birrificio Rittmayer ha una capacità di circa 35.000 ettolitri l'anno; per assaggiare le birre potete recarvi presso i locali originali del vecchio birrificio, in pieno centro di Hallerndorf (Trailsdorfer Straße 4) o, poco fuori città, alla Kreuzbergkeller che nella bella stagione offre anche, secondo il sito del birrificio, uno dei più bei Biergarten di tutta la Franconia. Ma l'innovazione alla quale accennavamo poco fa non riguarda solamente l'ammodernamento degli impianti produttivi. Accanto ad una ventina di birre prodotte, quasi tutte assolutamente rispettose della tradizione brassicola tedesca, il birrificio propone ogni anno alcune edizioni speciali (Rittmayer Annual Reserve) o maturate in legno (Rittmayer Oak Reserve). Alla prima categoria appartiene questa Annual Reserve Edition #6 2012, commercializzata in una generosa (per gli standard tedeschi) e pesantissima bottiglia da 75 centilitri. Molto ricca d'informazioni e di note gustative l'etichetta, purtroppo tutta in tedesco, che riusciamo a decifrare appellandoci ai ricordi scolastici.
Prodotta con malti Vienna e Pilsner e solamente luppolo Tettnanger. Imbottigliata ad Ottobre 2012, il birrificio ne stabilisce la maturazione ideale due anni dopo, ovvero alla data del "consumarsi preferibilmente entro". Quindi in teoria l'abbiamo stappata con 12 mesi d'anticipo (ci siamo accorti dell'indicazione in etichetta troppo tardi). Ma passiamo alla sostanza: la birra, leggermente velata, è di colore dorato con riflessi arancio. La schiuma è biancastra e cremosa, compatta e croccante, ma non molto persistente. Naso molto fruttato con sentori di arancia e pompelmo, pesca, albicocca, miele acacia ed una leggera nota pepata; aroma fresco e pulito, invitante. Nessun grosso cambiamento al palato: ingresso malnato (biscotto) poi qualche nota di miele ma soprattutto un ritorno della stessa frutta dell'aroma, con una corrispondenza pressoché totale. Ottima pulizia e buona intensità, in una birra che dà il meglio di sè abbastanza fresca, in relazione alla temperatura. Scaldandosi aumenta in dolcezza, con il miele molto più in evidenza, e con il palato che rimane un po' appiccicoso dopo ogni sorso. La chiusura è leggermente amara/erbacea, con qualche nota terrosa e un retrogusto abboccato di frutta gialla. Unica nota dolente riguarda il prezzo, molto poco  tedesco; pensavamo di averla pagata cara a causa dei soliti rincari che avvengono sul suolo italico, ma spulciando il sito del birrificio ci siamo accorti che anche in Germania viene venduta intorno ai 19 Euro/litro.
Formato: 75 cl., alc. 6,2%, lotto 2012, scad. 10/2014, pagata 14,90 Euro (fiera, Italia)