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lunedì 17 febbraio 2020

Abbaye des Rocs Blonde

Il Belgio virtuale (della birra) sta cambiando?  A guardare il sito internet della Brasserie des Rocs si potrebbe affermare di sì.  Sino a qualche tempo fa il suo era il tipico sito di un birrificio belga: amatoriale, poco bello, con pochissime informazioni spesso solamente in francese e/o fiammingo. Non lo visitavo da un po’ ed oggi mi trovo di fronte ad un sito completamente rinnovato che fa anche riferimento al beer-rating: Untappd e Ratebeer, riportando alcune recensioni particolarmente positive.  Al rinnovamento del sito ha fatto seguito anche quello (per me sciagurato) delle etichette. Prendiamo la Brune dell’Abbaye des Rocs: molti anni fa era una gioia trovarla sugli scaffali dei supermercati con un ottimo rapporto qualità prezzo.  La sua storica etichetta “a trifora” è stata ora sostituita da una grafica asettica che mette in evidenza l’anno di fondazione del birrificio, il 1979. Per me è un pezzo di storia che se ne va.  
In quell’anno nasceva la Brasserie Eloir-Bertiau, la “sfida” che Jean Pierre Eloir, ex-impiegato al catasto, aveva lanciato al suocero, un birraio ormai in pensione che passava il suo tempo a lamentarsi di quanto quel lavoro fosse stato difficile e faticoso.  Jean Pierre iniziò con l’homebrewing per dimostrargli che era possibile  produrre una buona birra anche nella propria cantina con pochi mezzi, pochi sforzi e con poca esperienza.  Il gioco si trasformò poi in un hobby, con una ottantina di litri di birra che venivano prodotti ogni due settimane in garage; la necessità di smaltire la produzione convinse Jean Pierre a richiedere i permessi e le autorizzazioni necessarie per operare commercialmente e vendere l’unica birra da lui prodotta, chiamata Abbaye des Rocs, che realizzava con un ceppo di lievito recuperato da alcune bottiglie di Rochefort e Westmalle. E’ questo l’unico legame – se lo si vuole cercare – con la cosiddetta “birra d’abbazia” belga.  Il nome Abbaye des Rocs si riferisce solamente ad un vecchio rudere di  campagna che si trova a qualche centinaia di metri dalla casa dei coniugi, un tempo possedimento dell’Abbazia di Crespin. 
L’Abbaye des Rocs rimase l’unica birra prodotta sino al 1985 quando, in occasione delle festività, venne realizzata l’Abbaye des Rocs Spéciale Noel seguita l’anno successivo da La Montagnarde.  Fu solo nel 1987 che il birrificio divenne una società a responsabilità limitata e venne costruito un nuovo locale adiacente alla casa di famiglia per ospitare i nuovi impianti di seconda mano  (l'ammostatore era stato utilizzato anche nell’abbazia di Chimay)  che consentirono di aumentare la produzione da 80 a 1500 litri. Nel 1991 il birrificio cambiò nome in Brasserie des Rocs  e nel 1996 , quando la produzione annuale aveva raggiunto gli 800 ettolitri, il testimone passò da Jean Pierre nelle mani della figlia Nathalie Eloir che andò in sala cottura lasciando il padre ad occuparsi degli aspetti commerciali. Arrivarono una dopo l'altra Abbaye des Rocs Blonde, Abbaye des Rocs Grand Cru e Abbaye des Rocs Triple Imperiale; la produzione è destinata per la maggior parte all'esportazione, con Stati Uniti, Francia e Italia come mercati principali

La birra.
La Blonde dell’Abbaye Des Rocs non ha soltanto un vestito nuovo ma, secondo quanto riporta il sito del birrificio, anche una ricetta nuova. Il suo colore è dorato e velato, la schiuma è cremosa e compatta ma non così generosa come vorrebbe la scuola belga. Nel bicchiere ci finisce anche qualche “fiocco” di lievito, ma questo è un po’ il marchio di fabbrica della casa. Il naso è piuttosto interessante, fresco, pulito e intenso: una bella speziatura che richiama pepe e coriandolo, profumi floreali, miele, cereali, accenni di pera e di scorza di limone. Vivacemente carbonata, la bevuta procede spedita e abbastanza snella: cereali e pane fragrante, un pizzico di spezie, accenni di pera, mela e frutta a pasta gialla. Un nel percorso che tuttavia si ferma sul più bello: nel finale la birra si nasconde ed emerge una sensazione un po’ troppo acquosa: l’alcool è un fantasma ma questa “nuova ricetta” della Blonde des Rocs si ricollega piuttosto alla vecchia equazione “birra belga = dolce”. E’ secca ma priva di amaro: per il mio gusto, e per essere non dico nuova ma almeno moderna, è una mancanza fondamentale. Formato 33 cl., alc. 6.5%, lotto 1909 00467, scad. 05/07/2021, prezzo indicativo 3.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa lattina e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 4 giugno 2019

Abbaye des Rocs Triple Impériale

Il Belgio virtuale (della birra) sta cambiando?  A guardare il sito internet della Brasserie des Rocs si potrebbe affermare di sì.  Sino a qualche tempo fa il suo era il tipico sito di un birrificio belga: amatoriale, poco bello, con pochissime informazioni spesso solamente in francese e/o fiammingo. Non lo visitavo da un po’ ed oggi mi trovo di fronte ad un sito completamente rinnovato che fa anche riferimento al beer-rating: Untappd e Ratebeer, riportando alcune recensioni particolarmente positive.  Al rinnovamento del sito ha fatto seguito anche quello (per me sciagurato) delle etichette. Prendiamo la Brune dell’Abbaye des Rocs: molti anni fa era una gioia trovarla sugli scaffali dei supermercati con un ottimo rapporto qualità prezzo.  La sua storica etichetta “a trifora” è stata ora sostituita da una grafica asettica che mette in evidenza l’anno di fondazione del birrificio, il 1979. Per me è un pezzo di storia che se ne va. 
In quell’anno nasceva la Brasserie Eloir-Bertiau, la “sfida” che Jean Pierre Eloir, ex-impiegato al catasto, aveva lanciato al suocero, un birraio ormai in pensione che passava il suo tempo a lamentarsi di quanto quel lavoro fosse stato difficile e faticoso.  Jean Pierre iniziò con l’homebrewing per dimostrargli che era possibile  produrre una buona birra anche nella propria cantina con pochi mezzi, pochi sforzi e con poca esperienza.  Il gioco si trasformò poi in un hobby, con una ottantina di litri di birra che venivano prodotti ogni due settimane in garage; la necessità di smaltire la produzione convinse Jean Pierre a richiedere i permessi e le autorizzazioni necessarie per operare commercialmente e vendere l’unica birra da lui prodotta, chiamata Abbaye des Rocs, che realizzava con un ceppo di lievito recuperato da alcune bottiglie di Rochefort e Westmalle. E’ questo l’unico legame – se lo si vuole cercare – con la cosiddetta “birra d’abbazia” belga.  Il nome Abbaye des Rocs si riferisce solamente ad un vecchio rudere di  campagna che si trova a qualche centinaia di metri dalla casa dei coniugi, un tempo possedimento dell’Abbazia di Crespin. L’ Abbaye des Rocs rimase l’unica birra prodotta sino al 1985 quando, in occasione delle festività, venne realizzata l’Abbaye des Rocs Spéciale Noel seguita l’anno successivo da La Montagnarde
Fu solo nel 1987 che il birrificio divenne una società a responsabilità limitata e venne costruito un nuovo locale adiacente alla casa di famiglia per ospitare i nuovi impianti di seconda mano  (l'ammostatore era stato utilizzato anche nell’abbazia di Chimay)  che consentirono di aumentare la produzione da 80 a 1500 litri. Nel 1991 il birrificio cambiò nome in Brasserie des Rocs  e nel 1996 , quando la produzione annuale aveva raggiunto gli 800 ettolitri, il testimone passò da Jean Pierre nelle mani della figlia Nathalie Eloir che andò in sala cottura lasciando il padre ad occuparsi degli aspetti commerciali. Arrivarono una dopo l'altra Abbaye des Rocs Blonde, Abbaye des Rocs Grand Cru e Abbaye des Rocs Triple Imperiale; la produzione è destinata per la maggior parte all'esportazione, con Stati Uniti, Francia e Italia come mercati principali. 
L'Abbaye des Rocs Brune (9%) è la birra “madre” che ha generato diverse figlie: non solo la natalizia ma anche La Montagnarde (9%),  la Abbaye des Rocs Grand Cru (9.5% - un tempo solo in formato magnum, oggi anche da 33 centilitri) e la Triple Impériale (10%). Sarebbe interessante provarle tutte e quattro assieme per coglierne le differenze.

La birra.
Imperiale di nome e anche di fatto, o regale se preferite: nel bicchiere è di uno splendido ambrato carico impreziosito da intense venature rosso rubino. La schiuma è “belga”: generosa, compatta, a trama fine e dalla lunga ritenzione. Una delicata speziatura apre le porte di un aroma “sciropposo” dominato da esteri fruttati, in verità un po’ “sparati” : prugna, frutti di bosco, uvetta, suggestioni di ciliegia e fragola, zucchero candito, caramello. La scuola belga è evidentissima anche al palato: alcool nascosto in maniera diabolica, vivaci bollicine, corporatura forse un po’ esile per il grado alcolico. Il risultato è noto: ci si ritrova con il bicchiere vuoto prima del previsto. La bevuta risulta meno intensa rispetto all’aroma ma è molto più armonica e bilanciata: biscotto, caramello, zucchero candito, prugna, uvetta e ciliegia disegnano un profilo dolce che viene magicamente bilanciato da un finale secco nel quale si scorge una punta amaricante di frutta secca a guscio. Breve pausa cui fa seguito un finale delicatamente etilico di frutta sotto spirito.  Gli estimatori della Brasserie des Rocs si sentiranno a loro agio in un territorio familiare: Belgian Strong Dark Ale classica e ben fatta che tuttavia non eguaglia in complessità la scuola delle West-Flanders (St. Bernardus, Kapiteel, De Struise e Westvleteren).  Una una “comfort zone” per chi ama il Belgio dalla quale è difficile allontanarsi.
Formato 33 cl., alc. 10%, lotto 1735 02794, scad. 18/02/2020, prezzo indicativo 3.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 22 dicembre 2014

Abbaye des Rocs Speciale Noel

Come vuole la tradiziione belga, non ci sono molte informazioni sul sito ufficiale della Brasserie des Rocs. Viene fondata nel 1979 a Montignies-sur-Roc in Vallonia, nella provincia dell’Hainaut e situata ad una decina di chilometri dal confine francese ed anche  dallla Brasserie Des Blaugies: informazione molto utile se avete intenzione di fare una vacanza da quelle parti. 
Bisogna cercare un po’ in internet e districarsi tra francese e fiammingo per mettere insieme qualche riga di presentazione del birrificio messo in piedi da Jean Pierre Eloir, ex-impiegato al catasto, e dalla moglie Marie-Jeanne Bertiau, figlia di Gilbert Bertiau, un tempo birraio prima alla Brouwerij Cavenaile di Dour e poi alla Declercq di Hazebrouck (Francia).  Sembra che a seguito di una scommessa fatta con il suocero ormai in pensione, il quale lamentava come il lavoro del birraio fosse molto difficile e faticoso, Jean Pierre iniziò con l’homebrewing per dimostrargli che era possibile  produrre una buona birra anche nella propria cantina, con pochi mezzi, pochi sforzi e con poca esperienza.
Il gioco si trasformò poi in un hobby, con una ottantina di litri di birra che venivano prodotti ogni due settimane in garage; la necessità di “smaltire” la produzione convinse Jean Pierre a richiedere i permessi e le autorizzazioni necessarie per operare commercialmente. 
Nacque così nel  dicembre 1979 la Brasserie Eloir-Bertiau, produttrice di una sola birra chiamata Abbaye des Rocs, ideata con un ceppo di lievito recuperato da alcune bottiglie di Rochefort e Westmalle; è questo l’unico legame – se lo si vuole cercare – con la cosiddetta “birra d’abbazia” belga.  Il nome infatti scelto Abbaye des Rocs si riferisce  (un po’ furbescamente, si potrebbe dire oggi a posteriori) solamente ad un vecchio rudere di  campagna che si trova a qualche centinaia di metri dalla casa dei coniugi, un tempo possedimento dell’Abbazia di Crespin. Considerata la limitata capacità dell’impianto, Abbaye des Rocs rimase l’unica birra prodotta sino al 1985 quando, in occasione delle festività, venne realizzata una Abbaye des Rocs Spéciale Noel seguita l’anno successivo da La Montagnarde
E’ solo nel 1987 che le cose iniziarono a diventare più grandi: il birrificio divenne una società a responsabilità limitata e venne costruito un nuovo locale adiacente alla casa di famiglia per ospitare i nuovi impianti di seconda mano  (l'ammostatore era stato utilizzato anche nell’abbazia di Chimay)  che consentirono di aumentare la produzione da 80 a 1500 litri. Anche i cambiamenti furono più veloci: nel 1990 nacque la Blanche des Honnelles, e nel 1991 il birrificio cambiò nome in Brasserie des Rocs per poi diventare, nel 1993, una società per azioni. Ma la novità più rilevante fu quella del 1996 con il birrificio che aveva ormai raggiunto gli 800 ettolitri l'anno: il testimone passò nelle mani di Nathalie Eloir, figlia di Jean Pierre, che andò in sala cottura mentre il padre decise di occuparsi soprattutto degli aspetti commerciali. Arrivarono una dopo l'altra Abbaye des Rocs Blonde, Abbaye des Rocs Grand Cru e Abbaye des Rocs Triple Imperiale; la produzione è destinata per la maggior parte all'esportazione, con Stati Uniti, Francia e Italia come mercati principali. Molte birre sono leggere varianti della  Abbaye des Rocs, prodotte su esplicita richiesta di clienti esteri, che all'inizio del ventunesimo secolo portarono la produzione a 3000 ettolitri l'anno.
Non sorprende dunque che la natalizia del birrificio di Montignies-sur-Roc, prodotta per la prima volta nel 1985, non sia molto diversa dalla sua birra più famosa, l'ottima Abbaye des Rocs Brune che si trova abbastanza  facilmente in Italia anche sugli scaffali dei supermercati con un ottimo rapporto qualità prezzo.
Edizione 2013, che va versata nel bicchiere con cautela perché sul fondo della bottiglia si agitano grosse particelle di lievito/proteine. Il colore è tonaca di frate, con intensi riflessi rosso rubino; impeccabile la schiuma color beige chiaro, compatta, fine, cremosa e dalla buona persistenza. Il naso non nasconde certo le sue intenzioni di "essere dolce": abbondanza di zucchero, ciliegia sciroppata, uvetta e prugna, caramello. L'etichetta non riporta l'uso di spezie ma non va dimenticata la "regola numero uno": non fidarsi mai di quello che dice un birraio belga. L'utilizzo di spezie (se c'è stato) è davvero parco con il risultato molto azzeccato di delicatissimi sentori di cannella e di chiodi di garofano che risultano gradevoli anche a chi non ama le birre speziate. Il percorso continua in linea retta senza nessuna deviazione, riproponendo al palato quanto già passato in rassegna: caramello, prugna e uvetta, ciliegia con l'aggiunta di biscotto e di note di vino liquoroso che a tratti ricordano un porto. L'alcool è ben nascosto e non riesce ad "asciugare" tutto il dolce del gusto, ma in suo aiuto arriva un po' di amaro, terroso, che chiude la bevuta evitandole di scivolare dal "dolce" al "troppo dolce". La scia che lascia è di nuovo dolce, morbida e tiepidamente etilica, con prugna, uvetta, caramello e zucchero.
La Speciale Noel della Brasserie de l'Abbaye des Rocs mi sembra sostanzialmente una leggera variazione alla Brune, della quale ne ricalca corpo (medio), carbonazione (media), gradazione alcolica e tutte le altre caratteristiche principali, con l'aggiunta di una delicatissima speziatura. Essendo molto buona la Brune, ne deriva un'altrettanto gustosa e soddisfacente birra natalizia dall'ottima bevibilità che forse reclama un pochino di calore etilico in più, essendo destinata ad essere consumata nei mesi più freddi dell'anno.
Formato: 75 cl., alc. 9%, lotto 133201741, scad. 11/10/2015, pagata 6.88 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 9 febbraio 2011

Abbaye Des Rocs Brune

Prodotta, secondo quanto è riportato sul sito del birrificio utilizzando 7 tipi di malto e 3 tipi di luppolo diversi. Bel colore marrone con riflessi rossastri. La schiuma è fine e compatta, cremosa, molto persistente. Al naso liquirizia, caramello, zucchero di canna (anche non vi sono zuccheri aggiunti), malto tostato, frutta secca ed una leggera speziatura. Il corpo medio ed una gasatura molto contenuta la rendono molto gradevole al palato: buon equilibrio tra l’amaro dei luppoli ma soprattutto dei malti tostati ed il dolce di caramello e liquirizia, con delicata speziatura. L’alcool c’è (9% ABV) ma è davvero impercettibile. Il finale è abboccato, ritornano le spezie, ed al momento giusto si fanno sentire, per la prima volta, calde note alcoliche. Produzione interessante, con ottime potenzialità, anche se la bottiglia che abbiamo reperito tramite la grande distribuzione ci è sembrata un po' "spenta". 75 cl., lotto 927 03060, scadenza 11/2012.

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english summary:
Beautiful brown reddish color with a creamy long lasting off-white head. Licorice, brown sugar, roasted malts, dried fruits and spices on the nose. Medium bodied with low carbonation; texture is smooth, with a good balance between bitterness (hops, but mostly roasted malts) and sweetness (caramel and licorice). ABV 9% is barely felt in the mouth. Slightly bitter and spicy aftertaste with, eventually, a pleasant warm alcoholic feeling. A quite interesting Belgian strong ale. 75 cl. bottle.

giovedì 14 ottobre 2010

Abbaye des Rocs La Montagnarde Ambree

Si presenta di colore ambrato chiaro con residui di lievito in sospensione, impossibili da contenere a fondo bottiglia; aspetto senz’altro poco invitante. Schiuma ocra, cremosa e molto persistente. Naso poco pronunciato con malto tostato, note di frutta sotto spirito (uva), lieviti. Corpo da medio e pieno, bassa carbonatazione. Al palato è cremosa e morbida; al gusto il dolce è predominante con frutta candita (albicocche, uva), caramello, lieviti e note alcoliche. Finale secco con un caldo retrogusto abboccato. Si tratta di una strong ale belga molto morbida in bocca, che si lascia bere pericolosamente bene a fronte di un ABV 9%. Dolce ma non stucchevole, equilibrata, una buona birra. Bottiglia da 33 cl.
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english summary:
Pours a not so nice murky amber color with lots of yeast suspended. Creamy and long lasting off-white head. On the nose, light notes of roasted malt, fruit (grapes), yeast and alchol. Body is from medium to full, with low carbonation. Creamy and smooth to the palate, has a sweet taste of candied fruits (apricots, grapes), caramel, yeast and alcohol. Dry finish with a warm and slightly sweet alcoholic aftertastes. A well balanced Belgian
strong ale between sweetness and alcohol. With a 9% ABV you can drink this quite easily. Good. 33 cl. bottle.