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mercoledì 9 dicembre 2020

DALLA CANTINA: Schneider Weisse Aventinus 2020 vs 2014

Quando si parla di birre da invecchiamento lo stile Weizenbock non è sicuramente il primo a cui pensare; a mettere in discussione quelle che erano anche le mie convinzioni ci ha pensato Patrick Dawson, autore del libro Vintage Beer, un manuale davvero utile d’informazioni e consigli soprattutto per chi vuole provare a mettere qualche birra in cantina. Tra le numerose birre che Dawson consiglia c’è per l’appunto anche una Weizenbock, quella prodotta dalla Weissbierbrauerei G. Schneider & Sohn:  Aventinus.  
Del resto alla Schneider reclamano la paternità dell’intero stile: sarebbero stati loro nel 1907 a produrre la prima Doppelbock di frumento. In quel periodo il birrificio era guidato da Mathilde Schneider che nel 1905 aveva preso il comando a seguito della morte improvvisa del trentacinquenne marito Georg III: agli inizi del ventesimo secolo non erano molte le donne a capo di un birrificio, in Baviera. Sotto la sua guida Schneider divenne il più grande produttore di birra di frumento della Germania meridionale negli anni che precedettero la prima guerra mondiale.  In quel periodo il birrificio aveva gli uffici a Monaco in Aventinstraße e forse oggi sarebbe ancora lì se i bombardamenti del secondo conflitto mondiale non avessero costretto a trasferire tutto a Kelheim, sulle rive del Danubio, nei pressi di Ratisbona, utilizzando gli edifici di uno dei tanti birrifici che Schneider aveva inglobato nei primi vent’anni del secolo scorso. La strada era dedicata a Johannes Aventinusstorico della corte bavarese vissuto tra il 1477 e il 1534 nonché autore della prima mappa geografica della Baviera (1523).  Ma la tradizione voleva che una birra dal contenuto alcolico importante come quella di Schneider prendesse il proprio nome da un santo, l’associazione bavarese dei birrai rifiutò quel nome e fu necessario l’intervento del parroco della famiglia Schneider per trovare la soluzione: le sue ricerche mostrarono che esisteva infatti un santo con lo stesso nome, ovvero Sant'Aventino di Troyes.
Della Tap 6 Aventinus vi avevo parlato in questa occasione: era il 2010 e il mio post di dieci anni fa non rende oggettivamente giustizia a quella che considero essere la mia Weizenbock preferita, anche se un po’ atipica rispetto alle altre sorelle tedesche. La sua ricetta, basata sulla Schneider Weisse Original, prevede una percentuale di malti tostati che contribuisce a donarle quello splendido color ambrato scuro accesso da intensi riflessi rubini; il luppolo è Hallertauer Herkules.  La leggenda vuole poi che da un inconveniente invernale – birra ghiacciata  durante il trasporto – nacque poi la sua altrettanto splendida versione Eisbock.

La birra.

Nell’aprile del 2019 la Schneider ha sottoposto tutta la propria gamma ad un restyling stilistico; la bianca etichetta della Tap 6 Unser Aventinus si è colorata dello stesso color viola della Aventinus Eisbock. La classificazione “Tap”, che identificava tutte le birre di Schneider è stata rilegata in un angolo a favore del nome della birra: oggi l’etichetta parla solo di Aventinus. 
Partiamo da una bottiglia recente del 2020, stranamente quasi limpida, di colore ambrato carico ravvivato da riflessi ramati e rosso rubino. Il naso è ricco di banana matura, chiodi di garofano, caramello, uvetta e prugna; in sottofondo la componente fenolica esprime anche un flebile filo di fumo. L’aroma è pulito e intenso, il mouthfeel è perfetto: bollicine vivaci ma non troppo, sensazione palatale morbida, lievemente cremosa, che non pregiudica la scorrevolezza. A voi scegliere se gustarvela lentamente o se lasciarvi ingannare dal suo tenore alcolico, molto ben nascosto, che si rivela solo nel retrogusto. La bevuta replica l’aroma con la stessa intensità  e precisione: uvetta e prugna, caramello, banana matura, un finale leggermente amaricante di  frutta secca a guscio. In questa bottiglia non avverto quei lievi accenni di cioccolato delle migliori Aventinus che mi sia capitato di bere, ma è un dettaglio che non mette in discussione una bevuta di alto livello. 
Passiamo ora ad una bottiglia del 2014, il cui colore è ovviamente molto più scuro e meno brillante: la schiuma è ancora sorprendentemente fine, cremosa e molto compatta. Rispetto alla bottiglia 2020 la banana scivola (molto) nelle retrovie lasciando il palcoscenico a uvetta e prugna disidratata; emergono accenni di frutti di bosco, ciliegia. Fenoli (chiodi di garofano) completamente assenti. L’aroma è meno intenso ma risulta più caldo, se mi passate la forzatura semantica. E’ il mouthfeel a pagare il prezzo più alto dell’invecchiamento: la birra risulta un po’ scarica, qualche deriva acquosa di troppo si porta via la morbidezza dell’Aventinus fresca. Inevitabilmente anche il gusto presenta cali di tensione rispetto ad un esemplare giovane ma – prenda nota chi odia le Weizen – la banana è scomparsa. Rilevo caramello, uvetta e prugna, frutti di bosco,  qualche nota ossidativa che richiama i vini marsalati: c’è quasi tutto quello che si desidera dall’invecchiamento di una birra, ma in tono minore. Anche l’alcool è fin troppo nascosto, negando di fatto quel conforto etilico tipico di una bottiglia giovane. 
Il verdetto?  Sebbene apprezzi la drastica riduzione di banana e chiodi di garofano nell’Aventinus 2015, ci sono troppi cali di tensione per farmela preferire alla bottiglia 2020. Il mio voto va quindi per l’Aventinus fresca, potente e intensa, che negli esemplari migliori regala una complessità davvero degna di nota.  

Nel dettaglio:
Aventinus 2014, 50 cl., alc.8,2%, IBU 16, lotto 18/11/2014, scad. 18/11/2015, pagata 1,17 Euro (supermercato Germania)
Aventinus 2020 , 50 cl., alc.8,2%, IBU 16, scad. 19/06/2021, pagata 3,40 Euro (supermercato Italia)

lunedì 17 dicembre 2018

Schneider Weisse Tap X Marie's Rendezvous 2016

Tap X è il nome col quale il birrificio bavarese Weissbierbrauerei G. Schneider & Sohn  identifica una birra speciale che viene prodotta una volta all’anno. Il debutto della serie è avvenuto nel 2012 con la Tap X Mein Nelson Savin, una weizenbock caratterizzata dall’omonimo luppolo neozelandese e da un ceppo di lievito belga per la rifermentazione in bottiglia,  seguita l'anno successivo dalla Tap X Meine Sommer Weisse, prodotta con "nuovi" luppoli tedeschi e nel 2013 dalla Tap X Mein Aventinus Barrique. In seguito sono poi arrivate la Tap X Meine Porter Weisse (2014) e la Tap X Mathilda Soleil (2015)  la Tap X Marie’s Rendezvous (2016) . Nel 2017 a grande richiesta del pubblico è ritornata la Tap X Mein Nelson Sauvin e quest’anno ha debuttato l’interessante Tap X Aventinus Barrique invecchiata in botti di bourbon. La sfida lanciata dal birraio di Schneider, Hans-Peter Drexler, è che anche rispettando l’editto di purezza tedesco è possibile sperimentare, innovare e stupire chi si trova la birra nel bicchiere.
Facciamo un passo indietro al 2016 quando proprio il Reinheitsgebot, promosso dal conte di Baviera Guglielmo IV il 23 Aprile 1516, compì 500 anni: “l’editto di purezza nacque per preservare i cereali diversi dall’orzo (frumento, segale, miglio, ecc.) affinché fossero impiegati nell’alimentazione e nella panificazione invece che nella produzione brassicola. La leggenda vuole che decisione fu figlia delle numerose carestie che stava vivendo la Baviera all’epoca, ma molto più verosimilmente derivò dal desiderio di prevenire la competizione sul prezzo dei cereali tra birrai e panificatori”.  Verso la fine del 1500 fu poi stabilito che solamente i duchi di Baviera potevano “violare” l’editto e produrre birre di frumento: Massimiliano I Giuseppe Leopoldo Ferdinando Wittelsbach, già proprietario della Hofbräuhaus (HB), fece costruire nel 1607 un secondo birrificio in centro a Monaco dedicato alla produzione di birra di frumento, la Weisses Bauhaus. Nel diciannovesimo secolo la richiesta per le birre di frumento aveva raggiunto il suo punto più basso e l’attività non era più molto redditizia: la famiglia  Wittelsbach cedette in affitto la Weisses Brauhaus al birraio Georg Schneider I che l’acquistò definitivamente assieme al figlio nel 1872 fondando la Weissbierbrauerei G. Schneider & Sohn.

La birra.
Anna-Maria era la moglie di Georg Schneider I e a lei il birrificio con sede a Kelheim (che ricordo produce esclusivamente birre di frumento) ha voluto dedicare la propria birra dei festeggiamenti per il cinquecentesimo compleanno del  Reinheitsgebot. Non sono state rivelate molte informazioni sulla Tap X Marie's Rendezvous: sappiamo solo che si tratta di una potente Weizenbock (%) che ha debuttato a febbraio in occasione del Braukunst Live!  di Monaco di Baviera. 
Nel bicchiere si presenta di color ambrato chiaro, in superficie più che schiuma abbiamo una serie di bolle grossolane che svaniscono molto rapidamente. L’aroma è pulito ma appare un po’ chiuso: si riescono comunque ad individuare profumi di uvetta, datteri e prugna, banana, accenni di vino marsalato, forse mela al forno. Le incertezze vengono spazzate via da un gusto che parte subito con il piede giusto e trasporta il bevitore in un affascinante vortice di sapori composto da caramello e uvetta, banana, prugna, fico e datteri disidratati, accenni di canditi e vino liquoroso. L’alcool parte in sordina per poi emergere in uno splendido finale caldo, morbido e avvolgente, lunghissimo, nel quale il dolce della frutta sotto spirito viene bilanciato da una sorprendente secchezza. 
Pensate ad una Aventinus più snella, più secca e bilanciata ma altrettanto invitante e potente: Marie's Rendezvous dopo un inizio un po’ incerto non delude e regala soddisfazioni ed emozioni. Poche bollicine, morbida al palato, da gustarsi in tutta tranquillità dopo cena, soprattutto se fuori fa freddo.
Formato: 37.5 cl., alc. 10%, IBU 27, scad. 15/01/2018, prezzo indicativo 6.00-7.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 5 aprile 2018

Loncium Weizenbock

Il birrificio Loncium l’avevamo incontrato per la prima volta giusto un anno fa con la (poco convincente) Carinthipa. Viene fondato a Kötschach-Mauthen, comune austriaco di 2000 abitanti in Carinzia ad una decina di chilometri dal confine italiano sul passo del Monte Croce Carnico. Alla guida ci sono Alois Planner e il socio Klaus Feistritzer: un secolo fa i bisnonni di Planner gestivano un birrificio ma Alois è dovuto ripartire da zero iniziando a fare la birra nella cucina dei propri genitori utilizzando il  vecchio pentolone della nonna e dei pannolini come filtro. Nel 2007 l’hobby è diventato una professione grazie ad un impiantino da 5 ettolitri. Attualmente il birrificio (200 mq) trova spazio nei locali dell'albergo Gasthaus Edelweiß da sei generazioni nella mani della famiglia Planner: oggi rinominato Bierhotel Loncium, dispone di una cinquantina di camere e – per quel che c’interessa – di un impianto della Rolec da 20 ettolitri inaugurato nel 2013.  
Il birrificio, che prende il suo nome da quello di un vicino insediamento romano, affianca alle classiche birre della tradizione tedesca anche stili anglosassoni per una gamma composta da una dozzina di etichette.  Loncium mette anche a disposizione il proprio impianto per conto terzi e realizza attualmente la maggior parte delle birre della beerfirm viennese Next Level Brewing.

La birra.
La Carinthipa assaggiata l’anno scorso era stata abbastanza deludente, vediamo se il birrificio austriaco si trova più a suo agio con la tradizione tedesca. Parliamo di una weizenbock la cui ricetta prevede ingredienti biologici come malto Pilsner, Vienna, Carahell, frumento e Caraweizen: i luppoli sono Tradition e Spalter Select. 
Si presenta di color ambrato piuttosto carico, la schiuma biancastra è cremosa e compatta ed ha una discreta persistenza. Banana matura e caramello disegnano un aroma dolce e speziato dal chiodo di garofano; i fenoli si portano dietro però anche qualche odore meno gradevole di plastica bruciata. Non ci sono molte bollicine a movimentare una bevuta che risulta tuttavia gradevole e quasi morbida: caramello e banana guidano le danze, chiudendo gli occhi si può immaginare anche il mango, mentre le spezie fanno un passo indietro. Nel finale emerge un leggerissima nota di pane tostato, l’alcool si fa notare solamente alla fine del percorso, apportando un delicato calore. Qualche piccolo problemino al naso ma nel complesso la Weizenbock di Loncium è una bevuta bilanciata gradevole e piuttosto agevole, anche se il rapporto qualità prezzo non gioca a suo favore, soprattutto per gli standard austriaci e tedeschi.
Formato 33 cl, alc. 6.8%, IBU 18, lotto 8492 1671, scad. 15/12/2018, prezzo indicativo 3.00 euro (beershop, Austria)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

martedì 6 marzo 2018

Edelweiss Gamsbock

Kaltenhausen sarebbe il birrificio più antico di Salisburgo, con una data di nascita che risale al 1475 quando fu fondato da Johann Elsenhaimer. Alla sua morte l’azienda venne acquisita (1489) dal principe-arcivescovo Leonhard von Keutschach per poi passare, con la fine del Sacro Romano Impero, sotto il diretto controllo dell’imperatore Francesco I; Kaltenhausen continuò ad essere il maggior produttore di birra del salisburghese. Nel 1815 fu acquistato dalla famiglia nobile bavarese Arco-Zinneberg che ne controllò la proprietà sino al 1901, quando la Gräflich Arco-Zinneberg'sche Brauhaus Kaltenhausen fu ceduta alla Deutsche Bank che la rinominò Aktiengesellschaft Brauerei Kaltenhausen. Il declino economico della società era tuttavia in atto e la prima guerra mondiale non fece che peggiorare le cose; nel 1921 ci fu la fusione con altri tre birrifici della regione (Brauerei Gmunden, Linzer Aktienbrauerei, Poschacher Brauerei e Wieselburger Aktienbrauerei) e la nuova nata Brau AG cercò inutilmente di arrestare la crescita del birrificio Stiegl, ormai diventato il maggior produttore del salisburghese.  
Il secondo dopoguerra vede una serie infinita di acquisizioni di altri birrifici minori e operatori del beverage (succhi di frutta, acque minerali), nonché di hotel e ristoranti: come sempre i birrifici incorporati vengono poi chiusi e la produzione dei marchi sopravvissuti trasferita altrove. Facciamo ora un salto al 1998 quando la Brau AG, a seguito di ulteriori incorporazioni con birrifici della Stiria, diventa la Brau Union Österreich AG, ad oggi maggior produttore di birra austriaco: nel 2003 il gruppo viene acquistato  dalla Heineken. Sino al 2010 alcuni marchi storici del vecchio birrificio Kaltenhausen, come  Kaiser ed Edelweiss, sono stati ancora realizzati sui vecchi impianti di  Kaltenhausen: nel 2011 Heineken ha licenziato una decina di dipendenti ed ha trasferito la produzione sugli impianti dei birrifici Zipf e Wieselburg. Il sito di Kaltenhausen  è oggi utilizzato solamente per imbottigliare; all’interno dell’ex-birrificio è tuttavia ancora in funzione un microimpianto automatizzato (12 hl) che rifornisce il ristorante Braugasthof Hofbräu Kaltenhausen e produce alcune bottiglie destinate al mercato “craft”.

La birra.
Non vi racconterò delle varie medaglie d’oro la Edelweiss Gamsbock ha raccolto nel corso degli anni in vari concorsi europei; è forse più interessante sapere che con una quota di mercato del 44% il marchio  Edelweiss è da anni la birra di frumento più venduta sul territorio austriaco, disponibile come Weissbier classica, non filtrata (Kristallklar), Dunkel, analcolica e la più sostanziosa Weizenbock (7.1%) che viene solitamente prodotta nei mesi di ottobre-novembre. 
All’aspetto è di colore dorato, piuttosto velato: la generosa schiuma pannosa è cremosa e compatta ed ha un’ottima persistenza. Tutto ok al naso, con i tipici profumi dello stile: banana, chiodo di garofano, bubblegum e in sottofondo anche qualche nota di crosta di pane.  Al palato c’è la grande scorrevolezza tipica della tradizione tedesca; una weizenbock dalla robusta gradazione alcolica richiederebbe però anche un po’ di sostanza e morbidezza, e questa Gamsbock non delude. Il gusto segue fedelmente l’aroma riproponendo la banana matura, il pane e il chiodo di garofano, un accenno di caramello. A bilanciare il dolce non c’è amaro ma l’acidità del frumento, nel finale una delicata nota alcolica cerca di risollevare un po’ un’intensità in fase calante. Pulita e precisa,  questa Edelweiss Gamsbock non regala emozioni (o forse è lo stile a non regalarmele in generale) ma svolge il suo dignitosissimo lavoro. Nota di merito in quanto prodotto industriale: in questo caso si beve abbastanza bere spendendo poco. 
Formato 50 cl., alc. 7.1%, lotto 354 H7 18:55, scad. 01/05/2018, pagata 1,21 euro (supermercato, Austria)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 25 aprile 2016

Ayinger Weizenbock

Viene servito il 2 febbraio 1878 il primo bicchiere di birra prodotto dal birrificio Aying, nato per volontà di Johann Liebhard che decise di affiancare la produzione di birra al luogo di ristoro inaugurato dal padre nel 1810.  Johan non ebbe figli maschi e alla sua morte, avvenuta nel 1910, l'attività fu portata avanti dalla figlia Maria assieme al marito August Zehentmair: a loro il compito di resistere alla prima guerra mondiale e di ricostruire il birrificio dopo il violento incendio del 1923; quattro anni dopo una Ayinger venne servita per la prima volta a Monaco di Baviera, città verso la quale fu ben presto dedicata la metà della capacità produttiva. August Zehentmair morì a soli cinquantasei anni nel 1936 e, di nuovo in assenza di un erede maschio, fu la figlia Maria Kreszenz  a ricevere il testimone assieme al marito Franz Inselkammer.  Aying uscì miracolosamente indenne dalle devastazioni della seconda guerra mondiale ed il birrificio riuscì a sfruttare in pieno la ripartenza economica degli anni 50, aprendo a Monaco la Wirsthaus proprio di fronte alla Hofbräuhaus, nella Platzl. 
A Franz Inselkammer è succedo nel 1963 Franz II, diplomato birraio a Weihenstephan e promotore della costruzione del nuovo moderno birrificio inaugurato nella 1999 alla periferia di Aying con un investimento da 21 milioni di Marchi. Al consiglio direttivo della famiglia Inselkammer partecipa dal 2010 anche il giovane Franz III, diplomato ad Andechs; a dirigere le operazioni del birrificio c'è Helmut Erdmann, mentre il birraio principale è attualmente Hans-Jürgen Iwan.

La birra.
E' disponibile nei mesi invernali la Weizenbock che potete bere nella Bräustüberl in centro ad Aying o, se preferite, nella più elegante Brauereigasthof che si trova dall'altra parte della strada e dove potete anche pernottare, se lo desiderate.
Nel bicchiere è velatamente dorata con qualche riflesso arancio, sormontata da un cremosissimo cappello di schiuma biancastra che, benché non troppo generoso, si dimostra impeccabile per finezza e compattezza. Al naso dominano gli esteri fruttati (banana) accompagnati dalle spezie (chiodi di garofano): il bouquet è zuccherino, ci sono quasi accenni di pasticceria la cui dolcezza viene parzialmente mitigata dalle note acidule del frumento. Il gusto è perfettamente corrispondente con l'aroma, riproponendo banana e chiodi di garofano ai quali s'aggiungono note di bubble-gum e di pane/cereali. Il corpo è medio, la carbonazione vivace contribuisce a bilanciare il dolce senza compromettere una sensazione palatale complessivamente morbida, mentre la bevibilità rispetta gli elevati standard della tradizione tedesca. Il soffuso calore etilico e l'acidità del frumento giocano la loro partita a più riprese, in un testa a testa di sensazione calde e fresche dal quale esce vittoriosa quasi al fotofinish la componente etilica, in un gratificante retrogusto capace di riscaldare le fredde serata d'inverno. Si compone così una Weizenbock pulitissima ed eseguita con precisione chirurgica, dolce e "bananosa" ma comunque bilanciata ed estremamente godibile. 
Formato: 33 cl., alc. 7.1%, lotto 5288, scad. 10/2016, 0.87 Euro (supermercato, Germania).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 31 marzo 2016

Schneider Weisse Tap 5 Meine Hopfen-Weisse

Nel 2007 Garrett Oliver, birraio dell’americana Brooklyn Brewery e Hans-Peter Drexler, birraio alla G. Schneider & Sohn,  si trovano in Baviera per realizzare assieme una birra. Drexler, diplomato a Weihenstephan dove ha anche lavorato per un paio d’anni sull’impianto “
sperimentale dell’Università, è arrivato alla Schneider nel 1982 come assistente birraio per poi diventarne "mastro" nel 1990. A Kelheim, dove ha sede la Scheider, Drexler non si è accontentato di perpetuare la tradizione risalente al 1928, anno di fondazione della Weisse Hofbräuhaus, ma ha anche introdotto delle piccole ma interessanti innovazioni. Galeotta fu una trasferta negli Stati Uniti nel 1998 nel corso della quale Drexler era stato inviato come giudice ad un concorso; gli aromi ed i sapori dei luppoli americani gli spalancarono le porte di un nuovo mondo. 
L'anno successivo realizzò la Tap 4 Mein Grünes, aggiungendo una generosa (per i parametri dello stile e gli standard della Baviera) luppolatura di Cascade  ad una ricetta del 1916 (la Festweisse) che veniva prodotta nel periodo dell’Oktoberfest; è lui a lanciare la gamma delle “Tap X” sotto la quale ogni anno viene realizzata qualche birra sperimentale o barricata, e spesso proposta nel formato “gourmet” da 75 centilitri ad un prezzo molto poco tedesco. Qui  ne trovate un esempio. 
Ma ritorniamo al 2007: Oliver e Drexler desiderano realizzare con il lievito di casa Schneider una birra di frumento che celebri i luppoli dei rispettivi continenti;  a maggio in Germania viene realizzata una robusta (8.2%) Weizenbock che utilizza Hallertauer Tradition  e  Saphir mentre a Brooklyn, in luglio,  si cerca di ottenere un risultato simile scegliendo Amarillo e Palisade. La versione americana esce nella serie Brewmaster's Reserve di Brooklyn in formato 75 centilitri con il nome Brooklyner-Schneider Hopfen-Weiss; la versione tedesca viene inizialmente chiamata Hopfen-Weisse e poi, una volta entrata in produzione stabile, rinominata Tap5 Meine Hopfenweisse.

La birra.
Realizzata con il 50% di frumento maltato e 50% di orzo maltato e, come detto, Hallertauer Tradition ed  Hallertauer  Saphir, anche in dry-hopping: è una Weizenbock che si presenta opalescente e di color arancio con qualche riflesso dorato; la schiuma è bianca e compatta, molto cremosa ma non particolarmente esuberante nonostante la lunghissima persistenza. Al naso, molto pulito ed intenso spicca subito la frutta tropicale: molto ananas, fiancheggiato da mango e un po' di melone retato. La speziatura donata dal lievito (chiodi di garofano, coriandolo) è molto delicata, così come la banana che rimane sempre in sottofondo. Il gusto ricalca le orme dell'aroma presentando un bell'equilibrio tra frutta tropicale, banana e un tocco di caramello: la speziatura (noce moscata, chiodi di garofano) è molto, molto delicata e il dolce è ben bilanciato dall'acidità del frumento. L'alcool (8.2%) si fa progressivamente sentire irrobustendo la bevuta e riscaldando il palato contribuendo ad asciugare il dolce assieme ad un velocissimo passaggio amaro erbaceo, anticamera di un retrogusto molto bilanciato nel dolce della banana matura e del frutto tropicale.
Impressionante - e pericolosa - la bevibilità di questa robusta Weizenbock che riesce ad essere rinfrescante e riscaldante al tempo stesso, sopratutto quando la temperatura nel bicchiere si alza; magistralmente eseguita, pulitissima, tiene a bada gli elementi tanto detestati da chi non ama la Hefeweizen: banana e fenoli, qui molto ben integrati e a tratti quasi celati dietro al profilo tropicaleggiante. 
Se penso ad un'interpretazione moderna di una Hefeweizen, con tutte le restrizioni imposte dallo stile,   il primo nome che mi viene in mente è proprio la Meine Hopfen-Weisse di Schneider. Ammetto di avere un debole per questa birra che bevo puntualmente ogni anno alla Weisses Bräuhaus di Schneider in centro (Tal 7) a Monaco di Baviera:  mezzo litro di Hopfenweisse per aprire le danze, mezzo litro di Aventinus per accompagnare la sostanziosa portata principale e, volendo concludere in bellezza, un bicchiere di Aventinus Eisbock assieme al dessert prima di dirigersi verso il letto.
Formato: 50 cl., alc. 8.2%, imbott. 28/09/2015 16:32, scad. 28/09/2016, 1.68 Euro (food store, Germania).

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 8 gennaio 2016

Giesinger Weihnachts Trunk

L’epifania si è appena portata con sé tutte le feste, come vuole il detto, ma per quel che riguarda la birra c’è ancora tempo (e freddo!) per continuare ad apprezzare le produzioni realizzati dai birrifici appositamente per il periodo natalizio. 
Da Monaco ritorno sempre a bere con piacere le birre di Giesinger Bräu, del quale vi avevo già parlato in questa occasione. Validissima alternativa alle sei “sorelle” industriali che monopolizzano la capitale della Baviera, il microbirrificio fondato nel 2007 da Steffen Marx in un garage è stato una ventata di novità in una città dove era dal 1889 che non aprivano nuovi produttori.  Gli ettolitri prodotti sono cresciuti dai 750 del 2007 ai 1000 del 2011 e un’operazione di crowdfunding ha poi consentito a Giesinger di spostarsi nel 2014 dall’angusto garage al poco distante edificio di Martin-Luther-Stasse 2 del quartiere sud-orientale di Giesing. Cucina e immancabile Biergarten rappresentano il necessario completamento ai nuovi impianti produttivi, con un potenziale di 12.000 hl/anno che al momento ne sfrutta circa 5.000; oggi Giesinger  impiega circa 30 dipendenti, in sala cottura vi è il birraio Simon Rossmann e le loro birre, oltre che alle spine della “Bräustüberl” le potete trovare in sempre più numerosi locali e negozi di Monaco. 
L’operazione di crowdfunding è ancora attiva: al vostro capitale verrà riconosciuto un tasso d’interesse dell’8% annuo che vi verrà pagato per i prossimi dieci anni non in contanti ma in “gettoni” spendibili per l’acquisto di birra, pasti e prodotti alimentari  presso birrificio, ristorante ed annesso “spaccio agricolo”. 
La tradizione bavarese delle birre invernali/natalizie di solito coincide con la produzione di Festbier (Märzen), ovvero versioni un po’ più alcoliche e “robuste” delle classiche Helles.  Giesinger dal 2011 propone invece una Weizenbock che nelle prime versioni violava “l’editto di purezza” utilizzando spezie (cannella, chiodi di garofano e scorza di mandarino) per ricreare l’atmosfera natalizia. Per il Natale 2015 si ritorna invece dentro i confini del Reinheitsgebot: "il nostro scopo era di creare una birra natalizia fruttata e senza l'utilizzo di spezie " dice il birraio Rossmann. Ci si affida a due luppoli americani, Mosaic e Amarillo: inusuale anche la scelta del formato da 33 centilitri.
Si presenta di color arancio carico con qualche venatura dorata, opaca; la schiuma biancastra non è particolarmente generosa, benché fine e cremosa, con una buona persistenza. L'aroma apre con forti note fenoliche; dominano i chiodi di garofano, trasmettendo effettivamente una sensazione natalizia che però almeno inizialmente si porta dietro l'odore meno gradevole, anche se lieve, di plastica leggermente bruciata. Fortunatamente dopo qualche minuto nel bicchiere il naso assume connotati più gradevoli ed equilibrati: emerge la banana matura, quasi caramellata, una remota idea di frutta tropicale, che ben s'amalgama con la speziatura del lievito. Il gusto ripropone con assoluta coerenza l'aroma, con la dolcezza di banana, frutta tropicale, caramello, una lieve speziatura; non c'è traccia d'amaro, si chiude con l'acidità del frumento e con una piacevole nota di cereali. L'intensità è buona, così come la facilità di bevuta: alla fine i 33 centilitri risultano un po' insufficienti in una weizenbock pulita che riscalda la serata con un morbido e delicato tepore etilico. Alla fine si rimane soddisfatti, sebbene il risultato risulti alla fine "solo" una piacevole e fedele interpretazione dello stile; ma da un microbirrificio che vuole differenziarsi dalle industriali Monaco e dall'utilizzo di luppoli americani (Mosaic ed Amarillo) era lecito aspettarsi qualcosina di più.
Formato: 33 cl., alc. 6.8%, scad. 30/06/2016, 3.08 Euro (beershop, Germania)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 16 dicembre 2013

Santa Kauss

Debutto natalizio sulle pagine del blog, quello del birrificio piemontese (Piasco, provincia di Cuneo) Kauss; un nome a me ancora sconosciuto, ma con ormai  oltre 600 produttori esistenti in Italia ed aperture quasi settimanali diventa davvero difficile essere sempre sul pezzo. Società fondata ad Aprile 2012 da Luigi Cagioni, Diego Botta e Ivan Lodini, che ha debuttato a marzo 2013; il birraio è Luigi “Cagio” Cagioni, diplomato in agraria e poi laureato nel settore  agroalimentare, ma soprattutto grande appassionato di birre nonché homebrewer dai primi esperimenti del 1997. Bella e curata l’immagine del birrificio, ma sito internet ancora in allestimento che rimanda alla inevitabile pagina Facebook per reperire informazioni. Le birre in produzione regolare dovrebbero essere tre, dai nomi tutt’altro che originali ma che permettono ai meno "esperti" di orientarsi facilmente nella scelta: Birra Bionda (una lager tedesca), Birra Rossa (una bock con luppoli americani, se non erro) ed una classica doppelbock deprecabilmente chiamata Birra Doppio Malto.  In estate viene anche prodotta una Birra Bianca, mentre per questo Natale la gamma si è ulteriormente arricchita di una nuova produzione, questa volta dal nome ben riuscito: si tratta di una Weizenbock molto sostenuta (9.3%!) chiamata Santa Kauss. 
Molto attraente l'aspetto: marrone scuro velato con riflessi rossastri ed ambrati; la schiuma, color ocra, non è molto generosa e si dissipa abbastanza rapidamente.  Il naso è dolce, pronunciato ed abbastanza pulito, con una netta prevalenza di banana matura; qualche spezia in sottofondo (soprattutto chiodi di garofano), toffee e qualche sentore interessante di ciliegia sciroppata. Gradevole in bocca, dal corpo medio, con consistenza oleosa e poco carbonata; morbida, con (fortunatamente) la banana un po' meno in evidenza che al naso. Frutta sotto spirito (uvetta e datteri), caramello/toffee, per un buon livello generale di pulizia ed intensità. Chiude leggermente amara, a mitigare un po' il dolce, con note terrose e di mandorla amara. Il finale è caldo, etilico, ricco di frutta sotto spirito: uvetta, prugna ed un leggero ritorno di banana. Interessante weizenbock (fosse un birrificio americano l'avrebbe senz'altro "imperializzata), pulita e solida, molto "pompata", che riesce a nascondere l'alcool abbastanza bene, lasciandogli il palcoscenico solamente nel caldo retrogusto. Un bel winter warmer da un birrificio che non ha ancora compiuto un anno di vita ma che sembra saper muovere i passi nella giusta direzione.
Formato: 75 cl., alc. 9.3%, lotto 13210175, scad. 29/03/2015, pagata 8.00 Euro (stand birrificio).

venerdì 19 ottobre 2012

Schneider Weisse Tap X Mein Nelson Sauvin

Weissbierbrauerei G. Schneider & Sohn non è solamente il birrificio di Monaco (e dintorni, visto che il sito produttivo è oggi a Kelheim) che preferiamo ma è anche l’unico, tra quelli “storici”, ad avere introdotto qualche innovazione nelle sue ricette. Dopo la collaborazione con la Brooklyn Brewery, sfociata nella “Tap 5 Meine Hopfen-Weisse” (anche detta Schneider & Brooklyner Hopfen-Weisse) e la ” Tap 4 Mein Grünes” (una doppelbock con cascade), nel 2011 è stata lanciata una nuova serie di birre, prodotte in numero limitato, chiamate “Tap X”. Ne fanno parte la Tap X Mein Nelson Sauvin (brassata con l’omonimo luppolo neozelandese), la Tap X Mein Eisbock Barrique (l’Aventinus Eisbock invecchiata in botti di Pinot Noir) e la Tap X Mein Cuvée Barrique (un blend di Aventinus e Tap X Mein Eisbock Barrique). La Tap X Mein Nelson Sauvin viene prodotta per la prima volta a settembre 2011 per festeggiare il venticinquesimo anniversario di un clienti del birrificio, ovvero la catena degli ABT Cafès; la ricetta prevede malto d’orzo (40%), di frumento (60%), un mix di luppoli tedeschi dall'Hallertau e di Nelson Sauvin. Per la rifermentazione in bottiglia il birraio Hans-Peter Drexler ha usato per la prima volta dal 1872 un ceppo di lievito belga, non di proprietà del birrificio. Il primo lotto del 2011, destinato principalmente all’esportazione, ebbe un grande successo in patria, ben oltre le aspettative del birrificio, spingendoli a replicare la ricetta lo scorso settembre 2012. Il colore è arancio pallido, torbido, con un grande cappello di schiuma bianca, fine e cremosa, dalla buona persistenza. Al naso spiccano forti sentori di banana, fenoli (chiodi di garofano), mela verde, spezie da lievito; onestamente ci aspettavamo un profilo aromatico molto più caratterizzato dal Nelson Sauvin, ed invece per trovarne traccia bisogna andare un po' in profondità , scovando dei sentori un po' aspri di uva che portano un po' di contrasto ad un naso prevalentemente dolce. In bocca si parte con un gusto dolce che richiama l'aroma: banana, frumento, polpa d'arancio; netto miglioramento nella seconda parte della bevuta, dove ti aspetteresti un finale classico da "weizenbock" (banana matura e caramello), dolce, ed invece emerge una bella asprezza vinosa, che conduce ad un finale amaro, corto ma di buona intensità, dove emerge una nota di pompelmo. Si tratta d'una interessante variazione dello stile, anche se onestamente ci aspettavamo una presenza molto più massiccia del luppolo neozelandese, soprattutto all'aroma; il suo uso è discreto e timido, con interventi mirati a portare qualche variazione ed un po' di complessità ad uno stile (weizenbock) classico. Birra che parte un po' in sordina, per sollevarsi con il finale più amaro che ricordiamo di aver mai trovato in una weizenbock; poco evidente anche l'apporto dei lieviti belgi usati per la rifermentazione in bottiglia. Corpo medio, carbonazione corretta, consistenza oleosa, alcool magistralmente nascosto, ottima pulizia; il bicchiere finisce in fretta. Il prezzo è molto poco tedesco (anche in madrepatria); la riberremmo molto volentieri, ma la differenza con una classica Aventinus è enorme e non invoglia senz'altro il riacquisto. Formato: 75 cl., alc. 7.3%,  bottiglia 8631, scad. 01/08/2014, prezzo 12.90 Euro.

giovedì 7 luglio 2011

Weihenstephaner Vitus

Si presenta di colore arancio pallido, nebulosa. La schiuma è generosa, solida, quasi pannosa, bianca e molto persistente. Aroma fruttato con dominanza di banana matura, dolce; leggeri sentori di mela, cereali, e spezie non ben identificabili. E’ una weizenbock dal corpo medio che si lascia bere comunque bene, mediamente carbonata. Anche in bocca è dolce, con buon equilibrio tra frumento, malto e frutta matura (banana e mela); leggera speziatura (chiodi di garofano) ed un po’ di alcool. Finisce abboccata, lasciando un bel retrogusto caldo di frutta matura sotto spirito. Una weizenbock lontana dall’eccellenza dell’Aventinus ma comunque molto ben fatta e gustosa. Formato: 50 cl., alc. 7.7%, scad. 04/01/2012, prezzo 1.74 €.

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english summary:
Brewery: Bayerische Staatsbrauerei Weihenstephan, Germany.
Appearance: cloudy pale orange with a big frothy white head. Aroma: fruity (banana, apple), cereals and spices. Mouthfeel: medium body, lively carbonation. Taste: sweet, with a good balance between wheat, malt and fruits (banana and apples); hints of clove and alcohol. Lovely bittersweet finish with more fruit and warming alcohol. Overall: a pretty good and solid Weizenbock. Bottle: 50 cl., 7.7% ABV, BB. 04/01/2012.

domenica 8 agosto 2010

Schneider Weisse Tap 6 Unser Aventinus

Monumentale esempio di weizenbock questa Aventinus. Colore ambrato scuro, torbido, con riflessi marroni scuro, non molto invitante; forse l'unica pecca. Schiuma pannosa, bianca, poco persistente. Naso molto complesso con note di banana, frutta matura, prugne, malto tostato, alcool e sentori quasi vinosi. Corpo medio, bassa carbonatazione. Al palato è estremamente morbida con malto tostato, frutta (prugne), uva passa, spezie (cannella, chiodi di garofano), persino qualche nota di cioccolato. Un esemplare equilibrio tra dolce ed amaro, ha un lungo finale caldo, avvolgente e morbido, alcolico, appena dolciastro. Fantastica, l'essenza dello stile weizenbock. L'altissimo voto su Ratebeer (1oo su 100), non è un caso. Degustata in bottiglia da 50 cl., ABV 8.2%

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english summary:
This is a monumental example of the weizenbock style. Pours a not so nice murky deep amber / brownish color with a quickly collapsing frothy big white head. But this is the only bad thing about it. Extremely complex nose with notes of banana, dark fruits (plums), roasted malt, alcohol and some wine. Medium bodied with low carbonation. Very smooth to the palate with roasted cereals, plums, raisins, spices (cinnamon, cloves) and some light chocolate notes. Long warm finish with alcohol, slightly sweet. A fantastic brew. 50 cl. bottle, 8.2% ABV.

mercoledì 24 febbraio 2010

Gutmann Weizenbock


Il birrificio Fritz Gutmann si trova a Titting, piccolo paese all'interno del parco naturale Altmuehltal, all'incirca a metà strada da Monaco di Baviera e Norimberga, con una produzione annua abbastanza importante di circa 90.000 hl. Fondato nel 1707, il birrificio è dal 1855 di proprietà della famiglia Gutmann e la sua produzione è principalmente focalizzata su birre di frumento (weizen). Abbiamo degustato questa Weizenbock in bottiglia da 50 cl., gradazione alcolica 7.2%, Di un colore arancio pallido, torbido, forma un bel cappello di schiuma cremosa, praticamente indissolvibile. Al naso si presenta molto vivace, con spiccato aroma di frumento, banana e sentori di vaniglia; corpo medio, oleoso, molto gradevole al palato, ove si ripropongono gli stessi elementi dell'aroma. Una birra prevalentemente dolce, con retrogusto abboccato di banana matura. Molto facile da bere, con la carbonazione vivace e la consistenza acquosa che la rendono scorrevole in bocca senza nessun sacrificio a carico dell'intensità. Alcool molto ben nascosto, ottima interpretazione di stile.