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lunedì 26 marzo 2018

Jolly Pumpkin Bamarillo

Bam Biere di Jolly Pumpkin, Michigan, Stati Uniti: ne avevamo parlato qui. E’ una delle birre di maggior successo del birrificio guidato da Ron Jeffries che la dedica al proprio cane, un Jack Russell che venne investito da un automobile mentre attraversava la strada; si tratta secondo Jeffries di una Farmhouse Ale “autentica”, ossia dalla gradazione alcolica molto contenuta (4.5%) in modo che potesse essere plausibilmente utilizzata dai contadini per dissetarsi durante il duro lavoro nei campi senza perdere “lucidità”.  Nel corso degli anni questa birra di successo si è trasformata in una piccola serie di birre con le varianti Weizen Bam (4.5%), che il birrificio descrive come un mix tra una tradiazione Weizen tedesca ed una classica Sour Ale di Jolly Pumpkin, la Turbo Bam (4.9%) prodotta con una percentuale di malto di segale, la Bam di Castagna con aggiunta dell’omonimo ingrediente. 
A giugno 2017 è arrivata la Bamarillo: Amarillo è ovviamente una varietà di luppolo ma è anche una città del Texas, stato in cui si trovano gli armadilli. “Dall’ incontro tra Bam il Jack Russell e Ben l’Armadillo”  nasce una Bam Biere leggermente più alcolica (5,1%) nella quale viene usata una quantità dimezzata di luppoli Crystal e Cascade in favore dell’Amarillo al fine di accentuarne il carattere fruttato-tropicale. Come tutte le Jolly Pumpkin, anche il mosto di questa viene poi trasferito in foudres di legno dove riceve il lievito della casa, pazientemente elaborato in quattro anni partendo dal Belgian Ale (WLP550) di White Labs. I  batteri ed i lieviti selvaggi vengono introdotti attraverso il sistema di areazione che di notte fa circolare l’aria fresca proveniente dall’esterno sui fermentatori aperti; la birra viene infine trasferita in botte per la maturazione che dura tre mesi: è qui avviene dry-hopping di Amarillo. Nell’ultimo mese di maturazione è stata anche aggiunta della purea di ananas.

La birra.
Ricapitoliamo il modo in cui il cane Bam intende cavalcare l’armadillo Ben:  malti Pilsner, Pale, Black e Crystal 75, fiocchi d’orzo, frumento maltato, luppoli Cascade, Amarillo e Crystal, purea di ananas. 
All’aspetto è di un bel e luminoso color dorato, leggermente velato: la candida schiuma è pannosa e un po’ scomposta, ma ha un’ottima persistenza. Al naso c’è il classico carattere funky e rustico di Jolly Pumpkin al quale s’affiancano profumi di legno e paglia, limone, uva bianca, ribes, mela verde, ananas e un delicato dolce tropicale. L’aroma è pulitissimo, fresco, pieno di vita come la sensazione palatale: vivaci bollicine rendono questa Saison scattante, la consistenza leggera la fa scorre come e forse meglio dell’acqua. Ananas, pesca gialla/mango sono il dolce al quale viene affidato il compito di far da contraltare all’asprezza di uva spina, mela acerca e agrumi; è una bevuta pulitissima ed estremamente secca, dall’enorme potere dissetante e rinfrescante, grazie ad una marcata acidità. Il suo percorso si chiude con un tocco di legno e un amaro delicato nel quale convivono scorza d’agrumi, terra ed erba:  è un viaggio velocissimo, di quelli che ti lasciano il  desiderio di ripartire anziché la felicità del ricordo dei bei momenti trascorsi.  Bamarillo, splendida (quasi) session beer che finisce troppo, troppo in fretta. Più intensa e più fruttata rispetto alla Bam Biere originale, fa un uso molto intelligente della purea di frutta: da bere senza tregua, soprattutto in estate.
Formato 37,5 cl., alc. 5.1%, IBU 51, imbott. 06/2017, pagata 6,00 dollari (birrificio)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

venerdì 24 novembre 2017

Jolly Pumpkin Fuego del Otono 2016

Tra le cinque le succursali  del birrificio Jolly Pumpkin (Ann Arbor, Dexter,  Royal Oak, Detroit e Old Mission Peninsula) quest’ultima è indubbiamente quella che dovreste visitare in autunno: si tratta di una stretta striscia di terra che si addentra nel lago Michigan per una trentina di chilometri. 
A partire dalla fine di settembre, quando le temperature iniziano a diventare più rigide, i terreni ricchi di frutteti, vigneti, foreste e minuscoli villaggi regalano uno splendido panorama dipinto di giallo, arancio e rosso. Oltre che visitare i numerosi produttori di vino, non dimenticate di fare una sosta al brewpub di Jolly Pumpkin per assaggiare la loro birra stagionale chiamata  Fuego del Otoño, “fuoco dell’autunno”. 
Ron Jeffries, fondatore di Jolly Pumpkin, la definisce una “sour saison” che viene prodotta con un bouquet di spezie autunnali come castagne, anice stellato, zenzero cristallizzato, cannella; la ricetta si completa con malti Pilsner, Pale, Vienna, Crystal 75, Chocolate e frumento maltato, luppoli Perle e Willamette.  La Fuego del Otoño matura poi per sei mesi in botti di rovere. Quest’anno non credo sia stata ancora prodotta, quindi le ultime bottiglie in circolazione risalgono allo scorso ottobre, quando la vecchia etichetta era stata completamente rivisitata.

La birra.
Il suo color ambrato, impreziosito da riflessi ramati e dorati, ricorda effettivamente il foliage autunnale: la schiuma biancastra è cremosa e compatta e mostra un’ottima persistenza. Ad un anno dalla messa in bottiglia le spezie “autunnali” sembrano orami essere svanite e non vi è quasi più traccia della loro presenza (fortunatamente, aggiungerei): eccezione fatta per qualche nota di frutta secca, il bouquet non è diverso da quello di altre Jolly Pumpkin; funky, mela verde, limone, legno, una suggestione di Big Babol. Al palato l’acidità è abbastanza contenuta con un delicato tappeto caramellato che accompagna tutta la bevuta contrastando l’aspreza del limone e dell’uva; di spezie non vi è traccia, ci pensa il legno ad arricchire una birra che non scalda l’animo ma contibuisce a dissetarlo. Qualche spunto vinoso fa capolino più di una volta, il finale è delicatamente amaro distreggiandosi tra tannini, scorza di limone e note terrose.  Le delicate bollicine sembrano quasi accompagnare la contemplazione del paesaggio autunnale rinunciando alla vivacità delle giornate invernali trascorse sulle sponde del lago Michigan. Pulizia ed eleganza non mancano e questa Fuego del Otoño è una godibilissima saison, “sour ma con garbo”, che potete gustarvi in qualsiasi momento dell’anno.
Formato: 75 cl., alc. 5.8%, IBU 22, imbottigliata 02/10/2016, prezzo indicativo 13.00-15.00 euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 4 settembre 2017

Jolly Pumpkin Clementina

Sono attualmente cinque le location, tutte nello stato del Michigan, dove potete bere le birre prodotte dal birrificio Jolly Pumpkin direttamente "alla fonte": innanzitutto la tasting room della nuova sede del birrificio a Dexter inaugurata nel 2016, dove però non troverete nulla da mangiare. Poi il cafè della sede originale di Ann Arbor, la pizzeria-brewpub di Detroit, il ristorante-brewpub di Royal Oak, località che si trova venti chilometri a nord di Detroit, e il brewpub-ristorante-distilleria che si trova nei dintorni di Traverse City, sulla suggestiva Old Mission Peninsula, area ricca di vigneti. 
Ricordo brevemente che Jolly Pumpkin Artisan Ales venne fondata nel luglio 2004 da Ron Jeffries e dalla moglie Laurie; oggi Jolly Pumpkin fa parte della Northern United Brewing Company, compagnia fondata da Jeffries assieme a Jon Carlson e Greg Lobdell del birrificio Grizzly Peak, dove aveva lavorato come birraio prima di mettersi in proprio. Nei locali sopracitati trovate quindi disponibili alla spina le birre di tutti e due i marchi in aggiunta a quello di North Peak, che Jeffries utilizza per produrre birre "non acide". Prevista per il prossimo ottobre 2017 è invece l’inaugurazione della sesta location, un brewpub a Chicago che aprirà i battenti a sud, nella zona di Hyde Park, il quartiere universitario della città. 

La birra.
Clementina è una saison prodotta con malto Pilsner, frumento maltato, fiocchi d'avena, luppoli Celia, Hallertau (USA), Willamette e che vede l’aggiunta di succo di clementina, scorza di yuzu e di lime, sale rosa dell’Himalaya e coriandolo; il suo debutto avviene a marzo 2016 con distribuzione in bottiglia solamente presso le varie location di Jolly Pumpkin.  Ognuna di queste bottiglie è stata poi numerata e firmata da Ron Jeffries. La birra ha ottenuto un ottimo successo e Jolly Pumpkin ha deciso quindi di riproporla in più vasta scala, commercializzando altre bottiglie lo scorso febbraio e lo scorso agosto; queste sarebbero il risultato di tre cotte da dodici ettolitri effettuate a inizio 2016 che sono state poi invecchiate per sette mesi in un foeder di rovere da 24 ettolitri barili e in altri barili più piccoli di rovere tostato. A completare l’opera c’è la solita splendida etichetta realizzata da un ispiratissimo Adam Forman che attinge a piene mani nel repertorio Art Nouveau: Georges de Feure, Aubrey Beardsley, Théophile Steinlen, Henri Privat-Livemont, Eugène Grasset, Ivan Bilibin. 
Il suo colore arancio pallido leggermente velato richiama effettivamente quello dell’agrume che le presta il nome, mentre la schiuma cremosa e abbastanza compatta mostra una discreta persistenza. Al naso appare il sole estivo che riscalda una passeggiata in un agrumeto: profumi di mandarino e/o clementina, lime, arancia, fiori e paglia, un tocco salino/minerale, coriandolo e pepe. In secondo piano note lattiche e di mela acerba, crosta di pane: aroma che riesce ad essere rustico ed elegante al tempo stesso, molto intenso e fresco di una bottiglia che ha poche settimane di vita.  Qualche bollicina in più avrebbe reso la bevuta ancora più vivace ma è un vezzo che le si perdona facilmente: Clementina è una saison che anche al palato spruzza agrumi da ogni dove, bilanciando il dolce con l’aspro, il rustico con l'eleganza del frutto che appare pulitissimo, pieno e fragrante, accompagnato in secondo piano da pepe e da coriandolo, da leggere note funky, legnose e lattiche: il finale è secchissimo e l’amaro (scorza d’agrumi, erbaceo) è delicato per non stancare mai il palato. Il risultato è una delle migliori birre di Jolly Pumpkin che mi sia capitato di bere: saison pulita e profumatissima, intensa, moderatamente acida: il  contenuto di una bottiglia da 75 centilitri che evapora con una velocità impressionante.
Formato: 75 cl., alc. 5.5%, IBU 11, lotto B1246, imbott. 14/07/2017, prezzo 15.00 $.

domenica 23 luglio 2017

Jolly Pumpkin Baudelaire Beer iO Saison

Nel 2010 Jolly Pumpkin, birrificio di Dexter, Michigan (qui la loro storia) lancia la serie di birre chiamate “Baudelaire” ovviamente ispirata all’omonimo poeta e scrittore francese. Secondo il fondatore del birrificio Ron Jeffries “la birra è una forma d’arte che coinvolge i nostri sensi e agita la nostra immaginazione. Abbiamo creato una serie limitata di birre decidendo di seguire la musa ispiratrice ovunque ci volesse portare; ecco come è nata la Baudelaire Biére. Un mondo romantico, timidamente illuminato da ricordi lontani che tuttavia sono ancora vivi e ci spingono alla ricerca della bellezza, ad ogni costo. Etichette e birra si fondono nel carattere e nel gusto, influenzando chi beve a seguire il proprio spirito creativo per assottigliare quel velo che separa la vita dall’arte. Lasciatevi guidare dalla musa". 
Ma la Baudelaire Biére è anche ispirata a una novella grafica scritta da Jeffries assieme ad Adam Forman, tatuatore e grafico che da sempre realizza le etichette di Jolly Pumpkin: nella storia un uomo donchisciottesco è ossessionato ed innamorato di una ragazza molto più giovane di lui chiamata iO. E’ proprio al protagonista maschile, ovviamente raffigurato in etichetta, che viene dedicata la prima birra della serie, la Ale Absurd: una tripel alla segale invecchiata per diciassette mesi in botti che avevano ospitato chardonnay della California. 
A febbraio 2011, giusto in tempo per i festeggiamenti di San Valentino, viene invece commercializzata la Saison iO, protagonista femminile della novella chiamata come uno dei satelliti naturali di Giove, nome che a sua volta deriva da quello di una delle tanti amanti di Zeus. Produzione limitata a 850 casse per una ricetta che include malti Pilsner, Munich 10, Crystal, frumento tostato, malto di farro, luppoli Cascade  e Tettnang americano; vengono aggiunti petali di rosa, cinòrrodi e fiori d’ibisco. La maturazione di questa saison in botte di legno, con i lieviti selvaggi naturalmente presenti, dura tre mesi.

La birra.
Il suo colore è un bell'ambrato con accese venature che ammiccano al rosa: stesso colore di cui si macchia leggermente la schiuma, generosa, cremosa e abbastanza compatta, dall'ottima persistenza. Al naso sono evidenti i profumi floreali (rosa e ibisco) accompagnati da una delicata speziatura (pepe) da note funky e rustiche che richiamano il cuoio ed il legno; c'è una componente fruttata piuttosto ricca che va dalla dolcezza della polpa d'arancia e del pompelmo zuccherato all'asprezza del limone e dell'uva acerba. Complesso, intenso, pulito: ottimo aroma. La sensazione palatale è impeccabile, per una saison: corpo medio, vivaci bollicine e ottima scorrevolezza. La bevuta inizia con un evidente carattere vinoso, con l'asprezza della mela verde, dell'uva acerba e del limone, del ribes: ci si spinge al confine con l'acetico senza arrivare tuttavia a toccarlo. In sottofondo c'è un dolce tappeto che richiama i frutti di bosco (lampone, fragoline) e anche al palato emergono lievi sensazioni floreali prima dell'amaro terroso finale. Il suo profilo è marcato da una rinfrescante acidità, l'alcool (6.8%) è molto ben nascosto e la chiusura è piuttosto secca: ne deriva una saison molto complessa ma facile da bere che rispetta gli elevati standard qualitativi del birrificio del Michigan.  Un bicchiere ricolmo di tutto: pulizia e carattere rustico, intensità, emozioni.
Formato: 75 cl., alc. 6.8%, IBU 15, imbott. 22/01/2016, prezzo indicativo 15.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 3 aprile 2016

Jolly Pumpkin Luciernaga (The Firefly)

Eccoci ad un nuovo appuntamento con Jolly Pumpkin, birrificio del Michigan presentatovi in questa occasione. Ricapitolando per i pigri: viene fondato da Ron Jeffries e dalla moglie Laurie ad Ann Arbor, a coronamento di un lungo percorso quasi tutto autodidattico che ha portato Ron dall'homebrewing all'impiego in alcuni brewpubs, prima di mettersi in proprio. Il "piratesco" Jeffries - che ama le leggende dei pirati e ne copia un po' il look - è altrettanto innamorato della traduzione belga delle rustiche Farmhouse Ales, Red Flanders, Oud Bruin e le fermentazioni spontanee.  
La produzione di tutte le Jolly Pumpkin inizia con il mosto che viene trasferito in foudres di legno dove riceve il lievito della casa, pazientemente elaborato in quattro anni partendo dal Belgian Ale (WLP550) di White Labs. I  batteri ed i lieviti selvaggi vengono introdotti attraverso il sistema di areazione che di notte fa circolare l’aria fresca proveniente dall’esterno sui fermentatori aperti; la birra viene poi trasferita in botte per la maturazione che può durare, a seconda dei casi,  da alcune settimane a diversi anni.
Una buona parte delle botti utilizzate da Ron Jeffries proviene da Firestone Walker, uno dei birrifici americani maggiormente specializzati nel barrel-aging. Le botti esauste di Firestone sono l'ideale per lo scopo di Jeffries che non intende caratterizzare le proprie birre con quello (bourbon, vino, etc. etc.) precedentemente contenuto nei barili ma cerca un profilo pulito e, soprattutto, una "casa" per la propagazione dei lieviti selvaggi; e, fattore da non sottovalutare, ad un costo piuttosto inferiore rispetto a barili nuovi.

La birra.
Luciernaga, ovvero The Firefly ovvero "la lucciola" è una produzione stagionale di Jolly Pumpkin disponibile solitamente a partire da giugno di ogni anno; si tratta di un blend di due diverse Farmhouse/Belgian Ales invecchiate per alcuni mesi in botti di legno. Inevitabile citazione di merito anche per la splendida etichetta realizzata dall'illustratore Adam B. Forman, nella quale la lucciola prende le sembianze di una lanterna a forma di fiore di luppolo. 
Nel bicchiere è di un opaco color arancio accompagnato da un esuberante cappello di schiuma bianca e pannosa, un po' scomposta ma dalla lunghissima persistenza. Il naso apre con sentori floreali e un'esuberante nota pepata accompagnata dal coriandolo e dal legno; i due anni passati dall'imbottigliamento hanno fatto "crescere" i lieviti selvaggi che apportano un netto carattere lattico ad affiancare l'asprezza della scorza di agrumi, soprattutto limone, mentre in sottofondo rimane un dolce velo di polpa d'arancio. Grande vivacità al palato, con vibranti bollicine ed un corpo medio: ne risulta una birra ruspante che pungola il palato ad ogni sorso mantenendo sempre una grande facilità di bevuta. Al gusto sono evidenti le note lattiche dei lieviti selvaggi e quelle aspre degli agrumi gialli, accompagnate da un sottofondo dolce di polpa d'arancio e suggestioni di pesca. Impressionante la sua secchezza ed il potere dissetante e rinfrescante che ne deriva, aiutato dalla chiusura amara nella quale convivono le note lattiche e quelle terrose e leggermente zesty dell'abbondante luppolatura, ancora presente nonostante i due anni d'età.
Piacevolmente complessa ma semplice da bere, molto pulita, la "lucciola" di Jolly Pumpkin riesce ad essere rustica senza mai perdere una certa eleganza: l'acidità è ben in evidenza ma c'è una spina dorsale dolce a supporto che la rende sopportabile anche a chi non ha grossa familiarità con le "sour ales". Trova nel caldo dell'estate la sua stagione ideale, ma è un'ottima birra che personalmente berrei in qualsiasi periodo dell'anno.
Formato: 75 cl., alc. 6.5%, lotto 335/337, imbott. 01/04/2014, 13.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 17 febbraio 2016

Jolly Pumpkin Bam Biere

Jolly Pumpkin Artisan Ales viene fondata nel luglio 2004 a Ann Arbor, Michigan, da Ron Jeffries e dalla moglie Laurie nei locali che un tempo ospitavano una banca. Appassionato homebrewer, Ron è poi diventato birraio nella metà degli anni ’90 lavorando all’interno dei brewpub di proprietà della famiglia Schelde; il suo vero “amore” brassicolo è però il Belgio, con le sue rustiche Farmhouse Ales, le Red Flanders, le Oud Bruin e le fermentazioni spontanee. E’ quello che lui vorrebbe bere, ma non è quello che i clienti si aspettano di trovare al brewpub. Il suo primo tentativo “professionale” è una Sour Ale alla frutta che realizza nel 1998 al  Bonfire Bistro and Brewery  di Northville, ora chiuso. 
Spostatosi alla Grizzly Peak di Ann Arbor, Jeffries produce il suo primo “lambic”  a fermentazione spontanea. Dopo una decina d’anni da dipendente, nel 2004 si mette in proprio e apre la Jolly Pumpkin; il debutto è col botto, con il primo lotto prodotto della Oro de Calabaza che prende l’oro nella categoria “Belgian and French Style Ale” al Great American Beer Festival. Nonostante il successo, i primi periodi sono tutt’altro che facili: le sour ales sono una nicchia nella nicchia della birra artigianale, e il birrificio si sente arrivare molte segnalazioni da clienti ineducati i quali lamentano di aver bevuto una birra acida, andata a male. 
Il perché dell’originale nome Jolly Pumpkin è presto svelato:  “tutti amano Halloween – spiega Ron – e la zucca sorridente che lo simboleggia; quel nome è come la birra, ci fa spuntare il sorriso”. E sul perché la maggior parte delle birre hanno nomi spagnoli, aggiunge: “amo i tropici, la loro vita rilassata e amo le leggende dei pirati (Jolly Roger). E questo mi riporta ad Halloween: ogni bambino vorrebbe travestirsi da pirata ed andare in giro a dire “dolcetto o scherzetto”?
Oggi Jolly Pumpkin fa parte della Northern United Brewing Company, una compagnia fondata da Jeffries assieme a Jon Carlson e Greg Lobdell, proprietari della Grizzly Peak, e a Mike Hall; sotto a questo ombrello ci sono le birre di Grizzly Peak e North Peak ed i distillati del marchio Civilized.  Potete bere le Jolly Pumpkin nel ristorante-brewpub di Traverse City, al Jolly Pumpkin Café & Brewery di Ann Arbor, al birrificio di Dexter, nuova location di 6500 metri quadrati inaugurata a settembre 2014 e all'ultimo nato brewpub di Detroit.
La produzione di tutte le Jolly Pumpkin inizia con il mosto che viene trasferito in foudres di legno dove riceve il lievito della casa, pazientemente elaborato in quattro anni partendo dal Belgian Ale (WLP550) di White Labs. I  batteri ed i lieviti selvaggi vengono introdotti attraverso il sistema di areazione che di notte fa circolare l’aria fresca proveniente dall’esterno sui fermentatori aperti; la birra viene poi trasferita in botte per la maturazione che può durare, a seconda dei casi,  da alcune settimane a diversi anni: è qui avviene – se previsto – il dry-hopping.
La Bam Biere arriva nel 2005 e diventa con il tempo una delle birre di maggior successo di Jolly Pumpkin: è dedicata al cane di Ron, un Jack Russell che venne investito da un automobile mentre attraversava la strada. Si tratta secondo Ron Jeffries di una Farmhouse Ale “autentica”, ossia dalla gradazione alcolica molto contenuta in modo che potesse assere plausibilmente utilizzata dai contadini per dissetarsi durante il duro lavoro nei campi. L'etichetta dovrebbe essere opera di Adam Forman, autore di quasi tutte le Jolly Pumpkin.
Nel bicchiere è di un colore molto brillante che si colloca tra l’arancio ed il dorato; la schiuma è un po’ grossolana ed “indisciplinata”, dalla breve persistenza. Sono passati due anni dalla messa in bottiglia, i lieviti selvaggi sono “cresciuti” e fanno sentire la loro presenza al naso: acido lattico, yogurt, sudore, legno, cantina o granaio. Il carattere “funky” è “ingentilito” dalle note aspre della mela verde e della scorza di limone ed è addolcito dal dolce dell’ananas e da un lieve ricordo di frutta tropicale. E’ una birra nata per dissetare e la sensazione palatale è perfettamente adeguata: leggera, vivacemente carbonata, scorrevolezza pari a quella dell’acqua. La bevuta procede sui binari dell’aspro (limone, lime, mela acerba, uvaspina) e del lattico, contrastato da un leggerissimo e raffinato sottofondo dolce di frutta (ananas, pesca gialla) che a birra calda sconfina quasi nel miele; in mezzo s’intromette il carattere funky e legnoso, una punta d’aceto di mela con il  risultato di una birra molto fruttata, secca e totalmente dissetante e rinfrescante, che chiude il suo percorso con l’amaro del lattico e della scorza di limone/lime.  L’intensità è davvero notevole, se si pensa ad una gradazione alcolica (4.5%) da session beer: ideale per l’estate e, ritornando al concetto di “farmhouse ale autentica”, appropriata per dissetare i braccianti durante le lunghe giornate di lavoro nei campi.
Pulitissima, rustica ma non priva di una certa eleganza, non l’ho mai bevuta fresca ma a due anni di vita in bottiglia l’acidità  e la componente "funky" è piuttosto evidente e marcata: sappiatelo (se non amate le “sour”) prima di pensare ad un acquisto.  Ah, per chi volesse provale a replicarla tra le mure domestiche, segnalo questa pagina.
Formato: 75 cl., alc. 4.5%, lotto 376, imbott. 14/01/2014, 11.00 Euro (beershop, Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.