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lunedì 20 luglio 2020

Alder Beer Co.: Imbiss, Dorf & Deltacolt



Torniamo a parlare di Alder Beer Co., il birrificio inaugurato da Marco Valeriani a Seregno nell’ottobre del 2019: qualche mese fa avevamo passato in rassegna tre birre luppolate di stampo anglosassone mentre oggi assaggiamo altre tre birre nella quale sono invece i malti a guidare le danze. Le prime due si rifanno ala tradizione tedesca, coerentemente con quello che aveva annunciato Valeriani spiegando il nome Alder: “una parola inglese  che sembra un po’ tedesca e rispecchia le due filosofie produttive del birrificio: Lager e IPA, mondo tedesco e mondo anglofono”. 

La schwarzbier Imbiss (5.3%) ha debutatto lo scorso 9 aprile credo esclusivamente in lattina, visto che l’emergenza Covid-19 aveva chiuso tutti i locali ai quali sarebbero stati destinati eventuali fusti; è prodotta con malti tedeschi pils, Monaco e torrefatti, lievito lager e luppoli Mittelfruh, Tradition e Select.  Di color mogano forma una bella testa di schiuma cremosa e compatta: al naso emergono profumi di pumpernickel, pane nero, accenni di caffè e torrefatto, suggestioni di cioccolato e qualche estero fruttato. Al palato c’è grande scorrevolezza come vuole la tradizione tedesca anche se personalmente credo che un pochino di corpo in più non le farebbe male.  Accenni di caramello e cola, pane nero e cereali danno il via ad una bevuta che s’intensifica solo nel finale con l’arrivo dell’amaro del torrefatto e del cioccolato. Pulita e fragrante, Imbiss è una schwarzbier facile da bere alla quale tuttavia mi sembri manchi ancora un pochino d’intensità e carattere.

Dorf  (7%) è invece una bock “chiara” che ha anch’essa debuttato in pieno lockdown con una ricetta che prevede malti pils e speciali tedeschi, luppoli Saphir e Select, ceppo di lievito lager. Il suo color oro antico è leggermente velato, la schiuma è impeccabilmente cremosa e compatta, anche se la foto potrebbe ingannare. Pane, miele millefiori, accenni di biscotto e frutta secca compongono un aroma semplice, pulito e della buona intensità per lo stile: prefazione ad una bevuta delicatamente carbonata che si muove sullo stesso percorso senza deviazioni.  Dolce ma ben attenuata, riscalda il palato con un delicato alcool warming che ben sposa le note conclusive di panificato/cereale e frutta secca a guscio: bock elegante e morbida ma non priva di un leggero carattere rustico e ruspante a renderla vivace ed interessante. Per me è una birra molto ben riuscita.

Deltacolt (5.9%) è invece una delle quattro birre (Lewis Keller Pils, Rockfield IPA e Gretna APA) con le quali Alder aveva debuttato: una milk stout nella quale lattosio e fiocchi d’avena hanno il compito di garantire cremosità e morbidezza. Si presenta di color ebano scuro e con profumi di caffè, orzo tostato, pane nero, accenni di cioccolato e di latte/panna:  è l’odore della colazione, non molto intenso ma piuttosto pulito. Il mouthfeel è effettivamente cremoso ma ci sono un po' troppo bollicine, anche se fini, a disturbarlo.  Caffè e torrefatto sono i protagonisti di una stout ben bilanciata nella quale è  la dolcezza della panna (effetto lattosio) a contrastare le tostature. Un delicato tepore etilico avvolge poi il cioccolato in una bel finale che lascia felici e soddisfatti: intensità e facilità di bevuta vanno in questo caso a braccetto e nonostante qualche piccola imprecisione da limare questa lattina di Deltacolt è una milk stout di livello già alto.

Nel dettaglio:
Imbiss, 40 cl., alc. 5.3%, imbott. 07/04/2020, scad.  07/10/2020, prezzo indicativo 5.00 €
Dorf, 40 cl., alc. 7.0%, imbott. 20/04/2020, scad. 20/10/2020, prezzo indicativo 6.00 €
Deltacolt, 40 cl., als. 5.9%,  imbott. 01/04/2020, scad. 01/10/2020, prezzo indicativo 6.00 €

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

giovedì 16 gennaio 2020

Hummel-Bräu Cowboy Schwarzbier & Hummel-Bräu Räucherla Märzen


Merkendorf è un distretto del comune di Memmelsdorf, ad una decina di chilometri da Bamberga, nel quale vivono circa 900 abitanti che hanno a disposizione due birrifici con annesse locande: Brauerei Wagner e Brauerei Hummel. Parliamo di quest’ultima, fondata nel 1556 e di proprietà della famiglia Hummel dal 1846: alla guida ci sono oggi Julius e Georg Hummel. Una cinquantina di dipendenti, 9000 ettolitri prodotti ogni anno suddivisi tra etichette disponibili tutto l’anno (Pils, Kellerbier, Märzen, Räucherla, Cowboy Schwarzbier,  Weißbier Hell, Weißbier Dunkel, Leichtes Weißbier, 1162 Rauchfestbier e Radler) e stagionali: Festbier Hell e Dunkel (Pasqua, Pentecoste e Natale), Zwickelbier (dall’Epifania alla Quaresima), Dunkler Bock, Weizenbock e Leonhardi Bock hell (da novembre all’Epifania), Räucherator  Doppelbock  (Quaresima), Heller Maibock (aprile e maggio).  Oltre che alla spina e nella classiche bottiglie da mezzo litro le birre sono anche disponibili in formato 33 centilitri  (Freggäla).  Se non avete automobile o bicicletta per raggiungerla da Bamberga potrete prendere l’autobus numero 917 che vi lascerà a Memmelsdorf (3 km).  La Gaststätte è aperta tutti i giorni tranne il venerdì dalle 9 alle 21; domenica e festivi 10-12, 17-20. I fornelli della cucina s'accendono a partire dalle 11.30 e dalle 17. Vi aspettano il Biergarten estivo, la Bräustübla (saletta separata con venti posti a sedere) e due appartamenti per chi desidera passare la notte; la Bierkeller con i suoi alberi secolari è invece attualmente chiusa.  E visto che non è spesso facile reperire informazioni sui piccoli birrifici della Franconia, passiamo all’assaggio di due bottiglie. 

Partiamo dalla Cowboy Schwarzbier (5%) che si presenta di color cola con riflessi ramati; la schiuma, cremosa e compatta, ha ottima ritenzione, Pane nero, cereali, una delicata speziatura, qualche nota rustica di fieno, caramello e qualche accenno di cola: l’aroma è intenso anche se non particolarmente elegante. Al palato scorre senza intoppi, come vuole la tradizione tedesca, riproponendo pane nero e cereali, cola, qualche nota di prugna ed uvetta; la bevuta è dolce ma bilanciata da una buona attenuazione e da un finale leggermente amaricante caratterizzato da note terrose e di frutta secca. Birra pulita e abbastanza intensa, facile da bere ma che non riscalda molto il cuore, sicuramente un po’ penalizzata dalla messa in bottiglia.  

Bamberga è la patria delle Rauchbier e Räucherla è la Märzen affumicata di casa Hummel. Nel bicchiere è limpida e di color oro antico, la schiuma biancastra è cremosa e compatta. Al naso emergono profumi floreali, di miele millefiori, biscotto, qualche nota burrosa, metallica e, ovviamente, l’affumicato.  La bevuta ripropone il dolce del miele, del panificato e del biscottato con l’affumicato che, devo ammettere, non è particolarmente elegante e, soprattutto nel finale quando aumenta d’intensità, arriva a  quasi sconfinare nella plastica bruciata. Un tocco di diacetile non disturba una bevuta comunque piacevole che chiude con un leggero amaro tra il terroso e la frutta secca a guscio. Anche per questa birra valgono le stesse considerazioni fatte in precedenza: bevuta gradevole ma un po’ freddina dal punto di vista emotivo, priva di quella componente rustica che dovrebbe idealmente trasportare nei campi della Franconia chi ha il bicchiere in mano. Un compromesso da accettare se si vuol bere queste birre in bottiglia anziché recarsi direttamente alla fonte.
Nel dettaglio:
Hummel-Bräu Cowboy Schwarzbier, 50 cl., alc. 5,0%, scad. 22/02/2020
Hummel-Bräu Räucherla Märzen, 50 cl., alc. 5.4%, scad. 12/03/2020

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa lattina e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 6 settembre 2018

Vetra Saison & Vetra Black


Il nome richiama una piazza di Milano, dietro alle Colonne di San Lorenzo, al di sotto della quale ancora scorre il canale che porta lo stesso nome: gli impianti sono invece a  Caronno Pertusella, all’estremità sud-est della provincia di Varese. Parliamo di Vetra, birrificio che cinque soci hanno inaugurato nell’autunno del 2016: tra loro il birraio Stefano Simonelli, un passato da homebrewer e significative esperienze presso Birrificio Italiano, BQ e Thornbridge (UK), oltre a collaborazioni e progetti occasionali con vari birrifici italiani. Gli altri soci che hanno investito nel progetto sono Gabriele Cucinella, Stefano Maggi e Ottavio Nava (fondatori dell’agenzia creativa We Are Social), Andrea Paci, bartender e titolare de Lo Scalo – Craft Drinks by The Lake. 
Su di un impianto da 30 hl vengono prodotte le cinque etichette che costituiscono il nucleo centrale della produzione Vetra; disponibili tutto l’anno e chiamate semplicemente con lo stile che le contraddistingue, ovvero Pale, IPA, Pils, Saison e Black (Lager). A queste s’affiancano un numero sempre più crescente di collaborazioni, produzioni stagionali e occasionali, a partire dalla Don Zaucher, una rauchbier aromattizzata con scorza d’arancio realizzata in collaborazione con il birrificio Stavio. Ma ci sono anche la Tripel Six, la India Pale Lager chiamata Pacifica e la bock chiamata Alfa, quest’ultima una sorta di tributo alla casa automobilistica che aveva il suo stabilimento produttivo ad Arese, a  pochi chilometri di distanza da dove si trova oggi il birrificio.
L’avventura di Vetra sembra essere partita con il piede giusto e a conferma di ciò c’è il secondo posto ottenuto da Stefano Simonelli tra i birrai emergenti del 2017, dietro a Giovanni Faenza di Ritual Lab, alla manifestazione Birraio dell’Anno organizzata da Fermento Birra.

Le birre.
Partiamo dalla Saison della casa, nella quale il lievito non viene lasciato “solo” ma aiutato dall’aggiunta di scorza di limone: il risultato, promette Vetra, è “un sorso d’estate in ogni stagione”. Il suo colore è effettivamente solare, nel bicchiere si forma un cappello di schiuma non esuberante ma compatto e dalla buona persistenza. Il gradevole bouquet di profumi comprende spezie, fiori bianchi, limone e altri agrumi, accenni di banana e di paglia, componente rustica che non dovrebbe mai mancare in queste birre. In bocca è vivacemente carbonata e la bevuta è agile e scorrevole, molto secca, estremamente rinfrescante: un ottimo livello di pulizia permette d’apprezzarne ogni dettaglio di una saison che parla di pane e di crackers, di frutti a pasta gialla, di pepe bianco. Il limone arriva in prossimità della fine, con un bel finale amaro di discreta intensità nel quale convivono note zesty e terrose. Una interpretazione di stile moderna e convincente, ben eseguita, intensa, profumata elegante ma non priva di carattere rustico: gli aggettivi si sprecano ed difficile evitarne l’evaporazione rapida dal bicchiere. Saison molto ben riuscita che mantiene le promesse fatte. 

Più inusuale, almeno se si pensa al panorama nazionale e agli stili che hanno portato al successo la cosiddetta “birra artigianale”, è la scelta di produrre una  (robusta, 6.8%) Dark Lager chiamata Black. Il suo vestito è colorato di un bell’ebano scuro illuminato da venature rossastre; al naso troviamo pane nero, delicate tostature, tracce di caffè e di cacao.  Al palato è morbida, con poche bollicine e una facilità di scorrimento pericolosa se rapportata alla gradazione alcolica; caramello e pane nero guidano una bevuta nella quale compaiono tostature, note di caffè e cioccolato, qualche estero fruttato (prugna). Fragrante e ben equilibrata, chiude il suo percorso con un amaro di buona intensità nel quale malti (torrefatto) e luppoli (terroso) si dividono il palcoscenico; un lieve tepore etilico in sottofondo riscalda questa robusta Black Lager, intensa e di carattere. La pulizia è buona, lo spazio per migliorare ovviamente c’è  ma anche questa è una birra molto ben fatta.
Nel dettaglio:
Saison, 33 cl., alc. 5,5%, lotto 101, scad. 01/03/2019, prezzo indicativo 4.50-5.00 euro (beershop)
Black, 33 cl., alc. 6.85%, lotto 80, scad. 01/12/2018, prezzo indicativo 4.50-5.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

domenica 12 febbraio 2017

Wieselburger Schwarzbier

Wieselburg, comune austriaco a metà strada tra Linz e Vienna: qui nel 1770 Josef Schauer acquistò un piccolo birrificio preesistente iniziando un piano di espansione che fu poi portato a termine dai numerosi altri proprietari che gli succedettero. Nel 1921 il birrificio Kaltenhausen, la Linzer Aktienbrauerei, i birrifici Poschacher di Linz e Salzkammergut di Gmunden formarono assieme alla Wieselburger Aktienbrauerei il gruppo Österreichische Brau AG. Dopo alcuni anni vennero acquistate la Niederösterreichische Obstverwertung und Brauerei GmbH, il birrificio Liesing, la Bürgerliches Brauhaus di Innsbruck, il birrificio Reutte, la Vereinigte Tiroler Brauereien Kundl-Jenbach, il birrificio Sternbräu di Salisburgo e la  Aktiengesellschaft der Brunner Brauerei. 
Lo "shopping" continuò con l'acquisizione della  Aurolzmünster Gräflich Arco-Valley’sche Brauerei, della Klosterbrauerei di Engelszell, della Löwenbrauerei di Innsbruck e del 40% del birrificio Zipf.  La società, con sede legale a Linz, cambiò più volte nome a seguito delle fusioni con il birrificio Zipf (1970) e con la Schwechater Brauerei (1978).
La denominazione attuale Brau Union Österreich AG risale al 1993 quando avvenne la fusione tra la Österreichische Brau AG (ovvero tutta la storia appena raccontatavi) e la Steirerbrau. Dopo aver acquisito il 33% del birrificio Schladming, la Brau Union venne fagocitato nel 2003 dal gruppo Heineken per 769 milioni di euro: si formà allora  il più grande produttore di birra dell'Europa centrale ed orientale, che oggi controlla il  60% del mercato austriaco (nove milioni di ettolitri circa) con sette siti produttivi, e una quindicina di marchi tra i quali, oltre a quelli di Heineken, ci sono Edelweiss, Gösser, Kaiser, Puntigamer, Reininghaus, Schladminger, Schlossgold, Schwechater, Wieselburger e Zipfer: praticamente quasi tutto quello che trovate da bere nel locali dell'Austria!

La birra.
Stammbräu, Gold, Spezial e Schwarzbier: sono queste le quattro birre a marchio Wieselburger: quest'ultima si presenta nel bicchiere di color ebano scuro con una generosa schiuma cremosa e compatta, dall'ottima persistenza. Impeccabile l'aspetto, molto meno entusiasmante l'aroma che, in assenza di fragranza, presenta comunque i classici profumi di pane nero, pumpernickel e caramello, con le note dolciastre di quest'ultimo che introducono quelle del mirtillo sciroppato. Il gusto si muove sullo stesso percorso con qualche passaggio a vuoto che si traduce in un eccesso di acquosità; pane nero, leggere tostature e qualche accenno di caffè rappresentano le note positive di una bevuta in cui affiora troppo di frequente una nota caramellosa piuttosto dolce e artificiosa. Chiude in tono minore con le tostature del pane che affondano nell'acqua: l'intensità, sino ad allora discreta, subisce un crollo in verticale. Ovviamente facile da bere, poche bollicine, morbida al palato: bevuta bilanciata nella quale il DNA industriale porta via qualsiasi possibilità di emozioni e di fragranza. E con un rapporto qualità prezzo per nulla favorevole.
Formato: 50 cl., alc. 4.8%, lotto 403G.2, scad. 04/2017, prezzo indicativo 1,95 Euro (Supermercato, Austria).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 2 febbraio 2017

Kaiserdom Dark Lager

Del più grande birrificio di Bamberga, Kaiserdom Privatbrauerei, avevamo già parlato qualche mese fa;  200.000 circa gli ettolitri prodotti ogni anno, geograficamente nel sobborgo di Gaustadt, fondato nel 1718 negli edifici un tempo di proprietà del monastero benedettino di St. Michelsberg, che concesse a Georg Morg il permesso di produrre e vendere birra.  Agli inizi del 1900 il birrificio prese il nome di Müller’sche Brauerei zu Gaustadt in quanto di proprietà di Anton Müller, una delle cui quattro figlie sposò nel 1910 Georg Wörner, che così diventò co-proprietario del birrificio che più tardi cambiò il proprio nome in Brauerei Wörner e, in seguito, in BürgerBräu Gaustadt; nel 1953 il passaggio del testimone ai figli Theodor and Ludwig che negli anni ’60 iniziarono i lavori di costruzione della nuova sede di un birrificio ormai impossibilitato ad aumentare la propria capacità produttiva nei locali in cui si trovava. L’inaugurazione avvenne nel 1969. In seguito all’annessione di Gaustadt in Bamberga (1972) il birrificio iniziò ad utilizzare i simboli della città per le proprie birre, lanciando nel 1976 la Kaiserdom Pilsener, dedicata al duomo ovvero al Bamberger Kaiserdom Sankt Peter und Sankt. Nel 1978 l’improvvisa morte di Ludwig Wörner costrinse il figlio Georg ad abbandonare i propri studi all’università di Weihenstephan per raccoglierne il testimone; il successo delle birre "dedicate" al duomo di Bamberga convince la proprietà a modificare il nome del birrificio, nel 1983, da BuergerBrau a Kaiserdom, con il fatturato dell'export (Europa ed anche Asia) che inizia ad avere una rilevanza sempre più importante. Kaiserdom, Domfürsten, Alt-Bamberg e Bürgerbräu Bamberg sono i principali marchi prodotti da un birrificio rispettoso della tradizione tedesca che, se non erro, non produce nessuna rauchbier, la tipica "birra affumicata" di Bamberga.

La birra. 
Due le generose lattine da un litro che ogni tanto appaiono in qualche discount italiano ad un prezzo di circa 2 euro. Dopo la  Kellerbier assaggiata in questa occasione, è il momento di stappare la Kaiserdom Dark Lager. 
Esteticamente inappuntabile, colora il bicchiere di ebano scurissimo con una solida testa di schiuma color cappuccino, fine e cremosa, dall’ottima persistenza. Pane nero, pumpernickel e caramello formano un aroma che non  brilla di fragranza ma che mostra una buona intensità, per i dettami dello stile. In questo senso il gusto fa forse un mezzo passo indietro, evidenziando qualche passaggio un po’ troppo acquoso che tutta via non pregiudica la gradevolezza di una bevuta basata su caramello, pane nero appena tostato e, nel finale, persino un accenno di caffè. La scorrevolezza è tipicamente tedesca, ovvero elevata, con poche bollicine ed un corpo leggero.  C’è giusto una leggerissima nota metallica in bocca, mentre il retrogusto, abbastanza corto, ripropone le delicate tostature del pane.  La fragranza non è la sua caratteristica principale, il livello non è all’altezza di altri piccoli produttori della Franconia ma il rapporto qualità prezzo, in Italia, direi che è assolutamente positivo. Una birra che ti accompagna senza richiedere attenzione e alla quale le si perdonano senza rancore le imprecisioni; due euro per un litro di birra nettamente superiore a quanto offrono le industriali sugli scaffali dei supermercati.
Formato: 100 cl., alc. 4.7%, lotto 125G0318, scad. 04/11/2017, prezzo indicativo 2.19 Euro (supermercato).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 16 ottobre 2016

Birra Elvo Schwarz & Doppel Bock

Debutta oggi sul blog il birrificio Elvo fondato nel 2013 dai fratelli Josif e Raoul Vezzoli assieme a Giuliano Rama a Graglia (Biella) alle pendici del Mombarone; il nome scelto è lo stesso del torrente piemontese che nasce dal Monte Mars (2.600 m), la più alta cima delle Alpi Biellesi, e scorre poi nelle province di Biella e Vercelli.  Graglia è anche nota per essere la sede dello stabilimento di acqua Lauretana, "la più leggera d'Europa": dallo stesso acquedotto attinge il birrificio Elvo per produrre le sei etichette attuali (Pils, Marzen, Weizen, Heller Bock, Schwarz e Doppelbock) tutte ovviamente ispirate dalla tradizione tedesca. 
Il birraio è Josif, che dopo anni passati girando gli studi di registrazione italiani ed europei come sound engineer con la sua attività  (JVAcoustics), ha avvertito la necessità di restare un po' più fermo e vicino a casa. Nel suo passato non c'è come spesso accade l'homebrewing ma ci sono tantissime bevute, soprattutto tedesche; per avviare il suo birrificio si avvale della  formazione e della consulenza di Fabrizio Leo. Si parte nel 2013 in con un impianto austriaco Labu Bräu e l'anno successivo è già tempo di una medaglia d'oro (Doppel Bock) al concorso di Birra dell'Anno; nel 2015 arriva un oro per la Heller Bock e due argenti (Weizen e Schwarz). Nonostante la partenza rigorosa nel rispetto della tradizione tedesca, nel corso del prossimo anno dovrebbero arrivare anche alcune novità, sempre a bassa fermentazione, che utilizzeranno anche luppoli extra-europei. 

La birra.
Partiamo con la Schwarz, che tiene quasi fede al suo nome: colore ebano piuttosto scuro, venature ambrate, e una bella testa di schiuma beige cremosa e compatta, dall'ottima persistenza. Ottima pulizia al naso dove emergono i profumi del pane nero, del pane leggermente tostato, delle liquirizia e del caramello. Ineccepibile la sensazione palatale, scorrevole come vuole la scuola tedesca con poche bollicine ed un corpo  tra il medio ed il leggero. Al palato c'è un perfetto equilibrio dato da caramello e pane nero, liquirizia e pane tostato, con qualche suggestione di cioccolato; i malti scuri donano una leggera acidità in un finale abbastanza secco nel quale emergono le tostature del pane e dell'orzo, suggerendo quasi il caffè. Pulitissima, la Schwarz di Elvo coniuga perfettamente facilità di bevuta ed intensità: precisa e rispettosa della tradizione, non manca di regalare quelle emozioni che troppe volte non vanno purtroppo d'accordo con il rigore tecnico. Ottima.

Di uguale livello è l'interpretazione dello stile Doppelbock secondo Elvo: il bicchiere si colora di un bell'ambrato carico che ricorda quasi la tonaca di quei frati che erano soliti "nutrirsi" con queste sostanziose birre durante i digiuni quaresimali.  Ciliegia, prugna, caramello, biscotto e pane nero disegnano un aroma pulito e di discreta intensità nel quale trovano posto anche note di miele e di frutta secca. Morbida e poco carbonata, al palato scorre piuttosto bene nonostante la sostenuta gradazione alcolica (7.5%): il gusto si muove ovviamente in territorio dolce con caramello, miele di castagno e ciliegia affiancati dal pane nero, da lievi tostature e da qualche suggestione di cioccolato. Non vi è quasi traccia d'amaro ma una perfetta attenuazione riesce a rendere questa doppelbock sempre bilanciata, asciugandone alla perfezione il dolce; nel retrogusto la frutta secca viene accompagnata da una carezza etilica, a patto che abbiate la pazienza di lasciare che la birra s'avvicini alla temperatura ambiente. 
Rispettose delle caratteristiche dello stile, precise, pulite e molto bilanciate, entrambe le birre di Elvo non assolutamente nulla da invidiare alle migliori interpretazioni tedesche, se non il prezzo (passatemi la battuta in agrodolce) e il formato: perché non optare per il classico mezzo litro?  Se amate la Germania e le sue basse fermentazioni, Elvo è un nome che non deve assolutamente mancare sul vostro taccuino.
Nel dettaglio: 
Schwarz, formato 33 cl., alc. 5.5%, lottto 103, scad. 30/11/2016, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro.
Doppel Bock, formato 33 cl., alc. 7.5%, lotto 100, scad. 31/12/2016, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 4 febbraio 2016

Statale Nove John G Evo 3

Di tanto in tanto fa sempre capolino sul blog il birrificio bolognese Statale Nove guidato dal 2008 dal birraio Filippo Bitelli; non abito molto lontano e l'occasione è ghiotta per bere sempre birra fresca. Il birrificio offre una gamma ampia che attraversa la tradizione tedesca, anglosassone e belga, ma è la Germania a farla da padrone, con interpretazioni stilistiche sempre ben fatte che convincono senza necessariamente dover sempre rincorrere la moda del momento. 
Non è dunque un caso che l'anglosassone Stout di Statale Nove, chiamata John G, venga ogni tanto trasfigurata in una bassa fermentazione tedesca altrimenti detta Schwarzbier e rinominata John G Evo 3. Gli elementi in gioco sono quelli preferiti dal birrificio bolognese: la musica, visto che John G è il titolo di un brano dell'album d'esordio degli Atomic Ants a sua volta "dedicato" a John Joseph Gotti, il boss "elegante" dal 1985 al 2002 a capo della famiglia dei Gambino una delle più potenti famiglie mafiose di New York. Ma oltre alla musica nel nome (Evo 3) ci sono anche i potenti motori americani ai quali erano già state dedicate questa e questa birra
John G Evo 3 dunque, nel nuovo formato 33 che finalmente anche Statale Nove s'è decisa ad adottare, accompagnato dalle nuove etichette. Schwarzbier che arriva nel bicchiere di color ebano scuro con intense venature rosso rubino; la schiuma è beige chiaro e, benchè non troppo generosa, è fine e cremosa ed ha una buona persistenza.  Al naso i profumi di caramello e pane nero (Pumpernickel), tracce di ciliegia  e di caffè (liquido) che, man mano che la birra si scalda, assume il ruolo di assoluto protagonista; bene sia l'intensità che la pulizia. 
Al palato la carbonzione è davvero molto bassa; la birra ne guadagna in scorrevolezza, anche se non ne avrebbe bisogno, ma perde un po' di vivacità: leggera e "watery" quanto basta, rivela invece una bella intensità che ricalca in fotocopia l'aroma. Pane nero, cereali con il dolce del caramello in sottofondo sono la base sulla quale recitano un ruolo da protagonista tostature e caffè, sopratutto quando la temperatura aumenta. E' l'acidità dei malti scuri a stemperarle un po', prima del loro ritorno nel retrogusto abbastanza amaro di caffè e tostature.  Un interpretazione piuttosto personale di una Schwarzbier, con il caffè molto in evidenza a portarla al di fuori dei parametri stilistici, se si vuole essere puntigliosi; superando la teoria, la pratica mostra una quasi "session beer" molto pulita che fa ben coesistere intensità e facilità di bevuta, un pregio che non dev'essere dato per scontato. Sfavorevole - come tutte le cosiddette "artigianali" italiane - è invece il rapporto qualità prezzo se paragonato alle sorelle tedesche: d'accordo, parliamo di due nazioni diverse ma "sessionare" a dodici euro al litro diventa impegnativo.
Formato: 33 cl., alc.  4.7%, lotto 370 imbott. 29/10/2015, scad. 29/10/2016, pagata 4.00 Euro (birrificio).

NOTA: la descrizione della birre è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglie, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 9 gennaio 2015

Ursus Black

Delle comunità straniere presenti nel nostro paese, quella rumena è la più numerosa: normale quindi che i supermercati inizino ad offrire una piccola selezioni di prodotti per chi oggi risiede nel nostro paese. Tra i prodotti rumeni che trovate sugli scaffali, c’è anche la birra. Onestamente non conosco la scena brassicola rumena e non so se ci sia anche lì qualche interessante produttore artigianale. Ovviamente per il momento in Italia sono arrivati solamente i prodotti industriali, spesso disponibili in curiose/inquietanti (per noi) bottiglie di plastica da due litri. 
Per la mia prima esperienza con la birra rumena mi sono affidato a Ratebeer; delle diverse etichette disponibili sullo scaffale, l’unica che sembrava riscuotete un certo apprezzamento da parte di chi l’aveva provata era questa Black della Ursus Breweries.  
L’inizio della produzione di birra nella città rumena di Cluj sembra risalire all’inizio del diciottesimo secolo, grazie ad un ordine di Gesuiti che furono poi espulsi dalla città nel 1773: il monastero, ed il birrificio annesso, finirono sotto il controllo della chiesa di Roma.  Bisogna attendere l’inizio del ventesimo secolo per avere un imprenditore – tale Frigyes Czell – inaugurare la prima vera moderna fabbrica di birra a Cluj; nel 1927 Czell mette in piedi anche un secondo stabilimento a Manastur, cedendolo poco tempo dopo l’apertura.  Nel 1929 la URSUS Fabrica de Bere S.A viene infatti scorporata dalla Frigyes Czell si Fiii Grupa Dr. Wilhelm Czell SA e viene acquisito da un altro produttore transilvano, la Turda Brewery. Nel 1948, al termine del conflitto, la Ursus viene ovviamente statalizzata, rimanendolo sino al 1989:  con la caduta di Nicolae Ceaușescu, il birrificio fu la prima compagnia pubblica rumena ad essere offerta per la privatizzazione e l’occasione fu subito colta dal gigante multinazionale Sab Miller che l’acquistò nel 1990:  il resto è la solita storia fatta di acquisizioni di piccoli marchi nazionali allo scopo di eliminare i concorrenti. 
Nel 1996, la Ursus fu la prima birra in lattina ad essere distribuita in Romania, e nel 2009 la Sab Miller decise di rimuovere il nome della città d’origine (Cluj) che era sempre stato ben in evidenza sull’etichette delle birre.  A seguito di uno studio di mercato, era infatti emerso che ai consumatori non interessava tanto sapere il luogo d’origine ma piuttosto il tipo di birra (Black, Premium, etc etc..); la decisione arrivò “casualmente”  proprio dodici mesi prima dell’annuncio della chiusura dello stabilimento di Cluj, dichiarato non più redditizio e troppo costoso, dove la Ursus veniva prodotta da un secolo. Oggi il maggior stabilimento produttivo si trova a Timisoara, dove oltra alle Ursus vengono prodotti, per il mercato locale anche i seguenti marchi posseduti da Sab-Miller:  Timisoreana, Ciucas, Azuga, Stejar, Redd's, Peroni Nastro Azzurro, Pilsner Urquell and Miller.   
Ursus Black, quindi ?  E’ una Schwarzbier che Ratebeer  elegge a “miglior birra rumena” con un punteggio di 78/100. Al secondo posto trovo una Hefeweizen (Terapia Platin)  di un microbirrificio curiosamente chiamato Clinica de Bere, ed al terzo posto di nuovo un’industriale, la Silva Strong Dark Beer, marchio del portfolio Heineken.
All’aspetto è di color marrone scurissimo, con una compatta testa di schiuma beige, cremosa e molto persistente. L’aroma è abbastanza semplice ma pulito, con dominanza di pane nero (pumpernickel) al quale s’affiancano sentori di cereali e ciliegia sciroppata.   Morbida e gradevole in bocca, con poche bollicine ed un corpo tra il medio ed il leggero, Ursus Black apre con una bella intensità amara fatta di pane nero tostato e qualche traccia di caffè. La bevuta procede poi addolcendosi gradualmente (caramello e prugna disidratata) ma perdendosi un po’ per strada, con l’intensità che viene a tratti inghiottita dall’acqua.   L’amaro iniziale viene bilanciato da una forte componente zuccherina che lascia il palato un po’ troppo appiccicoso, e neppure la chiusura risulta molto elegante, con un vago ricordo di gomma bruciata ad accompagnare le leggere tostature, il caffè e la suggestione di cioccolato amaro. La bevuta è tutto sommato onesta, abbastanza pulita, e poco impegnativa: parliamo di un prodotto industriale che in patria suppongo venga venduto ad un prezzo molto basso, ma che anche in Italia mantiene secondo me un buon rapporto qualità prezzo. Se la vedete su qualche scaffale, il consiglio è di provarla. 
Formato: 50 cl., alc. 6%, lotto 14:13/6, scad. 29/06/2015, pagata 1.99 Euro (supermercato, Italia).


NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio   

giovedì 3 luglio 2014

Maxlrainer Aiblinger Schwarzbier

Bad Aibling è una piccola città (18.000 abitanti) della Baviera meridionale che si trova ad una quarantina di chilometri da Monaco; deve la sua notorietà alle terme che ospita; fu il medico Desiderius Beck  ad  iniziare a praticare nel 1845 dei trattamenti con i fanghi locali. Cinquant’anni dopo, nel 1895, Aibling fu rinominata in Bad (= terme) Aibling. Perché dovrebbe interessare questa località tedesca ad un appassionato di birra? Beh, ci potreste pianificare una vacanza termale di qualche giorno approfittando del fatto che a soli cinque chilometri di distanza c’è il castello di Maxlrain, con il suo birrificio - e ristorante -  annesso, del quale vi ho parlato in questa occasione. E proprio a Bad Aibling  la Schlossbrauerei Maxlrain dedica la propria Schwarzbier, chiamandola appunto Aiblinger (ovvero “di Aibling”); in etichetta un dettaglio dal dipinto "La coppia improbabiledel pittore tedesco Wilhelm (Maria Hubertus) Leibl.
Magnifica nel bicchiere, di un intenso color marrone che regala delle bellissime e limpide sfumature ambrate e rosso rubino; la testa di schiuma è solida e  “croccante”, quasi pannosa, molto persistente.  L’aroma è pulito ed elegante, e per restare in Germania i primi profumi che vengono subito in mente sono quelli del pumpernickel, del pane nero, ma ci sono anche frutti di bosco, prugna e qualche lieve nota di cioccolato. 
Molto bene in bocca; è una Schwarzbier poco carbonata, dal corpo medio-leggero, che abbina un'ottima scorrevolezza ad una morbidezza palatale molto gradevole. Ritroviamo il pane nero e la prugna, con note di biscotto, caramello e liquirizia. Il grande equilibrio della tradizione tedesca si traduce in un bel dialogo tra il dolce  della frutta (più evidente quando la birra si scalda) e l'amaro delle tostature e del (lieve) terroso. Il retrogusto è abboccato, con caramello, prugna e qualche lieve tostatura. Molto pulita, facilissima da bere, sorprende per l'intensità abbinata ad una gradazione alcolica modesta (5%); solo apparentemente semplice, svela una bella complessità fatta di tante piccole ma interessanti sfumature. Un'ottima Schwarzbier, che in Germania si trova ad un rapporto qualità prezzo commuovente che per la birra italiana è un lontanissimo miraggio. Ma anche limitando il confronto alla Germania, molto meglio questa Maxlrainer che le "nuove" IPA/APA e Craft Bier varie tedesche che viaggiano a 2-3 euro per soli trentatré centilitri. Per adesso, mi sembra che la tradizione continui ad essere molto superiore all'innovazione.
Formato: 50 cl., alcol 5%, lotto 11:38, scad. 23/12/2014, pagata 0,94 Euro (supermercato, Germania).

sabato 10 maggio 2014

Birrone Scubi

Finalmente arriva sulle pagine del blog anche il birrificio vicentino Birrone, del quale sino ad ora non ero mai riuscito a reperire nessuna bottiglia. Finalmente l'occasione è arrivata, ed ecco una breve ma doverosa presentazione del birrificio guidato da Simone Dal Cortivo, che lo apre nell'aprile del 2008 ad Isola Vicentina. Anche per Simone, proveniente da una famiglia di panettieri, l'apertura del birrificio è stato il grande passo compiuto dopo una decina d'anni di homebrewing e di viaggi in Germania, caratterizzati da formative esperienze con birrai tedeschi poi diventati amici. E proprio la Germania è la nazione che maggiormente influenza le produzione del Birrone: molte basse fermentazioni, molte ricette classiche (helles e bock, weizenbock e weizen) ma anche qualche concessione al di fuori dei confini tedeschi, come una lager brassata con il luppolo americano Cascade (Gerica), una porter genialmente chiamata "fuckín" (con l'accento sulla "i", ovvero "facchino" in veneto) e produzioni one shot come IPA e oud bruin.
Nel 2013 il birrificio si è trasferito poco lontano in locali più capienti, nei quali è stato anche possibile allestire due sale con circa un centinaio di coperti dove le persone possono mangiare e bere. Dal 2011 il Birrone ha anche iniziato a raccogliere medaglie a Birra dell'Anno: regina indiscussa è stata la Scubi (ovvero la SCUra del BIrrone), una schwarzbier che dopo la medaglia d'argento del 2012 (Cat. 2: birre scure di ispirazione tedesca) ha conquistato l'oro nel 2013 facendo il bis nel 2014 (Cat. 4: ambrate e scure, alta e bassa fermentazione, basso grado alcolico, d’ispirazione tedesca).
All'aspetto è di colore marrone scurissimo, quasi nero, con qualche riflesso tonaca di frate; perfetta "la testa" di schiuma che si forma, compatta e fine, cremosisssima e molto persistente. Difficile non pensare al fatto che il birraio Simone proviene da una famiglia di panettiere quando si avvicina il naso al bicchiere: ci sono fragranti sentori di crosta di pane nero, cereali, orzo tostato e qualche richiamo di mirtillo. In secondo piano troviamo caramello e caffè, cioccolato, qualche sfumatura di cenere; l'aroma è molto pulito ed elegante. Le sensazioni nasali vengono riprodotte quasi in fotocopia in bocca: Scubi ha un corpo leggero ma riesce ad essere ugualmente morbida, con una carbonazione molto contenuta, senza nessun rischio di "annacquatura". Ecco che ritrovo il pane nero, l'orzo tostato, il caramello, il caffè e la cenere, con ottima intensità e pulizia quasi esemplare. Il finale è corto, con un retrogusto di cioccolato, tostature e caffè  meno intenso della bevuta, come a calmare le acque e mettere la parola "fine" su un percorso gustativo davvero molto bello ed interessante. Birra che abbina alla perfezione semplicità e maestria, la scorrevolezza e la facilità di bevuta tipica delle birre tedesche con un'intensità ed un ventaglio di aromi e sapori che, a mio modesto parere, molti birrifici tedeschi si sognano di ottenere. Impietoso invece il confronto prezzi Italia-Germania, con un rapporto (per noi sfavorevole), di circa uno a cinque; ovvero, con il prezzo dell'italiana comprate, in Germania, circa cinque schwarzbier tedesche. Non è presente (male!) la data d'imbottigliamento sull'etichetta, ma per il resto Alles sehr gut!
Formato: 50 cl., alc. 5.4%, scad. 12/08/2014, pagata 5.00 Euro (beershop, Italia).

domenica 26 gennaio 2014

Birrificio Italiano Nigredo

Novità 2013 del Birrificio Italiano, la Nigredo viene presentata quasi in contemporanea in due continenti; negli Stati Uniti, dove Agostino Arioli è ospite del Firestone Walker Invitational Beer Festival (qui una interessante video intervista) e, ovviamente, a Lurago Marinone, casa del Birrificio Italiano. Per quel che riguarda la scelta del nome, vi rimando alle parole di Agostino stesso:  "Nigredo è l’Opera al Nero degli alchimisti, la prima fase del processo alchemico. La produzione del malto e della birra sono stati per secoli intimamente connessi all’alchimia, tanto che il simbolo dei birrai tedeschi, due triangoli l’uno nell’altro a formare una stella a sei punte, è proprio un simbolo alchemico. Il primo triangolo rappresenta le tre grandi fasi: Nigredo (germinazione e maltazione), Albedo (saccarificazione) e Rubredo (fermentazioni), le tre grandi trasformazioni. L’altro triangolo indica i tre elementi, acqua, aria (gas) e fuoco. Da Basilio Valentino, alchimista, XV sec.: "quando qualcuno vuol fare da orzo o frumento della birra egli deve osservare la Perfezione dei gradi della natura. Dapprima il cereale deve essere posto a macerazione in luogo chiuso, al buio… E' solo dopo questi preparativi che può avvenire la cottura nell'Athanòr, con la quale dal frutto viene estratto con il fuoco il nobile spirito che si combina con l'acqua di cottura alla base della Fornace, formando in tal modo la Birra". E aggiunge: "Il luppolo che viene aggiunto alla birra, è il suo "Sale Vegetabile" e serve da preservatore affinché la Birra sia protetta da altri nemici e si conservi. Infine, “avviene una nuova separazione col mettere nella Birra appena cotta un po' di lievito che procura alla Birra una infiammazione "Interiore" così che essa comincia a fermentare. La Birra ottiene così il potere di penetrare e di poter svolgere il suo compito predestinato; ciò che lo spirito agente della Birra prima di questa separazione non poteva fare a causa delle impurità che disturbavano ed impedivano il suo operato". Ma l’Alchimia non era solo la proto-chimica, ma anche e soprattutto una ricerca spirituale. Così la Nigredo è il processo in cui ci si dirige verso il ritrovamento dell’autoconoscenza. E’ un viaggio nella materia informe, volto a sciogliere il “miscuglio" e a conoscere gli elementi che lo compongono per tornare all’origine, alla Quintessenza. Ancora: “La fase di Nigredo distrugge la vecchia natura e la vecchia forma e le trasmuta in un nuovo stato dell’essere per dare loro un frutto completamente nuovo". 
La birra in questione è una sorta di Dark Lager (quindi una bassa fermentazione, scura), che rappresenta l’evoluzione di una storica produzione del Birrificio Italiano, chiamata Negra!  La caratteristica più saliente riguarda però la luppolatura, che avviene con le modalità (dry hopping) e le abbondanti quantità tipiche di una Black IPA. Per l’occasione vengono utilizzati solamente luppoli tedeschi, in particolare l’Hallertauer Mittelfrueh.  Parte del dry hopping ha però visto l’utilizzo di pellet di luppolo che sono stati tostati in forno, con la “consulenza” della Lady Cafè Torrefazione. Vi rimando al video sopra citato (in inglese), nel quale Agostino spiega ad un interessato pubblico americano che sono stati necessari numerosi tentativi con diversi tipi di luppolo, diverse temperature e tempi di tostatura prima di arrivare alla ricetta definitiva della Nigredo. La presenza del minaccioso volatile in etichetta mi ha fatto personalmente ricordare la copertina dell’omonimo cd del gruppo tedesco Diary of Dreams, una band molto “di nicchia” che suppongo non sia certamente la  fonte d’ispirazione del disegnatore.   
Marrone scurissima, nel bicchiere, con un perfetto cappello di schiuma, fine e cremosissima, compatta, di colore beige chiaro. Al naso però arriva prima di tutto un “benvenuto” fruttato (agrumi) ed erbaceo. L’aroma non è esplosivo, ma è pulitissimo e davvero molto elegante; bisogna attendere che la birra si scaldi per avvertire le prime tostature, qualche sentore di caffè ed una lievissima affumicatura. Si tratta di un leitmotiv che va a caratterizzare anche il gusto; l'inizio è dolce, fruttato (agrumi), con una bella progressione amara che va in crescendo. Accanto a delicate tostature ed a note di caffè, ci sono tracce di scorza d'agrumi. E' una birra tecnicamente molto ben eseguita, a partire dal "mouthfeel": morbida in bocca, con il giusto livello di acquosità per renderla scorrevole, dal corpo medio-leggero, poco carbonata. L'equilibrio e la pulizia ne caratterizzano ogni aspetto, dall'aroma al gusto: delicata senza per questo sacrificare l'intensità, elegante senza per questo risultare noiosa o un esercizio di stile. Diametralmente opposta a birre muscolose che raschiano il palato (il riferimento è ad alcune IPA/Black IPA, anche se questa non è una IPA), la Nigredo del Birrificio Italiano ha una gradazione alcolica discreta (6.5%) ma si beve come una session beer, ad oltranza. Non ci sono estremismi e fuochi d'artificio, se non quello - fondamentale -  della grande cura di ogni dettaglio di una birra realizzata davvero con grande maestria che risulta godibilissima.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, lotto 268, scad. 31/01/2014.

domenica 6 ottobre 2013

Bouillon La Noire Fontaine

Noirefontaine è un piccolo villaggio che si trova a nord del paese di Bouillon, nella provincia del Lussemburgo belga. Nel 1994 Nathalie e Jacques Louis Pougin vi aprono il  Marché de Nathalie, un negozio di frutta, verdura e formaggi; la vicinanza al confine con la Francia e l’afflusso di turisti li spinge a tenere sugli scaffali anche qualche birra (soprattutto trappista) da offrire assieme ai formaggi. L’idea è vincente, e nel giro di un anno l’assortimento in vendita passa da 50 a 150 bottiglie. Sempre più interessati alla birra, Nathalie e Jacques decidono di approfondire la conoscenze degli stili e delle  tecniche produttive per meglio poter consigliare i propri clienti; la visita a numerosi birrifici si conclude con l’idea di far produrre una propria birra (la Cuvée de Bouillon) da un birrificio della provincia di Namur. La Cuvée ha un grosso successo di vendite, e convince nel 1997 i due proprietari ad aprire un loro proprio microbirrificio. L’ultimo birrificio a Bouillon aveva chiuso i battenti nel diciannovesimo secolo. Nel frattempo, frutta e verdura spariscono dagli scaffali del negozio per lasciare il posto a circa 250 etichette di birra. In Giugno 1998 nasce ufficialmente Le Marché de Nathalie - Brasserie de Bouillon, con gli impianti produttivi sistemati nel retro del negozio: le due prime birre sono La Médiévale e  La Bouillonnaise Brune. Dopo sei anni d'attività, nel 2004 è il momento di affrontare i problemi di capacità produttiva, giunta ormai al massimo ed insufficiente a soddisfare tutta la richiesta del mercato. I locali del birrificio non permettono l'aggiunta di ulteriori fermentatori, e così i coniugi Pougin optano per spostare gli impianti produttivi in uno stabile più capiente, che diventa operativo dal 2005. Da allora si sono moltiplicate le etichette, ed al momento Ratebeer ne elenca circa una sessantina; da notare che il sito ufficiale della Brasserie de Bouillon ne presenta solamente quattro; fra queste manca quella che ci è capitata, ovvero La Noire Fontaine. Ratebeer la classifica come una Schwarzbier, a noi sorge più di un dubbio che si tratti di una bassa fermentazione. Ad ogni modo, è di un bel color ambrato carico con intensi riflessi rubino; la schiuma, molto persistente, è fine e cremosa, di colore beige chiaro. Aroma poco pronunciato ma pulito e molto dolce; pane nero di segale, caramello, cereali, prugna e ciliegia, leggeri sentori di zucchero candito. In bocca risulta meno dolce di quanto il naso lasci temere; corpo medio, carbonazione abbastanza vivace, e consistenza watery.  C'è un variegato profilo maltato di caramello, biscotto al burro, pane di segale e qualche traccia di cacao in polvere, non troppo elegante (ricorda il Nesquik) con qualche accenno sciropposo di frutta (uva e prugna). Siamo sempre nel territorio del dolce, ma c'è un bel finale abbastanza secco che ripulisce il palato e lascia un retrogusto abboccato di frutta secca e frutta sotto spirito, appena riscaldato da una leggerissima nota etilica. L'alcool dichiarato è 8%, ma se non leggete l'etichette difficilmente gliene attribuirete più di 6. Birra pulita, dolce ma non stucchevole, di discreta intensità ma non di particolare eleganza in alcuni passaggi (Nesquik, sciroppo di frutta). Formato: 33 cl., alc. 8%, scad. 05/2014, pagata 1,85 Euro (beershop, Belgio).

mercoledì 18 luglio 2012

BraufactuM Darkon

Ammettiamolo, molti appassionati di birra “artigianale”, soprattutto i più giovani,  non riescono a trattenere lo sbadiglio quando pensano alla Germania ed alle sua birre: Bamberga e la Franconia generano un po’ di entusiasmo, ma la vastissima distesa di helles, bock, weizen e pils prodotte in Germania spesso provoca ben pochi sussulti emotivi a palati ormai (giusto o sbagliato che sia) abituati ai luppoli neozelandesi, agli IBU quasi centenari o alle imperial stout brassata con caffè pregiato.  Ma - per fortuna -  ci sono ancora dei "classici" capaci di emozionare, come questa Darkon, una schwarzbier prodotta dalla BraufactuM, che non è esattamente un birrificio ma una “beerfirma” che sta cercando di introdurre qualche novità – a caro prezzo – nel assopito mercato tedesco. Accanto alle novità vi sono anche birre classiche, e molto ben fatte, come questa. Colore impeccabile, marrone scurissimo con riflessi rossastri, schiuma beige molto persistente e cremosa. Eleganza e pulizia al naso: oltre agli attesi sentori di pane nero di segale, ci sono cioccolato al latte e raffinate tostature. Ma il meglio deve ancora venire: contrariamente alla maggioranza delle produzioni tedesche che hanno una consistenza molto acquosa per favorire la facilità di bevuta, questa Darkon risulta invece molto cremosa e morbida; scarsamente carbonata, ha un corpo da medio a leggero ed un gusto che ha piena corrispondenza con l’aroma. Chiude con un finale moderatamente amaro di tostature, cioccolato ed una leggera terrosità. I trentatré centilitri finiscono davvero troppo in fretta; splendida schwarzbier, semplice, pulita, ricca di gusto. Formato: 33 cl., alc. 5.4%, scad. 31/03/2013, prezzo: 3.99 Euro.

domenica 15 aprile 2012

Schussenrieder Schwarzbier

Seconda birra dal birrificio tedesco Schussenrieder, dopo la Original n.1 (link) è la volta della Schwarzbier. Nel bicchiere è di un bel color marrone con riflessi ambrati; schiuma beige molto generosa e persistente, pannosa. L’aroma è poco pronunciato e – purtroppo – molto poco invitante; leggeri sentori di caramello, pumpernickel (pane di segale tipico della Germania) ma anche un buon livello di mais cotto (DMS). In bocca c’è il classico profilo “tedesco”, sinonimo di leggerezza e facilità di bevuta, con una carbonazione media. Purtroppo anche il gusto non brilla; c’è parecchia acqua, qualche fastidioso sentore metallico, un po’ di caramello e di tostatura, molta confusione e poca pulizia. Discretamente secca, si congeda lasciando un retrogusto timidamente amaricante e terroso. Birra molto poco entusiasmante; non l’abbiamo assaggiata fresca in loco, ma in condizioni come questa bottiglia è meglio evitare. Formato: 50 cl., alc. 5.3%, lotto 124, scad. 05/2012, prezzo 1.00 Euro.

lunedì 18 ottobre 2010

Birra di Meni Pirinat

Di colore ebano scuro, bel cappello di schiuma beige, cremosa ma non molto persistente che non lascia pizzo nel bicchiere. Al naso sentori di malto torrefatto, erbacei e di caffè. Si tratta di una birra a bassa fermentazione paragonabile ad una Schwarzbier tedesca; palato watery, corpo leggero e bassa carbonatazione. Gusto predominante di malto tostato, qualche nota di caffè, vaniglia e – ci sembra – di cacao. Retrogusto amaro di malto tostato, sentori leggeri di bruciato. Discreta interpretazione dello stile, sostanzialmente corretta ed equilibrata, leggera e beverina come da tradizione tedesca. Bottiglia da 75 cl., ABV 6.5%, 7.50 €.
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english summary:
Schwarzbier style brew from italian micro
La Birra di Meni. Pours a deep dark brown color with a creamy beige head quickly collapsing into the glass without leaving any lace. On the nose roasted malt, grassy and coffee notes. Texture is watery, body is light with low carbonation. Flavor is of roasted malt with some coffee, vanilla and cocoa. Bitter aftertaste of roasted malt. A fair interpretation of the style, highly drinkable as per the german tradition. 75 cl. bottle, 6.5% abv, 7.50 €.

venerdì 7 maggio 2010

BrewDog Zeitgeist

Produzione in stile ceco per gli scozzesi della BrewDog; la loro Zeitgeist è infatti una schwarzbier dal bel colore ebano scurissimo, quasi nero che forma una fine e cremosissima schiuma nocciola, molto persistente. L’aroma è di malto tostato, caffè, con delle note di cioccolato e di affumicato in lontananza. Il corpo è oleoso e ben sostenuto (stiamo parlando di una gradazione alcolica modesta, 4.9%) e la carbonatazione medio-bassa. Al gusto, amaro, ritroviamo malto tostato e caffè che caratterizzano anche il finale leggermente luppolato. Retrogusto molto lungo, amaro, con note di caffè che avvolgono il palato. Ottima bevibilità per un’ottima birra che consigliamo senz’altro di provare. Bonus per la splendida etichetta, degustata in bottiglia da 33 cl.



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english summary:
Czech-style schwarzbier for Scottish BrewDog Brewery. It has a very beautiful and dark ebony colour, almost black with a nice creamy and very persistent hazel head. The aroma is of roasted malt, coffee, with notes of chocolate and some smoke. Body texture is oily and solid (alcohol content is only 4.9%) with medium-low carbonation. Taste is of malt and coffee, with a nice hoppy finish. Very long and bitter aftertaste, with notes of coffee sticking to the palate. A very good beer, highly drinkable, and recommended. And look at the beautiful label…

lunedì 26 aprile 2010

Herold Cerny Lezák (Bohemian Black Lager) 13°

Oggi presentiamo una schwarzbier del birrificio ceco Pivovar Herold, la Bohemian Black Lager che viene prodotta usando quattro diversi tipi di malto, luppolo Saaz e viene lasciata maturare nelle cantine del birrificio almeno per 70 giorni prima dell’imbottigliamento. Splendido color marrone scurissimo ed impenetrabile, praticamente nero, forma ampia schiuma beige molto fine molto persistente. Al naso troviamo malto tostato, caffè ed alcune note dolci di liquerizia, sentori di vaniglia e d’affumicato. Il corpo è oleoso e sostenuto, carbonatazione bassa e ideale. Al gusto di nuovo malto tostato, con note di caffè e cioccolato. Perfettamente bilanciato il “lato” dolce che evolve in un finale amaricante , secco e non molto lungo abbastanza insolito per una schwarzbier. Degustata in bottiglia da 50 cl., potabilità pericolosa a bassa temperatura, molto dissetante pur mantenendo un certo livello di “calore”. Ottima birra, davvero molto complessa ed assolutamente interessante per la gradazione alcolica contenuta. Gradazione alcolica 5.3%.

Sito: http://www.heroldbeer.com/