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venerdì 27 ottobre 2017

Brekeriet Beer: Saison & Solo

Il birrificio svedese Brekeriet, specializzato in birre a fermentazione selvaggia, è già transitato più volte sulle pagine del blog: fu fondato nel 2012 dai fratelli Fredrik, Christian ed André Ek. Due le linee produttive in funzione, una di birre acide che fermentano in acciaio con saccaromiceti e brettanomiceti e una dedicata alle birre fermentate in botti di legno con saccaromiceti, brettanomiceti e batteri. L’obiettivo è di superare entro fine anno la soglia dei 2000 ettolitri. Passiamo subito alla sostanza con la Brekeriet Saison, una delle tre birre disponibili tutto l’anno nel Systembolaget, il monopolio svedese: l’accompagnano le due sorelle Funkstarter e Brilliant

Il suo debutto è avvenuto all’inizio del 2016 ed è proprio una bottiglia di quel lotto che andiamo a stappare: si veste di un colore che si colloca tra l’arancio ed il dorato sul quale si forma un esuberante cappello di schiuma pannoso, dalla ottima persistenza. L’aroma è piuttosto pulito e abbastanza complesso: s’alternano profumi “rustici” che richiamano pelle e cuoio, terriccio, assieme ad altri più eleganti di fiori, bubble gum, miele, zucchero candito, pesca e arancia. La bevuta è agile e vivace ma disturbata da un eccesso di bollicine, troppe anche se si tratta di una Saison: il gusto si mostra meno ricco dell’aroma, depurato quasi completamente della componente fruttata e “gentile”, se si esclude qualche lieve accenno di frutta a pasta gialla. I brettanomiceti guidano le danze con il loro canovaccio di cuoio/pelle/terroso, in sottofondo emerge qualche nota biscottata e caramellata.  L’alcool è molto ben nascosto, ricordi di Orval fanno capolino più di una volta in una Saison piuttosto ruspante e spigolosa, secca, molto dissetante. Una birra molto meno docile e fruttata rispetto alla Brillant e che ricorda molto la Funkstarter, anche nel suo essere molto meno intrigante al palato rispetto al naso: si beve comunque con buona soddisfazione, e mi riferisco soprattutto a chi ama la Orval. 

Non ho trovato grosse informazioni sulla Saison chiamata Solo, che Brekeriet definisce la sorella più piccola (7.5%) della saison “brettata“ Doble (8.5%);  una produzione occasionale che ha visto la luce nell’autunno del 2015 e che credo da allora non si più stata ripetuta.  
Si veste anche lei d’arancio e forma una testa di schiuma biancastra abbastanza compatta dalla discreta persistenza: il naso non brilla di pulito ma presenta un bouquet ugualmente gradevole nel quale trovano posto arancia e mandarino, pesca, pepe e fiori, affiancati da note più rustiche che richiamano la paglia ed il terriccio. La sensazione palatale è soddisfacente e questa Solo riesce ad essere al tempo stesso morbida e vivacemente carbonata: la scorrevolezza è ottima e anche l’alcool è molto ben nascosto. La bevuta mette in evidenza un bel carattere fruttato con pesca, arancia e pompelmo, persino qualche accenno di frutta tropicale: il dolce della frutta, supportato da una lieve base maltata (miele, forse biscotto) è bilanciato dall’acidità lattica e dall’asprezza della scorza d’agrume, protagonisti anche di un finale poco aggraziato nel quale s’incontrano l’amaro dello yogurth, quello del limone e del pompelmo. Il risultato è una Saison un po’ rozza e rustica che tuttavia svolge con buon risultato il suo compito, quello di dissetare e rinfrescare con gusto. 
Trovo sempre qualcosa d’incompiuto nelle birre di Brekeriet: un livello generalmente buono che tuttavia non riesce a fare quel salto in avanti verso il “molto buono”. Il carattere rustico/ruspante delle loro Farmhouse Ales risulta sempre un po’ troppo grezzo/rozzo: d’accordo che un Saison non dovrebbe mai essere troppo patinata, ma la mano del birraio dovrebbe essere talmente abile da riuscire a donarle pulizia e finezza senza che ciò significhi sopprimere il suo "animo contadino".

Nel dettaglio:
Saison, 33 cl., alc. 6,5%, imbott. 01/2016, scad. 18/01/2021, prezzo indicativo 4.50 Euro (beershop)
Solo, 75 cl., alc. 7.5%, imbott.  08/2015, scad. 24/08/2017, prezzo indicativo 12.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 9 luglio 2017

Brekeriet Brillant

Nuovo appuntamento con il birrificio svedese Brekeriet azienda nata nel 2010 come importatrice di birra per il mercato domestico e divenuta nel 2012 un vero e proprio birrificio guidato dai fratelli Ek (Fredrik, Christian ed André) che hanno scelto di focalizzarsi esclusivamente su birre a fermentazione selvaggia, inoculando brettanomiceti e batteri.
La produzione è partita a Djurslöv, dieci chilometri da Malmö con 6000 litri che sono poi divenuti 18000 nel 2013 e 36000 nel 2014. Si è reso quindi necessario un ampliamento degli impianti (20 HL)  e un trasferimento un po’ più a nord nella nuova e più ampia sede (800 mq) di Landskrona, a metà strada tra Malmö ed Helsingborg, inaugurata a settembre 2015.  Qui vengono prodotte le birre acide fermentate con saccaromiceti e brettanomiceti,  mentre la vecchia sede a Djurslöv rimane operativa sino alla fine del contratto di locazione con altri fermentatori in acciaio e botti in legno: è qui che vengono realizzate le birre che prevedono l’utilizzo di batteri. Il nuovo stabilimento ha portato anche il restyling delle etichette e l’arrivo del formato 33 centilitri, almeno per le tre birre (Brillant, Funkstarter e Saison) che vengono prodotte regolarmente tutto l’anno e distribuite anche in Svezia attraverso il monopolio di Stato, il Systembolaget. Sino ad allora, Brekeriet lavorava solamente con l’export: quasi tutta Europa ma anche USA, grazie al lavoro dell’importatore Shelton Brothers i cui ordini avrebbero potuto assorbire tutta la produzione del vecchio impianto. 240.000 litri è l’obiettivo che il birrificio svedese si è prefissato per il 2017.

La birra.
L'estate chiama birra leggere e facili da bere, ancora meglio se leggermente acidule e secche: identikit che corrisponde a Brillant, saison fermentata con un mix di lieviti che include saccoromiceti e brettanomiceti. 
Di colore arancio pallido leggermente velato, forma una bianca schiuma cremosa, un po' grossolana ma dalla buona persistenza. L'aroma è molto pulito e piuttosto interessante: alle note rustiche e funky, che richiamano il sudore e la cantina, ci sono freschi profumi di fiori bianchi e un elegante macedonia di frutta che comprende pompelmo e lime, arancia, pesca e ananas. Queste ottime premesse vengono però parzialmente disattese al palato dove il gusto non mantiene la stessa ricchezza ed intensità. La componente fruttata scivola molto in secondo piano e la bevuta mette in evidenza le note maltate (pane, crackers) e quelle rustiche: è comunque una saison moderatamente acidula e secca con un elevato potere rinfrescante e dissetante. Chiude con un amaro di moderata intensità nel quale le note terrose vengono accompagnate da quelle della scorza d'agrumi. Vivacemente carbonata, è una saison dal corpo medio-leggero che scorre molto velocemente: gran bel naso, dove eleganza e rusticità viaggiano a braccetto, al quale purtroppo non fa seguito un gusto di uguale intensità e complessità. Risultato positivo e soddisfacente ma un po' incompiuto.
Formato: 33 cl., alc. 5.5%, lotto 6, imbott. 01/2016, scad. 14/01/2021, prezzo indicativo 4.00-5.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 22 febbraio 2017

Brekeriet Funkstarter

Torna sul blog il birrificio svedese Brekeriet, già ospitato con la Saison Sauvage e con la EKG Sour. L’azienda nasce nel 2010 come importatrice di birra per il mercato domestico e diventa nel 2012 un vero e proprio birrificio. Alla guida ci sono i fratelli Ek (Fredrik, Christian ed André) che hanno scelto di focalizzarsi esclusivamente su birre a fermentazione selvaggia, inoculando brettanomiceti e batteri. 
La produzione è partita nel 2012 a Djurslöv, dieci chilometri da Malmö con 6000 litri che sono poi divenuti 18000 nel 2013 e 36000 nel 2014. Si è reso quindi necessario un ampliamento degli impianti (20 HL)  e un trasferimento un po’ più a nord nella nuova e più ampia sede (800 mq) di Landskrona, a metà strada tra Malmö ed Helsingborg, inaugurata a settembre 2015.  Qui vengono prodotte le birre acide fermentate con saccaromiceti e brettanomiceti,  mentre la vecchia sede a Djurslöv rimane operativa sino alla fine del contratto di locazione con altri fermentatori in acciaio e botti in legno: è qui che vengono realizzate le birre che prevedono l’utilizzo di batteri. Il nuovo stabilimento ha portato anche il restyling delle etichette e l’arrivo del formato 33 centilitri, almeno per le tre birre che vengono prodotte regolarmente tutto l’anno e distribuite anche in Svezia attraverso il monopolio di Stato, il Systembolaget. Sino ad allora, Brekeriet lavorava solamente con l’export: quasi tutta Europa ma anche USA, grazie al lavoro dell’importatore Shelton Brothers i cui ordini avrebbero potuto assorbire tutta la produzione del vecchio impianto. 240.000 litri è l’obiettivo che il birrificio svedese si è prefissato per il 2017.

La birra.
Funkstarter, ovvero una “Scandinavian saison” (sic.) secondo la definizione che ne dà il birrificio: la ricetta dovrebbe includere malti Pislner, Carahell e Acidulato, farro, luppolo Magnum. Dopo la fermantazione primaria con (credo) lievito tipo Saison, quella in bottiglia avviene con brettanomiceti.
Dorata e leggermente velata, forma un generoso cappello di schiuma biancastra un po’ scomposta ma dall’ottima persistenza. Ad un anno dalla messa in bottiglia l’aroma mostra un buon equilibrio tra le note funky dei lieviti selvaggi e quelle del Saison: i profumi di fiori, pepe, arancio e di frutta tropicale (lievissimi) accompagno gli odori di sudore, cantina/granaio. 
Il gusto è invece un po’ meno interessante, soprattutto perché la componente fruttata risulta molto meno in evidenza: si parte dai malti (pane, miele) per passare quasi subito agli “off-flavors” dei brettanomiceti; di frutta ce n’è veramente pochissima, giusto nell’amaro finale, dove un po’ di scorza di limone affianca le note terrose.  Facile da bere, leggera, solletica il palato con la sua vivace carbonazione ma non ha quella grande secchezza di altre saison brettate che mi sono capitate nel bicchiere; disseta, ma una leggera patina dolce rimane sempre ad avvolgere il palato. Nel complesso c’è un buon livello di pulizia, la bevuta è gradevole ma a mio parere le manca ancora qualcosa per fare il salto qualitativo da “buona” ad “ottima”. 
Formato:  33 cl., alc. 5%, IBU 50, lotto 4 imbott. 01/2016, scad. 13/01/2021, prezzo indicativo 4.50/5.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 13 luglio 2016

Brekeriet EKG Sour

Ritorna dopo qualche mese Brekeriet, società svedese  nata inizialmente come importatrice di birra nel 2010 per diventare nel 2012 un vero e proprio birrificio. A guidarla i tre fratelli Ek (Fredrik, Christian ed André) che hanno scelto di focalizzarsi esclusivamente su birre a fermentazione selvaggia, inoculando brettanomiceti e batteri. La produzione è partita nel 2012 a Djurslöv, dieci chilometri da Malmö con 6000 litri  prodotti che sono poi divenuti 18000 nel 2013 e 36000 nel 2014. Si è reso quindi necessario un ampliamento degli impianti e un trasferimento un po’ più a nord nella nuova e più ampia sede (800 mq) di Landskrona, a metà strada tra Malmö ed Helsingborg. Proprio qualche mese fa è stato inaugurato il nuovo impianto proveniente dall’Inghilterra con una capacità di 20 hl a cotta; a Landskrona ci sono quattro fermentatori d’acciaio da 20 hl che vengono utilizzati per birre acide fermentate con saccaromiceti e brettanomiceti. La precedente sede di Djurslöv rimane operativa sino alla fine del contratto di locazione con fermentatori in acciaio (75 hl) e botti in legno: è qui che vengono realizzate le birre che prevedono l’utilizzo di batteri.  
Inizialmente disponibili solo nel formato da 75 cl.,  alcune birre sono oggi anche vendute nel formato 33 con una nuova etichetta; l’export è la voce predominante nel fatturato Brekeriet, con una piccolissima percentuale destinata al Systembolaget svedese. Il già vasto catalogo Brekeriet si compone di un nucleo ristretto di birre prodotte tutto l’anno e di moltissime produzioni occasionali.

La birra.
“Dry Hopping? Non lo facciamo spesso, non lo amiamo in modo particolare e non ne abbiamo una grande conoscenza. Lo facciamo di tanto in tanto per restare al passo coi tempi”, dichiarano alla Brekeriet. La loro prima Sour Ale con dry-hopping è stata la “Sour & Hoppy”, poi seguita dalla “EKG Sour” e dalla ultima nata “Sur Kaskad”, con ovvio dry-hopping di Cascade.  Anche per il dry-hopping viene utilizzato il luppolo invecchiato che il birrificio impiega abitualmente nella produzione delle sue birre acide; consapevoli di questo “nonsense”, attraverso il proprio blog domandano ai clienti: “Vi piacciono? Dobbiamo continuare a farle?”. East Kent Golding è ovviamente il luppolo utilizzato per il dry-hopping di questa EKG Sour, una birra fermentata con diversi ceppi di lieviti selvaggi e lactobacilli.
Il suo vestito è opalescente e pallido, tra il dorato e l'arancio; la bianca schiuma è incredibilmente compatta e cremosa ed ha un'ottima persistenza. L'acido lattico dà il benvenuto aromatico, accompagnato da note funky che richiamano il sudore e da quelle aspre della scorza del limone e del pompelmo. In sottofondo il dolce del mandarino, dell'arancio e dell'ananas, la cui presenza aumenta all'innalzarsi della temperatura; avverto anche una dolce suggestione di frutti di bosco rossi. Al palato è leggera e  molto scorrevole, ma per il mio gusto qualche bollicina in più le darebbe senz'altro maggior vivacità. Il lattico e l'aspro del limone/lime e della mela verde dominano la bevuta lasciando il dolce della polpa degli agrumi molto in secondo piano; ne scaturisce una birra estremamente secca, dissetante e rinfrescante, perfetta per combattere l'afa di questi giorni.  La presenza di acido lattico è  netto, manifestandosi (forse un po' troppo) anche nell'amaro finale, affiancando l'albedo (più che la buccia) del limone: per aumentare un po' il tasso di dolcezza (frutta tropicale) bisogna attendere che la birra si riscaldi parecchio, perdendo così buona parte del suo potere rinfrescante. 
Anche per questa EKG Sour devo riproporre alcune delle considerazioni fatte in occasione della Saison Savage: l'intensità è notevole, la pulizia è buona ma migliorabile, il carattere è sinceramente rustico, ruvido ma sincero anche nelle sue imprecisioni. Le gioverebbe sicuramente qualche contrappunto dolce più evidente, almeno per il mio gusto, ma se cercate una birra dissetante per le sere più calde dell'anno, questa EKG Sour non vi deluderà; devono ovviamente piacervi le birre acide, perché questa di sconti non ne concede molti.
Formato: 75 cl., alc. 5.3%, scad. 09/11/2020, 12.00 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 2 dicembre 2015

Brekeriet Saison Sauvage

Tra i nuovi birrifici arrivati in Italia negli ultimi mesi c’è anche lo svedese Brekeriet: una società nata inizialmente come importatrice di birra nel 2010 e poi trasformatasi, a settembre 2012, in vero e proprio birrificio. A guidarla i tre fratelli Ek: Fredrik, Christian ed André, elencati in ordine anagrafico discendente.  Brekeriet realizza esclusivamente birre a fermentazione selvaggia, inoculando brettanomiceti e batteri, ed è l’unico birrificio svedese a farlo, attualmente. I loro prodotti sono sostanzialmente divisi in due categorie: bottiglie con il logo “B” nero, prodotte regolarmente, e birre con il logo bianco, sperimentali e occasionali. 
Come detto, la produzione è partita nel 2012 a Djurslöv, dieci chilometri da Malmö con 6000 litri  prodotti che sono poi divenuti 18000 nel 2013 e 36000 nel 2014. Si è reso quindi necessario un ampliamento degli impianti e un trasferimento un po’ più a nord nella nuova e più ampia sede (800 mq) di Landskrona, a metà strada tra Malmö ed Helsingborg. Proprio qualche mese fa è stato inaugurato il nuovo impianto proveniente dall’Inghilterra con una capacità di 20 hl a cotta; a Landskrona ci sono quattro fermentatori d’acciaio da 20 hl che vengono utilizzati per birre acide fermentate con saccaromiceti e brettanomiceti. La precedente sede di Djurslöv rimane operativa sino alla fine del contratto di locazione con fermentatori in acciaio (75 hl) e botti in legno: è qui che vengono realizzate le birre che prevedono l’utilizzo di batteri. 
Non andate tuttavia in Svezia a cercare le loro bottiglia: a seguito della riforma del 2014 del Systembolaget svedese  Brekeriet ha deciso di non commercializzare più le proprie birre attraverso il monopolio di Stato. In attesa di ripensarci, il business attuale è esclusivamente dedicato all’esportazione: anche se la richiesta dagli Stati Uniti, amanti di Farmhouse Ales, potrebbe assorbire completamente la loro produzione annuale (!), le bottiglie sono equamente destinate alla maggior parte dei paesi europei, Italia inclusa. 
Dal già vasto  catalogo Brekeriet, fatto per lo più di birre one-off, ecco la Saison Sauvage che viene invece prodotta regolarmente. Etichetta fedele alla scuola minimalista del design scandinavo, che corre però molto vicino al confine della sciatteria, dando l’impressione d’essere quasi stata stampata con un semplice computer tra le mura di casa. Nomen omen, si tratta di una Saison “selvaggia” ovvero fermentata diversi ceppi di lieviti selvaggi e lactobacilli. 
Il suo carattere rustico, o di “Farmhouse Ale” che dir si voglia, è ben rappresentato all’aspetto: arancio ma piuttosto torbido, reminiscente di un succo di frutta, con una piccola testa di schiuma biancastra un po’ grossolana e molto poco persistente. L’aspetto  non è evidentemente il suo punto di forza ma al naso c’è già il riscatto: evidenti le note lattiche ed aspre di frutta (limone, lime, cedro, mela verde) con un accenno di dolce in sottofondo che richiama l’ananas e qualche frutto tropicale.  Completano il bouquet i sentori meno gradevoli  - ma ruspanti - dei lieviti selvaggi: sudore e quell'odore polveroso e un po' umido che definisco genericamente con il sostantivo di "cantina". L’intensità è ottima, come la pulizia: una ventata di aria fresca che muove i campi di grano, un'aroma solare, mediterraneo. Questa Saison Sauvage ricorda visivamente un succo di frutta ed effettivamente al palato la componente fruttata è quella dominante, sopratutto aspra, acerba: mela verde, uva spina, ribes, scorza di limone, lime, pompelmo rosa: la bevuta è assolutamente rinfrescante e dissetante, con un leggero sottofondo dolce che suggerisce la pesca e la polpa dell'arancia. Bene il mouthfeel, leggero e vivacemente carbonato, per una Farmhouse Ale acida che scorre con grandissima facilità. Il finale è leggermente amaro (lattico) e zesty ma è sopratutto secco, secchissimo: bevetela in estate, se volete trovare sollievo dal caldo: l'intensità è buona, mentre l'eleganza e la pulizia sono effettivamente al livello di quelle "farmhouse ales" che i contadini bevevano in estate per dissetarsi durante le lunghe e faticose giornate di lavoro nei campi. Più sostanza che apparenza, quindi: poco importa se nel bicchiere è tremendamente torbida e se il gusto risulta un po' rozzo, rustico, non molto raffinato: il risultato finale è sincero, convincente e  disseta regalando anche qualche emozione. Il prezzo non è  invero popolare ma per questa volta la soddisfazione è alta.
Formato: 75 cl., alc. 6%, lotto 3, scad. 16/02/2017, 15.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.