Visualizzazione post con etichetta Bi-Du Brew Pub. Mostra tutti i post
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mercoledì 14 settembre 2016

Bi-Du SuperanAle

SuperanAle del Birrificio Bi-Du, una birra che nel 2010, anno di debutto, fece discutere per nome ed etichette scelti da  Beppe Vento. Si tratta di una versione “potenziata” dell’ArtigianAle, la birra più famosa del birrificio di Olgiate Comasco nonché un importante pezzo di storia del movimento “artigianale” italiano. Sull’argomento vi rimando a questa accesa discussione su Cronache di Birra di qualche anno fa, nella quale si dibatteva quale fosse stata la prima birra italiana prodotta con luppoli americani (il Cascade nella fattispecie) capace di influenzare quelle venute negli anni successivi (Birra del Borgo, Orso Verde, Lambrate e Birrificio del Ducato, per fare qualche nome).  A Roma sostengono che si tratti della Pioneer Pale Ale del brewpub romano Starbess a quel tempo guidato da Mike Murphy, oggi timoniere di Lervig in Norvegia; in Lombardia si punta invece sull’ArtigianAle  (Perle, Styrian Goldings e Cascade, se non erro) di Bi-Du, nata nel 2002 . 
Ma torniamo alla SuperAnale, il cui nome ad effetto (abbreviazione di SuperArtigianAle) è stato scelto da Beppe Vento come provocazione verso il mercato: “è per far capire che buttando in una cotta (di artigianAle) un sacco di luppolo americano in più un po’ per il culo i clienti li pigli…dichiarerà nel 2010.  
Affermazione che ancora oggi, con il proliferare di collaboration, one-shot, special edition e birrifici che ogni anno buttano fuori dieci varianti della stessa birra base è ancora assolutamente attuale ed appropriata. 

La birra.
Nel bicchiere è ambrata ed opaca, con un cremoso e compatto cappello di schiuma ocra dall’ottima persistenza. L’aroma sviluppa un bel percorso pulito e di buona intensità che tuttavia potrebbe essere un po’ più elegante: note floreali, di pompelmo e di melone retato si mescolano a quelle del tè e del caramello.  La facilità di bevuta che contraddistingue tutte le birre del Bi-Du non manca neppure in questa interpretazione di American Pale Ale: corpo medio, ottima scorrevolezza e una sensazione palatale morbida, gradevole.  Il gusto ruota su una base maltata (caramello, biscotto) che rimane discreta per permettere ai luppoli di esprimersi senza troppe interferenze: c’è qualche accenno tropicale, ma c’è soprattutto il pompelmo a condurre lentamente la bevuta nel territorio dell’amaro, con una chiusura nella quale convivono note resinose e terrose.  L’intensità e la pulizia non le mancano, mentre l’alcool si nasconde molto bene portando un lieve tepore solo a fine corsa: se proprio le si vuole muovere un appunto mi sembra che eleganza e finezza potrebbero essere migliori. Al di là del nome “spavaldo”, la SuperAnale di Bi-Du porta invero nel bicchiere molta sostanza restando volutamente ben lontana dalle mode e da quelle ruffianerie che troppo spesso affliggono le pinte: bevuta sincera, soddisfazione assicurata.
Formato: 37,5 cl., alc. 6.2%, lotto 16002, scad. 31/08/2017, prezzo indicativo 4,80/6.00 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 16 novembre 2014

BI-DU Inverno nucleare

Qualche decennio fa, ai tempi della cosiddetta guerra fredda, il termine "inverno nucleare" era particolarmente diffuso: gli incendi provocati dagli ordigni nucleari avrebbero provocato una quantità  enorme di fumo e di polveri che, sollevatesi nell'atmosfera, avrebbero di fatto nascosto la terra alla luce del sole e ridotto drasticamente le precipitazioni. Il risultato sarebbe stato un  rapidissimo abbassamento delle temperature che - secondo gli scenari più pessimistici ipotizzati - avrebbe significato la morte della maggior parte degli esseri viventi vegetali ed animali. Alla fine degli anni ottanta è invece arrivato il disgelo nucleare, Michael Gorbaciov e Ronald Reagan ridussero progressivamente i propri arsenali e la grande Unione Sovietica di fatto si dissolse nel 1991. Ma la minaccia di un possibile inverno nucleare non è ancora svanita: che cosa potrebbe accadrebbe, infatti, in caso di conflitto nucleare tra India e Pakistan?
Se il rischio di una guerra nucleare vi fa ancora gelare il sangue, potete riscaldarvelo con un bicchiere di Inverno Nucleare, una delle produzioni stagionali del Birrificio Bi-Du di Olgiate Comasco. E' disponibile ogni anno all'incirca a partire da marzo, quindi sempre troppo tardi o troppo presto rispetto alla stagione che il proprio nome evoca; è una imperial stout prodotta con l'utilizzo di pere Abate Fetel de "Il Centro" di Fino Mornasco durante la fermentazione.
L'edizione 2014 arriva nel bicchiere di color marrone scurissimo, con un compatto e cremoso cappello di schiuma nocciola, molto persistente. L'aroma offre sentori di frutti di bosco, pera e uvetta, pane tostato, qualche ricordo di caffè: semplice, pulito, non molto intenso. Più deciso il gusto, dove non ho avvertito la presenza di pera ma c'è un bell'equilibrio fatto di pane nero, orzo tostato e caffè, uvetta, qualche lieve sfumatura di cioccolato e di frutta secca. L'alcool (8.5%) è nascosto in maniera impressionante, col risultato di una birra dalla bevibilità quasi "assassina", paragonabile quasi a quella di una docile session beer, ottenuta senza sacrificare assolutamente il cosiddetto mouthfeel. Anzi, la birra al palato è morbida, quasi avvolgente, con corpo medio e poche bollicine. Chiude con un amaro sapientemente dosato di tostature e di caffè, ed un delicato warming etilico fatto di frutta sotto spirito. Il suo nome potrebbe doppiamente ingannare: non ci sono esplosioni (nucleari) di amaro e tostature, e non è una bottiglia di catrame liquido scandinavo col quale riscaldare le gelide serata invernali. Qui c'è una birra mirabilmente bilanciata ed intensa che potete bere in qualsiasi stagione dell'anno, senza preoccuparvi di pensare se sia quella giusta.
Formato: 37.5 cl., alc. 8.5%, lotto 420, scad. 31/08/2015, pagata 4.80 Euro (food store, Italia).

sabato 13 settembre 2014

Bi-Du Confine

Nuovo appuntamento con il birrificio Bi-Du di Olgiate Comasco, guidato da Beppe Vento; dopo un salto nella tradizione tedesca con la Rodersch ed uno in quella belga con la Jugnior, è il momento di attraversare lo stretto della manica ed assaporare la tradizione anglosassone con la Porter chiamata Confine. Non spenderò più di due parole sull'etichetta, fedele alla grafica Bi-Du; simpatica, divertente finche vuoi ma, per il mio gusto personale, assolutamente improponibile. 
Per fortuna dietro alla discutibile apparenza c'è  tanta, tanta sostanza in questa Confine; il "vestito" è inappuntabile, marrone scurissimo, ai confini del nero, con "due dita" di schiuma nocciola, fine e cremosa, molto persistente. Nero l'aspetto e nero l'aroma, con tostature, liquirizia, caffè, polvere di cacao e qualche lieve sentore di frutti di bosco (mirtillo, ribes nero); il livello di pulizia è alto, un po' meno quello dell'intensità e dell'eleganza. Altro discorso al palato, dove invece questa porter "robusta" (6%) offre una grande intensità che la riscatta dal timido benvenuto olfattivo: domina il caffè, con un contorno di tostature, liquirizia e mirtilli. A completare ci sono delle leggerissime sfumature di cioccolato e di tabacco. Caratterizzata da un "mouthfeel" davvero superbo, morbida, cremosa e scorrevole al tempo stesso, con poche bollicine ed un corpo medio. I malti tostati le donano una bella acidità finale, preludio ad un retrogusto intenso di tostature e di caffè. E' una porter "sincera", più sostanziosa che elegante, con pochi fronzoli e tanto gusto; berla è un po' come ritornare all'origini del suo stesso nome. Porters, i facchini della Londra di inizio '800 che non vedevano l'ora di chiudere il proprio turno di lavoro per fondarsi in un pub a bersi una ricostituente pinta di "porter", lo stile più in voga in quel periodo.
Formato: 37.5 cl., alc. 6%, lotto 434, scad. 30/09/2015, pagata 4.80 Euro (foodstore, Italia)

domenica 20 luglio 2014

Bi-Du Jugnior

Nuovo appuntamento con il birrificio Bi-Du di Olgiate Comasco; è la volta della Jugnoir, una belgian ale dall'etichetta autoesplicativa, con "piccolo" (junior, appunto) e grande boccale di birra che si tengono per mano. La grafica dell'etichetta è quella a cui il birrificio di Beppe Vento ci ha abituato sin dalla sua nascita; una grafica amatoriale e - lo dichiaro apertamente - secondo me parecchio brutta. Ma, come Vento ha dichiarato, "le etichette sono state disegnate di getto e mai modificate.. Impiego tutte le mie forze nel produrre buona birra e credo che l’importante è che la birra stessa continui ad essere al meglio. L’immagine viene dopo"
Su questo non c'è assolutamente dubbio, il Bi-Du ha costruito il proprio prestigio e successo sul campo, nel corso di un decennio nel quale ha mantenuto un'alto livello di costanza qualitativa delle birre prodotte. Ma mi chiedo quanti altri potrebbero ora "permettersi" di uscire su un mercato sovraffollato da oltre 700 attori con un'immagine visiva di questo livello.
Dimentichiamo quindi le etichette e passiamo alla sostanza; Jugnior è una Belgian Ale, dalla gradazione alcolica (7%) non indifferente.
Si presenta di color arancio opaco, con qualche riflesso ramato; la schiuma biancastra e pannosa è esuberante e riempie subito il bicchiere, obbligando ad una lunga attesa prima di riuscire ad ottenere un "vero" bicchiere di birra.  L'aroma è pulito ma poco intenso; s'avvertono comunque sentori di albicocca e di pesca, arancio e scorza di limone, con una lieve speziatura in sottofondo. Al contrario di quello che l'abbondantissima schiuma poteva far pensare, la carbonazione è media, come il corpo, e la birra risulta gradevole in bocca, con una consistenza oleosa. Ci sono note di pane, qualche lieve sfumatura di biscotto, pera, arancio e pesca; qualche nota di canditi emerge man mano che la birra si scalda. Il gusto inizialmente dolce subisce una violenta sterzata nel finale, con un amaro erbaceo e leggermente zesty (limone, lime, pompelmo) e speziato, molto intenso anche se non troppo elegante. La bevuta (caratteristica di quasi tutte le Bi-Du) è comunque facile e poco impegnativa, con l'alcool sempre molto ben nascosto; e la generosa bottiglia da 75 cl., dal carattere dichiaratamente belga, si svuota in breve tempo. 
Formato: 75 cl., alc. 7%, lotto 418, scad. 30/09/2015, pagata 8.40 Euro (foodstore,  Italia).

martedì 17 giugno 2014

BI-Du Rodersch

Purtroppo non mi capita spesso di incontrare le birre del birrificio BI-Du, aperto nel 2002 da Beppe Vento a Rodero (Como); come tanti birrai, Beppe proviene dall'informatica (ex programmatore) ma la sua passione principale è sempre stata quella per la birra, coltivata con "abbondanti" bevute (soprattutto Guinness) e frequentando il vicino Birrificio Italiano. Senza alcuna esperienza di homebrewing, con un po' di incoscienza e tanto coraggio, nel 2002 acquista proprio il primo impianto da 200 litri del Birrificio Italiano, che era in vendita, per aprire un brewpub e mettersi a produrre birre per - racconterà poi (scherzando?) - "bere risparmiando dei soldi, facendomi la birra da solo".  Con l'aiuto di alcuni amici-birrai ed il supporto di alcuni soci, parte l'avventura del brewpub Bi-Du che ha una svolta nel 2008, quando ingrandirsi è ormai una necessità; da Rodero si trasferisce nella vicina Olgiate Comasco, dove in un capannone viene installato un più capiente impianto da 1000 litri; il brewpub viene sostituito dal pub-ristorante "Le birre del Bi-du", che si trova a Bizzarone, 8 chilometri più a nord. 
Sono passati oltre tre anni dall'ultima Bi-du bevuta, senza considerare la collaborazione con Buskers chiamata Paranoid; scopro quindi con colpevole ritardo un classico di Bi-du, la Rodersch, dal nome autoesplicativo. Si tratta di un'interpretazione di una Kölsch che è stata "concepita" a Rodero piuttosto che a Colonia (Köln); ecco quindi la Roder-sch.
Si presenta di colore oro pallido, leggermente velato; la schiuma è molto fine e compatta, cremosa, bianchissima, molto persistente. Aroma elegante e delicato, molto pulito, dal quale emergono sentori di crosta di pane, camomilla e miele; c'è anche qualche sfumatura fruttata (agrumi) ed erbacea. Gli stessi elementi si ritrovano con grande armonia e pulizia anche in bocca, per una birra che non chiede altro che essere una piacevole compagna di una lunga serata ed essere bevuta in grande quantità, quasi senza consapevolezza. Crosta di pane ed agrumi accompagnano il bevitore in un percorso semplice e diretto, schietto, conciso da un finale secco ed amaro con con note erbacee e di scorza di limone. Leggera, gradevolmente carbonata, riesce a scorrere in bocca senza sfuggire, riesce ad appagare senza impegnare, rinfrescando e dissetando. La versi, ti accordi che è già finita: rimane sempre uno dei più grandi complimenti che si possono fare ad una birra. Senza cercare troppi descrittori e senza dover annotare niente su di un ipotetico taccuino.
Formato: 37.5 cl., alc. 5%, lotto 412, scad. 28/02/2015, pagata 4.80 Euro (foodstore, Italia).

lunedì 13 maggio 2013

Buskers Paranoid

Terzo nostro "capitolo" del progetto Buskers, del quale abbiamo parlato più approfonditamente in questa occasione; dopo la California Uber Alles e la Devochka, questa volta il birrificio "itinerante" si è spostato ad Olgiate Comasco per fare visita al Bi-Du di Beppe Vento. Il risultato, incorniciato dalla solita splendida etichetta realizzata dall'artista spagnolo Felideus, viene chiamato Paranoid, con un nome che, leggiamo, vuole omaggiare l'omonima canzone dei Black Sabbath. Si autodefinisce una black "PiGreco" IPA;  il primo lotto venne brassato esclusivamente con l'utlizzo di luppoli europei (East Kent Goldings e Fuggle) e di malti Pils, Chocolate e Carafa. Leggiamo su qualche sito che gli autori della ricetta non escludevano, in futuro, di cambiare il mix dei luppoli guardando anche ad altri continenti; non sappiamo se il cambio sia avvenuto o meno, ci limiteremo quindi a descrivere quanto "annusato". Non esattamente nera all'aspetto - ma quasi - ha una bella testa molto persistente di cremosa schiuma beige. L'aroma è pulito ed elegante anche se non c'è, complice forse qualche mese d'età sulle spalle della bottiglia, una vera esplosione di profumi: pompelmo, frutta tropicale e, una volta dissipatasi la schiuma, leggeri sentori di tostatura. Ottimo invece "l'approdo" in bocca; è una birra davvero molto morbida, quasi vellutata, con un corpo medio ed una carbonazione moderata. Al gusto c'è un grande equilibrio tra i due elementi; prima un imbocco fruttato, dolce, che richiama l'aroma, seguito da un amaro di caffè e tostature, leggermente terroso. Lentamente ci si accorge che la componente "black" sembra un po' prevalere su quella "IPA", con un leggero sconfinamento nel territorio delle porter/stout molto luppolate. Importa relativamente, visto che non siamo ad un concorso, perché il risultato è ugualmente soddisfacente per chi la beve, e si beve davvero con grande facilità; chiude secca, dispensando un lungo retrogusto amaro (terroso, tostato e caffè). Formato: 75 cl., alc. 6.5%, lotto 278, scad. 31/12/2013, pagata: 8.00 Euro (beershop, Italia).

lunedì 1 novembre 2010

Bi-Du Hop H10OP5

Il fantasioso nome di questa birra del birrificio Bi-Du si riferisce al fatto che sono state impiegate 10 diverse varietà di luppolo aggiunte in cinque diverse fasi della lavorazione. Nebuloso color giallo pallido, schiuma bianca, fine, compatta, buona persistenza. Ratebeer la classifica come una pale ale americana, ma è in realtà prodotta esclusivamente con varietà europee. Aroma fresco e luppolato, sentori erbacei e floreali. Corpo medio, bassa carbonatazione. Palato oleoso; in bocca è pungente, dominata da note erbacee di luppolo. Finisce secca, lunghissimo retrogusto amato erbaceo quasi “piccante”. Rotonda in bocca, è un'ottima birra generosamente luppolata. Bottiglia da 37.5 cl., ABV 5%, 3.50 € direttamente dallo stand del birrificio.

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english summary:
Cloudy pale yellow color with a solid and long lasting white head. Not quite an
APA as per Ratebeer classification as there’s we found no evident trace of American hops in it. Nose is fresh and hoppy with grass and flowers. Medium body, low carbonation. Texture is oily and flavor is very grassy and hoppy. Dry finish with a very long grassy bitter and almost “spicy” aftertaste. A very nice and well hopped brew which we recommend to all hops lovers. 37.5 cl. bottle, 5% ABV, 3.50 €