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martedì 25 febbraio 2020

De Molen / Bakunin: Terpenije & Trud (Patience & Labour) Barley Wine

Da febbraio 2019 De Molen non è più un birrificio artigianale: il gruppo Bavaria (Swinkels) ne ha rilevato il 100% dopo che nel 2015 si era già impossessata del 35% tramite una società di distribuzione controllata nella quale partecipava anche il birrificio di De Koningshoeven (La Trappe). In quell’occasione pare che le azioni fossero state acquistate da tanti azionisti minoritari di De Molen, senza nessun investimento diretto nel birrificio: Bavaria aveva solamente ottenuto il diritto di distribuzione in esclusiva per tutto il BeNeLux. Come però avviene in questi casi l’entrata in gioco di una multinazionale è solo il primo passo verso l’acquisizione della maggioranza: chi ha voglia può leggere il comunicato ufficiale di De Molen nel quale viene ovviamente ribadito che non cambierà assolutamente nulla, che non ci saranno compromessi sulla qualità e che le persone resteranno al loro posto continuando a gestire in piena autonomia il birrificio. 
Chissà cosa accadrà al Borefts Festival che ogni anno De Molen organizza dal 2009 e che era diventato uno dei punti fermi nel nostro continente? Sarà ignorato dalla maggior parte dei birrifici artigianali?  L’edizione 2019 che si è tenuta a settembre, quindi dopo l’annuncio della vendita, è andata comunque sold out ed ha visto la partecipazione di questi birrifici.   
Facciamo un passo indietro all’edizione 2016 quando tra gli invitati al festival vi era anche il birrificio russo Bakunin, fondato nel 2013 a San Pietroburgo da Alexander Romanenko, proprietario del Café Bakunin, dall’homebrewer Yury Mitin  e dal birraio professionista Vladimir Naumkin. Da quanto ho capito dopo aver iniziato come beerfirm Bakunin si è ora dotato d’impianti propri ma ha soprattutto aperto tre locali le cui spine e i cui scaffali ospitano anche altri birrifici russi ed esteri: Bakunin Café (bar e beershop) il Rockets & Bishops Bar (birra e burgers) il Kiosk Bar  (Bottle Shop & Taproom). Oltre a partecipare al Borefts 2016 i russi realizzarono in Olanda una birra collaborativa con Menno Oliver di De Molen: per l’occasione nacque Terpenije & Trud (Patience & Labour) un vigoroso barley wine (10.6%) prodotto con malti Pils e Caramello, luppoli Saaz, Apollo e Premiant ed aggiunta di uvetta ad albicocche disidratate in fermentazione.  L’idea era quella di produrre un barley wine “fruttato”: al “juicy barley wine” fortunatamente non ci siamo (ancora) arrivati.

La birra.
Nel bicchiere si presenta di color ambrato carico con riflessi arancio, la schiuma è poco generosa, grossolana, scomposta e svanisce piuttosto rapidamente. Caramello, biscotto, uvetta, albicocca disidratata, mela al forno, qualche lieve traccia di solvente e di cartone bagnato: l’aroma è piuttosto intenso ma non è esattamente entusiasmante.  Niente da dire sul mouthfeel, invece: corpo medio-pieno, poche bollicine, consistenza morbida ed oleosa. La bevuta è davvero molto, troppo dolce e ricca di uvetta, miele e caramello: ma quando il naufragio sembra inevitabile ecco arrivare un po’ d’asprezza dall’albicocca e un po’ d’alcool a riportare la nave in acque più tranquille e la birra si riesce a bere con discreta soddisfazione anche se, citandone il nome, ci vuole un po’ di “pazienza e duro lavoro”. Vi sono ampi margini di miglioramento per quel che riguarda pulizia e finezza in questo barley wine un po’ grossolano, sbilanciato, sgraziato che mostra già qualche nota ossidativa precoce, a soli due anni dalla messa in bottiglia.
Formato 33 cl., alc. 10.6%, IBU 32, imbott. 13/04/2018, scad. 13/04/2023, prezzo indicativo 5,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa lattina e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 7 dicembre 2018

De Molen Hel & Verdoemenis (Hell & Damnation)

I lettori regolari del blog ricorderanno forse che il birrificio olandese De Molen era finito sulla mia personale black list: troppe le delusioni e le birre non a posto prodotte nel triennio 2012-2015. Colpa del cambio d’impianto avvenuto nel 2011? Può darsi, ma visto che le alternative sul mercato non mancano, la pazienza ha un limite. 
Nel frattempo Menno Olivier and John Brus, fondatori e proprietari del  ”mulino”, hanno dovuto stringere un patto col “diavolo” per portare avanti i loro affari; aumentare i volumi senza una struttura commerciale e distributiva idonea a collocarli non è cosa buona, soprattutto se non si  riesce a vivere di solo export. A maggio 2015 apparvero le prime indiscrezioni sulla cessione di una quota del birrificio al gruppo olandese Bavaria. Olivier e John  furono costretti a smentire pubblicamente affermando di aver invece raggiunto un accordo con i monaci trappisti dell’abbazia di De Koningshoeven, alias La Trappe. I due birrifici avrebbero usato lo stesso canale distributivo e la stessa rete commerciale per vendere i rispettivi prodotti sul territorio olandese; l’equivoco era nato soltanto perché La Trappe utilizzava fisicamente i camion della Bavaria. “Non siamo stati comprati; siamo ancora noi i proprietari e continueremo a gestire in prima persona l’export. In più saremo fnalmente anche presenti in tutto il nostro paese. Questo era il nostro obiettivo”. 
Le cose non sarebbero però andate esattamente così, secondo quanto poi svelato nell’aprile 2016 dal blog olandese Mylifewithbeer, una delle poche fonti in inglese che ha parlato della vicenda: “all’inizio del 2015 Bavaria aveva già acquistato il 35% di De Molen tramite una società da lei controllata nella quale partecipava anche il birrificio di De Koningshoeven. Le azioni sono state rilevate da tanti azionisti minoritari di De Molen; questa transazione non ha comportato nessun investimento diretto di denaro da parte di Bavaria a De Molen; Bavaria ha solamente ottenuto in cambio il diritto di distribuzione in esclusiva per tutto il BeNeLux. Per aumentare la propria capacità produttiva ed acquistare nuovi fermentatori, De Molen si è autofinanziato vendendo l’edificio “Formido” acquistato nel 2011 per poi affittarlo con un contratto di leasing”.

La birra.
A due anni dall’ultima De Molen bevuta ritento la sorte: saranno migliorate le birre? E’ tornato il De Molen di una volta, diventato famoso per le sue imperial stout e i suoi barley wine capaci tra l’altro d’invecchiare anche piuttosto bene? 
Nel & Verdoemenis (10%), ovvero “Inferno e Dannazione”: arrivata dopo i fasti della Rasputin e della la Tsarina Esra, è oggi diventata la imperial stout più venduta di De Molen. Ne esistono ovviamente sterminate varianti prodotte con aggiunta di ingredienti (caffè, nocciole, Oreo…) o invecchiate in diverse botti. La più nota – forse per il numero) è probabilmente la Hel & Verdoemenis 666,  prodotta con chips di legno imbevute in Cognac di 40 anni. La ricetta della Hel & Verdoemenis prevede malti Pale, Brown, Chocolate, Caramel e Roasted, luppoli Premian e Saaz. 
Il suo vestito è quasi nero, la schiuma cremosa non ha bolle molto fine ma mostra una buona persistenza. Il naso è ricco e complesso: caffè, orzo tostato, cioccolato, biscotto e liquirizia, qualche accenno di fruit cake e cenere/tabacco. Pulizia e finezza non sono i suoi punti di forza ma il risultato è comunque piuttosto gradevole. Non ci sono particolari densità o cremosità al palato e il corpo è medio: la scorrevolezza ci guadagna ma un po’ di “ciccia” in più non le avrebbe fatto male secondo me.  La bevuta parte dolce di caramello, prugna sotto spirito e  liquirizia per poi iniziare una bella e intensa progressione nell’amaro del caffè, delle tostature e del cacao. L’alcool è molto ben gestito e riscalda senza far male: il retrogusto è lungo ma quasi delicato e stempera l’amaro con un bel mix di frutta sotto spirito, caffè zuccherato, cioccolato. 
Il De Molen di una volta è tornato?  Non proprio ma questa Hel & Verdoemenis del 2017 è una bella bevuta: non è un mostro di eleganza e precisione ma è molto bilanciata e soddisfa pienamente chi se la trova nel bicchiere. Peccato solo per quel dito (abbondante) di fondazza nel bicchiere. Dopo anni di buio De Molen, finalmente vedo un po’ di luce.
Formato 33 cl., IBU 102 (?), alc. 10%, imbott. 20/06/2017, scad. 20/06/20142, prezzo indicativo 5.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 30 gennaio 2018

Northern Monk / De Molen Dark City

Lo scorso novembre 2017 il birrificio inglese Northern Monk ha organizzato presso i propri locali di Leeds l’evento “Dark City” dedicato ovviamente a birre di colore “scuro” come stout, porter e black IPA. Questo mini festival è stato il seguito di Hop City, dedicato alle birre luppolate, che il birrificio aveva messo in piedi in aprile. 
Nel corso di due giornate è stato possibile assaggiare oltre 80 birre prodotte da diversi birrifici di tutto il mondo, accompagnati da musica heavy metal, DJ set e alcuni concerti. Due le sessioni disponibili nelle giornate di venerdì e sabato, da mezzogiorno alle 16.30 e dalle 18 alle 23.30. Quindici sterline il costo del biglietto (diciotto per la sessione del sabato sera)  al quale dovevate poi aggiungere 2,80 sterline per l’acquisto di ogni gettone. Non sono riuscito a recuperare la lista ufficiale delle birre disponibili ma potete farvene un’idea utilizzando la pagina dell’evento creata su Untappd. Oltre ai padroni di casa di Northern Monk erano presenti birre di Cloudwater, Siren, Wylam, Magic Rock, Brew By Numbers, Marble, Mikkeller, Lervig, Dry & Bitter, Kernel, Left Handed Giant, Anspach & Hobday, Dugges, Kirkstall, Hawkshead, Old Chimney, De Molen, Amundsen, Omnipollo e 18th Street. La media della gradazione alcolica delle birre servite? 9%| 
Per l’occasione Northern Monk ha realizzato assieme agli olandesi De Molen la birra ufficiale del festival, ovviamente una (robust milk) stout, chiamata Dark City: lattosio ed avena hanno il compito di donare un mouthfeel denso e cremoso ad una ricetta che si basa su malto inglese Maris Otter al quale sono affiancati Chocolate, Monaco e tre varietà di Crystal. Molto bella la doppia etichetta, apribile come le ante di un armadietto, attaccata sulla lattina: al di sotto della prima troverete tutte le informazioni sul festival e una piccola mappa con le indicazioni stradali per raggiungerlo.

La birra. 
Nel bicchiere non è completamente nera, ma poco ci manca: la schiuma è cremosa, abbastanza compatta e mostra una buona persistenza. Nonostante la ricetta non preveda l’utilizzo di caffè, l’aroma è dominato da eleganti profumi di caffè macinato. Ad affiancarlo non c’è però molto altro: orzo tostato, qualche ricordo di tabacco e di esteri fruttati che suggeriscono i frutti di bosco “scuri”, ma la loro presenza è molto debole.  Il mouthfeel è effettivamente abbastanza morbido e cremoso, ma il gusto non lo valorizza risultando un po’ legato tra le sue componenti: c’è una parte densa e dolce in sottofondo (caramello, cioccolato al latte) sulla cui superficie viaggia - quasi su di un binario parallelo -  l’amaro del caffè e delle tostature. L’intensità dei sapori è buona ma manca un po’ di amalgama: l’amaro è praticamente assente e a fine corsa c’è un piccolo vuoto che andrebbe riempito con qualcosa, magari con un po’ di quel calore etilico (7.4%) che è invece molto, troppo nascosto. Una milk stout robusta e nel complesso discreta, ma un po’ irrisolta: il gusto è meno pulito e definito dell’aroma, l’aroma è meno ricco e intenso del gusto. Se si riuscisse a raggiungere uniformità, questa Dark City farebbe un indiscutibile salto di qualità.
Formato: 44 cl., alc. 7.4%, IBU 15, lotto 523, scad. 20/04/2018, prezzo indicativo  6.50 Euro  (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 28 febbraio 2016

De Molen Tsarina Esra Imperial Porter

Mi appresto con sollievo a stappare l'ultima birra di De Molen rimasta in cantina, birrificio olandese che negli ultimi anni mi ha dato più problemi che soddisfazioni. Riassumo giusto per la cronaca; Rasputin 2012, imperial stout trasformatasi in una versione acida, con la sorella - strana ma bevibile - invecchiata in botti di Bourbon. Preciso che l'aggettivo "bevibile" ad una birra che costa 20 Euro al litro sia  tutt'altro che  un complimento. C'è poi stato il minestrone di verdure della Heen & Weer 2014  e la noia mortale della Hemel & Aarde, questa per lo meno - diamogliene atto - esente da difetti.
Il perché mi risulti ormai impossibile trovare una De Molen decente rimane a me poco chiaro; il cambio d'impianto è avvenuto nel 2011, c'è stato tutto il tempo necessario per fare i dovuti assestamenti. Procede tutto bene sulla linea d'imbottigliamento? La costanza qualitativa è purtroppo una chimera per questo  birrificio, con il risultato che acquistare una bottiglia equivale a giocare dei numeri al lotto: quante probabilità avrò di bere un'ottima birra? 
Eppure, su Ratebeer e gli altri siti di beer-rating continuano a fioccare le cinque stellette ed i punteggi centenari anche se, lo so, questi siti hanno la stessa affidabilità delle previsioni meteorologiche. Allora sarò soltanto sfortunato io, e la riprova è questa bottiglia dell'imperial porter Tsarina Esra, "nata" il 17 novembre 2014 e che ottiene (stesso lotto) recensioni molto positive sui siti sopra citati. La sua ricetta indica malti Pils, Monaco, Chocolate e Caramello, frumento maltato ed una luppolatura di Sladek e Premiant. 
L'inizio non è molto incoraggiante, a partire dalla silente apertura del tappo cui fa seguito un aspetto piuttosto bruttino: quasi nera, invece della schiuma si forma un ammasso di grossolane bolle biancastre. L'aroma è tuttavia ancora peggio: carne e salsa di soia dominano, lasciando solo scorgere un sottofondo piuttosto etilico di frutta sotto spirito (uvetta?).  Al palato risulta quasi piatta, con un corpo medio ma totalmente priva di quella pienezza e morbidezza che una imperial porter/stout da 11 gradi dovrebbe avere. Il gusto è piuttosto confuso e difficile da comprendere: in uno scenario piuttosto etilico, ricco di carne e salsa di soia, s'intravede qualche remota traccia di caffè, di orzo tostato, forse caramello bruciato. L'amaro di luppolo e  tostature e viene affiancato anche da quello della plastica/gomma bruciata, per una lieve astinenza finale nella quale emerge anche una leggera nota torbata. A dire il vero migliora un pochino dopo diversi minuti nel bicchiere, ma finirla rimane un'impresa disperata e la maggior parte del liquido trova la sua collocazione ideale nel lavandino: l'unico conforto, nel mio caso, è di non aver altre De Molen in cantina.
Formato: 33 cl., alc. 11%, IBU 93, lotto 17/11/2014, scad. 17/11/2039, 6.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 1 dicembre 2015

De Molen Rasputin Bourbon BA

Delle innumerevoli versioni Barrel Aged di Rasputin del birrificio olandese De Molen, Ratebeer ne conta quasi una decina. A disposizione ho forse quella più "classica", affinata presumibilmente 12 mesi in botti ex-Bourbon. 
Devo fare una premessa: è da un paio d'anni che non stappo una De Molen davvero soddisfacente. Qualcosa alla spina di buono l'ho anche bevuto di recente, ma la consistenza qualitativa delle bottiglie negli ultimi anni è stata alquanto altalenante, complice (anche, forse) il cambio dell'impianto produttivo e, nel caso specifico della Rasputin, sembra ci sia anche stato un cambiamento del ceppo di lievito utilizzato. A peggiorare le cose ha probabilmente contribuito la volontà del birrificio di mettere comunque in commercio anche birre "infette" o che non erano venute come da manuale e torno a citare la testimonianza raccontatovi in occasione della Rasputin "regolare" di un cliente che ha contattato direttamente il birrificio: "ne ho parlato con loro  e sapevano che c'era un infezione lattica, ma erano ugualmente soddisfatti del modo in cui la birra era venuta e quindi l'hanno messa in commercio".
Ma torniamo alla birra di oggi. Imbottigliata nel 2013, rientra presumibilmente in tra le Rasputin prodotte nel 2012, con le quali ho avuto una poca gratificante esperienza giusto un anno fa. Per fortuna le De Molen in cantina sono ormai terminate. 
“Imperial Stout-ish”,  così definisce  De Molen in etichetta questa Rasputin Bourbon BA, con quell’ “-ish” quasi a voler mettere le mani avanti per scusarsi in caso d’insoddisfazione cliente. Che non sia una classica imperial stout è evidente sin dal colore, davvero poco attraente: tonaca di frate, torbido, con qualche riflesso ambrato. La schiuma è assente, ma qualche bolla grossolana si forma ugualmente al bordo del bicchiere. 
Al naso non c’è nulla che ricordi un’imperial stout, ma ci sono evidentissime tracce del passaggio in botte: l’aroma è tuttavia intenso, gradevole e pulito, dolce, con forti sentori di bourbon, caramello, uvetta,  cocco, ciliegia sotto spirito, porto, pelle/cuoio, legno. In sottofondo spunta anche una leggerissima affumicatura. In bocca le bollicine sono quasi assenti, il corpo è medio e la consistenza piuttosto leggera: da un lato è agevolata la facilità di bevuta, dall’altro si sente un po’ la mancanza di solide “fondamenta” a supporto di una gradazione alcolica considerevole (11.4%). Passano in rassegna caramello, uvetta, prugna e ciliegia sotto spirito,  note di porto e vino liquoroso (con l’ossidazione che si porta anche dietro una leggerissima punta di cartone bagnato),  legno: la dolcezza è bilanciata da una leggera asprezza di frutti rossi acerbi.  Passata la delusione per non aver bevuto un’Imperial Stout, rimane comunque la soddisfazione di una birra intensa, molto morbida e gradevole ma  più simile ad un barley wine ben invecchiato, con il bourbon che si fa sentire solamente a fine corsa, diventando protagonista di un lungo retrogusto caldo e avvolgente.  Peccato solo per qualche passaggio a vuoto in bocca che rende la bevuta complessivamente meno gratificante di quello che potrebbe essere, risultando a tratti un po’ slegata e quasi “acquosa”.  
Ci si potrebbe anche accontentare, ma visto che al passaggio in legno corrisponde sempre un prezzo “premium”, è lecito aspettarsi di più. 
Formato. 33 cl., alc. 11,4%, IBU 46, imbott. 28/11/2013, scad. 28/11/2038, 8.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 6 maggio 2015

De Molen Hemel & Aarde

Hemel & Aarde, Cielo e Terra. Una Imperial Stout prodotta con malti  affumicati che tiene fede alla sempre più rigida classificazione del birrificio De Molen che chiama quasi tutte le sue birre con due parole. E’ di poco tempo fa la notizia che l’ottima (american) bitter Amerikaans è stato rinominata Licht & Lustig proprio perché non rispettava “la regola dell’X & Y”.
Vengo da due delusioni firmate De Molen,  Rasputin (cambierà nome anche lei?) e Heen & Weere quindi apro con un po’ di timore questa Hemel & Aarde, imbottigliata a maggio 2013. E non voglio neanche più chiamare in causa il cambio di impianto produttivo che il birrificio ha effettuato nel 2011: c'è stato tutto il tempo necessario per tornare ai livelli qualitativi di un tempo.
I malti di questa Hemel & Aarde sono molto torbati, anzi “i più torbati che siamo riusciti a reperire”, annuncia quasi con orgoglio il birrificio olandese: la provenienza è la distillieria scozzese Bruichladdich, produttrice del whisky più torbato del mondo. La ricetta si completa di Munich, Brown, Roasted, Chocolate e Caramel per quel che riguarda i malti, mentre i luppoli utilizzati sono Premiant e  Sladek. Vestita di un colore che è praticamente il nero, forma un dito circa di schiuma beige chiaro, abbastanza fine e cremosa, la cui persistenza nel bicchiere è però piuttosto breve. 
L'aroma tiene fede all'affermazione "abbiamo usato il malto più torbato che abbiamo trovato": l'affumicatura è straripante, carnosa e "grassa", coprendo qualsiasi altro profumo e facendo desistere il naso da ogni tentativo di cercarlo. 
La finezza non è di certo il suo pregio, qui c'è solo la potenza, un po' fuori controllo. Dopo l'aroma "masticabile", l'approdo al palato è un po' ruvido: corpo medio, carbonazione medio-bassa, alcool subito a darti il benvenuto. Il torbato qui è decisamente in secondo piano, tenta solamente di spezzare la noia di un gusto che procede implacabile, quasi maniacale, con caffè e tostature, senza nessun accenno di dolce, senza tregua. Le tostature non sono molto eleganti, l'acidità finale dei malti tostati è solo un brevissimo sospiro che viene subito sopraffatto dal retrogusto di alcool caffè, tostature e torbato.
Imperial Stout molto sbilanciata sull'amaro, che richiede pazienza, impegno e molte pause: dopo i primi due sorsi, la noia prende il sopravvento, e sebbene non ci siano evidenti difetti, la bevuta risulta molto poco gratificante. Dall'ecesso del torbato a quello del caffè/tostato, è una birra che ho già dimenticato.
Formato: 33 cl., alc. 10%, IBU 108, imbottigliata 14/05/2013, scad. 14/05/2038, pagata 5.50 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 13 marzo 2015

De Molen Heen & Weer

Non mi capita molto spesso di bere De Molen, il birrificio fondato nel 2004 da Menno Oliver a a Bodegraven, Paesi Bassi, nel centro di un ipotetico triangolo che ha come vertici Amsterdam, Utrecht e Rotterdam; quando l’ho incontrato alla spina, le bevute sono state tutte più o meno soddisfacenti.
Non posso dire lo stesso per le bottiglie; ripercorrendo a ritroso l’elenco di De Molen sul blog, devo risalire sino al 2011 per registrare le positive Op & Top, Lente Hop ed Amerikaans ma dopo di loro ci sono stati sempre dei problemi più o meno evidenti. Solo discreta la Super Charged Saison realizzata con Hoppin Frog (lotto 2012), godibile ma con gushing e bollicine in abbondanza la Triple Stout SSS (lotto 17/02/2010), disastrosa invece la Rasputin imbottigliata il 13/09/2012.
Faccio un nuovo tentativo con una bottiglia, questa volta del 2014. Si tratta di una Tripel chiamata Heen & Weer che significa semplicemente “avanti e indietro”; il birrificio olandese non è mai stato particolarmente brillante nella scelta dei nomi delle proprie birre, il che può essere anche comprensibile quando se ne sfornano diverse centinaia.
Ma nel caso di questa birra la scelta – o per lo meno la sua motivazione – è abbastanza risibile e forse non era il caso di riverlarla. Cito testualmente: “il nostro birrificio è diviso in due. Ad un’estremità del centro del paese ci sono il birrificio ed il ristorante, mentre dalla parte opposta si trovano due edifici che utilizziamo come magazzino e deposito. Qui è dove le nostre birre fermentano e maturano e vengono conservate sino al momento della spedizione in giro per il mondo. Dopo aver prodotto la birra, i fermentatori pieni vengono portati dal birrificio al magazzino con un muletto. E i fermentatori vuoti vengono riportati al birrificio. Quindi andiamo continuamente “avanti e indietro” con le birre”.
Heen & Weer, quindi, una Abbey Tripel speziata con coriandolo e luppolata con Premiant e Saaz che si presenta di colore ambrato opaco piuttosto carico, con qualche venatura ramata; la schiuma ocra è compatta e cremosa ed ha una buona persistenza. Al naso, piuttosto dolce, banana matura, ciliegia, zucchero caramellato, miele e biscotto; in sottofondo c’è la speziatura di coriandolo e alcuni sentori che ricordano quasi una torta all’arancia. C’è anche però una leggera presenza di verdure cotte.  Al palato arriva un po’ troppo carente di bollicine per lo stile; il corpo è medio e la consistenza oleosa. Il gusto è sciropposo e molto dolce, con canditi, miele, uvetta che dominano la base maltata di biscotto e leggero caramello; la bevuta non è particolarmente impegnativa e l’alccol (9.2%) è molto ben controllato ma fallisce nell’asciugare almeno in parte la deriva dolciona che caratterizza questa Tripel. Inutile anche il timido amaro erbaceo finale, non particolarmente raffinato:  ne viene fuori una birra stucchevole, e troppo poco attenuata, opulente ma un po’ cafona, poco elegante, per nulla vivace (carbonata) e non particolarmente pulita. Devo purtroppo registrare un’altra mezza delusione in bottiglia, signor De Molen.
Formato: 33 cl., alc.  9.2%, IBU 42, imbott. 19/02/2014, scad. 19/02/2019.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 23 ottobre 2014

De Molen Rasputin

Il panorama brassicolo ci mette ogni giorno sotto gli occhi collaborazioni tra birrifici ma non crediate che sia tutto rose e fiori lì fuori: spesso si affilano i coltelli. Avete ad esempio intenzione di produrre una Imperial Stout e di chiamarla Rasputin, in onore del monaco e mistico russo vissuto a cavallo tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo Grigorij Efimovič Rasputin ? Beh non fatelo, perché avrete sicuramente dei problemi, simili a quelli incontrati dal birrificio olandese De Molen. Nel 2009 si vede recapitare una lettera da parte della  North Coast Brewing Company (Fort Bragg, Mendocino) che li intima di cambiare il nome alla propria Imperial Stout  in quanto violerebbe il copyright del marchio Old Rasputin che il birrificio Californiano aveva  registrato nell’aprile dello stesso anno.  La Old Rasputin di North Coast viene prodotta dal 1995 e la Rasputin di  De Molen dal 2007; non sono noti tutti i dettagli della questione, ma il risultato è che il birrificio olandese decide di “desistere” e di abbandonare, per la commercializzazione nel mercato statunitense il nome Rasputin, che può invece essere usato in Europa dove North Coast non distribuisce. 
De Molen ci mette anche un po’ di ironia: prima decide di chiamare la birra “Cease & Desist” (letteralmente “Smettila e desisti”) e poi con il più azzeccato neologismo “Disputin”, che fa contemporaneamente riferimento sia al nome originale della birra che alla “disputa” con gli americani. Ma l’etichetta è ancora meglio, con in bella evidenza la scritta “questa stout si chiamava Rasputin, ma la gente che produce la Old Rasputin in Calfornia pensa che voi (clienti) siate troppo stupidi per distinguere i due prodotti, e quindi ha minacciato di denunciarci per violazione di copyright”
Ora non ho purtroppo tempo di fare una rapida carrellata di tutte le battaglie (minacciate o avvenute) legali per violazione di “trademark”, ma negli Stati Uniti queste sono ormai all’ordine del giorno e potete divertirvi nella lettura.   
Eccovi alcuni link generali, in inglese: 
Ma se avete un birrificio state attenti perché vi dovrete guardare le spalle sia dai vostri compagni di business che anche da altri produttori di bevande e alimenti; attenzione soprattutto alle grandi multinazionali, che hanno (molti) soldi da spendere per proteggere i propri marchi. La Redbull, ad esempio, aveva intimato alla Redwell Brewery (un microbirrificio inglese di Norwich, otto persone in tutto!) di cambiare il proprio nome in quanto poteva confondere i clienti; la questione pare si sia risolta “amichevolmente”, con una dichiarazione da parte del birrificio inglese di non produrre mai bevande energetiche.
Torniamo alla nostra Rasputin; nell'estate del 2011 De Molen inaugura un nuovo e più capiente birrificio in un meno romantico complesso industriale rispetto ai vecchi impianti, situati all'interno di un suggestivo mulino. Il naturale periodo di assestamento di un nuovo impianto è forse durato più del previsto, visto che sono diverse le "lamentele"  (infezioni, carbonazione eccessiva) che potete leggere in rete. Non posso dire molto a riguardo visto che negli ultimi due anni non mi è mai capitato di bere De Molen, e non so neppure se abbia senso citare questo commento alla Rasputin (Laphroaig / Caol Ila barrel aged)  di un bevitore (del quale ignoro identità ed autorevolezza) su BeerAdvocate: "ne ho parlato con il birrificio è loro sapevano che c'era un infezione lattica, ma erano ugualmente soddisfatti del modo in cui la birra era venuta e quindi l'hanno messa in commercio".  E qui si potrebbe aprire una lunga discussione: giusto venderla dicendo "a noi piace anche così" o si tratta solamente della volontà di non buttare via una (costosa) produzione che magari ha anche passato un anno in botte ?
La "mia" Rasputin non fa eccezione all'altalenante qualità produttiva del birrificio lamentata da molti bevitori. Imbottigliata nel settembre 2012, si presenta per lo meno in modo impeccabile: marrone scuro, riflessi mogano, schiuma molto persistente color beige, fine e cremosa. Al naso non ci sono le tostature, il caffè o il cioccolato che ti aspetti ma molta frutta: fico, prugna e dattero disidratati, melassa, forse marzapane, qualche lieve sentori di aceto di mela. L'aroma non è effettivamente male (anche se lungi dall'essere "ottimo"), ma la sorpresa è forte. In bocca arriva molto, troppo carbonata, con il corpo medio ed un gusto che non presenta nessuna delle caratteristiche dello stile. L'elevata presenza di bollicine non aiuta molto a distinguere i sapori, ma ci sono note aspre di frutti rossi (ribes e amarena), una componente acetica abbastanza evidente e un finale - molto poco memorabile - dove l'amaro delle tostature e del caffè è sostituito da quello dell'acido lattico. L'etichetta dice che la birra si potrebbe gustare "entro venticinque anni", ma questa bottiglia è già andata da un po' e l'infezione si è già pappata quasi tutta la componente "scura" di questa imperial stout. A dire il vero quello che resta è effettivamente bevibile ed il risultato assume tutto sommato un senso compiuto, benché non molto gradevole: una specie di birra acida scura, che non porta nessuna caratteristica dei malti scuri utilizzati, se non il colore. 
Formato: 33 cl., alc. 10.4%, imbottigliata 13/09/2012, scad, 13/09/2037, pagata 4.00 Euro.

lunedì 15 settembre 2014

Brewfist / De Molen / Toccalmatto / Ducato M.I.L.D.

Il viaggio in Italia  dello scorso marzo di Menno Oliver, patron del birrificio olandese De Molen (accompagnato dal fido John Brus) si è rivelato molto prolifico per quel che riguarda le birre-collaborative che, lo sappiamo, vanno attualmente tanto di moda e fanno tanto marketing. Una settantina sono i chilometri sulla via Emilia che separano il Birrificio del Ducato  (Parma)  da Brewfist e sulla strada si trova anche Fidenza, dove ha sede Toccalmatto. La sosta in quel di Parma vede la nascita della Vliegende Verdi  (il “Verdi volante”, in olandese), versione aromatizzata con peperoncino della Imperial Stout di Giovanni Campari. A Fidenza, l'incontro con Bruno Carilli di Toccalmatto genera la Debra Kadabra, una Pale Ale "dedicata a Frank Zappa ed alla Maledetta Primavera di Loretta Goggi" (sic). Il viaggio verso ovest termina a Codogno, dove nasce invece la Beautiful & Strange,  ispirata alle tradizionali Gose ma aromatizzata con scorze di arancia amara e bergamotto e prodotta assieme a Brewfist. 
Al Terminal 1,  (la “taproom” di Brewfist) in un paio di serate dal tasso alcolico probabilmente abbastanza elevato, i quattro birrai discutono anche gli ultimi dettagli di una birra collaborativa ad otto mani che prende il nome di M.I.L.D. (Mild I'd Like to Drink), ma l'acronimo e l'etichetta fanno invece pensare a tutt'altro: si tratta di una "Imperial" Mild, un nuovo non-sense birrario, visto che la categoria delle Mild inglesi è ben distante da qualsiasi idea di "forza" e di potenza. Ma gli americani ci hanno insegnato che si può "imperializzare" tutto o quasi, e quindi ecco una ricetta che prevede un contenuto alcolico ben al di sopra del 4.3%  che il CAMRA indica come il massimo per lo stile ed una generosa luppolatura di Chinook, Galaxy e Mosaic.
Il risultato è una birra dal colore ebano scuro ed un bel cappello di schiuma beige, fine e cremosa, dalla buona persistenza. Al naso domina la frutta, con un bouquet composto da frutta tropicale  molto matura (mango, papaya), melone retato, lampone; a tratti ci scorgo una presenza abbastanza netta di Big Babol; la parte scura emerge in un secondo tempo, portando in dote leggeri sentori di tostature e di caffè.  Gradevole e scorrevole al palato, con il giusto livello di bollicine ed un corpo medio. Se l'aroma era poco coerente con il colore scuro della birra, la situazione viene capovolta in bocca: il controllo lo prendono subito le tostature ed il caffè, con la frutta tropicale a recitare il ruolo dello sparring partner. L'intensità e la pulizia sono di ottimo livello, pur mantenendo la facilità di bevuta tipica proprio di una "mild". Finisce molto secca, sul bordo dell'astringenza, con l'acidità del caffè e con un retrogusto piuttosto amaro di caffè e tostature. 
Al di là di quello che si dichiari di essere (Imperial Mild ?), è una birra che si presenta un po' ruffiana, con un naso molto piacione di frutta tropicale e che si ritira poi nell'ombra, come una seducente ragazza che ti ammalia per poi gelarti un po' il sangue al momento del "dunque". Ma quello che poteva essere un pericoloso scontro tra due opposti (frutta tropicale e caffè) si è invece rivelato un incontro riuscito, una birra ben fatta e molto pulita, che a me è piaciuta. Poi possiamo discutere finche vogliamo sul fatto che fossero davvero necessarie otto mani per realizzarla, ma questa è un'altra storia.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, IBU 30, lotto 4144, scad. 30/05/2015, pagata 5.00 Euro (beershop, Italia).

domenica 17 febbraio 2013

De Molen 1914 Triple Stout SSS

SSS Stout nasce nel 2008 da una collaborazione tra il "signor" De Molen (alias Menno Olivier) e lo storico e blogger Ron Pattinson, prolifico ricercatore di ricette storiche, come abbiamo già visto in questa occasione. Questa volta  Ron ha ricreato la ricetta di una birra che fu brassata a Londra l'8 Luglio del 1914 dal birrificio Whitbread; la tripla "S" sta ad indicare che si trattava di un "tripla stout",  dal contenuto alcolico quindi molto elevato. L'unico luppolo utilizzato è il Kent Golding, per una birra robusta (9.99% ABV) che oggi incaselliamo nella categoria delle imperial stout. La bottiglia che abbiamo recuperato in cantina è una leggera viariante della SSS Stout; si tratta di un lotto di 624 bottiglie realizzato appositamente per il locale Ottavonano di Atripalda (Av).  Vezzosamente più alcolica (10.12 %) di quella "standard", si presenta (male) con una bella fontanella (gushing) di liquido marrone scurissimo; recuperato nel bicchiere buona parte del (prezioso) contenuto, si forma una solida testa di schiuma color beige, fine e cremosa, persistente. Aroma pulito ma "basico": orzo tostato, caffè, mirtilli. Nonostante la gradazione alcolica importante ha un corpo medio, con una consistenza oleosa che la rende molto scorrevole in bocca, allontanando da subito la paura di trovarsi nel bicchiere una delle tante imperial stout catramose asfalta-palato. Mediamente carbonata, in bocca si mostra altrettanto "basica": molto torrefatto e caffè, con quest'ultimo che s'intensifica nel finale dove appare anche qualche nota di cacao amaro. L'alcool è nascosto in maniera impressionante, ed il bicchiere si svuota abbastanza in fretta, grazie anche ad una leggera acidità e ad una bella chiusura secca e ripulente. E' una birra molto poco ammiccante, che non cerca di sedurti con nessuna cremosità o morbidezza, trasportandoti piuttosto con la sua "rozzezza" (e pulizia non esemplare) nella Londra sporca e fumosa di inizio Novecento dove, dopo qualche pinta di questa SSS Stout, andavano sicuramente a riposare stanchi ma felici e contenti. Formato: 75 cl., alc. 10.12%, IBU 84,5, bottiglia n. 62, imbottigliata 17/02/2010, scad. 17/02/2015, prezzo 11.36 Euro (beershop, Italia).

mercoledì 9 gennaio 2013

De Molen / Hoppin' Frog Super-Charged Saison IPA

All'inizio dell'estate del 2012 Fred Karm del birrificio americano (Ohio) Hoppin Frog passa qualche mese in Europa per abbinare alle vacanze anche qualche collaborazione con i colleghi europei per una serie di birre chiamate "U.S. Meets Europe". La prima tappa è in Olanda, al birrificio De Molen dove lo aspetta Menno Oliver. I due decidono di realizzare un incrocio tra una saison ed una american (double) IPA, che viene poi chiamata Super-Charged Saison IPA. L'idea è un po' quella di realizzare una saison-americanata, estrema,  una "double o imperial Saison"(chiamatela un po' come vi pare) con un ABV molto elevato (10.4%) ed un uso massiccio di luppolo (premiant, saaz, columbus e cascade). Purtroppo non tutte le ciambelle vengono con il buco, e ci sembra che per questa birra qualcosa non abbia funzionato a dovere. Si presenta di color marrone con riflessi aranci, quasi tonaca di frate; la schiuma è quasi pannosa e "croccante", color ocra, molto persistente. Il naso è ricolmo di frutta tropicale (mango, ananas maturo, papaia), caramello ed una discreta presenza etilica; aroma dolcissimo, di frutta (molto) matura, che purtroppo con la birra a temperatura ambiente arriva quasi a ricordare l'odore della frutta troppo matura, con un principio di marciscenza. L'aroma è molto forte ma non esattamente elegante. In bocca si presenta quasi sotto forma di sciroppo liquoroso; c'è molto alcool, presente sin dall'imbocco a mettere un freno alla facilità di bevuta; la birra ha un corpo pieno, è morbida, ha una carbonazione non eccessiva ma comunque vivace, che si unisce all'alcool punzecchiando lingua e palato. Il gusto è quello di una dolce marmellata d'agrumi (pompelmo su tutto), che sfocia poi in un finale amaro, intenso ma abbastanza corto, di resina e scorza di pompelmo seguito da un caldo retrogusto di alcool e frutta liquorosa. I due stili sembrano respingersi, piuttosto che incontrarsi, e la metà americana (IPA) prende il sopravvento eclissando la saison europa; la birra è massiccia ed impegnativa, non brilla di pulito e si lascia solamente sorseggiare piuttosto che bere. I lieviti sono oscurati dai luppoli, ed il risultato è abbastanza paragonabile a quello di una American Double IPA non molto in forma, molto dolce, molto alcolica, con luppoli poco freschi. Una grossa delusione se pensiamo al "calibro" dei due birrifici coinvolti; su You Tube trovate anche un breve video che illustra alcuni momenti della collaborazione. Ne esistono già due versioni, una realizzata presso gli impianti di De Molen ed una realizzata negli Stati Uniti; noi abbiamo assaggiato la prima, che ottiene un punteggio di 95/100 su Ratebeer vs. i 70/100 della gemella americana. Beer Advocate elenca solamente quest'ultima, con un punteggio di 81/100. Formato: 75 cl., 54 IBU, alc. 10.4%, lotto 12/07/2012, scad 07/2022, prezzo 15.50 Euro.

venerdì 29 luglio 2011

De Molen Op & Top

Continuiamo la degustazione delle birre più “leggere” e beverine prodotte da De Molen; dopo la Amerikaans è la volta della Op & Top, una bitter (secondo Ratebeer) o una IPA (secondo Beer Advocate) dalla gradazione alcolica contenuta (4.5%). Si presenta di colore dorato, velato; la schiuma è molto generosa, fine e cremosa, molto persistente. Bel naso agrumato (pompelmo, limone), dove convivono sia sentori dolci, di polpa, che di scorza; note di pino. Molto leggera in bocca, si rivela da subito molto beverina e rinfrescante. In bocca la base di malto è molto leggera ed appena percettibile; il gusto vira subito verso l’amaro con pompelmo, scorza di limone e note erbacee. Molto secca e leggermente astringente, lascia un lungo retrogusto amaro e citrico. Indubbiamente non è una classica bitter inglese, come del resto la Amerikaans, e se in etichetta ci fosse scritto APA o IPA nessuno probabilmente avrebbe di che lamentarsi. Ma al di là delle categorie, rimane la sostanza: è una birra estiva, gustosa, pulita e molto rinfrescante. Ottima session beer. Formato: 33 cl., alc. 4.5%, 30 IBU, lotto 03/01/2011, scad. 03/01/2016, prezzo 2,47 €.

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english summary:
Brewery: Brouwerij de Molen, The Netherlands.
Appearance: Hazy golden with a big creamy and long lasting white head. Aroma: citrusy hoppy and slightly piney; grapefruit and lemon, pulp (sweet) and zest (bitter). Mouthfeel: light bodied, medium carbonation, watery texture. Taste: the malty backbone is really thin and citrusy hops are predominant. Grapefruit and lemon zest, some grassy hops, too. Very dry mouthfeel, long bitter citrusy aftertaste. Overall: not really a classic british "bitter" as De Molen names it. If the label would read “IPA” or “APA” I guess nobody would say anything against it. Anywhow, this is a very good and refreshing summer brew. Crisp and clean, will do well as session beer. Bottle: 33 cl., 4.5% ABV, 30 IBUs, batch 03/01/2011, bb. 03/01/2016, 2.47 €.

domenica 8 maggio 2011

De Molen Amerikaans

De Molen la descrive come una bitter prodotta con luppoli americani (con dry-hopping di Amarillo). L’aspetto non è certamente il punto di forza di questa birra, un ambrato opalescente ed una schiuma molto generosa e persistente, pannosa che “affonda” lentamente lasciando una specie di “palla” al centro del bicchiere. Al naso le cose iniziano a migliorare, con sentori fruttati dolci molto pronunciati di polpa di pompelmo e arancio e più vegetali di pino. In bocca è leggera, ma la presenza dei malti è impercettibile ed il gusto vira subito verso l’amaro, con sentori erbacei e resinosi. E’ comunque un amaro assolutamente non aggressivo e molto morbido in bocca. A fine corsa lascia il palato secco ed un retrogusto che spinge ancora un po’ l’acceleratore sul “pedale” dell’amaro, condito da una piacevole nota speziata leggermente piccante. La categorizzazione di “bitter” regge sino ad un certo punto; la spiccata caratterizzazione data dall’abbondante luppolatura americana la rende volutamente poco equilibrata; il confine con una American Pale Ale o con una IPA Americana è davvero sottile. Rimane quello che conta: l’Amerikaans è profumata e pulita in bocca, e si lascia bere molto bene. Formato 33 cl., alc. 4.5%, lotto sconosciuto, scad. 01/2013, prezzo 6 €.

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english summary:
Brouwerij De Molen, Bodegraven, Netherlands.
Murky amber color with a big fluffy white head. Hoppy nose with lots of citrus (grapefruit, orange) and pine. Brewer describes this as a “bitter with American hops” but actually there’s not much of malty backbone in here. Taste is quite hoppy and bitter with grass and resin; this bitterness is however quite smooth and not aggressive. A spicy peppery note in the bitter resinous aftertaste gives even more hoppy character. Not sure how much this can fit in the “bitter” category as it might be a good APA or American IPA as well; yet this is a tasty and clean good beer. 33 cl. bottle, 4.5% ABV, bb. 01/2013, 6€.

giovedì 10 marzo 2011

De Molen Lente Hop

Ha sede a Bodegraven, Paesi Bassi, nel centro di un ipotetico triangolo che ha come vertici Amsterdam, Utrecht e Rotterdam; la mente del Brouwerij De Molen è Menno Oliver che, dopo dodici anni da homebrewer, ha compiuto il grande salto nel 2004. Un’attività impressionante e senza sosta, con più di 100 birre diverse prodotte in soli 6 anni (molte delle quali solamente per una sola volta, per la gioia dei beer geeks) che ha portato De Molen, e l’annesso ristorante, al 5° posto della classifica mondiale dei migliori birrifici stillata nel 2011 da Ratebeer e all’elezione come migliore brewpub al mondo. Lente Hop (letteralmente “primavera di luppolo” , in questo caso sono saaz, poi amarillo e columbus in dry hopping) è di colore ambrato, velato. Le generosa schiuma che si forma è ocra, cremosa, abbastanza fine e molto persistente. Il naso è molto ricco e pronunciato, con un elegante bouquet di frutta tropicale matura (mango, lychee) e pino. In bocca arriva davvero molto gasata, corpo medio, riproponendo in maniera meno evidente frutta (pompelmo) e con più enfasi note vegetali di pino e resina, ma anche di legno e terra. Dopo tutta questa ricchezza, un bel taglio secco pulisce perfettamente il palato per poi dispensare un lungo retrogusto amaro, con resina e note di pompelmo. Una IPA davvero eccellente, beverina, gustosa e profumata. Curiosamente la stessa birra è anche prodotta con il nome Zomer Hop (“estate di luppolo”). Bottiglia da 33 cl., ABV 6.2%, IBU 42, lotto 04/06/2010, scad. 06/2015, 5.60 €.

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english summary:
A very good IPA from Brouwerij De Molen, Holland. Lente Hop means “Hoppy Spring” and pours an hazy amber color. Big creamy off-white head which stays for a long time into the glass. Elegant lushy nose with tropical fruits (mango, litchi) and pine. Quite high carbonated with medium body. Taste is fuity (grapefruit) with vegetable notes of pine and resin, wood and earth. Aftertaste is bitter with resin and grapefruit. Very well balanced IPA with a sweet fruity profile but also a strong bitterness. Dry, perfumed and tasty. 33 cl .bottle, 6.2% ABV, batch 04/06/2010, b.b 06/2015, 5.60 €