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mercoledì 26 dicembre 2018

DALLA CANTINA: Dupont Avec les Bons Voeux 2012

Poche birre di Natale, quest'anno: ho deciso di stapparne (e parlarne) giusto un paio. La prima di queste due è un classico nonché un graditissimo ritorno: della Avec les Bons Voeux della Brasserie Dupont ve ne avevo già parlato nel 2013.  Non è notoriamente una birra da invecchiamento ma ho provato a sfidare la sorte dimenticando qualche bottiglia in cantina affidandola al tempo.
Questa Belgian Strong Ale nacque nel 1970 quando Marc Rosier, figlio del fondatore Louis Dupont, decise di produrre una birra speciale da regalare ai migliori clienti in occasione delle festività natalizie; un semplice augurio che è poi diventato il nome: "con gli auguri della Brasserie Dupont". Per soddisfare la domanda dei clienti stessi, desiderosi di berla ben più di una volta l'anno, nel 1996 la Dupont decise di iniziare a commercializzarla con regolarità. 
Dal 2002 alla guida del birrificio c'è Olivier Dedeycker, nipote di quella Sylvia Rosier che nel 1945 ricevette dallo zio Louis Dupont il timone della Brasserie. Anche la Bons Voeux dopo essere stata imbottigliata viene messa a maturare per sei-otto settimane coricata di lato. Un dettaglio che alla Dupont hanno studiato a lungo: "sembra una piccolezza - dice Dedecker - ma se non lo facciamo otteniamo una birra completamente diversa. L'impatto sul gusto è davvero notevole".

La birra.
I sei anni passati in cantina hanno visto evaporare una piccolissima parte dei 75 centilitri dal tappo di sughero. Poco male, perché il suo aspetto è ancora quello di una giovincella. 
Schiuma generosa, cremosa e compatta, ottima persistenza, livrea che luminosamente oscilla tra il dorato e l'arancio. Al naso spiccano la frutta candita e la marmellata d'arancia, non ci sono spezie ma c'è un'inattesa freschezza floreale. Emergono piacevoli accenni di pasticceria, una leggera ossidazione le ha donato raffinati ricordi di vino moscato: l'immagine di un panettone al moscato si compone quasi per magia. Le bollicine sono meno esuberanti che un tempo e la Bons Voeux è vivacemente morbida, se mi passate il controsenso: scende con la classica pericolosità (9.5% l'alcool) della scuola belga. Biscotto e miele, canditi e pasticceria formano un gusto dolce e intenso, meno vinoso dell'aroma ma ugualmente soddisfacente. Una perfetta attenuazione e una leggera acidità bilanciano il dolce, il percorso si chiude con un amaro leggermente terroso, un delicato tepore etilico ed un ritorno, festoso più che mai, di frutta candita. E' davvero troppo facile perdersi in questo bicchiere di Dupont e trovarsi al tappeto: semplicità, pulizia e precisione nell'esecuzione si portano dietro anche qualche emozione. Bottiglia che dà l'impressione di poter restare ancora qualche anno in cantina, rapporto qualità prezzo quasi senza eguali. Con gli auguri della Brasserie Dupont, ovviamente. 
Formato 75 cl., alc. 9.5%, lotto 12105C, scad. 05/2017, prezzo indicativo 6.50-10.00 euro (beershop).

lunedì 25 dicembre 2017

De Dolle Stille Nacht 2011

Il Natale 2017 del blog non poteva concludersi che con la birra natalizia per eccellenza, ovvero la Stille Nacht del birrificio belga De Dolle. Non è la prima volta che l'incontriamo e qui trovate la sua storia che ho tentato di ricostruire; di tanto in tanto ne appare anche una rara versione "Reserva" ovvero invecchiata in botti ex vino Bordeaux. 
Ogni volta mi piace sempre ricordare le parole di Lorenzo Dabove, alias Kuaska: "ogni millesimo di questa birra ha un qualcosa di magico ed un percorso diverso, e nonostante tutti gli sforzi dettati dall'esperienza, difficilmente classificabile. Può capitare un'annata che, giovanissima, appaia francamente deludente, facendoci dubitare sul lavoro di De Dolle e che, dopo pochi mesi o qualche anno, si schiude come una bellissima farfalla dalla sua crisalide. E viceversa, Stille Nacht battezzate dagli esperti come capolavori assoluti, che durante la maturazione perdano verve senza confermare le promesse di lunghissima vita e di gemma assoluta". 
Purtroppo - devo dirlo - ogni anno mi tocca annotare un preoccupante aumento di prezzo di quella che un tempo era una birra abbastanza "economica" da mettere in cantina. Sicuramente gli aumenti ci sono stati anche alla fonte, ma non al livello di quei 50 centesimi a bottiglia del mercato italiano: nel 2017 siamo ormai arrivati ai sette euro, prezzi che un tempo si pagavano per vintage d'annata! Da un lato è un bene che ci siano sempre più appassionati a richiedere questa birra, dall'altro si rischia lentamente di replicare quanto accaduto con Cantillon. 
Evito quindi volutamente l'acquisto dell'edizione 2017 ai prezzi italiani e attingo dalla cantina: del resto la Stille è una birra che, al di là del rito di berla fresca d'annata, va fatta invecchiare. Per quest'anno scelgo il millesimo 2011, quindi una bottiglia con sei anni di vita sulle spalle. A chi interessano i confronti, qui trovate una Stille di quattro anni mentre qui (2014 - 5,50 euro) e qui (2016 - 6,50 euro) due neonate.

La birra.
All'aspetto è di un bell'arancio carico con nuances ambrate, mentre il piccolo cappello di schiuma che si forma è abbastanza rapido nel dissolversi. Il suo aroma è una sorta di porta magica che si spalanca e ti travolge con suggestioni di vino liquoroso, passito, albicocca disidratata, arancia candita, datteri, zucchero a velo, marmellata d'arancia, pasticceria varia, soprattutto crostata. Bisogna davvero impegnarsi per scorgere le note negative dell'ossidazione, quel cartone bagnato che è presente in quantità infinitesimale. Le bollicine sono ovviamente poche e la bevuta è morbida e appagante, calda, emozionante: nel bicchiere c'è un vino passito affiancato da una crostata all'albicocca, c'è la marmellata d'arancia, la frutta disidratata, persino il panettone. L'alcool riscalda con con un soffice vigore (l'ossimoro è voluto) ogni sorso, il dolce viene perfettamente bilanciato dall'acidità e da una grande attenuazione. A sei anni di vita la Stille Nacht 2011 è ancora potente e in splendida forma, non mostra grossi segni di cedimento e sembra anzi suggerire di poter continuare la sua evoluzione. Il finale, lunghissimo, è quello di un grande vino liquoroso ma è una bottiglia che, sebbene offra tanto da raccontare, lascia senza parole. 
Più che una birra, nel bicchiere ci sono emozioni: quelle che, in un periodo in cui abbiamo a disposizione una quantità di etichette spropositata rispetto a una decina di anni fa, sono purtroppo sempre più rare.  Stille Nacht 2011 commuovente, senza dubbio alcuno è la miglior bevuta di questo  2017 che volge al termine.
Formato: 33 cl., alc. 12%, lotto 2011, scad. non riportata.

domenica 24 dicembre 2017

Cervisiam Krampus

La quinta birra di Natale 2017 coincide anche con il debutto sul blog della beerfirm norvegese Cervisiam: a fondarla sono tre homebrewers, Pushkin Hama, Shea Martinson e Martin Borander.    Dopo alcuni anni passati a trafficare con le pentole in casa, all'inizio del 2013 installano nel garage di Martin, nella periferia di Oslo, un impianto Braumeister da cento litri. Con il nome di Brewmance partecipano a numerosi concorsi per homebrewer, vincendone alcuni: uno dei premi in palio è la possibilità di produrre una birra su di un impianto professionale e i tre ragazzi realizzano la loro Citrus Lager (aromatizzata con lemon grass e scorza d'arancia) alla Crow Bryggeri di Oslo. I mille litri che vanno esauriti in tre settimane sono la molla che fa scattare in loro la decisione di entrare nel mondo dei professionisti con la beerfirm Cervisiam. Inizialmente si appoggiano al birrificio Ego, cento chilometri a sud di Oslo, per poi spostarsi alla Arendals e alla Amundsen, dove viene tutt'oggi prodotta la maggior parte delle birre. 
Anziché dotarsi d'impianti di proprietà, i Cervisiam hanno preferito concentrarsi su marketing e distribuzione e, sopratutto,  sull'apertura del locale Oculus a Oslo, un pub con venti spine la maggior parte delle quali riservate alle proprie birre e una buona selezione di bottiglie provenienti da tutto il mondo.

La birra.
IPA e Imperial Stout sono gli stili che Cervisiam frequenta maggiormente e quest'ultimo è anche quello scelto per l'offerta natalizia. Due le proposte: la Chocolate Salty Christmas Balls è una imperial stout con aggiunta di lattosio, sale, cannella, sciroppo d'acero e caramello, mentre la  ricetta della Krampus, che andiamo ad assaggiare, prevede aggiunta di lattosio, arancia, vaniglia e cioccolato.
Nel bicchiere non è nera ma poco ci manca, mentre la sua schiuma è molto cremosa, compatta e mostra un'ottima persistenza. Al naso domina invece un caffè che non è elencato tra gli ingredienti, e lo fa in maniera piuttosto elegante evocando i chicchi macinati; al suo fianco polvere di cacao, tabacco e vaniglia, tostature. La sensazione palatale è "festosa": corpo non ingombrante (medio-pieno), poche bollicine, consistenza vellutata, quasi soffice e quindi buona scorrevolezza, anche perché l'alcool (10%) si nasconde fin troppo bene. Vaniglia e caramello danno il via ad un'imperial stout piuttosto dolce che viene poi bilanciata dall'amaro del caffè e del cioccolato fondente, mentre in chiusura emerge anche una nota di tabacco e - sorpresa - di affumicato. Non c'è molta atmosfera natalizia in questa lattina ma la Krampus di Cervisiam è una birra ben fatta che dispensa un'aroma più amaro che dolce per poi ribaltare completamente le proporzioni in bocca: il naso rimane comunque più elegante e pulito del gusto, l'alcool si fa desiderare un po' troppo e arriva a riscaldare, molto debolmente, solo nel retrogusto. 
Formato: 33 cl., alc. 10%, lotto ?, scad. 20/08/2018, prezzo indicativo 6.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 22 dicembre 2017

Extraomnes Kerst 2014

L’unica birra italiana del Natale 2017 sul blog è la Kerst di Extraomnes, una birra che in verità mancava da un po’ di anni: l’avevamo incontrata per la prima volta all’inizio del 2012 con una bottiglia prodotta alla fine del 2010, ovvero un anno di vita.  Quest’anno andiamo un po’ più a ritroso stappando una bottiglia del 2014, che di anni in cantina ne ha ovviamente passati tre. 
“A Natale siamo tutti più buoni”, dicono a Marnate, dove ha sede Extraomnes “e anche la nostra Kerst vorrebbe esserlo, ma non riesce a togliersi di dosso l’istinto naturale a far del male. Attenzione, dunque”. Le prime avvisaglie di una birra “pericolosa” sono rappresentate da quell’iscrizione in fiammingo che compare sul guinzaglio del cirneco dell'Etna: “ik haat BC”, ovvero “odio BC”. Una dedica che Luigi “Schigi” D’Amelio fece a Bruno Carilli del Birrificio Toccalmatto, in un periodo in cui i due non andavano evidentemente molto d’accordo, soprattutto a causa di qualche battibecco su internet.  La pace tra i due birrai fu poi sugellata dalla birra collaborativa Tainted Love che realizzarono qualche mese dopo. 
E’ difficile pensare alla Kerst di Extraomnes senza evocare il fantasma della birra di Natale per eccellenza, ovvero la Stille Nacht prodotta da Kris Herteleer del birrificio De Dolle, una delle muse ispiratrici di Luigi D’Amelio: anche se la gradazione alcolica è differente (10,1% per l’italiana e 12% per la belga) nel bicchiere ci sono molti elementi in comune ed tutte e due possono essere considerate “birre da invecchiamento”. 
Entrambe vengono poi “glorificate” dalle rispettive edizioni barricate o “Reserva”: abbastanza agevole l’acquisto della Kerst, più complicato quello della Stille Nacht che è ufficialmente ancora ferma al millesimo 2010. Per assaggiare altre annate, da bottiglie misteriose o direttamente dalla botte, recatevi in pellegrinaggio ad Esen e implorate la clemenza del “dio” Kris Herteleer.

La birra.
Imbottigliata a marzo del 2014, questa Kerst di Extraomnes colora il bicchiere di un arancio piuttosto acceso e forma un mediocre cappello di schiuma color ocra, non molto compatta e dalla modesta persistenza; c’è anche una discreta flocculazione. L’aroma è poco intenso e rimane abbastanza guardingo; ci  vuole un po’ per sentire emergere profumi di frutta martorana, zucchero a velo, canditi e biscotto, il tutto inebriato da una buona componente etilica. Al palato non ci sono molte bollicine e la bevuta procede in linea retta riproponendo biscotto e frutta candita, con il dolce ben contrastato da una bella acidità. Il tempo passato in cantina le sembra però aver fatto più male che bene. Non ci sono ovviamente più le esuberanze della gioventù ma manca il fascino della vecchiaia: il finale, perfettamente attenuato come da copione, è purtroppo accompagnato da una marcata ossidazione che rovina un po’ la festa portando nel bicchiere molto cartone bagnato. L’alcool riscalda ogni sorso senza mai andare troppe le righe, riscaldando con garbo ad ogni sorso. La bevuta è un po’ monocorde e ha il fiato corto, pur risultando ugualmente godibile; una birra in netta parabola discendente che conserva ancora il cuore ma ha già perso la bellezza. L'appuntamento è al prossimo Natale con qualche altra annata.
Formato 33 cl., alc. 10,1%, lotto 077 14, scad. 31/03/2016, 4.50 euro (prezzo 2014, beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 21 dicembre 2017

Schloss Eggenberg Samichlaus 2009

Nel dicembre del 1998 Michael Jackson lamentava la morte di Santa Claus ovvero Samichlaus in Schwyzerdütsch, il tedesco parlato in Svizzera. La birra Samichlaus, che si era guadagna una citazione nel Guinness dei Primati in quanto bassa fermentazione più alcolica al mondo (14%) e che  veniva prodotta il 6 dicembre di ogni anno per essere poi messa in vendita dopo dodici mesi, non sarebbe più stata commercializzata. Il birrificio svizzero Hürlimann che la produceva era stato acquistato dal rivale Feldschlösschen che considerava la Samichlaus troppo laboriosa da realizzare e troppo poco redditizia. 
Ci vollero due anni e la mobilitazione di appassionati ed esperti (Michael Jackson a Robert Protz su tutti) per vederla riapparire: gli austriaci della Brauerei Schloss Eggenberg avevano trovato nel 1999 l’accordo per l’acquisizione della ricetta e del marchio e l’avevano prodotta in sordina per poi metterla in commercio, dopo la solita maturazione di 12 mesi, il 20 ottobre 2000, lo stesso anno in cui la Feldschlösschen venne acquistata dalla Carlsberg.  La Samichlaus andava così ad affiancare un’altra birra “potente” già prodotta da Schloss Eggenberg, la Urbock 23 (9.6%). 
La cotta di questa birra avveniva tradizionalmente la sera del 6 dicembre, vigilia del giorno in cui in Svizzera viene celebrato San Nicola; dopo le tre settimane di fermentazione la Samichlaus era trasferita a maturare per dieci mesi nei tini d’acciaio che si trovavano nelle cantine del birrificio Hürlimann; secondo Jackson la birra veniva di tanto in tanto trasferita da un tino all’altro per far ripartire la fermentazione secondaria. Il primo lotto fu prodotto nel 1980 utilizzando malti Pilsner, Monaco e Roasted, luppoli svizzeri e tedeschi (Perle, Magnum e Spalter Select); a quanto pare oggi il luppolo svizzero è stato sostituito da una varietà proveniente dalla Austria settentrionale (www.hopfenbau.at). 
Sin dall’inizio alla Hürlimann si trovarono in difficoltà nel rendere una birra così alcolica di quel colore chiaro desiderato; per molti anni ne realizzarono due versioni, chiara e scura, per poi abbandonare definitivamente la prima.  Un’idea che invece è stata ripresa dagli austriaci della Eggenberg, birrificio dal 1803 nelle mani della famiglia Forstinger / Stöhr: oggi la Samichlaus  oltre che nella versione “classic” è disponibile come “Helles”  e “Schwarzes”, anche’esse – dicono – prodotte il 6 dicembre e maturate poi per dieci mesi. Classic e Helles vengono anche commercializzate in versione barrique, ex-Chardonnay austriaco.

La birra.
Come detto la Samichlaus arriva sugli scaffali dopo aver già compiuto quasi un anno, ma è una birra che non teme lo scorrere del tempo e che potete tranquillamente dimenticarvi in cantina anche ben oltre la data di scadenza impressa sull’etichetta. La dimostrazione lo è questa bottiglia del 2009 che andiamo a stappare: ricordo che il millesimo riportato in etichetta si riferisce all’anno in cui la birra viene imbottigliata, quindi la birra in questione è stata prodotta a dicembre 2008. 
Il suo colore è uno splendido ambrato, piuttosto carico e limpido, arricchito da venature color rubino e rame: la schiuma è di dimensioni piuttosto modeste e rapida a dissiparsi. All'età di otto anni l’aroma non è di certo il suo punto di forzà: intensità piuttosto dimessa con alcool e un’evidente ossidazione (cartone bagnato) a dominare una dolcezza di fondo che si esprime soprattutto nel caramello. Fortunatamente al palato è tutta un’altra musica, a partire da un mouthfeel ancora pieno e morbido che non mostra grossi cedimenti. La Samichlaus è una birra per certi versi estrema ma non squilibrata, nella sua grande dolcezza: il gusto è ancora incredibilmente ricco di frutta sotto spirito, ciliegia e prugna, fichi e uvetta,  la bevuta è sciropposa ma non stucchevole, con l’alcool che riesce in qualche modo a contrastare la dolcezza ad ogni sorso. Prendetevela comoda, sedetevi in poltrona riscaldando il bicchiere con le mani e abbinateci del cioccolato fondente; emergeranno suggestioni di vini fortificati come porto, sherry o madeira, a voi lasciarvi guidare dal potere evocativo. Una birra calda e – a otto anni dalla mesa in bottiglia -  ancora potente, da bere in quelle piccole dosi che riescono comunque a dare soddisfazioni, a patto che il dolce non vi faccia paura e che non la vogliate bere tutti i giorni.
Formato 33 cl., alc. 14%, lotto 008908, scad. 03/2015, pagata 1,99 (supermercato, Austria).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 20 dicembre 2017

Põhjala Jõuluöö

Secondo episodio delle birre di Natale 2017; restiamo al nord e da Oslo, dov’eravamo ieri, spostiamoci virtualmente ad est a Tallinn in Estonia dove ha sede il birrificio Põhjala che abbiamo già incontrato sul blog in diverse occasioni. Quella fondata nel 2014 da Enn Parel e Peter Keek è una realtà in forte ascesa guidata in sala cottura dallo scozzese Chris Pilkington che oggi coordina un team di birrai provenienti da varie nazioni. 
Põhjala produce oggi mezzo milione di ettolitri l’anno grazie all’aggiunta di numerosi fermentatori alimentati da un impianto da 12 ettolitri che produce ormai senza sosta; per soddisfare tutte le richieste del mercato il birrificio ha già avviato un piano di espansione da 4 milioni di dollari che diventerà operativo – pare – nella seconda metà del 2018.   Il nuovo impianto verrà installato nel quartiere di Kalamaja all’interno di una fabbrica dismessa nella quale venivano un tempo prodotti dei sottomarini e nella quale troverà ovviamente posto anche una taproom. 
Põhjala ha costruito buona parte del suo successo grazie a birre “scure” (stout e porter, spesso imperializzate e anche invecchiate in botte) e anche la sua proposta natalizia, che debuttò nel 2016, prosegue in questa direzione.

La birra.
Jõuluöö, ovvero “la sera di Natale”: questo il nome scelto da Põhjala per una imperial porter necessaria a riscaldare le fredde notti di Tallin, magari dopo una giornata passata tra i vicoli del centro storico medievale che ospita anche l’immancabile mercatino natalizio. La sua etichetta richiama, con il classico minimalismo del birrificio estone, le luci di natale.  La ricetta prevede malti Munich, Cara pale, Carafa T-2 Special, Pale Chocolate, Cara 150, Chocolate  e Chocolate wheat, avena e lattosio; i luppoli utilizzati sono Magnum e First Gold. Alla birra vengono poi aggiunte fave di cacao, baccelli di vaniglia e chips di rovere francese. 
Nel bicchiere non è nera ma poco ci manca e forma una bella testa di schiuma cremosa e compatta dalla buona persistenza. L’aroma è piuttosto sottotono: non c’è quella festa golosa che gli ingredienti utilizzati suggerirebbero e l’intensità è davvero modesta. Si avvertono tuttavia vaniglia e liquirizia, legno, qualche nota speziata che richiama cardamomo e anice. Fortunatamente al palato c’è un netto miglioramento, a partire dal mouthfeel:  corpo medio, poche bollicine, una bevuta morbida anche senza eccedere in consistenze particolarmente cremose o oleose. Caramello, liquirizia, vaniglia e marshmallow danno il via ad una imperial porter dolce che vira progressivamente verso l’amaro della polvere di cacao, del caffè e del torrefatto. La pulizia non è eccelsa ma nel complesso c’è un gusto gradevole e soddisfacente, intenso anche se non troppo preciso e definito. L’alcool (8%) è secondo me fin troppo nascosto: la facilità di bevuta ne trae beneficio ma ci vorrebbe un po’ più di calore – e di emozione – per scaldare la notte della vigilia di Natale.
Birra un po’ scolastica anche nelle sue imprecisioni ma comunque buona, bilanciata e fatta con creanza, ovvero ben lontana da quelle odiate/amate birre-dessert. 
Formato: 33 cl., alc. 8%, IBU 40, lotto 531, scad. 10/12/2018, prezzo indicativo 6.00 euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 19 dicembre 2017

Amundsen Super Santa

Diamo il via alle bevute del Natale 2017 recandoci virtualmente in Norvegia alla Amundsen Bryggeri operativa ad Oslo come brewpub dal 2011, periodo in cui la capitale non offriva molte gioie agli appassionati di birra. In pochi anni la Amundsen, parte del gruppo Aker`s Hus Kafedrift AS, ha visto una crescita rapidissima dei volumi vedendosi costretta a sostituire nel 2013 l'impianto da 5 ettolitri con uno da 10. Nel 2016, a seguito di un nuovo piano d’investimenti da 1,5 milioni di euro, è stato ordinato il nuovo impianto BrauKon da 42 ettolitri da posizionare nella nuova sede da 3500 metri quadrati di Bjørnerudveien 14, una quindicina di chilometri a sud di Oslo, che garantirà una potenza di fuoco da quasi un milione di ettolitri l’anno. Attualmente Amundsen ne produce circa 200.000 ed è tra i dieci maggiori produttori norvegesi. 
Rimane operativo il brewpub Amundsen Bryggeri & Spiseri che si trova in pieno centro e a poca distanza dal municipio:  troverete una ventina di spine, un centinaio di etichette in bottiglia e impianto di produzione a vista.  Il gruppo Akershus possiede anche il brewpub Nydalen Bryggeri og Spiseri, nella periferia settentrionale di Oslo, e una moltitudine di locali nella capitale: Beer Palace, Burger Joint, Café Skansen, Fellini, Jarmann Gastropub, Royal Gastropub, Underbar  e Brasserie Hansken. 
La produzione Amundsen, solo lattine e keykegs, ruota attorno ad una dozzina di birre disponibili tutto l’anno ed altrettante stagionali; tra queste ci sono anche le due birre dedicate al Natale, ovvero la Christmas Pudding (una “toffee milk stout”) e – da quest’anno -  la Super Santa che andiamo ad assaggiare.

La birra.
Una tradizione americana vuole che i bambini, la sera della vigilia di Natale, lascino vicino al camino un bicchiere di latte e alcuni biscotti per Babbo Natale e magari anche qualche carota per le sue renne; un piccolo dono di sostentamento per aiutare Santa in una notte che lo vede molto affaccendato. Alla Amundsen sostengono che Babbo Natale odi il latte e ami invece la birra: questa Super Santa è dunque una stout al caffè per dargli energia ad aiutarlo a portare a termine il suo lavoro. La gradazione alcolica è piuttosto contenuta (4.7%) forse anche per permettergli di essere in grado di continuare a guidare la propria slitta. Oltre a caffè e lattosio, la ricetta prevede malti  Pilsner, Caraaroma, Carafoam, Caraamber, Caramunich I, Carafa Special I, Carared, Chocolate, luppoli Magnum e Bramling Cross, lievito London Ale. Il birrificio la consiglia in abbinamento ad uno stupido maglione natalizio e ad un caminetto. 
Si presenta di colore ebano scuro e genera una bella testa di schiuma fine e compatta, molto cremosa, dalla buona persistenza.  Al naso tanto caffelatte, qualche suggestione di vaniglia, cioccolato al latte: pulizia e intensità ci sono, l’eleganza lascia un po’ a desiderare in quanto nel complesso l’aroma ricorda un po’ una merendina industriale. Ci si può comunque accontentare. Lattosio e avena vanno a formare una sensazione palate piuttosto morbida e questa Super Santa ha una presenza ricca e ben più ingombrante di quanto ci si aspetterebbe da una birra con una gradazione alcolica modesta. Le buone premesse vengono tuttavia profondamente deluse da un gusto che rappresenta una drastica caduta in verticale, soprattutto per quel che riguarda l’intensità. Una marcata acquosità attraversa una bevuta scialba e avara, esattamente opposta al suo aroma:  vaghe tracce di caffelatte e cioccolato al latte non riescono a rendere sufficiente una stout priva di off-flavors ma che inizia e finisce nell’acquoso. Un vero peccato, se il gusto avesse anche solo la metà dell’intensità dell’aroma sarebbe una divertente e festosa milk stout (con etichetta natalizia). 
Formato: 33 cl., alc. 4.7%, lotto AB068, scad. 28/07/2018, prezzo indicative 4.50 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 28 dicembre 2016

DALLA CANTINA: De Dolle Stille Nacht Special Reserva 2005

Chiudiamo il cerchio delle bevute di Natale 2016 ritornando in un certo senso da dove eravamo partiti: birrificio De Dolle, Stille Nacht. Oggi non parliamo però della Stille "normale" ma della sua versione barricata, chiamata (Special) Reserva. 
Un'edizione purtroppo piuttosto discontinua e limitata, prodotta se non erro solamente tre volte: nel 2000, nel 2005 e nel 2010. Ci sarebbe anche l'edizione 2008, mai commercializzata ufficialmente, imbottigliata a mano utilizzando le normali etichette della Stille Nacht con un timbro sopra che reca la parola Reserva e destinata solo ad amici e famigliari. Qualche bottiglia è tuttavia "scappata" dalla cantina di Kris Herteleer ed ha preso la strada degli Stati Uniti o di qualche fortunato locale europeo. E c'è anche il millesimo 2013, apparso soltanto al Kerstbier Festival di Essen del 2014: anche questa edizione non è mai stata messa in vendita. L'unica possibilità che avete di assaggiare queste edizioni - e qualche altra direttamente dalle botti - è di recarvi in visita al birrificio e sperare nella benevolenza di Kris. 
La Stille Nacht Reserva nacque nel 2000 da un tragico errore. Come vi avevo già raccontato in questa occasione, a novembre del 1999 la Palm, che aveva da poco acquisito la Rodenbach, inviò una lettera a tutti i propri clienti (oltre a De Dolle, c’era anche il monastero di St. Sixtus/Westvleteren) comunicando la decisione d’interrompere dal primo dicembre la vendita del lievito proprietario. I tentativi di utilizzare dei lieviti differenti non soddisfarono molto Kris Herteleer, il quale decise di “riciclare” il ceppo di Rodenbach affidandosi ad un biologo. La "replica" tuttavia non andò come previsto: il "nuovo" ceppo risultò molto pulito ma privo di quelle caratteristiche batteriche (acetiche e lattiche) tipiche proprio del Rodenbach. La rifermentazione inoltre sembrava non finire mai e numerose bottiglie di una cotta, nonostante le temperature di dicembre, iniziarono ad esplodere. Per non perdere l'intera produzione Kris decise di travasare il contenuto delle bottiglie ancora intatte in botti (recuperate grazie all'aiuto di Cantillon) che avevano ospitato vino Bordeaux (Château Léoville-las-Case)  e di tornare ad imbottigliarle dopo dodici mesi (o diciotto, a seconda delle fonti). E' la nascita della Stille Nacht Reserva (2000), una birra che da un inizio disastroso diventerà uno dei capolavori della produzione De Dolle.
La "leggenda" poi dice che la Stille Nacht "normale" sia rinata grazie al ritrovamento di alcuni vecchi fusti in Finlandia non completamente vuoti che permisero al microbiologo di fiducia di Kris di recuperare del lievito Rodenbach originale da coltivare. Ovviamente non bisogna mai fidarsi di quello che dichiara un birraio belga, così come non si devono nutrire grosse speranze sulla futura Stille Nacht Reserva 2015, che potrebbe uscire a Natale 2017 dopo aver riposato per quasi due anni in botti di vino. Il condizionale è d'obbligo, perché Kris non si pone limiti e lascia la birra in botte fin quando non ritiene che sia pronta per essere venduta; e non ha nessuna intenzione di ampliare né la propria produzione "standard" né il suo programma delle "Reserva". 

La birra.
Purtroppo non sono riuscito a recuperare molte informazioni sulla Stille Nacht Reserva 2005; non so se sia stata utilizzata la stessa tipologia di botti dell'edizione 2000 e non so quanto tempo sia durato l'invecchiamento. All'aspetto è di colore arancio carico, con qualche sconfinamento nell'ambrato; la quantità di schiuma biancastra che si forma è ovviamente minima e alquanto rapida a scomparire dal bicchiere. Da una birra di dieci anni ti aspetteresti cedimenti e inevitabili difetti dovuti al trascorrere del tempo. Invece sin dall'aroma questa Stille Reserva mostra tutto il suo vigore; l'ossidazione è quella "buona", quella che porta in dote i profumi del vino liquoroso e del passito. Una punta di cartone bagnato c'è, ma bisogna proprio andarla a cercare; per il resto l'aroma regala uva passa, legno, zucchero caramellato, fichi e frutta disidratata come albicocca ed ananas. Al palato è ricchissima, calda, sensuale: quasi ci si dimentica di avere nel bicchiere una birra e la mente si sposta subito in territorio vinoso. Pensate a vini liquorosi ma anche fortificati, il Madeira non è troppo lontano: la bevuta è coerente con l'aroma e ripropone il dolce dell'uva passa, dei canditi (sempre albicocca ed ananas) e dello zucchero caramellato, il legno. L'alcool è evidente ma morbido: è straordinario come una "signora birra" di dieci anni riesca ad essere ancora così potente e riesca a mantenere un'acidità capace quasi di donarle freschezza, oltre a stemperare il dolce. Anche in bocca le ossidazioni "negative" (cartone bagnato, sangue) sono davvero lievi, con la birra che mostra di poter reggere ad un ulteriore invecchiamento. Chiude lunghissima, con un dolce e caldo abbraccio liquoroso di frutta sotto spirito che sembra non finire mai e che ti accompagna per il resto della serata.
Bottiglia straordinaria, emozioni che si susseguono sorso dopo sorso. Stille Nacht, questa volta la notte è silenziosa perché le parole sono superflue.
Formato: 33 cl., alc. 13%, lotto 04/2006. 

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 27 dicembre 2016

Extraomnes Kerst Reserva 2016

Proseguiamo con le bevute di Natale 2016, ne mancano ancora due all'appello; il "gran finale" inizia con il ritorno della Kerst Reserva 2016, versione barricata della birra natalizia del birrificio di Marnate (Varese) che ha da qualche settimana inaugurato il suo locale Bier & Cibo a Castellanza dove poter mangiare ad assaggiare anche qualche birra disponibile solo in loco. 
Ho detto "ritorno" perché la Kerst Reserva mancava ufficialmente dal 2013; negli ultimi due anni infatti le botti utilizzate per l'invecchiamento non avevano reso quanto sperato ed il birrificio ha preferito non farla uscire: "lei è un po' il nostro "monfortino" e se non siamo certi che sia una grande annata, la blocchiamo". Questo quanto ha pubblicato sulla propria pagina Facebook il birrificio lo scorso 17 novembre, data in cui è stato dato l'annuncio dell'uscita dell'edizione 2016.
Ricapitoliamo brevemente le precedenti: la Kerst Reserva 2011 (13%) ha riposato per nove mesi in botti che avevano contenuto la Barbera d’Alba di Elio Altare; la 2012 (10%) nove mesi in botti ex Barbera delle Langhe; la 2013 (12%) ha invece passato circa sette mesi in botti di Barolo di Dogliani. Per il millesimo 2016 (10.5%) sono state utilizzate botti di Chianti Classico provenienti dall’azienda Castello di Fonterutoli;  come sempre la ricetta prevede l'utilizzo in bollitura uno zucchero candito fatto con succo concentrato di mela biologica. Dopo l'interessante confronto tra 2011 e 2013 di tre anni fa, è il momento di assaggiare la Kerst Reserva 2016.

La birra.
Nonostante quello che appare dalle fotografie, nel bicchiere arriva di color arancio carico con venature che spaziano dal dorato all'ambrato; quel poco di schiuma biancastra che si forma è un po' scomposta e abbastanza rapida nel dissiparsi. Al naso il carattere vinoso è evidentissimo: l'asprezza dell'uva e dei frutti rossi viene bilanciata dal dolce dello zucchero caramellato, dell'uvetta e della mela caramellata, mentre il legno in sottofondo impreziosisce di tanto in tanto un bouquet olfattivo pulito ed elegante ma dall'intensità solo discreta. Il dialogo tra dolce ed aspro è il tema conduttore di una bevuta emozionante che sembra svelare nuovi particolari dopo ogni sorso: se con i primi il palato avverte sopratutto la presenza del vino e dell'asprezza dei frutti rossi, man mano che la birra si scalda e si apre è il dolce dei canditi e della mela caramellata a farsi notare sempre di più. Ma le sorprese non sono finite: l'alcool, molto ben dosato, evolve in un bel calore fruttato reminiscente di vini liquorosi: uvetta, prugna che si diffondono anche nel lungo retrogusto, caldo e morbido, di frutta sotto spirito. 
Rileggendo gli appunti di bevuta delle precedenti  Kerst Reserva mi sembra che nell'edizione 2016 il carattere vinoso sia molto più in evidenza; c'è indubbiamente qualche spigolo di gioventù da limare, ma le emozioni già non mancano e, quando ne trovi nel bicchiere, è sempre una festa. O un epifania, visto che siamo nel periodo appropriato.
Formato: 33 cl., alc. 10.5%, lotto 299 16, scad. 10/2021, prezzo indicativo 6.50-8.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 24 dicembre 2016

Bevog Who Cares Editions Brown Snowball Coconut Porter

La sesta birra di Natale 2016 ci porta all'estremità sud-orientale dell'Austria da Bevog, birrificio transitato sul blog già quattro volte, l'ultima delle quali pochi giorni fa
Il birrificio guidato dallo sloveno Vasja Golar non produce una classica birra natalizia ma quest'anno ha due proposte valide per tutta la stagione invernale. Entrambe le birre vengono vendute nell'ambito della Who Cares Editions, ovvero una serie di birre occasionali e/o prototipali con le quali si cerca di capire il feedback da parte di chi le beve, al fine di valutarne l'entrata in produzione stabile: il luppolo (session IPA, IPA e Double IPA) è di solito il protagonista di queste ricette ma per i mesi più freddi dell'anno il birrificio ha realizzato due "diverse palle di neve". Una gialla, chiamata Yellow Snowball Hopped Up Tripel, a quanto pare nata per "errore": un ceppo di lievito belga finì all'interno di una ricetta di una Double IPA invernale. Il risultato fu ugualmente soddisfacente e la birra messa in commercio: a voi scegliere se chiamarla Belgian Double IPA o Tripel luppolata. La seconda proposta è una robusta Porter al cocco, evoluzione di una ricetta casalinga di Vasja Golar: "volevo da tempo replicare quella birra che avevo fatto nel mio garage; ma il cocco non è facile da gestire e ho dovuto prima trovare le soluzioni tecniche per riuscire ad utilizzarlo in birrificio".

La birra.
In tutte le Who Cares Editions il protagonista dell'etichetta è un personaggio che ricorda molto il Jack Skeletron (Skellington) di Nightmare Before Christmas: in questo caso lo scheletro è alle prese con un pupazzo di neve e con un irriverente cane che deposita i suoi bisogni  "solidi/marroni" sulla neve. Nell'etichetta della tripel lo stesso cane si limita invece a fare pipì, coerentemente con il colore della birra.
Non è nera ma quasi, e forma nel bicchiere un modesto cappello di schiuma nocciola, cremosa e compatta, dalla discreta persistenza. Il benvenuto al naso lo danno caffè ed orzo tostato, mettendo in secondo piano il cioccolato al latte ed il cocco; un contesto pulito ed elegante che prende le sembianze di una sorta di torta di cioccolato al caffè. Al palato la scorrevolezza viene privilegiata rispetto alla morbidezza: corpo medio, poche bollicine, consistenza leggermente oleosa. La bevuta è così molto agevole nonostante la robusta (8.1%) gradazione alcolica. Un velo di dolce di caramello e di liquirizia in sottofondo costituisce il supporto necessario ad un profilo che vira deciso e intenso sul torrefatto e sul caffè. Il cocco è davvero leggero, la suggestione di sapere che c'è fa la sua parte, mentre il finale viene snellito dall'acidità dei malti scuri; si chiude con un lungo e delicato warming etilico che abbraccia le ricche tostature, il caffè e il cioccolato amaro. Più elegante al naso ma più intensa in bocca, la "palla di neve marrone" di Bevog regala una bevuta facile e soddisfacente, sia che  vi capiti tra le mani in inverno che in qualsiasi altra delle stagioni dell'anno.
Formato: 33 cl., alc. 8.1%, scad. 25/11/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 23 dicembre 2016

Project Local Brewery - Winter Ale


Nonostante la birra occupi (patologicamente) una buona percentuale dei miei pensieri quotidiani e cerchi di restare sempre aggiornato su quello che accade nel mondo, ammetto di non riuscire tenere il passo della scena italiana e delle sue quasi mille entità (birrifici, brewpub, beerfirm) che operano sul mercato. 
Devo quindi confessare di non aver mai sentito parlare di PLB - Project Local Brewery sino al momento in cui mi sono ritrovato ad acquistare una bottiglia. Da quanto capisco si tratta di un ramo dell'azienda agricola  Podere La Berta, fondata a Brisighella (Ravenna) agli inizi degli anni settanta da Marcello Giovannini e rilevata nel 2009 dalla famiglia Poggiali. Oltre a vino e grappa, tra i prodotti offerti dal podere dal 2015 vi è anche la birra: cito testualmente "Project Local Brewery nasce in seno al Podere La Berta e al progetto di valorizzazione dell’identità romagnola, dei suoi prodotti e della sua cultura".
Mi aspetterei quindi una birra prodotta in quel di Brisighella ma in realtà la Project Local Brewery si trova a Castelnuovo Berardenga (Siena), in pieno Chiantishire e a 220 chilometri dal Podere La Berta. Per trovare un nesso logico bisogna googolare un po' e scoprire che il birrificio è situato all'interno della Fèlsina S.p.A. Società Agricola, azienda che produce vino ed olio di proprietà dal 1966 della stessa famiglia Poggiali; a guidarlo il birraio Davide Calfa, studi alla VLB di Berlino e una breve esperienza presso il birrificio Karma. 
Sei le etichette prodotte sino ad oggi: American Pale Ale, India Pale Ale, Golden Ale, Irish Red Ale, Porter e una Strong Ale invernale che andiamo ad assaggiare.

La birra.
Nel bicchiere si presenta di colore arancio opaco, con un compatto cappello di schiuma biancastra, "croccante", fine e  cremosa, dall'ottima persistenza. L'aroma affianca profumi floreali a quelli di miele, canditi (albicocca e arancia), marmellata d'agrumi, zucchero candito; in sottofondo un delicata speziatura nella quella intravedo ricordi di coriandolo. Il gusto prosegue il percorso in linea retta senza nessuna divagazione: si parte dal biscottato e dal miele per continuare con il dolce di canditi, pesca e albicocca. La componente zuccherina è notevole e l'alcool, la vivace carbonazione e l'amaro finale (curaçao, terroso) appena accennato non riescono mai a contrastarla completamente: ne risulta un dolcione natalizio, pulito e gradevole nei primi sorsi ma che alla lunga stanca un po' il palato. Sicuramente una maggiore attenuazione e un'acidità più pronunciata l'avrebbero snellita e resa molto più fruibile alla distanza. Il lievito belga non risulta particolarmente espressivo, l'alcool è comunque sotto controllo, riscaldando quanto basta con un calore che aumenta d'intensità solo nel finale, ovviamente dolce, di frutta sotto spirito. 
Formato: 33 cl., alc. 8.5%, IBU 22, lotto WA01/15, scad. 11/2017, prezzo indicativo 4.50/5.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 22 dicembre 2016

De la Senne Winter Mess

Il birrificio di Brussels non poteva che dedicare la propria birra natalizia alla propria città ed al fiume che, prima di essere ricoperto, l’attraversava. La Senna, ovvero Zinne, già protagonista di una delle birre con le quali la Brasserie de La Senne debuttò alla fine del 2010 nei locali di Chaussée de Gand 565, proprio dietro al cimitero di Molenbeek.  
Nel diciannovesimo secolo la capitale belga contava più di 100 birrifici attivi dei quali l’unico sopravvissuto è Cantillon:  Bernard Leboucq (già proprietario di un birrificio a Sint-Pieters) e Yvan De Baets si mettono insieme nel 2005 con il progetto di inaugurare l’anno successivo un nuovo birrificio a Brussels. La burocrazia e qualche disavventura ne hanno ritardato l’apertura di quattro anni, ma nel frattempo De la Senne ha operato come beerfirm producendo presso gli impianti di De Ranke, dove De Baets ha fatto apprendistato, e della Brasserie Thiriez in Francia. 
Torniamo al fiume Zinne, dal quale deriva la parola “zinneke” con la quale si indicavano tutti quei cani meticci che popolavano un tempo le rive del fiume; agli “zinneke” è anche dedicata una statua, a simboleggiare il carattere multiculturale di Brussels. Oggi invece con “zinneke” vengono definiti quei giovani che hanno un genitore di lingua fiamminga ed uno di lingua francese. Da Zinne e da Zinneke naque così la birra Zinnebir, una Belgian Ale dedicata ai giovani di Brussels alla quale dopo qualche anno s’è affiancata nel periodo delle feste la Zinnebir X-Mas; una birra invernale dal tenore alcolico inizialmente contenuto (6.5%)  e vicino a quello della sorella bionda che è progressivamente aumentato ad ogni inverno per arrivare agli 8.5% attuali. Una scelta che mi trova sinceramente d’accordo: in una birra natalizia ci voglio sentire calore, e le Zinnebir X-Mas bevute qualche anno fa mi avevano sempre lasciato piuttosto freddino.

La birra.
Per il Natale 2016 la Brasserie de La Senne cambia il nome della Zinnebir X-Mas in Winter Mess; ma, garantiscono da Brussels, la ricetta è rimasta identica. Il suo colore è un ambrato opaco, con intense venature rossastre ed un cremoso e compatto cappello di schiuma color crema dalla buona persistenza. Al naso troviamo frutta secca, zucchero candito, biscotto, prugna ed una delicatissima speziatura donata dal lievito in un contesto pulito e dalla buona eleganza. La scorrevolezza e la facilità di bevuta che sono un po' il marchio di fabbrica De la Senne si applicano con le dovute proporzioni anche alla loro robusta Strong Ale invernale: con biscotto, caramello, frutta secca e una delicata speziatura il gusto ripercorre i passi dell'aroma. Uvetta e prugna contribuiscono al suo profilo dolce che è tuttavia ben bilanciato da una grande attenuazione che si porta dietro anche un pelino d'astringenza; nel finale si vira in territorio amaro, con frutta secca ed un bel terroso che relegano in un angolo accenni di tostatura. L'alcool, morbido ed educato, riscalda sopratutto il retrogusto dolce districandosi tra la frutta sotto spirito ed il caramello. Pulita, ben fatta, con quella relativa semplicità e fruibilità che caratterizzano quasi tutte le produzioni del birrificio di Brussels. Le emozioni non abbondano in una birra un po' scolastica che tuttavia si lascia bere con buona soddisfazione.
Formato: 3 cl., alc. 8.5%, imbott. 31/08/2016, scad. 31/08/2017, prezzo indicativo 4.00 - 4.50 Eur (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 21 dicembre 2016

La Buttiga Bon Nadal

Proseguiamo con le bevute natalizie 2016 rientrando in Italia e precisamente in quel di Montale, frazione piacentina che ha visto la nascita nel 2008 del Birrificio La Buttiga (la bottega, in dialetto locale) in una vecchia stalla ristrutturata all’interno di una corte cinquecentesca. Lo fondò il birraio Matteo Bocedi assieme alla moglie Isabella Pattarini a coronamento di  una lunga esperienza di homebrewing. 
Nell’estate del 2011 Bocedi ha ceduto la proprietà ad un gruppo di amici-soci nonché affezionati clienti: Stefano Pozzi, Luca Basellini, Nicola Maggi e Isacco Mezzadri.  A loro il compito di dar continuità alla gestione precedente e di intraprendere un graduale percorso di crescita;  per quel che riguarda il primo punto vengono tutt’ora prodotte tre delle quattro birre con le quali il birrificio aveva debuttato otto anni fa: Polka (Blonde Ale),  Borgata (Bitter, e Sophia (Sweet Stout), quest’ultima una dedica alla figlia del fondatore Bocedi, alle quali vanno aggiunte anche SognoDoro (American Pale Ale) e Bon Nadal (Stong Ale). 
Il debutto della “nuova Buttiga” avviene nel novembre del 2011: c’è il restyling delle etichette ma viene mantenuto il logo del toro, a testimonianza del fatto che il birrificio si trova dove un tempo vi era una stalla. Alle birre storiche ne vengono progressivamente affiancate altre come la Psycho IPA (terza classificata nella propria categoria a Birra dell’Anno 2014), la Pils In Love, la Always Standing (Blanche), la Truffa (aromatizzata al tartufo) e il barley wine invecchiato in botti ex-porto La Poderosa. 
La nuova proprietà ha spinto l’acceleratore sul marketing promuovendo le birre con eventi e serate, aumentandone la distribuzione; l’impianto originale da 2,5 ettolitri si è rivelato presto insufficiente ed è stato sostituito con uno da 12, il cui “pensionamento” dovrebbe essere ormai imminente con l’inaugurazione già annunciata della nuova sede produttiva:  il futuro parla anche di birre acide e di ulteriori invecchiamenti in botte.

La birra.
Restiamo in atmosfera natalizia con una bottiglia di Bon Nadal, definita dal birrificio una “Italian Winter Ale che rievoca l'atmosfera delle serate invernali; da sorseggiare davanti al fuoco in compagnia, prima di fare l'amore tutti insieme”. L’etichetta elenca una ricca speziatura che include cannella, zenzero, coriandolo, noce moscata, chiodi di garofano e buccia d’arancia, mentre il suo aspetto è di colore ambrato con riflessi ramati, leggermente velato;  perfetta la schiuma, fine è compatta, molto cremosa, dall’ottima persistenza. Le spezie non si nascondono e caratterizzano l’aroma in toto: la freschezza dello zenzero viene accompagnata da noce moscata, cannella e chiodo di garofano. In un contesto molto pulito, si fa appena in tempo a scorgere qualche ricordo di arancia candita: il resto è spezie. Al palato arriva vivace, spinta da una sostenuta carbonazione e da un corpo medio che le permette di scorrere senza impedimenti nonostante un contenuto alcolico (9%) di tutto rispetto che viene tenuto sotto controllo.  Il gusto parla di biscotto speziato (Speculoos) e pan d'epices al miele mentre le spezie sono meno dominanti rispetto all’aroma ma comunque protagoniste; la bevuta, dolce di miele e di canditi, risulta abbastanza attenuata con l’effetto leggermente rinfrescante di zenzero e noce moscata. E’ un attimo di pausa che precede la conclusione, lunga e dolce, morbidamente calda, di frutta sotto spirito. 
La Bon Nadal porta nel bicchiere un Natale molto speziato, che di fatto mette in ombra l’espressività del lievito: la birra è pulita e ben fatta ma – in una bottiglia di qualche mese -  le spezie sono protagoniste in lungo e in largo. Tenetelo a mente se la volete mettere nella vostra lista della spesa natalizia.
Formato: 33 cl., alc. 9%. IBU 26, lotto 18 61 ?, scad, 10/04/2019, prezzo indicativo 4.50/5.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 20 dicembre 2016

Great Divide Hibernation Ale

La seconda birra del Natale 2016 ci fa attraversare l’oceano Atlantico portandoci in Colorado; Great Divide Brewing Company, birrificio che da qualche anno mancava nel nostro paese (le mie ultime bevute risalgono a fine 2010) e che proprio in queste settimane ha fatto ritorno con cinque-sei referenze imbottigliate da un paio di mesi. 
Great Divide viene fondato nel 1994 da Brian Dunn; dopo alcuni anni passati all’estero avviando aziende agricole in paesi in via di sviluppo Dunn fece ritorno negli Stati Uniti iniziando con l’homebrewing nel tentativo di replicare quelle birre piene di gusto che aveva conosciuto ed apprezzato viaggiando. Dall’hobby passò gli studi diplomandosi birraio e, con il supporto finanziario di famiglia, amici e della città di Denver fondò la Great Divide negli edifici in disuso di un vecchio caseificio. Dai primi mesi di vita, in cui Dunn era da solo e si occupava di ogni cosa (produzione, imbottigliamento e consegne ai clienti) Great Divide ha fatto un graduale percorso di crescita diventando uno dei protagonisti non solo della craft beer del Colorado ma anche di tutti gli Stati Uniti. Nel 2001 Dunn acquistò il vecchio caseificio in cui già operava riuscendo a pianificare un decennale piano di graduale espansione che lo ha portato sino al 2011, quanto è divenuto necessario spostarsi altrove se si voleva continuare ad aumentare i volumi. 
Nel 2013 vennero acquistati due ettari di terreno nel River North Art District  (RiNo) di Denver e nel 2014 furono annunciati i nuovi piani di espansione che contemplano un edificio di 6000 metri quadri nel quale trovano posto una nuova linea per le lattine, taproom, il Barrel Bar e soprattutto lo spazio ove poter collocare 1500 botti destinate agli invecchiamenti. Questa prima fase si concluse a luglio 2015 con l’inaugurazione del bar e la commercializzazione delle prime lattine;  la seconda fase d’espansione, attualmente in corso, prevede nuovi impianti produttivi e nuovi fermentatori per raggiungere un potenziale annuo di circa 94.000 ettolitri che, secondo Dunn, dovrebbe essere sufficiente per il prossimo ventennio.

La birra.
Hibernation Ale non è strettamente una birra natalizia ma allieta i mesi più freddi dell’anno a partire dal 1995. Da quanto leggo viene prodotta in estate per poi maturare fino a metà ottobre, quando viene commercializzata; l’etichetta e la lattina dichiarano che si tratta di una “English Style Old Ale”, anche se l’interpretazione di Great Divide non è certamente classica. La ricettea dovrebbe includere malti Northwest 2-Row, Brown, Dark Caramel e Chocolate, luppoli Centennial e Cascade, anche in dry-hopping. La ritrovo con piacere nel bicchiere dopo sette anni
Si presenta di color mogano con intense venature rossastre; la schiuma biege è fine, cremosa e compatta ed ha un’ottima persistenza. L’aroma si rivela piuttosto interessante, con una ricca componente maltata nella quale il fragrante profumo del biscotto "appena sfornato” quasi suggerisce la pasta frolla; c’è un indiscutibile carattere inglese, quel “nutty” che chiama in causa la frutta secca, nocciola in primis. Lasciandola scaldare si manifestano accenni di Graham crackers, orzo tostato, caffè  e c’è persino spazio per una delicata speziatura. La gradazione alcolica sfiora il 9% ma lei scorre morbida e senza grossa difficoltà grazie al corpo medio, alla carbonazione contenuta e ad una consistenza leggermente oleosa. Passano in rassegna caramello brunito, biscotto e miele, il dolce dell’uvetta e della prugna disidratata, qualche suggestione di caffè che emerge quando la birra si scalda e che anticipa di qualche attimo il finale amaro, piuttosto intenso, nel quale oltre al tostato e al terroso c’è l’inconfondibile marchio di fabbrica resinoso dei luppoli americani. Il palato è ben pulito e quasi rinfrescato, l’alcool si mantiene sotto controllo per tutta la bevuta accelerando solamente nel retrogusto con un bel calore di frutta sotto spirito che ben contrasta l’amaro: a temperatura ambiente chiudete gli occhi e forse avvertirete anche una suggestione di cioccolato e di chinotto. 
Molto pulita e “fragrante”,  la Hibernation Ale si beve davvero con grossa soddisfazione: il birrificio la dichiara anche adatta all’invecchiamento, mettetela quindi da parte se la desiderate più morbida e maltata: attualmente (a due mesi dalla messa in lattina) l’amaro è ancora molto evidente.
Formato: 35.5 cl., alc. 8.7%, imbotto 07/10/2016, prezzo indicativo 4.00/5.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 19 dicembre 2016

De Dolle Stille Nacht 2016

Apriamo le danze della stagione natalizia 2016 con la birra il cui arrivo autorizza ogni birrofilo ad esclamare: “adesso è Natale!". Parliamo della Stille Nacht del birrificio belga De Dolle guidato dal dio (o dal pazzo, a seconda dei punti di vista) Kris Herteleer che, per chi ancora non la conoscesse, cerco di ospitare sul blog quasi tutti gli anni per rispettare la tradizione. L’anno scorso l’ho mancata, ma qui trovate l’edizione 2009 (bevuta nel 2013), quella 2013 e quella 2014; un tentativo di ricostruire la sua storia l’avevo fatto in una di quelle occasioni
Ai novizi devo anche ricordare che questa è una delle (poche) birre che vale la pena mettere in cantina e aprire nel corso degli anni a venire; ma se decidete di percorrere questa affascinante strada, sappiate che ci sono pochissime certezze: è una birra imprevedibile, che rispecchia il suo creatore. Impossibile non citare Kuaska: "ogni millesimo di questa birra ha un qualcosa di magico ed un percorso diverso, e nonostante tutti gli sforzi dettati dall'esperienza, difficilmente classificabile. Può capitare un'annata che, giovanissima, appaia francamente deludente, facendoci dubitare sul lavoro di De Dolle e che, dopo pochi mesi o qualche anno, si schiude come una bellissima farfalla dalla sua crisalide. E viceversa, Stille Nacht battezzate dagli esperti come capolavori assoluti che durante la maturazione perdano verve senza confermare le promesse di lunghissima vita e di gemma assoluta”. 
Il consiglio è sempre quello di acquistarne sempre più di una bottiglia; consumate il rito di berne una fresca, per celebrare l'arrivo del Natale e prendete qualche appunto. Mettete le altre in cantina e di tanto in tanto stappatene una confrontando quello che avete nel bicchiere con i vostri appunti di mesi o anni prima. Sarà un'esperienza molto divertente e ricompensante.

La birra.
Anche quest’anno il millesimo è impresso sul tappo e non in etichetta, cambiamento se non erro introdotto nel 2010. Bottiglia di uno dei vari lotti 2016 che desta qualche preoccupazione all’apertura. Quasi nessun rumore al momento dello stappo, schiuma biancastra che fatica a formarsi: ne appaiono circa due dita, un po’ grossolana  e dalla scarsa persistenza.  Anche l’aroma non è quello che ti fa apparire il sorriso sulle labbra (confrontatelo con una delle annate precedenti citate sopra): intensità piuttosto bassa nella quale si scorgono il dolce dei canditi e dello zucchero, l’aspro della mela e dell’uva acerba, c’è addirittura una lieve punta acetica, leggerissima ma innegabile. Ma la Stille è una birra che ama stupirti, e dopo qualche minuto di presenza nel bicchiere ecco emergere una sorprendente  freschezza di pesca, forse ananas, che ti riporta alla mente una Dulle Teve in formissima. Le poche bollicine le tolgono un po' di vitalità e le asperità della sua giovinezza sono evidenti anche al palato; biscotto appena speziato, miele, canditi e poi ecco l'asprezza della mela acerba o "immatura", se preferite. La piccola meraviglia dell'aroma ritorna anche in bocca: ti trovi di fronte ad una birra molto alcolica (12%) che presenta un'inattesa freschezza data da una lieve acidità e da un frutto fragrante che suggerisce quasi il tropicale, ananas in primis. Un punta terrosa d'amaro in fondo, quasi sul confine del fenolico-medicinale e poi finalmente un'esplosione di calda frutta sotto spirito e canditi nel retrogusto. Asperità e dolcezze, carezze e scaramucce, imprecisioni e piccole epifanie: la giovane Stille Nacht 2016 trova la sue contraddittorie ragioni d'essere anche nelle imperfezioni di una bottiglia attualmente non molto in forma. Al solito, non resta che metterla in cantina e affidarla al tempo: solo lui saprà dirci, nel corso degli anni, se da questa crisalide uscirà lentamente una splendida farfalla
Formato: 33 cl., alc. 12%, lotto 2016, scadenza non riportata, prezzo indicativo 5.00/6.50 Euro (beershop Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 26 dicembre 2015

Les 3 Fourquets Lupulus Hibernatus

Secondo appuntamento con la Brasserie Les 3 Fourquets, già incontrata il mese scorso e fondata nel 2007 a Gouvy (provincia del Lussemburgo belga) da Chris Bauweraerts e il cognato Pierre Goubron dopo aver ceduto la Brasserie d'Achouffe alla Duvel-Moortgat.
Tra le birre prodotte da Les 3 Fourquets, la gamma Lupulus è senza dubbio quella di maggiore successo: il nome si riferisce all'animale un tempo piuttosto diffuso nelle foreste delle Ardenne ma anche al nome scientifico latino del luppolo, ovvero Humulus Lupulus
Accanto alla Tripel chiamata semplicemente Lupulus ed alla Brune, la proposta dedicata ai mesi più freddi dell'anno è la Lupulus Hibernatus, accompagnata da una spiritosa etichetta nella quale, sotto una cornice di piante di luppolo agghindate da luci natalizie vi si trova stramazzato a terra un lupo con la pancia gonfia ed un calice di birra ormai vuoto.
Si veste di un colore che si colloca tra l'ebano e la tonaca del frate, con intensi riflessi rosso rubino; la testa di schiuma che si forma è abbastanza compatta e cremosa, color beige chiaro,  ed ha una discreta persistenza. Il naso è dolce e caldo, con prugna ed uvetta, ciliegia, frutti di bosco, caramello e biscotto alla cannella (speculoos), frutta secca, una suggestione di amaretto.  Al palato - rispettando la tradizione belga - non risulta affatto ingombrante nonostante la gradazione alcolica (9%): corpo medio, bollicine abbastanza vivaci e una consistenza tra l'acquoso e l'oleoso che l'aiuta a scorrere senza intoppi. 
Volendo si potrebbe persino aumentare la frequenza di bevuta, ma è una birra che predilige essere sorseggiata senza fretta per assaporare il dolce di caramello, prugna e fichi secchi, zucchero candito, speculoos e liquirizia. L'acidità dei malti tostati utilizzati la bilancia assieme alla leggera nota americane finale, prevalentemente terrosa con qualche lievissima tostatura: bene intensità e pulizia, non c'è invero una gran complessità ma quello che c'è risulta molto ben fatto e godibile con una speziatura dichiarata (cannella) molto leggera.   L'alcool rimane delicatamente in sottofondo, irrobustendo la birra e facendosi sentire - senza mai gridare - solamente nel retrogusto caldo ed avvolgente, ricco di liquirizia e frutta sotto spirito.  Un bel Winter Warmer, appagante e intenso quanto basta: anche in solitudine la bottiglia da settantacinque centilitri si consuma senza nessuna difficoltà magari abbinandola ad uno dei tanti dolci natalizi.
Formato: 75 cl., alc. 9%, lotto D10, scad. 12/2016, 4.60 Euro (foodstore, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 24 dicembre 2015

Fantôme de Noël

A cinque anni di distanza dal primo disastroso incontro, faccio un secondo tentativo con la birra natalizia del birrificio Fantôme, estrosa e controversa creatura del birraio Dany Prignon, che non ha mai fatto della costanza produttiva il suo punto di forza. Ultimamente le cose sembrano essere un po' migliorate ed è da qualche anno che non mi capita di dissetare il lavandino con una bottiglia di Fantôme.
Aperto nell'aprile del 1988, dopo quasi trent'anni d'attività Fantôme si trova ancora nello stesso casolare della campagna di Soy, Ardenne valloni, dove  Dany e suo padre installarono un piccolo impianto di produzione dismesso dalla Brasserie D’Achouffe. Nonostante la fama di "culto" conquistata soprattutto negli Stati Uniti grazie all'incontro con l'importatore Shelton Brothers, Prignon non ha nessuna intenzione di cambiare: "alla mia età non è che uno pensa di sviluppare ancora di più la propria attività o di fare investimenti su attrezzature, sarebbe da sciocchi. Sono felice della mia tranquillità, della serenità conquistata con sacrifici e lavoro duro". 
Passiamo alla Noël, la birra dal contenuto alcolico più elevato (10%) tra quelle prodotte da  Fantôme. Completo restyling dell'etichetta rispetto a quella bevuta anni fa, e birra che si presenta nel bicchiere di color ambrato opaco, con intensi riflessi rossastri; la schiuma è perfettamente compatta e cremosa, color crema e dalla lunghissima persistenza. L'aroma, pulito, è un interessante e complesso intreccio di profumi che vanno dalla ciliegia,  allo zucchero candito (o forse filato), dalla lieve asprezza dei frutti rossi a quell'impressione di "fragole con la panna" che è il marchio di fabbrica delle migliori Fantôme; e poi prugna ed un ricco bouquet di spezie che include zenzero, cardamomo, forse noce moscata.
Vivace al palato, la natalizia di Fantôme scorre piuttosto bene nonostante l'elevata gradazione alcolica: l'aiutano un corpo medio ed una vivace carbonizzazione. Il gusto parte sul versante dolce (biscotto, caramello, zucchero candito, miele) per poi virare bruscamente nella seconda parte della bevuta: le spezie prendono il sopravvento con un'intensità davvero notevole, nonostante siano passati due anni dalla messa in bottiglia. Zenzero, pepe, noce moscata e ginepro rapidamente esondano e s'affiancano alle note amaricanti di erbe officinali e medicinali, rendendo la birra molto sbilanciata e - almeno nel mio caso - difficile da bere. L'alcool rimane ben nascosto mettendo la testa fuori dal guscio solo nel retrogusto prendendo a braccetto il pepe per portare un po' di tepore nell'inverno. Ma sono le spezie, e non certo la componente etilica, a far si che sia necessaria una sosta più lunga del previsto tra un sorso e l'altro: una bottiglia molto poco bilanciata, che si finisce con molta, troppa fatica.
Formato: 75 cl., alc. 10%, lotto dm13, scad. 12/2016.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 23 dicembre 2015

Mikkeller X-mas Porter 2014 Fra Til Via

Dall’ampia offerta natalizia proposta da Mikkeller ho scelto quest’anno la “Fra Til Via”: una robusta porter speziata accompagnata da un’etichetta che, volendo, può anche trasformarsi in un biglietto d’auguri. Basta scrivere il vostro nome e quello del destinatario del regalo.  
La Porter di Mikkeller  (versione “anglosassone” del Natale ) affianca la kerstbier belga Santa's Little Helper  (anche in svariate edizioni barricate) , la luppolata Hoppy Lovin Christmas IPA (prodotta con aghi di pino, anch’essa disponibile con affinamento in legno) e la  Red / White Christmas, una  robusta “Imperial Wit “. 
Non si fa mancare il passaggio in botte nemmeno questa Fra Til Via, che potrete provare nelle declinazioni ex-Tequila, ex-Brandy ed ex-Grand Marnier: viene prodotta in Belgio presso il fido De Proef. 
Nera, molto invitante nel bicchiere con il suo compatto cappello di schiuma beige, cremosa e abbastanza compatta, dall’ottima persistenza. L’aroma porge il suo benvenuto con i profumi di liquirizia, caffè e tortino di cioccolato: la speziatura è delicata ma presente. Anice, (pan di) zenzero, forse cardamomo. Nonostante la robusta gradazione alcolica (8%)  è una porter che al palato risulta quasi leggera e molto scorrevole: il corpo è medio, le bollicine forse sono un po’ in eccesso per lo stile; meglio farla riposare un  po’ più del solito nel bicchiere per farle calmare. 
Più “watery” che oleosa, riesce comunque a trasmettere una sensazione palatale morbida e gradevole. Il gusto è particolarmente ricco di caffè e tostature, liquirizia: pochissimo il dolce, giusto una nota di caramello bruciato in sottofondo a fornire un minimo supporto; sono le spezie, assieme all’acidità dai malti scuri, a portare equilibrio stemperando l’amaro del caffè con una chiusura quasi “rinfrescante”. L’alcool è molto ben nascosto, portando un po’ di tepore solo nel retrogusto, assieme alle intense note di caffè amaro, tostature e un tocco terroso.  
Una sorta di “caffè natalizio”, con un uso moderato ed azzeccato delle spezie che, pur non reclamando un ruolo da protagonista, danno comunque un interessante contributo: non scalda molto, è vero, ma un po’ di atmosfera natalizia riesce comunque a trasmetterla.
Formato: 33 cl., alc. 8%, scad. 27/08/2019, 5.00 Euro (beershop, Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.