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mercoledì 9 dicembre 2020

DALLA CANTINA: Schneider Weisse Aventinus 2020 vs 2014

Quando si parla di birre da invecchiamento lo stile Weizenbock non è sicuramente il primo a cui pensare; a mettere in discussione quelle che erano anche le mie convinzioni ci ha pensato Patrick Dawson, autore del libro Vintage Beer, un manuale davvero utile d’informazioni e consigli soprattutto per chi vuole provare a mettere qualche birra in cantina. Tra le numerose birre che Dawson consiglia c’è per l’appunto anche una Weizenbock, quella prodotta dalla Weissbierbrauerei G. Schneider & Sohn:  Aventinus.  
Del resto alla Schneider reclamano la paternità dell’intero stile: sarebbero stati loro nel 1907 a produrre la prima Doppelbock di frumento. In quel periodo il birrificio era guidato da Mathilde Schneider che nel 1905 aveva preso il comando a seguito della morte improvvisa del trentacinquenne marito Georg III: agli inizi del ventesimo secolo non erano molte le donne a capo di un birrificio, in Baviera. Sotto la sua guida Schneider divenne il più grande produttore di birra di frumento della Germania meridionale negli anni che precedettero la prima guerra mondiale.  In quel periodo il birrificio aveva gli uffici a Monaco in Aventinstraße e forse oggi sarebbe ancora lì se i bombardamenti del secondo conflitto mondiale non avessero costretto a trasferire tutto a Kelheim, sulle rive del Danubio, nei pressi di Ratisbona, utilizzando gli edifici di uno dei tanti birrifici che Schneider aveva inglobato nei primi vent’anni del secolo scorso. La strada era dedicata a Johannes Aventinusstorico della corte bavarese vissuto tra il 1477 e il 1534 nonché autore della prima mappa geografica della Baviera (1523).  Ma la tradizione voleva che una birra dal contenuto alcolico importante come quella di Schneider prendesse il proprio nome da un santo, l’associazione bavarese dei birrai rifiutò quel nome e fu necessario l’intervento del parroco della famiglia Schneider per trovare la soluzione: le sue ricerche mostrarono che esisteva infatti un santo con lo stesso nome, ovvero Sant'Aventino di Troyes.
Della Tap 6 Aventinus vi avevo parlato in questa occasione: era il 2010 e il mio post di dieci anni fa non rende oggettivamente giustizia a quella che considero essere la mia Weizenbock preferita, anche se un po’ atipica rispetto alle altre sorelle tedesche. La sua ricetta, basata sulla Schneider Weisse Original, prevede una percentuale di malti tostati che contribuisce a donarle quello splendido color ambrato scuro accesso da intensi riflessi rubini; il luppolo è Hallertauer Herkules.  La leggenda vuole poi che da un inconveniente invernale – birra ghiacciata  durante il trasporto – nacque poi la sua altrettanto splendida versione Eisbock.

La birra.

Nell’aprile del 2019 la Schneider ha sottoposto tutta la propria gamma ad un restyling stilistico; la bianca etichetta della Tap 6 Unser Aventinus si è colorata dello stesso color viola della Aventinus Eisbock. La classificazione “Tap”, che identificava tutte le birre di Schneider è stata rilegata in un angolo a favore del nome della birra: oggi l’etichetta parla solo di Aventinus. 
Partiamo da una bottiglia recente del 2020, stranamente quasi limpida, di colore ambrato carico ravvivato da riflessi ramati e rosso rubino. Il naso è ricco di banana matura, chiodi di garofano, caramello, uvetta e prugna; in sottofondo la componente fenolica esprime anche un flebile filo di fumo. L’aroma è pulito e intenso, il mouthfeel è perfetto: bollicine vivaci ma non troppo, sensazione palatale morbida, lievemente cremosa, che non pregiudica la scorrevolezza. A voi scegliere se gustarvela lentamente o se lasciarvi ingannare dal suo tenore alcolico, molto ben nascosto, che si rivela solo nel retrogusto. La bevuta replica l’aroma con la stessa intensità  e precisione: uvetta e prugna, caramello, banana matura, un finale leggermente amaricante di  frutta secca a guscio. In questa bottiglia non avverto quei lievi accenni di cioccolato delle migliori Aventinus che mi sia capitato di bere, ma è un dettaglio che non mette in discussione una bevuta di alto livello. 
Passiamo ora ad una bottiglia del 2014, il cui colore è ovviamente molto più scuro e meno brillante: la schiuma è ancora sorprendentemente fine, cremosa e molto compatta. Rispetto alla bottiglia 2020 la banana scivola (molto) nelle retrovie lasciando il palcoscenico a uvetta e prugna disidratata; emergono accenni di frutti di bosco, ciliegia. Fenoli (chiodi di garofano) completamente assenti. L’aroma è meno intenso ma risulta più caldo, se mi passate la forzatura semantica. E’ il mouthfeel a pagare il prezzo più alto dell’invecchiamento: la birra risulta un po’ scarica, qualche deriva acquosa di troppo si porta via la morbidezza dell’Aventinus fresca. Inevitabilmente anche il gusto presenta cali di tensione rispetto ad un esemplare giovane ma – prenda nota chi odia le Weizen – la banana è scomparsa. Rilevo caramello, uvetta e prugna, frutti di bosco,  qualche nota ossidativa che richiama i vini marsalati: c’è quasi tutto quello che si desidera dall’invecchiamento di una birra, ma in tono minore. Anche l’alcool è fin troppo nascosto, negando di fatto quel conforto etilico tipico di una bottiglia giovane. 
Il verdetto?  Sebbene apprezzi la drastica riduzione di banana e chiodi di garofano nell’Aventinus 2015, ci sono troppi cali di tensione per farmela preferire alla bottiglia 2020. Il mio voto va quindi per l’Aventinus fresca, potente e intensa, che negli esemplari migliori regala una complessità davvero degna di nota.  

Nel dettaglio:
Aventinus 2014, 50 cl., alc.8,2%, IBU 16, lotto 18/11/2014, scad. 18/11/2015, pagata 1,17 Euro (supermercato Germania)
Aventinus 2020 , 50 cl., alc.8,2%, IBU 16, scad. 19/06/2021, pagata 3,40 Euro (supermercato Italia)

lunedì 17 dicembre 2018

Schneider Weisse Tap X Marie's Rendezvous 2016

Tap X è il nome col quale il birrificio bavarese Weissbierbrauerei G. Schneider & Sohn  identifica una birra speciale che viene prodotta una volta all’anno. Il debutto della serie è avvenuto nel 2012 con la Tap X Mein Nelson Savin, una weizenbock caratterizzata dall’omonimo luppolo neozelandese e da un ceppo di lievito belga per la rifermentazione in bottiglia,  seguita l'anno successivo dalla Tap X Meine Sommer Weisse, prodotta con "nuovi" luppoli tedeschi e nel 2013 dalla Tap X Mein Aventinus Barrique. In seguito sono poi arrivate la Tap X Meine Porter Weisse (2014) e la Tap X Mathilda Soleil (2015)  la Tap X Marie’s Rendezvous (2016) . Nel 2017 a grande richiesta del pubblico è ritornata la Tap X Mein Nelson Sauvin e quest’anno ha debuttato l’interessante Tap X Aventinus Barrique invecchiata in botti di bourbon. La sfida lanciata dal birraio di Schneider, Hans-Peter Drexler, è che anche rispettando l’editto di purezza tedesco è possibile sperimentare, innovare e stupire chi si trova la birra nel bicchiere.
Facciamo un passo indietro al 2016 quando proprio il Reinheitsgebot, promosso dal conte di Baviera Guglielmo IV il 23 Aprile 1516, compì 500 anni: “l’editto di purezza nacque per preservare i cereali diversi dall’orzo (frumento, segale, miglio, ecc.) affinché fossero impiegati nell’alimentazione e nella panificazione invece che nella produzione brassicola. La leggenda vuole che decisione fu figlia delle numerose carestie che stava vivendo la Baviera all’epoca, ma molto più verosimilmente derivò dal desiderio di prevenire la competizione sul prezzo dei cereali tra birrai e panificatori”.  Verso la fine del 1500 fu poi stabilito che solamente i duchi di Baviera potevano “violare” l’editto e produrre birre di frumento: Massimiliano I Giuseppe Leopoldo Ferdinando Wittelsbach, già proprietario della Hofbräuhaus (HB), fece costruire nel 1607 un secondo birrificio in centro a Monaco dedicato alla produzione di birra di frumento, la Weisses Bauhaus. Nel diciannovesimo secolo la richiesta per le birre di frumento aveva raggiunto il suo punto più basso e l’attività non era più molto redditizia: la famiglia  Wittelsbach cedette in affitto la Weisses Brauhaus al birraio Georg Schneider I che l’acquistò definitivamente assieme al figlio nel 1872 fondando la Weissbierbrauerei G. Schneider & Sohn.

La birra.
Anna-Maria era la moglie di Georg Schneider I e a lei il birrificio con sede a Kelheim (che ricordo produce esclusivamente birre di frumento) ha voluto dedicare la propria birra dei festeggiamenti per il cinquecentesimo compleanno del  Reinheitsgebot. Non sono state rivelate molte informazioni sulla Tap X Marie's Rendezvous: sappiamo solo che si tratta di una potente Weizenbock (%) che ha debuttato a febbraio in occasione del Braukunst Live!  di Monaco di Baviera. 
Nel bicchiere si presenta di color ambrato chiaro, in superficie più che schiuma abbiamo una serie di bolle grossolane che svaniscono molto rapidamente. L’aroma è pulito ma appare un po’ chiuso: si riescono comunque ad individuare profumi di uvetta, datteri e prugna, banana, accenni di vino marsalato, forse mela al forno. Le incertezze vengono spazzate via da un gusto che parte subito con il piede giusto e trasporta il bevitore in un affascinante vortice di sapori composto da caramello e uvetta, banana, prugna, fico e datteri disidratati, accenni di canditi e vino liquoroso. L’alcool parte in sordina per poi emergere in uno splendido finale caldo, morbido e avvolgente, lunghissimo, nel quale il dolce della frutta sotto spirito viene bilanciato da una sorprendente secchezza. 
Pensate ad una Aventinus più snella, più secca e bilanciata ma altrettanto invitante e potente: Marie's Rendezvous dopo un inizio un po’ incerto non delude e regala soddisfazioni ed emozioni. Poche bollicine, morbida al palato, da gustarsi in tutta tranquillità dopo cena, soprattutto se fuori fa freddo.
Formato: 37.5 cl., alc. 10%, IBU 27, scad. 15/01/2018, prezzo indicativo 6.00-7.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 12 novembre 2016

Schneider Weisse Tap X Mein Aventinus Barrique (2014)

Con Tap X  la bavarese Weissbierbrauerei G. Schneider & Sohn identifica una serie di produzioni limitate, sperimentali e/o occasionali; s'iniziò nel 2012 con la Tap X Mein Nelson Sauvin, una weizenbock caratterizzata dal luppolo neozelandese e da un ceppo di lievito belga per la rifermentazione in bottiglia,  seguita l'anno successivo dalla Tap X Meine Sommer Weisse, prodotta con "nuovi" luppoli tedeschi, e dalla TAPX Mein Aventinus Barrique. Nel 2014 nacque la Tap X Meine Porter Weisse e nel 2015 la Tap X Mathilda Soleil che utilizzava un mix di luppoli nel quale era presente il Cascade; quest'anno è arrivata la Tap X Marie’s Rendezvous, una potente (10%) weizenbock che vuole festeggiare i 500 anni del “Reinheitsgebot”. Con questa serie di birre il birraio di Schneider,  Hans-Peter Drexler, intende dimostrare che è possibile innovare e sperimentare anche nel pieno rispetto dell'editto di purezza. 
Ma torniamo a dicembre 2012, quando Drexler ha a disposizione un centinaio di barili che hanno contenuto Chardonnay (rovere francese), Pinot Nero e Cabernet Franc (rovere americano); le botti vengono riempite con la splendida (e atipica) weizenbock di casa Schneider e con la sua versione "potenziata" Aventinus Weizen-Eisbock. Otto mesi d'attesta e il risultato viene sapientemente blendato nelle bottiglie della nuova birra Tap X Mein Aventinus Barrique, di recente più appropriatamente rinominata  Tap X Mein Cuvée Barrique, visto che si tratta di un blend di birre e di barili differenti. 

La birra.
Millesimo 2014, birra che si presenta di una splendido color ambrato carico, limpido e impreziosito da brillanti venature rossastre; la schiuma ocra è effervescente e piuttosto rapida nel dissolversi. Al naso c'è una bella complessità composta da note lattiche e aspre di amarena, ribes, uva acerba; la controparte dolce chiama in causa la prugna e la ciliegia sciroppata, il mosto d'uva cotto; profumi floreali, note di legno e un deciso carattere vinoso completano un quadro aromatico molto pulito e interessante. Al palato c'è una buona corrispondenza con l'aroma ma, sopratutto, c'è l'alcool (9.5%) nascosto davvero molto bene: all'acidità lattica e asprezza di ribes, mela acerba, uva spina ed amarena risponde un sottofondo dolce di ciliegia, caramello e frutti di bosco. L'acetico ogni tanto fa capolino, andando un po' oltre le righe solo quando la birra s'avvicina alla temperatura ambiente. Chiude molto secca, con l'asprezza che viene stemperata da un retrogusto quasi accomodamente nel quale il caramello viene accompagnato da un lieve tepore etilico; la bevibilità è tutto sommato buona, come da scuola tedesca.  Netta la caratterizzazione vinosa dovuta al passaggio nelle botti che hanno trasformato, grazie ai batteri in esse presenti, due birre in origine dolci (molto dolce, nel caso della Eisbock) in una Sour Ale nel quale comunque l'acidità è sempre contrastata da un residuo dolce. Molto pulita, complessa, pecca un po' di eleganza in alcuni passaggi ma si rivela comunque una bevuta che soddisfa e che regala più di un'emozione. 
Formato: 37.5 cl., alc. 9.5%, IBU 16, scad. 05/05/2019, pagata 3.00 Euro (birrificio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 31 marzo 2016

Schneider Weisse Tap 5 Meine Hopfen-Weisse

Nel 2007 Garrett Oliver, birraio dell’americana Brooklyn Brewery e Hans-Peter Drexler, birraio alla G. Schneider & Sohn,  si trovano in Baviera per realizzare assieme una birra. Drexler, diplomato a Weihenstephan dove ha anche lavorato per un paio d’anni sull’impianto “
sperimentale dell’Università, è arrivato alla Schneider nel 1982 come assistente birraio per poi diventarne "mastro" nel 1990. A Kelheim, dove ha sede la Scheider, Drexler non si è accontentato di perpetuare la tradizione risalente al 1928, anno di fondazione della Weisse Hofbräuhaus, ma ha anche introdotto delle piccole ma interessanti innovazioni. Galeotta fu una trasferta negli Stati Uniti nel 1998 nel corso della quale Drexler era stato inviato come giudice ad un concorso; gli aromi ed i sapori dei luppoli americani gli spalancarono le porte di un nuovo mondo. 
L'anno successivo realizzò la Tap 4 Mein Grünes, aggiungendo una generosa (per i parametri dello stile e gli standard della Baviera) luppolatura di Cascade  ad una ricetta del 1916 (la Festweisse) che veniva prodotta nel periodo dell’Oktoberfest; è lui a lanciare la gamma delle “Tap X” sotto la quale ogni anno viene realizzata qualche birra sperimentale o barricata, e spesso proposta nel formato “gourmet” da 75 centilitri ad un prezzo molto poco tedesco. Qui  ne trovate un esempio. 
Ma ritorniamo al 2007: Oliver e Drexler desiderano realizzare con il lievito di casa Schneider una birra di frumento che celebri i luppoli dei rispettivi continenti;  a maggio in Germania viene realizzata una robusta (8.2%) Weizenbock che utilizza Hallertauer Tradition  e  Saphir mentre a Brooklyn, in luglio,  si cerca di ottenere un risultato simile scegliendo Amarillo e Palisade. La versione americana esce nella serie Brewmaster's Reserve di Brooklyn in formato 75 centilitri con il nome Brooklyner-Schneider Hopfen-Weiss; la versione tedesca viene inizialmente chiamata Hopfen-Weisse e poi, una volta entrata in produzione stabile, rinominata Tap5 Meine Hopfenweisse.

La birra.
Realizzata con il 50% di frumento maltato e 50% di orzo maltato e, come detto, Hallertauer Tradition ed  Hallertauer  Saphir, anche in dry-hopping: è una Weizenbock che si presenta opalescente e di color arancio con qualche riflesso dorato; la schiuma è bianca e compatta, molto cremosa ma non particolarmente esuberante nonostante la lunghissima persistenza. Al naso, molto pulito ed intenso spicca subito la frutta tropicale: molto ananas, fiancheggiato da mango e un po' di melone retato. La speziatura donata dal lievito (chiodi di garofano, coriandolo) è molto delicata, così come la banana che rimane sempre in sottofondo. Il gusto ricalca le orme dell'aroma presentando un bell'equilibrio tra frutta tropicale, banana e un tocco di caramello: la speziatura (noce moscata, chiodi di garofano) è molto, molto delicata e il dolce è ben bilanciato dall'acidità del frumento. L'alcool (8.2%) si fa progressivamente sentire irrobustendo la bevuta e riscaldando il palato contribuendo ad asciugare il dolce assieme ad un velocissimo passaggio amaro erbaceo, anticamera di un retrogusto molto bilanciato nel dolce della banana matura e del frutto tropicale.
Impressionante - e pericolosa - la bevibilità di questa robusta Weizenbock che riesce ad essere rinfrescante e riscaldante al tempo stesso, sopratutto quando la temperatura nel bicchiere si alza; magistralmente eseguita, pulitissima, tiene a bada gli elementi tanto detestati da chi non ama la Hefeweizen: banana e fenoli, qui molto ben integrati e a tratti quasi celati dietro al profilo tropicaleggiante. 
Se penso ad un'interpretazione moderna di una Hefeweizen, con tutte le restrizioni imposte dallo stile,   il primo nome che mi viene in mente è proprio la Meine Hopfen-Weisse di Schneider. Ammetto di avere un debole per questa birra che bevo puntualmente ogni anno alla Weisses Bräuhaus di Schneider in centro (Tal 7) a Monaco di Baviera:  mezzo litro di Hopfenweisse per aprire le danze, mezzo litro di Aventinus per accompagnare la sostanziosa portata principale e, volendo concludere in bellezza, un bicchiere di Aventinus Eisbock assieme al dessert prima di dirigersi verso il letto.
Formato: 50 cl., alc. 8.2%, imbott. 28/09/2015 16:32, scad. 28/09/2016, 1.68 Euro (food store, Germania).

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 6 aprile 2013

Schneider Weisse Tap 4 Mein Grünes

Stappiamo sempre con piacere una bottiglia di quello che abbiamo dichiarato il nostro birrificio bavarese preferito, ovvero la Weissbierbrauerei G. Schneider und Sohn.  Questa è la volta della Tap 4 Mein Grünes, che secondo Ratebeer è un alias della Schneider  Wiesen Edel-Weisse, che ora effettivamente non compare più sul sito ufficiale del birrificio. Fatto questo breve preambolo, passiamo alla sostanza. Impeccabile l'aspetto: oro leggermente velato, con una generosissima testa di schiuma bianca, molto compatta, pannosa e molto persistente,  che affonda nel bicchiere lasciando una "palla" bianca al centro. Aroma pulito e ancora fresco: classici sentori di banana e chiodi di garofano, in secondo piano agrumi (arancio e lime), sentori erbacei. C'è anche un sottile ma diffuso bouquet speziato, dal quale ci sembra quasi di percepire una nota di cannella. Più che soddisfatti, passiamo all'assaggio: la prima parte della bevuta è caratterizzata cereali e banana, dolce; la seconda parte è lì a bilanciare, con una leggera acidità rinfrescante ed un bell'amaro equamente suddiviso tra note erbacee e di scorza di lime/agrumi. Il palato è sempre fresco, e la generosa (per lo stile) luppolatura lo mantiene sempre pulito e desideroso di un altro sorso. Il finale, non molto lungo, prosegue in linea retta senza ulteriori deviazioni. Eccellente Birra profumata e pulita, che coniuga quasi alla perfezione facilità di bevuta ed intensità di gusto; decisamente la hefeweizen più luppolata (ed amara) che abbiamo mai bevuto nella nostra vita. Chiariamoci subito, a scanso di equivoci: siamo pur sempre nella tradizionale Baviera; nonostante i fiori di luppoli in bella mostra sull'etichetta, non stiamo parlando di una "Wheat IPA".  Formato: 50 cl., alc. 6.2%, lotto 1666 3, scad. 10/10/2013, prezzo 3.79 Euro (supermercato, Italia).

venerdì 19 ottobre 2012

Schneider Weisse Tap X Mein Nelson Sauvin

Weissbierbrauerei G. Schneider & Sohn non è solamente il birrificio di Monaco (e dintorni, visto che il sito produttivo è oggi a Kelheim) che preferiamo ma è anche l’unico, tra quelli “storici”, ad avere introdotto qualche innovazione nelle sue ricette. Dopo la collaborazione con la Brooklyn Brewery, sfociata nella “Tap 5 Meine Hopfen-Weisse” (anche detta Schneider & Brooklyner Hopfen-Weisse) e la ” Tap 4 Mein Grünes” (una doppelbock con cascade), nel 2011 è stata lanciata una nuova serie di birre, prodotte in numero limitato, chiamate “Tap X”. Ne fanno parte la Tap X Mein Nelson Sauvin (brassata con l’omonimo luppolo neozelandese), la Tap X Mein Eisbock Barrique (l’Aventinus Eisbock invecchiata in botti di Pinot Noir) e la Tap X Mein Cuvée Barrique (un blend di Aventinus e Tap X Mein Eisbock Barrique). La Tap X Mein Nelson Sauvin viene prodotta per la prima volta a settembre 2011 per festeggiare il venticinquesimo anniversario di un clienti del birrificio, ovvero la catena degli ABT Cafès; la ricetta prevede malto d’orzo (40%), di frumento (60%), un mix di luppoli tedeschi dall'Hallertau e di Nelson Sauvin. Per la rifermentazione in bottiglia il birraio Hans-Peter Drexler ha usato per la prima volta dal 1872 un ceppo di lievito belga, non di proprietà del birrificio. Il primo lotto del 2011, destinato principalmente all’esportazione, ebbe un grande successo in patria, ben oltre le aspettative del birrificio, spingendoli a replicare la ricetta lo scorso settembre 2012. Il colore è arancio pallido, torbido, con un grande cappello di schiuma bianca, fine e cremosa, dalla buona persistenza. Al naso spiccano forti sentori di banana, fenoli (chiodi di garofano), mela verde, spezie da lievito; onestamente ci aspettavamo un profilo aromatico molto più caratterizzato dal Nelson Sauvin, ed invece per trovarne traccia bisogna andare un po' in profondità , scovando dei sentori un po' aspri di uva che portano un po' di contrasto ad un naso prevalentemente dolce. In bocca si parte con un gusto dolce che richiama l'aroma: banana, frumento, polpa d'arancio; netto miglioramento nella seconda parte della bevuta, dove ti aspetteresti un finale classico da "weizenbock" (banana matura e caramello), dolce, ed invece emerge una bella asprezza vinosa, che conduce ad un finale amaro, corto ma di buona intensità, dove emerge una nota di pompelmo. Si tratta d'una interessante variazione dello stile, anche se onestamente ci aspettavamo una presenza molto più massiccia del luppolo neozelandese, soprattutto all'aroma; il suo uso è discreto e timido, con interventi mirati a portare qualche variazione ed un po' di complessità ad uno stile (weizenbock) classico. Birra che parte un po' in sordina, per sollevarsi con il finale più amaro che ricordiamo di aver mai trovato in una weizenbock; poco evidente anche l'apporto dei lieviti belgi usati per la rifermentazione in bottiglia. Corpo medio, carbonazione corretta, consistenza oleosa, alcool magistralmente nascosto, ottima pulizia; il bicchiere finisce in fretta. Il prezzo è molto poco tedesco (anche in madrepatria); la riberremmo molto volentieri, ma la differenza con una classica Aventinus è enorme e non invoglia senz'altro il riacquisto. Formato: 75 cl., alc. 7.3%,  bottiglia 8631, scad. 01/08/2014, prezzo 12.90 Euro.

domenica 11 dicembre 2011

Schneider Aventinus Weizen-Eisbock

Specialisti in birre al frumento da oltre duecento anni quelli della Schneider Weisse Brauerei, da quando, nel 1872, Ludwig II rinunciò al diritto esclusivo che riservava solamente ai birrifici posseduti dalla famiglia reale la possibilità di produrre birra di frumento. Il declino nella popolarità di questi tipo di birra, e quindi degli introiti derivanti, spinse il Re a cedere nel 1872 il diritto a Georg I Schneider. La produzione inizia proprio nel cuore di Monaco di Baviera, nell'edificio situato nella strada Tal a pochi passi da Marienplatz, in quell'edificio dove oggi non si produce più birra ma si possono ugualmente degustare i prodotti del birrificio abbinati ad una cucina più che dignitosa. Oggi la produzione si è spostata un po' più lontano, a Kelheim, ma il birrificio è ancora di proprietà della famiglia Schneider. Questa Aventinus Weizen-Eisbock è, a memoria, la prima Eisbock che ci è capitato di assaggiare. Originariamente una specialità della città di Kulmbach, che viene ottenuta solitamente partendo da birre già ad alta gradazione alcolica (Bock o Doppelbock) la cui temperatura viene abbassata drasticamente fino a provocarne la comparsa di cristalli di ghiaccio che vengono poi successivamente eliminati. Il "rimanente" è in parole povere una specie di "concentrato" di sapori ed alcool. Questa Weizen-Eisbock origina infatti dalla già superba Aventinus che abbiamo degustato in questa occasione. Fino agli anni '40, la Aventinus veniva trasportata per la Baveria in contenitori che non consentivano di controllare la temperatura; i rigidi inverni bavaresi ne provocavano spesso la parziale ghiacciatura. Gli avventori parvero però subito gradire questa birra molto intensa, e Hans Peter Drexler, allora mastro birraio alla Schneider, decise di trasformare il problema in opportunità, facendo avvenire la separazione dell'acqua dal resto del liquido direttamente in birrificio per creare appunto questa Eisbock. Servita nel caratteristico bicchiere con manico "opaco", a simulare un effetto "brina", è di un bellissimo color marrone intenso, con riflessi rossastri. Schiuma molto fine e cremosa, quasi indissolubile. Nonostante una temperatura di servizio un po' troppo bassa, l'aroma si rivela ricco di frutta; al primo impatto emerge la banana matura, accompagnata dai caratteristici sentori di coriandolo tipici delle hefeweizen. Una volta riscaldatasi, emergono dolci note di frutti rossi sciroppati e uvetta. Al palato è una birra solida, dal corpo pieno, con una carbonazione molto vivace. Ricchissima in bocca, quasi una (molto) dolce macedonia di frutta sottospirito: albicocca, pesca, uvetta, frutti di bosco, ciliegie, presenti anche sentori più lievi di frutta secca (prugne, dattetri, uvetta) L’alcool è sempre molto presente, a riscaldare tutto il palato, senza mai risultare particolarmente fastidioso; la bevibilità non è certamente il pregio di questa birra, che va piuttosto degustata a piccoli sorsi, sublime in abbinamento con un dolce (idealmente una Sacher) ma anche come dopocena. Retrogusto coerente, morbido, caldo e alcolico, abboccato, sempre ricco di frutta. Eisbock giovane questa, messa in bottiglia l’11 novembre e degustato in data 02 dicembre; la decisa frizzantezza riesce a contenerne la dolcezza, evitandole di diventare troppo stucchevole. Sarebbe interessante metterne in cantina a riposo qualche bottiglia, per vederne l’evoluzione nel tempo. In Italia dovrebbe essere distribuita da Interbrau, ma non è una birra che si trova molto diffusamente. Bevuta direttamente alla Weisses Bräuhaus di Monaco, dove è disponibile solo in bottiglia. L’accoppiata cena con Aventinus e dessert con Aventinus Eisbock si è decisamente fatta sentire, ma ci ha regalato grosse soddisfazioni; la Weisses Bräuhaus è tra le birrerie presenti nel centro storico di Monaco quella che senz’altro ci sentiamo di consigliare maggiormente. Atmosfera non troppo turistica e rumorosa, cibo più che dignitoso; molto affollata, essenziale prenotare, soprattutto nei fine settimana. Davvero un ottimo winter warmer, questa Eisbock. Formato: 33 cl., alc. 12%, lotto 2011 066812, scad. 22/11/2016, prezzo 3.90 euro.

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english summary: soon


lunedì 27 giugno 2011

Schneider Weisse Tap 7 Unser Original

Il torbido color arancio/marroncino chiaro non è certo il migliore biglietto da visita. La schiuma è grossolana, ocra, e svanisce molto rapidamente senza lasciare nessun pizzo nel bicchiere. Naso caratterizzato da sentori di banana e chiodi di garofano, dolce. In bocca è leggera ed una decisa carbonatazione la rende molto vivace. Al gusto ritroviamo banana molto matura e chiodi di garofano, qualche remota nota di malto e di alcool. Praticamente nessuna traccia di acidità. Finisce molto in fretta, lasciando un breve retrogusto abboccato con nuove note fruttate di banana. Ci è sembrata una bottiglia in pessima forma, quasi “svenuta”, che ha probabilmente subito diversi maltrattamenti; l’avevamo bevuta molto tempo fa, anche qui alla spina, ed il nostro ricordo era migliore. Amen. Formato 50 cl., lotto 1621 2, scad. 15/12/2011, prezzo 1.89 €.

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english summary: soon

domenica 8 agosto 2010

Schneider Weisse Tap 6 Unser Aventinus

Monumentale esempio di weizenbock questa Aventinus. Colore ambrato scuro, torbido, con riflessi marroni scuro, non molto invitante; forse l'unica pecca. Schiuma pannosa, bianca, poco persistente. Naso molto complesso con note di banana, frutta matura, prugne, malto tostato, alcool e sentori quasi vinosi. Corpo medio, bassa carbonatazione. Al palato è estremamente morbida con malto tostato, frutta (prugne), uva passa, spezie (cannella, chiodi di garofano), persino qualche nota di cioccolato. Un esemplare equilibrio tra dolce ed amaro, ha un lungo finale caldo, avvolgente e morbido, alcolico, appena dolciastro. Fantastica, l'essenza dello stile weizenbock. L'altissimo voto su Ratebeer (1oo su 100), non è un caso. Degustata in bottiglia da 50 cl., ABV 8.2%

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english summary:
This is a monumental example of the weizenbock style. Pours a not so nice murky deep amber / brownish color with a quickly collapsing frothy big white head. But this is the only bad thing about it. Extremely complex nose with notes of banana, dark fruits (plums), roasted malt, alcohol and some wine. Medium bodied with low carbonation. Very smooth to the palate with roasted cereals, plums, raisins, spices (cinnamon, cloves) and some light chocolate notes. Long warm finish with alcohol, slightly sweet. A fantastic brew. 50 cl. bottle, 8.2% ABV.