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venerdì 7 ottobre 2016

Birrificio Italiano Asteroid 56013

Arriva nella primavera del 2015 la prima India Pale Ale del Birrificio Italiano, quando la moda per questo stile è già scoppiata da tempo e ormai quasi ogni birrificio ne propone una.  In verità la birra, ancora senza nome, appare per la prima volta nell’aprile del 2014 alle spine del locale Luppolo 12 di Roma; la ricetta ha evidentemente ancora bisogno di qualche assestamento per soddisfare completamente Agostino Arioli al fine del lancio commerciale ufficiale che avviene dodici mesi dopo. 
Asteroid 56013, questo il nome scelto per una IPA che guarda alle interpretazioni della West Coast e che rende omaggio al luppolo protagonista della Craft Beer Revolution  americana, quella varietà numero 56013 che fu raccolta per la prima volta nel 1968 alle Mission Bottom Farms di Salem, Oregon. L’intenzione era di trovare un sostituto per il popolare luppolo tedesco Hallertau Mittelfruh, ma i birrifici ai quali fu fatto provare non si mostrarono particolarmente interessati ad utilizzarlo su larga scala. All’inizio degli anni ’70 il prezzo dei luppoli nobili tedeschi subì un forte aumento a causa del Verticillium, un fungo parassita che ne aveva parzialmente compromesso i raccolti; nel 1972  il birrificio Coors decise di acquistare grossi quantitativi di questo luppolo che fu rinominato Cascade in onore della catena montuosa del Nord-ovest; anche Fritz Maytag e la sua Anchor Brewing Company iniziarono ad utilizzarlo per la Liberty Ale, e lentamente le note agrumate (pompelmo) di questo luppolo divennero caratteristiche quasi imprescindibili di ogni American Pale Ale o India Pale Ale che veniva prodotta dai microbirrifci americani. 
L’etichetta e il nome scelto rimandano invece a Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Ecupéry, in questo caso impegnato ad annaffiare e a far crescere una piantina di luppolo su uno dei tanti asteroidi.

La birra.
Nel bicchiere si presenta velata e di colore ramato, con sfumature dorate: la schiuma è bianca e compatta, cremosa, con una buona persistenza nel bicchiere.  L’aroma non è quell’esplosione di profumi, talvolta un po’ cafoni, tipica di molte West Coast IPA: mi sembra che si sia scelto di privilegiare l’eleganza e l’armonia, con i profumi di resina e aghi di pino che vengono bilanciati da quelli fruttati di pompelmo, mandarino e ananas. Al palato miele ed un tocco biscottato costituiscono la base maltata a supporto della generosa luppolatura che impartisce subito note di pompelmo e di resina alla bevuta, con un crescendo che sfocia in un finale intenso ed elegante, pungente, piacevolmente rafforzato da un delicato tepore etilico. Corpo medio ed una quantità di bollicine piuttosto modesta danno forma ad una bevuta molto scorrevole e morbida; nonostante la giovane età (imbottigliata a metà agosto) i luppoli di questa bottiglia di Asteriod 56013 non brillano particolarmente di freschezza, ricordando in alcuni passaggi quelli delle IPA Americane che si sobbarcano le attraversate dell'oceano: buone ma quasi prive di anima. In lei non trovo il "sole" della California, la frutta (tropicale) è quasi assente e quello che c'è assume più le sembianze della marmellata che della fragrante frutta fresca; una buona bevuta che tuttavia non lascia completamente soddisfatti.
Formato: 33 cl., alc. 6.6%, lotto 1030, imbott. 11/08/2016, scad. 01/01/2017, prezzo indicativo 4.50/5.50 Euro (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 9 settembre 2016

Birrificio Italiano Delia

Dopo qualche mese d’assenza ritorna sul blog il Birrificio Italiano, uno dei “pionieri” della birra artigianale in Italia con il suo brewpub aperto a nel 1996 a Lurago Marinone (Como) da Agostino Arioli ed altri undici soci: qui trovate un breve riassunto.
Il “birri”, come viene comunemente chiamato da chi lo frequenta abitualmente, non sta mai fermo e lo scorso febbraio, a Beer Attraction,  ha annunciato l’inaugurazione del progetto Barbarrique (fermentazioni): "una nuova realtà situata al crocevia tra birra e vino; una terra di confine in cui i mondi si fondono per dare vita a bevande sfacciate, strafottenti, egotiste. La ventennale esperienza birraria di Agostino si unisce alla perizia degli enologi Matteo Marzari e Andrea Moser in birre che rubano alle vigne lo spirito selvatico, e alle cantine processi produttivi che spaziano dalla champagnizzazione agli invecchiamenti in legno, dalle creazioni con mosti ibridi alle fermentazioni spontanee". Barbarrique si trova a Trambileno (TN) molto più lontano da quella "stanza" attigua ma separata (per evitare contaminazioni) dagli impianti di Limido Comasco dove sino ad ora il Birrificio Italiano ha realizzato la propria linea di birre fermentate con brettanomiceti e gli invecchiamenti in botte.  
Noi facciamo invece un salto indietro al 2012, anno di debutto di Delia, una delle variazioni allo stile “Pils” che vede nella Tipopils la “bandiera” del Birrificio Italiano; una birra, leggo, che Agostino dedica a sua moglie e che ha persino svolto la funzione di bomboniera al suo matrimonio.
Per l'occasione viene utilizzata quella che a suo tempo era una varietà di luppolo tedesco ancora sperimentale  ad elevato contenuto di amaro (24% di alfa acidi). Nome in codice: 728, rinominato poi Polaris per la commercializzazione su grossa scala. Invece di utilizzare un luppolo dall’elevato potere amaricante per fare una IPA, Arioli sceglie la sfida meno ovvia e lo utilizza soprattutto per il dry-shopping di una birra a bassa fermentazione alla quale, avverte il birrificio, "non dovete cercare di appiopparle lo stile Pils"

La birra.
Il suo colore è un dorato piuttosto pallido, o giallo paglierino se preferite, velato: la schiuma è cremosa e bianchissima, molto compatta e dalla lunga persistenza. All’aspetto impeccabile corrisponde un naso molto fresco (la bottiglia dovrebbe avere un mese di vita circa) ed elegante: in apertura c’è in verità una leggera nota sulfurea che tuttavia dopo qualche minuto non si fa più sentire lasciando campo libero a profumi floreali (camomilla) e di pane, una leggerissima speziatura “da luppolo nobile”, delicate note erbacee e agrumate (cedro, limone), con suggestioni di lemongrass.  Il bouquet è molto ben bilanciato tra le varie componenti. 
Al palato ci trovo qualche bollicina in eccesso, ma per il resto il mouthfeel è molto gradevole per una session beer che ha il dovere di scorrere come se fosse acqua mostrando un'intensità davvero degna di nota. Pane e crackers, un tocco di miele, qualche accenno di ananas prima che la bevuta s'incanali in territorio agrumato, passando in rassegna limone, lime, cedro e pompelmo; nel finale s'intrecciano note zesty ed erbacee, dando forma ad una ottima session beer, indubbiamente più elegante che ruffiana e valorizzata dalla sua freschezza. Secchissima,  molto pulita, dall'elevatissimo potere rinfrescante e dissetante: c'è tutto quello di cui avete bisogno nei giorni più caldi dell'anno. Se cercate una birra estiva, Delia fa al caso vostro.
Formato: 33 cl., alc. 4.3%, lotto 916, scad. 22/12/2016, prezzo indicativo 4.50/5.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 23 febbraio 2016

Birrificio Italiano Sparrow Pit 2013

Oggi è normale sentir parlare di collaborazioni tra i birrai italiani e quelli che si trovano magari in un altro continente;  pensate però che la prima collaborazione italiana con l’estero risale soltanto al 2008,  quando il Birrificio Italiano e gli inglesi di Thornbridge realizzarono assieme la birra al ginepro SuJu, sfruttando anche il fatto che in quel periodo al birrificio inglese lavorava l’italiano Stefano Cossi. Agostino Arioli e Cossi replicano l’esperienza l’anno successivo con un barley wine chiamato Sparrow Pit dedicato all’omonimo paesino del Peak Distrisct sulla strada per Thronbridge nel quale gli italiani si sono persi più volte; il progetto originale prevedeva poi che la birra venisse affinata per dodici mesi in due botti diverse: in Italia ex-Ramandolo, in Inghilterra ex-Nyetimber. 
Nel 2013 la Sparrow Pit viene replicata con una ricetta modificata assieme al birraio americano  Rich Tucciarone, esperienza decennale all’hawaiana Kona Brewing Company e attualmente in procinto di aprire il proprio brewpub Mountain Tap Brewery in Colorado. Secondo quanto riportano le logorroiche note dell’etichetta, che fanno ancora riferimento alla una ricetta originale “realizzata assieme ad un amico birraio” (Cossi, ndr)  si tratta sempre di un “classico” barley wine d’ispirazione inglese al quale sono state aggiunte “importanti” quantità di luppolo tedesco Polaris.  Se non erro è stato eliminato l'invecchiamento in legno; ratebeer la classifica direttamente (e un po’ assurdamente, devo dire) tra le Double/Imperial IPA. 
Nel bicchiere oggi proprio la Sparrow Pit edizione 2013, di colore ambrato un po’ torbido con velatura arancio; la schiuma ocra è un po’ grossolana, scomposta  e poco persistente. L’aroma presenta una buona intensità che permette d'apprezzare le note di caramello/toffee, frutta secca (mandorla, albicocca), uvetta e datteri, miele; la componente etilica non si nasconde, e benché ci sia grande pulizia il bouquet non (mi) regala particolari emozioni.
Nonostante l'importante gradazione alcolica (10%) il corpo è medio e, grazie ad una consistenza oleosa e a poche bollicine, è un barley wine che scorre piuttosto bene. Il gusto ricalca in fotocopia l'aroma, districandosi tra caramello, biscotto, uvetta e frutta secca per una bevuta dolce ma molto ben attenuata e bilanciata da una leggero amaro finale terroso ed erbaceo. Ogni tanto fa capolino qualche lieve ossidazione, mentre al palato l'alcool è piuttosto evidente, scaldando senza lesinare qualche leggera bruciatura che rende alla fine la birra meno morbida di quello che potrebbe essere; il retrogusto è dolce e caldo, con frutta sotto spirito e caramello.  A poco più di due anni dalla messa in bottiglia questa Sparrow Pit non sembra essere invecchiata benissimo e mostra già segni di cedimento; la presenza etilica è importante ma non è supportata da un'adeguata profondità e complessità. Pochi elementi in gioco, sebbene disposti con cura, non sono bastano ad allontanare una leggera sensazione di noia che accompagna il lento sorseggiare. 
Formato: 75 cl., alc. 10%, lotto 2013, scad. 10/01/2016, 11.00 Euro (foodstore, Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 26 gennaio 2014

Birrificio Italiano Nigredo

Novità 2013 del Birrificio Italiano, la Nigredo viene presentata quasi in contemporanea in due continenti; negli Stati Uniti, dove Agostino Arioli è ospite del Firestone Walker Invitational Beer Festival (qui una interessante video intervista) e, ovviamente, a Lurago Marinone, casa del Birrificio Italiano. Per quel che riguarda la scelta del nome, vi rimando alle parole di Agostino stesso:  "Nigredo è l’Opera al Nero degli alchimisti, la prima fase del processo alchemico. La produzione del malto e della birra sono stati per secoli intimamente connessi all’alchimia, tanto che il simbolo dei birrai tedeschi, due triangoli l’uno nell’altro a formare una stella a sei punte, è proprio un simbolo alchemico. Il primo triangolo rappresenta le tre grandi fasi: Nigredo (germinazione e maltazione), Albedo (saccarificazione) e Rubredo (fermentazioni), le tre grandi trasformazioni. L’altro triangolo indica i tre elementi, acqua, aria (gas) e fuoco. Da Basilio Valentino, alchimista, XV sec.: "quando qualcuno vuol fare da orzo o frumento della birra egli deve osservare la Perfezione dei gradi della natura. Dapprima il cereale deve essere posto a macerazione in luogo chiuso, al buio… E' solo dopo questi preparativi che può avvenire la cottura nell'Athanòr, con la quale dal frutto viene estratto con il fuoco il nobile spirito che si combina con l'acqua di cottura alla base della Fornace, formando in tal modo la Birra". E aggiunge: "Il luppolo che viene aggiunto alla birra, è il suo "Sale Vegetabile" e serve da preservatore affinché la Birra sia protetta da altri nemici e si conservi. Infine, “avviene una nuova separazione col mettere nella Birra appena cotta un po' di lievito che procura alla Birra una infiammazione "Interiore" così che essa comincia a fermentare. La Birra ottiene così il potere di penetrare e di poter svolgere il suo compito predestinato; ciò che lo spirito agente della Birra prima di questa separazione non poteva fare a causa delle impurità che disturbavano ed impedivano il suo operato". Ma l’Alchimia non era solo la proto-chimica, ma anche e soprattutto una ricerca spirituale. Così la Nigredo è il processo in cui ci si dirige verso il ritrovamento dell’autoconoscenza. E’ un viaggio nella materia informe, volto a sciogliere il “miscuglio" e a conoscere gli elementi che lo compongono per tornare all’origine, alla Quintessenza. Ancora: “La fase di Nigredo distrugge la vecchia natura e la vecchia forma e le trasmuta in un nuovo stato dell’essere per dare loro un frutto completamente nuovo". 
La birra in questione è una sorta di Dark Lager (quindi una bassa fermentazione, scura), che rappresenta l’evoluzione di una storica produzione del Birrificio Italiano, chiamata Negra!  La caratteristica più saliente riguarda però la luppolatura, che avviene con le modalità (dry hopping) e le abbondanti quantità tipiche di una Black IPA. Per l’occasione vengono utilizzati solamente luppoli tedeschi, in particolare l’Hallertauer Mittelfrueh.  Parte del dry hopping ha però visto l’utilizzo di pellet di luppolo che sono stati tostati in forno, con la “consulenza” della Lady Cafè Torrefazione. Vi rimando al video sopra citato (in inglese), nel quale Agostino spiega ad un interessato pubblico americano che sono stati necessari numerosi tentativi con diversi tipi di luppolo, diverse temperature e tempi di tostatura prima di arrivare alla ricetta definitiva della Nigredo. La presenza del minaccioso volatile in etichetta mi ha fatto personalmente ricordare la copertina dell’omonimo cd del gruppo tedesco Diary of Dreams, una band molto “di nicchia” che suppongo non sia certamente la  fonte d’ispirazione del disegnatore.   
Marrone scurissima, nel bicchiere, con un perfetto cappello di schiuma, fine e cremosissima, compatta, di colore beige chiaro. Al naso però arriva prima di tutto un “benvenuto” fruttato (agrumi) ed erbaceo. L’aroma non è esplosivo, ma è pulitissimo e davvero molto elegante; bisogna attendere che la birra si scaldi per avvertire le prime tostature, qualche sentore di caffè ed una lievissima affumicatura. Si tratta di un leitmotiv che va a caratterizzare anche il gusto; l'inizio è dolce, fruttato (agrumi), con una bella progressione amara che va in crescendo. Accanto a delicate tostature ed a note di caffè, ci sono tracce di scorza d'agrumi. E' una birra tecnicamente molto ben eseguita, a partire dal "mouthfeel": morbida in bocca, con il giusto livello di acquosità per renderla scorrevole, dal corpo medio-leggero, poco carbonata. L'equilibrio e la pulizia ne caratterizzano ogni aspetto, dall'aroma al gusto: delicata senza per questo sacrificare l'intensità, elegante senza per questo risultare noiosa o un esercizio di stile. Diametralmente opposta a birre muscolose che raschiano il palato (il riferimento è ad alcune IPA/Black IPA, anche se questa non è una IPA), la Nigredo del Birrificio Italiano ha una gradazione alcolica discreta (6.5%) ma si beve come una session beer, ad oltranza. Non ci sono estremismi e fuochi d'artificio, se non quello - fondamentale -  della grande cura di ogni dettaglio di una birra realizzata davvero con grande maestria che risulta godibilissima.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, lotto 268, scad. 31/01/2014.

sabato 27 luglio 2013

Birrificio Italiano BRQ SC#3

Dietro alla sigla in codice BRQ SC#3  si cela una delle produzioni speciali del Birrificio Italiano. Non ci vuole poi molto a decifrarla: BRQ è abbreviazione di  barrique, “SC” rappresenta invece le iniziali di Scirés (ciliegie, in dialetto milanese), l’acida “convenzionale” del Birrificio Italiano che viene prodotta con il 25% in peso di ciliegie di Vignola (Durone, Moretta e Ciliegione). Una Scirés barricata quindi, la cui produzione 2009  è stata fermentata a bassissima temperatura per tre mesi e poi ha riposato in botti (legno francese ex Barbera) da dicembre sino a settembre 2010; ne sono uscite 1222 bottiglie. Breve rassegna dei riconoscimenti ottenuti:  secondo posto a Birra dell’Anno 2006 (categoria Birre Acide, Affumicate e Maturate in legno), primo a Birra dell’Anno 2008 (Birre aromatizzate con spezie o frutta) e di nuovo secondo posto a Birra dell’anno 2012 (Categoria 19, Birre Acide) e 2013 (categoria 23, Birre Acide), bronzo alla European Beer Star 2012 (categoria Belgian-Style Fruit Sour Ale). Birra nel bicchiere, torbido color ambra-rossastro; schiuma frizzante e generosa, fine, di color ocra, che sparisce molto velocemente lasciando solo un minuto “pizzo” ai bordi del bicchiere. Naso complesso, pulito e mutevole con l’alzarsi della temperatura: subito note di ciliegia, aceto di mela, uva, legno, ci sembra anche un po’ di vaniglia; a temperatura ambiente sentori lattici, uvetta, ciliegia candita, prugna secca.  In bocca è leggera, con una carbonazione abbastanza vivace; il gusto è un po’ meno pulito dell’aroma, subito aspro di uva ed amarene con note più dolci di ciliegia a bilanciare. Troviamo legno, terra umida, con un finale decisamente vinoso con tannini, un lieve tepore etilico, ed una nota amara di mandorla. L’etichetta consiglia il servizio a 10/12 gradi, ma noi l’abbiamo apprezzata meglio a temperature ancora più alte, prossime ai 20.  Una birra non esattamente rinfrescante, ma molto ben fatta, complessa e versatile anche durante un pasto, proprio in sostituzione del vino, magari di un rosso frizzante. E, visto il nostro pedigree emiliano, oltre alle ciliegie della vicina Vignola il pensiero va anche al Lambrusco. Formato: 37,5 cl., alc. 8%, lotto 0295/1222, scad. 31/12/2014, pagata 6.20 Euro (beershop, Italia).

venerdì 19 aprile 2013

Birrificio Italiano Bibock

Dopo Tipopils ed Amber Shock, incontriamo oggi la Bibock del Birrificio Italiano; in produzione da novembre 1997, prodotta con malti Pilsner, Caramel e Monaco, luppoli Hallertauer Magnum ed Hallertauer Hersbrücker. E’  un’interpretazione delle classiche “bock” di tradizione tedesca, anche se si fa un po’ notare in etichetta l’assenza dell’immancabile “caprone” che invece troneggia su quasi tutte le bock prodotte in Germania.  Nel bicchiere è di un bel colore ambrato carico, velato, e forma un bel “cappello” di schiuma “croccante”, color ocra, cremosa e molto persistente. L’aroma è un po’ “sporcato” dal lievito, ma emergono un po' in secondo piano, sentori di miele, agrumi (chinotto e scorza e frutta secca. Molto meglio in bocca, dove il percorso inizia con note di toffee, seguite da frutta (albicocca e chinotto); c’è anche qualche nota di burro. Anche questa, come le altre produzioni assaggiati del Birrificio Italiano, è caratterizzata da una grande facilità di bevuta che però non penalizza mai l’intensità del gusto. Bel finale secco, con una chiusura amaricante di mandorla amara e di chinotto ed un debole ma avvertibile calore etilico. Corpo medio, carbonazione bassa, in un’interpretazione di bock che ci ha soddisfatti. Formato: 33 cl., alc. 6.2%, lotto 149, scad. 13/06/2013, prezzo 4.50 Euro  (food store, Italia)

lunedì 1 aprile 2013

Birrificio Italiano Amber Shock

Seconda “bevuta” del Birrificio Italiano, del quale abbiamo parlato dettagliatamente in questa occasione. Dopo la Tipopils, è la volta della Amber Shock, una birra che Agostino Arioli definisce come “la birra della festa, una festa della birra, la birra in festa”; il sito del birrificio riporta anche l’entusiastico commento di Kuaska  (il fiore all'occhiello del Birrificio Italiano)  mente altri riconoscimenti le arrivano dalla  Guida alle birre d’Italia di Slow Food 2011 le assegna il premio delle "5 stelle con etichetta" tra le eccellenze lombarde. Disponibile da Ottobre 1996 e solamente in bottiglia, dove avviene il suo processo di maturazione di circa 4 settimane, la ricetta prevede l’utilizzo di malti Pilsener, Monaco e Caramello, luppoli Hallertauer Magnum e Hallertauer Perle, un ceppo di lievito proveniente dai laboratori di Weihenstephan. E’ di uno splendido color ambrato carico, con riflessi rossastri, solo leggermente velato. La schiuma, color ocra, è molto cremosa e compatta, ed ha buona persistenza; il birrificio la presenta in un bella coppa che ricorda le birre di abbazia ma per coglierne davvero l’aroma siamo costretti a versarne un po’ in un più pratico teku. Ci sono sentori di caramello, banana matura e, in secondo piano, agrumi e frutta secca; il naso non è molto pronunciato e non brilla di pulito. Assolutamente meglio in bocca, con una sensazione palatale molto morbida, quasi “pastosa”, ed una carbonazione bassa; il corpo è medio.  L’imbocco è di caramello, seguito da una parte centrale ricca di frutta dolce (polpa di agrumi, banana matura, leggere note di amarena) e di burro, bilanciate da un finale amaricante di frutta secca (mandorla). Facilissima da bere ma al tempo stesso ben strutturata e complessa (stiamo sempre parlando di una bassa fermentazione), pulita, si congeda in modo appagante con un retrogusto morbido e leggermente amaro di mandorla. Formato: 33 cl., alc. 7%, lotto 148, scad. 14/06/2013, prezzo 5.00 Euro (food store, Italia).

domenica 17 marzo 2013

Birrificio Italiano Tipopils

Colmiamo oggi una lacuna abbastanza "grave", quella di non aver ancora ospitato su queste pagine nessun prodotto del Birrificio Italiano. Stiamo parlando di un pezzo di storia della birra "artigianale" italiana, che prende vita nel 1996 a Lurago Marinone (Como); l'uomo dietro tutto questo è Agostino Arioli, homebrewer negli anni ottanta, quando in Italia non esisteva ancora Mr. Malt e quando per fermentare il mosto l'unica risorsa era il lievito del pane. La difficoltà fortifica, e Agostino continua il suo percorso come operaio stagionale alla Carlsberg di Induno Olona, seguono tirocini in Germania e presso la Von Wunster in Italia; all'inizio degli anni novanta alcuni importanti cambiamenti legislativi rendono più facile la vita a chi vuole aprire un brewpub e produrre birra in piccola scala: in particolare, non è più richiesta la presenza sul posto di un funzionario dell'ufficio delle Finanze che deve accertare l'alcool di ogni singola cotta prodotta. Non è per caso che proprio a metà degli anni '90 abbiano aperto tutti i pionieri come Baladin, Lambrate, Beba e Turbacci.  Nel 1994 Agostino fonda con altri undici soci il Nuovo Birrificio Italiano srl, ma per la prima cotta bisogna aspettare un paio di anni, tempo di installare gli impianti che vedono anche tre fermentatori aperti acquistati di seconda mano dal Birrificio Poretti. Se volete approfondire, vi consigliamo questa pagina di Fermento Birra. La prima birra che viene spillata nei locali del Birrificio Italiano nell'Aprile del 1996 è proprio la Tipopils, una birra che con il tempo è divenuta la capostipite di quello stile-non-stile che si è definito "italian pilsner". Prodotta con malti pilsner e caramunich, un ceppo di lievito proveniente da Weihenstephan, e tre luppoli tedeschi: Hallertauer Magnum (amaro), Hallertauer Saaz ed Hallertauer Hersbrücker (aroma); durante la fermentazione (tre settimane) viene effettuato un dry-hopping di Saaz.  Nel bicchiere è di colore dorato, leggermente velato; la schiuma, bianchissima, è fine e cremosa, molto persistente. Aroma molto delicato ed elegante: sentori floreali (camomilla), erbacei e di cereali, più in secondo piano di agrumi; l'imbocco maltato è fragrante (cereali, pane), il percorso prosegue su note dolci di miele (acacia) e leggermente fruttate (agrumi). Il bilanciamento amaro/erbaceo è delicato ma esemplare; bella chiusura secca, cui segue un retrogusto amaro erbaceo, mediamente persistente. Ha corpo medio-leggero e carbonazione media; una birra che è esattamente come dovrebbe essere: facilissima da bere, che disseta e ri-asseta ad ogni sorso, molto pulita, bilanciata e profumata. Dà chiaramente il meglio di sè alla spina, magari quella del birrificio stesso; ma se siete fortunati da trovare una bottiglia che non ha subito troppi maltrattamenti, considerata anche la breve shelf life che il birrificio impone, riuscirete ugualmente a regalarvi una bevuta molto appagante. Formato: 75 cl., alc. 5.2%, IBU 35, lotto 138,  scad. 12/06/2013, prezzo 8.50 Euro.