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lunedì 28 settembre 2020

Braumanufaktur Hertl Mutti's Sonnenschein

Pensi alla Franconia e pensi subito alla tradizione: piccoli paesi dove il tempo sembra essersi fermato e dove i cambiamenti sono lenti o rari. Ciò è vero anche per quel che riguarda la birra, ma ci sono sempre le dovute eccezioni e una di queste è rappresentata dalla Braumanufaktur Hertl.
Quando aprì le porte nel 2012 a Schlüsselfeld, trenta chilometri a sud-ovest di Bamberga, Hertl si vantava di essere il più piccolo birrificio di tutta la Franconia e il ventiquattrenne David il più giovane birraio tedesco in attività. Lui ricorda di aver iniziato a produrre birra  quando aveva 15 anni nella cucina dei propri genitori: la birra neppure gli piaceva, del resto in famiglia erano dei viticultori. La sua prima cotta lasciò qualche segno indelebile sui mobili della cucina ma il solco era ormai stato tracciato: dopo cinque anni d’esperimenti con le pentole David decide che è il momento di fare sul serio. Fa pratica presso sette birrifici, tra i quali anche il brewpub Thirsty Bear a San Francisco, e ventidue anni è già diplomato birraio e in parallelo ottiene il titolo di Beer Sommelier: il porcile adiacente alla casa di famiglia (80 metri quadri) viene ristrutturato e riconvertito in uno spazio adatto ad ospitare l’impianto di produzione da…  40 litri! La prima espansione arriva con un impianto da cinque ettolitri sul quale lavorano due apprendisti e il padre Bernd – rubato ai vigneti - mentre la madre Vroni disegna ed incolla a mano le etichette sulle bottiglie. Un aiuto necessario perché David non conosce soste, tiene seminari, promuove il birrificio partecipando e fiere ed eventi, studia per diventare Sommelier (vino) e nel tempo libero gestisce anche la filiale di Bamberga del beershop Bierothek. 
Che Braumanufaktur Hertl non sia il tipico birrificio francone è evidente sin dalle prime produzioni, spesso one-shot che non vengono ripetute: IPA, Black IPA e Double IPA, la Whiskeydoppelbock, invecchiata sei mesi in whiskey scozzese, la imperial porter Motoröl e una Gose al cetriolo che viene prodotta in Repubblica Ceca in quanto l’Editto di Purezza bavarese non consente l’utilizzo dell’ortaggio coltivato e raccolto nei dintorni del birrificio.  Hertl procede al ritmo di quasi 40 birre nuove all’anno, collabora con altri colleghi e sperimenta l’uso di diverse botti, con inevitabili alti e bassi:  la maggior parte non viene neppure censita sui siti di beer-rating.  E gli amanti della tradizione? Devono cancellare il nome Hertl dal loro taccuino? A far cambiare loro idea ci provano tre birre dedicate ai membri della famiglia: la Kellerbier Opa's Liebling  (“la preferita del nonno”, 2017), la Helles Mutti's Sonnenschein (2018) e l’ultima arrivata (2019) Papa's Weissheit, una weissbier per papà Bernd.

La birra.

La “luce del sole” che splende in birrificio: mamma Vroni è l’autrice delle etichette e a lei David dedica una Helles (non filtrata) chiamata Mutti's Sonnenschein. Il suo colore leggermente velato è effettivamente solare, la schiuma è candida, cremosa, compatta ed ha ottima ritenzione. Mollica di pane, miele, accenni floreali ed erbacei, una delicata speziatura: un aroma pulito e piuttosto definito che trasporta idealmente in un assolato campo estivo. Al palato è sorprendentemente morbida,  piena e strutturata, per lo stile:  siamo lontani anni luce dalle scialbe Helles bavaresi che vengono servite più a sud, nei pressi di Monaco. La bevuta è meno definita dell’aroma ma si ha ugualmente l’impressione di avere in mano un bicchiere di pane liquido, arricchito di richiami a cereali, miele e con un finale che non t’aspetti,  una chiusura erbacea generosamente luppolata (parliamo di una Helles!).  Una birra che rinfresca e “nutre”, piacevolmente rustica al palato anche se ciò va un po’ a discapito della pulizia e della precisione: un piccolo sacrificio necessario nel determinare la vittoria del sentimento sulla ragione. 
Formato 50 cl., alc. 4.9%, lotto 21:11:5, scad. 19/05/2021, prezzo indicativo 3,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

mercoledì 16 settembre 2020

Berg Jubel Bier

Berg è un tranquillo sobborgo di circa 4.000 abitanti nel land del Baden-Württemberg, a sette chilometri da Ehingen e ad una quarantina dalla più nota Ulm. Ad Ehingen i più antichi documenti scritti sulla produzione di birra risalgono al 1384 e quelli relativi al birrificio Berg (“montagna”, ma in questo caso siamo a soli 500 metri sul livello del mare) al 1466:  in quell’anno l’arciduca Sigismondo d’Austria menzionò infatti in una lettera la “Wirtshaus auf dem Berg”, osteria dove potersi rifocillare con carne di ottima qualità. Nel 1890 operavano ad Ehingen una ventina di birrifici, incluso Berg che dal 1757 è di proprietà della famiglia Zimmermann: Dopo nove generazioni, è Ulirich ad avere ora il timone tra le mani : la produzione annuale si attesta sui 30.000 ettolitri.

Al solito non si trovano molte notizie storiche e non vi è molto da raccontare sui birrifici tedeschi che hanno alle spalle una storia secolare dominata dal rispetto per la tradizione. La Berg Brauerei Ulrich Zimmermann non fa eccezione ed è meglio quindi concentrarsi sul presente: il birrificio vi attende in centro a Berg con la propria BrauereiWirtschaft, ristorante che oltre ai classici della cucina sveva come i ravioli Maultaschen propone anche un interessante Gulash alla birra e una cotoletta Schnitzel impanata alla birra. In Germania i camerieri vi guardano sovente con compassione quando chiedete una birra dalle dimensioni inferiori al mezzo litro: alla Berg non è un problema, visto che propongono anche il formato assaggio da 10 centilitri e la possibilità di ordinare un moderno “beerflight” di quattro birre. 
A fianco del ristorante, aperto tutti i giorni, troverete il BrauereiLädele, negozio di merchandising e nel seminterrato la Bierkeller dove poter acquistare birra da asporto; oltre alle bottiglie sono disponibili fustini di diverse dimensioni in acciaio e in legno.  E nella stagione estiva dal venerdì alla domenica è operativo l’immancabile Biergarten nel quale – come vuole la tradizione – c’è musica dal vivo.   Ma non è tutto: alla Berg si organizzano visite guidate, corsi di panificazione e di birrificazione su di un impiantino pilota da 20 litri, corsi di degustazione tenuti da beersommelier.

La birra.

Come il nome indica, la birra Jubel è stata prodotta nell’occasione della Ulrichsfest che nel luglio del 2016 si è svolta a Berg per celebrare “550 Jahre auf dem Berg”, ovvero quei 150anni  passati trascorsi dalla data di fondazione del birrificio: stand gastronomici, mercatini, un accampamento medievale nel castello, visite alle cantine del birrificio, cicloraduni, musica  dal vivo e diretta su grande schermo degli europei di calcio. 
Il birrificio la definisce una classica Zwickel/Kellerbier non filtrata e quindi naturalmente torbida; per la produzione è stato utilizzato malto d’orzo locale, luppoli Hallertauer Magnum e Tettnanger Perle nel corso della bollitura e Tettnanger a freddo, durante la maturazione. Il suo  aspetto è inappuntabile: dorata, piuttosto velata, schiuma candida, a trama fine, compatta e cremosa. Fiori, cereali, mollica di pane, accenni erbacei e di miele, una delicata speziatura; l’aroma è una piacevole ventata di semplicità e freschezza e la bevuta non è altro che la sua ideale prosecuzione. Jubel è una zwickel/keller facilissima da bere ma caratterizzata da un’ottima pulizia e da una buona intensità: i malti sono fragranti, nel finale c’è un accenno erbaceo/terroso che  dura un battito di ciglia. Un bel bicchiere di pane liquido, non privo di una gradevole componente rustica: così piacevole dal farmi desistere subito in approfondimenti che possano smentire o confermare un accenno di diacetile. Jubel di Brauerei Berg: bottiglia acquistata alla cieca senza saperne nulla, si è rivelate essere  un giubileo di nome e di fatto. 
Formato 50 cl., alc, 5.3%, lotto 15133, scad. 02/01/2021, prezzo indicativo 3,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

martedì 17 settembre 2019

Hofbräu Münchner Sommerzwickl (naturtrüb)

Hofbräu München, probabilmente il birrificio più amato dagli italiani (e non) che si recano in vacanza a Monaco di Baviera. Ma l'origine del birrificio è tutt'altro che turistica; come la corona che compare nel logo può far intuire, la HB ha uno stretto legame con la famiglia reale. Nel 1589 fu infatti il duca Wilhelm V a fondarla per soddisfare i fabbisogni della corte reale, stanca di spendere soldi far arrivare la birra dai mastri birrai di Hannover. Nel 1610 avviene la prima vendita al di fuori della cerchia reale, iniziando nel corso dei secoli una curiosa trasformazione da "birra dei reali" a "birra del popolo".  Alla metà del diciannovesimo secolo, infatti, quando l'inflazione stava pericolosamente trasformando la bevanda nazionale tedesca in una specie di lusso che sempre meno persone potevano permettersi, un decreto reale stabilì che i prezzi dei prodotti della Hofbräu sarebbero rimasti invariati, rendendo il popolo bavarese molto più contento dei cugini prussiani a nord.  Nel 1939 la HB viene statalizzata e la produzione spostata nei sobborghi della capitale bavarese, a Riem. A Monaco è invece rimasto il luogo simbolico per eccellenza, ovvero l'edificio situato in Am Platzl 9, a cinque minuti di distanza da Marienplatz. 
Risorta alla fine degli anni ’50 dalle macerie della seconda guerra mondiale, la HB di Am Platzl è una birreria che oggi viene visitata ogni anno da oltre un milione di turisti provenienti da tutto il mondo: oltre a qualche Stammtisch (i tavoli riservati ai locali frequentatori abituali), la bierhall ha duemila posti a sedere ai quali vanno aggiunti i quasi settecento del Biergarten estivo. Enorme, impersonale e, soprattutto nei weekend, perennemente affollato e rumorosissimo: a volte quasi non si riesce a sentire l’orchestrina intonare il coro "Oans, Zwoa, G'suffa”.  
La Hofbräuhaus produce oggi quasi quattro milioni di litri di birra all’anno ed ha inaugurato succursali (franchsing) in tutto il mondo: la prima al di fuori della Germania fu quella di Genova, ancora oggi operativa, seguita da Australia (1968), Stati Uniti, Cina, Russia e Brasile (2015). L’ultimo arrivato in ordine di tempo dovrebbe essere la gasthouse aperta all’interno del Marriott Hotel a Dubai. E Hofbräuhaus è ovviamente uno dei sei birrifici di Monaco che hanno diritto di partecipare all’Oktoberfest, in una delle 14 grandi Festhalle: i suoi compagni d’avventura sono l’indipendente Augustiner, Löwenbräu e  Spaten-Franziskaner (entrambe di proprietà AB-InBev ), Hacker-Pschorr e Paulaner (possedute da Brau Holding International, joint venture che unisce Schörghuber e Heineken). Se proprio decidete di andare all’Oktoberfest, scegliete bene a chi dare i vostri soldi.

La birra.
Sommerzwickl, “il gusto dell’estate”: così la Hofbräuhaus descrive la sua birra estiva che troverete a Monaco da maggio a luglio. Malto chiaro, Monaco, luppoli Herkules, Perle, Magnum e Select: è “naturtrüb” e quindi non filtrata (o microfiltrata?) ma non aspettatevi di trovare nel bicchiere una rustica Zwickl o Kellerbier. Potete comunque apprezzare il suo bel color oro e la sua candida schiuma compatta dalla lunghissima persistenza. Aroma e gusto parlano la stessa lingua: pane, cereali, miele, camomilla, qualche leggera nota erbacea. Al palato è leggermente più ingombrante di una classica Helles bavarese ma stiamo sempre parlando di una birra da bere come fosse acqua. Discretamente secca, rinfresca e disseta e chiude con un amaro delicatissimo, appena percepibile, che svolge esclusivamente funzione di equilibrio. Emozioni? In lei non le cercavo ed infatti non le ho trovate: mi sembra tuttavia molto meglio come intensità di molti altri anonimi prodotti HB, Hofbräu Original in primis. Per poco più di due euro al litro direi che non ci si può lamentare.
Formato 50 cl., alc. 5,1%, IBU 24, scad. 15/05/2020, prezzo indicativo 1,29 euro (supermercato)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 11 dicembre 2018

Nothhaft Rawetzer Zoigl

Marktredwitz (15.000 abitanti), un tempo nota come Radewitze e Redwitz è una municipalità dell’Alta Franconia che si trova ad un centinaio di chilometri ad est di Bamberga e a soli 15 dal confine con la Repubblica Ceca. Nel suo massimo splendore “brassicolo” ospitava una decina di birrifici ma solamente uno è ancora attivo: la Privatbrauerei Nothhaft. 
Le prime notizie sulla produzione di birra in quest’edificio di Ottostraße risalgono al 1540, quando venne costruita una Kommunbrauhaus, ovvero un birrificio “comunale” dove le famiglie in possesso di licenza potevano andare a produrre le proprie birre.  Nel 1882 il birrificio fu acquistato dal macellaio e birraio Otto Nothhaft la cui famiglia, dopo quattro generazioni di discendenti, ne detiene ancora la proprietà. A lui sono succeduti Wilhelm (1883-1958) ed  August (1913-1998); dal 1994 vi è al comando il pro-pronipote Otto, aiutato dalla figlia Carolin,  dal marito Andreas e dal birraio Frank Seyferth. La produzione annua è di circa 15.000 ettolitri. Dal 1927 Nothhaft produce anche limonate e altre bibite. Nel 1990 le vecchie vasche di fermentazione aperte sono state sostituite da serbatoi in acciaio; la famiglia possiede anche i ristoranti  Forsthaus e Am Strand, la spiaggia (Strand) è ovviamente quella sul fiume Kössein.  Nel 2014 il birrificio ha lanciato il  marchio Zwitscher, una Helles in bottiglia da 33 centilitri con tappo svitabile: secondo Ratebeer si tratta di una semplice rietichettatura della Nothhaft Ur-Hell.

La birra.
Ho accennato poco fa ai Kommunbrauhaus. A chi volesse approfondire consiglio questo bel resoconto di Angelo sul blog Berebirra: "in alcuni villaggi dell'Alto Palatinato  esistono birrifici comunali in cui famiglie in possesso di licenza brassano la propria birra secondo un calendario. E sempre secondo un calendario possono spillarla presso il loro locale di mescita.” Queste birre vengono chiamate Zoigl e, come riporta Andrea Camaschella su Fermento Birra “girando per questi villaggi capita di trovare fuori da qualche casa lo Zoigl, una stella a sei punte  che simboleggia l’alchemia del birraio attraverso quattro elementi: aria, cioè la fermentazione, fuoco, che serviva per la bollitura e ancora acqua e terra a richiamare orzo e luppolo. Questo significa che la birra è disponibile per l’acquisto, da asporto o anche per essere consumata sul posto, in casa, dove è possibile trovare alcune famiglie che hanno allestito dei veri e propri pub per i clienti, o vicini di casa che dir si voglia”.  Le Zoigl non sono quindi uno stile brassicolo ma solamente una modalità produttiva: benché ogni famiglia la produca secondo la propria ricetta, si tratta solitamente di lager le cui caratteristiche le avvicinano alle Kellerbier. 
Rawetzer Zoigl, ovvero la Zoigl di Marktredwitz: il nome scelto dal birrificio Nothhaft mi pare inappropriato e fuorviante in quanto questa Kellerbier non è prodotta attualmente in nessun birrificio comunale. Il fatto che svariati secoli l’edificio che oggi ospita Nothhaft lo fosse non mi pare una motivazione sufficiente. 
Detto questo la birra si presenta di color ambrato piuttosto scarico, leggermente velata e con una testa di schiuma biancastra cremosa e compatta. Al naso emergono profumi di miele d’arancio, mollica di pane, cereali, qualche accenno biscottato e floreale, lieve diacetile. Il percorso continua senza nessuna deviazione anche al palato: è una Kellerbier ovviamente facile da bere che anche al palato mette in evidenza un bel parterre di malti. Al gusto il miele è meno evidente e sono le note di panificazione e biscottate a guidare una bevuta dolce bilanciata da un delicato amaro erbaceo, abbastanza elegante, nel quale ci sono quasi accenni di frutta secca a guscio. Diacetile presente in quantità moderata e quindi perdonabile; bevuta facile e anche piacevolmente quasi rustica, benchè non sia stata prodotta in un vero  Kommunbrauhaus.  E’ un po’ strano a dirsi, ma un po’ di cuore comunque c’è.
Formato 50 cl., alc 5%, scad. 12/04/2019, prezzo indicativo 3.50-4.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 5 febbraio 2018

Pinzga' Zwickl & Obertrumer Original Zwickl

Oggi doppio appuntamento con la birra austriaca, in particolare con due Zwickl che rappresentano anche il debutto sul blog di altrettanti birrifici. Apriamo le danze con  Pinzgau Bräu, microbirrificio a Bruck an der Glocknerstraße, nel salisburghese: lo fonda Hans-Peter Hochstaffl, un ex meccanico di auto che ha poi iniziato a lavorare presso un distributore di bevande e si è “convertito” all’homebrewing. 
A una cena di lavoro conobbe il birraio del birrificio Die Weisse di Salisburgo che gli offrì di svolgere un periodo di praticantato. Dopo averlo terminato, Hochstaffl ha conseguito il diploma di mastro birraio ed è rimasto a lavorare al Die Weiss per tredici anni, coltivando sempre il sogno di riuscire a mettersi in proprio. Sogno che si è realizzato nell’ottobre del 2015 quando Hochstaffl ha messo in funzione il proprio impianto da 10 hl da lui stesso assemblato utilizzando parti nuove e di seconda mano, come ad esempio la linea d’imbottigliamento proveniente dal Belgio. Ad aiutarlo la moglie Martina che si occupa della parte amministrativa e un aiuto-birraio part-time: era da quarant’anni, da quando aveva chiuso il birrificio Blattl di Saalfelden, che nel Pinzgau non si produceva birra. Sono attualmente sei le birre prodotte: una Zwickl, un’ambrata (Phönix aus der Asche) prodotta con malto torbato in ricordo dell’incendio che distrusse l’edificio che ora ospita il birrificio, una Weizen, una Dunkelweizen, una Pale Ale con Summit e Cascade, e l’analcolica Non Promillo.

La birra.

Pinzga' Zwickl è la birra di maggior successo di Hochstaffl, a cavallo tra tradizione (ovviamente non filtrata) ed innovazione, visto che la sua ricetta prevede anche il luppolo Citra. Nel bicchiere è dorata, leggermente velata e forma uno splendido cappello di schiuma pannosa e compatta, dall’ottima persistenza. Citra non pervenuto all’aroma dove c’è però un bouquet tradizionale, pulito e fragrante:  fiori, pane e cereali, qualche accenno di mela verde. Elementi che ritroviamo anche al palato a comporre una bevuta facile e veloce, fragrante e abbastanza pulita: oltre a pane e cereali s’avverte anche qualche leggera nota di biscotto e miele, mentre la chiusura finale amaricante (vegetale) sarebbe molto più elegante se non sconfinasse un po’ nella gomma bruciata. L’intensità è molto buona, soprattutto se paragonata alle tante lager industriali che purtroppo dominano il mercato austriaco: scorrevolezza e facilità di bevuta non sono affatto in discussione ma quello che mi colpisce in positivo è il suo carattere un po’ spigoloso e ruspante, che le dona personalità e cuore. Ovvero quello che cerchiamo in un cosiddetto “prodotto artigianale”. Zwickl per me promossa in pieno, e poco importa se il Citra non è pervenuto; l’etichetta neppure lo sbandiera. 


Restiamo nella regione di Salisburgo e spostiamoci a Obertrum am See, dove dal 1601 esiste la Privatbrauerei Josef Sigl, oggi rinominata Trumer Privatbrauerei. La  famiglia Sigl ne detiene il controllo da allora e, fatto abbastanza curioso, quasi tutti i proprietari che si sono succeduti si chiamano Josef: a loro il compito di ricostruire il birrificio dalle devastazioni della campagna Napoleonica e dalle rovine della prima e seconda guerra mondiale. Dal 1985 al timone di comando c’è Josef Sigl VII, diplomato birraio a Weihenstephan e a Vienna: è lui il responsabile dell’aspetto moderno che oggi ha il birrificio e del “Trumer world” un’esperienza birraria a 360 gradi: visite guidate assieme a un beer sommelier, corsi di degustazione, abbinamenti cibo-birra alla Braugasthof, assaggio di vintage provenienti dalla cantina privata di Sigl e, in occasioni speciali, l’assaggio della Trumer Pils che sgorga direttamente da una fontana al centro di Obertrum.  Dopo aver venduto il marchio Weizengold al birrificio Stiegl di Salisburgo, la Trumer Privatbrauerei è oggi soprattutto concentrata sulla Trumer Pils, una birra molto diffusa in Austria che viene anche replicata negli Stati Uniti (con materie prime importate) nel birrificio Trumer di Berkeley, California, inaugurato nel 2004 in partnership con Carlos Alvarez, magnate proprietario della Gambrinus Company.

La birra.
Conoscendo la Trumer Pils non avevo grossa aspettative su questa Obertrumer Original Zwickl, ma le cose non sono andate così male, anzi: è dorata e velata, con un impeccabile cappello di schiuma compatta, pannosa e molto persistente. L’aroma è pulito e abbastanza fragrante: pane, cereali, fiori, qualche accenno di miele millefiori. Il gusto non è un monumento all’intensità ma ripropone con buona pulizia e fragranza gli stessi elementi per una bevuta facile e dissetante, spensierata, gradevole. L’amaro erbaceo/terroso finale è di minore intensità se paragonato alla Pinzga'  Zwickl ma soprattutto risulta più elegante limitando di molto l’effetto “gomma bruciata”.  La scorrevolezza è ottima e anche in questa bottiglia c’è un qualcosina di rustico, carattere che non t’aspetteresti per un prodotto di un birrificio commerciale:  la sua etichetta “quasi artigianale”, così lontana da quella della Trumer Pils, è in questo caso sincera. Le manca il cuore, ma svolge la sua funzione con onestà e dignità. A tre euro al litro.
Nel dettaglio:
Pinzga' Zwickl, 50 cl., alc. 5.1%, lotto 5, scad. 01/05/2018, 2,65 Euro (beershop, Austria)
Obertrumer Original, 50 cl., alc. 4.8%, scad. 15/05/2018, 1,68 Euro (beershop, Austria)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 7 settembre 2017

Ichnusa Non Filtrata

Il 2017 celebra il cinquantesimo compleanno del birrificio di Assemini, Sardegna, inaugurato nel 1967: sino ad allora la birra Ichnusa era stata prodotta nello stabilimento di Cagliari costruito nel 1912 da Amsicora Capra. Ichnusa assunse una rilevanza al di fuori dei confini regionali solo dopo la seconda guerra mondiale, arrivando ai 400.000 ettolitri del 1981; cinque anni dopo fu acquistata da Heineken che qualche anno prima aveva messo le mani anche sulla Dreher di Trieste. La multinazionale si trovò proprietaria di due siti produttivi in Sardegna: ad Assemini quello Ichnusa, a Macomer quello Dreher: come purtroppo avviene in questi casi, il piano di razionalizzazione e di contenimento dei costi portò alla chiusura del secondo. 
Lo stabilimento di Assemini rimane oggi il più antico birrificio in Sardegna e si estende su un’area di circa 160.000 metri quadrati, nel quale lavorano un’ottantina di dipendenti. Seicentomila gli ettolitri prodotti ogni anno (al ritmo di 45.000 bottiglie ogni ora), il 10% dei quali viene esportato. 
Il cinquantesimo compleanno viene celebrato con l’arrivo di una nuova birra, la Ichnusa Non Filtrata, che viene presentata alla stampa lo scorso maggio; se non erro si tratta della prima birra “non filtrata” commercializzata in Italia nel portafoglio dei marchi Heineken, se si esclude la weiss Moretti La Bianca. Google mi informa che dal 2010 in Romania la multinazionale vende la Ciuc Premium Nefiltrat.  
Ichnusa Non Filtrata viene descritta come “a bassa fermentazione, 100% puro malto d’orzo.  La ricetta utilizza malto d’orzo chiaro e malto d’orzo caramello (...). A renderla unica l’assenza del trattamento di filtrazione: a fine processo, invece di essere filtrata, viene lasciata decantare naturalmente nei tini di fermentazione. È una birra che raccoglie la migliore tradizione birraria. Sono i piccoli e sapienti gesti del mastro birraio a scandirne il processo produttivo, che termina con la gettata finale di luppolo, fatta a mano come un tempo e che regala a Ichnusa Non Filtrata quel suo aroma inconfondibile. L’esclusività di Ichnusa Non Filtrata è sottolineata anche dalla sua bottiglia: una forma unica che esprime la storia del marchio, lo spirito selvaggio e puro della sua terra di origine. Diversa nel gusto e nella forma rispetto a tutte le birre presenti sul mercato”.
Per la cronaca, sul retro dell’etichetta c’è una foto di gruppo di tutti i dipendenti dello stabilimento.

La birra.
Un anno fa l’Ichnusa “normale” era risultata la peggiore nel corso di un confronto con altre birre industriali come Wührer, Dreher, Forst Premium, Poretti e Menabrea: a suo (parziale) discapito si trattava di una bottiglia purtroppo pesantemente condizionata dal cosiddetto “effetto luce”.  Ichnusa Non Filtrata è venduta ad un prezzo superiore rispetto alla versione normale: la differenza può ovviamente variare leggermente a seconda del luogo d’acquisto ma per quel che mi riguarda, nello stesso supermercato, la differenza al litro era del 27% (2,58 anziché 2,03 €). 
Il suo colore è dorato e inizialmente solo leggermente velato ma, se arrivate a vuotare tutta la bottiglia nel bicchiere, la birra risulta quasi opalescente: la schiuma è impeccabilmente bianca e cremosa, fine e compatta ed ha un’ottima persistenza. Al naso cereali e mollica di pane, qualche accenno di mela verde e di fiori, qualche lieve puzzetta da “colpo di luce” e anche un velo di diacetile, che ritornerà anche al palato, in quantità davvero minima. L’etichetta dichiara solamente l’utilizzo di malto d’orzo ma assaggiandola “senza saperl”, oltre al cereale e al dolce della mollica di pane e del miele, avrei scommesso anche sulla presenza di mais; l’intensità dei sapori è discreta e tutto sommato accettabile per un prodotto industriale, mentre nel finale c’è una breve nota amaricante abbastanza sgraziata che chiama in causa più la gomma bruciata che l’erbaceo. E' il luppolo gettato a mano? La bevuta non è particolarmente secca e lascia sempre una leggera patina dolciastra ad avvolgere il palato: si tratta di un prodotto pastorizzato, quindi “morto”, dal quale non è ovviamente lecito attendersi fragranza e freschezza. 
Devo tuttavia ammettere che in quanto industriale non l’ho trovata così sgradevole, soprattutto se affrontata quando ancora fredda di frigo: indubbiamente migliore della Ichnusa “normale” ma anche più intensa e meno terribile di altre lager industriali. Insomma, se non avete proprio voglia di bere acqua e neppure una spremuta di mais tipo Peroni, questa Ichnusa Non Filtrata potrebbe essere una opzione.  Ma il consiglio è ovviamente di aumentare di un po’ il budget a disposizione e cercare in qualche beershop una kellerbier tedesca, alternativa più economica alle artigianali italiane. 
Formato: 50 cl., alc. 5%, lotto 7146380V B, scad. 01/02/2018, pagata 1,29 Euro (supermercato)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 29 gennaio 2017

Pyraser Kellerbier

Pyras, paese nel quale vivono circa duecento anime e che si trova una quarantina di chilometri a sud di Norimberga, nella Baviera: qui dal 1870 la famiglia Bernreuther conduce la Pyraser Brauerei.
Ma la tradizione si può addirittura far risalire al 1649, anno in cui l'immigrato austriaco Hanns Bernreuther arriva in Franconia ed acquista una fattoria che, come era solito a quel tempo, produce anche birra. Dei suoi dieci figli almeno otto si dedicano alla birra, sia gestendo fattorie che ristoranti. A Pyras si stabilisce per primo Johann Adam Bernreuther: è il 1749 quando ventenne acquista la fattoria Zum Angerwirt, dedicandosi soprattutto al legname. Il birrificio arriva solamente nel secolo successivo, quando le attività della fattoria sono messe in crisi dalla limantria, una  farfalla parassita capace di defogliare qualsiasi albero; dovendosi reinventare una professione, Adam Bernreuther sceglie la produzione di birra. 
Friedrich Bernreuther ha il compito di far rinascere il birrificio dalle sventure della seconda guerra mondiale, ma è sopratutto il figlio Georg, subentrato nel 1969 alla prematura morte del padre, a compiere importanti lavori di ammodernamento e di espansione. Dal 2010 il birrificio Pyraser è guidato da Marlies Bernreuthe, figlia di Georg, a quel tempo la più giovane donna bavarese proprietaria di un birrificio: aveva trentun anni. E' lei ad introdurre le prime novità all'interno di una gamma di birre sino ad allora rispettose della tradizione e dell'editto di purezza: nasce la Pyraser Herzblut, marchio col quale vengono prodotte alcune Bierspezialitäten. Arrivano una Imperial Pale Ale, una Doppelbock invecchiata in botti di whisky (Oaked Whiskey Ultra) e la Belgian Strong Ale chiamata Achims Grand Cru. Ad affiancare Marlies c'è il giovane birraio Achim Sauerhammer che ha raccolto il testimone dal padre Helmut, birraio per Pyraser dal 2001.

La birra.
Restiamo sul classico con una bottiglia di Pyraser Kellerbier: viene prodotta con malti Monaco e Pilsner, luppoli Perle, Hersbrucker, Select. Il suo colore è ambrato, con riflessi ramati e un cremoso cappello di schiuma biancastra, fine e compatta, dalla buona persistenza. Al naso profumi di miele millefiori e camomilla, cereali ma anche qualche puzzetta (skunk) dovuta ad un'eccessiva esposizione alla luce. Che la tradizione tedesca imponga la facilità di bevuta è un dato di fatto ovvio, ma in questa bottiglia di Kellerbier di Pyraser la caratteristica viene portata all'estremo. La birra scivola subito nell'acquoso con poche bollicine ed un corpo abbastanza esile: l'intensità del gusto non l'aiuta a risollevarsi, con pane, miele e cereali che cercano di non annegare nell'acqua. In bocca anche un leggero diacetile, ma a rovinare quel poco che c'è arriva una poco gradevole nota di cartone; chiude con un passaggio amaro velocissimo che riesce ugualmente a dare qualche impressione di gomma bruciata. 
Una bevuta piuttosto deludente, con tutte le giustificazioni del caso di una bottiglia che mi sembra essere stata un po' maltrattata: ma al di là di qualche difetto, quello che colpisce maggiormente è l'intensità davvero bassa. 
Formato: 50 cl., alc. 4.8%, IBU 18, scad. 07/06/2017

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 13 ottobre 2016

Kaiserdom Kellerbier

Con 200.000 ettolitri circa prodotti ogni anno  la Kaiserdom Privatbrauerei è il birrificio più grande di Bamberga, ma non esattamente quello che vi consiglierei di visitare se vi trovate nella splendida cittadina della Franconia; geograficamente nel sobborgo di Gaustadt, il birrificio esiste dal 1718 negli edifici un tempo di proprietà del monastero benedettino di St. Michelsberg, che concesse a Georg Morg il permesso di produrre e vendere birra.  
Agli inizi del 1900 il birrificio prese il nome di Müller’sche Brauerei zu Gaustadt in quanto di proprietà di Anton Müller, una delle cui quattro figlie sposò nel 1910 Georg Wörner, che così diventò co-proprietario del birrificio che più tardi cambiò il proprio nome in Brauerei Wörner e, in seguito, in BürgerBräu Gaustadt; nel 1953 il passaggio del testimone ai figli Theodor and Ludwig che negli anni ’60 iniziarono i lavori di costruzione della nuova sede di un birrificio ormai impossibilitato ad aumentare la propria capacità produttiva nei locali in cui si trovava. L’inaugurazione avvenne nel 1969. In seguito all’annessione di Gaustadt in Bamberga (1972) il birrificio iniziò ad utilizzare i simboli della città per le proprie birre, lanciando nel 1976 la Kaiserdom Pilsener, dedicata al duomo ovvero al Bamberger Kaiserdom Sankt Peter und Sankt. Nel 1978 l’improvvisa morte di Ludwig Wörner costrinse il figlio Georg ad abbandonare i propri studi all’università di Weihenstephan per raccoglierne il testimone; il successo delle birre "dedicate" al duomo di Bamberga convince la proprietà a modificare il nome del birrificio, nel 1983, da BuergerBrau a Kaiserdom, con il fatturato dell'export (Europa ed anche Asia) che inizia ad avere una rilevanza sempre più importante. Kaiserdom, Domfürsten, Alt-Bamberg e Bürgerbräu Bamberg sono i principali marchi prodotti da un birrificio rispettoso della tradizione tedesca che, se non erro, non produce nessuna rauchbier, la tipica "birra affumicata" di Bamberga; in Italia si trova qualcosa nei supermercati. 

La birra.
Kellerbier "unfiltriert", ovvero non filtrata,  recita la generosa latta da un litro: nel bicchiere è in effetti velata, dorata, e forma una compatta e cremosa testa di schiuma bianca che tuttavia svanisce abbastanza rapidamente. Aroma e gusto viaggiano a braccetto disegnando uno scenario composto soprattutto da miele e pane, con qualche lieve accenno biscottato; la pulizia c'è, ma in una birra semplice come questa è la fragranza l'elemento determinante. Purtroppo in questa Kellerbier di Kaiserdom non ce n'è, ed il risultato è  una birra bilanciata ma piatta e monocorde, facile ma altrettanto facilmente dimenticabile; chiude con una leggerissima nota amaricante erbacea, presente anche al naso. Il rapporto qualità prezzo è l'unico aspetto non negativo sul quale mi soffermerei: con poco più di due euro al litro siamo davvero vicini ai prezzi tedeschi. Se volete un litro di birra da bere assieme agli amici senza prestare molta attenzione a quello che c'è nel bicchiere, potete farci un pensiero: per quanto mediocre, il livello di questa Kellerbier di Kaiserdom è senz'altro superiore a quello delle lager industriale che trovate sugli scaffali dei supermercati. Se invece cercate in lei qualche traccia delle splendide birre che la Franconia sa regalare, è meglio che lasciate perdere.
Formato: 100 cl., alc. 4.7%, IBU 13, lotto 124G0302, scad. 03/11/2017, 2,19 Euro (supermercato, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 3 giugno 2015

Mahrs Bräu Kellerbier Ungespundet Hefetrüb


Risalgono al 1670 le prime notizie documentate sull’esistenza di un birrificio in quello che allora era Wunderburg, un piccolo subborgo di Bamberga. L’area ad est del fiume Regnitz, che giusto per darvi un punto di riferimento  dista un paio di chilometri dalla centrale Dominikanerstraße dove potete bere la famosa Schlenkerla, è oggi a tutti gli effetti parte di Bamberga; nel 1895 Johann Michel acquista la proprietà che si trova al numero 10 di Wunderburg e la corrispettiva “cantina” scavata nella roccia della vicina collina di Stephansberg. Il birrificio esistente, chiamato “Zum Brenner”, viene demolito nel 1908 per far posto alla costruzione in mattoni che potete vedere ancora oggi;  dopo gli inevitabili disagi provocati dalla seconda guerra mondiale, nel 1949 la produzione riparte. Nel 1957 Albert e William Michel ricevono il testimone da Johann e fondano la Mahr's Brau, che nel 1971 passa nelle mani Ingmar Michel, nipote di Johann e  promotore dell’opera di ammodernamento ed ampliamento del 1985. 
Se vi capita di visitare Bamberga, opzione caldamente consigliata dal sottoscritto, potete bere le Mahr’s direttamente alla Gaststube del birrificio, sempre in  Wunderburg 10, dove ovviamente troverete anche l’immancabile Biergarten ad attendervi, dalle 9 di mattina alle 23.30. 
La più nota tra le produzioni di Mahr’s rimane ancora la Ungespundet Hefetrüb, una kellerbier non filtrata e quindi “torbida” (Hefetrüb) meglio nota semplicemente coma  “U”.  La lettera si riferisce al termine tedesco Ungespundet, che sta ad indicare una maturazione avvenuta in un fermentatore non pressurizzato, al fine di ottenere una birra dalla carbonatazione contenuta e dalle bollicine più fini. La ricetta, oltre al lievito della casa, prevede malti Pale, Munich ed una luppolatura di Northern Brewer e  Hallertau Tradition; la maturazione avviene per otto settimane. Per ordinarla in loco, vi basterà pronunciare due lettere: “A” (Ein) e “U” (Ungespundet), e avrete subito tra le mani mezzo litro di questa kellerbier che viene ancora servita dai barili di legno.
Il suo colore è tra l’ambrato ed il ramato opaco, con qualche riflesso dorato e verdognolo: la schiuma, compatta e cremosa, è bianca ed ha una buona persistenza. Naso piuttosto elegante e pulito, nella sua semplicità: camomilla, crosta di pane, sentori erbacei e di miele. In bocca mi sorprende un po' per la quantità un po' alta di bollicine, mentre il corpo è tra il medio ed il leggero, con la scorrevolezza e la facilità di bevuta caratteristica della tradizione tedesca. In una birra così semplice, quasi nuda, non ci sono scappatoie o trucchi a cui ricorrere, come le abbondantissime luppolature: il più piccolo errore viene subito a galla. Pulizia, equilibrio e fragranza devono essere i pilastri fondamentali e questa "U" è un ottimo esempio di tutto ciò: c'è una bella freschezza dei malti con il sapore del pane appena sfornato, dei cereali, dal biscotto e del miele, a comporre una delicata dolcezza che viene poi bilanciata nel finale da una nota amara (pane tostato) appena accennata. La delicata luppolatura pulisce rapidamente il palato che non rimane troppo in compagnia del dolce ed è subito voglioso di un altro sorso: il bilanciamento è praticamente è il DNA di una birra che si rivela essere una silenziosa compagna di lunghe serate. E' sempre lì ad aspettarti, senza richiedere attenzione ma pronta a darti soddisfazione ad ogni sorso, ad ogni boccata, ad ogni bicchiere.
Formato: 50 cl., alc. 5,2%, IBU 36 ?, scad. 17/09/2015.

NOTA: la descrizione della birre è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglie, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale dei birrifici.

venerdì 23 gennaio 2015

Giesinger Untergiesinger Erhellung

Del microbirrificio di Monaco di Baviera Giesinger Bräu vi avevo già parlato in questa occasione. Fondato nel 2006 da Steffen Marx e Tobias Weber nel garage di un condominio del quartiere di Giesing, il birrificio ha di recente traslocato grazie al denaro raccolto tramite crowdfunding in una più decorosa location dotata dell’irrinunciabile Biergarten nello stesso quartiere. 
Anche se può sembrare essere difficile capire che ci sia in una bottiglia semplicemente chiamata  Untergiesinger Erhellung , basta leggera le scritta  “Naturtruebes Kellerbier” per avere le idee più chiare e prepararsi all’acquisto di una Kellerbier non filtrata. La ricetta indica malti Pilsner, Vienna e CaraHell ed una delicata luppolatura a base di Hallertauer Tradition, Hallertauer Mittelfrüh e Saphir. 
Sul blog spesso ospito birre dagli ingredienti inusuali, birre viscose e muscolose dall’alta gradazione alcolica, birre passate in botte dal costo piuttosto elevato. Ma non bisogna dimenticare che c’è anche la birra semplice, che dovrebbe costare poco, quella da bere senza farsi quasi nessuna domanda, la silenziosa compagna di chiacchierate o di serate passate in compagnia di amici:  e (spesso) sono proprio queste le birre più difficili da fare. 
Si presenta del classico color oro, in questo caso velato, con una perfetta e bianchissima testa di schiuma, compatta, cremosa, molto persistente.  Il naso apre con un leggero sulfureo che fortunatamente scompare dopo pochi minuti assieme alla schiuma: emergono allora profumi di fiori bianchi e di fiori secchi, cereali e crosta di pane, con una lievissima ed appena percepibile speziatura. 
Nonostante il birrificio sul suo sito la descriva come una classica Helles di Monaco, è sufficiente un sorso per accorgersi dell’enorme differenza con una delle Helles prodotte dalle sei sorelle Augustiner, Hacker Pschorr, Hofbräu, Lowenbräu, Paulaner e Spaten-Franziskaner. Poco miele, niente burro, dolcezza molto contenuta e soprattutto una fragranza che non troverete mai in quelle grandi produzioni industriali. E’ una birra che ti (ri)concilia con gli elementi che la compongono: l’acqua, il malto, il luppolo. Pulitissima e fragrante come una pagnotta appena sfornata, delizia il palato con un bel mix di cereali (a tratti quasi di muesli), di crosta e di mollica di pane, un lievissimo accenno di miele, ed un bel finale corto e lievemente amaro (erbaceo) a bilanciare il tutto. Il corpo è leggero, la scorrevolezza – non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo – è clamorosa e le bollicine sono poche. Lascia un piacevole retrogusto di pane e di cereali, a ricordarti quanta piacevolezza e quanto gusto ci può essere nella semplicità e nella fragranza.
Il birrificio produce poche birre, in piccola quantità e a scadenza brevissima (3-4 mesi, con grande onestà) che, mi dicono, vanno esaurite abbastanza in fretta. Se capitate a Monaco di Baviera, fatevi un favore: lasciate perdere le trappole per turisti, lasciate stare i soliti nomi e fate un salto nel quartiere di Giesing, per bere una birra meritevole di essere chiamata con questo nome e capace di smentire tutti gli stereotipi (vedi questo recente caso) sulla birra tedesca, noiosa e poco emozionante. 
Formato: 50 cl., alc. 5.3%, scad. 03/2015, pagata 1,48 Euro (beershop, Germania).

lunedì 8 aprile 2013

Le '22 Foglie del Conte

Per comprendere l'insolito nome di questa birra bisogna "risolvere" l'enigma del suo stesso nome, se non volete leggere o guardare subito l'etichetta. Per le prime due parole il riferimento è quasi immediato per chiunque sia appassionato di birra "artigianale" italiana. "'22" ci porta immediatamente a Juri Ferri ed al birrificio abruzzese Almond '22; ci trasferiamo in Friuli ed ecco le "Foglie d'Erba" di Gino Perissutti. Più difficile invece indovinare chi è il "conte", visto che non c'è un riferimento diretto a nessun birrificio; ci arrendiamo e leggiamo l'etichetta: si tratta di Severino Garlatti Costa, del birrificio Garlatti Costa, operativo dal 2012 e ancora a noi sconosciuto. Una collaborazione a tre mani per una keller pils brassata esclusivamente con malto pilsner, luppoli Northern Brewer, Saphir, Saaz e lievito liquido Munich Lager e prodotta sugli impianti di Foglie d'Erba. Nel bicchiere è di colore oro pallido, quasi paglierino, opaco; la schiuma è bianchissima, cremosa, a trama fine e dalla buona persistenza. Al naso sentori erbacei, una leggera pepatura, cereali, fiori (camomilla), leggeri agrumi (lime) ma anche un lieve sentore di zolfo. Nessuna sorpresa invece in bocca; birra dal corpo leggero, con una carbonazione contenuta, che "evapora" molto rapidamente. L'imbocco è di cereali, seguito da note di agrumi (arancio e lime); c'è qualche traccia di miele, un bel taglio secco ed un finale amaricante erbaceo ma soprattutto ricco di agrumi (lime e limone). Una birra molto beverina, dissetante e rinfrescante, da bere in grande quantità, con un buon livello di pulizia.  Sorprende (in positivo) la scelta di collaborare in tre per realizzare una birra "semplice" (da bere, non da fare) e tradizionale, invece delle solite collaborazioni mirate a stupire con effetti speciali, ingredienti strani e fuochi d'artificio. Formato: 75 cl., alc. 4.8%, lotto 10/2012, scad. 30/11/2013, prezzo 8.50 Euro (gastronomia, Italia).

mercoledì 23 gennaio 2013

Zischke Kellerbier Original

Prendiamo una piccola pausa "defaticante" dalle birra natalizie e dagli impegnativi winter warmer che vanno un po' a monopolizzare i mesi più freddi dell'anno. Andiamo allora virtualmente in Germania, la nazione   del "bere semplice" per eccellenza. A Coblenza (Koblenz), nel centro storico, viene fondata nel 1689 la Koblenzer Brauerei; per quasi centocinquanta anni la vita scorre tranquilla ed immutabile sulle rive del fiume Reno ma poi si susseguono diversi cambiamenti di proprietà. Agli inizi del 1800, terminata l'occupazione francese, il birrificio viene acquistato nel 1814 da Joahnn Stahl che poi lo cede nel 1885 a Josef Thillmann; è lui a cambiare nome (Bierbrauerei Josef Thilmann) ed a spostare il luogo di produzione dal centro città a qualche chilometro più a sud, sulla riva del Reno, in una posizione strategicamente perfetta in quanto servita sia dal trasporto fluviale che da quello ferroviario retrostante. Nel 1900 altro cambio di nome (Königsbacher Brauerei) seguito da moltissime acquisizioni ed incorporazioni di altri birrifici. Nel 1992 viene acquistata dalla Karlsberg di Homburg (da non confondersi con la Carlsberg) che nel 2010 cede i marchi Königsbacher e Nette Edel-Pils al gruppo Bitburger, anche se la produzione di queste birre rimane a Coblenza. Nel gennaio 2012, due avvocati di Coblenza (Isabell Schulte-Wissermann ed Egon Heckmann) rilevano la proprietà ripristinando il nome originale di Koblenzer Brauerei, per continuando a produrre i due marchi sopra citati per la Bitburger. Zischke è invece il marchio "di casa", che include una scura (la Dunkel) ed una chiara, questa Kellerbier Original. In rete abbiamo letto dei giudizi abbastanza impietosi, ma noi tutto sommato ci è sembrata una birra abbastanza godibile, che forse ha beneficiato del cambio di proprietà e dell'allontanamento dal colosso Birburger. Classico color dorato pallido, opaco, con una bella testa di schiuma bianchissima e compatta, pannosa. Il naso offre sentori di camomilla, cereali, leggero agrume e qualche nota di burro; non è un'aroma freschissimo ma sostanzialmente accettabile ed abbastanza intenso.  Un po' meno bene in bocca, dove intensità e pulizia calano. Troviamo, in sequenza, crosta di pane, un leggero aggrumato ed una chiusura amaricante erbacea; anche qui un leggero diacetile che va a penalizzare il finale, dove la chiusura non è molto secca. Segue un retrogusto di cereali, scorza di limone ed erbaceo. Birra ovviamene facilissima da bere, un discreto prodotto che tuttavia manca un po' di quella fragranza e di quella freschezza che vorremmo sempre trovare in questa categoria stilistica. Formato: 50 cl., alc. 4.8%, lotto 10:17, scad. 29/04/2013, prezzo 1.15 Euro.

giovedì 7 giugno 2012

Maxlrainer Schloss Trunk

Della Schlossbrauerei Maxlrain avevamo già parlato più in dettaglio in questa occasione   e quindi passiamo subito alla sostanza, ovvero questa Schloss Trunk, una kellerbier non filtrata venduta nella bella ma pesante bottiglia con tappo meccanico. Il colore è ambrato chiaro, leggermente velato, con un bel cappello di schiuma persistente, fine e cremosa, bianca. L’aroma è semplice ma gradevole ed elegante, c’è molto miele di acacia, leggeri sentori di pane e floreali.  Il gusto ha grande corrispondenza con l’aroma: pane e miele caratterizzano la bevuta con una leggera nota amara erbacea che arriva sul finale a bilanciare. Kellerbier molto leggera, correttamente carbonata e giustamente “watery”;  molto rinfrescante, beverina e pulita. C’è tutto quello che serve, insomma.  Bottiglia non lontana dalla data di scadenza ma che si difende ancora bene e si lascia immaginare per come dovrebbe essere fresca, appena spillata da un fusto.   Formato: 50 cl., alc. 5.3%, lotto 1921, scad. 04/07/2012, prezzo 0.87 Euro.

martedì 15 maggio 2012

Leibinger Zeppelin Bier

Per una volta la birra finirà in secondo piano, ma è inevitabile quando sul piatto della bilancia c'è una bottiglia abbastanza anonima ed un mito della storia come lo Zeppelin, il sogno del conte Ferdinand Graf von Zeppelin che a Friedrischafen, sulle rive del lago di Costanza, fonda nel 1908 la Luftschiffbau Zeppelin GmbH. Un sogno che ne genera altri, come la fondazione in parallelo, assieme a Karl Maybach, della Maybach-Motorenbau GmbH  nata per produrre, prima delle famose automobili, i potenti motori che dovevano equipaggiare i dirigibili. O come la Zahnradfabrik GmbH (meglio nota come ZF) messa in piedi per costruire la componentistica meccanica (ingranaggi, alberi) necessaria. Dopo i primi drammatici tentativi di volo, che si concludono con incendi e schianti, nel 1909 il dirigibile LZ6 diviene il primo (quasi) affidabile mezzo di  trasporto per passeggeri. Ne vennero costruiti circa 21, poi lo scoppio della prima guerra mondiale decretò il loro scarso successo come bombardieri. Nel 1927 viene costruito il dirigibile più famoso di tutti, lo LZ 127 Graf Zeppelin. E' la prima volta che viene compiuta la traversata atlantica dall'Europa (Friedrichshafen) agli Stati Uniti (Lakehurst, New Jersey) senza scali, in 111 ore, non dal pilota "in solitaria" ma con equipaggio e passeggeri a bordo. E' l'inizio dell'era del trasporto commerciale: nel 1929 lo Graf Zeppelin fa il giro del mondo (35 giorni) toccando New York, Los Angeles, Tokio. Nel 1931, in una settimana, il dirigibile arriva anche al Polo Nord: poi è la volta del Brasile. In totale, fino al 1935, l'aeronave effettua 590 viaggi senza incidenti, percorrendo oltre 1 milione di chilometri e trasportando dodicimila passeggeri. La fine dello LZ 127 Graf Zeppelin coincide con la fine di quello che sarebbe dovuto essere il suo successore, lo LZ 129 Hidenburg, ovvero la più grande aeronave mai costruita al mondo (245 metri di lunghezza, solo 24 in meno del Titanic); nel Maggio del 1937, mentre stava attraccando a Lakehurst, l'Hindenburg prende improvvisamente fuoco e viene distrutto nel giro di circa trenta secondi. Delle 97 persone a bordo, ne muoiono (miracolosamente) solo 35, ma la tragedia viene ampiamente documentata da cinegiornali e fotografi, destando profonda impressione in tutto il mondo. L'aviazione tedesca decide di sospendere tutti i voli, in attesa dell'accertamento delle cause della tragedia; l'occasione è colta "al volo" dal governo Nazista per nazionalizzare la fabbrica di Friedrichschafen e convertirla in industria bellica; la tranquilla cittadina sul lago di Costanza diviene in breve tempo il più grande centro produttivo di armamenti e di aerei di tutta la Germania, pagando conseguenze post-belliche molto salate. Il ministro dell'aviazione nazista Hermann Göring, che non aveva mai mostrato molta simpatia per i dirigibili, ordinò lo smantellamento dello Graf Zeppelin per recuperare l'alluminio che ne costituiva la struttra interna. E' il 1940. Se visitate oggi Friedrichshafen non potete non entrare (anche perchè, bisogna dirlo, non c'è molto altro da fare) allo Zeppelin Museum, sulla riva del lago di Costanza, dove è stata ricostruita una sezione del mitico LZ 127, recuperando arredi originali dell'epoca. Souvenir irrinunciabile, per "noi" birrofili, è invece una bottiglia di Zeppelin Bier che potete acquistare (anche in formato magnum da un litro e mezzo) nel vicino supermercato Edeka. Prodotta dalla Max Leibinger Brauerei di Ravensburg, ha una bella etichetta retrò e un bel colore ambra; bella anche la schiuma, leggermente ocra, cremosa e dalla trama fine, di buona persistenza. Meno bello (leggasi buono) invece è l'aroma, abbastanza blando: c'è un po' di caramello e frutta secca, un'arida anteprima di quello che ci aspetta poi al palato. Gusto scarso, caramello, tostature, un po' di amaro erbaceo a chiudere. Molto leggera e molto "watery", è dichiaratamente non filtrata e quindi rientrerebbe nel filone tedesco delle "zwickl/kellerbier". Si beve senza stracciarsi le vesti, ma è terribilmente noiosa. Lo Zeppelin meriterebbe un "tributo" di ben altro spessore, ahinoi. Formato: 33 cl., alc. 5.2%, scad. 24/07/2012, prezzo 0.88 Euro. Sito dedicato: http://www.zeppelin-bier.com/

giovedì 12 aprile 2012

ECM Bräu Flüegass Naturtrüeb

Davvero poche informazioni disponibili sulla ECM Bräu che opera nella periferia dal 2005 ed è guidata dal birraio Bruno Birrer; l’imbottigliamento viene fatto dalla più grande Brauerei Baar, nell’omonima cittadina che si trova una trentina di chilometri a sud. La produziona annuale è di circa 250 ettolitri. Come il nome indica, questa Flüegass Naturtrüeb è una birra non filtrata (e non pastorizzata) che possiamo incasellare nella categoria delle Zwickl/Kellerbier tedesche di colore dorato, opaco; la schiuma, molto compatta, è molto persistente, bianca, fine e cremosa. Aroma molto scarso e quasi assente, a fatica percepiamo qualche leggero sentore mieloso (acacia). Un po’ meglio in bocca, dove si presenta con un corpo molto leggero ed una carbonazione sostenuta; crosta di pane e cereali per una bevuta abbastanza dolce che viene equilibrata da una leggera nota erbacea luppolata amaricante a fine corsa. Abbastanza fresca e priva di evidenti difetti, manca però di quella freschezza e di quella fragranza che sarebbero più che mai essenziali per questo stile brassicolo. La (quasi) assenza di aroma la penalizza ulteriormente, per una bottiglia facilmente bevibile che raggiunge la sufficienza, nulla più. Formato: 33 cl., alc. 5.15%, scad. 04/05/2012, prezzo 2.98 Euro.


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english summary:
Brewery: ECM Bräu, Zurich, Switzerland
Style: Zwickl / Kellerbier
Appearance: hazy golden color with a lasting creamy white head. Aroma: not much going on here, just some light honey. Mouthfeel: light body, lively carbonation, watery texture. Taste: bready malt and cereal for a sweet taste which is eventually balanced by a herbal bitter hoppy note. Overall: a dry and clean unfiltered german style Zwickl beer. It has no particular flaws, but the lack in aroma and in taste crispness are making it pretty average. Bottle: 33 cl., 5.15% ABV, BB 04/May/2012, price 2.98 Euro.

giovedì 22 marzo 2012

Schussenrieder Naturtrüb Original No 1

E’ dal 1906 che la famiglia Ott gestisce la Schussenrieder Erlebnisbrauerei, nota fin dal 1183 con il nome di Kronenbrauerei a Bad Schussenried, nella zona meridionale del Baden-Württemberg. La Original No 1 è una classica “Zwickl” non filtrata (Naturtrüb), di colore oro pallido, ovviamente velato. Schiuma mediamente persistente, bianca, fine cremosa. Naso delicatamente floreale (camomilla) con sentori fruttati che richiamano il mandarino. Dalla schiuma però emerge anche qualche leggero ma poco gradevole sentore sulfureo. Al palato crosta di pane, miele e leggero diacetile, per una birra che si congeda un troppo velocemente, lasciando un retrogusto con una timida nota amaricante luppolata. Abbastanza secca, molto beverina come da manuale, è una birra che dovrebbe “brillare” per la fragranza del malto e del luppolo ma che purtroppo, almeno in questa bottiglia, non lo fa. Quel che ne rimane è abbastanza anonimo, facile da bere, difficile da ricordare. Formato: 50 cl., alc. 4.7% , scad. 16/05/2012, prezzo 1,00 Euro


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english summary:
Brewery: Schussenrieder Erlebnisbrauerei, Bad Schussenried, Baden-Württemberg, Germany.
Style: Zwickl/Kellerbier
Appearance: cloudy pale golden with a frothy white head. Aroma: flowery (chamomile) and fruity (tangerine); light sulfur. Mouthfeel: light body, medium carbonation, watery texture. Taste: bready malt, honey, light diacetyl. Very light taste, shy bittering aftertaste. Overall: an easily drinkable german Zwickl-style which lacks in crispness. Anonymous.. Bottle: 50 cl., 4.7% ABV, BB 16/05/2012, price 1.00 Euro .

venerdì 16 marzo 2012

Hirsch Hopfensau

Hopfensau”, come molte parole tedesche, deriva dall’unione di due sostantivi: “Hopfen” (luppoli) e “Sau” (scrofa); la traduzione italiana sarebbe quindi “la scrofa del luppolo”, un termine un po' grottesco che non assume nessun significato se non viene collegato con la cittadina di Tettnang, una della principali zone di coltivazione del luppolo in Germania che ha appunto originato la denominazione del luppolo Tettnanger. A Tettnang si tiene ogni anno, in Agosto, il Festival del Luppolo (Hopfenfeste) con tanto di sfilata e travestimenti carnevaleschi a tema di luppolo (link) . La scrofa adornata di luppolo è uno di “simboli” di questa festa, e se passeggiate per le strade di Tettnang incontrerete alcune “sculture” a tema; non sappiamo esattamente quale sia il legame tra il luppolo ed il maiale, ma se siete capitati in Germania nel periodo delle festività natalizie avrete probabilmente notato come piccoli maialini-gadget (Glücksschwein) vengano regalati in occasione del Capodanno per augurare fortuna e prosperità . La “Hopfensau” potrebbe quindi essere l’augurio per un raccolto abbondante di luppolo. La città di Wurmlingen, dove ha sede la Hirsch-Brauerei Honer, dista circa un’ottantina di chilometri da Tettnang ma ha ugualmente voluto dedicare una birra alla Hopfensau. E ci aspettavamo una piccola festa del luppolo, in questa birra, ma purtroppo non è stato così; aroma molto scarso, quasi assente, di malto e caramello. In bocca c’è qualcosina in più, ma poca roba: di nuovo malto e caramello, con un amaro erbaceo – appena accennato – che va a bilanciare. Poco carattere, molta acqua, per una birra molto slegata, giustamente leggera e mediamente carbonata, poco fragrante, poco profumata, poco fresca. Poca cosa, almeno questa bottiglia. Non ci aspettavamo certamente una IPA ultraluppolata, ma almeno un profilo aromatice degno di un luppolo "nobile". Finisce con un retrogusto debole, leggermente amaricante; di bello ci rimane l’aspetto, di color ambrato, con una invitante schiuma ocra, fine e cremosa. Ratebeer la inserisce nella categoria Zwickel/Keller/Landbier. Formato: 33 cl., alc. 5.2%, scad. 13/04/2012.

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english summary:
Brewery: Hirsch-Brauerei Honer, Wurmlingen, Baden-Württemberg, Germany
Style: Zwickel/Keller/Landbier
Appearance: hazy amber color with lasting creamy off-white head. Aroma: very light caramel, malty. Mouthfeel: light body, medium carbonation, watery texture. Taste: malt and caramel, wih a very light bitterness to balance. There's lots of water, and a shy earthy bitter aftertaste. Overall: a beer dedicated to the "Hop Festival" in the city of Tettnang. We expected some nice noble hops profile, but this bottle was a total disappointed, lacking in aroma, flavor and character. Bottle: 33 cl., 5.2% ABV, BB 13/Apr/2012.

mercoledì 22 febbraio 2012

Braukultur Usterbräu Original

Non è stato facile assemblare qualche informazione sulla svizzera Braukultur AG. Il sito ufficiale riesce ad essere al tempo stesso molto preciso (sui membri del consiglio di amministrazione) ed abbastanza vago (sugli impianti produttivi); la mancanza di una versione in inglese non aiuta poi il compito. Ad ogni modo, incrociando notizie reperite su diversi siti, crediamo di aver capito che Braukultur nasce nel 2007 con l’intento di promuovere la birra di qualità (“artigianale”) in un mercato dominato dai soliti “noti” produttori industriali. Il mastro birrario è Jörg Bolanz, il progetto parte senza avere impianti produttivi, e le prime birre vengono commissionate alla Aare-Bier, anche se secondo qualcuno sarebbero semplicemente delle rietichettature dei prodotti Aare. Le risorse economiche evidentemente non mancano, visto che Braukultur acquista i marchi Goldküstenbräu e Oberländerbräu, e nel 2009 sigla anche un accordo commerciale la Usterbräu, nell’attesa dell’inaugurazione di propri impianti produttivi che dovrebbe avvenire in Aprile del 2012 a Uetikon am See, sulle rive del lago di Zurigo. Ma veniamo alla sostanza, ossia a questa bottiglia di Usterbräu Original, una tipica Kellerbier non filtrata dal colore oro pallido, nebuloso. La schiuma è generosa, bianca, fine e cremosa, molto persistente. Ottimo l’aroma, fresco, ricco di sentori floreali, cereali e qualche leggera nota di miele, dolce. Molto bene anche in bocca, dove la birra sorprende per l’estrema pulizia; ancora cereali, ma soprattutto fragranti note di crosta di pane, bilanciate da un lento crescendo luppolato erbaceo che s’intensifica a fine corsa, culminando in un finale secco che lascia un bel retrogusto amaro. Correttamente carbonata, leggera e watery come dev’essere, è una birra dove c’è solamente quello che ci dovrebbe essere, nel modo e nel punto giusto. Aroma vivo e pungente, gusto fresco e pulitissimo. Una goduria. Formato: 33 cl., alc.5%, lotto sconosciuto, scad. 15/05/2012, prezzo 1,98 Euro.

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english summary:
Brewery: Braukultur AG (Usterbräu), Uster, Switzerland.
Style: kellerbier / zwickl.
Appearance: hazy pale golden color with a large creamy white head. Aroma: flowery, crisp and fresh cereals, hints of honey. Mouthfeel: light body, medium carbonation, watery texture. Taste: bready malt and cereals are well balanced with a growing grassy hoppy bitterness which leads to a dry and clean finish. Hoppy aftertaste. Overall: a surprisingly simple and very clean german-style “kellerbier”. Very well done, very drinkable, a real treat for your thirst. Very good stuff from Switzerland. Bottle: 33 cl., 5% ABV, BB 15/May/2012, price 1.98 Euro.

domenica 23 gennaio 2011

Frastanzer Jubiläumsbräu

Arriva limpida nel bicchiere, di un bel colore dorato. Schiuma bianca, cremosa, persistente che sprigiona note floreali; a completare l'arome, dolce, malto e miele. Dal corpo esile, scarsamente carbonata, è dolce all'imbocco con malto e miele, cui fa seguito una gradevole nota erbacea amaricante. Termina con un retrogusto dove l'amaro si fa più deciso, piacevole sorpresa per una prodotto Austriaco. Una birra "da bere" semplice, ben equilibrata, godibile e dissetante. Bottiglia da 50 cl., ABV 4.9%., 0.61 €.

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english summary:
Clear golden color with a creamy white head. Sweet aroma with malt, honey and flowers. Light bodied, low carbonation. Taste is sweet at first (malt, honey) with a please grassy hoppy finish. Pleasant bitter aftertaste for a simple, balanced and nice Austrian brew. 50 cl. bottle, 4.9% ABV, 0.61 €.

martedì 17 agosto 2010

Stiegl Paracelsus Zwickl

Di colore dorato pallido, torbido, ampia schiuma bianca e fine, di buona persistenza. Aroma poco pronunciato, dolce, malto, qualche nota erbacea e burrosa. Corpo da leggero a medio, media carbonatazione. Gusto abbastanza scarno: malto, qualche note erbacea di luppolo. Retrogusto leggero, con nota amaricante di luppolo. Una zwickl un po' anonima in quanto aroma e gusto sono poco evidenti; rimane comunque fresca, beverina, dissetante e corretta. In Austria, questo basta (e avanza). Bottiglia da 50 cl., ABV 5%.

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english summary:
Pours a pale and cloudy golden color with a big long lasting white fluffy head. Aroma is thin, with sweet malt, some buttery and grassy notes. Body from light to medium with medium carbonation. Taste is thin as well, malt and some grassy hops. It ends on a slightly bitter and hoppy note. Quite an average zwickl, yet has no defects, it's fresh, highly drinkable and thirst quenching. And this is enough for Austria. 50 cl. bottle, 5% ABV.