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martedì 17 settembre 2019

Hofbräu Münchner Sommerzwickl (naturtrüb)

Hofbräu München, probabilmente il birrificio più amato dagli italiani (e non) che si recano in vacanza a Monaco di Baviera. Ma l'origine del birrificio è tutt'altro che turistica; come la corona che compare nel logo può far intuire, la HB ha uno stretto legame con la famiglia reale. Nel 1589 fu infatti il duca Wilhelm V a fondarla per soddisfare i fabbisogni della corte reale, stanca di spendere soldi far arrivare la birra dai mastri birrai di Hannover. Nel 1610 avviene la prima vendita al di fuori della cerchia reale, iniziando nel corso dei secoli una curiosa trasformazione da "birra dei reali" a "birra del popolo".  Alla metà del diciannovesimo secolo, infatti, quando l'inflazione stava pericolosamente trasformando la bevanda nazionale tedesca in una specie di lusso che sempre meno persone potevano permettersi, un decreto reale stabilì che i prezzi dei prodotti della Hofbräu sarebbero rimasti invariati, rendendo il popolo bavarese molto più contento dei cugini prussiani a nord.  Nel 1939 la HB viene statalizzata e la produzione spostata nei sobborghi della capitale bavarese, a Riem. A Monaco è invece rimasto il luogo simbolico per eccellenza, ovvero l'edificio situato in Am Platzl 9, a cinque minuti di distanza da Marienplatz. 
Risorta alla fine degli anni ’50 dalle macerie della seconda guerra mondiale, la HB di Am Platzl è una birreria che oggi viene visitata ogni anno da oltre un milione di turisti provenienti da tutto il mondo: oltre a qualche Stammtisch (i tavoli riservati ai locali frequentatori abituali), la bierhall ha duemila posti a sedere ai quali vanno aggiunti i quasi settecento del Biergarten estivo. Enorme, impersonale e, soprattutto nei weekend, perennemente affollato e rumorosissimo: a volte quasi non si riesce a sentire l’orchestrina intonare il coro "Oans, Zwoa, G'suffa”.  
La Hofbräuhaus produce oggi quasi quattro milioni di litri di birra all’anno ed ha inaugurato succursali (franchsing) in tutto il mondo: la prima al di fuori della Germania fu quella di Genova, ancora oggi operativa, seguita da Australia (1968), Stati Uniti, Cina, Russia e Brasile (2015). L’ultimo arrivato in ordine di tempo dovrebbe essere la gasthouse aperta all’interno del Marriott Hotel a Dubai. E Hofbräuhaus è ovviamente uno dei sei birrifici di Monaco che hanno diritto di partecipare all’Oktoberfest, in una delle 14 grandi Festhalle: i suoi compagni d’avventura sono l’indipendente Augustiner, Löwenbräu e  Spaten-Franziskaner (entrambe di proprietà AB-InBev ), Hacker-Pschorr e Paulaner (possedute da Brau Holding International, joint venture che unisce Schörghuber e Heineken). Se proprio decidete di andare all’Oktoberfest, scegliete bene a chi dare i vostri soldi.

La birra.
Sommerzwickl, “il gusto dell’estate”: così la Hofbräuhaus descrive la sua birra estiva che troverete a Monaco da maggio a luglio. Malto chiaro, Monaco, luppoli Herkules, Perle, Magnum e Select: è “naturtrüb” e quindi non filtrata (o microfiltrata?) ma non aspettatevi di trovare nel bicchiere una rustica Zwickl o Kellerbier. Potete comunque apprezzare il suo bel color oro e la sua candida schiuma compatta dalla lunghissima persistenza. Aroma e gusto parlano la stessa lingua: pane, cereali, miele, camomilla, qualche leggera nota erbacea. Al palato è leggermente più ingombrante di una classica Helles bavarese ma stiamo sempre parlando di una birra da bere come fosse acqua. Discretamente secca, rinfresca e disseta e chiude con un amaro delicatissimo, appena percepibile, che svolge esclusivamente funzione di equilibrio. Emozioni? In lei non le cercavo ed infatti non le ho trovate: mi sembra tuttavia molto meglio come intensità di molti altri anonimi prodotti HB, Hofbräu Original in primis. Per poco più di due euro al litro direi che non ci si può lamentare.
Formato 50 cl., alc. 5,1%, IBU 24, scad. 15/05/2020, prezzo indicativo 1,29 euro (supermercato)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 22 febbraio 2016

Cinque sorelle e un’intrusa: Augustiner Weissbier, Hacker-Pschorr Hefe Weisse, Paulaner Hefe-Weissbier, Hofbräu Münchner Weisse, Franziskaner Weissbier Naturtrub, Giesinger Weissbier

Monaco di Baviera è il regno delle “sei sorelle”, unici produttori di birra ai quali è permesso partecipare all’Oktoberfest: Augustiner, Hacker Pschorr, Hofbräu, Lowenbräu, Paulaner e Spaten-Franziskaner non sono monopolizzano la  manifestazione monacense ma controllano anche la maggior parte delle spine nei bar, nei Biergarten e nei ristoranti. Uno scenario che  è rimasto immutato per oltre un secolo: dal 1889 in città non sono più stati aperti birrifici sino all’arrivo nel 2007 del micro Giesinger, inaugurato in un garage da  Steffen Marx, al quale hanno poi fatto seguito solo alcune beerfirm come Tilmans Biere e Crew Republic
Mi sono divertito a mettere a confronto le grandi produzioni industriali con quelle del minuscolo microbirrificio di Monaco: lo stile scelto è quello delle Weissbier/Hefeweizen da sempre in competizione con le Helles per lo scettro di birra più venduta in Baviera; al momento entrambe si dividono equamente il 50% del mercato.  Purtroppo non sono riuscito a reperire la Hefeweizen prodotta da Löwenbräu, e così il numero delle sorelle partecipanti alla "sfida" si è ridotto a cinque. 
Il microbirrificio Giesinger è una minuscola realtà che con i suoi 5.000 hl prodotti all’anno non può chiaramente impensierire i 300.000 hl di Hofbräuhaus  (dato del 2014), i 1.230.000 hl di  Spaten-Franziskaner-Bräu (2015, gruppo InBev), i 1.590.000 hl di Augustiner (2015) e i 2.420.000 hl di Paulaner e  Hacker-Pschorr (2015, gruppo Schörghuber); ma al di là dei freddi numeri,  in una birra “craft/artigianale” mi aspetterei di trovare una qualità ed un “carattere” che dovrebbe permetterla di riconoscerla immediatamente da quelle industriali.   E’ davvero così? Per evitare di farmi influenzare ho assaggiato queste sei birre alla cieca, senza sapere quello che c’era nel bicchiere. Premetto di non essere un gran appassionato di Hefeweizen o Weissbier, come vengono abitualmente chiamate a Monaco; non le vado volontariamente a cercare, le bevo quasi solo quando mi trovo in Germania, magari in un Biergarten all’aperto nei mesi estivi, sfruttando al massimo le loro caratteristiche di birre leggere, rinfrescanti e dissetanti. 
Una volta versate nel bicchiere cinque birre su sei appaiono abbastanza simili tra di loro per quel che riguarda il colore, con minime differenze che riguardano soprattutto la limpidezza: solo una appare completamente fuori dal coro,  spostandosi dal dorato ad un sorprendente ambrato che esce palesemente dai confini stilistici. Terminati gli assaggi e svelato il legame tra birra e bicchiere, ecco le conclusioni nella sequenza con cui sono state bevute. 

A - Augustiner Weissbier (5.4%) 
Dorata e leggermente velata, al naso presenta i classici profumi di banana matura e di chiodi di garofano, cereali; tra esteri fruttati e fenoli c’è un buon equilibrio, senza che né uno né l’altro risultino troppo invadenti. La sensazione palatale è quella classica di una Weizen: leggera, bollicine vivaci, consistenza acquosa senza risultare sfuggente. Il gusto ripropone il buon equilibrio banana/chiodi di garofano/cereali dell’aroma, aggiungendo qualche suggestione d’agrume; il dolce è ben bilanciato dall’acidità del frumento. L’intensità è discreta, non c’è traccia d’amaro e la bevuta risulta gradevolmente rinfrescante e dissetante.

B - Hacker-Pschorr Hefe Weisse (5.5%)
Il nome “Hefe” fa riferimento alla presenza in bottiglia di lievito; il colore è effettivamente opalescente, tra l’arancio ed il dorato. L’aroma offre una buona intensità, maggiore dell’Augustiner, anch’essa rispettoso del canovaccio banana, chiodi di garofano, cereale; la banana  è abbastanza in secondo piano da risultare tollerabile anche a chi non la ama. Avverto anche una leggerissima presenza d’arancia.  Leggera, ben carbonata e scorrevole, evidenzia al palato un’intensità minore della Weizen appena bevuta: stessi elementi in gioco (banana, cereali, arancia e garofano) ma questa volta la componente acidula non riesce a bilanciare del tutto il dolce. Il palato rimane un po’ troppo appiccicoso alla fine di ogni sorso, perdendo un po’ il potere rinfrescante. Amaro assente. 

C - Franziskaner  Weissbier Naturtrub (5%)
La meno alcolica delle cinque sorelle è all’aspetto identica all’Hacker-Pschorr; arancio-dorato opalescente. L’aroma è pulito ma non regala molta intensità: si dividono quasi equamente la scena banana, chiodi di garofano, cereale con l’arancia in sottofondo. In bocca risulta meno carbonata delle altre due birre, perdendo un po’ di vitalità nonostante il suo corpo leggero; al gusto la Franziskaner finirà per risultare la più “bananosa” di tutte le sei birre, portandosi dietro anche una nota acidula del frumento più marcata. L’intensità è buona, ma nonostante nel finale si percepisca anche un accenno d’amaro le manca un po’ di secchezza per risultare davvero rinfrescante. Per il mio gusto personale, troppa banana.

D - Giesinger Weissbier (5.5%)
L’assaggio numero quattro è quello che m’incuriosisce di più, con un colore ambrato fuori stile che la fa somigliare ad una Weizenbock o ad una Dunkelweizen; la schiuma fa un po’ di fatica a formarsi e, al di là del colore, l’aspetto non preannuncia quel nulla di buono che viene poi confermato al naso: l’odore è di cereali/muesli andati a male (se mi passate il descrittore), trebbie, cartone bagnato. Al palato risulta quasi piatta, con un gusto equamente diviso tra banana, acido lattico e plastica/gomma; la birra è imbevibile, e considerando la perfezione della macchina industriale tedesca non mi resta che puntare sicuro (vincendo!) sul fatto che si tratti della birra del microbirrificio Giesinger.

E - Paulaner Hefe-Weissbier (5.5%)
Opalescente e dorata con riflessi arancio, la Weiss non filtrata (naturtrübe) di Paulaner sarà quella con l'aroma più interessante; la speziatura è delicata (chiodo di garofano ma anche tracce di pepe e coriandolo) e affianca le note di cereali, banana e la suggestione d'arancia in un bouquet abbastanza intenso. Gli stessi elementi ritornano in bocca con un percorso pulito e dolce ma bilanciato dalla nota acidula del frumento; non c'è amaro, la birra rimane forse un pelino troppo dolce e le bollicine non sono particolarmente vivaci. L'intensità non è al massimo ma banana, chiodi di garofano e cereali si controllano a vicenda per una bevuta d'una precisione quasi chirurgica che non presenta né imprevisti né emozioni.

F - Hofbräu Münchner Weisse (5.1%)
Il birrificio più rumoroso di Monaco e più amato/frequentato dagli italiani realizza una Hefeweissbier dal colore dorato più pallido delle concorrenti  e solo leggermente velato. La presenza di banana al naso è molto leggera, quasi si nasconde dietro ai sentori di cereali, chiodi di garofano, arancia, pepe e forse coriandolo. Al palato è predominante la frutta (banana e arancia) con fragranti note di cereali e crackers; la speziatura (chiodo di garofano) fa da collante e la chiusura è abbastanza secca e persino leggermente amara. Molto leggera, non lascia troppi residui dolci e svolge alla perfezione la sua funzione rinfrescante. L'intensità è delicata ma la birra non dà mai l'impressione di essere scarica o acquosa: banana molto ben nascosta, per la gioia di chi non la ama. Alla fine - mai avrei scommesso sulla HB - risulta essere quella che mi è piaciuta di più.

Sono un po' dispiaciuto per la pessima bottiglia di Giesinger, un microbirrificio che lavora di solito bene ma che in questo caso è risultato pessimo; il recente cambio d'impianto produttivo ha forse portato qualche problema nella costanza produttiva che va risolto subito. La costanza qualitativa è fondamentale: pensate ad un curioso che s'avvicina per la prima volta alla cosiddetta birra artigianale e si trova nel bicchiere una birra imbevibile: ritornerà subito verso il mondo industriale senza mai più voltarsi indietro. Le sorelle industriali giocano la loro partita sui dettagli: in uno stile piuttosto semplice si tratta di equilibrare esteri e fenoli cercando di realizzare una birra profumata, bilanciata e dolce che dev'essere anche facilissima da bere, rinfrescante e dissetante.  Più o meno banana, più o meno spezie, più o meno dolce: sono tutte birre pulite e sempre uguali a se stesse, al bevitore il compito di scegliere secondo il proprio gusto o di ordinare semplicemente una Weizen senza preoccuparsi di quello che gli verrà versato nel bicchiere.
Nel dettaglio, e per una volta metto anche il voto:
Augustiner Weissbier, formato 50 cl., alc. 5.4%, lotto L0614361 T, scad. 01/05/2016, 0.97 Euro (supermercato, Germania). Voto 34/50.
Hacker-Pschorr Hefe Weisse, formato 50 cl., alc. 5.5%, lotto L 35651 W, scad. 01/09/2016,  1.04 Euro (supermercato, Germania). Voto 33/50
Paulaner Hefe-Weissbier, formato 50 cl., alc. 5.5%, lotto L 34455, scad. 01/09/2016,  0.97 Euro (supermercato, Germania). Voto 35/50.
Hofbräu Münchner Weisse, formato 50 cl., alc. 5.1%, lotto 11:51, scad. 23/11/2016,  0.93 Euro (supermercato, Germania). Voto 36/50.
Franziskaner  Weissbier Naturtrub, formato 50 cl., alc. 5.0%, lotto L342526 04:45, scad. 01/12/2016,  0.97 Euro (supermercato, Germania). Voto 29/50.
Giesinger Weissbier, formato 50 cl., alc. 5.0%, lotto A, scad. 01/04/2016,  2.50 Euro (drinkstore, Germania). Voto 11/50.

lunedì 25 giugno 2012

Hofbräu München Festbier

Hofbräu München, un nome che non ha senz'altro bisogno di presentazioni e che probabilmente coincide con la definizione di "birra" per i turisti che arrivano per la prima volta a Monaco di Baviera. Ma l'origine del birrificio è tutt'altro che "turistica"; come la corona che compare nel logo può far intuire, la HB ha uno stretto legame con la famiglia reale. Fu infatti il duca Wilhelm V a fondarla, nel 1589, non tanto con propositi commerciali ma semplicemente per soddisfare il consumo della corte reale, che stava invece spendendo ingenti risorse per far arrivare birra dai mastri birrai di Hannover. Nel 1610 avviene la prima "vendita" al di fuori della cerchia reale, iniziando nel corso dei secoli una curiosa trasformazione da "birra dei reali" a "birra del popolo".  Alla metà del diciannovesimo secolo, infatti, quando l'inflazione stava pericolosamente trasformando la bevanda nazionale tedesca in una specie di lusso che sempre meno persone potevano permettersi, un decreto reale stabilì che i prezzi dei prodotti della Hofbräu sarebbero rimasti invariati, rendendo il popolo bavarese molto più contento dei cugini prussiani a nord-  Nel 1939 la HB viene statalizzata, e la produzione spostata nei sobborghi della capitale bavarese, a Riem. A Monaco è invece rimasto il luogo simbolico per eccellenza, ovvero l'edificio situato in Am Platzl 9, a cinque minuti di distanza da Marienplatz. Un luogo che a cavallo delle due guerre mondiale fu tristemente associato al  Nazionalsocialismo; numerosi furono i discorsi che Hitler tenne all'interno dell'edificio adornato di svastiche. Il prezzo che l'edificiò pagò fu la quasi completa distruzione durante un bombardamento, con la ricostruzione che terminò solo alla fine degli anni '50. Oggi la HB di Am Platzl è una birreria che ospita turisti da tutto il mondo; oltre a qualche Stammtisch (i tavoli riservati ai locali frequentatori abituali), la bierhall ha duemila posti a sedere ai quali vanno aggiunti i quasi settecento del biergarten. Un luogo davvero enorme ma, soprattutto nel weekend, perennemente affollato e rumorosissimo; arrivate presto (intorno alle sette di sera) o sarete costretti ad attendere in piedi che si liberi un posto. Sebbene l'offerta brassicola sia molto basica, e le birre stesse molto - a volte fin troppo - facili da bere, è quasi impossibile resistere alla tentazione di entrare, ordinare un Maß (il boccale da un litro) ed intonare assieme all'orchestrina il coro "Oans, Zwoa, G'suffa".  A proposito di  Maß, pare che il record di "svuotamento"  appartenga ad un giovane studente svedese che, a 22 anni, impiegò 4,4 secondi (!!!) ad ingurgitare un litro di birra. Tra le birre stagionali prodotte dalla HB vi è anche una Festbier, disponibile dalla fine dell'autunno e per tutto il periodo invernale; ne parliamo un po' fuori tempo massimo, nel bel mezzo dell'estate, dopo averla riesumata dalla cantina. Perfetto l'aspetto, di un bel colore oro antico limpido, sormontato da un generoso cappello di schiuma bianca e pannosa, molto persistente. Naso dolce, ricco di miele d'acacia e di leggeri sentori biscotto al burro; semplice ma pulito. In bocca le proporzioni sono rovesciate; c'è una bel profilo di malto, carico di biscotto, con qualche nota di miele; l'alcool (6.3%) è molto ben nascosto e questa märzen come da tradizione bavarese si lascia bere molto facilmente, senza dare l'impressione di voler essere un "winter warmer". Il finale, a bilanciare, è leggermente amaro con una nota di frutta secca. Dal corpo medio-leggero e dalla carbonazione contenuta, è una Festbier   tutto sommato discreta; peccato per la presenza un po' eccessiva di diacetile (burro) che lascia il palato un po' appiccicoso. Formato: 50 cl., alc. 6.3%,  scad. 18/07/2012, prezzo 0.87 Euro.