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martedì 27 febbraio 2018

Bevog Zo Session IPA

Dopo una lunga serie di birre invernali piuttosto robuste e pesanti, soprattutto per quel che riguarda la gradazione alcolica, prendiamoci una pausa defaticante. Session IPA, sottostile che evidentemente piace molto al birrificio austriaco-sloveno Bevog, presenza abbastanza frequente sul blog.  Tutto inizia nell’agosto 2015 quando la session IPA chiamata This Mess (4.5%) viene realizzata in occasione del decimo compleanno dell’etichetta discografica slovena God Bless This Mess. 
Sempre nell’ambito delle “Who Cares Editions”, ovvero birre occasionali e/o prototipali con le quali si cerca di capire il feedback da parte di chi le beve, al fine di valutarne l'entrata in produzione stabile, arriva a marzo 2016 la molto ben riuscita Freezbee Beer Session IPA (4.4%) che abbiamo ospitato in questa occasione. A maggio 2017 una Session IPA fa finalmente il suo ingresso tra le birre che vengono prodotte regolarmente tutto l’anno: è la Zo (4.3%).  A settembre arriva invece Panikka, Session IPA ancora più leggera (3.8%) realizzata per il club culturale sloveno MIKK, dove i membri del birrificio ammettono di passare la maggior parte del proprio tempo libero.

La birra.
Bevog non è solito fornire molte notizie sulle proprie birre e sulle belle grafiche che adornano le lattine; anche la Session Ipa Zo non fa eccezione. Nessuna informazione se non che viene utilizzato un imprecisato mix di luppoli americani ed australiani.
Il suo colore è un dorato piuttosto velato, nel bicchiere si forma una testa di schiuma bianca cremosa e compatta, dall’ottima persistenza. L’aroma è piuttosto gradevole, ci sono profumi floreali che ben si sposano con quelli di mango e passion fruit, arancia e pompelmo; l’intensità è discreta, pulizia ed eleganza rispondono presente. Molto bene. Anche la sensazione palatale è buona, senza quegli eccessi acquosi che a volte si riscontrano in queste birre “sessionabili”: la luppolatura è dosata con intelligenza in modo da non annientare completamente la componente maltata. Pane e crackers in sottofondo sorreggono il dolce della frutta tropicale e l’amaro del pompelmo. La giusta quantità di bollicine le dona vitalità, il finale è abbastanza secco e caratterizzato da un amaro di media intensità nel quale s’incontrano note terrose e di resina. Ignoro la data di produzione di questa lattina, ma nel bicchiere c’è ancora una gratificante freschezza. 
Grande facilità di bevuta, com’è giusto che sia, buona intensità di sapori e aromi, equilibrio: una birra da bere ad oltranza che non vuole stupire e catturare l’attenzione, ma solo accompagnare pinta dopo pinta una serata, senza mai annientare il palato. Missione compiuta.
Formato 33 cl.,  alc. 4.3%, lotto 765A, scad. 24/07/2018, pagata 2.50 euro (beershop, Austria)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 12 ottobre 2017

Bevog Ond Smoked Porter

Torniamo a parlare di Bevog, birrificio in territorio austriaco (Bad Radkersburg) ma guidato dallo sloveno Vasja Golar che ha bypassato la lenta burocrazia del suo paese spostandosi a produrre a tre chilometri da casa (Gornja Radgona) in Austria.  Dal 2013 Bevog ha visto una crescita costante che lo ha portato nel 2016 a produrre circa 7000 ettolitri con il suo impianto da 15 hl.  Negli ultimi mesi il birrificio è stato molto impegnato a rinfrescare il proprio internet e a suddividere la propria gamma produttiva tra birre prodotte tutto l’anno, birre occasionali, stagionali e “prototipali” racchiuse sotto la Who Cares Editions e  invecchiamenti in botte, questi ultimi raggruppati nella categoria “Paper Bag”, in quanto le bottiglie sono incartate. Le birre prodotte  tutto l’anno è rappresentata da tante strane creature o mostri dai nomi singolari:  Tak, Ond, Kramah, Baja, Deetz e Rudeen. Inutile chiedersi il significato di questi nomi, che secondo quanto dichiara Golar non significano assolutamente nulla ma corrispondono a quelli che avevo dato alle proprie birre nel corso degli esperimenti casalinghi; le strane creature rappresentate in etichetta, a metà strada tra mitologico, fantastico ed fumetto sono realizzate dall’artista croato Filip Burburan, ispirato da alcuni scritti del nonno di  Golar, un poeta/scrittore abbastanza conosciuto a Gornja Radgona. 
Dopo la natalizia Brown Snowball Coconut Porter e la Baja Oatmeal Stout è il momento di stappare un’altra birra scura di Bevog: una robusta porter affumicata che viene prodotta con un mix di luppoli sloveni e americani.

La birra.
L’aspetto è invitante, il bicchiere si tinge di nero sul quale si forma una bella testa di schiuma cremosa e compatta, dalla buona persistenza. L’affumicato entra subito in gioco dominando l’aroma con i suoi profumi piuttosto grassi che ricordano quelli della carne, con qualche sconfinamento meno gradevole nella gomma bruciata: in sottofondo un po’ di caffelatte e frutti di bosco. Anche in bocca c’è qualcosa da sistemare, a partire dalla sensazione palatale non particolarmente morbida e un po’ spigolosa, nonostante la carbonazione non sia particolarmente elevata: il corpo è medio, ma in alcuni passaggi la birra sempre un po' slegata. Al gusto l’affumicato è molto meno dominante e la bevuta viene guidata da tostature vigorose ma ruvide, caramello brunito e caffè; l'alcool è ben nascosto, nel finale l'affumicato si fa più presente e accompagna un amaro piuttosto energico composto da tostature, fondi di caffè e note terrose. L'intensità è davvero notevole ma in quanto a pulizia ed eleganza ci sono ampi margini di miglioramento in questa smoked porter di Bevog, soprattuto per quel che riguarda tostature e affumicato: il risultato è solo discreto e non al livello di altre produzioni del birrificio austriaco.

Formato: 33 cl., alc. 6.3%, IBU 43, scad. 10/11/2017, prezzo indicative 3.50-4.50 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 2 maggio 2017

Bevog Baja Oatmeal Stout

E’ sempre un piacere ospitare Bevog, birrificio in territorio austriaco (Bad Radkersburg) ma guidato dallo sloveno Vasja Golar che ha bypassato la lenta burocrazia del suo paese spostandosi a produrre a tre chilometri da casa (Gornja Radgona) in Austria.  Dal 2013 Bevog ha visto una crescita costante che lo ha portato nel 2016 a produrre circa 7000 ettolitri con il suo impianto da 15 hl. 
Negli ultimi mesi il birrificio ha fatto un restyling del proprio sito  per rendere più chiaro il modo in cui è suddivisa la gamma produttiva: la Monster Line comprende le birre disponibili tutto l’anno, ovvero Tak, Ond, Kramah, Baja, Deetz e Rudeen. Inutile chiedersi il significato di questi nomi, che secondo quanto dichiara Golar non significano assolutamente nulla ma corrispondono a quelli che avevo dato alle proprie birre nel corso degli esperimenti casalinghi; le etichette propongono invece delle strane creature a metà strada tra il mitologico, il fantastico ed il fumetto e sono realizzate dall’artista croato Filip Burburan, ispirato da alcuni scritti del nonno di  Golar, un poeta/scrittore abbastanza conosciuto a Gornja Radgona. 
Sotto l’ombrello della Who Cares Editions rientrano invece le birre che vengono realizzate di tanto in tanto: possono essere prodotti stagionali o prototipali, questi ultimi con lo scopo di valutare il feedback dei clienti e decidere se tornarli a riproporre in futuro.  I (pochi, fin’ora) invecchiamenti in botte sono invece stati raggruppati nella gamma Paper Bag, in quanto le bottiglie sono incartate. 
Alcune birre della Monster Line sono anche disponibili presso la Grande Distribuzione austriaca ma, devo purtroppo ammettere, le lattine che mi sono capitate tra le mani non erano certamente un elogio alla freschezza.

La birra.
E’ per ancora disponibile solo in bottiglia la Otameal Stout chiamata Baja, ovvero prodotta con una percentuale d’avena. Nera e impenetrabile alla luce, genera una bella testa di schiuma cremosa e compatta, dall’ottima persistenza. L’aroma predilige la semplicità e lo fa con grande pulizia ed anche eleganza: orzo tostato, pane tostato e caffè si dividono il palcoscenico, lasciando al naso il divertimento di scorgere in secondo piano accenni di cuoio, pelle, tabacco. Poche bollicine, corpo medio, una leggera carezza al palato grazie all’utilizzo di avena: quella di Bevog è una stout pulita e piuttosto bilanciata che scorre senza intoppi rivelando un’ottima intensità fatta di orzo tostato e caffè, qualche accenno di liquirizia e cioccolato, ben bilanciati dal dolce del caramello e da una lieve acidità donata dai malti scuri. Nel finale s’intensifica un po’ l’amaro del caffè e delle tostature a completare una stout davvero ben fatta e pulita, semplice ed essenziale, intensa e facile da bere al tempi stesso. Per essere soddisfatti a volte basta davvero poco e questo ne è un esempio. 
Nel dettaglio: formato 33 cl., alc. 5.8%, IBU 29, scad. 13/09/2017, prezzo indicativo 4.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 24 dicembre 2016

Bevog Who Cares Editions Brown Snowball Coconut Porter

La sesta birra di Natale 2016 ci porta all'estremità sud-orientale dell'Austria da Bevog, birrificio transitato sul blog già quattro volte, l'ultima delle quali pochi giorni fa
Il birrificio guidato dallo sloveno Vasja Golar non produce una classica birra natalizia ma quest'anno ha due proposte valide per tutta la stagione invernale. Entrambe le birre vengono vendute nell'ambito della Who Cares Editions, ovvero una serie di birre occasionali e/o prototipali con le quali si cerca di capire il feedback da parte di chi le beve, al fine di valutarne l'entrata in produzione stabile: il luppolo (session IPA, IPA e Double IPA) è di solito il protagonista di queste ricette ma per i mesi più freddi dell'anno il birrificio ha realizzato due "diverse palle di neve". Una gialla, chiamata Yellow Snowball Hopped Up Tripel, a quanto pare nata per "errore": un ceppo di lievito belga finì all'interno di una ricetta di una Double IPA invernale. Il risultato fu ugualmente soddisfacente e la birra messa in commercio: a voi scegliere se chiamarla Belgian Double IPA o Tripel luppolata. La seconda proposta è una robusta Porter al cocco, evoluzione di una ricetta casalinga di Vasja Golar: "volevo da tempo replicare quella birra che avevo fatto nel mio garage; ma il cocco non è facile da gestire e ho dovuto prima trovare le soluzioni tecniche per riuscire ad utilizzarlo in birrificio".

La birra.
In tutte le Who Cares Editions il protagonista dell'etichetta è un personaggio che ricorda molto il Jack Skeletron (Skellington) di Nightmare Before Christmas: in questo caso lo scheletro è alle prese con un pupazzo di neve e con un irriverente cane che deposita i suoi bisogni  "solidi/marroni" sulla neve. Nell'etichetta della tripel lo stesso cane si limita invece a fare pipì, coerentemente con il colore della birra.
Non è nera ma quasi, e forma nel bicchiere un modesto cappello di schiuma nocciola, cremosa e compatta, dalla discreta persistenza. Il benvenuto al naso lo danno caffè ed orzo tostato, mettendo in secondo piano il cioccolato al latte ed il cocco; un contesto pulito ed elegante che prende le sembianze di una sorta di torta di cioccolato al caffè. Al palato la scorrevolezza viene privilegiata rispetto alla morbidezza: corpo medio, poche bollicine, consistenza leggermente oleosa. La bevuta è così molto agevole nonostante la robusta (8.1%) gradazione alcolica. Un velo di dolce di caramello e di liquirizia in sottofondo costituisce il supporto necessario ad un profilo che vira deciso e intenso sul torrefatto e sul caffè. Il cocco è davvero leggero, la suggestione di sapere che c'è fa la sua parte, mentre il finale viene snellito dall'acidità dei malti scuri; si chiude con un lungo e delicato warming etilico che abbraccia le ricche tostature, il caffè e il cioccolato amaro. Più elegante al naso ma più intensa in bocca, la "palla di neve marrone" di Bevog regala una bevuta facile e soddisfacente, sia che  vi capiti tra le mani in inverno che in qualsiasi altra delle stagioni dell'anno.
Formato: 33 cl., alc. 8.1%, scad. 25/11/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 16 dicembre 2016

Bevog Rudeen Black IPA

Rieccoci a parlare di Bevog, birrificio in territorio austriaco (Bad Radkersburg) ma guidato dallo sloveno Vasja Golar che ha bypassato la lenta burocrazia del suo paese spostandosi a produrre a tre chilometri da casa  (Gornja Radgona) in Austria.  Dal 2013 Bevog ha visto una crescita costante che lo ha portato nel 2016 a produrre circa 7000 ettolitri con il suo impianto da 15 Hl. Occupato nell’impresa di famiglia nel campo dell’optoelettronica, Vasja venne illuminato “sulla via della birra” durante un viaggio di lavoro in Belgio: al ritorno, i primi esperimenti con l’homebrewing si trasformarono prima in un hobby quasi ossessivo e poi in un corso di formazione al VLB. 
I nomi delle birre (Baja, Deetz, Kramah, Ond, Tak..) secondo quanto dichiara Golar non significano assolutamente nulla ma corrispondono a quelli che avevo dato alle proprie birre nel corso degli esperimenti casalinghi.  Le etichette propongono invece delle strane creature a metà strada tra il mitologico, il fantastico ed il fumetto e sono realizzate dall’artista croato Filip Burburan, ispirato da alcuni scritti del nonno di  Golar, un poeta/scrittore abbastanza conosciuto a Gornja Radgona.
Doppio le ottime IPA realizzate nell'ambito della Who Cares Editions (Lumberjack IPA e Freezbee Beer Session IPA) vediamo il birrificio austro-sloveno alla prova con un'altra birra molto luppolata. 

La birra.
Inutile domandarsi che cosa significhi Rudeen e chi sia la mostruosa creatura-albero raffigurata in etichetta; meglio concentrarsi sulla sostanza, ovvero una robusta Black IPA (7.4%) che non è poi esattamente “black”. Il suo colore è un mogano scuro con riflessi rossastri; forma un buon cappello di schiuma beige, cremosa e compatta, molto persistente.
L'aroma è pulito ma non particolarmente intenso; il pompelmo viaggia al fianco di note terrose e torrefatte, guadagnandosi il minimo sindacale. Fortunatamente l'asticella si alza subito al palato: birra morbida, dal corpo medio e delicatamente carbonata che apre la danza con un solida base maltata nella quale convivono il dolce del caramello e le tostature; il fruttato è quello del pompelmo, in piccole dosi, con la bevuta rapida a prendere l'intensa strada dell'amaro terroso, leggermente torrefatto e soprattutto resinoso. L'orzo tostato e persino qualche suggestione di cioccolato impreziosiscono una birra nella quale l'alcool (7.4%) riscalda il giusto facendosi più presente nel retrogusto andandosi perfettamente a sposare con le pungenti note amare della resina.  Una Black IPA con pochi fronzoli e tanta sostanza, pulita, solida, ben fatta; un po' carente il naso, pronto riscatto in bocca dove mi sembra riuscito l'intento dichiarato del birraio, ovvero di abbracciare contemporaneamente tre (o due) categorie stilistiche: IPA, porter, stout.
Formato: 33 cl., alc. 7.4%, IBU 67, scad. 31/08/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 9 novembre 2016

Bevog Who Cares Editions Freezbee Beer Vol. 3 Session IPA

Nuovo incontro con il birrificio austriaco Bevog e nuovo incontro con la sua serie “sperimentale” chiamata Who Cares Editions. Per riassumere, Bevog si trova in Austria ma "batte" bandiera slovena; stanco delle lungaggini burocratiche della madrepatria, il fondatore Vasja Golar ha attraversato il fiume Mura per lasciare la nativa Gornja Radgona e fondare il proprio birrificio in territorio austriaco a  Bad Radkersburg, a soli tre chilometri da casa. 
Bevog è stato aperto nel 2013 e nel 2014 il popolo di Ratebeer lo ha eletto tra i tre nuovi migliori birrifici al mondo confermandolo anche per il 2015 come miglior birrificio austriaco.  Il 2016 ha visto il debutto delle lattine. Tornando alla serie Who Cares Editions, si tratta di birre occasionali e/o prototipali con le quali si cerca di capire il feedback da parte di chi le beve, al fine di valutarne l'entrata in produzione stabile: il luppolo (session IPA, IPA e Double IPA) è spesso il protagonista  delle ricette. Tra queste mi era già capitata d’assaggiare qualche mese fa la Lumberjack, una IPA ben fatta e molto gradevole. Replichiamo oggi con una lattina di Freezbee Beer, una Session IPA nata lo scorso giugno 2016 come birra estiva e rapidamente entrata (se siete amanti del beer-rating) nella top 50 delle migliori Session IPA secondo Ratebeer, sito che contempla ufficialmente questa categoria: “beers marketed for their hop-dominant flavor profiles at “sessionable" levels of alcohol. While this is typically 3.2-4.6% ABV, a few have stretched the definition”. 
Arriva in una lattina etichettata come tutte le Who Cares Editions, con un personaggio che ricorda molto, troppo da vicino il Jack Skeletron (Skellington) di Nightmare Before Christmas: chissà se "who cares" è anche quello che pensano i possessori dei vari copyright dei personaggi del film prodotto da Tim Burton.

La birra
Estiva nelle intenzioni e nel colore, si presenta di un brillante dorato leggermente velato e sormontato da una compatta e cremosa testa di schiuma bianca che quasi sembra non volersene andare dal bicchiere. Naso intenso,  molto fresco e fragrante, pulitissimo; una macedonia di frutta appena tagliata che include ananas, cedro, limone, mandarino, arancia e pompelmo; è davvero difficile non portare subito le labbra al bicchiere. Il gusto mantiene le ottime premesse dell'aroma, regalando un'intensità davvero notevole per una session beer.  I malti sono lievi (crackers) e non sottraggono spazio alla festa del luppolo: un tappetino dolce di frutta tropicale (ananas, mango) sostiene il carattere agrumato di una birra che, ruffiana quanto basta, dispensa pompelmo, cedro, lime e limone senza sosta. L'intensità del finale amaro, tale da non stancare mai le papille gustative e mantenere elevato il ritmo di bevuta, si sviluppa tra note erbacee e di scorza d'agrume, pur non disdegnando qualche intermezzo terroso. Ne deriva una IPA secchissima, estremamente dissetante e rinfrescante, perfetta nel suo corpo leggero e nella sua scorrevolezza: pochi sorsi, il bicchiere è già finito e tu ne vorresti aprire almeno un altro paio di lattine. Davvero impressionante questa Freezbee Beer di Bevog: pulitissima e profumata, ruffiana, fruttata/succosa, "moderna": difficile resistere quando hai l'estate nel bicchiere. Birra molto riuscita, una delle migliori session beer del 2016: comprare subito. 
Formato: 33 cl., alc. 4.4%, scad. 26/05/2017, prezzo indicativo 3.50/4.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 1 luglio 2016

Bevog Who Cares Editions Lumberjack IPA

Secondo appuntamento con il birrificio austriaco Bevog, incontrato un po' di tempo fa con la koelsch luppolata chiamata Deetz. Bevog si trova in Austria ma "batte" bandiera slovena; stanco delle lungaggini burocratiche della madrepatria, il fondatore Vasja Golar ha attraversato il fiume Mura per lasciare la nativa Gornja Radgona e fondare il proprio birrificio in territorio austriaco a  Bad Radkersburg, a soli tre chilometri da casa. Bevog è stato fondato nel 2013 e nel 2014 il popolo di Ratebeer lo ha eletto tra i tre nuovi migliori birrifici al mondo confermandolo anche per il 2015 come miglior birrificio austriaco. 
Da qualche mese Bevog ha affiancato alle bottiglie anche le lattine; in questo formato che va ora tanto di moda è disponibile anche la linea sperimentale chiamata "Who Cares  Editions". Da quanto ho capito si tratterebbe di qualcosa simile ai prototipi di BrewDog: produzioni occasionali con le quali viene poi richiesto il feedback dei bevitori al fine di valutarne l'entrata in produzione stabile. Sono già una dozzina le birre realizzate, incluse quattro single-hop IPA con luppoli sperimentali, IPA, Double IPA, una paio di Session IPA, una Smoked Pils e un paio di Stout.

La birra.
Debutta come esperimento nel 2015 "la IPA del taglialegna", Lumberjack IPA, ed è poi stata replicata in lattina anche quest'anno: non sono stati rivelati i luppoli utilizzati. Sulla lattina è stata poi applicata l'etichetta, un'ottima opzione per chi le colleziona.
Il suo colore ricorda quello delle IPA West Coast: tra il dorato e l'arancio, velato ma brillante e luminoso, con un bel cappello di schiuma bianca, fine e cremosa, dall'ottima persistenza. L'aroma risulta ancora abbastanza fresco e regala un bouquet elegante nel quale trovano posto pompelmo, ananas e mango, con aghi di pino in secondo piano; la pulizia è buona, anche se non è il cocktail di frutta più accattivante che mi sia mai capitato d'annusare. Decisamente più convincente il gusto, nel quale l'abbondante luppolatura è sorretta da una base maltata leggermente biscottata a supporto di un ricco fruttato che richiama di nuovo il mango, l'ananas e il pompelmo; l'amaro sale progressivamente di livello sino a divenire assoluto protagonista del finale, con pungenti note resinose ed una lieve speziatura. Bene la sensazione palatale, morbida e con poche bollicine, con l'alcool (6%) molto ben nascosto a consentire una notevole facilità di bevuta: una IPA davvero gradevole e molto ben fatta, secca e pulita, che si congeda con un lungo retrogusto amaro, intenso quanto basta da non saturare mai il palato e mantenere un ritmo di bevuta piuttosto elevato.
Formato: 33 cl., alc. 6.03%, scad. 15/01/2017, 4.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 27 gennaio 2015

Bevog Deetz Kölsch

Anche l’Austria  - come quasi tutti i paesi europei – sta vedendo la nascita di alcuni microbirrifici che cercano di proporre qualcosa di alternativo alla tradizione ed ai prodotti industriali; che poi quel “qualcosa” coincida quasi sempre con la produzione di birre ispirate dagli Stati Uniti, IPA e APA, è un altro discorso. I primi microbirrifici austriaci che ho avuto modo di assaggiare (Gusswerk e BierZauberei) non sono in verità stati particolarmente interessanti. 
Ma nel caso del birrificio odierno, la Brauhaus Bevog, l’Austria è stato solo un fine per raggiungere lo scopo. Bevog è infatti Vasja Golar, volenteroso ex-homebrewer residente a Gornja Radgona, cittadina slovena separata dall’Austria solamente dalle rive del fiume Mura sul quale si affaccia. Vasja vuole aprirci un birrificio/brewpub, ma la burocrazia slovena non fa altro che mettergli davanti ostacoli e rallentare l’esecuzione del progetto. Per caso qualche italiano ci si ritrova in questa situazione ? 
Stanco di aspettare, attraversa il fiume e nel giro di poche settimane ottiene dall’Austria tutte le autorizzazioni necessarie per aprire a Bad Radkersburg, in Stiria, a tre chilometri da casa. Le operazioni partono ad inizio 2013 in un bell’edificio nella zona commerciale del Gewerbepark, dove potete anche mangiare; a  gennaio 2014 Ratebeer nomina già Bevog come terzo miglior nuovo birrificio al mondo, dietro a Arizona Wilderness e Siren,  quest’ultima arrivata anche in Italia. Al tempo stesso la Bevog Ond Smoked Porter  viene proclamata la miglior birra austriaca prodotta nel 2013. 
Ignorando la tradizione tedesca, l’impianto da 15 hl di Bevog non produce Marzen, Lager o Pils ma  e IPA e derivati (DIPA, BIPA), Oatmeal Stout, Brown Ale, perfezionando le ricette che Vasja aveva un tempo elaborato come homebrewer. A giugno dello scorso anno Bevog ha raddoppiato, con l’apertura di un Ristopub  (Pivohram Golar) sulla sponda slovena del fiume a Gornja Radgona dove – coerentemente con la filosofia produttiva del birrificio – non potrete mangiare la classica Schniztel (cotoletta) ma qualcosa di più moderno. 
Vasja dichiara che i nomi scelti per la birre (Baja, Deetz, Kramah, Ond, Tak..) non significano assolutamente nulla e sono solamente quelli che aveva dato alle produzioni casalinghe; le etichette propongono invece delle strane creature a metà strada tra il mitologico ed il fantastico ispirate agli scritti del nonno, un poeta/scrittore abbastanza conosciuto a Gornja Radgona.   
Importate anche in Italia, tra le produzioni Bevog, la Deetz è forse l’unica birra che mantiene ancora un legame con la tradizione tedesca. Si tratta infatti di una Kölsch generosamente luppolata anche se, visto che siamo a ben più di cinquanta chilometri da Colonia, il nome Kölsch non potrebbe essere utilizzato. 
Quasi limpida e dorata, forma una discreta testa di schiuma bianca, fine e cremosa, dalla buona persistenza. Mi si scuserà il mancato utilizzo del classico bicchiere a cilindretto nel quale andrebbero servite le Kölsch, ma la sua forma non è esattamente l’ideale per esaltare l’aroma di una birra. Il naso è gradevole, elegante e molto pulito, anche se non particolarmente intenso: sentori di fiori gialli, miele, lieve presenza di mandarino e arancio, ancora più lievi richiami erbacei. All’insegna della delicatezza e della finezza è anche la prima parte della bevuta, con pane e crackers, un tocco di miele e di agrumi; il “problema” di questa birra è annunciato nel suo nome, in quell’ “hoppy Kölsch” che in questo caso sta a significare un piede che pesta con decisione sul pedale dell’amaro, con un finale abbastanza sgraziato con note erbacee, pepate e leggermente zesty. Fino a quel punto, in bocca c’era un bell’equilibrio tra tutte le varie componenti che davano forma ad una birra leggera e scorrevole, mediamente carbonata; le cose ovviamente peggiorano man mano che la birra si scalda. 
Finale a parte, la Deetz di Bevog è comunque una birra godibile e ben fatta, dissetante e rinfrescante:  se la trovate bevetela fresca (parlo della temperatura) per limitarne un po’ la deriva amara. Compito abbastanza facile, visto che è una birra che non ci mette molto a sparire dal bicchiere. 
Formato: 33 cl., alc. 4.8%, IBU 27, scad. 03/06/2015, pagata 2.30 Euro (beershop, Germania).  

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.