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mercoledì 5 giugno 2019

North Brewing Co DDH Transmission IPA

Del birrificio di Leeds North Brewing Co. vi avevo già parlato qualche tempo fa. Si tratta di un progetto collegato al North Bar, primo locale a servire birra artigianale a Leeds facendosi poi conoscere in tutta l’Inghilterra: è al North che si sono spillati i primi fusti  arrivati in Inghilterra di Sierra Nevada e Brooklyn Brewery. I fondatori John Gyngell e Christian Townsley erano a quel tempo due studenti universitari stanchi di non trovare nulla di buono da bere nella loro città. Nel 1997 riuscirono a racimolare le risorse economiche necessarie per aprire un piccolo bar nella periferia a nord di Leeds: nel decennio successivo inaugurarono altre sette filiali. Il successo non fu però immediato: ci mettevamo a sedere davanti alla finestra del bar per far credere a chi passava di lì che era pieno di gente”! Belgio e Germania furono le nazioni maggiormente rappresentate prima dell’arrivo della birra artigianale americana e, poco dopo di quella inglese, soprattutto BrewDog e Magic Rock.  
L’apertura di nuovi locali ha fatto slittare di un decennio l’idea di aprire anche un birrificio: “eravamo coinvolti a pieno nel business della craft beer ma non avevamo le conoscenze necessarie per produrla”.  Seb Brink era un insegnante di musica nelle scuole di Leeds, un cliente affezionato del bar North ed anche titolare di una beerfirm chiamata Golden Owl:  fu lui il birraio scelto a guidare l’impianto da 17 ettolitri entrato in funzione nel 2015. Ad aiutarlo arrivò Darius Darwel, proveniente dalla Bristol Beer Factory. 
“Volevamo iniziare con una Brown Ale – ricorda Townsley – per rispettare la tradizione del nord-est inglese e perché è uno stile che adoro. Ma abbiamo sempre fatto fatica a venderle nei nostri bar:  essendo costantemente a contatto con i clienti sapevamo benissimo quello che la gente voleva bere”.   North Brewing debutta quindi con la Transmission IPA, una West Coast che strizza un po’ l’occhio alla costa orientale: “nel 2015 avevo solo sentito parlare di New England sui blog degli homebrewers. In quel periodo la maggior parte delle IPA fatte in Inghilterra erano troppo amare, era in corso la battaglia delle IBU senza prestare molta attenzione al profilo aromatico. Così decidemmo di fare una IPA che fosse un po’ influenzata da quello che leggevo sui blog americani”. 
“Birre succose con quintali di luppolo" è l'obiettivo dichiarato di North Brewing che cavalca quelle che sono le ultime tendenze del mercato. O, per dirla con un aggettivo inquietante, birre “Instagrammabili”.  Le novità annunciate in aprile non lasciano dubbi in proposito: Triple Fruited, una torbida Gose con lamponi e guava prodotta in collaborazione con Browar Stu Mostow; Sour IPA con mirtilli e pesche in collaborazione con gli inglesi di Boxcar;  North X Jakobsland, una Double NEIPA con gli spagnoli di Jakobsland che utilizza lattosio e avena.

La birra.
Ad inizio aprile vengono annunciate anche due nuove versioni di Transmission, la IPA della casa.  Mentre la “Tall Boys” è la stessa birra ma nel più ampio e modaiolo formato da 44 centilitri, la DDH Transmission introduce l’altrettanto modaiolo processo del Double Dry Hopping. La birra debutta in contemporanea alla taproom di North e all’Hop City Festival di Leeds. Vediamola.
Visivamente ricorda un torbido succo d'arancia, la schiuma fa quel che può: scomposta, un po' grossolana, poco persistente. L'aroma però è davvero notevole: oltre alla componente juicy ci sono pulizia ed eleganza. Mango, ananas, mandarino, cedro, melone bianco, passion fruit compongono uno spettro ampio e abbastanza intenso. Al palato paga un po' il prezzo della modernità: è morbida ma un po' chewy ed ingombrante, scorrendo con ritmo compassato. Le ottime premesse trovano seguito al palato con un gusto altrettanto succoso ma non privo di eleganza. Il dolce del tropicale sfuma progressivamente nell'amaro del pompelmo che viene poi rafforzata da note pungenti note resinose. Il finale è molto secco, l'alcool (6.9%) è quasi inesistente e il risultato è per me assolutamente convincente. Pochi spigoli, pulizia, intensità ed equilibrio: il carattere fruttato è dominante ma non sconfina in inutili eccessi che spesso provocano più dolori che gioie. Un bell'incontro tra le due coste americane, realizzato con intelligenza e buona mano: zero hype, tanta sostanza e un bel passo in avanti rispetto alla Transmission che avevo assaggiato un paio di anni fa.
Formato 44 cl., alc. 6.9%, imbott. 11/04/2019, scad. 11/10/2019, prezzo indicative 7.00-8.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 18 aprile 2018

North Brewing Co / Track / Wylam LDS MCR NCL

A forza di sfornare nuove birre diventerà un problema anche inventarsi un nome che non sia già stato usato da qualche altro birrificio; le azioni legali o le minacce di azioni non sono poi così improbabili. Non è particolarmente attraente ed è anche abbastanza difficile da pronunciare/ricordare quello scelto dai birrifici inglesi North, Track e Wylam: LDS MCR NCL. 
In questa sequenza di acronimi c’è ovviamente un significato: si tratta delle città d’origine. LDS è Leeds,  dove ha sede North Brewing, “costola” della North Bar uno dei precursori della craft beer nella città gallese; il birrificio è stato aggiunto nel 2015 ed è attualmente guidato dai birrai  birrai Seb Brink (ex Golden Owl Brewery) e Darius Darwel (ex Bristol Beer Factory). Li avevamo conosciuti in questa occasione. MCR sta per Manchester: qui si trova Track Brewing,  birrificio fondato alla fine del 2014 da Sam Dyson oggi aiutato dal birraio Matt Dutton. Qui la sua storia. NCK è acronimo di Newcastle, casa di  Wylam Brewery, microbirrificio attivo dal 2000 ma passato alle cronache solo dal 2016 quando grazie ad un sostanzioso investimento da parte di nuovi soci ha traslocato dall’omonimo villaggio di campagna a Newcastle, ristrutturando lo storico Palace of Arts dell’Exhibition Park. Di loro avevo scritto qui.  
Tutti e tre i birrifici hanno un denominatore comune: l’amore per il luppolo e soprattutto per le birre che vanno tanto di moda oggi:  le New England IPA, Juicy &  Hazy, torbidi succhi di frutta.  Dalla loro collaborazione non poteva quindi nascere altro che una Double NEIPA: i luppoli utilizzati non sono tuttavia stati svelati. La birra è stata poi presentata il 01 febbraio in contemporanea nelle tre città: alla Little Leeds Beer House, alla Port Street Beer House di Manchester e al  Block & Bottle di Newcastle.

La birra.
L’impronunciabile LDS MCR NCL si presenta perfettamente torbida e di un color arancio che ricorda quello di un succo di frutta; la schiuma biancastra è cremosa e compatta, con un’ottima persistenza. Il naso è fresco, molto intenso, quasi sfacciato: si parte dall’ananas che poi rapidamente si fa da parte per lasciare spazio a pompelmo e cedro, limone e lime, passion fruit e forse anche mango. L’eleganza non è la sua caratteristica principale ma la macedonia è senz’altro gradevole. Lo stesso si può dire anche del gusto: è una Double IPA modaiola che s’avvicina al succo di frutta. Non cercate in lei livelli eccelsi di pulizia e finezza perché non li troverete: verrete invece ricompensati con una spremuta di mango, ananas e pesca. Il mouthfeel è morbido, leggermente “masticabile” (chewy) il che costringe a rallentare un po’ il ritmo di bevuta; il tallone d’Achille di questa lattina è però l’alcool (8.7%) che esce troppo allo scoperto, non fa sconti e rallenta ulteriormente lo scorrimento. Un amaro  (resina e pompelmo)  abbastanza intenso ma di breve durata chiude una bevuta molto gradevole, abbastanza secca ma un po' troppo impegnativa, soprattutto a causa dell’alcool. Peccato, perché poteva essere una birra davvero notevole nel suo genere, quasi al pari di questa.
Formato 33 cl., alc. 8.7%, lotto 25/01/2018, scad. 25/07/2018

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 2 novembre 2017

North Brewing Co.: Transmission IPA, Paria IPA & Citrus Pale Ale


Di North Brewing Company vi avevo brevemente accennato qualche tempo fa in occasione della Double IPA realizzata assieme agli olandesi di Uiltje. Il birrificio inglese è una costola dalla North Bar, uno dei precursori della craft beer a Leeds, soprattutto per quel che riguarda le birre americane: dal 1997 il locale aperto da John Gyngell e Christian Townsley, al quale si sono poi aggiunte sette filiali, attira e soddisfa numerosi appassionati birrofili. Aprire un birrificio è un progetto che Gyngell e Townsley hanno accarezzato per quasi dieci anni, riuscendolo a concretizzare solamente nel 2015 con la messa in funzione di un impianto da 17 ettolitri guidato dai birrai Seb Brink (ex Golden Owl Brewery) e Darius Darwel, provieniente dalla Bristol Beer Factory. Il birrificio è anche dotato di una capiente taproom che può ospitare duecento persone a sedere e ha di recente annunciato l'arrivo di nuovi fermentatori che consentiranno di raddoppiare la capacità produttiva. "Fare birre succose con quintali di luppolo" è l'obiettivo dichiarato di North Brewing che, come vedremo, produce birre torbide cavalcando le "ultime tendenze".

Le birre.
Partiamo dalla IPA della casa, chiamata Transmission (6.9%) e definita dal birrificio una classica West Coast IPA: non vengono dichiarati i luppoli utilizzati. Il suo colore è un arancio piuttosto carico ed opalescente sul quale si forma una schiuma  biancastra abbastanza compatta e cremosa. Gli agrumi, sopratutto arancia e pompelmo, sono i protagonisti un aroma che viene arricchito di mango, ananas e qualche nota dank: il bouquet è fresco e di ottima intensità, la pulizia è buona anche se ci sarebbero margini di miglioramento. La sensazione palatale ha invece molto poco della West Coast e mi sembra aspirare al chewy: a livello tattile non è ingombrante ma è sicuramente molto più pesante di una classica IPA californiana. Un velo biscottato in sottofondo è l'unica percezione maltata che si ha in una birra che si spinge subito in territorio fruttato, ribaltando le proporzioni rispetto al naso: molta più frutta tropicale rispetto agli agrumi: si finisce con un amaro resinoso, un po' dank, che gratta leggermente la gola. E' un dettaglio trascurabile, ma c'è. Alcool molto ben controllato in una IPA semplice ma solida e intensa, molto fruttata: il livello è sicuramente molto buono ed un ulteriore salto di qualità si potrebbe fare migliorando pulizia ed eleganza, magari sacrificando un po' l'haze (il torbido) in favore di una maggiore precisione esecutiva. 

Non è molto diverso il canovaccio della Paria IPA, una delle ultime produzione di North (settembre 2017): è nata in collaborazione con l'omonimo marchio di abbigliamento per ciclisti. Nonostante sia definita una "old school traditional IPA" non aspettatevi nulla d'inglese nel bicchiere e neppure un'American IPA di vecchio stampo: anche qua si viaggia nel juicy. Simcoe ed Amarillo i luppoli prescelti per farlo. 
Il bicchiere si colora di un arancio piuttosto torbido con qualche sfumatura dorata: la schiuma è bianca, abbastanza compatta ed ha un'ottima persistenza. Al naso tanta frutta, equamente divisa tra agrumi (arancia, pompelmo) e tropicale (mango, ananas): c'è anche qualche nota di resina e aghi di pino. Intensità e freschezza ci sono, l'eleganza è migliorabile. Il gusto ricalca in toto l'aroma, riproponendo pregi e difetti in una bevuta ricca di frutta tropicale e un po' di agrumi dal finale amaro resinoso piuttosto pulito, senza il tanto temuto "grattino/effetto pellet". L'alcool si mostra per quanto dichiarato (6%), l'amaro è intenso e pungente ma il ruttino è tropicale: non ci sono grosse differenze con la Transmission e il livello è altrettanto elevato. Anche in questo caso una maggior finezza le gioverebbe sicuramente.

Chiudiamo con la Citrus Pale Ale, frutto della collaborazione tra North Brewing e Verdant, birrificio della Cornovaglia attualmente sul radar di tutti i beergeeks inglesi: il motivo principale dell'hype è sempre quello, il fattore "juicy". Lo scorso settembre è stata messa in commercio quest'American Pale Ale (5.5%) prodotta con avena e scorza d'arancia: nel bicchiere si presenta di un arancio quasi fangoso, torbido, sul quale riesce tuttavia a formarsi una testa di schiuma biancastra abbastanza compatta. Arancia e mandarino sono i protagonisti di un aroma semplice ma intenso nel quale l'eleganza latita: in sottofondo qualche nota di mango e di "verde", vegetale, pellet. Il mouthfeel è piuttosto gradevole e morbido, con qualche velleità cremosa conferitagli dall'avena che porta chi ha il bicchiere in mano a sorseggiare piuttosto che a "trangugiare". Il gusto è perfettamente coerente con l'aroma, riproponendo con intensità davvero notevole arancia e pompelmo supportati da un tocco di mango. L'amaro è piuttosto corto e quasi delicato, un tocco di resina che abbraccia la scorza d'arancia: il risultato è un gradevole e rinfrescante succo di frutta, un po' sgraziato in alcuni passaggi, ma molto ricco ed intenso, sicuramente soddisfacente se è quello che desiderate bere.
Nel dettaglio:
Transmission IPA, 33 cl., alc. 6.9%, scad. 24/01/2018, prezzo indicativo 5.00 euro (beershop)
Paria IPA. 33 cl., alc. 6%, scad. 04/03/2018, prezzo indicativo 5.00 euro (beershop)
Citrus Pale Ale, 33 cl., alc. 5,5%, scad. 04/03/2018, prezzo indicativo 5.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 13 settembre 2017

North Brewing Co / Uiltje Double IPA

Una birra collaborativa è l’occasione per vedere debuttare sul blog due birrifici, uno inglese e l’altro olandese. Parliamo di North Brewing Co., fondata a Leeds nel 2015 da John Gyngell e Christian Townsley come costola della North Bar, una serie di locali (attualmente ce ne sono sette) che sono stati tra i primi ad offrire ai propri clienti craft beer a Leeds e dintorni. A gestire il birrificio sono stati chiamati i birrai  Seb Brink (ex Golden Owl Brewery) e Darius Darwel, provieniente dalla Bristol Beer Factory. Nel primo anno di vita North ha prodotto ventuno birre collaborando anche con BrewDog, Dry & Bitter, Lervig, Magic Rock e Northern Monk; lo scorso gennaio il popolo di Ratebeer lo ha votato come miglior nuovo birrificio dello Yorkshire del 2016. 
Ad Haarlem, nei Paesi Bassi, si trova invece Het Ultje, birrificio aperto nel 2013 da Robbert Uyleman: il nome significa “piccolo gufo”, più o meno lo stesso significato del cognome di Robbert. A settembre 2016 il birrificio ha traslocato ampliando la propria capacità produttiva (impianto da 40 ettolitri) e inaugurando una taproom con dodici spine aperta dal giovedì alla domenica; in centro ad Haarlem c’è invece l’Uiltje Bar, aperto a febbraio 2015 assieme al socio Tjebbe Kuijper: 30 spine e un centinaio di bottiglie vi aspettano tutti i giorni della settimana dal primo pomeriggio sino a notte inoltrata. Uyleman, ex-homebrewer poi divenuto professionista, ha oggi affidato l’esecuzione delle sue ricette al birraio Roel Wagemans.

La birra.
A maggio 2017 North Coast e Het Uiltje si ritrovano a Leeds la scorsa primavera per realizzare assieme una Double IPA che vuole seguire la moda delle New England IPA: per fare ciò viene utilizzata “un’irresponsabile” quantità di luppoli Mosaic, Citra, Simcoe e Chinook.
Il suo aspetto è torbido, di color arancio, con un buon cappello di schiuma cremosa e abbastanza compatta, dalla discreta persistenza. Non so se siano stati prodotti ulteriori lotti dopo quello dello scorso maggio o se si tratti di una lattina con tre mesi circa di vita, ma l'aroma di quella che dovrebbe essere una esplosiva Double NEIPA non è un trionfo. L'intensità è discreta, ma per pulizia ed eleganza bisogna rivolgersi altrove: ci sono mango e ananas, arancia e pompelmo, mentre un tocco di cipolla rovina un po' la festa. La sensazione palatale mi pare più masticabile che morbida: è una birra "impegnativa" dal punto di vista del mouthfeel e l'alcool che non mostra nessuna intenzione di nascondersi non aiuta ad accelerare il ritmo dei sorsi. La bevuta è succosa ma non tanto quanto si potrebbe sperare, e la pulizia è carente: c'è una generale sensazione tropicale che richiama alla lontana ananas, mango e un po' di pompelmo. Si chiude con un finale amaro resinoso poco aggraziato che raschia in gola, come purtroppo accade in molte New England IPA: purtroppo qui non c'è neppure quella opulenza tropicale che lo maschera o che per lo meno fa meglio tollerare quel "problemino". E' una Double IPA discreta, che si beve e che può piacere, ma siamo molto distanti dal livello di Stigbergets, Lervig e Cloudwater, giusto per nominare quei birrifici europei che ho assaggiato.
Formato: 33 cl., alc. 8.5%, scad. 12/2017, prezzo indicativo 5.50-6.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.