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venerdì 25 novembre 2016

Tennents India Pale Ale,Tennents Super & Tennents Scotch Ale

La storia del marchio Tennent risale al 1740 quando Hugh Tennent fonda a Glasgow la Drygate Brewery, rilevando il birrificio che produceva ininterrottamente dal 1556 sulle rive del ruscello Molendinar e rinominandolo Wellpark Brewery. I figli di Hugh, John and Robert, continuarono il business di famiglia con il nome di J&R Tennent facendolo diventare il più grande esportatore di birra in bottiglia del Regno Unito; l’ultimo membro della famiglia a possedere il birrificio fu Hugh, pronipote del fondatore, che lo guidò dal 1827 al 1855. Fu lui ad attrezzare il birrificio per la produzione di birre a bassa fermentazione ed iniziò a commercializzare la Tennents Lager: fu un incredibile successo ed ancora oggi la birra è la lager più venduta in Scozia, con all’incirca il 60% del mercato.  Nel 1963 la J&R Tennent fu acquisita dalla Charrington United Breweries di Londra che nel 1967 si unì alla Bass dando vita al Bass Charrington Group, a quel tempo il più grande produttore di tutto il Regno Unito. Nel 2000 il gruppo passò nelle mani di Interbrew, dal 2008 divenuta Anheuser-Busch InBev. 52 miliardi di dollari la cifra che Interbrew aveva sborsato per acquistare Anheuser-Busch: la necessità di ridurre il debito la porta ad elaborare un piano strategico di dismissione assets e marchi. Il  27 agosto 2009 AB-InBev cede per 180 milioni di sterline  il marchio Tennents e la Wellpark Brewery di Glasgow al gruppo irlandese C&C; l'accordo comprende anche la cessione dei diritti per la distribuzione dei marchi  Budweiser, Beck's e  Stella Artois in Irlanda e in Scozia. 
La Wellpark Brewery, dove ancora oggi vengono prodotte quasi tutte le Tennents, viene rinominata Tennent Caledonian; tra i marchi posseduti dal gruppo C&C di Dublino ricordo il sidro Magners, le birre Caledonia Best ed Heverlee. 
Ammetto di non aver mai bevuto in vita mia una Tennent: non per snobismo, semplicemente non mi è mai capitata l’occasione neppure quando la birra per me era solo quella industriale. Apprendo quindi ora con sorpresa che le Tennent non sono tutte uguali: una in particolare, la diffusissima Tennent’s Super, pare sia stata esclusa dal passaggio di consegne avvenuto nel 2009 tra AB-InBev e C&C; questo marchio è infatti rimasto di proprietà AB-InBev e, come riportato in etichetta, non viene prodotta in Scozia ma in Inghilterra.

Pongo quindi oggi rimedio alla mia mancanza recuperando terreno e stappandone ben tre. Partiamo dalla ultima nata in casa Tennent’s, e parliamo del birrificio scozzese. Tennent’s IPA, disponibile in Italia dallo scorso febbraio e realizzata per cavalcare la diffusione di quello stile che la craft beer revolution ha reso così popolare. Perfettamente limpida, ambrata, genera un cappello di schiuma biancastro compatto e molto persistente. L’etichetta recita “rich aroma” ma in verità il naso è quasi assente: profumi dolciastri di caramello, qualche accenno floreale e di “luppolo vecchio”. Il gusto recupera in intensità ma non in gradevolezza: la bevuta inizia e prosegue dolce di caramello e biscotto, toffee, esteri fruttati che richiamano quasi la ciliegia. Dalla dolcezza si passa bruscamente all’amaro, con una chiusura sgraziata e poco gradevole che mette insieme note terrose, erbacee e di frutta secca; la percezione dell’alcool rispecchia quanto dichiarato in etichetta (6.2%), il palato rimane sempre avvolto da una patina dolciastra che va a caratterizzare anche il retrogusto. Non è una birra disastrosa, alla fine forse è appena meglio di altre IPA industriali (Ceres, Poretti ?) ma se volete bere bene andate a cercare altrove. Inizia dolce, lieve intermezzo amaro, ritorna il dolce: questa in poche parole la descrizione della Tennent’s IPA.

Passiamo alla Tennent’s Super Strong Lager, una vera delizia per chi vuole ubriacarsi in fretta spendendo poco più di un euro per la bottiglia/lattina da 33 cl.  Come detto sopra, questa birra non è prodotta in Scozia dalla Tennent Caledonian ma è rimasta di proprietà AB-InBev. Nel bicchiere si presenta di color oro antico, perfettamente limpida e con un bel cappello di schiuma bianca, cremosa e dalla discreta persistenza. L’aroma, di discreta intensità, affianca qualche nota di cereale al dolce del caramello;  alcool, esteri fruttati, qualche leggera puzzetta da “colpo di luce”, forse granoturco/mais. Il peggio tuttavia deve ancora arrivare: il palato è invaso da una massa dolciastra ed alcolica di caramello/toffee, forse miele, con una chiusura amaricante terrosa appena accennata ma sufficiente da risultare terribilmente sgradevole. L’alcool si sente proprio tutto, senza nessuno sconto:  forse una delle birre peggiori (escludendo quelle difettate) che mi siano mai capitate nel bicchiere. Affrontabile a temperatura frigo, assolutamente improponibile appena s’avvicina alla temperatura ambiente: impossibile (per me) andare oltre un paio di sorsi.

Di livello indiscutibilmente superiore è invece la Tennents Scotch Ale: dimenticate AB-InBev, qui torniamo in Scozia. E’ di un bel color ambra carico, limpido ed accesso da intensi riflessi rosso rubino: la schiuma è leggermente "sporca", cremosa ed ha una discreta persistenza. L'aroma non è tuttavia la sua caratteristica principale: quasi assente, a fatica si scorgono profumi di caramello, ciliegia e frutti rossi dolci. Con poche bollicine al palato è morbida e scorre piuttosto bene, risultando forse un po' leggera per la propria gradazione alcolica (9%). Biscotto, caramello, frutta sotto spirito (ciliegia, prugna, uvetta) caratterizzano un gusto che non è particolarmente intenso ma ha tuttavia un senso compiuto e non risulta affatto sgradevole. L'intensità non è di certo elevata, l'alcool è morbido e ben amalgamato con i sapori, contrariamente alla Tennents Super: nel finale la componente etilica spinge sull'acceleratore risultando meno morbida ma risultando efficace nel asciugare un po' il dolce della birra. Costa circa il doppio rispetto alla Super ma se proprio volete bere una Tennents almeno mettete nel carrello della spesa questa.
Ricapitolando: assolutamente inutile la Tennents IPA, senza infamia e senza lode la Scotch Ale. Per quel che riguarda la Super, la bottiglia da me bevuta non la augurerei neppure al mio peggior nemico.

Nel dettaglio:
Tennent's India Pale Ale,  formato 33 cl., alc. 6,0%, lotto L6082, scad. 30/06/2017, 2.29 Euro.
Tennents Super, formato 33 cl., alc. 9,0% , lotto L6 100MK, scad. 01/10/2017, 1.29 Euro.
Tennents Scotch Ale,  formato 33 cl., alc. 9,0%, lotto L5279, scad.  31/01/2017, 2.09 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 16 aprile 2015

Fóti Keserű Méz

Oggi debutta sul blog non solo un nuovo birrificio, ma una nuova nazione: l’Ungheria. Una breve vacanza a Budapest mi ha dato l’occasione di entrare in contatto con i primi passi della “craft beer revolution” che anche in questo paese sta iniziando ad accelerare i propri passi. Non è facile trovare informazioni approfondite in internet, ma di microbirrifici in Ungheria ne sono sempre esistiti, anche se le loro produzioni hanno principalmente ricalcato gli stili proposti dalle industriali, ovvero basse fermentazioni d’ispirazione tedesca. E’ solo a partire dal 2010 che i microproduttori hanno iniziato a seguire la strada già intrapresa da altri paesi europei, cercando soprattutto di imitare le produzioni americane, che peraltro iniziano ad essere importate.
A partire dal  2011, all’interno della suggestiva cornice del castello di Buda, si tiene ogni anno il Főzdefeszt, un festival che riunisce molte realtà ungheresi, macro e micro: sono così arrivate le prime APA e IPA, le prime imperial stout , qualche tentativo di imitare la tradizione belga e tutto quello che abbiamo già visto in Spagna, Francia, Scandinavia e Germania, ad esempio. A Budapest (qui trovate un bel report di sul blog di Mobi) sono oggi attivi almeno un paio di brewpub e diversi pub o locali con una buona selezione di microbirrifici. 
Il poco tempo a disposizione non mi ha purtroppo consentito di esplorare le spine di locali  che per ovvi motivi di costo non si trovano troppo vicine alle attrazioni turistiche, ma sono comunque riuscito a mettere in valigia una decina di bottiglie per provare alcuni produttori locali. Devo ammettere che l’acquisto si è svolto un po’ alla cieca, visto che queste birre non vengono esportate e non sempre presentano informazioni comprensibili in etichetta per chi non parla ungherese: in assenza della dichiarazione di stile (IPA, Imperial Stout) diventa arduo capire che cosa ci sia nella bottiglia.  
La prima realtà ungherese di una piccola serie che incontrerò nelle prossime settimane è chiamata Fóti Kézműves Sörfőzde  (letteralmente “Foti Artigianale Birrificio”) con sede a Fót, località situata venti chilometri a nord-est di Budapest. Viene fondata nel 1994 dal birraio Gyenge Zsolt, e dopo una quindicina d’anni passati a produrre birre “classicamente tedesche ” dal 2010 sono arrivate anche le prime “novità”. Tra le prime due produzioni del nuovo corso di Foti , prima delle IPA & CO., ci sono state due “gateway beer” che potrebbero essere un’accessibile via d’ingresso alla cosiddetta birra artigianale per chi viene da anni di lager industriali: una Zwickl e la Keserű Méz, la birra di oggi.
Keserű Méz  (letteralmente “Miele amaro”, dove Méz  è il miele) è una strong lager abbondantemente luppolata con luppoli tedeschi (Spalter e Magnum): il suo nome s’ispira al suggestivo film di Roman Polanski “Luna  di fiele” e la birra debutta proprio al primo Craft Beer Festival ungherese Főzdefeszt del 2011 citato in precedenza e viene distribuita in bottiglia da maggio 2012.  Viene descritta come “la risposta ungherese alle American Pale Ale”, con una bellicosa etichetta dalla quale pallottole di luppolo escono dalla pistola impugnata da una bella ragazza: l’etichetta riporta anche scritta italiana “birra artigianale ungherese”, quindi non so se la birra in questione sia mai arrivata nel nostro paese in qualche modo. 
Bel colore oro velato, con qualche riflesso arancio: la schiuma è biancastra, compatta, cremosa e dalla trama fine, con un’ottima persistenza. Il naso però non è molto rappresentativo di quanto raffigurato in etichetta: luppolo zero (ma proprio zero), l’aroma è una bella versione (comunque fragrante)  di una classica lager industriale: cerali, mollica e crosta di pane, un accenno di miele e, rilevo, diacetile.  In bocca è morbida e mediamente carbonata, con una leggera cremosità che rallenta un po’ la bevuta ma, trattandosi di una strong lager, ci può stare. Neppure il gusto è molto amico dell’etichetta: di nuovo pane, leggero biscotto e miele,  con una buona fragranza ma anche una discreta presenza di diacetile che aumenta drammaticamente all’alzarsi della temperatura. Nonostante la chiusura discretamente secca, ed un finale erbaceo non proprio elegante (lievissima gomma bruciata) ma in qualche modo “ripulente”, questa Strong lager fallisce il suo intento di dissetare e rinfrescare. 
Noto una buona ed apprezzabile fragranza della parte maltata, mentre è abbastanza disastrosa la parte luppolata che, secondo le intenzioni dichiarate che leggo in rete, doveva tradursi in una Lager fruttata, un po’ agrumata e  - presumo -  un po’ ruffiana.  A sua parziale discolpa, una data di scadenza piuttosto prossima (luglio 2015) che però non mi dice molto sull’età di questa bottiglia: può darsi che il birrificio dia una scadenza breve, a sei mesi o meno (e in questo caso non ci sarebbero scuse) o può darsi che mi sia capitata una bottiglia in giro da troppo tempo con il conseguente deterioramento dell'aroma e del sapore del luppolo. In ogni caso, la mia prima bevuta ungherese non è andata esattamente bene, anzi.
Formato: 50 cl., alc. 6%, scad. 31/07/2015, pagata 3.16 Euro (beershop, Ungheria).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 8 ottobre 2013

Rittmayer Annual Reserve Edition #6 2012

La Rittmayer Brauerei è il birrificio più antico di tutto il comune di Forchheim; siamo nel sobborgo di Hallerndorf, per la precisione (una ventina di chilometri a sud di Bamberga), dove la omonima famiglia lo fonda nel 1422. Oggi tocca a George Rittmayer portare avanti una tradizione multisecolare, senza però rinunciare all'innovazione. Nel 2012 sono stati infatti inaugurati i nuovi impianti produttivi, nella periferia di Hallendorf, adiacenti ad un altro edificio, sempre di proprietà dei Rittmayer, dove vengono imbottigliate (alla capacità massima di 18.000 bottiglie l'ora) non solo le birre di Rittmayer ma anche di altri birrifici della Franconia. Il nuovo birrificio Rittmayer ha una capacità di circa 35.000 ettolitri l'anno; per assaggiare le birre potete recarvi presso i locali originali del vecchio birrificio, in pieno centro di Hallerndorf (Trailsdorfer Straße 4) o, poco fuori città, alla Kreuzbergkeller che nella bella stagione offre anche, secondo il sito del birrificio, uno dei più bei Biergarten di tutta la Franconia. Ma l'innovazione alla quale accennavamo poco fa non riguarda solamente l'ammodernamento degli impianti produttivi. Accanto ad una ventina di birre prodotte, quasi tutte assolutamente rispettose della tradizione brassicola tedesca, il birrificio propone ogni anno alcune edizioni speciali (Rittmayer Annual Reserve) o maturate in legno (Rittmayer Oak Reserve). Alla prima categoria appartiene questa Annual Reserve Edition #6 2012, commercializzata in una generosa (per gli standard tedeschi) e pesantissima bottiglia da 75 centilitri. Molto ricca d'informazioni e di note gustative l'etichetta, purtroppo tutta in tedesco, che riusciamo a decifrare appellandoci ai ricordi scolastici.
Prodotta con malti Vienna e Pilsner e solamente luppolo Tettnanger. Imbottigliata ad Ottobre 2012, il birrificio ne stabilisce la maturazione ideale due anni dopo, ovvero alla data del "consumarsi preferibilmente entro". Quindi in teoria l'abbiamo stappata con 12 mesi d'anticipo (ci siamo accorti dell'indicazione in etichetta troppo tardi). Ma passiamo alla sostanza: la birra, leggermente velata, è di colore dorato con riflessi arancio. La schiuma è biancastra e cremosa, compatta e croccante, ma non molto persistente. Naso molto fruttato con sentori di arancia e pompelmo, pesca, albicocca, miele acacia ed una leggera nota pepata; aroma fresco e pulito, invitante. Nessun grosso cambiamento al palato: ingresso malnato (biscotto) poi qualche nota di miele ma soprattutto un ritorno della stessa frutta dell'aroma, con una corrispondenza pressoché totale. Ottima pulizia e buona intensità, in una birra che dà il meglio di sè abbastanza fresca, in relazione alla temperatura. Scaldandosi aumenta in dolcezza, con il miele molto più in evidenza, e con il palato che rimane un po' appiccicoso dopo ogni sorso. La chiusura è leggermente amara/erbacea, con qualche nota terrosa e un retrogusto abboccato di frutta gialla. Unica nota dolente riguarda il prezzo, molto poco  tedesco; pensavamo di averla pagata cara a causa dei soliti rincari che avvengono sul suolo italico, ma spulciando il sito del birrificio ci siamo accorti che anche in Germania viene venduta intorno ai 19 Euro/litro.
Formato: 75 cl., alc. 6,2%, lotto 2012, scad. 10/2014, pagata 14,90 Euro (fiera, Italia)

mercoledì 13 ottobre 2010

Castelain Maltesse

Colore oro limpido, ampia schiuma bianca, ocra, fine e con buona persistenza. Naso dolce con malto, alcohol e sentori di caramello, miele e leggerissima speziatura. Corpo medio, bassa carbonatazione. Gusto di malto, dolce, qualche nota di pane ed alcolica. Finale secco, caldo retrogusto alcolico abboccato. Una tipica birra dell’est della Francia, dove l’influenza belga è ovviamente palese ma la componente “dolce” viene ulteriormente enfatizzata. Una birra solida, non facilissima da bere (ABV 7.7%) in quanto l’alcool è ben in evidenza limitandone la beva. Esente da difetti, risulta però abbastanza noiosa nel bicchiere dopo qualche sorso. Bottiglia da 75 cl.
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english summary:
Clear golden with a big creamy off-white head. One the nose, sweet aroma of malt with notes of alcohol, caramel, honey and spices. Medium bodied with low carbonation. Taste is malty and sweet, with some alcohol and bread notes.- Dry finish a warm sweet and alcoholic aftertaste. Classical French brew, Belgian influence but sweeter. Well done but boring after a few tips. ABV 7.7%, 75 cl.

mercoledì 7 luglio 2010

BrewDog Stone Bashah

Birra nata il 1 Agosto 2009 da una collaborazione tra gli scozzesi della BrewDog e gli americani della Stone Brewing Co. Brassata, in quella che dovrebbe essere stata la sola ed unica volta, in Scozia, riporta la curiosa ed assurda autodefinizione in etichetta di “black double belgian ipa”. Utilizzati malti Pale, Caramalt e Chocolate, luppoli Hercules, Magnum, Warrior, Centennial, Amarillo. Di colore praticamente nero, con schiuma cremosa color cappuccino di media persistenza che lascia un bel pizzo nel bicchiere. Al naso sono i luppoli a dominae: pino, resina, note di pompelmo, con un sottofondo di malto tostato e note di caffè a ricordarci il colore decisamente scuro della birra. Corpo e carbonatazione media. Molto interessante al palato, con un imbocco di malto tostato seguito da note di caffè e di cioccolato amaro; il processo è inverso a quello aromatico, ed a chiudere è una luppolatura resinosa, pungente ed aggressiva sulla lingua. Un finale secco pulisce bene il palato accompagnato da un lungo retrogusto amaro, resinoso. Ottima bevibilità (considerati gli 8.6% ABV) per una ottima birra che sorprende, trovando un perfetto e complesso equilibrio tra luppoli inquieti e malti rassicuranti. Ben fatta, degustata in bottiglia da 33 cl.

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english summary
Nearly black color with a good lasting creamy cappuccino head which leaves a nice lacey in the glass. Flavor is dominated by hops: pine, resin, citrus (grapefruit) with interesting background notes of toasted malt and coffee, just to remind us the color of this beer ! Medium body with medium carbonation. Taste is opposite of flavor: starts with roasted malts, some coffee and dark chocolate notes followed by some strong piney hops on the back of the tongue. Finish is dry followed by a long and nice bitter hoppy aftertaste. Amazingly drinkable for this ABV (8.6%), this beer is a very nice surprise and a complex balance between aggressive hops and quiet toasted malts. Very well done, 33 cl. bottle.

martedì 29 giugno 2010

Carlsberg Elephant

Prodotta per la prima volta nel 1959. Di colore dorato, limpido, forma un ampio cappello di schiuma bianca, fine con buona persistenza. Al naso malto, leggera tostatura, note di miele. Corpo medio, bassa carbonatazione. Il malto domina anche al palato, con dei forti sentori alcolici. Finale secco seguito da un retrogusto amaricante, leggermente erbaceo. Strong lager (ABV 7.2%) industriale sulla quale avevamo ovviamente poche aspettative. Sostanzialmente una lager europea ad alta gradazione alcolica. Decente, ma regala poche emozioni. Bottiglia da 33 cl.

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english summary:
Clear golden color with a wide foamy and good lasting white head. On the nose, malt with some toasted notes and honey. Has a medium to light body with low carbonation. Malty palate, with strong alcohol notes. Finish is dry with a slightly bitter and grassy aftertaste. We did not have too many expectations on this strong industrial lager (7.2% ABV) which is basically a common lager with a high alcohol content. It’s a decent beer but does not give us any thrill. 33 cl.
bottle.

lunedì 3 maggio 2010

Kocour Saurus 19°

Terza ed ultima – per il momento – degustazione dalla Pivovar Kocour. Una strong lager speciale ed abbastanza aggressiva, 7.2% di gradazione alcolica che si sentono tutti e non fanno sconti, prodotta con luppoli americani ed inglesi e con lievito scozzese utilizzato normalmente per la produzione di whiskey. Di colore arancio scuro velato, forma cappello di schiuma color ocra, pannosa e molto persistente. Al naso malto, molto pronunciato, con note erbacee in secondo piano. Al gusto si presenta dolce all’imbocco, con malti e lieviti in evidenza. Corpo medio, carbonatazione abbastanza alta. Il finale vira invece deciso verso l’amaro, molto lungo ed alcolico, avvolgendo di caldo il palato. L’aggressivo T-Rex raffigurato sull’etichetta è un po’ l’essenza di questa birra: un prodotto un po’ primitivo e grezzo (e questo sembra essere un po’ il marchio di fabbrica del birrificio) che aggredisce il palato e non lascia via di scampo. La bevibilità è molto limitata dall’elevata sensazione alcolica e dalla carbonatazione che la rende quasi frizzante al palato; il gusto monocorde poi non agevola l’impresa di finire la bottiglia da 33 cl. che abbiamo degustato.


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English summary:
Special brew from Czech brewery Kocour. This is a strong lager with ABV = 7.,2% produced with American and English hopes and Scottish yeast. Cloudy dark orange color, with a large creamy head very lasting. Strong smell of malt and yeast, with some herbal notes in the background. The taste is sweet malt and yeast. Medium body, high carbonation. It ends bitter, with a long alcoholic and warm feeling all around the palate. The aggressive T-Rex on the label is somehow representative of this beer: a rough and primitive product (similar to other Kocour beers) which attacks the drinker’s palate with no way out. Drinking this Saurus is not an easy task; you can feel all the 7.2% alcohol and the high carbonation makes it almost fizzy to the palate. Monotonous taste (malts and yeast) is also not helping very much, For strong lager fans only.

giovedì 29 aprile 2010

U Medvídků X33-Beer

Del microbirrificio praghense U Medvídků avevamo già parlato qui:
http://unabirralgiorno.blogspot.com/2010/04/u-medvidku-oldgott-barique-lezak-13.html
Il nostro interesse verso questa X-33 davvero alto, non tanto per essere nominata dal birrificio, all'interno del locale stesso, come la birra più forte del mondo (quando la ricetta fu elaborata), ma soprattutto per le buone recensioni lette. Una gradazione alcolica di 12.6 gradi fa oggi abbastanza sorridere, se pensiamo anche solo al "pinguino nucleare" della BrewDog che di gradi ne ha 32. Purtroppo già l'assenza di rumore all'apertura del tappo meccanico ci ha insospettito di avere tra le mani un esemplare difettoso; assoluta mancanza di schiuma, odore di aceto di mele ed un gusto acido veramente poco piacevole hanno definitivamente affossato le nostre aspettative. . Birra infetta e, da quanto leggiamo in internet, gli esempi non sono pochi. Niente complessi sentori di mandorla, di quercia e miele come descritto da Evan Rail nella sua Good Beer Guide Prague che ci avevano fatto mettere la X-33 sulla nostra wishlist. Peccato.

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English summary:
We had a bad premonition just opening the nice swing top bottle: no sound at all. Complete lack of head, smell of apple vinegar and sour taste. We had in our hands an infected bottle, and from what we can read in the internet there are several examples. A pity, as we were highly interested in tasting this X-33 and put it on our wishlist..

mercoledì 14 aprile 2010

Kocour Haka NZ Lager

Aperto nel 2008, il microbirrificio Kocour (letteralmente: “micio”) di Varnsdorf, cittadina 120 km. a nord di Praga e praticamente al confine con la Germania si è già messo in evidenza come una delle realtà più eccitanti del panorama brassicolo ceco. La loro gamma si espande ben oltre quella di pils/ lager chiare/ scure prodotta dal 90% dei birrifici cechi ed è caratterizzata da ales, IPAs, stouts ad alta fermentazione di ispirazione estera. Un birrificio atipico, quindi, che ha anche sviluppato una interessante identità visiva (logo stilizzato, note informative sull’etichetta, merchandising…) decisamente innovativo rispetto al panorama della repubblica ceca. Un’interessante articolo su questo punto, in inglese, lo trovate qui: www.beerculture.org/2008/10/28/some-thoughts-on-kocour
Abbiamo degustato la loro Haka NZ Lager in bottiglia da 33 cl; si tratta di una lager (strong o premium che sia…) con gradazione alcolica 5.6% prodotta senza lesinare luppolo. Di colore giallo oro, leggermente torbido, forma ampia schiuma bianca di media persistenza che esplode subito in fortissimi aromi di luppolo, pino e resina su tutto, con sentori erbacei e floreali. Al gusto un buon equilibrio di malto e luppolo, ed anche il palato viene avvolto da note resinose e di pino. Corpo leggero, carbonatazione bassa, la Haka NZ Lager rimane senz’altro amara evolvendosi in un finale molto luppolato ed erbaceo con un lungo retrogusto. Una lager quasi “estrema” dove il luppolo trionfa e quindi completamente astrusa al luogo di produzione (confine tra Germania e Repubblica Ceca, è decisamente un versante dolce e “maltato”); molto buona ed interessante, comunque equilibrata che consigliamo a chi preferisce birre amare. Ospiteremo presto altre produzioni di questo micro birrificio.

Sito (ancora in fase di costruzione): www.pivovar-kocour.cz