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lunedì 18 maggio 2020

Lervig / Evil Twin Big Ass Money Stout 2


Qualche anno fa la birra artigianale era caratterizzata dalla moda dello  “strano”: si trattava di produrre birra aggiungendo gli ingredienti più improbabili e inusuali. Trovare burro d’arachidi, marshmallow, cocco o sciroppo d’acero in un birra non era più una notizia e ovviamente quando tutti “lo fanno strano” è necessario alzare l’asticella per farsi notare ed urlare più forte degli altri. Nelle birre iniziarono a finirci spaghetti, hot dog e hamburger, pancetta, aragoste, testicoli e cervelli di animali: ingredienti che hanno chiaramente esaurito in fretta il loro effetto sorpresa, forse neppure il tempo di una one-shot, e che oggi sono stati sostituiti dai più rassicuranti frutta e dolci (Milkshake IPA, Pastry Stout). 
Nel 2015 eravamo in pieno delirio dello strano e Lervig ed Evil Twin diedero il loro contributo alla causa: si trattava curiosamente di un birrificio norvegese guidato da un americano, Mike Murphy, e da una beerfirm americana fondata da un danese, Jeppe Jarnit-Bjergsø.  Murphy ricorda: “Jeppe è pazzo e l’idea era di fare qualcosa di stupido assieme. Mi chiese quale fosse la specialità gastronomica norvegese e io gli dissi che la gente mangiava moltissima pizza surgelata della Grandiosa. Cinque milioni di norvegesi mangiano circa 40 milioni di pizze surgelate all’anno. Lui mi chiese ‘ma che cos’altro hanno in abbondanza?’ e io gli dissi ‘i norvegesi hanno un sacco di soldi!’. La pizza surgelata non è terribile, ma se io avessi tutti quei soldi li spenderei in altre cose”. 
Pizza e soldi furono dunque per essere gli ingredienti scelti per fare un po’ di clamore attorno ad una delle tante potenti imperial stout (17.5%) che verrà prodotta in Norvegia sugli impianti di Lervig. La pizza nella birra a dire il vero non è una novità: nel 2006 ci aveva pensato Tom Seefurth della Pizza Beer Company a “inventare” la Mamma Mia! Pizza Beer; non ho invece trovato notizie sull’utilizzo dei soldi. Alla fine di ottobre 2014 in Norvegia si mise in produzione la Big Ass Money Stout: “ho utilizzato una Corona Norvegese per ogni litro, in totale 6.000 corone, circa 600 euro. Poi ho aggiunto un paio di pizze surgelate della Grandiosa al prosciutto e peperoni. L’obiettivo non era tanto quello di far sentire il gusto pizza ma di scherzare un po’ sulla cultura; anche se qualcuno si è sentito offeso credo di aver portato alla luce il “problema” della pizza surgelata che hanno i norvegesi. I luppoli si usano in  dry-hopping per ottenere profumi di luppolo fresco; ci chiedevamo se fosse accaduto lo stesso anche con i soldi e se si sarebbe sentito il loro odore”.

La birra.
La Big Ass Money Stout è stata poi replicata nel 2017 in Norvegia e poi nel 2018 negli Stati Uniti sugli impianti della Westbrook, birrificio al quale Evil Twin appalta quasi tutte le birre scure. La gradazione alcolica è variata leggermente di volta in volta: questa Big Ass Money Stout 2 del 2017 è  arrivata al 16%.

Nel bicchiere è completamente nera e la sua viscosità è evidente alla vista, non bisogna nemmeno assaggiarla; si forma poca schiuma che scompare quasi subito. Per fortuna non c’è traccia di pizza o soldi, i profumi sono quelli di una imperial stout massiccia  che ovviamente sacrifica un po’ la finezza: uvetta, prugna, dark fruits, note terrose, di tabacco e di cenere, melassa e liquirizia, più di un richiamo ai vini fortificati. Al palato è masticabile; corpo pieno, poche bollicine, densa e viscosa, morbida, altro non consente che il lento sorseggiare. La bevuta è tutt’altro che impervia: la gradazione alcolica è difficile da celare ma in questo caso è tenuta al guinzaglio con successo. C’è tanta frutta sotto spirito, melassa, liquirizia, fruit cake e un finale in crescendo nel quale ricordi di porto sono accompagnati da lievi accenni di cioccolato fondente, caffè e tostato. Non sono certo eleganza, precisione e finezza le doti da chiedere ad un pachiderma: la Big Ass Money Stout è una birra ingombrante ma soddisfacente, intensa, calda e suadente. Dietro alla fuffa del marketing c'è una sostanza piuttosto classica: imperial stout molto alcolica, tanta frutta sotto spirito, tostature e caffè che gioco forza rimangono confinate molto nello retrovie. Pensate alle grandi stout che produce Bruery o alla World Wide Stout di Dogfish: non le berreste tutti giorni ma occasionalmente ci si passa volentieri una serata assieme.
Formato 33 cl., alc. 16%, imbott. 04/04/2017, scad. 04/04/2027, prezzo indicartivo 8 euro

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 20 aprile 2020

DALLA CANTINA: Evil Twin Freudian Slip 2014


Ve lo avevo già anticipato nell’autunno del 2018: Evil Twin non è più solamente una beerfirm ma anche un birrificio, da quando si sono aperte le porte dello stabilimento (15 barili) di Ridgewood, Queens, New York. L’impianto è stato acceso a gennaio del 2019 ma per gli appassionati la vera inaugurazione è quella che è avvenuta con molto  ritardo il 2 ottobre dello stesso anno: una taproom “informale e moderna”, luminosa e circondata dal vetro,  con 76 posti a sedere tra bancone e panchine da pic-nic, un patio esterno con  altre 185 sedute e food truck a rotazione. Qui potete vedere le immagini. 
L’impianto non soddisferà ovviamente tutto il fabbisogno di Evil Twin e la maggior parte delle birre che vengono distribuite in tutto il mondo continueranno ad essere prodotte altrove. Tuttavia il gemello cattivo Jarnit-Bjergso ritiene che “avere una taproom stia diventando sempre più importante in questo mercato competitivo; anni fa potevi aprire una qualsiasi taproom e la gente ci sarebbe venuta solo perché si trattava di un birrificio. Ora è diverso, devi renderla anche attraente per convincere la gente a venirci”.  Il costo dell’operazione è stato di circa quattro milioni di dollari, proveniente in parte dai guadagni ottenuti da Evil Twin e in parte da prestiti bancari. Jarnit e la moglie Maria hanno voluto seguire in prima persona ogni fase dei lavori: “sono ossessionato da Twin Peaks e quindi nella taproom riconoscerete alcuni elementi della serie, come ad esempio il bagno, il cocktail bar e cartello del Great Northern Hotel nella sala degli invecchiamenti in botte”.    
L’ex sala da ballo (o serra?), posseduta in precedenza da un altro immigrato danese, è stata completamente ristrutturata dagli architetti del Kushner Studios: oltre a sgabelli e panche ci sono spazi per la musica dal vivo, una sala per proiezioni cinematografiche ed altri eventi nel sotterraneo, un coffee shop operativo dalle 7 del mattino e anche uno “speakeasy bar”  dedicato ai cocktail: “non voglio che ci siano solo beer nerds seduti ad annusare le birredice Jarnit - ma che vengano anche famiglie e gente del posto che magari non ha mai sentito parlare di Evil Twin. Voglio che sia un luogo d’incontro. Ridgewood è una zona ancora in via di sviluppo e la cosa mi piace, è una sfida che accetto volentieri”.  
I beergeeks troveranno comunque pane per i loro denti: tra le venti spine non mancano pastry stout, milkshake IPA, sour alla frutta e – secondo il trend attuale -  lager e pilsner. I nomi delle birre del gemello cattivo sono sempre stati molto fantasiosi ma per la taproom di Evil Twin NYC Jarnit si è spinto ai limiti dell’assurdo:  “sono frasi che forse un newyorkese non direbbe mai, ma noi siamo in questa città e siamo fieri di esserci. Non prendiamoci però troppo sul serio e divertiamoci un po’”. Qualche esempio? Does This Subway Have Wifi? (Pale Ale),  Let’s Get Dinner In Times Square (DIPA), Your Apartment Is So Small. You Would Probably Find Something Larger For Less Money Outside of The City (NEIPA), Why Don’t We Just Take the Subway to JFK (NEIPA), It’s So Quiet and Peaceful Walking Across the Brooklyn Bridge (Pale Ale), THESE DRINKS ARE SO EXPENSIVE. DO I HAVE TO TIP?  (IPA), Scusa, Ma Parlo Solo Un Po' Di Macaroon Coconut (Pastry Stout), MY NEIGHBORHOOD HAS BEEN SO MUCH COOLER EVER SINCE THEY PUT IN ALL THE NEW CONDOS (Triple Milkshake IPA). Il maiuscolo non è un mio errore di trascrizione.

La birra.

Facciamo un salto indietro al 2014 quando Evil Twin era ancora solo una beerfirm: Freudian Slip, “il lapsus freudiano” è un American Barley Wine prodotto presso il birrificio Two Roads del Connecticut. Premetto che per me un Barley Wine è una birra da dopocena, da fine serata e quindi non sono un amante delle interpretazioni americane dello stile, molto luppolate ed aggressive: preferisco di gran lunga quelle inglesi. Il tempo dovrebbe comunque attenuare la componente amara di un American Barley Wine: ho quindi provato a dimenticare in cantina per un po’, per la precisione sei anni, questo Freudian Slip (10.3%). Vediamo che cosa è successo. 
Il suo vestito è di color ambrato, piuttosto opaco ma arricchito da intense venature rossastre; la schiuma è cremosa ed abbastanza compatta ma non ha molta ritenzione. Al naso note vegetali ed alcoliche si mescolano a quelle di caramello e melassa, uvetta e datteri, marmellata d’arancia ed arancia candita. Al palato nessun segno di cedimento: il mouthfeel è oleoso, la birra è ben carbonata e la bevuta è ancora potente. L’amaro resinoso/vegetale morde da subito e cresce ulteriormente d'intensità in un finale pepato e pungente; caramello, biscotto, uvetta ed altra frutta sotto spirito sono la componente dolce che si contrappone all'amaro senza velleità di protagonismo. L'alcool c'è e si sente, ma affrontarlo non è un problema; quello che piuttosto impressiona è la carica amara-luppolata che questo Barley Wine ha mantenuto dopo sei anni di cantina. Non oso immaginare come fosse fresco. 
Poche coccole da divano: birra dura e spigolosa che ha tuttavia un bell'incedere, anche se un po' monocorde. 

Formato: 35,5 cl., ala. 10.3, imbott. 12/05/2014, pagata 5,10 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 24 febbraio 2019

Evil Twin Consumed 15 Today, Diane. All Galaxy

Se la musica è una delle principali fonti d’ispirazione per quel che riguarda i nomi delle birre, la cinematografia segue probabilmente a ruota.  Per (i pochi) che non la conoscono, Twin Peaks è stata una serie televisiva ideata e diretta da David Lynch trasmessa agli inizi degli anni ’90; qualcuno la considera addirittura come lo spartiacque delle serie televisive. Nel 1991 al termine della seconda stagione di Twin Peaks, Laura Palmer sussurrava all’orecchio dell’agente Cooper “I’ll see you again in 25 years”,  ci rivedremo tra 25 anni.  David Lynch ha mantenuto la promessa e nel 2017 (ventisei anni dopo, in verità) è arrivata la terza stagione, trasmessa in Italia da Sky Atlantic. 
L’occasione non è sfuggita all’attento Mikkeller che ha subito realizzato tre Twin Peaks beers con il benestare di David Lynch: Log Lady Lager, Damn Good Coffee Stout e Red Room Ale. E altri birrifici si sono subito accodati, anche se in maniera non ufficiale: se cercate troverete decine di birre con nome o grafiche d’etichetta ispirate alla serie di David Lynch: la Remember 430 di Wylam bevuta qualche tempo fa è un esempio. 
Poteva il fratello gemello cattivo di Mikkeller, ovvero l’Evil Twin Jeppe Jarnit-Bjergsø, sottrarsi dall’operazione commerciale?  Certo che no e sono circa una decina le sue birre a tema Twin Peaks, ispirate da personaggi, frasi o dall’iconografia lynchiana.

La birra.
Che dire della IPA chiamata Consumed 15 Today, Diane? Il riferimento questa volta è a una parodia della serie Twin Peaks andata in onda al Saturday Night Live Show il 28 settembre del 1990. Il giorno prima dell’inizio della seconda serie, l’attore Kyle MacLachlan/agente Cooper fu protagonista di un divertente siparietto nel quale si prendeva gioco della sua maniacale abitudine di confidare le proprie riflessioni ad una misteriosa Diane, registrando dei messaggi su un piccolo registratore vocale. Perché a quel tempo gli smartphones ancora non esistevano. 
Ecco parte del testo: “Diane, 11:31 di sera. Ho appena finito di lavare i piatti e sono pronto per andare a letto. Questa mattina ho fatto una doccia durata nove minuti. Ho trovato diciassette cappelli, tre ricci e quattordici lisci (…)  ho mangiato quindici ciambelle oggi, Diane. Tutte ripiene di marmellata. Tra quattro minuti mi farò l’iniezione di insulina. Diane, ho dormito benissimo ieri sera.“ 
Consumed 15 Today, Diane. All Jelly: ne ho mangiate 15 oggi, Diane. Tutte alla marmellata. Nel caso specifico della birra, “All Jelly” è stato sostituito da “All Galaxy”: bevete questa birra allo stesso modo in cui l’agente Cooper beveva caffè e divorava ciambelle. Il primo lotto è uscito dalla Dorchester Brewing Co. di Boston a luglio del 2017. Attualmente siamo arrivati alla terza edizione, data di confezionamento sconosciuta; le prime recensioni di bevitori americani sono datate novembre 2018, quindi immagino che la lattina in mio possesso abbia quei 3-4 mesi che spesso hanno sul groppone le birre americane importate via mare. 
All'aspetto è velata è di colore dorato, la schiuma è cremosa, compatta e ha ottima persistenza. La freschezza non è purtroppo la caratteristica principale dell'aroma, ma se si è disposti a chiudere un occhio si può comunque apprezzare una piccola macedonia nella quale svettano mango, lychee e ananas, forse papaia. Non ci sono grandi ampiezze, in sottofondo s'avverte anche una nota biscottata. Il gusto ricalca in fotocopia l'aroma: la parte fruttata tropicale non è fragrante e non è molto intensa ma la bevuta è comunque gradevole. Biscotto in sottofondo, amaro resinoso finale delicato e di breve intensità; anche la secchezza potrebbe essere maggiore, secondo il mio guasto. La gestione dell'alcool non è agevolata dalla poca fragranza: come spesso accade nelle IPA che hanno perso un po' di smalto, la  componente etilica si fa avanti e in questo caso si percepisce per quanto dichiarato (7%).  Messe da parte le pretese di freschezza, fragranza ed esplosività rimane una birra comunque piacevole: se (giustamente) pensate che queste debbano essere le imprescindibili caratteristiche di una IPA allora evitate le importazioni dagli Stati Uniti (soprattutto quando sulle lattine/bottiglie non vedete la data di confezionamento) e guardatevi attorno, Europa o ancora meglio Italia. 
Formato 47.3 cl., ala. 7%, lotto 356 - 3rd edition, prezzo indicativo 7.00-8.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 27 ottobre 2018

DALLA CANTINA: Evil Twin Lil’ B 2015

Grandi novità in casa dell'Evil Twin Jarnit-Bjergso, gemello cattivo di Mikkel Borg Bjergso, Mikkeller. A quasi due anni dall’annuncio e dopo qualche ritardo di troppo, a novembre sarà finalmente inaugurato il suo birrificio a Ridgewood, New York, in quel Queens che si sta velocemente trasformando in un’area ad elevata densità brassicola. Il birrificio (16-16 George Street) si troverà a cinque chilometri di distanza dal ristorante Tørst di proprietà di Jeppe e della moglie Maria: 900 metri quadrati di una ex-sala da ballo ed altri 460 metri di giardino nel quale ci sarà sempre un food truck parcheggiato.
Ma nel Queens ha trovato casa anche il gemello Mikkeller che ha bruciato sul tempo il fratello inaugurando lo scorso marzo il suo secondo birrificio americano. E’ noto che tra i due non corre buon sangue, almeno se ci si attiene alle dichiarazioni pubbliche; la loro potrebbe essere anche una strategia concordata per far parlare continuamente di sé.  Fu proprio “un’eccessiva vicinanza” a rompere i loro rapporti nel 2010; a quel tempo Jeppe gestiva il beershop Ølbutikken dove vendeva anche la birra del fratello, il quale non si fece problemi ad aprire a pochi metri di distanza il suo primo bar che, di fatto, s’accaparrò la maggior parte della clientela. I due non si parlano più ed Evil Twin Jeppe non perde l’occasione di punzecchiare il fratello con messaggi sui social network ai quali Mikkeller non ha mai voluto rispondere: “io abito a due miglia da qui e sarò coinvolto nella realizzazione di tutte le ricette, mio fratello non vive qui e sarà venuto a New York cinque volte in tutto nella sua vita”. 
Evil Twin e Mikkeller Brewing NYC si troveranno a dieci chilometri l’uno dall’altro, una distanza abbastanza breve se si considerano gli standard americani; ma pare che questa volta si tratti davvero solo di una coincidenza.  “Si è presentata un’opportunità e l’abbiamo colta”  dice Mikkeller che ha posizionato il proprio birrificio all’interno del  Citi Field, stadio dei New York Mets: “non conosco bene il baseball ma ho visto delle partite, c’è molta birra sugli spalti e vogliamo portare da noi i bevitori di Budweiser. E’ davvero strano che in una città così grande e internazionale come New York ci siano pochi birrifici, è un’occasione per creare qualcosa di nuovo”. E Jeppe è più o meno d’accordo: “a New York tutto consiste nel trovare il luogo adatto ad un costo d’affitto sostenibile: quando ho visto quella ex-sala da ballo con giardino vicino alla fermata della metropolitana ho capito che era quello che stavamo cercando. Sono arrivato a New York sei anni fa e da allora siamo diventati un marchio newyorkese. Il birrificio era ormai necessario: riceviamo ogni giorno email da persone di tutto il mondo che passano da New York e ci chiedono se possono visitare il birrificio. Qualcuno a volte bussa alla porta del nostro ufficio perché pensa che ci sia un birrificio da vedere”.  
Pace fatta, allora? Neanche a parlarne. Ecco una delle ultime uscite a gamba tesa del Gemello Cattivo: “io sono proprietario al 100% della mia azienda, Mikkel e Mikkeller hanno lo 0% di  Mikkeller NYC; sono fatti pubblici, ho le prove. Mikkeller NYC non è un piccolo birrificio indipendente ma parte di un facoltoso gruppo che, tra le altre cose, possiede anche i New York Mets. La gente mi chiede perché io non riesco a godermi il mio successo e lasciar perdere? La risposta è semplice: sono stanco di essere paragonato da media, clienti e colleghi a qualcuno che si è venduto, che ha concesso ad altri la licenza di usare il suo marchio e che ogni giorno mente su questo. Io non ho mai preso soldi da nessuno, ho solo un grande mutuo con una banca da pagare e quindi controllo tutto quello che Evil Twin fa. Mikkeller ha venduto e tutti quelli che lo supportano (sto parlando di Mikkeller New York, non del resto della sua azienda) devono essere trattati come quelli che hanno venduto ad AB Inbev o ad altre multinazionali”.

La birra.
Per allentare la tensione è meglio stappare una birra. Lil’B è una delle tante (oltre sessanta) Imperial Stout / Porter prodotte da Evil Twin dal 2010 ad oggi. Nata nel 2012 ha visto la sua popolarità declinare a causa del successo di altre due birre, ed infinite varianti, del gemello cattivo: Even More Jesus e Imperial Biscotti Break. E visto che i beergeeks sembrano ormai interessati solo ad Imperial Stout con aggiunta di ingredienti gourmet, il suo futuro potrebbe essere in pericolo. Dalla cantina riesumo una bottiglia del 2015: non ho avuto esperienze molto positive su invecchiamenti di Evil Twin, andrà meglio questa volta?  
Prodotta sugli impianti della Two Roads Brewing Co. in Connecticut questa imperial porter (dedicata all’omonimo rapper statunitense?) si presenta nera come la notte con una piccola testa di schiuma cremosa ma dalla scarsa ritenzione.  Al naso c’è qualche leggerissimo segno d’ossidazione ma l’aroma è intenso e ricco, caldo, avvolgente: prugna disidratata, uvetta, frutti di bosco, vino marsalato, fruit cake, liquirizia, accenni di cioccolato. A tre anni di vita qualche lieve cedimento a livello di corpo è inevitabile ma questa Lil’B si mantiene ancora oleosa e abbastanza morbida. Chi conosce Evil Twin sa cosa aspettarsi in una delle sue tante “scure imperiali”: un bicchiere dolce, ricco di caramello e melassa, fruit cake,  prugna, uvetta e frutti di bosco sotto spirito, liquirizia. L’amaro è quasi assente, se si eccettua una breve nota terrosa a fine corsa: la birra non è comunque mai troppo dolce e l’alcool, presente senza eccessi, contribuisce ad asciugarla un po’. L’ossidazione in questo caso porta più vantaggi che svantaggi: le note di vino marsalato prevaricano di gran lunga i frammenti di cartone bagnato che fanno timidamente capolino. Una birra che non raggiunge grandi profondità ma che si lascia comunque sorseggiare con grande piacere nel corso della serata: e se volete aumentare il conto delle calorie, perché non abbinarci una tavoletta di cioccolato fondente extra? 
Formato 35.5 cl., alc. 11.5%, lotto 142:15, prezzo indicativo 5.00 euro (beershop) 

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 24 maggio 2018

Evil Twin / Westbrook Imperial Mexican Biscotti Cake Break

Viene annunciata a ottobre 2016 e genera subito entusiasmo tra i geeks americani: si tratta di una collaborazione tra il birrificio Westbrook e la beerfirm Evil Twin (che da Westbrook spesso produce) chiamata Imperial Mexican Biscotti Cake Break. Il nome è un chiaro riferimento a due famose imperial stout già prodotte dai suddetti birrifici a partire dal 2012: la Imperial Biscotti Break di Evil Twin, realizzata con mandorle tostate, caffè e vaniglia e la Mexican Cake di Westbrook che utilizza mandorle tostate , cacao, caffè, cannella, vaniglia e peperoncino habanero. Jeppe Jarnit-Bjergsø (Evil Twin) afferma che la birra è una ricetta “a quattro mani” che vuole combinare le altre due birre di successo: liberissimi di crederci e non pensare che si tratti invece di un semplice blend di due birre.  Il suo debutto è datato 17 novembre con vendita diretta al birrificio Westbrook: 16 dollari per 65 cl. e un limite di sei bottiglie a testa; in contemporanea è anche partita la distribuzione su scala nazionale ed internazionale. 
La birra è poi stata seguita dalle inevitabili varianti barrel aged. Nell’autunno del 2017 sono arrivate la Maple Bourbon Barrel Aged Imperial Mexican Biscotti Cake Break, invecchiata 16 mesi in botti ex-bourbon che avevano poi contenuto sciroppo d’acero, e la Double Barrel Aged Imperial Mexican Biscotti Cake Break,  che all’invecchiamento appena descritto ne fa seguire uno ulteriore in botti di vino marsala. Non vi basta? Lo scorso aprile i due birrifici hanno annunciato l’arrivo della  Maple Bourbon Barrel-Aged Imperial Mexican Biscotti Toasted Coconut Cake Break, ovvero versione della Maple Bourbon Barrel Aged Imperial Mexican Biscotti Cake Break con aggiunta di cocco tostato. E che dire della Maple Bourbon Barrel-Aged Imperial Mexican Biscotti Churros Cake Break? Sembra che l’etichetta non elenchi esplicitamente la presenza della famosa pastella fritta spolverata di zucchero, ma non ci sarebbe da stupirsi visto che ormai abbiamo visto finire del bollitore qualsiasi cosa, dagli hamburger alle patatine fritte, dai croissant agli insetti: basta la parola per farla diventare subito oggetto del desiderio di beergeeks che amano trastullarsi con queste pastry stouts.

La birra.
Se tutti qui nomi vi hanno confuso, avvenimento più che probabile, ricordo che stiamo parlando della Imperial Mexican Biscotti Cake Break. Si presenta di colore nero, mentre la piccola schiuma che si forma è cremosa ma velocissima a dissiparsi. Il naso è dolce e propone solo in parte gli ingredienti riportati in etichetta: vaniglia, cioccolato al latte, melassa, prugna e uvetta sono affiancati da lievi note di peperoncino. La sua intensità è inversamente proporzionale alla sua eleganza: il risultato è dolce, quasi stucchevole, grossolano e tuttavia gradevole.  Al palato non c’è una particolare viscosità ma il mouthfeel è comunque piacevole: poche bollicine, corpo medio-pieno, consistenza oleosa. Il gusto è fortunatamente un po’ più complesso e regala piacevoli (dolci) sfumature di biscotto e frutta secca, fruit cake, melassa e tanta frutta sotto spirito: uvetta, prugna, frutti di bosco. Su questo tappeto dolce affiorano anche note di vaniglia e cioccolato al latte, poi arriva il piccante del peperoncino a riequilibrare una situazione che stava pericolosamente andando alla deriva. L’alcool non fa sentire particolarmente la sua presenza, ma è difficile dire nel finale dove inizi il suo effetto e dove termini quello dell’habanero: è una conclusione calda e piuttosto piccante nella quale mancano però un po’ di tostature e di quel caffè dichiarato tra gli ingredienti.  E’ una bottiglia che dovrebbe avere già 18 mesi di vita alle spalle e quindi suppongo che il caffè sia svanito per effetto del tempo. 
Detto questo, se vi piace il genere delle imperial stout dolci e ricche di ingredienti gourmet, questa  Imperial Mexican Biscotti Cake Break entrerà nelle vostre corde: è intensa, potente e non scivola troppo in quell’artificioso che caratterizza molte pastry stout. Personalmente preferisco la Imperial Biscotti Break di Evil Twin, mentre non ho avuto un’esperienza molto positiva della Mexican Cake di Westbrook, forse a causa di una bottiglia “sfortunata”.
Formato 65 cl., alc. 10.5%, lotto e scadenza non riportate, prezzo indicativo 13.00-19.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 5 marzo 2018

Prairie / Evil Twin Bible Belt - Barrel Aged

Con Bible Belt (“la cintura della Bibbia”) s’intende quella grande regioni degli Stati Uniti nella quale vive una grande percentuale di persone di religione Cristiana Protestante: l’area include gli stati di Alabama, Arkansas, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri, Oklahoma, Tennessee e Texas, ma anche porzioni Florida, Illinois, Indiana, Ohio, Pennsylvania, Virginia e Virginia Occidentale. Il termine “Bible Belt” fu usato per la prima volta nel 1925 dallo scrittore americano H.L. Mencken per riferirsi al processo “Scopes Monkey” che si stava tenendo nella città di Dayton, Tennessee: il giovane professore John T. Scopes era stato accusato di aver insegnato ai suoi allievi che l’uomo derivava dalla scimmia. Il verdetto finale fu di colpevolezza e il professore fu multato per 100 dollari. 
Cosa c‘entra la “cintura della Bibbia” con la birra?  E’ proprio nella Bible Belt che si trovano il birrificio Prairie (Tulsa, Oklahoma) oggi “marchio” rilevato dalla  Krebs Brewing Company, e il birrificio Westbrook (Mt Pleasant, South Carolina) presso il quale la beerfirm newyorkese (ma di origini danesi) Evil Twin produce molte delle proprie birre. Dalla loro collaborazione (Prairie ed Evil Twin) a marzo 2014 nasce una imperial stout che vuole idealmente portare nello stesso bicchiere due delle birre di maggior successo dei birrifici appena citati. Si tratta della Bomb! (13%) di Prairie  (prodotta con chicchi di caffè, fave di cacao, baccelli di vaniglia e peperoncino Ancho) e della Even More Jesus di Evil Twin (11.5%). 
Ufficialmente la birra viene descritta come “basata sulla Even More Jesus alla quale vengono aggiunti gli stessi ingredienti della Bomb!”, e non si dovrebbe dunque trattare di un semplice blend delle due birre. Semplificando: Even More Jesus prodotta sugli impianti della Krebs normalmente usati da Prairie con etichetta è realizzata da Colin Healey di Prairie. Era poi inevitabile che questa collaborazione con Evil Twin finisse in botte (Heaven Hill whiskey) per dare origine dopo sette-nove mesi alla  Barrel Aged Bible Belt.

La birra.
Poca schiuma,  grossolana e di modesta persistenza, mentre il bicchiere si riempie di un denso liquido completamente nero. L’aroma di questa Bible Belt non è dei più coinvolgenti, devo ammettere:  whiskey, caffè, legno, tabacco e un filo di fumo/cenere, cacao amaro, liquirizia, un ricordo di fruit cake. Sembrerebbe tutto molto gradevole ma c’è un fastidioso sottofondo di carne e salsa di soia a rovinare un po’ la festa.  Ci pensa il mouthfeel a riaccendere il sorriso di chi si trova il bicchiere in mano: non è una birra eccessivamente densa e neppure particolarmente sexy/cremosa, ma il suo onesto lavoro lo fa e delizia il palato con morbidezza e un corpo quasi pieno. Sostenuto da una potente ma non fastidiosa nota etilica (whiskey), il sorseggiare s’arricchisce di melassa e liquirizia, un ricordo di fruit cake con il dolce che viene poi bilanciato dall’amaro del caffè, delle tostature e del cacao. Anche al palato c’è tuttavia una componente meno elegante che parla di carne e salsa di soia, legno e tabacco entrano in gioco a fine corsa ad accompagnare quella calda nota di whiskey con la quale questa Bible Belt si congeda. 
Bevuta nel complesso soddisfacente ma lontana “dall’olimpo” dello stile: la bottiglia credo risalga al 2016 e mi sembra già aver perso parecchio smalto. Un po’ slegata, non pulitissima, qualche imprecisione di troppo: tutte cose che secondo me non ci dovrebbero essere quando il prezzo del biglietto è vicino ai 40 euro al litro.
Formato: 35.5 cl., alc. 13%, lotto 36516, prezzo indicativo 12.00-15.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 14 febbraio 2018

Evil Twin Imperial Biscotti Break Bourbon Maple Syrup Barrel Aged

Birra e sciroppo d’acero: episodio numero 5 anch’esso ambientato negli Stati Uniti. La beerfirm (ormai quasi birrificio) Evil Twin non si tira di certo indietro ed è sempre pronta ad abbracciare le ultime tendenze; in collaborazione con la BLiS Gourmet, produttore di sciroppo d’acero invecchiato in botti di bourbon, il “gemello cattivo” di Mikkeller alias Jeppe Jarnit-Bjergsø si fa mandare alcuni barili esausti per riempirli di birra. Lo stesso fornitore utilizzato da Founders per la CBS. Il risultato si può apprezzare a partire dall’agosto 2016 quando arriva sul mercato la Imperial Biscotti Break Bourbon Maple Syrup Barrel Aged, versione barricata di una delle birre di maggior successo della beerfirm. Neppure il tempo di berla e a settembre spunta la Michigan Maple Jesus incalzata dalla Even More Jesus Bourbon Maple Syrup Barrel Aged: la differenza tra le due? Quasi nessuna: la prima (formato 35.5 cl.) era stata prodotta al birrificio Dark Horse, Michigan, la seconda (formato 65 cl) presso il birrificio Westbrook (Carolina del Sud). 
Infustata/imbottigliata l’imperial stout, le botti esauste fanno poi ritorno dai magazzini di Evil Tiwn a quelli della BLiS Gourmet per essere riempiti di salsa di soia e creare (l’interessante?) Michigan Maple Soy. Ma poteva il prolifico Gemello Cattivo limitarsi a queste poche etichette che hanno come protagonista l’acero? Certo che no, ed ecco nascere le varianti  Imperial Biscotti Break Maple Bourbon BA Chocolate Hazelnut, Imperial Biscotti Break Maple Bourbon BA Coconut e la  Biscotti Break Maple Bourbon BA Maple Bacon Coffee. In pratica alla già ricca ricetta della Biscotti Break caffè, vaniglia e mandorle tostate) viene aggiunto il passato in botti di bourbon che hanno ospitato acero con aggiunta di ulteriori adjuncts come vaniglia, cioccolato, cocco tostato, pancetta, caffè. L’ultima nata è invece la Imperial Biscotti Break Double Maple Barrel Aged che, dopo aver passato un anno in botti di bourbon/acero, riceve un ulteriore passaggio di sei mesi in botti di marsala. E se non siete ancora sazi vi ricordo che esiste anche la Maple Bourbon BA Imperial Mexican Biscotti Cake Break Imperial Stout, ovvero un blend di Imperial Biscotti Break di Evil Twin e Mexican Cake di Westbrook; sommandole otteniamo un’imperial stout con mandorle, cacao, caffè, cannella, vaniglia e habanero che viene poi barricata. Direi che può bastare.

La birra.
Meglio precisare di cosa stiamo parlando, visto il lungo elenco di birre appena passate in rassegna:  Imperial Biscotti Break Bourbon Maple Syrup Barrel Aged, quindi Imperial Biscotti Break invecchiata un anno in botti ex-bourbon che hanno più di recente ospitato sciroppo d’acero.
Si presenta nera e la piccola schiuma cremosa che si forma nel bicchiere è piuttosto rapida a dissiparsi: bourbon e un mix di cosiddetti “dark fruits” (prugna, uvetta, ciliegia) danno il benvenuto in un aroma intenso, abbastanza pulito e discretamente elegante che tuttavia mostra un bouquet abbastanza povero. In sottofondo c’è un po’ di sciroppo d’acero che fatica ad emergere in un contesto già molto dolce di suo. Se siete fra quelli che sostengono che non ci sia differenza tra stout e porter, fatevene una ragione: nella maggior parte dei casi per i birrifici americani una (imperial) porter avrà un corpo più modesto rispetto ad una (imperial) stout, e questa IBBBMSBA (perdonatemi l’acronimo) non fa eccezione. Quindi corpo medio, poche bollicine, nessun’indulgenza cremosa o particolarmente morbida: la facilità di bevuta è avvantaggiata ma personalmente sento la mancanza di un po’ di “ciccia” in più. Il gusto prosegue sul versante dolce con un carico di melassa e liquirizia, prugna/uvetta/ciliegia/, qualche nota di vaniglia: il bourbon e l’alcool riscaldano senza esagerare ogni sorso e contribuiscono a contrastare un po’ la dolcezza, ma non aspettatevi un vero e proprio equilibrio. E’ una birra molto dolce, a volte un po’ troppo: il bourbon lega molto bene la componente fruttata dando vita ad una birra da dopocena gradevole e intensa che tuttavia manca di adeguata complessità o profondità, non fosse altro per giustificare il prezzo salato del biglietto. Quando una birra costa circa 46 dollari al litro, che nei negozi europei diventano più o meno 46 Euro, è inevitabile che si generino delle aspettative abbastanza elevate che in questo caso non vengono corrisposte del tutto, benché non sia affatto una cattiva birra, intendiamoci. Nessuna emozione e un po’ troppo noia in una "big beer" che dovrebbe in teoria tenervi compagnia per tutta la sera, anche se dividete i 65 cl. con qualcuno: sciroppo d’acero quasi non pervenuto, o forse non sono riuscito io a coglierlo in un contesto che già abbonda di zuccheri e di dolce.

Formato 65 cl., alc. 11.5%, lotto e scadenza non riportati, prezzo indicativo 27-30 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 21 novembre 2017

Evil Twin Even More Coco Jesus

Nonostante la craft beer continui a sfornare una novità dietro l’altra, la sensazione di deja-vu è sempre dietro l’angolo: è il solito concetto “azzecca una birra e moltiplicala all’infinito” già affrontato di recente più di una volta. Nello specifico parliamo della Even More Jesus, massiccia imperial stout che ha senz’altro contribuito al successo internazionale della beerfirm Evil Twin guidata da Jeppe Jarnit-Bjergsø, “gemello cattivo” di Mikkel Borg Bjergsø alias Mikkeller. 
Divertendosi a spulciare Ratebeer si può calcolare che la beerfirm danese-americana Evil Twin ha prodotto dal 2010 ad circa 300 birre, ovvero più di 30 etichette nuove ogni anno, delle quali ben 71 inserite nella categoria categoria Imperial Porter/Imperial Stout. Ovviamente non la maggior parte altro non sono che variazioni sullo stesso tema, figlie di quattro “birre madri”:  Even More Jesus, Imperial Biscotti Break, Soft Dookie, Imperial Doughnut Break. 
Evil Twin ha la sede operativa a Brooklyn, New York, ma ha utilizzato  impianti terzi dislocati in almeno sette diverse nazioni: Stati Uniti, Inghilterra, Danimarca, Scozia, Norvegia, Spagna e Olanda. Nell’autunno del 2016 Jeppe aveva annunciato l’apertura del suo primo birrificio a Ridgewood, Queens, New York: 1000 metri quadri nei quali collocare una taproom ed un impianto che dovrebbe garantire un potenziale di circa 6000 ettolitri all’anno. In pratica un luogo dove poter sperimentare le nuove ricette che verranno poi prodotte in larga scala presso impianti terzi: l’apertura era prevista per l’estate 2017 ma evidentemente c’è stato qualche ritardo.

La birra.
Even More Coco Jesus è l’ultima variante nata della Even More Jesus, commercializzata a partire da giugno 2017: come il nome può far intuire la ricetta è stata arricchita con cocco e – sorpresa non inclusa nell'appellativo – sciroppo d’acero.
Nel bicchiere si presenta nera con una testa di schiuma cremosa che si scompone abbastanza rapidamente ma è altrettanto pronta a rigenerarsi roteando un po' il bicchiere. L'aroma non può che essere dolce, nella sua ricchezza di caramello, zucchero di canna, cocco e vaniglia; lo sciroppo d'acero rimane in secondo piano, così come l'orzo tostato ed il caffè, il tutto avvolto da una percepibile componente etilica. L'intensità c'è, la finezza potrebbe invece essere migliore. Al palato è oleosa e morbida senza cercare di essere ingombrante, il corpo si colloca tra il medio ed il pieno e se ne avesse un pochino di più non sarebbe affatto male, anzi. La bevuta si mostra coerente con il biglietto da visita aromatico, quindi dolce e zuccherina, ricca di caramello sciroppo d'acero e cocco, uvetta, fruit cake, vaniglia. A bilanciare c'è una discreta nota etilica (12%) che riscalda ogni sorso e un finale amaro, non particolarmente elegante, nel quale caffè e torrefatto vengono supportati dai luppoli. Una imperial stout dolce ma non stucchevole, abbastanza vicina al concetto di birra-dessert (o pastry stout, se preferite) ma ancora distante dagli estremi "omnipolliani": sa ancora di "birra", per intenderci. Bene intensità, migliorabile l'eleganza, sopratutto per quel che riguarda l'ingrediente sciroppo d'acero, piuttosto deludente se penso invece a come l'ha utilizzato The Bruery nella birra The Grade.
Si sorseggia con buona facilità ma la sua dolcezza non rende semplice terminare il mezzo litro: prendetevela molto comoda. Il rapporto qualità prezzo è comunque abbastanza buono, anche se per il mio gusto personale preferisco la Even More Jesus "normale". 
Formato: 47.3 cl, alc. 12%, lotto #002, prezzo indicativo 7,00-9,00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 7 giugno 2017

Evil Twin Even More Jesus

Facciamo qualche passo indietro tornano allo scorso settembre quando ho stappato la I Love You With My Stout, una tra le cinquanta imperial stout/porter che la beerfirm danese-americana Evil Twin ha prodotto dal 2010. Cinquanta birre figliastre di quattro “madri”, se mi passate il termine (Even More Jesus, Imperial Biscotti Break, Soft Dookie e Imperial Doughnut Break) delle quali costituiscono leggere varianti che si differenziano per l’aggiunta di ingredienti più o meno strani o per un diverso invecchiamento in botte. 
Jeppe Jarnit-Bjergsø,  “gemello cattivo” (Evil Twin) di Mikkel Borg Bjergsø, aveva dichiarato sull’etichetta della I Love You With My Stout di “aver copiato una propria birra” la  Even More Jesus. Incalzato dalle domande di qualche cliente americano, aveva poi spiegato che le due birre erano “simili ma diverse”. La Even More Jesus aveva avuto buon successo e si era pensato di produrla in quantità maggiori spostandosi dal birrificio Westbrook a quello più grande della Two Roads: l’adattamento della ricetta ai nuovi impianti non restituì tuttavia la stessa identica birra e si optò quindi per commercializzarla con un nome diverso. Per ricapitolare, Even More Jesus (11,54% ABV) è prodotta alla Westbrook in formato 65 cl.; I Love You With My Stout (12%) è prodotta alla Two Roads Brewing Company nel formato 35.5 cl e in maggiori quantità. L’etichetta dalla Even More Jesus spiega: “è successo qualche volta che una birra molto apprezzata si trasformasse da mortale a divinità. Per fare ciò di solito la ricetta deve prevedere un corpo denso, un colore nero, stupefacenti aromi di cioccolato, caffè, frutta e zucchero muscovado; dev’essere disponibile in quantità limitata e, cosa più importante di tutte, deve avere il sapore della rarità!”.

La birra.
Debutta a marzo 2012 questa potente imperial stout che si presenta nera e con un piccolo cappello di schiuma nocciola, cremosa ma poco persistente. L’aroma è goloso e ben bilanciato tra il dolce di fruit cake, liquirizia, zucchero candito, biscotto e caffè, tostature, cioccolato fondente. Il meglio arriva comunque al palato con un mouthfeel perfetto, quello che personalmente vorrei sempre trovare in una imperial stout: densa e viscosa, corpo pieno e poche bollicine,  ogni sorso un’avvolgente e morbida carezza. La Even More Jesus è dolce e ricca di caramello, uvetta, liquirizia, fruit cake e solo nel finale si fa progressivamente sentire l’amaro di caffè, cioccolato e tostato; l’alcool (12%) si fa sentire senza bruciare rendendo la bevuta potente e calda, intensa. Non c’è invero molta complessità, l’aroma appare un po’ sottotono ma in bocca il livello sale rapidamente grazie ad un’eccellente sensazione tattile; una birra dessert che non raggiunge estremi artificiosi e si lascia sorseggiare con soddisfazione, senza grosse difficoltà e, soprattutto, senza quella noia che a volte fanno nascere in me alcune birre del “gemello cattivo”.  Sicuramente migliore per pulizia e finezza della sua sorella I Love You With My Stout, la quale ripropone un canovaccio molto simile ma un po’ meno convincente: la differenza di prezzo (al litro) tra le due birre non mi pare comunque giustificata. 
Formato: 65 cl., alc. 12%, lotto e scadenza non riportati, prezzo indicativo 15.00-18.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 28 novembre 2016

Evil Twin Imperial Biscotti Break

C'è un pezzo d'Italia dietro a quella che col tempo è divenuta una delle birre più famose e di maggior successo della beerfirm Evil Twin; il gemello cattivo come vi avevo già raccontato in questa occasione è Jeppe Jarnit-Bjergsø, gemello di Mikkel Borg-Bjergsø alias Mikkeller. Entrambi birrai zingari, una rivalità ostentata ma probabilmente funzionale al marketing e due business partiti dalla Danimarca per sbarcare poi negli Stati Uniti. Il primo dei due è stato Jeppe, ormai da tempo residente a New York, che ha iniziato a farsi produrre le proprie ricette da birrifici americani; di recente lo ha seguito Mikkel, superandolo con l'apertura del suo primo birrificio a San Diego, rilevando gli impianti dismessi da Alesmith.
Ma torniamo al 2011, quando Evil Twin è ancora una beerfirm danese e produce la maggior parte delle proprie birre alla Fanø Bryghus, dove lavora il birraio americano Ryan Witter-Merithew. Nel giugno di quell'anno viene realizzata la prima "crociera birraria" italiana: non so se nel mondo ci siano stati precedenti? E' Un mare di Birra, organizzata per festeggiare il decimo compleanno del Ma che siete venuti a fà. Tra i birrifici invitati a dissetare i partecipanti durante il viaggio Roma-Barcellona e ritorno c’è anche Evil Twin:  Jeppe e Ryan Witter-Merithew vogliono realizzare una birra apposta per l’occasione. Per legare la birra al nostro paese si pensa alla parola “biscotti”  e viene realizzata la Biscotti Ale, una porter (7.5% ABV) prodotta con caffè, vaniglia e mandorle tostate che viene poi mantenuta in produzione con il nome Biscotti Break e un ABV leggermente superiore (8.5%). La sua versione imperiale non ci impiega molto a nascere, rimpiazzandola: a marzo 2012 vede la luce la Imperial Biscotti Break, prodotta presso gli impianti della Westbrook Brewing di Mount Pleasant, Carolina del Sud. 

La birra.
Il caffè proviene dalla torrefazione Charleston, mentre il resto della ricetta prevede un base maltata di 2-row completata da un mix di malti Chocolate, Abbey, Melanoidin, Cara e avena. Gli "aromi naturali" di cui parla l'etichetta dovrebbero sempre essere vaniglia e mandorle tostate. Una volta azzeccata la birra, ecco il proliferarsi di varianti barricate e con aggiunta di ingredienti inusuali: ciambelle, peperoncini, prugne e brettanomiceti, amarene, fragole e la lista è ovviamente molto più lunga.
Assolutamente nera, forma una discreta testa di schiuma color cappuccino cremosa e compatta, dalla buona persistenza. Il caffè domina ed è molto elegante sia nella forma di chicchi che di espresso: l'accompagnano profumi di cioccolato al latte e tostature, accenni di vaniglia, fuit cake e liquirizia. Discreta ma percepibile la componente etilica. Morbida e quasi cremosa al palato, l'avvolge con poche bollicine ed un corpo tra il medio ed il pieno: ne risulta una birra solida che scorre bene senza bisogno di essere masticata. Il gusto è ricco di caffè e tostature sostenute da una base di caramello bruciato e liquirizia dolce; più in sottofondo vaniglia, cioccolato al latte e fruit cake sono ben amalgamati da un tenore alcolico (11.5%) che riscalda ed irrobustisce senza eccessi. In chiusura l'alcool accende l'amaro del caffè e delle tostature, della mandorla e del cioccolato con una scia lunga, morbida, molto appagante. Tralasciando l'hype che qualche anno fa questa birra si portava dietro, l'Imperial Biscotti Break è una Imperial Stout bilanciata, elegante e solida che si sorseggia con gusto senza troppe difficoltà: le emozioni non abbondano, ma la soddisfazione è parecchia. 
Formato: 65 cl., alc. 11.5%, lotto e scadenza non riportati, prezzo indicativo in Europa 14-18.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 16 settembre 2016

Evil Twin I Love You With My Stout

Divertendosi a spulciare Ratebeer si può calcolare che la beerfirm danese-americana Evil Twin ha prodotto dal 2010 ad oggi 219 birre, ovvero 30 birre nuove ogni anno; il numero sarebbe di molto maggiore se si prendessero in considerazione anche tutte le collaborazioni. Di queste 219 birre ce ne sono ben 48 che vengono classificate nella categoria Imperial Porter/Imperial Stout, ovvero una ogni 4,5.  Ma se si scava un po’ più a fondo si scopre che queste 48 birre non sono altro, per la maggior parte, che figliastre di quattro “birre madri”, se mi passate il termine:  Even More Jesus, Imperial Biscotti Break, Soft Dookie, Imperial Doughnut Break: quasi tutte le altre 44 altro non sono che varianti di queste, create con aggiunta di un qualche ingrediente più o meno strano o invecchiate in diverse botti. 
Prendiamo ad esempio il caso della Imperial Stout di oggi, chiamata I Love You With My Stout.  Jeppe Jarnit-Bjergsø,  “gemello cattivo” (Evil Twin) di Mikkel Borg Bjergsø (Mikkeller) ammette che è spesso sua moglie, che di professione fa il copywriter, a scegliere i nomi per le birre.  In questo caso il nome è curioso ma ancora più curiosa è la farraginosa descrizione sull’etichetta: “quanto ho copiato la famosa Even More Jesus mi sono chiesto, in quanto artista.. perché lo sto facendo? Non ne avevo idea, fu un istinto che riguardava la birra in quanto forma pura…. Nel senso che questa stout è una metafora di libertà. La somma di tutte le bellezze che mi circondano”. 
Qualcuno, perplesso da quelle parole, ha avuto la buona idea di chiedere a Jeppe che cosa significasse “copiare una propria birra” e, soprattutto, se  Even More Jesus e I Love You With My Stout fossero la stessa identica birra. Nessun problema per "il gemello cattivo" a rispondere subito all'email: “sono diverse, ma ispirate l’una all’altra. I Love You With My Stout è prodotta in un altro birrificio  in quantità maggiori. Abbiamo dovuto adattare la ricetta ai nuovi impianti, e siccome la birra non è esattamente la stessa, anche se molto simile, le abbiamo dato un nome nuovo”. 
Per ricapitolare, lasciando fuori l’aspetto artistico o poetico:  Even More Jesus (11,54% abv) è prodotta alla Westbrook in formato 65 cl.; I Love You With My Stout (12%) è prodotta alla Two Roads Brewing Company nel formato 35.5 cl. Sono uguali? Quasi. Magari bevetele una dopo l'altra per scoprire quali sono le differenze.

La birra.
Assolutamente nera, forma un generoso cappello di schiuma color cappuccino cremosa e compatta, dall’ottima persistenza. L’aroma non si mostra però all’altezza dell’aspetto sontuoso, facendo un grosso passo indietro: la componente etilica è predominante e sottomette i profumi di caffè, liquirizia, carne, fruit cake. L’intensità è scarsa, il bouquet non è di quelli “golosi” che ti fanno venir subito voglia di bere quello che c’è nel bicchiere. Fortunatamente il gusto è tutt’altra cosa, a partire dal mouthfeel molto soddisfacente: corpo pieno, una viscosità oleosa che tuttavia mantiene una discreta capacità di scorrimento senza arrivare alla soglia del “masticabile”; le bollicine sono poche e la birra risulta molto morbida ed avvolgente. La bevuta parte dolce, con melassa, caramello e liquirizia inzuppati nell'alcool, uvetta e fruit cake; le tostature dell’orzo ed il caffè fanno inizialmente un po’ fatica a tener testa al dolce, con l’amaro che riesce a conquistare il palcoscenico solo alla fine, grazie all’aiuto della generosa luppolatura. Si chiude con resina e anice che accompagnano il torrefatto, l’alcool riesce ad asciugare buona parte della componente zuccherina e diventa protagonista del lungo retrogusto, abbracciando uvetta, cioccolato e tostature. 
Imperial Stout possente che richiede un lento sorseggiare: i primi sorsi non conquistano del tutto ma lasciandola per gioco forza nel bicchiere la bevuta si apre e regala belle soddisfazioni per chi cerca di scaldarsi in una serata autunnale o invernale. La sua potenza ed opulenza non vanno di pari passo con pulizia ed eleganza, non c’è invero una grossa complessità a contorno dell’importante gradazione alcolica ma quello che c’è basta per dare forma ad una birra-dessert capace di tener compagnia per tutta la serata.
Formato: 35,5 cl., alc. 12%, lotto 176:14, prezzo indicativo 4.80/5.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 26 aprile 2015

Evil Twin Yin


Chi è stato in Irlanda o di questa terra (e della sua birra) è appassionato sarà familiare con il termine "black and tan". Vi basta dire queste tre parole in un pub per ricevere una pinta nella quale convivono una parte di Guinness Stout e una parte di una birra "chiara", solitamente la Harp (ma altrettanto frequente è l'uso della Bass).
La tradizione è poi stata ripresa in pieno dai nuovi protagonisti della cosiddetta rivoluzione artigianale: solitamente si usa la parola "blend", che da quanto mi ricordo andavano un po' più di moda qualche anno fa.   Proprio da quel periodo nacque il "black and tan" della beerfirm ex-danese ed ora americana Evil Twin, ovvero il gemello cattivo di Mikkeller che all'anagrafe fa Jeppe Jarnit-Bjergsø.
Evil Twin prende a prestito la terminologia taoista e realizza due birre come le due forze primordiali opposte della religione: Yin e Yang.  La prima è una robusta (10%) Imperial Stout, mentre la seconda e un'altrettanto potente (10%) Imperial IPA.  Le birre uscirono nel 2011, e se non ricordo bene nel 2012 si trovavano in Italia abbastanza facilmente: le potevate bere anche singolarmente, ma chiaramente la loro massima espressione si raggiungeva mescolandole nel bicchiere. Per facilitare i bevitori più pigri, uscì poco dopo anche il Taiji, ovvero l'interazione tra le due forze contrapposte già pronta, a completare il famoso Taijitu: il blend già pronto, Yin & Yang, una Imperial Black IPA o una Imperial Stout superluppolata, a voi la scelta. 
Data la mia naturale avversione per una Double IPA della quale non conosco la data di nascita e che arriva dagli Stati Uniti attraversando l'oceano, lasciandone al di là la sua imprescindibile freschezza, mi sono accontentato della metà oscura, la Imperial Stout Yin. 
Realizzata presso la Two Roads Brewing Company (Stratford, Connecticut), si presenta sontuosa e completamente nera con un perfetto cappello di schiuma beige molto fine e compatta, cremosa, dalla lunga persistenza. All'aroma non vi è di certo quella ricchezza e quell'intensità che t'aspetteresti da una robusta Imperial Stout: poche emozioni, profumi un po' dimessi di caffè e tostature, mirtilli, liquirizia. Al palato il "gemello cattivo" nega un po' le sue radici scandinave per sposare la sua seconda patria a stelle e strisce: non c'è quella corposità e viscosità tipica delle imperial stout dell'estremità settentrionale dell'Europa. Il corpo è medio, con poche bollicine ed una consistenza quasi oleosa, più simile a quella di molte imperial stout americane: la scorrevolezza sacrifica un po' la morbidezza. Il gusto è amarissimo, anch'esso di colore nero: caffè, intense tostature, cioccolato amaro. L'alcool è abbastanza ben sotto controllo, ed è piuttosto il tasso d'amaro (e di noia) a rendere lenta l'evaporazione dal bicchiere; nel finale le amare note resinose della luppolatura accompagnano e braccetto le tostature, cercando di ripulire un po' il palato e di portare un po' di sollievo con l'acidità del caffè, ma non basta. La bevuta batte incessantemente sugli stessi tasti dell'amaro/tostato, senza tregua, senza equilibrio: i primi due sorsi sono anche gradevoli, ma il resto del bicchiere è una sfaticata. E' una Imperial Stout molto semplice alla quale manca una controparte dolce, almeno minima: in rete leggo delle descrizioni abbastanza diverse dalla mia, quindi è possibile che mi sia capitata una bottiglia poco rappresentativa della birra. O forse è davvero necessario "tagliarla" con la sua metà chiara, la Yang.
Formato: 35.5 cl., alc. 10%, lotto 195:14 14:39, scad. non riportata, pagata 4.50 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 17 febbraio 2015

Evil Twin Ashtray Heart

Ritorna sul blog dopo un’assenza abbastanza lunga Evil Twin, il gemello “cattivo” (anche se lui non si considera tale), Jeppe Jarnit-Bjergsø.  La sua passione per la birra nasce ai tempi dell’Università, quando con un decina di amici si ritrovava per bere birre “strane”, ovvero diverse dai soliti prodotti Carlsberg: arrivano anche a creare una rivista amatoriale, per loro stessi, chiamandola “The Beer Nerd”, nella quale si divertono a dare i voti a quello che bevono.
Dal “nerdismo” avviene il passaggio all’homebrewing (siamo nella metà degli anni 90) e poi la scoperta di Ratebeer, del quale  Jeppe diventa un assiduo frequentatore; la scarsa disponibilità di birre in Danimarca lo spinge ad iniziare i primi “trade” con amici all’estero.  Vi riconoscete in questo “percorso formativo”?  
Il passo successivo è stato quello di aprire un piccolo beershop a Copenhagen, chiamato Ølbutikken: “inizialmente era una specie di hobby, un lavoro parallelo a quello d’insegnante che facevo, era aperto solo dodici ore alla settimana. Ma mi dava l’opportunità di bere gratis, grazie a quel poco che riuscivo a vendere”.  Assieme all’amico Henrik Boes Brølling fonda una piccola società d’importazione, la Drikkeriget,  che oggi distribuisce in tutta Europa una quarantina di birrifici, prevalentemente americani. 
Nel 2010, emulando il proprio fratello, Jeppe ha lanciato la propria beerfirm in Europa, appoggiandosi soprattutto ai birrifici Fano e Amager (Danimarca) e De Molen (Olanda); il progetto, partito quasi “per gioco” con la realizzazione della Soft Dookie LINK, diventa molto più serio dopo l’uscita del Blabaer Lambik, che Cantillon produce in esclusiva per l’Ølbutikken e che genera un grosso “hype” tra i beer geek e fa conoscere il nome Evil Twin anche oltreoceano: l’importatore americano 12 Percent Imports lo contatta e gli commissiona circa 20.000 litri di birra da vendere negli Stati Uniti. Da allora l’80% della produzione Evil Twin viene destinata all’America, e a Jeppe viene sempre frequentemente richiesto di partecipare a serata, eventi, collaborazioni dall'altra parte dell'oceano.
Nel 2011 prende allora la decisione di trasferirsi definitivamente a New York (dove ha sede la 12 Percent Imports) con moglie, figli e qualche valigia al seguito: ha un mese di tempo per trovare un appartamento, prima che arrivi il container con dentro l’arredamento e gli altri effetti personali che si è fatto spedire. 
A Brooklyn viene anche coinvolto come consulente per il bar Tørst  e l'adiacente ristorante Luksus, il primo con una grande selezione di spine ed il secondo con un'ottima carta delle birre. Nel frattempo Jeppe si appoggia anche ad alcuni birrifici americani far per produrre le sue birre in loco, aumentando i volumi e riducendo i costi d’importazione dall'Europa: vengono coinvolte Westbrook Brewing (South Carolina) and Two Roads Brewing (Connecticut).   
E dopo questo breve riassunto della carriera professionale del “fratello cattivo” di Mikkeller, è il momento di bere. 
Ashtray Heart, un “cuore-portacenere”, ovvero una robusta smoked porter di colore marrone scurissimo, quasi nero, che forma un dito di schiuma nocciola, cremosa ma molto poco persistente. Al naso netta l’affumicatura, con sentori di cenere e di pancetta che tendono a coprire quasi tutto e a lasciare pochissimo spazio, in sottofondo, a delle sfumature di caffè macinato e cacao amaro. Il benvenuto aromatico non è particolarmente entusiasmante o elegante, ma per fortuna c’è un netto miglioramento in bocca, con un’ottima intensità fatta soprattutto di caffè e liquirizia e una lieve presenza di carne affumicata e di salmastro. Le tostature sono intense ed eleganti, la chiusura è acidula di caffè con un lungo retrogusto di liquirizia, orzo tostato, affumicato ed un leggero tepore, unica avvisaglia della presenza di alcool, altrimenti molto ben nascosto. Il corpo è medio, la carbonatazione medio-bassa, con una consistenza oleosa ed una pulizia lontano dall’essere esemplare; una sostanziosa ma docile porter affumicata che si beve con discreta soddisfazione ma senza grosse emozioni, se non un pochino di noia. 
Formato: 35.5 cl., alc. 8.9%, imbott. 05/05/2014, pagata 4.00 Euro (beershop, Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 24 ottobre 2013

Evil Twin Soft Dookie

L'originalità nello scegliere i nomi delle proprie birre certo non manca a Jeppe Jarnit-Bjergsø, il fratello "cattivo" (Evil Twin) di Mikkeller. Dopo una birra "gialla" chiamata Cat Piss (piscio di gatto), eccone una - marrone - chiamata Soft Dookie, che potremmo tradurre come un "escremento tenero". Pare che l'ispirazione per il nome di questa birra sia infatti venuta a Jeppe nel cambiare il pannolino al figlio. Viene prodotta in Norvegia, alla Amager, visto che Evil Twin è un birrificio senza impianti: è stata di recente rinominata in modo più gentile "DK" e - se non erriamo - offerta in un formato ridotto (33 cl. anzichè 50) con una diversa etichetta. Scelta che non possiamo che condividere, visto che il mezzo litro di questa "Imperial Vanilla Stout" da 10.4% ci è sembrato decisamente troppo. Se il nome è infatti originale, la sostanza di questa birra ricalca purtroppo il cliché delle Imperial Stout scandinave catramose ed asfalta-palato.
Minaccioso il colore, assolutamente nero, che non lascia filtrare nessuno spiraglio di luce; bellissima anche la schiuma, fine e cremosa, color nocciola, molto persistente. L'aroma è pulito ed elegante: la schiuma regala sentori di frutti di mirtillo, ma basta lasciarla dissipare per trovarsi di fronte agli attesi profumi che il colore della birra annuncia: caffè in grani, cioccolato amaro, tostature e leggera liquirizia. Lasciandola invece scaldare è l'alcool (whiskey) a prendere il sopravvento. 
Ottimo aspetto, dicevamo, ed anche ottimo l'ingresso in bocca: birra morbidissima, molto cremosa, poco carbonata, dal corpo massiccio. I primi sorsi sono davvero appaganti e convincenti, con il palato sommerso da una possente ondata fatta di tostature, caffè e cioccolato amaro, il tutto riscaldato da calore etilico importante. Bene anche l'acidità finale che cerca di alleggerirne per qualche istante il peso, prima che prenda il sopravvento un retrogusto molto amaro (tostato e caffè) e leggermente raschiante, con una marcata nota etilica. Una birra solidissima, quasi masticabile, che ammalia per i primi sorsi ma che poi mostra un grandissimo limite di bevibilità; avvicinandosi alla temperatura ambiente l'alcool non fa sconti e diventa difficile anche solo sorseggiarla con una certa regolarità, trasformando lo stupore dei primi sorsi in una sorta di noia. Adatta forse a serate dal freddo siderale, dove senz'altro questa Soft Dookie saprà riscaldarvi e rincuorarvi. Ma per i comuni mortali che la bevono in casa o al pub, 10 cl. mi sembrano essere la quantità idonea per poter godere appieno di questa imponente birra prima di prendere la strada per andare a casa. A dispetto del nome (Imperial Vanilla Stout), di vaniglia non ne abbiamo trovato traccia.
Formato: 50 cl., alc. 10.4%, scad. 12/2015, pagata 7.80 Euro (beershop, Italia).

mercoledì 25 luglio 2012

Evil Twin Ron And The Beast

Il nostro primo incontro con il birrificio “zingaro” danese Evil Twin  non è stato dei migliori (si trattava della Cat Piss); ricordiamo brevemente che Evil Twin è Jeppe Jarnit-Bjergsø, fratello (gemello?) di Mikkeller. L’etichetta parla di una birra collaborativa, tra Ron e la “bestia” Ryan,  ovvero Ron Jeffries del birrificio americano Jolly Pumpkin e Ryan Witter-Merithew, collaboratore stabile di Jeppe.  Si tratta di una Saison che ricalca una precedente collaborazione chiamata Ryan & The Bunny Beaster; “depurata”  dell’utilizzo di brettanomiceti; è stata prodotta presso gli impianti della Fanø Bryghus, sulla omonima isola. E sveliamo subito le carte, questa è davvero una signora Saison, dall’aroma leggermente acidulo che regala dei bei sentori di banana e di spezie, con il pepe in evidenza. Dissipatasi la schiuma, è il turno degli agrumi (arancio), a comporre un bouquet estremamente pulito ed elegante. Ottime sensazioni anche in bocca; il corpo è medio, ma la consistenza “watery” la rende molto scorrevole e la decisa carbonazione vivacizza la bevuta esaltando la speziatura. Leggero imbocco di crosta di pane, e poi tanta frutta, soprattutto agrumi, ma anche pesca gialla. Una leggera acidità rinfrescante caratterizza tutto il percorso, bilanciando la dolcezza del gusto. Molto secca, vira verso l’amaro solamente all’ultimo secondo, in un finale erbaceo (a la Poperinge, se ci passate la semplificazione) non molto intenso ma dalla lunga persistenza. Profumata e pulita, ben fatta, alcool splendidamente nascosto, gusto intenso, facilità di beva. C’è tutto quello che serve, non bisogna aggiungere altro; se vi capita a tiro, provatela.  Formato: 50 cl., alc. 7%, lotto 08/03/2012, scad. 12/2014, prezzo 7.00 Euro.

giovedì 3 novembre 2011

Evil Twin Cat Piss

Immaginate di trovare in un beershop una birra con un etichetta che recita, a caratteri cubitali, in italiano, "piscia di gatto". In italiano l'etichetta inglese ha forse un effetto più "soft", mentre per il più puritano mercato USA la birra è stata rinominata Katz Pis. Evil Twin, il gemello cattivo, è Jeppe Jarnit-Bjergsø, ovvero fratello di Mikkel Borg Bjergsø, alias Mikkeller, nonchè titolare del famosissimo e fornitissimo beershop Ølbutikken di Copenhagen. Il puzzle si completa praticamente da solo: un fratello che è forse il birraio-senza-birrificio più famoso nel mondo della birra artigianale, un noto beershop ed un'agenda piena di contatti di distributori ed importatori... perchè non mettersi a produrre le proprie birre ? Jeppe è oltretutto homebrewer da quasi dieci anni. Cat Piss è una birra "contemporanea": nome irriverente, ovviamente una IPA, luppolo esotico (Nelson Sauvin), amaro deciso. Viene brassata negli impianti di De Molen. Di colore ambrato, nebuloso, forma un enorme cappello di schiuma ocra, pannosa, molto persistente. L'aroma è dolce, con sentori di frutta tropicale (mango, ananas, passion fruit), di chewing-gum (Big Babol) e vegetali che ricordano l'erba appena tagliata. In bocca sorprende per il totale cambiamento di rotta. Sin dall'imbocco arriva un amaro abbastanza aggressivo e tagliente, completamente vegetale e leggermente pepato. In sottofondo si fatica a sentire la base di malto caramello; c'è anche qualche nota di marmellata d'arancia. L'approccio con il palato è piuttosto ruvido; la carbonatazione vivace e la consistenza acquosa vorrebbero renderla molto beverina ma l'intento muore sul nascere. L'amaro vegetale di erba tagliata, monotono, satura presto la bocca e sono necessarie diverse pause per finire il bicchiere. Una IPA rozza e forse volutamente sbilanciata, che finisce secca lasciando un retrogusto intenso, amaro e vegetale, con una leggera nota di frutta tropicale. Non ci è piaciuta granchè e, in ogni caso, una birra che si beve faticosamente ha indiscutibilmente qualche problema da risolvere. Birraio giovane, attendiamo prove migliori. Formato: 33 cl., alc. 6.5%, scadenza 12/2013, prezzo 4.50 Euro.

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english summary:
Brewery: Evil Twin Brewing, Copenhagen, Denmark.
Appearance: cloudy amber color with a huge lasting frothy white head. Aroma: sweet, lots of tropical fruits (mango, pineapple, passion fruit), bubble gum, and freshly cut grass. Mouthfeel: medium body, high carbonation, watery texture. A quite harsh beer to the palate. Taste: a slim caramel malty base, and lots of herbal bitterness. Taste is grassy and spicy, rude. Hints of orange jam. Intense and very bitter grassy aftertaste, with a tropical fruit touch. Overall: Evil Twin is Jeppe Jarnit-Bjergsø, aka Mikkel Borg Bjergsø aka Mikkeler’s brother. On top of this, Jeppe also runs famous Copenhagen beershop Ølbutikken. This “Cat piss” (Katz Pis, for the US market) is brewed at De Molen Brewery. A very aggressive, unbalanced and extreme IPA, brewed (only ?) with Nelson Sauvin hops. It took us a lot of time to drink the glass dry, which is not exactly a good point for a beer. Might be a good experience for “hopheads beer geeks”, but not for us. A brand new brewery, let’s wait for something better. Bottle: 33 cl., 6.5% ABV, BBE 12/2013, price 4.50 Euro.