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giovedì 25 ottobre 2018

Eastside Brewing: Sun Stroke (Vermont Edition) & Sour Side (Cherry Edition)


Ospito sempre con piacere sul blog Eastside, birrificio di Latina fondato nel 2013 da Luciano Landolfi, Alessio Maurizi, Cristiano Lucarini e Fabio Muzio: l’ultima apparizione risale allo scorso gennaio, occasione per tirare le somme di un 2017 ricco di novità. E non è che nei mesi successivi a Latina siano stati con le mani in mano, anzi: la craft beer impone oggi di non restare mai fermi e di offrire agli appassionati sempre qualcosa di nuovo da bere. Il 2018 ha quindi visto arrivare Personal Jesus (10% American Wheat Wine in collaborazione con Birrificio Italiano), Unconditional Love (6,7%  Wine Oaked & Dry Hopped American Sour Ale), Hang Loose (6,5% White IPA), Bill Kilgore (6.3% American IPA), Vato Loco (6.7% NEIPA con aggiunta di albicocca ed estratto di bacche di vaniglia), Tripla Doppia (11,5% tripel) e Mea Culpa (11% Belgian Strong Dark Ale). Ne avrò dimenticata qualcuna?

Le birre.
Sun Stroke è la Double IPA di casa East Side e la statua della libertà in etichetta omaggia la nazione che ha “inventato” questo stile: i luppoli utilizzati sono Citra, Cascade, Columbus e Galaxy. La bottiglia in mio possesso è però una “Vermont Edition”: parliamo quindi di una Double NEIPA, torbida e succosa, fermentata con il lievito che negli ultimi anni ha rivoluzionato lo stile. L’aspetto è in effetti simile ad un torbido succo di frutta, la schiuma è cremosa, abbastanza compatta e mostra un’ottima persistenza. Ananas, mango, papaia, pompelmo, mandarino e arancia danno un intenso e caloroso benvenuto; in sottofondo fa capolino anche qualche nota dank. Se consideriamo che le NEIPA non sono certo il palcoscenico ideale per esprimere pulizia e finezza, direi che il risultato è comunque piuttosto positivo.  La sensazione palatale è morbida e molto gradevole,  “chewy” quanto basta per mantenere comunque una buona scorrevolezza. Il gusto mi sembra un po’ meno definito dell’aroma ma c’è comunque tutto quel che serve per soddisfare chi ama il New England: mango e ananas, agrumi, un finale resinoso di buona intensità e durata. Il tanto temuto “grattino/effetto pellet” che spesso affligge queste birre è qui ridotto davvero ai minimi termini, c’è una buona secchezza e un’ottima intensità. Quest’ultima caratteristica riguarda anche l’alcool (8.5%) che si sente e non fa sconti, riscaldando ogni sorso: personalmente prediligo interpretazioni un po’ meno muscolari dello stile che favoriscono la facilità di bevuta, ma qui si rientra nei gusti personali.

Con la Sour Side andiamo invece in Germania: parliamo di Berliner Weisse, birra di frumento popolarissima nella Berlino del diciannovesimo secolo e poi decaduta al punto che nella capitale era rimasta solo la Berliner Kindl Brauerei a produrla.  Le sue caratteristiche sono l’impiego di una percentuale di frumento che varia tra il 25 ed il 50%, una bassa gradazione alcolica, una vivacissima carbonazione e, soprattutto, una spiccata acidità ottenuta mediante una seconda fermentazione in bottiglia aggiungendo lactobacilli.  La Craft Beer Revolution, come avvenuto in altri casi, ha saputo riportare in vita quello che l’industria e le grandi multinazionali erano quasi riuscite a sopprimere. Le Berliner Weisse godono oggi di una nuova vita: sono leggere, rinfrescanti e dissetanti, soprattutto se la loro tagliente acidità viene ammorbidita dall’aggiunta di frutta.  Nel caso della Sour Side, oltre ad una berliner “pura” ne è stata realizzata una aggiungendo pesca e albicocca ed una con le visciole; proprio in questi giorni ne sta arrivando una al lampone.  
Il suo colore rosato è davvero splendido, mentre la vivace schiuma leggermente sporcata di rosa è generosa ma abbastanza rapida nello svanire.  Le visciole dominano l’aroma ma sono in buona compagnia: profumi di frumento e impasto di pane, limone, fragoline. Scattante e snella, al palato scorre con velocità davvero impressionante e in breve tempo ci si ritrova con il bicchiere dimezzato; personalmente ci vedrei bene qualche bollicina in più. Nel bicchiere c’è l’asprezza delle visciole e di qualche altro frutto (limone, un tocco di mela), note di pane e frumento, qualche suggestione di fragolina, un’acidità lattica molto ben controllata. Il percorso si chiude con un veloce passaggio amaricante di nocciolo di visciola ma è soprattutto la grande secchezza a ripulire il palato, obbligandolo di fatto a desiderare subito un altro sorso. Bella (in questo caso l’aspetto estetico è davvero notevole), profumata, pulita e facile da bere: un valido alleato nelle giornate più calde dell’anno o un leggero e gustoso aperitivo.  A voi la scelta.
Ringrazio il birrificio per avermi inviato le birre da assaggiare. 

Nel dettaglio:
Sun Stroke (Vermont Edition), 33 cl., alc. 8.5%, lotto 49 18, scad. 01/10/2019, prezzo indicativo 5.00 euro
Sour Side (Cherry Edition), 33 cl., alc. 4.8%, lotto 30 18, scad. 01/07/2019,  prezzo indicativo 4.50 euro

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 29 settembre 2015

Fourpure Hoptart

Il quartiere di Londra è quello di Bermondsey con il suo “beer mile”, ormai noto a qualsiasi birrofilo che si rispetti: a poca distanza l’uno dall’altro ci sono The Kernel, Partizan, Brew By Numbers, Anspach & Hobsday, Bullfinch Brewery e, da ottobre 2013, anche Fourpure. 
Quest'ultimo viene fondato dai fratelli Daniel e Thomas Lowe, entrambi con un passato da homebrewers; nella loro avventura professionale i due sono aiutati dal birraio John Driebergen, proveniente dalla Meantime. L’impianto da trenta ettolitri arriva dal birrificio  Purity ed e è affiancato da un impiantino pilota da 1 hl. Daniel Lowe  ha lasciato il suo ruolo dirigenziale in azienda di IT per lanciarsi in questo nuovo progetto in un settore in piena espansione. 
Il nome scelto si riferisce ai quattro elementi fondamentali per produrre la birra: cereali, acqua, lievito e luppolo, mentre il progetto grafico viene affidato all’agenzia Mr. B & Friends. Ma Fourpure è soprattutto il primo microbirrificio inglese a dotarsi da subito di un impianto di messa in lattina di proprietà, con una linea (53 lattine al minuto)  proveniente dalla canadese Cask Brewing Systems  ed in esborso complessivo stimato intorno a 250.000 sterline. Alla Fourpure le ambizioni non mancano, soprattutto quelle di evadere dal solo canale distributivo di pub e beershop; viene raggiunto un accordo con la catena Marriott per la fornitura della Fourpure Pilsner nei bar degli hotel di Londra e anche lo chef stellato Michel Rou mette le birre in carta nei suoi ristoranti La Gavroche, Roux at Parliament Square e Roux at The Landau. Niente di più lontano dagli umili pub di quartiere, insomma. Da qualche mese le Fourpure sono importate anche in Italia.  Per chi passasse da quelle parti, la Tap Room è aperta ogni sabato dalle undici del mettono alle cinque del pomeriggio, con possibilità di bere in loco alla spina o di fare acquisti da portare a casa;  la zona di Bermondsey non dista molto dal London Bridge. 
A soli due anni dal debutto il portfolio di Four Pour è già piuttosto ampio anche per quel che riguarda la varietà degli stili proposti. Novità dell'estate 2015 è una sour ale , chiamata con il nome poco originale di Hoptart che aiuta comunque a capire senza troppi giochi di parole cosa troverete nel bicchiere.
Dorata e leggermente velata, forma una generosa schiuma bianca abbastanza compatta e cremosa, dalla buona persistenza. L'interpretazione di Fourpure di una Berliner Weisse è chiara sin dall'aroma: il massiccio dry-hopping regala un bouquet ancora molto fresco, raffinato e dalla pulizia davvero esemplare. Pompelmo, mandarino, arancia, frutta tropicale (lychee, ananas, mango) e abbondanza di scorza di limone/lime; i profumi sono pungenti, fragranti e ruffiani quanto basta da non risultare mai cafoni. E' difficile staccare il naso dai bordi del bicchiere, e il gusto di questa Hoptart non delude le aspettative create: anche in bocca c'è una pulizia estrema che permette di annotare le note di frumento e di pane, l'asprezza degli agrumi (pompelmo, lime, limone) e della frutta acerba (mela verde, ribes), una punta quasi impercettibile di lattico. In sottofondo c'è una delicata dolcezza (ananas, mango) ad ingentilire le asprezze rendendole più accessibili anche a chi non ha una grossa familiarità con l'acido, mentre spetta all'amaro della scorza d'agrumi il compito di chiudere la bevuta. Fourpure snatura completamente lo stile con un abbondante luppolatura che va a formare una birra fruttatissima, pericolosamente a rischio "succo di frutta"; il risultato è comunque davvero convincente, grazie alla freschezza, all'eleganza e soprattutto ad una pulizia davvero encomiabile. Quasi pleonastico sottolineare la sua grande secchezza, l'enorme potere dissetante e rinfrescante (tipico delle Berliner Weisse) e la stupefacente facilità di bevuta a fronte di un'intensità di gusto sorprendente per una gradazione alcolica piuttosto modesta (3.8%). Difficile tenerla nel bicchiere per più di qualche minuto: Fourpure rischia ma dimostra di saper gestire la sfida con grande maestria, uscendone vincitore con una birra che l'estate reclama a gran voce. Una lattina ricca di freschezza e di sapori, da bere quasi tutta d'un sorso.
Formato: 33 cl., alc. 3.7%, scad. 03/2016., pagata 3.50 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 30 giugno 2015

Buxton Far Skyline

Nell’ormai sempre più vasto portfolio brassicolo di Buxton trova anche spazio la Far Skyline, rilettura in chiave moderna di una Berliner Weisse.  Per chi non fosse molto familiare con questo stile, ricordo brevemente che si tratta di una birra di frumento sulle cui origini ci sono varie ipotesi. Alcuni ritengono che la Berliner Weisse altro non sia che la semplice evoluzione di una birra marrone di frumento ed orzo (Halberstädter Broihans) che veniva prodotta ad Halberstadt  nel XVI secolo; per altri venne invece portata a Berlino alla fine del diciassettesimo secolo da un gruppo di Ugonotti  francesi in fuga dalle persecuzioni del Re Sole.  Nel XIX secolo questa birra era diventata popolarissima nella capitale tedesca, per poi andare incontro ad un progressivo declino: oggi è rimasta solo la Berliner Kindl Brauerei a produrla, ed è quindi l’unico birrificio che potrebbe utilizzare questa denominazione  (Berliner Weisse)  d’origine controllata:  il fatto che Buxton metta ugualmente le due parole in etichettta avrà delle conseguenze? 
Le sue caratteristiche sono l’impiego di una percentuale di frumento che varia tra il 25 ed il 50%, una bassa gradazione alcolica (2,8-3,8%), una vivacissima carbonazione e, soprattutto, una spiccata acidità ottenuta mediante una seconda fermentazione in bottiglia aggiungendo Delbrückii Lactobacillus: pare che Napoleone  occupando Berlino agli inizi del diciannovesimo secolo le definì “lo Champagne del nord”, mentre i più umili nativi si accontentavano di chiamarla “lo spumante dei lavoratori”. La loro forte acidità fa sì che raramente vengano bevute “pure” dai berlinesi: di solito vengono “tagliate” con un bicchierino di sciroppo dolce (Schuss) che, a seconda della varietà, impartisce alla birra un curioso colore verde (sciroppo di asperula) o rosso (lamponi).  Alla Buxton scelgono invece di contrastare l’acidità usando la mano pesante con il luppolo, ovvero “snaturando” uno stile che non vorrebbe la percezione di luppolo né all’aroma né al gusto; la soluzione adottata (dry-hopping) è un buon compromesso che (volutamente) impatta l’aroma senza rendere il gusto amaro.
All’aspetto si colloca tra il dorato e l’arancio, opaco, con una testa di bianca schiuma fine e cremosa, dalla buona persistenza. L’aroma, pulito e ancora abbastanza fresco, è ovviamente quanto di meno ti aspetteresti da una Berliner Weisse, regalando un fruttato bouquet composto da mandarino, arancio e melone retato con qualche nota tropicale di ananas e mango.   Al palato c’è invece una bella acidità (lieve lattico, limone, frumento) che si trova a convivere con il dolce dell’ananas, della pesca e del melone;  il risultato è una birra acida piuttosto accomodante, fruttatissima e  sicuramente fruibile senza traumi anche a chi non ha grossa familiarità con le “sour ales “. Un’invidiabile secchezza garantisce un estremo potere rinfrescante e dissetante, mentre il finale è aspro di limone e lime, ananas acerbo, uva spina, con una punta amara lattica appena percepibile. Il suo unico evidente “difetto” è la mancanza di bollicine: poche, davvero troppo poche anche per  un’interpretazione “moderna” di uno stile che invece ne richiederebbe moltissime.  
Convince? Sì, è una birra ruffiana che convince, prendendosi qualche rischio ma riuscendo ad amalgamare con successo l’acido con quel carattere fruttato che ormai troviamo protagonista in molte birre e che anche in questo bicchiere si ritaglia un ruolo principale;  limate quasi tutte le asprezze e le asperità lattiche, rimane una birra mansueta e leggermente acida che poco ha a che vedere con una Berliner ma che rimane comunque molto godibile e rinfrescante, quindi perfetta per la stagione estiva,. Formato da 33 decisamente insufficiente, perché una volta che entrate nel meccanismo del “dissetante succo di frutta" diventa difficile uscirne. Ah, per la cronaca ne esiste anche una versione (Very Far Skyline) invecchiata in botti ex-Chardonnay.
Formato: 33 cl., alc. 4.9%, lotto G:B138, imbott. 25/03/2015, scad. 25/12/2015.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 4 agosto 2010

Berliner Kindl Weisse

Le berliner weisse sono birre tipiche della capitale tedesca, prodotte con alta percentuale di frumento, bassa gradazione alcolica e molto acide; spesso sono infatti "tagliate" con sciroppi di frutta per renderle più docili al palato. Non è il caso di questa Berliner Kindl Weisse, di colore giallo paglierino con bel cappello di schiuma bianca, cremosa e discreta persistenza. L'acidità si fa subito sentire all'olfatto, assieme a note di limone e frumento. Il corpo è molto acquoso, media carbonatazione. Al palato frumento ed acidità con punte che ricordano quasi un succo di limone. Molto secca, rinfresca ed asciuga bene il palato. Termina la sua corsa con un retrogusto acidulo e note di limone. Birra molto particolare e non per tutti i gusti. Rinfresca e disseta. Bottiglia da 33 cl., ABV 3%.

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english summary:
Berliner weisse are a quite peculiar style of beers: made with a very high percentage of wheat, they are very sour and with low alcohol content. Often they are blended with fruit syrups to cut the acidity out. It's not the case for this Berliner Kindl Weisse. Pale straw yellow color with a nice creamy white head. Arome is acid, wheat and strong lemon notes. Body is watery with medium carbonation. Taste is (again) acid, wheat, some lemon and grass. Very dry feeling to the palate, ends with an acid and lemony aftertaste. Surely refreshing and thirst quenching, but not for all tastes. 33 cl. bottle. ABV 3%.