Le birre.
Dorata, 33 cl., alc. 5.0%, lotto LS 21 18A, scad. 01/02/2020, prezzo 2.59 Euro.

Duchessic, ovvero l’incontro tra Duchessa (la saison al farro di Birra del Borgo) ed il lambic della Brasserie Cantillon; una birra collaborativa a due mani, atipica che, anche per il 2013, viene commercializzata proprio in questo mese di Luglio tra la linea “Le Bizzarre” di Birra del Borgo. La prima versione risale, se non erriamo, al 2008; nel corso degli anni (da quanto ci è sembrato di capire) sono state leggermente modificate le percentuali del blend che, per la versione attuale, sono un 90% di Duchessa ed un 20% di lambic di Cantillon invecchiato un anno. Il blend viene poi affinato per almeno sei mesi in bottiglia ma, non essendo sempre controllabile l’evoluzione del lambic, la data di commercializzazione della birra è vincolata dalla sua stessa naturale evoluzione, come spiega questo video relativo alla verisione del 2011. Dalla cantina noi recuperiamo invece una bottiglia del 2012; si presenta nel bicchiere di color arancio, opaco; compatta e fine la schiuma, bianca, che ha una buona persistenza. L’aroma presenta subito i classici sentori del lambic: acido (attico), sudore, odore di cantina e di polvere, legno umido. A stemperare, in sottofondo, sentori dolci di frutta, soprattutto di pesca gialla sciroppata. Molto vivace e snella in bocca, scorrevolissima, con un attacco subito aspro (uva spina e limone), vinoso, con in secondo piano note di pesca gialla; molto secca, rinfrescante e dissetante, chiude con un finale leggermente amaro che ricorda il nocciolo di pesca e la scorza di limone. La bevuta è attraversata da una gradevole nota rustica (o "funky", per dirla all'americana) e qualche accenno di cereali. Grande pulizia, leggero carattere vinoso, in una ottima birra molto estiva con una grande capacità di dissetare e rinfrescare, molto ben fatta; complessa ma al tempo stesso semplicissima da bere. Mostra anche un grande potenziale sia come aperitivo che in abbinamento gastronomico (pesce), ma questo è un terreno nel quale preferiamo non addentrarci. Anche bevuta in solitudine, è una gran bella soddisfazione. Formato: 75 cl., alc. 5.8%, lotto LS6712, scad. 06/2014, pagata 9.50 Euro (foodstore, Italia).
Nasce nel 2008, come puntualmente segnalava all'epoca Cronache di Birra, con un nome leggermente diverso (Pils Scik) ed un'etichetta completamente differente. Disponibile inizialmente solamente alla spina, dall'anno scorso il "cambio" di nome in Scick Pils e l'entrata a far parte della produzione "Le Bizzarre" di Birra del Borgo, ossia birre prodotte una sola volta l'anno e messe in commercio in un determinato mese (Febbraio, per il 2012). Birra dunque ancora fresca, di colore oro molto carico, velato; molto persistente la schiuma, bianca, fine e cremosa. Si tratta dell'interpretazione personale di Leonardo Di Vincenzo di una classica pilsner ceca, dove accanto al tradizionale luppolo Saaz (aggiunto anche in dry-hopping) troviamo anche gli americani Cascade e Centennial; l'aroma, almeno in questa bottiglia, è infatti molto più americano che ceco. Dolce, fresco, netta predominanza di pompelmo, mandarino, frutta tropicale; del luppolo "nobile" c'è invece solamente qualche remoto sentore floreale. Molto leggera in bocca, con un accenno di crosta di pane che lascia subito il posto a note dolci di polpa di frutta a richiamo dell'aroma; segue l'amaro (scorza d'agrumi) delicato e pulito, a completare una bevuta molto equilibrata. Birra molto secca, palato sempre ben pulito e deliziato da un retrogusto amaricante erbaceo che ci porta per la prima volta, con passo deciso, nella Repubblica Ceca. Al di là delle obiezioni che si potrebbero sollevare sull'uso del nome "pils", è una birra indubbiamente "scic" che conquista grazie ad un'aroma davvero invitante e raffinato, ricco di quella frutta "esotica" che rappresenta ormai un'irresistibile richiamo per chi - noi inclusi - si è solo da qualche anno appassionato alla "birra artigianale". Chi invece ha già "visto di tutto", probabilmente storcerà il naso e ripenserà con nostalgia alla Boemia ed alla cittadina di Plzeň . In conclusione: grandissima beverinità per una birra molto pulita, "ruffiana" e dissetante, che vedremmo perfettamente collocata nel mese di Luglio piuttosto che nel Febbraio che le è stato assegnato; appuntatevi il nome, il consiglio è di farvi trovare pronti, nel pieno dei caldi estivi, con il frigorifero pieno di Scick Pils. Formato: 33 cl., alc. 4-9%, lotto 215 11, scad. 01/2014, prezzo 3.00 Euro.
Fa parte della linea di birre “Le Bizzarre”, lanciata se non erriamo nel 2011 per ampliare l’offerta brassicola di Birra Del Borgo. Si tratta di 12 birre speciali, brassate una per mese ed una sola volta l’anno. L’anno scorso il mese della Hoppy Cat è stato Ottobre, nel 2012 è invece stata “schedulata” per Aprile. Si tratta di una Black IPA, la cui ricetta è stata creata da Leonardo Di Vincenzo in collaborazione con Ken Fisher, homebrewer di Portland (Oregon) che realizza le proprie birre sotto il marchio Grateful Deaf. Nel bicchiere è di colore marrone, torbido, e stupisce per la quasi assenza di schiuma; quel poco che si forma, molto grossolana, scompare immediatamente lasciando solo un piccolo "pizzo" nel bicchiere. Al naso risalta subito l’apporto dato dal luppolo Simcoe, protagoniosta di questa Hoppy Cat, con freschi sentori di aghi di pino che si mescolano a note dolci di frutta tropicale (passion fruit, melone, ananas e pompelmo); tostature molto in sottofondo, quasi impercettibili. In bocca lo scenario è capovolto; c’è subito un imbocco ricco di tostatura, ben equilibrato da note di frutta tropicale che richiamano l’aroma e che accompagnano il resto della bevuta. Purtroppo in questa bottiglia è praticamente assente la carbonazione (nessun rumore all’apertura del tappo) e la bevuta, per quanto facile e piacevole, ne risulta penalizzata. Birra che evolve successivamente verso l’amaro, prima con note resinose che si fanno sentire ai lati del palato e poi con note torrefatte. Ottimo aroma, grande pulizia in bocca ed alta beverinità; peccato, come detto, per la bassissima carbonazione che ne rende il corpo già molto snello ai confini dell’evanescenza. Da riprovare, in migliori condizioni. Formato: 75 cl., alc. 5.8%, IBU 55, lotto LS 134 11, scad. 10/2013, prezzo 7.80 Euro.
Quest’anno abbiamo optato per una perfetta sincronia, stappando la sera del 25 Dicembre la birra natalizia di Birra del Borgo, chiamata appunto, semplicemente, 25 Dodici. Si tratta di una bottiglia prodotta nel 2010, che abbiamo conservato in cantina per un anno. Nel bicchiere è di color ambrato carico, con piccole particelle di lievito che emergono in sospensione anche versando la birra con la massima cautela. La schiuma è praticamente assente; quel poco che si forma, molto grossolana, scompare subito lasciando un sottilissimo anello intorno al bicchiere. L’aroma è poco intenso; una speziatura da lieviti, caramello, leggeri sentori di frutta sotto spirito all’alzarsi della temperatura. Al palato arriva abbastanza morbida, con una basa carbonazione; il corpo è medio, l’alcool (9.5%) è molto ben nascosto e non intralcia mai la bevuta grazie anche. Purtroppo non avevamo a disposizione una bottiglia più recente per fare un adeguato confronto, ma l’anno passato in cantina sembra aver portato questa birra in territori “vinosi”. In bocca è dolce, ricorda a tratti certi vini liquorosi con sentori diffusi di frutta sotto spirito (soprattutto amarena e ciliegie) e di frutta secca; in sottofondo, troviamo anche caramello e toffee, mentre quasi nulla è la presenza di spezie che invece avevamo trovato nell’aroma. Birra dolce, dicevamo, ma caratterizzata da una buona secchezza; l’alcool arriva a scaldare verso la fine, lasciando un bel retrogusto avvolgente dove emerge anche una punta amaricante di malto tostato. Natalizia abbastanza atipica, dopo un anno di cantina, che ha perso spezie ma ha acquistato un interessante carattere vinoso che la rende ottima sia in solitudine, nel dopo cena, che probabilmente in abbinamento a diversi dolci. Formato: 75 cl., alc. 9.5%, lotto 90 010, scad. 08/2012, prezzo 8.50 Euro.english summary:
Brewery: Birra del Borgo, Borgorose, Rieti, Italy.
Appearance: cloudy deep amber color with almost no head. There’s a small off-white lacing around the glass. Aroma: light yeast spices, caramel, estery fruits. Mouthfeel: low carbonation, oily texture, medium bodied. Taste: sweet, kind of dessert wine-alike. Fruits (sweet black cherries), dried fruits, caramel, toffee. Dry to the palate, ends on a warm smooth alcoholic note with bittering roasted malts. Overall: 25 Dodici stands simply for 25/12, which is Christmas day. This bottle was brewed in year 2010 and has aged one year in our cellar. It has kind of lost all its spicy character, and has developed some interesting wine-like traits which make this beer either a nice after dinner companion or a good match for desserts. Bottle: 75 cl., ABV 9.5%, batch 90 010, BBE 08/2012, price 8.50 Euro
Mentre il birrificio ha da poco festeggiato a Borgorose il proprio sesto compleanno, noi siamo ancora fermi a quello precedente con una bottiglia della Reale 5° Anniversario; la ricetta base della “flagship beer” di Birra del Borgo viene infatti ogni hanno modificata per brassare una birra celebrativa. Nel 2010 la novità più sostanziale fu l’utilizzo del luppolo neozelandese un po' modaiolo Nelson Sauvin. Ambrata, schiuma leggermente ocra, abbastanza fine e cremosa, persistente. L'aroma inevitabilmente porta un po' i segni del suo primo compleanno e le dolci ed esotiche note fruttate tipiche di questo luppolo sono rilegate in secondo piano, mescolandosi con il caramello; gradevole la speziatura data dai lieviti, ma emergono soprattutto sentori di pino e resina. Al palato ritroviamo la morbidezza e la rotondità tipica della Reale classica; carbonatazione abbastanza alta, corpo medio. Dopo un buon equilibrio tra malto, caramello, note vegetali e resinose, la corsa termina in un lungo retrogusto vegetale molto amaro, caratterizzato da una nota pepata quasi "piccante". Ben fatta e solida, ci è sembrata in bocca leggermente meno "pulita" della sorella maggiore, che continuamo indiscutibilmente a preferirle. Formato: 75 cl., alc. 7%, lotto LS028 2010, scad. 02/2012, prezzo 7€.
Preceduta da un insolito divertissement su alcuni forum e blog italiani, dove la sua creazione fu dapprima attribuita a Teo Musso (Baladin) salvo poi scoprire che Inbranata è una nuova produzione di Birra del Borgo. “Nata” appunto a Bra (Cuneo, il luogo che aveva portato tutti fuori strada) dall'idea di diverse persone che abbiamo cercato di collocare: Dino Borri (Eataly), Nicola Farinetti (Slowfood), Fulvio e Fausto Marino (Mulino Marino, già collaboratori di Birra del Borgo per Enkir), Alberto Paruzzo (Edizioni Paruzzo?) e ovviamente, il birraio Leonardo Di Vincenzo. E’ in vendita solamente da Eataly nel formato da 33 cl. ed il suo “lancio” è stato sostenuto da una importante campagna pubblicitaria con sito internet dedicato. Prodotta con circa il 30% di grano Senatore Cappelli, si presenta nel bicchiere di un bel colore oro velato, la schiuma è cremosa, bianca e persistente. Al naso sentori floreali, erbacei, un po’ di malto e lieviti. Il corpo è da medio a leggero, con una carbonatazione abbastanza elevata. In bocca il gusto è poco pulito, con un’eccessiva invadenza di lieviti che lo “sporcano”; emerge solo qualche nota erbacea ed un po’ di alcool. Il finale è un po’ acquoso, breve retrogusto un po’ erbaceo ed amaro. Una birra in-bra-nata di nome, ma purtroppo anche imbranata di fatto; forse una bottiglia sfortunata, che onestamente non regge il confronto con le produzioni stesse di Birra del Borgo. Se l’idea, come da pubblicità, era quella di creare una birra “dissetante e semplice, ma ottima ed estremamente gratificante (..) ben fatta, buona, nata per essere bevuta”, beh… non c’era già la perfetta ReAle per questo scopo ? Formato 33 cl., alc. 6.4%, lotto LS 133 10, scad. 12/2012, 2.80 €.