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mercoledì 23 maggio 2018

Birra del Borgo: IPA - Italian Pale Ale & Dorata


Birra dal Borgo, credo quasi tutti lo sappiate, non è più birrificio artigianale da maggio del 2016, data in cui è stato ceduto alla multinazionale AB-Inbev (quella proprietaria di marchi quali Budweiser, Corona, Stella Artois, Beck's, Hoegaarden, Leffe, Diebels, Franziskaner/Spaten, Labatt e Bass.. solo per citare i più noti). All’annuncio sono seguite le rassicurazioni di rito: la qualità resterà uguale, si tratta di una partnership che ci consentirà di migliorare e di crescere, etc etc..  E come da copione sono iniziate anche le discussioni tra gli appassionati, impegnati a decidere se nel bicchiere ci fosse una birra più o meno buona di quella che era una volta. 
Che Birra del Borgo si trovi anche sugli scaffali della grande distribuzione non è una novità: anzi, il birrificio guidato da Di Vincenzo fu uno dei primi ad avventurarsi nei supermercati prima con una linea dedicata e chiamata Trentatré (Ambrata e Dorata) proposta ad un prezzo interessante. Correva l’anno 2010 e dintorni.  Le Trentatré non ebbero vita molto lunga e pian piano furono le classiche bottiglie da 75 di Del Borgo a finire sugli scaffali, a prezzi secondo me improponibili per il contesto in cui si trovavano. All’acquisizione da parte di AB-Inbev  ha fatto seguito un anno di relativa quiete nel quale si sono sicuramente gettate le basi per nuove e più ambiziose strategie commerciali; negli ultimi mesi ho avvistato molte 75 di Del Borgo a prezzi mai visti prima (parliamo di 5-7 euro) e il birrificio ha anche rilanciato una nuova linea da 33 per la vendita nei supermercati:  è tornata Lisa (questa volta in bottiglia e sotto forma di una lager) affiancata da Dorata, Ambrata e da una IPA, acronimo che sfrutta la popolarità dello stile ma che in realtà significa Italian Pale Ale. Un’operazione simile a quella fatta di recente da Birra Moretti.

Le birre.
Come si posizionano le nuove (industriali) birre del Borgo per il supermercato in uno scenario molto più affollato rispetto a quello 2010 quando forse i tempi per vendere nella GDO non erano ancora maturi? 
Partiamo dalla IPA – Italian Pale Ale, una session beer (4%) descritta come “elegante e luppolata” che nel bicchiere appare limpida e dorata, con una cremosa e compatta testa di schiuma bianca. L’aroma non è particolarmente intenso ma è pulito: profumi floreali, di arancio e mandarino, biscotto e caramello.  La bevuta prosegue nella stessa direzione ma si sente la mancanza di qualche bollicina in più: il corpo medio-leggero e la consistenza watery la rendono molto scorrevole, ma un po’ di vitalità in più le gioverebbe. C’è una delicata base maltata (pane, biscotto, caramello), un lieve passaggio fruttato nel quale gli agrumi assumono più le forme della marmellata piuttosto che della frutta fresca, un finale amaro resinoso di modesta intensità e lunghezza.  Nel bicchiere non c’è molta intensità e il risultato finale,  benché gradevole, è un po’ anonimo ad un palato che si è già allontanato da tempo dalle anonime lager industriali. Non sto chiedendo “fuochi d’artificio” ad una session beer, ma sarebbero senz'altro auspicabile maggior personalità e fragranza. Il rapporto qualità prezzo (2.59 € per 33 cl.) è tutto sommato accettabile e la IPA di Birra del Borgo può essere una discreta opportunità se avete il frigorifero vuoto e siete costretti ad andare al supermercato. Per emozioni, intensità e tutto il resto dovete invece rivolgervi altrove e aprire di più il portafoglio.

Dorata è invece un nome poco fantasioso ma efficace nel comunicare ad un bevitore poco esperto che cosa ci sarà nel bicchiere.  Si tratta di una Belgian Ale (5%) “morbida e delicata” il cui colore tiene fede al nome. Anche lei è limpida ma la sua schiuma, benchè cremosa e compatta, non ha quella lunga persistenza della migliore tradizione belga. Al naso una leggera spolverata di   coriandolo e pepe introduce profumi floreali, di frutta candita, pane e crackers: bene la pulizia, l'intensità è invece alquanto modesta. Al palato risulta effettivamente "morbida" come descritto in etichetta ma in una Belgian Ale personalmente vorrei trovare vivacità e qualche bollicina in più. Ideale continuazione dell'aroma, il gusto ripropone pane e crackers, frutta a pasta gialla come pesca e albicocca, arancia candita, coriandolo e un finale amaro piuttosto corto nel quale s'incontrano note terrose e di scorza d'agrumi: una breve parentesi che cerca di ripulire il palato e sopperire ad una scarsa secchezza. Anche per Dorata valgono le stesse considerazioni fatte per la IPA: risultato discreto, non molta intensità, buon livello di pulizia. Il DNA belga è evidente ma non c'è molta personalità in una birra che fa il suo compitino e porta ampiamente a casa la sufficienza. Sugli scaffali del supermercato e a questo prezzo mi sembra comunque una buona opzione di scelta.
Entrambe le bottiglie sono ancora abbastanza fresche e guardando la scadenza ipotizzerei un imbottigliamento avvenuto lo scorso febbraio: come saranno tra dodici mesi o più?

Nel dettaglio: 
IPA - Italian Pale Ale, 33 cl., alc. 4.0%, lotto LS 25 18A, scad. 01/02/2020, prezzo 2.59 Euro.
Dorata, 33 cl., alc. 5.0%, lotto LS 21 18A, scad. 01/02/2020, prezzo 2.59 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 8 maggio 2017

Birra del Borgo Lisa

Non è riuscita ad essere la prima birra artigianale italiana in lattina, preceduta dalla Pop di Baladin, ma poteva almeno vantarsi di essere la prima birra artigianale messa in lattina all’interno del birrificio che la produce: è Alfredo Colangelo, responsabile commerciale di Birra del Borgo, a sottolineare questa differenza con la Pop, che viene invece “inlattinata” presso un contoterzista lontano dal luogo di produzione con un’etichetta incollata anziché una bella serigrafia. Peccato che Birra del Borgo, acquistata nell’aprile 2016 dal colosso multinazionale AB-Inbev non sia più un birrificio artigianale. 
Sto parlando di L.I.S.A., acronimo di Light Italian Session Ale, che Leonardo di Vincenzo annuncia per la prima volta al mondo su Twitter nel novembre del 2015. Segue un lungo silenzio, qualche fusto che circola per l’Italia e poi allo scorso Salone del Gusto (settembre 2016) ecco centinaia di lattine (piene di acqua) colorare lo stand di Birra del Borgo: chi riesce ad assaggiare Lisa deve tuttavia di nuovo avvicinare il bicchiere alle spine, perché per le vere lattine bisogna attendere l’arrivo e la messa in funzione dell’impianto linea lattine all’interno del nuovo stabilimento del birrificio a Spedino (Rieti) , inaugurato a luglio 2016. 
E così il debutto ufficiale della lattina di Lisa avviene all’ultima edizione di Beer Attraction, a febbraio 2017, con la bella grafica opera dell’illustratore e fumettista torinese Gianluca Cannizzo, mi dicono già molto conosciuto in ambito enologico: “una ragazza leggera e irriverente, fresca e apparentemente semplice; in realtà nasconde carattere e complessità molto forti”. 
E’ una Session IPA per Untappd, mentre Ratebeer la inserisce nella categoria delle “Spice/Herb/Vegetable” in quanto "prodotta con coriandolo, pepe rosa, scorza d’arancia e fiori d’arancio": ingredienti non citati in etichetta, se non come descrittori dell'aroma. 

La birra.
Lisa è in realtà una Golden Ale, nel bicchiere è dorata e leggermente velata, sormontata da un compatto e cremoso cappello di schiuma bianca dall’ottima persistenza. L’aroma rinuncia all’intensità per comporre un bouquet delicato e caratterizzato da un buon livello di pulizia: profumi floreali ed erbacei, arancia, una delicatissima speziatura. Gli aggettivi Light e Session ricorrono un po’ ridondanti anche perché Lisa al palato è leggera ma non troppo: scorre veloce, senza sconfinamenti nell’acquoso e mantenendo una gradevole presenza palatale. La base maltata è piuttosto lieve (pane, accenno di miele), l’arancia fa una rapida comparsata per poi lasciare il palcoscenico ad un amaro cui spetta il compito di portare a termine la bevuta; note erbacee, terrose e qualche tocco zesty s’incontrano in un finale che tuttavia non rappresenta il massimo dell’eleganza e la cui intensità è tale da rallentare un po’ troppo la frequenza dei sorsi. Intensa ma corta, abbastanza secca, a mio parere eccede un po’ nell’amaro o forse le manca quell’eleganza che potrebbe renderlo meno ”pesante”. 
Una birra ancora un po' acerba ma che si propone ad un buon rapporto qualità prezzo, leggermente inferiore (questione di decimi) a quello dell'altra lattina italiana, la Pop di Baladin.
Formato: 33 cl., alc. 4%, lotto LS17 170113, scad. 10/2017, prezzo indicativo 2.50 Euro (food store).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 23 ottobre 2016

Birra del Borgo ArcheoBirra Etrusca - Anfora

Il progetto chiamato "archeobirra" vede la luce il 22 ottobre 2012 quando i suoi creatori, i cosiddetti "Birreria Brothers" (Leonardo Di Vincenzo, Teo Musso e San Calagione) presentano ufficialmente la birra Etrusca all'Open Baladin di Roma. 
Le "birre ancestrali" hanno sempre affascinato Sam Calagione, fondatore del birrificio Dogfish Head; con l'aiuto e la consulenza del professor Patrick McGovern (archeologo molecolare dell’Universita’ della Pennsylvania ed esperto di bevande fermentate) nel 1999 il birraio americano ha inaugurato la propria serie delle "ancient ales" realizzando la Midas Touch, ispirata dai residui trovati nei vasi della tomba del re Mida di Frigia (Turchia odierna), vissuto all'incirca 2700 anni fa. Sono poi arrivate la Chateau Jiahu, ispirata dai reperti ritrovati in una tomba cinese di 9000 anni fa, la Theobroma, basata su quanto rivelato dell'analisi chimica di frammenti di vasi di 3500 anni fa ritrovati in Honduras, e la Ta Henket, creata grazie ai alcuni geroglifici egizi. 
Il progetto successivo guarda al mediterraneo europeo e Calagione decide di coinvolgere i suoi partner commerciali Di Vincenzo e Musso; si parte da alcune ricerche archeologiche italiane che testimoniano la presenza di bevande fermentate, come riporta il sito di Birra del Borgo: "anche se l’unica testimonianza della presenza di una bevanda chiaramente riconducibile alla birra per la presenza di luppolo e cereali e’ quella di Pombia, in provincia di Novara, risalente alla civilta’ dei Liguri, è facile pensare che anche gli Etruschi e altre popolazioni italiche della stessa epoca storica avessero già scoperto le potenzialità date dalla fermentazione dei cereali. Presso la necropoli etrusca di Casa Nocera, nei pressi di Casale Marittimo in provincia di Pisa, sono stati ritrovati in alcuni vasi funerari oggi conservati al Museo Archeologico di Cecina resti di nocciole, melograni, mele e uva, oltre ad incensieri e alveari: sostanze che servivano ad “aromatizzare” bevande, che fossero a base di uva o cereali, usate sia come offerte funerarie che nella vita comune. Anche nella necropoli etrusca di Prato Rosello ad Artimino  sono stati ritrovati incensieri e resti di pollini."
Con l'aiuto del professor McGovern e di altri archeologici e studiosi italiani i tre birrai redigono la loro interpretazione di una bevanda fermentata di epoca etrusca: grano Saragolla, miele, frutti e succo di melograno, farina di nocciole, uva sultanina, resina, radice di genziana e mirra. Il lievito viene  fornito dal professor Duccio Cavalieri, docente di Microbiologia presso il centro di Ricerca e Sviluppo della Fondazione Edmund Mach di S. Michele all’Adige: si  tratta di un lievito di oltre 1500 anni d'età, isolato da alcuni acini d'uva ritrovati in Toscana. Ognuno dei tre birrifici coinvolti nel progetto fa poi fermentare la birra in maniera diversa: terracotta (grandi anfore da 800 litri) per Birra del Borgo, legno per Baladin e bronzo per Dogfish Head. Qui trovate il video di realizzazione dell'Etrusca, alla quale vengono simbolicamente aggiunti quattro frammenti di luppolo per rispettare i requisiti imposti dalla legge.

La birra.
Fermentata in anfore di terraccotta, materiale poroso che quindi consente uno scambio con l'ambiente circostante: si presenta opaca di colore ambrato scarico, con intense venatura arancio. La schiuma biancastra, di modeste dimensioni, svanisce piuttosto rapidamente nel bicchiere. Al naso, piuttosto complesso, troviamo un caleidoscopio di profumi che includono note lattiche, di sudore e di cantina umida, di melograno ed uvaspina, agrumi, uvetta: è l'aspro a dominare, con il dolce che rimane ben in sottofondo. Il gusto non è da meno e mette in campo una complessità non facile da decifrare: la bevuta è attraversata da una netta acidità lattica che viene solo parzialmente bilanciata dal dolce del miele, del caramello e dell'uvetta. C'è l'asprezza del melograno e dell'uva acerba, c'è una nota acetica che a tratti risulta un po' fastidiosa e c'è una delicata speziatura (mirra?) che a me ricorda lo zenzero: meglio farle raggiungere la temperatura ambiente e far sì che emerga maggiormente il suo carattere vinoso, capace di smussare quasi del tutto le spigolature acetiche. Chiude molto secca, con un accenno amaricante lattico e di frutta secca, qualche suggestione di agrume: l'alcool dichiarato (9.3%) è praticamente impercettibile e l'Etrusca risulta alla fine una birra rinfrescante, mediamente carbonata, che si potrebbe bere senza nessuna difficoltà. E' piuttosto la sua natura sperimentale a suggerirne il lento sorseggiar per cercare di carpirne tutte le diverse sfaccettature.
Formato: 33 cl., alc. 9.3%, lotto LS 369 14A, scad. 04/2017, prezzo indicativo 7.00-8-00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 10 maggio 2016

Birra del Borgo Duchessa

Non vi tedierò a lungo con l’ennesimo articolo sull’argomento più caldo delle ultime settimane nel mondo della cosiddetta “birra artigianale italiana”, l’acquisizione di Birra  del Borgo da parte della multinazionale AB-Inbev, proprietaria di marchi quali Budweiser, Corona, Stella Artois, Beck's, Hoegaarden, Leffe, Diebels, Franziskaner/Spaten, Labatt e Bass, solo per citare i più noti. 
Da qualche anno la strategia AB-Inbev prevede l’incorporazione nel proprio portfolio anche di birrifici “craft” e, l’uno dopo l’altro, sono caduti nella rete  Goose Island (USA, 2011),  10 Barrel  (USA, 2014), Blue Point Brewing Company  (USA, 2014, 24 M$),  Camden Town (UK, 2015, 85 M£), Elysian Brewing Company  (USA, 2015), Breckenridge Brewery  (USA, 2015), Four Peak (USA, 2015), Golden Road  (USA, 2015), Devil's Backbone  (USA, 2016) e forse ne ho dimenticata qualcuna. 
Inevitabile che prima o poi toccasse anche all’Italia ed ecco Birra del Borgo passare nelle mani della multinazionale che conferisce contemporaneamente la carica d’amministratore delegato al fondatore Leonardo Di Vincenzo. Le cifre non sono state divulgate, ma al di la delle solite motivazioni di facciata scritte sui comunicati stampa si vocifera che la cessione sia avvenuta soprattutto a causa della pericolante situazione finanziaria nella quale Birra del Borgo si era venuta a trovare. 
L’annuncio ha suscitato reazioni contrastanti negli addetti ai lavori: chi è rimasto in rumoroso silenzio, chi ha invidiato Di Vincenzo ed il contante da lui incassato, chi ha gridato allo scandalo dell'artigiano che si vende all'industria  e chi ha addirittura giurato di boicottarlo, in quanto ora parte di una multinazionale: pieno rispetto per questa scelta ideologica, ma siamo sicuri che sia oggi possibile vivere una vita (telefono, automobile, etc..) depurata dalle multinazionali? Più comprensibili invece le scelte commerciali di alcuni operatori del settore che hanno scelto la coerenza  anche a discapito dell'amicizia con Di Vincenzo: al Ma Che Siete Venuti A Fa' e negli Open Baladin (giusto per citare i casi più emblematici di due soci in affari con Di Vincenzo) non saranno più servite le birre Del Borgo, così come al Moeder Lambic di Brussels. Jean Van Roy ha immediatamente escluso Birra dal Borgo dal Cantillon Quintessence 2016 mentre Sam Calagione ha annunciato che la birra realizzata in collaborazione con Di Vincenzo, l'imperial pils My Antonia, non verrà più prodotta.
Immagino che sia a forte rischio anche la sopravvivenza della Duchessic, realizzata con un blend della saison Duchessa e lambic Cantillon, a meno che Di Vincenzo non trovi qualche altro produttore di lambic disposto a vendere il proprio prodotto ad AB-Inbev. 

La birra.
Una delle creazioni più versatili di Del Borgo, la Duchessa è una birra al farro (saison, dice il birrificio) che viene anche utilizzata come base per realizzare L'Equilibrista, Caos, Duchessic, Fragus e Rubus. Il suo nome è quello dei monti che circondano Borgorose, piccolo paese in provincia di Rieti al confine tra Lazio ed Abruzzo, 730 metri sul livello del mare nella riserva naturale dei monti della Duchessa. Se non erro le prime versioni di questa birra erano prodotte con una percentuale di farro superiore al 50% del totale dei cereali utilizzati, mentre attualmente l'etichetta indica il 23%.
Nel bicchiere arriva al confine tra il dorato e l'arancio, opaca e con un modesto cappello di schiuma biancastra, abbastanza fine e dalla discreta persistenza. L'aroma non fa dell'intensità e della fragranza il suo punto di forza, pur evidenziando una discreta pulizia: cereali, banana, farro, una delicata speziatura e un'altrettanto lieve suggestione di agrumi. La carbonazione va a pari passo con l'intensità aromatica e questa Duchessa soffre della mancanza di vitalità al palato: è tuttavia molto scorrevole, con un corpo che si colloca tra il medio ed il leggero. L'intensità del gusto è perlomeno maggiore, ripassando in rassegna il pane e i cereali, la banana, un accenno di agrumi (marmellata), un tocco di miele e un finale terroso leggermente amaro che, assieme ad un'evidente nota acidula, riportano l'asticella dei sapori in perfetto equilibrio. La sua funzione dissetante e rinfrescante la svolge, con un discreto livello di pulizia ed un'ottima bevibilità e fruibilità: latitano invece fragranza ed emozioni. Le poche bollicine non l'aiutano e non la valorizzano, e in quanto Saison l'espressività del lievito è tutt'altro che entusiasmante, mettendo in evidenza fin troppa banana. La sufficienza la porta a casa, ma di quell'"emozioniamo la birra" che è lo slogan di Del Borgo in questa bottiglia ce n'è molto poco.
Formato: 33 cl., alc. 5.8%, lotto LS191 15A, scad. 04/2017, 2.50 Euro (drink store, Italia).

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 28 novembre 2015

Birra del Borgo Keto Reporter

Nasce nel 2009 la Keto Reporter di Birra del Borgo, una leggera variazione di una birra, la Reporter, oggi non più prodotta; l'idea viene qualche anno prima a Leonardo Di Vincenzo durante una serata di degustazione sigari al club Maledetto Toscano. Alla Reporter vengono quindi aggiunte foglie di tabacco Kentcky Toscano in infusione; la ricetta viene completata con malti Pils, Crystal e Chocolate, ed una luppolatura di Northern Brewer per l'amaro e di E.K. Golding e Willamette per l'aroma. La descrizione commerciale recita "una birra scurissima, nera, impenetrabile, con un naso molto ricco, che offre sensazioni di tostature, tabacco, speziato e mallo di noce. In bocca ritroviamo le tostature, una leggera acidità e il tabacco che regala toni pepati, quasi piccanti. Molto ampia, lunga, complessa, specie rispetto al basso grado alcolico".
Versata nel bicchiere si presenta di color ebano scuro con uno splendido cappello di schiuma beige, fine e cremosa, molto persistente. Al naso sentori di frutti di bosco (soprattutto mirtilli), cioccolato al latte, tostature, lieve note di agrumi e una delicatissima sensazione di tabacco e di cenere. La pulizia è buona, mente l'intensità è un po' carente. 
Fin qui tutto bene ma al palato la sorpresa è davvero tanta: nel contesto di una porter non ti aspetteresti un domino di agrumi e di caramello rispetto alla componente "scura", rilegata molto in sottofondo con leggere tostature e liquirizia. Bene l'intensità, bene la sensazione palatale, discreta la pulizia del gusto: birra poco carbonata, morbida e molto scorrevole al tempo stesso.  La bevuta risulta quasi dolce, con l'amaro (più luppolo che tostature) che esce dal guscio solo in chiusura; nel retrogusto fa finalmente capolinea una suggestione di tabacco per tentare di tener fede a quanto promesso in etichetta.
Bottiglia che mi lascia piuttosto perplesso: l''avevo già bevuta un po' di anni fa, con impressioni piuttosto diverse. Non so se la ricetta sia stata rivisitata o se si tratti semplicemente di un lotto/bottiglia un po' fuori standard che ha davvero poco da spartire sia con la descrizione commerciale che con l'idea di una porter (al tabacco) 
Formato: 33 cl., alc. 5.2%, lotto LS41914, scad. 01/2017, 2.50 Euro (drink store, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 9 aprile 2014

Birra del Borgo 7 IPA (H)ops


Appuntamento fisso ormai da qualche anno, in autunno, è quello organizzato a Borgorose presso Birra del Borgo e chiamato “I Giorni dell’IPA”; è chiaramente una manifestazione focalizzata sullo stile brassicolo che è stato più di moda negli ultimi anni, anche qui in Italia. L’edizione 2013, che va in scena sabato 9 Novembre vede la partecipazione di ospiti come Toccalmatto, Opperbacco, Extraomnes, Brewfist, Free Lions e Baladin, oltre ovviamente al padrone di casa Leonardo Di Vincenzo. La giornata prevede una cotta pubblica in mattinata seguita dal pranzo con i birrai e l'apertura delle spine nel tardo pomeriggio, assieme ad una degustazione guidata da Luca Giaccone.
In questa pagina potete trovare una piccola galleria fotografica che mostra i birrai in azione; il risultato di questa collaborazione a più mani è ovviamente, vista la giornata a tema, una India Pale Ale prodotta con sette varietà di luppolo: columbus, hallertau magnum, simcoe, cascade, ella, victoria secret e summer. Per la maggior parte dei birrai presenti non è certo una novità cimentarsi nella produzione di una IPA; curiosità invece per Baladin (un birrificio molto poco "amaro") ed Extraomnes, che sebbene produca alcune birre generosamente luppolate, ha radici ben salde nella  tradizione belga e non in quella anglosassone. Ricapitolando: sette luppoli, 7% il contenuto alcolico in percentuale, sette birrai coinvolti... non ho il numero delle IBU, ma spero che siano 70 o 77 per coerenza.
Birra nel bicchiere, di un bel color dorato velato; la schiuma, bianchissima, ha trama fine ed è cremosa, compatta e molto, molto persistente. I pochi mesi di vita sulle spalle si riflettono in un aroma molto fresco e pungente, anche se non "esplosivo": grande fantasia di agrumi (pompelmo, lime, limone e arancio), con i toni aspri che sono bel bilanciati da una parte più dolce di ananas e mango, pesca sciroppata, che emergono una volta che la schiuma si è dissipata. A dominare è comunque la scorza di limone, con una grande pulizia ed una notevole eleganza generale. Il gusto mantiene le ottime premesse, con un imbocco quasi dolce che passa per la crosta di pane, la pesca ed il mango, seguito da un riuscitissimo crescendo amaro che parte dai lati della lingua per poi impossessarsi, gradualmente, di tutto il palato. C'è di nuovo abbondanza di scorza di pompelmo e di limone, con sfumature erbacee e ancora più lievi di resina. E' ovviamente molto secca e dissetante, ruffiana e piaciona al punto giusto; anche il gusto è molto pulito, con un amaro deciso ma non aggressivo, sempre ingentilito da richiami dolci di frutta tropicale. L'alcool è molto ben nascosto e la birra sorprende in positivo per la sua morbidezza al palato, che la rende più cremosa che acquosa, ma ugualmente scorrevole; corpo e bollicine sono nella media. IPA molto riuscita, fresca e pungente, che si beve con grande soddisfazione e lascia un retroguso abbastanza lungo ricco di scorza d'agrumi, note erbacee e qualche sfumatura resinosa. 
L'unica mia obiezione riguarda la data di scadenza, due anni; oggi la 7 IPA è ottima, ma tra due anni cosa sarà rimasto di tutti questi luppoli ? Bevetela adesso, dunque.
Formato: 33 cl., alc. 7%, lotto LS 315 13B, scad. 01/2016, pagata 4,90 Euro (food store, Italia).

giovedì 13 marzo 2014

Birra del Borgo L'Equilibrista 2010

“L’Equilibrista” prende forma come idea durante Vinitaly 2008:  Tommaso Marrocchesi Marzi (titolare della Tenuta di Bibbiano) non è per sua ammissione un gran consumatore di birra ma si trova a curiosare tra gli stand ed assaggia alcune produzioni di Birra del Borgo; rimane particolarmente impresso dalla  Genziana e, parlando con Leonardo Di Vincenzo,  nasce quasi come una scommessa la sfida di realizzare una birra con il Sangiovese. Non passa molto dalle parole ai fatti, ed il mosto di Sangiovese dalla vendemmia 2009 viene mescolato a quello della Duchessa (la saison di Birra del Borgo,  50% e 50%) dando così origine al primo lotto (dal nome non molto originale, se googolate un po’) de L’Equilibrista, all’incirca 1600 bottiglie prodotte. L’anno successivo si replica, con qualche doveroso aggiustamento alla ricetta;  il mosto  sosta per tre giorni sulle bucce (il risultato è una maggiore concentrazione e un colore simile a quello di uno spumante rosé) e vengono modificate le percentuali del mix:  39% sangiovese, 61% duchessa; i due mosti fermentano assieme nei tini, e dopo due mesi avviene l’imbottigliamento. In questa fase viene aggiunto il “liqueur de tirage”, che contiene un’alta quantità di zuccheri al fine di favorire la rifermentazione in bottiglia e quella che viene chiamata “la presa di spuma”;   a questo punto le bottiglie riposano per circa un anno sulle pupitres (supporti di legno con fori dove sistemare le bottiglie a testa in giù), e vengono periodicamente girate a mano (remouage) per favorire l’amalgama di zuccheri e lieviti (da champagne) e far depositare le fecce del lievito verso il tappo,  che vengono poi eliminate con il “degorgement” .  La fase successiva è quella della sboccatura; la laboriosa operazione viene effettuata a mano fino al 2010, ma dal 2011 il birrificio si affida ad una ditta specializzata che pratica il metodo “à la glace”: il collo delle bottiglie viene immerso in una soluzione liquida a bassissima temperatura che fa ghiacciare il deposito rendendone più agevole e rapida l’eliminazione. Tutte le bottiglie sono poi rabboccate a mano aggiungendo il “liqueur d’expedition”, nel caso a base di vino, zucchero e distillato di birra (Duchessa).  L’ultima fase del processo produttivo è quella della tappatura con il classico tappo a fungo chiuso dalla gabbietta metallica che, anche in questo caso, viene fatta a mano per l’ultima volta con L’Equilibrista 2010.
Il tutto viene forse meglio raccontato in questo video. Ancora un po’ di riposo per le bottiglie, che dopo qualche mese sono finalmente pronte per essere messe in commercio. La birra-champagne non è di certo una novità, basta pensare ad esempio al Belgio ed alla Deus di Bosteels, o alle Mahleur; negli ultimi anni sono spuntate anche in Italia diverse birre che, sebbene non vengano prodotte con il metodo champenoise, utilizzano lieviti da spumante. Birra del Borgo la realizza tuttavia nel 2009, prima del boom di microbirrifici in Italia e mi sembra sia comunque il primo esempio (se sbaglio, qualcuno mi corregga) di birra Italiana che viene prodotta con metodo champenoise, che utilizza mosto di vino e lieviti da champagne. Equilibrista, dunque, ovvero ricerca del punto ottimale d’incontro tra birra e vino, ma anche ricerca di equilibrio tra le varie fasi del suo complesso processo produttivo ed il tempo, il momento giusto in cui metterle in pratica. 
Passiamo alla sostanza; elegante scatola di cartone, - il prezzo di questa birra e della sua lunga lavorazione sembra quasi richiederla -  si presenta di color rame con marcate sfumature rosa ed ambrate; la piccola schiuma che si forma è grossolana e si dissolve abbastanza rapidamente senza lasciare pizzo nel bicchiere. Il naso è complesso, c'è una azzardata ma riuscita convivenza di sentori legnosi e rustici, di cantina, di ribes ed uva, mela verde, acidità lattica e note dolci di pasticceria, meringa. In bocca è ancora vivacemente carbonata, molto scorrevole, con un corpo da medio a leggero che non è però un preludio ad una bevuta disimpegnata e facile. Al contrario, il gusto si dimostra abbastanza complesso e ricco di sfumature aspre e dolci; l'imbocco è vinoso ed aspro, con note di uva e di ribes, una leggera acidità (lattica) che viene però subito bilanciata da una dolcezza quasi zuccherina che accompagna la parte centrale della bevuta. Al caramello ed alla mela (dolce), fa seguito un finale che vira nuovamente nell'aspro (frutti rossi) ed è caratterizzato da un morbido warming etilico. Non ho paragoni (anche a causa del prezzo che non ne permette un'acquisto così frequente) con esemplari più giovani, ma i tre anni di cantina sembrano averle portato un'interessante struttura che porta un notevole squilibrio verso lo champagne, quasi eclissando la componente "birra". Il risultato è però estremamente positivo ed interessante: bevuta fresca è un ottimo aperitivo, mentre riscaldandosi mette in mostra una buona struttura che la rende capace di essere un ottimo accompagnamento a tavola. Qualcuno potrebbe dire che si tratta di uno champagne che si beve con (quasi) la facilità di una birra; difficile comunque, in una degustazione alla cieca, scommettere di avere nel bicchiere una birra. Sembra avere ancora ottime possibilità d'invecchiamento in cantina, non fosse che con gli stessi soldi, se sapete muovervi, potete acquistare un buon champagne.
Formato: 75 cl., alc. 10.9%, lotto LS115/10, scad. 11/2017, pagata 25.00 Euro (food store, Italia).

mercoledì 17 luglio 2013

Birra del Borgo Duchessic

Duchessic, ovvero l’incontro tra Duchessa (la saison al farro di Birra del Borgo) ed il lambic della Brasserie Cantillon; una birra collaborativa a due mani, atipica che, anche per il 2013, viene commercializzata proprio in questo mese di Luglio tra la linea “Le Bizzarre” di Birra del Borgo.  La prima versione risale, se non erriamo, al 2008; nel corso degli anni (da quanto ci è sembrato di capire) sono state leggermente modificate le percentuali del blend che, per la versione attuale, sono un 90% di Duchessa ed un 20% di lambic  di Cantillon invecchiato un anno. Il blend viene poi affinato per almeno sei mesi in bottiglia ma, non essendo sempre controllabile l’evoluzione del lambic, la data di commercializzazione della birra è vincolata dalla sua stessa naturale evoluzione, come spiega questo video relativo alla verisione del 2011.  Dalla cantina noi recuperiamo invece una bottiglia del 2012; si presenta nel bicchiere di color arancio, opaco; compatta e fine la schiuma, bianca, che ha una buona persistenza. L’aroma presenta subito i classici sentori del lambic: acido (attico), sudore, odore di cantina e di polvere, legno umido. A stemperare, in sottofondo, sentori dolci di frutta, soprattutto di pesca gialla sciroppata. Molto vivace e snella in bocca, scorrevolissima, con un attacco subito aspro (uva spina e limone), vinoso, con in secondo piano note di pesca gialla;  molto secca, rinfrescante e dissetante, chiude con un finale leggermente amaro che ricorda il nocciolo di pesca e la scorza di limone. La bevuta è attraversata da una gradevole nota rustica (o "funky", per dirla all'americana) e qualche accenno di cereali. Grande pulizia, leggero carattere vinoso, in una ottima  birra molto estiva con una grande capacità di dissetare e rinfrescare, molto ben fatta; complessa ma al tempo stesso semplicissima da bere. Mostra anche un grande potenziale sia come aperitivo che in abbinamento gastronomico (pesce), ma questo è un terreno nel quale preferiamo non addentrarci. Anche bevuta in solitudine, è una gran bella soddisfazione. Formato: 75 cl., alc. 5.8%, lotto LS6712, scad. 06/2014, pagata 9.50 Euro (foodstore, Italia).

sabato 8 giugno 2013

Birra del Borgo Cortigiana

Disponibile in origine solamente alla spina, da qualche tempo la Cortigiana è entrate a far parte della linea "Le Classiche" di Birra del Borgo, ed è quindi disponibile anche in bottiglia, tutto l'anno. Si presenta di colore dorato, opaco, con una bella "testa" di schiuma compatta, bianca, fine e cremosa, dalla buona persistenza. Il naso apre con profumi floreali (camomilla), seguiti da agrumi (arancio), sentori di albicocca ed una leggera speziatura lievemente pepata. Aroma pulito ed elegante. Al palato arriva leggera e vivacemente carbonata, con un imbocco di cereali e pane seguito da note di miele ed arancio; anche qui la leggera speziatura ben interagisce con le "bollicine" in una bevuta che non brilla d'intensità ma che risulta comunque godibile. Rinfrescante e dissetante, chiude secca con una leggera nota erbacea amaricante. Birra "estiva", probabilmente nata per essere bevuta senza troppa concentrazione e soprattutto per rinfrescarsi, in grande quantità; in questo senso svolge bene il suo compito, risultando anche un'interessante birra "d'ingresso" a chi non ha mai bevuto una birra artigianale ed è abituato alle industriali, con un misurato equilibrio tra tutti gli elementi che evita quell'eccesso di amaro o spezie che può mettere in difficoltà i palati assuefatti allo scarso di gusto delle birre industriali. D'altro lato, a chi invece beve (quasi) solo birra "craft", questa Cortigiana potrebbe forse risultare poco interessante, godibile ma un po' troppo timida e  facilmente dimenticabile. Ratebeer la classifica come "saison"; noi propenderemmo più per incasellarla tra le (belgian) blond ale. Formato: 33 cl., alc. 5%, lotto LS28/13, scad. 03/2015, pagata 2.80 Euro (food store, Italia).

martedì 7 maggio 2013

Birra del Borgo Caos

Debutta come “bizzarra del mese Agosto 2012” la Caos di Birra del Borgo; si tratta di un nuovo incontro tra birra e vino, per la precisione il secondo per il birrificio di Leonardo Di Vincenzo, dopo l’Equilibrista. Per la Caos la base di partenza è la saison al farro Duchessa, al cui mosto viene aggiunto (25%) il mosto di Malvasia, proveniente dalla Tenuta di Bibbiano. L’etichetta è realizzata da Valentina De Luca, studentessa dell'istituto D'istruzione Superiore Antonio Cederna di Velletri (Roma), che vinse l’anno scorso il concorso “Etichette Bizzarre” indetto dal birrificio. La bottiglia da noi assaggiata appartiene ad un lotto prodotto nel 2011 che (immaginiamo), ha poi debuttato nell’Agosto 2012.  Attualmete la Caos non figura tra le birre “bizzarre” che, una per mese, verranno commercializzate quest’anno.  La descrizione della birra che attualmente compare sul sito di Birra del Borgo parla anche di una rifermentazione in bottiglia con lieviti da Champagne “per un perlage piuttosto deciso”, un dettaglio che non veniva annunciato all’annuncio del “debutto” nel 2012.  Non sappiamo però se effettivamente ci sia stato un cambio di ricetta dal primo lotto del 2011.  A ogni modo, la bottiglia da noi assaggiata ha mostrato davvero poco “perlage” e una carbonazione quasi assente. Il colore è oro antico con riflessi ramati; la poca schiuma grossolana che si forma sparisce immediatamente senza lasciare pizzo nel bicchiere. Al naso c’è molto poco: qualche sentore legnoso, quasi di sughero, odore un po’ stantio, lievito, leggeri sentori fruttati che ci ricordano l’uva bianca e, forse, la pesca gialla. Al palato non c’è molto da festeggiare: il gusto è marcatamente aspro, ricco di uva. La scarsa carbonazione lo rende molto più simile ad un vino che ad una birra, nonostante l’intento del birrificio era quello di realizzare un incontro tra birra e vino “decisamente” sbilanciato verso il primo elemento. Chiude con una marcata astringenza, ed una punta amarognola che ricorda il nocciolo di pesca. Non l’abbiamo bevuta in altre occasioni, ma ci è sembrata una bottiglia molto poco riuscita; la birra risulta molto slegata in bocca ed abbastanza piatta, lasciando un lieve calore etilico nel retrogusto, di nuovo aspro di uva. Improponibile il paragone con altre “birre di confine” con il vino, come ad esempio – solo per citarne alcune che hanno una analoga percentuale di mosto d’uva -  la Tibir (20% di Barbera), la  Open Mind (20% di Timorasso)  e la  Beerbera (20% di Barbera). Speriamo di avere l’occasione di tornare ad assaggiare presto questa Caos in una bottiglia dove di caos di sia solamente il nome. Formato: 75 cl., alc. 7.5%, lotto LS144 11, scad. 06/2014, pagata 12.50 Euro (food store, Italia).

martedì 2 aprile 2013

Birra del Borgo ImperiAle

Ha subito da poco un completo restyling, in etichetta e in formato (solo 33 cl.) la Imperial Stout di Birra del Borgo, ed anche di ricetta, visto che sembrano essere scomparsi tra gli ingredienti le fave e la polvere di cacao a favore di un affinamento in botte per tre mesi. Avevamo ancora in cantina una bottiglia della precedente ImperiAle, dal generoso formato da 75 cl. e dal contenuto alcolico (9.8%) quasi analogo a quella attuale. E' splendidamente nera, con una bella testa di schiuma beige, fine e cremosa, molto persistente. Il naso è poco pronunciato e anche poco pulito; emergono sentori di frutti di bosco, soprattutto mirtilli, leggero tabacco e cacao in polvere, quasi nessuna traccia di caffè o di torrefatto. Purtroppo anche in bocca la situazione non migliora di molto; poca pulizia, gusto difficile da decifrare: appaiono finalmente note di caffè, di orzo tostato, cacao amaro, liquirizia, ma c'è poca amalgama e molta confusione. C'è una discreta astringenza con un'inattesa nota salmastra che arriva proprio a fine corsa; leggermente acidula, si congeda con un retrogusto poco persistente e molto poco appagante di salsa di soia con qualche vago ricordo di caffè. Una bottiglia poco entusiasmante, ci rimane un buon ricordo solo dell'ottima sensazione palatale: corpo medio, carbonazione scarsa, morbida ed oleosa, alcool molto ben nascosto. Ma non è abbastanza. Speriamo di riuscire ad assaggiare presto la nuova Imperiale anche per dimenticare quella appena bevuta. Formato: 75 cl., alc. 9.8%, lotto LCR 78/11, scad. 01/2014, prezzo 7.80 Euro.

mercoledì 8 agosto 2012

Birra del Borgo Stelle & Strisce

Ultima "bevuta" prima della pausa estiva, ed è una birra che cade a pennello per due motivi: perché è la "stagionale" estiva di Birra del Borgo e perché le "Stelle & Strisce"  ci fanno pregustare la vacanza che ci aspetta a breve negli Stati Uniti. La birra "debutta" nel 2010, da una ricetta di Brooks Caretta, birraio un tempo a Borgorose (sede di Birra del Borgo) ed ultimamente sempre più impegnato ad avviare i brewpub interni ad Eataly, prima a New York, ora a Roma. Nel 2012 viene finalmente imbottigliata - ci sembra solo nel formato da 33 cl. -  per aggregarsi alla nuova gamma delle stagionali del birrificio. E' di uno splendido colore ambrato carico, velato; la schiuma è bianca, fine e cremosa, molto persistente. Un fruttato elegante e pulito ci accoglie al naso: molti agrumi, soprattutto pompelmo, ma in secondo piano c'è anche della frutta tropicale (ananas e mango). Al palato mantiene le ottime premesse dell'aroma; la partenza è con biscotto e caramello, seguiti da note di pompelmo, prima dolce e poi amaro, ad equilibrare la bevuta. Una birra che scorre in bocca  con grande facilità, fino al bel finale, secco, che regala un retrogusto amaro breve ma intenso, ricco di pompelmo, leggera resina ed una leggera speziatura (pepe). E' una birra davvero molto bilanciata e pulita; il suo grande pregio è di abbinare un contenuto alcolico abbastanza modesto (vol. 3.9%) con un gusto davvero intenso e con un corpo, quasi medio, che farebbe pensare ad una birra molto più "importante". Una session beer estiva davvero splendida, correttamente carbonata, watery ma morbida in bocca, da bere in quantità industriali.  Dichiaratamente una "golden ale Americana", ma il risultato finale è molto simile ad un'ottima American Pale Ale o, se non si vogliono chiamare in causa gli stili, potrebbe quasi essere la sorellina minore della Re Ale. Formato: 33 cl., alc. 3.9%, lotto LS 110/12, scad. 05/2014, prezzo 2.90 Euro.

martedì 10 luglio 2012

Birra di Parma Oro

Il nome Ceci (Cantine Ceci, Torrile, Parma) non dirà ovviamente nulla agli appassionati di birra, ma chi risiede in Emilia forse lo riconoscerà come uno tra i produttori più "modaioli" di Lambrusco, il vino con la quale è stata "svezzata" la maggior parte della popolazione residente nelle province di Modena e Reggio Emilia  soprattutto, ma anche Parma e Mantova. La produzione di Cantine Ceci è molto ampia e variegata, ma limitandoci al Lambrusco possiamo notare come la scelta dell'azienda sembra essere quella di "allontanarlo" dal suo essere  un proletario "vino del contadino" da bere con grande facilità, in grande quantità (e dal costo contenuto) attraverso una cura molto dettagliata del packaging (leggi bottiglie) che lo rende abbastanza diffuso soprattutto nei ristoranti di fascia alta. Potete farvi rapidamente un'idea dando un'occhiata al sito ufficiale. Tra i numerosi prodotti Ceci si è da poco aggiunta anche la Birra di Parma, realizzata presso gli impianti di Birra del Borgo in collaborazione con Leonardo Di Vincenzo. Riversata nella stessa bottiglia usata dal Lambrusco "Otello", forse il prodotto di punta dell'azienda, è disponibile in due varianti:  Oro (una blonde ale) e Bronzo, una strong ale ambrata. L'etichetta recita che la birra è fermentata con i lieviti del Lambrusco; non entriamo nel tecnicismo di questa operazione, visto che qualcuno ha già sollevato qualche obiezione, e vi rimandiamo ad una breve intervista a Leonardo Di Vincenzo che spiega brevemente la genesi di questa birra, che è già stata inserita nella carta del pluristellato ristorante La Francescana di Modena. Dichiaratamente ispirata alle golden ales belghe, questa Birra di Parma Oro annovera però l'americano Amarillo tra i luppoli utilizzati. Il colore è più tendente all'arancio che al dorato, con un bel cappello di schiuma bianca, fine e cremosa, dalla buona persistenza. Il lotto di produzione recita 2011 ed ovviamente l'aroma non è al massimo della forma: poco pronunciato, ma molto pulito: tanti agrumi, soprattutto arancio, una buona speziatura da lievito, ed una leggera acidità che rimanda alla frutta acerba. In bocca arriva leggera, vivacemente carbonata, con una consistenza molto watery ed una grande secchezza; il gusto continua il percorso annunciato dall'aroma: imbocco di pane e cereali, un fruttato aggrumato che caratterizza la parte centrale della bevuta, un finale amaro erbaceo, abbastanza corto, a chiudere. C'è molto equilibrio, c'è intensità (per la gradazione alcolica modesta, 4.5%) ma non c'è la stessa pulizia che aveva contraddistinto l'aroma, con una tendenza al peggioramento man mano che la temperatura si alza. In bocca i lieviti effettivamente le donano un profilo che può vagamente ricordare alcuni Lambruschi secchi (vivaci e frizzanti) ma più in generale ci sembra che il risultato tenda ad assomigliare più ad una delle birre-spumante (o champagne, visto il target al quale il marketing sembra rivolgersi) che ci sono in circolazione. Potrà sorprendere e piacerà molto, secondo noi, a chi è ancora legato alle lager industriali e si avvicina al mondo della birra "artigianale": vi troverà una birra ancora "rassicurante", non estrema, e decisamente ricca di gusto rispetto a quelle che beve abitualmente. Agli altri birrofili giù navigati probabilmente non susciterà grandi emozioni. E' un prodotto senz'altro gradevole e gustoso, ma se si voleva tentare l'incontro tra due diretti concorrenti delle calde estati emiliane (lambrusco e birra) probabilmente si doveva prendere qualche rischio in più. Formato: 75 cl., alc. 4.5%, lotto LS 208 11, scad. 02/2014, prezzo 10.10 Euro.

domenica 10 giugno 2012

Birra del Borgo ReAle 7° Anniversario

Dopo il quinto anniversario abbiamo purtroppo perso il sesto, ma quest’anno non ci siamo fatti mancare l’appuntamento con il settimo anniversario di Birra Del Borgo. Come al solito, per l’occasione viene brassata una versione ad-hoc della “birra-bandiera” del birrificio, la Reale; la ricetta elaborata quest’anno ricalca in buona parte quella dell’anniversario precedente, con un “ventaglio” di luppoli che copre (quasi) tutti i continenti: Hallertau Saphir per l’Europa, Amarillo per l’America, Nelson Sauvin per l’Oceania e Sorachi Ace per l’Asia. A rappresentare l’Africa (ed è questa sostanzialmente la novità delle "Reale 7") c’è invece un arbusto (il roiboos) le cui foglie vengono solamente usate per preparare un infuso simile al tè di colore rossastro e speziato con, in questo caso, pepe, scorza d’arancia, cannella, zenzero ed altre spezie provenienti da Zanzibar. La Reale 7 è stata poi anche commercializzata in versione “oak aged”, con invecchiamento in tino di legno. Noi ci siamo accontentati di quella “standard”, di color ambra molto carico, dai riflessi rossastri; la schiuma è ocra, fine e cremosa, dalla buona persistenza. L’aroma è dolce, con prevalenza di polpa di frutta (pompelmo, mango, ananas); ci sembra di avvertire anche una nota di lampone, con una speziatura delicata e diffusa a corollario. In bocca si presenta abbastanza morbida e rotonda, nonostante una carbonazione vivace. C’è un imbocco che rimane dolce, con caramello, biscotto e note di frutta che richiamano l’aroma, cui fa seguito abbastanza velocemente un amaro caratterizzato da scorza di pompelmo, resina e una bella pepatura. Nel corso della bevuta ci sembra anche emergere una nota di zenzero, preludio al finale amaro, abbastanza lungo, resinoso e pepato. Birra ben equilibrata e pulita, che si lascia bere con la stessa facilità della “madre” Reale, rappresentandone un’interessante versione. Se però ci trovassimo di fronte due bicchieri con la Reale 7 e la Reale, non avremmo nessuna esitazione a ritornare alle origini. Formato: 75 cl., alc. 6.4%, lotto LS 6012, Scad. 05/2014, prezzo 8.20 Euro


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english summary:
Birra del Borgo" brewery and headbrewer Leonardo Di Vincenzo perhaps need no introduction, being amongst the pioneers of Italian craft brewery revolution, and their beers being exported almost worldwide. Established in year 2005, the brewery is based in a small village in the province of Rieti (Lazio region). “Reale” is the brewery’s flagship beers, and each year the brewery, celebrating its birthday, would release a different version of this India Pale Ale. For the 7th anniversary, the “Reale” has been hopped with Hallertau Saphir, Amarillo, Nelson Sauvin and Sorachi Ace. All the continents in the world have been represented; in Africa grow no hops, and Leonardo has used a plant called “roiboos”; this plant is often used to make the redbush tea. In addition there’s a mix of spices including pepper, orange peel, cinnamon and ginger. The “Reale 7th Anniversary” pours a reddish deep amber color with a creamy off-white head. Sweet grapefruit and tropical fruits in the nose, with a delicate spiciness and a hint of raspberry. The taste is initially sweet with tropical fruit, biscuit and caramel, followed by an intense resinous and citrusy bitterness. And there’s more hops to come in the long peppery and resinous finish. A well balanced and easily drinkable IPA which represents an interesting different interpretation of the brewery flagship beer.
In details:
Birra del Borgo, Borgorose, Rieti (Lazio), Italy ( www.birradelborgo.it )
Bottle: 75 cl., 6.4% ABV, batch LS 6012, BBE 05/2014, price 8.20 Euro.

sabato 2 giugno 2012

Birra del Borgo Perle ai Porci

Viene presentata a Giugno 2011 all'Open Beer Festival di Roma, e dal 2012 entra "ufficialmente" nella gamma "Le Bizzarre" di Birra del Borgo, 12 birre stagionali, rilasciate una ogni mese. Si tratta di una Oyster Stout, ovvero una Stout brassata con aggiunta di ostriche. L'abbinamento tra mollusco/ostrica e birra "nera"  può apparire strano solamente a parole o ai meno esperti, ma è invece un "classico" che sembra risalire al 1700; il primo tentativo di aggiungere direttamente le ostriche al mosto dovrebbe essere datato 1929, ad opera di un birrificio neo zelandese. Ma Leonardo Di Vincenzo, geniale mastro birrario di Birra del Borgo, non si è accontentato di replicare una semplice Oyster Stout; nel mosto, oltre a decine di chili di ostriche arrivate direttamente dalla Bretagna ed aggiunti, guscio incluso, per circa 30 minuti durante la bollitura, c'è finito anche qualche chilo di telline del Litorale Romano Presidio Slow Food. Vi consigliano di dare un'occhiata ai video che raccontano l'interessante gestazione della ricetta e l'ingegnoso meccanismo che ha consentito di introdurre i gusci nel bollitore (parte 1 e parte 2). Il risultato finale è una stout prodotta con l'1,8% di ostriche e l'1% di telline. Nel bicchiere è praticamente nera, con una schiuma molto persistente color beige, fine, cremosa. Il naso è abbastanza semplice ma molto pulito e raffinato; caffè in grani ed eleganti tostature dei malti. Lo stesso scenario si riprpone anche in bocca, con la stessa pulizia ed eleganza; è una stout dal corpo medio, scarsamente carbonata, dotata di una grande morbidezza, quasi cremosa, al palato. La parte finale della bevuta vede l'emergere, abbastanza netta, di una nota salmastra che s'interseca, quasi alla perfezione, in quei pochi istanti che separano la chiusura, secca, dal retrogusto amaro che ripropone di nuovo caffè, tostature e salmastro. Birra dal contenuto alcolico contenuto (5.5%) ma caratterizzata da una grande ricchezza e pulizia di gusto. Non la siamo riusciti ad abbinare nè ad ostriche nè a molluschi ma, anche da sola, è un gran bel bere. Formato: 75 cl., alc. 5.5%, lotto LS 16/12, scad. 02/2014, prezzo 11.00 Euro.

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english summary:
"Birra del Borgo" brewery and headbrewer Leonardo Di Vincenzo perhaps need no introduction, being amongst the pioneers of Italian craft brewery revolution, and their beers being exported almost worldwide. Established in year 2005, the brewery is based in a small village in the province of Rieti (Lazio region). "Perle ai Porci"  (Pearls for Pigs) is an oyster stout brewed with oysters (1,8%) from Brittany and italian cockles (1%). It pours a nearly pitch black color with a long lasting creamy tanned head. The nose is rich of coffee beans and elegant roasted malts. The taste is creamy and smooth, medium bodied, with more coffee and roasted malts. Just before the dry finish, there's a pleasant salty (brackish) quality which comes through and lingers on in the bitter aftertaste. A very clean and tasty stout which we definitely recommend.
 In details:
Birra del Borgo, Borgorose, Rieti (Lazio), Italy ( www.birradelborgo.it )
Bottle: 75 cl., 5.5% ABV, batch LS 16/12, BBE 02/2014, price 11.00 Euro.

mercoledì 25 aprile 2012

Birra del Borgo Scick Pils

Nasce nel 2008, come puntualmente segnalava all'epoca Cronache di Birra, con un nome leggermente diverso (Pils Scik) ed un'etichetta completamente differente. Disponibile inizialmente solamente alla spina, dall'anno scorso il "cambio" di nome in Scick Pils e l'entrata a far parte della produzione "Le Bizzarre" di Birra del Borgo, ossia birre prodotte una sola volta l'anno e messe in commercio in un determinato mese (Febbraio, per il 2012). Birra dunque ancora fresca, di colore oro molto carico, velato; molto persistente la schiuma, bianca, fine e cremosa. Si tratta dell'interpretazione personale di Leonardo Di Vincenzo di una classica pilsner ceca, dove accanto al tradizionale luppolo Saaz (aggiunto anche in dry-hopping) troviamo anche gli americani Cascade e Centennial; l'aroma, almeno in questa bottiglia, è infatti molto più americano che ceco. Dolce, fresco, netta predominanza di pompelmo, mandarino, frutta tropicale; del luppolo "nobile" c'è invece solamente qualche remoto sentore floreale. Molto leggera in bocca, con un accenno di crosta di pane che lascia subito il posto a note dolci di polpa di frutta a richiamo dell'aroma; segue l'amaro (scorza d'agrumi) delicato e pulito, a completare una bevuta molto equilibrata. Birra molto secca, palato sempre ben pulito e deliziato da un retrogusto amaricante erbaceo che ci porta per la prima volta, con passo deciso, nella Repubblica Ceca. Al di là delle obiezioni che si potrebbero sollevare sull'uso del nome "pils", è una birra indubbiamente "scic" che conquista grazie ad un'aroma davvero invitante e raffinato, ricco di quella frutta "esotica" che rappresenta ormai un'irresistibile richiamo per chi - noi inclusi - si è solo da qualche anno appassionato alla "birra artigianale". Chi invece ha già "visto di tutto", probabilmente storcerà il naso e ripenserà con nostalgia alla Boemia ed alla cittadina di Plzeň . In conclusione: grandissima beverinità per una birra molto pulita, "ruffiana" e dissetante, che vedremmo perfettamente collocata nel mese di Luglio piuttosto che nel Febbraio che le è stato assegnato; appuntatevi il nome, il consiglio è di farvi trovare pronti, nel pieno dei caldi estivi, con il frigorifero pieno di Scick Pils. Formato: 33 cl., alc. 4-9%, lotto 215 11, scad. 01/2014, prezzo 3.00 Euro.

domenica 5 febbraio 2012

Birra del Borgo Hoppy Cat

Fa parte della linea di birre “Le Bizzarre”, lanciata se non erriamo nel 2011 per ampliare l’offerta brassicola di Birra Del Borgo. Si tratta di 12 birre speciali, brassate una per mese ed una sola volta l’anno. L’anno scorso il mese della Hoppy Cat è stato Ottobre, nel 2012 è invece stata “schedulata” per Aprile. Si tratta di una Black IPA, la cui ricetta è stata creata da Leonardo Di Vincenzo in collaborazione con Ken Fisher, homebrewer di Portland (Oregon) che realizza le proprie birre sotto il marchio Grateful Deaf. Nel bicchiere è di colore marrone, torbido, e stupisce per la quasi assenza di schiuma; quel poco che si forma, molto grossolana, scompare immediatamente lasciando solo un piccolo "pizzo" nel bicchiere. Al naso risalta subito l’apporto dato dal luppolo Simcoe, protagoniosta di questa Hoppy Cat, con freschi sentori di aghi di pino che si mescolano a note dolci di frutta tropicale (passion fruit, melone, ananas e pompelmo); tostature molto in sottofondo, quasi impercettibili. In bocca lo scenario è capovolto; c’è subito un imbocco ricco di tostatura, ben equilibrato da note di frutta tropicale che richiamano l’aroma e che accompagnano il resto della bevuta. Purtroppo in questa bottiglia è praticamente assente la carbonazione (nessun rumore all’apertura del tappo) e la bevuta, per quanto facile e piacevole, ne risulta penalizzata. Birra che evolve successivamente verso l’amaro, prima con note resinose che si fanno sentire ai lati del palato e poi con note torrefatte. Ottimo aroma, grande pulizia in bocca ed alta beverinità; peccato, come detto, per la bassissima carbonazione che ne rende il corpo già molto snello ai confini dell’evanescenza. Da riprovare, in migliori condizioni. Formato: 75 cl., alc. 5.8%, IBU 55, lotto LS 134 11, scad. 10/2013, prezzo 7.80 Euro.

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english summary:
Brewery: Birra del Borgo, Borgorose, Rieti, Italy.
Style: Black IPA
Appearance: murky dark brown color with almost no head. Aroma: hoppy, fresh pine and citrus, passion fruit, melon and pineapple. Hints of roasted malts. Mouthfeel: light body, watery texture, flat carbonation. Taste: good balance between roasted malts and tropical fruits; finish is bitter, resinous, and then again roasted. Overall: a tasty and well balanced Black IPA. Very clean, highly drinkable. This bottle had flat carbonation, which made the beer far too thin. In fair condition, this is a nice beer you should check out. Bottle: 75 cl., 5.8% ABV, 55 IBUs, batch LS 134 11, BBE 10/2013, price 7.80 Euro.

domenica 25 dicembre 2011

Birra del Borgo 25 Dodici

Quest’anno abbiamo optato per una perfetta sincronia, stappando la sera del 25 Dicembre la birra natalizia di Birra del Borgo, chiamata appunto, semplicemente, 25 Dodici. Si tratta di una bottiglia prodotta nel 2010, che abbiamo conservato in cantina per un anno. Nel bicchiere è di color ambrato carico, con piccole particelle di lievito che emergono in sospensione anche versando la birra con la massima cautela. La schiuma è praticamente assente; quel poco che si forma, molto grossolana, scompare subito lasciando un sottilissimo anello intorno al bicchiere. L’aroma è poco intenso; una speziatura da lieviti, caramello, leggeri sentori di frutta sotto spirito all’alzarsi della temperatura. Al palato arriva abbastanza morbida, con una basa carbonazione; il corpo è medio, l’alcool (9.5%) è molto ben nascosto e non intralcia mai la bevuta grazie anche. Purtroppo non avevamo a disposizione una bottiglia più recente per fare un adeguato confronto, ma l’anno passato in cantina sembra aver portato questa birra in territori “vinosi”. In bocca è dolce, ricorda a tratti certi vini liquorosi con sentori diffusi di frutta sotto spirito (soprattutto amarena e ciliegie) e di frutta secca; in sottofondo, troviamo anche caramello e toffee, mentre quasi nulla è la presenza di spezie che invece avevamo trovato nell’aroma. Birra dolce, dicevamo, ma caratterizzata da una buona secchezza; l’alcool arriva a scaldare verso la fine, lasciando un bel retrogusto avvolgente dove emerge anche una punta amaricante di malto tostato. Natalizia abbastanza atipica, dopo un anno di cantina, che ha perso spezie ma ha acquistato un interessante carattere vinoso che la rende ottima sia in solitudine, nel dopo cena, che probabilmente in abbinamento a diversi dolci. Formato: 75 cl., alc. 9.5%, lotto 90 010, scad. 08/2012, prezzo 8.50 Euro.

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english summary:
Brewery: Birra del Borgo, Borgorose, Rieti, Italy.
Appearance: cloudy deep amber color with almost no head. There’s a small off-white lacing around the glass. Aroma: light yeast spices, caramel, estery fruits. Mouthfeel: low carbonation, oily texture, medium bodied. Taste: sweet, kind of dessert wine-alike. Fruits (sweet black cherries), dried fruits, caramel, toffee. Dry to the palate, ends on a warm smooth alcoholic note with bittering roasted malts. Overall: 25 Dodici stands simply for 25/12, which is Christmas day. This bottle was brewed in year 2010 and has aged one year in our cellar. It has kind of lost all its spicy character, and has developed some interesting wine-like traits which make this beer either a nice after dinner companion or a good match for desserts. Bottle: 75 cl., ABV 9.5%, batch 90 010, BBE 08/2012, price 8.50 Euro

venerdì 17 giugno 2011

Birra del Borgo ReAle 5° Anniversario

Mentre il birrificio ha da poco festeggiato a Borgorose il proprio sesto compleanno, noi siamo ancora fermi a quello precedente con una bottiglia della Reale 5° Anniversario; la ricetta base della “flagship beer” di Birra del Borgo viene infatti ogni hanno modificata per brassare una birra celebrativa. Nel 2010 la novità più sostanziale fu l’utilizzo del luppolo neozelandese un po' modaiolo Nelson Sauvin. Ambrata, schiuma leggermente ocra, abbastanza fine e cremosa, persistente. L'aroma inevitabilmente porta un po' i segni del suo primo compleanno e le dolci ed esotiche note fruttate tipiche di questo luppolo sono rilegate in secondo piano, mescolandosi con il caramello; gradevole la speziatura data dai lieviti, ma emergono soprattutto sentori di pino e resina. Al palato ritroviamo la morbidezza e la rotondità tipica della Reale classica; carbonatazione abbastanza alta, corpo medio. Dopo un buon equilibrio tra malto, caramello, note vegetali e resinose, la corsa termina in un lungo retrogusto vegetale molto amaro, caratterizzato da una nota pepata quasi "piccante". Ben fatta e solida, ci è sembrata in bocca leggermente meno "pulita" della sorella maggiore, che continuamo indiscutibilmente a preferirle. Formato: 75 cl., alc. 7%, lotto LS028 2010, scad. 02/2012, prezzo 7€.

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english summary:
Birra del Borgo, Italy.
Especially brewed in 2010 to celebrate Birra del Borgo’s 5th birthday. Basically a variation of the bewery flagship beer’s, ReAle, with Nelson Sauvin hops added. Hazy amber color with a frothy off-white head. Faded hops in the nose; there’s rather caramel, yeast spices, some resin and pine. As the “standard” ReAle, this anniversary brew has also a very smooth mouthfeel. medium bodied and lively carbonation. There’s an overall good balance in the taste between malt, caramel and vegetal, resinous hops. Hoppy and peppery aftertaste. A well done brew, though we still prefer the standard ReAle. Bottle. 75 cl., ABV 7%, batch LS028 2010, bb. 02/0212, 7 €.

venerdì 15 aprile 2011

Birra Del Borgo Inbranata

Preceduta da un insolito divertissement su alcuni forum e blog italiani, dove la sua creazione fu dapprima attribuita a Teo Musso (Baladin) salvo poi scoprire che Inbranata è una nuova produzione di Birra del Borgo. “Nata” appunto a Bra (Cuneo, il luogo che aveva portato tutti fuori strada) dall'idea di diverse persone che abbiamo cercato di collocare: Dino Borri (Eataly), Nicola Farinetti (Slowfood), Fulvio e Fausto Marino (Mulino Marino, già collaboratori di Birra del Borgo per Enkir), Alberto Paruzzo (Edizioni Paruzzo?) e ovviamente, il birraio Leonardo Di Vincenzo. E’ in vendita solamente da Eataly nel formato da 33 cl. ed il suo “lancio” è stato sostenuto da una importante campagna pubblicitaria con sito internet dedicato. Prodotta con circa il 30% di grano Senatore Cappelli, si presenta nel bicchiere di un bel colore oro velato, la schiuma è cremosa, bianca e persistente. Al naso sentori floreali, erbacei, un po’ di malto e lieviti. Il corpo è da medio a leggero, con una carbonatazione abbastanza elevata. In bocca il gusto è poco pulito, con un’eccessiva invadenza di lieviti che lo “sporcano”; emerge solo qualche nota erbacea ed un po’ di alcool. Il finale è un po’ acquoso, breve retrogusto un po’ erbaceo ed amaro. Una birra in-bra-nata di nome, ma purtroppo anche imbranata di fatto; forse una bottiglia sfortunata, che onestamente non regge il confronto con le produzioni stesse di Birra del Borgo. Se l’idea, come da pubblicità, era quella di creare una birra “dissetante e semplice, ma ottima ed estremamente gratificante (..) ben fatta, buona, nata per essere bevuta”, beh… non c’era già la perfetta ReAle per questo scopo ? Formato 33 cl., alc. 6.4%, lotto LS 133 10, scad. 12/2012, 2.80 €.

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english summary:
Birra Del Borgo, Italy.
Nice hazy golden color with a creamy white head. Flowery nose with some malt and yeast. Medium-light bodied and quite carbonated. Taste is not very clean and very yeasty. There’s just some grassy bitterness and light alcohol. Watery finish, grassy bitter aftertaste. A very mediocre brew which can not stand to other
Birra Del Borgo excellent productions. 33 cl., ABV 6.4%, batch LS 133 10, bb 12/2012, price 2.80 €.