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domenica 21 gennaio 2018

Reissdorf Kölsch

E' Heinrich Reissdorf nel 1859 a fondare a Colonia la Obergärige Brauerei Heinrich Reissdorf: proveniente da una famiglia di contadini, pare che lavorasse come sarto prima di dedicarsi alla produzione della birra. Alla sua morte, avvenuta nel 1901, la moglie Gertrud portò avanti l'azienda sino al 1908, anno in cui passò nelle mani dei cinque figli.  Nel 1923 il birrificio viene rinominato Privat-Brauerei Heinrich Reissdorf e, dopo la rinascita dalla macerie della seconda guerra mondiale, è ancora oggi gestito dai discendenti di Heinrich, alla quarta generazione: Hermann-Josef e Karl-Heinz.  
Reissdorf produce una sola birra, un Kölsch, disponibile anche nella sua versione analcolica; Kölsch è la birra della città di Colonia e Reissdorf fu il primo produttore ad imbottigliarla. Fu in prima linea per l'eliminazione di un divieto che, dopo la seconda guerra mondiale, impediva di produrre birre ad alta fermentazione; e fu tra i promotori della Kölsch Konvention, un disciplinare redatto nel 1986 da una ventina di produttori con l'intento di proteggere le kölsch: possono essere prodotte solo nell'area metropolitana di Colonia, devono  avere OG tra 11 e 15.9, devono essere di colore chiaro, poco maltate, filtrate e ad alta fermentazione, servite nel classico bicchiere a cilindretto da 20 cl. chiamato Stange. Lo ricordo per chi non conosce lo stile: le kölsch sono fermentate con un lievito ad alta ma vengono poi "lagerizzate" a bassa temperatura come dovrebbe avvenire per le birre a bassa fermentazione. Non chiamatele tuttavia "ales", perché il loro profilo delicatamente fruttato non è paragonabile a quello delle birre anglosassone o belghe: Obergärige Lagerbier, questo il termine che sembra essere più appropriato. 
Il nome kölsch può dunque essere utilizzato solo per le birre prodotte nei dintorni di Colonia, e dovete quindi recarvi in loco per apprezzarle veramente; la produzione è quasi interamente destinata al consumo locale, con una piccola percentuale dedicata all'export. Ma non sono birre che amano viaggiare: per chi volesse approfondire, qui e qui segnalo due bei report su come e dove bere a Colonia. 

La birra.
Le Kölsch non amano viaggiare, dicevo, e il problema diventa ancora più serio se chi le produce ha la scellerata idea di utilizzare una bottiglia di vetro trasparente. Perché lo fai, Reissdorf?
Dorata e perfettamente limpida, forma un'altrettanto impeccabile testa di schiuma bianca, cremosa e compatta, dall'eccellente persistenza. L'aroma è il risultato della lungimirante scelta di esporre il luppolo alla luce: c'è un evidente "puzzola", accompagnata da un leggero sulfureo. Sotto le macerie si ritrovano profumi floreali, di cereali e crosta di pane. Peccato. Al palato è leggera e delicatamente carbonata, con una scorrevolezza ottima. Il gusto è fortunatamente meno problematico e regala un'esperienza tutto sommato soddisfacente: pane, un tocco di miele, una bella minerali ed un leggero e indefinibile (pera? agrumi?) fruttato, un finale erbaceo amaro di discreta intensità, delicatamente pepato/speziato, da luppolo "nobile". C'è però anche un lieve diacetile a rendere questa Kölsch meno secco di quanto potrebbe essere, ma il risultato è comunque dissetante e rinfrescante. Al di là del problema olfattivo, la Kölsch di Reissdorf fa il suo dovere con fredda precisione tedesca: poche emozioni nel bicchiere, ma per quelle bisogna probabilmente andare a dissetarsi direttamente alla fonte, a Colonia. 
Formato 33 cl., alc. 4.8%, scad. 24/04/2018.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 11 febbraio 2015

Gaffel Kölsch

Nel 1908 i fratelli Becker rilevano il brewpub che si trova in Eigelstein 41 in centro a Colonia; è dal 1302 che in quel luogo si produce birra. L’edificio viene ristrutturato e rinominato “In der Gaffel”.  La prima Gaffel Kölsch viene servita il 24 maggio di quell’anno, mentre la produzione, alle soglie della seconda guerra mondiale, raggiunge 10.000 ettolitri; il piccolo birrificio viene rinominato Privatbrauerei Gaffel Becker & Co., ed oggi è ancora nelle mani della famiglia Becker, con  Heinrich e Heinrich Philipp.
La produzione, aumentata esponenzialmente, avviene oggi in periferia di Colonia, in Robert-Perthel-Straße 18, ma un bicchiere di Gaffel Kölsch lo potrete trovare in moltissimi locali, come la sede originale (Eigelstein 41), la Gaffel am Dom, nei pressi della stazione ferroviaria e soprattutto la centralissima Gaffel Haus (Alter Markt 20). Per chi volesse girare a piedi Colonia ed esplorare il mondo delle Kölsch, segnalo questo bel report del blog Berebirra. 
La Kölsch è la birra di Colonia, servita rigorosamente nei bicchieri a cilindro da 20 cl,; ricordate che il vostro bicchiere vuoto sarà automaticamente cambiato con uno pieno dai camerieri, a meno che non lo copriate con il sottobicchiere. Prima di bere ricordate anche che avete nel bicchiere una birra la cui produzione è regolata dal disciplinare “Kölsch Konvention,” datato 6 Marzo 1986 e firmato da 24 produttori: Kölsch è oggi una denominazione d’origine protetta, e può essere prodotta solo nell’area di Colonia, con un raggio di tolleranza di cinquanta chilometri, se non erro. 
La Gaffel ne è oggi uno dei principali produttori, non uno dei migliori o più interessanti, ma probabilmente quello che incontrerete più di frequente a Colonia; a volte (spesso) c’è un prezzo da pagare per diventare sempre più grandi. Interessante come sul proprio sito il birrificio faccia giustamente appello alla freschezza della birra. Cito testualmente: “bevetela fresca. Fate attenzione alla data di scadenza sulle bottiglie o sul fondo delle lattine. Non conservatela per più di sei mesi, perché dopo questo periodo avrà sempre meno gusto”.  E non credo che ciò voglia dire “bevetela al massimo entro sei mesi dopo che è scaduta”. Se la sua shelf life è di sei mesi, mi chiedo allora perché la mia lattina, acquistata in gennaio, avesse come scadenza novembre.
Dalle parole ai fatti. Oro limpido nel bicchiere, con la schiuma bianca, fine e cremosa che ha un’ottima persistenza. Devo ammettere  che l’aroma mi sorprende in positivo. Pulito, discretamente fine, con una buona intensità: crosta di pane, paglia, camomilla, qualche accenno di miele e di fiori secchi, una quasi impercettibile presenza di limone e di spezie, quasi da luppolo “nobile”. Anche in bocca questa Kölsch ha ancora una buona freschezza, che parte da un ingresso di mollica di pane e cereali per poi arrivare ad un finale erbaceo di media intensità, peraltro abbastanza elegante; la componente fruttata degli esteri è quasi impercettibile e c’è una discreta secchezza. Il risultato è una birra godibile e molto rinfrescante, leggera, mediamente carbonata, nessun off-flavor. Non mi ero fatto grosse aspettative su uno dei produttori più grandi e meno interessanti di Colonia, ma questa lattina si è rivelata una piacevole sorpresa da bere, profumata e pulita, discretamente fragrante.   
Formato: 50 cl., alc. 4.8%, IBU 24,  lotto 11:42, scad. 21/11/2015, pagata 1.34 Euro (foodstore, Germania).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 27 gennaio 2015

Bevog Deetz Kölsch

Anche l’Austria  - come quasi tutti i paesi europei – sta vedendo la nascita di alcuni microbirrifici che cercano di proporre qualcosa di alternativo alla tradizione ed ai prodotti industriali; che poi quel “qualcosa” coincida quasi sempre con la produzione di birre ispirate dagli Stati Uniti, IPA e APA, è un altro discorso. I primi microbirrifici austriaci che ho avuto modo di assaggiare (Gusswerk e BierZauberei) non sono in verità stati particolarmente interessanti. 
Ma nel caso del birrificio odierno, la Brauhaus Bevog, l’Austria è stato solo un fine per raggiungere lo scopo. Bevog è infatti Vasja Golar, volenteroso ex-homebrewer residente a Gornja Radgona, cittadina slovena separata dall’Austria solamente dalle rive del fiume Mura sul quale si affaccia. Vasja vuole aprirci un birrificio/brewpub, ma la burocrazia slovena non fa altro che mettergli davanti ostacoli e rallentare l’esecuzione del progetto. Per caso qualche italiano ci si ritrova in questa situazione ? 
Stanco di aspettare, attraversa il fiume e nel giro di poche settimane ottiene dall’Austria tutte le autorizzazioni necessarie per aprire a Bad Radkersburg, in Stiria, a tre chilometri da casa. Le operazioni partono ad inizio 2013 in un bell’edificio nella zona commerciale del Gewerbepark, dove potete anche mangiare; a  gennaio 2014 Ratebeer nomina già Bevog come terzo miglior nuovo birrificio al mondo, dietro a Arizona Wilderness e Siren,  quest’ultima arrivata anche in Italia. Al tempo stesso la Bevog Ond Smoked Porter  viene proclamata la miglior birra austriaca prodotta nel 2013. 
Ignorando la tradizione tedesca, l’impianto da 15 hl di Bevog non produce Marzen, Lager o Pils ma  e IPA e derivati (DIPA, BIPA), Oatmeal Stout, Brown Ale, perfezionando le ricette che Vasja aveva un tempo elaborato come homebrewer. A giugno dello scorso anno Bevog ha raddoppiato, con l’apertura di un Ristopub  (Pivohram Golar) sulla sponda slovena del fiume a Gornja Radgona dove – coerentemente con la filosofia produttiva del birrificio – non potrete mangiare la classica Schniztel (cotoletta) ma qualcosa di più moderno. 
Vasja dichiara che i nomi scelti per la birre (Baja, Deetz, Kramah, Ond, Tak..) non significano assolutamente nulla e sono solamente quelli che aveva dato alle produzioni casalinghe; le etichette propongono invece delle strane creature a metà strada tra il mitologico ed il fantastico ispirate agli scritti del nonno, un poeta/scrittore abbastanza conosciuto a Gornja Radgona.   
Importate anche in Italia, tra le produzioni Bevog, la Deetz è forse l’unica birra che mantiene ancora un legame con la tradizione tedesca. Si tratta infatti di una Kölsch generosamente luppolata anche se, visto che siamo a ben più di cinquanta chilometri da Colonia, il nome Kölsch non potrebbe essere utilizzato. 
Quasi limpida e dorata, forma una discreta testa di schiuma bianca, fine e cremosa, dalla buona persistenza. Mi si scuserà il mancato utilizzo del classico bicchiere a cilindretto nel quale andrebbero servite le Kölsch, ma la sua forma non è esattamente l’ideale per esaltare l’aroma di una birra. Il naso è gradevole, elegante e molto pulito, anche se non particolarmente intenso: sentori di fiori gialli, miele, lieve presenza di mandarino e arancio, ancora più lievi richiami erbacei. All’insegna della delicatezza e della finezza è anche la prima parte della bevuta, con pane e crackers, un tocco di miele e di agrumi; il “problema” di questa birra è annunciato nel suo nome, in quell’ “hoppy Kölsch” che in questo caso sta a significare un piede che pesta con decisione sul pedale dell’amaro, con un finale abbastanza sgraziato con note erbacee, pepate e leggermente zesty. Fino a quel punto, in bocca c’era un bell’equilibrio tra tutte le varie componenti che davano forma ad una birra leggera e scorrevole, mediamente carbonata; le cose ovviamente peggiorano man mano che la birra si scalda. 
Finale a parte, la Deetz di Bevog è comunque una birra godibile e ben fatta, dissetante e rinfrescante:  se la trovate bevetela fresca (parlo della temperatura) per limitarne un po’ la deriva amara. Compito abbastanza facile, visto che è una birra che non ci mette molto a sparire dal bicchiere. 
Formato: 33 cl., alc. 4.8%, IBU 27, scad. 03/06/2015, pagata 2.30 Euro (beershop, Germania).  

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 17 giugno 2014

BI-Du Rodersch

Purtroppo non mi capita spesso di incontrare le birre del birrificio BI-Du, aperto nel 2002 da Beppe Vento a Rodero (Como); come tanti birrai, Beppe proviene dall'informatica (ex programmatore) ma la sua passione principale è sempre stata quella per la birra, coltivata con "abbondanti" bevute (soprattutto Guinness) e frequentando il vicino Birrificio Italiano. Senza alcuna esperienza di homebrewing, con un po' di incoscienza e tanto coraggio, nel 2002 acquista proprio il primo impianto da 200 litri del Birrificio Italiano, che era in vendita, per aprire un brewpub e mettersi a produrre birre per - racconterà poi (scherzando?) - "bere risparmiando dei soldi, facendomi la birra da solo".  Con l'aiuto di alcuni amici-birrai ed il supporto di alcuni soci, parte l'avventura del brewpub Bi-Du che ha una svolta nel 2008, quando ingrandirsi è ormai una necessità; da Rodero si trasferisce nella vicina Olgiate Comasco, dove in un capannone viene installato un più capiente impianto da 1000 litri; il brewpub viene sostituito dal pub-ristorante "Le birre del Bi-du", che si trova a Bizzarone, 8 chilometri più a nord. 
Sono passati oltre tre anni dall'ultima Bi-du bevuta, senza considerare la collaborazione con Buskers chiamata Paranoid; scopro quindi con colpevole ritardo un classico di Bi-du, la Rodersch, dal nome autoesplicativo. Si tratta di un'interpretazione di una Kölsch che è stata "concepita" a Rodero piuttosto che a Colonia (Köln); ecco quindi la Roder-sch.
Si presenta di colore oro pallido, leggermente velato; la schiuma è molto fine e compatta, cremosa, bianchissima, molto persistente. Aroma elegante e delicato, molto pulito, dal quale emergono sentori di crosta di pane, camomilla e miele; c'è anche qualche sfumatura fruttata (agrumi) ed erbacea. Gli stessi elementi si ritrovano con grande armonia e pulizia anche in bocca, per una birra che non chiede altro che essere una piacevole compagna di una lunga serata ed essere bevuta in grande quantità, quasi senza consapevolezza. Crosta di pane ed agrumi accompagnano il bevitore in un percorso semplice e diretto, schietto, conciso da un finale secco ed amaro con con note erbacee e di scorza di limone. Leggera, gradevolmente carbonata, riesce a scorrere in bocca senza sfuggire, riesce ad appagare senza impegnare, rinfrescando e dissetando. La versi, ti accordi che è già finita: rimane sempre uno dei più grandi complimenti che si possono fare ad una birra. Senza cercare troppi descrittori e senza dover annotare niente su di un ipotetico taccuino.
Formato: 37.5 cl., alc. 5%, lotto 412, scad. 28/02/2015, pagata 4.80 Euro (foodstore, Italia).

lunedì 2 giugno 2014

Luppolajo Bucolica

Dell'Agribirrificio Luppolajo di Castelgoffredo (Mantova), che proprio in questo mese di giugno festeggia il suo secondo compleanno, vi avevo già parlato in questa occasione. Dopo Rosae, una India Pale Ale particolare e gradevole, ecco Bucolica, che s'ispira allo stile delle Kölsch.  Il malto, Pilsner, è prodotto con orzo raccolto nella stessa azienda agricola di famiglia (Treccani), mentre la luppolatura è affidata a Saaz ed a Saphir.
Arriva nel bicchiere a cilindro di un bel color dorato, lievemente velato; la schiuma è bianca e compatta, "croccante", cremosa, con una buona persistenza. Al naso troviamo sentori di miele, di arancio e mandarino, mela, e qualche lieve accenno floreale; i profumi sono puliti e delicati, con una buona eleganza. In bocca è leggera ma un po' troppo poco carbonata, nonostante il bel "perlage" che sale dal fondo del bicchiere. Troviamo crosta di pane, miele ed una lievissima presenza di agrumi che caratterizzano una bevuta molto veloce e poco impegnativa. Tuttavia, la bocca rimane un po' troppo "impastata" ed il palato non è mai pulito, a fine bevuta, come sarebbe auspicabile desiderare; termina con una lieve amaricatura erbacea di luppoli nobili. La pulizia e l'eleganza non sono al livello dell'aroma, e la bevuta manca di fragranza e di "freschezza"; il lotto di produzione mi fa ipotizzare si tratti di una bottiglia del 2013, con quindi almeno sei mesi di vita sulle spalle. Comprensibile quindi che questa kölsch debba un po' pagare il dazio dello scorrere del tempo: resiste bene l'aroma, pulito e delicatamente fine, un po' meno il gusto, poco attenuato, poco carbonato e non molto "fragrante". 
Formato: 33 cl., alc. 4.4%, lotto 13025, scad. 18/10/2014, pagata 3.50 Euro (gastronomia, Italia).

sabato 16 novembre 2013

Menaresta GiB

Purtroppo non sono molte le birre del birrificio brianzolo Menaresta che capitano su queste pagine, non per volontà ma principalmente per un problema di reperibilità; il birrificio ha sede in Brianza ma la bottiglia di GiB della quale parliamo oggi l'ho acquistata a Roma! E' tra le produzioni "speciali" di Menaresta, ed ha debuttato per la prima volta nel Giugno del 2013; si tratta si una ricetta elaborata da Marco Valeriani, un ex-validissimo homebrewer e da Aprile 2012 birraio a Menaresta. Sono già sette, con questa, le birre che portano la sua firma. Lo stile di riferimento, se di stile si può parlare, è quello delle Double/Imperial Kölsch; un'invenzione degli americani, che hanno il vizio di fare interpretazioni  "pompate", "double" o "imperial" di praticamente qualsiasi cosa.  Se non erriamo, dovrebbe essere il primo esempio nel nostro paese; l'origine dello stile è invece ovviamente in Germania, precisamente nella città di Colonia. L'idea iniziale era di produrre una India Pale Ale con luppoli esclusivamente tedeschi, ma in seguito il progetto è cambiato scegliendo un tipo di lievito da Kölsch. Tettnang Perle, Tettnang Tettnanger e Hallertau Mittelfrüh sono i luppoli tedeschi utilizzati; ovviamente un po' più elevata (double) dei parametri di riferimento stilistici la gradazione alcolica (6.2%). Il perché del nome è invece spiegato dal birrificio stesso: "Gib è l’abbreviazione di Gibilè, il soprannome di Marco Valeriani. Gibilè in brianzolo sta per giubileo, pandemonio; quindi “casino”. Casinista e stupidotto!"
Non mi è mai capitato di assaggiare le interpretazioni americane e quindi non ho termini di confronto su quello che mi arriverà nel bicchiere. Il colore è un giallo molto chiaro, quasi paglierino, assolutamente opalescente; la schiuma, bianchissima, è molto generosa e molto persistente, pannosa. Al naso c'è davvero un bel mix intrigante; s'inizia con sentori floreali ma la parte del leone la fanno gli agrumi: molta scorza (limone ed arancio) con qualche intermezzo dolce che a tratti sembra richiamare quasi la frutta tropicale. Nonostante l'intento (double), in bocca la parte maltata mi sembra soccombere all'abbondante luppolatura ed il gusto vira subito sul fruttato, seguendo un po' la moda di questi ultimi tempi, in un mix dolce-amaro di agrumi (polpa e scorza) ben riuscito e di notevole intensità, anche se non esattamente un esempio di eleganza. Chiude "secca ma non troppo", con un amaro ricco di scorza d'agrumi (lime e limone) e note erbacee. Nata a Giugno e quindi con DNA estivo, è effettivamente una birra perfetta per l'estate da bere a grandi sorsi, profumata e ruffiana, con l'alcool subdolamente ben nascosto.  Come detto, il risultato sembra un po' seguire la moda delle birre ultra agrumate e, sebbene la dichiarazione d'intenti (double Kölsch) ci faceva curiosi di provare qualcosa di un po' diverso, osserviamo ugualmente soddisfatti il bicchiere vuoto.  
Fornato: 33 cl., alc. 6.2%, IBU 60, lotto 05/2013, scad. 06/2013, pagata 5.50 Euro (beershop, Italia).

venerdì 12 luglio 2013

Birra del Carrobiolo O.G. 1045

Ci eravamo congedati qualche mese fa con la birra invernale del birrificio Fermentum - Birra del Carrobiolo, ed ora che siamo in piena estate è il momento di tornare (virtualmente) in quel di Monza per assaggiare la loro produzione estiva, la O.G. 1045.  Il birrificio la descrive come una rivisitazione (molto) personale di una koelsch; la ricetta prevede un ceppo di lievito utilizzato è originale di Colonia (la città delle koelsch), malto pilsner, frumento ed un solo luppolo, il neozelandese Nelson Sauvin. Si presenta di colore oro pallido, velato; la schiuma è bianchissima, fine e cremosa, buona la persistenza. Molto sapiente e ben dosato l'uso del Nelson Sauvin: il naso è molto elegante e pulitissimo, regalando qualche sentore floreale, di frutta tropicale ma soprattutto di agrumi, come arancio e mandarino. Se le premesse aromatiche sono molto buone, il gusto è ancora meglio: ancora estrema pulizia, imbocco di cereali e crosta di pane, ritorno di agrumi e leggere note tropicali che rimandano subito all'aroma. Scorrevolissima, dal corpo leggero e vivacemente carbonata, chiude secca con un finale erbaceo che porta in dota anche qualche leggera nota di scorza di limone. Birra molto semplice ma disarmante nella sua capacità di dissetare e rinfrescare, il tutto "condito" da un bel bouquet profumato, basilare ma molto fine. Ovviamente molto distante da una classica koelsch tedesca, ma qui non siamo ad un concorso (e noi non siamo giudici) e quello che c'interessa sono le sensazioni provate nel berla: grande birra estiva, da bere e ribere in continuazione ed in grande quantità (in palese disaccordo con la scritta in etichetta "bevi con sobrietà"). Quasi necessario, all'inizio di ogni estate, farne una buona scorta e riempire il frigorifero; noi ci mettiamo già in coda per la cotta 2014. Formato: 50 cl., alc. 5%, lotto 1311, scad. 11/2013, pagata 9.00 Euro (Refettorio Simplicitas).

giovedì 7 febbraio 2013

Früh Kölsch

La Cölner Hofbräu P. Josef Früh viene fondata a Colonia nel 1908, in pieno centro storico, a pochi passi dalla cattedrale; il birrificio è ancora oggi di proprietà dei discendenti (quinta generazione) del fondatore Peter Josef Früh. Nello storico edificio centrale, quasi completamente distrutto da un incendio provocato dai bombardamenti aerei del Febbraio 1944, hanno oggi sede gli uffici amministrativi ed un pub - forse il più frequentato a Colonia, aiutato anche dalla posizione - dove potete gustare alla spina l'unica specialità del birrificio. Gli spazi sono progressivamente aumentati, con l'apertura progressiva, nel corso degli anni, di altri piani dell'edificio dedicati alla ristorazione ed alla mescita. La produzione è stata invece trasferita nella periferia Nord di Colonia, un passo necessario per aumentare i volumi e soddisfare tutta la richiesta, che oggi si attesta all'incirca sui 450.000 ettolitri l'anno. La Früh esiste anche in versione analcolica, radler e sprizz (48% di arancia); lasciamo perdere le ultime tre deviazioni e dirigiamo la nostra attenzione sulla creazione originale. All'aspetto è di colore oro pallido, limpido; la schiuma è bianca e cremosa ed ha una buona persistenza. Il naso è abbastanza sottile, con sentori floreali, di agrumi e di paglia. La bottiglia (50 cl.) evapora molto in fretta: corpo leggero, carbonazione medio-bassa. L'imbocco è di pane e cereali, segue una parte centrale con note di agrumi che richiamano l'aroma, si chiude con una nota amaricante erbacea (e leggermente saponosa). Una bottiglia poco fragrante e poco fresca, leggera e delicata, che si spegne un po' a fine corsa in un'acquosità un po' eccessiva. Una discreta bevuta, che ci piacerebbe provare anche direttamente alla fonte, in quel di Colonia. Formato: 50 cl., alc. 4.8%, lotto 20110:32, scad. 16/05/2013, prezzo 0.85 Euro (supermercato, Germania).

giovedì 28 giugno 2012

Birrificio Emiliano Forum Gallorum

Seconda degustazione del birrificio "modenese con impianti in provincia di Bologna (Anzola Emilia)" Emiliano dopo le impressioni positive della Snoopy, è la volta della Forum Gallorum una koelsch dal nome ispirato al primo insediamento, di epoca pre-romanica, che diede poi origine al paese oggi chiamato Castelfranco Emilia, a pochi chilometri dalla sede produttiva del birrificio. Purtroppo non avevamo a disposizione il classico bicchiere a cilindretto nel quale andrebbero bevute le koelsch, ed abbiamo ripiegato sul (quasi) universale teku. All'edizione di quest'anno dell'International Beer Festival questa Forum Gallorum si è piazzata al terzo posto nella categoria di riferimento. Il colore è dorato, velato; la schiuma che si forma, molto persistente, è bianca, fine e cremosa. Il naso non è molto pronunciato ma caratterizzato da pulizia ed eleganza; si distinguono con grande facilità agrumi (arancio e mandarino) assieme a sentori floreali e di miele. Le impressioni positive vengono confermate anche in bocca; l'imbocco è "fragrante", con crosta di pane e cereali, seguite da un leggero richiamo fruttato dell'aroma. A bilanciare c'è un amaro erbaceo, abbastanza intenso ed elegante. Molto beverina, dal corpo leggero e dalla carbonazione vivace, lascia il palato sempre molto secco e pulito, concludendo con un finale amaro erbaceo dalla buona persistenza, con un leggero ritorno di fragranti cereali.  Bottiglia fresca ed in ottime condizioni, ci è sembrata un'interpretazione di koelsch ben riuscita, caratterizzata da un'ottima pulizia e da un buona intensità di gusto. Pochi elementi, ma al posto giusto. Siamo leggermente al di sopra della percentuale alcolica che delimita l'area delle "session beer", ma per questa faremmo volentieri un eccezione e ne ordineremmo subito un'altra bottiglia/bicchiere. Formato: 75 cl., alc. 4.9%, lotto 13/12, scad. 07/10/2012, prezzo 5.00 Euro.

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english summary:
Birrificio Emiliano was started by ex-homebrewer Emiliano Govoni in year 2009; located in Anzola Emilia, a small village between the provinces of Modena and Bolonia. A relatively new brewery which is quickly growing in production volumes and reputation. "Forum Galloru" is an interpretaion of the german koelsch style. A hazy golden beer with citrus (orange and tangerine), flower and honey in the aroma. The very crisp and clean taste is bready malt, cereals and fruity, with a "noble" grassy bitterness to finish. A dry, clean and thirst-quenching beer which could be easily sessionable. Very well done. 

giovedì 1 marzo 2012

BraufactuM Colonia

Non solo stili brassicoli lontani dalla tradizione tedesca, per il progetto BraufactuM (vedete qui), ma anche birre "classiche" come questa Colonia, nome che, almeno per noi italiani, ci fa pensare subito alla città "madre" delle Kölsch. Sarebbero da bere nel classico bicchiere "a cilindretto" chiamato Kölschstange, ma noi abbiamo optato per un Teku che è anche il bicchiere consigliato dalla BraufactuM stessa. Il birraio che ha ideato questa ricetta per BraufactuM è D. Maiwald del quale non abbiamo trovato nessuna notizia in internet; la ricetta prevede malti pils e caramello, mentre l'unico luppolo usato è il Saphir, commercializzato nel 2002 dal centro di ricerca e sviluppo del luppolo di Hüll, in Germania; si tratta di un sostituto molto più resistente ai parassiti ed alle malattie del classico Hallertauer Mittlefrüh. Impeccabile l'aspetto: oro pallido, limpido, schiuma candida, fine e cremosa, poco generosa ma persistente. Aroma altrettanto convincente: fresco, profuma di erba appena tagliata, leggeri sentori di aghi di pino. Delicato ma elegante; in secondo piano emergono sentori fruttati di frutta gialla, pesca, albicocca ananas. Al palato è leggera, mediamente carbonata, "watery" quanto basta; note mielose di malto, ma sopratutto c'è di nuovo la frutta in evidenza, dolce, con richiami precisi all'aroma (albicocca, ananas, polpa d'arancia). A bilanciare c'è una bella nota amaricante erbacea, delicata, che s'intensifica a fine corsa. Bel taglio secco a pulire, lascia un retrogusto un po' troppo sfuggente e corto, amaro, erbaceo con un richiamo fruttato aggrumato. Onestamente non abbiamo bevuto molte Kölsch e ci asteniamo dall'opinare se questa Colonia sia completamente nello stile. Ci ha comunque colpito per l'estrema pulizia e l'eleganza. Molto beverina e dissetante, se dovessimo definirla con una sola parola diremmo: "delicata". In Germania costa circa il triplo di una "normale" Kölsch; avrà futuro, in patria ? Formato: 33 cl., alc. 5.5%, scad. 04/2012, prezzo 3.49 Euro.

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english summary:


Brewery: Braufactum, Frankfurt, Germany. Brewed at ??
Style: Kölsch
Appearance: pale golden with a small creamy white head. Aroma: very nice and elegant smell of freshly cut grass; slightly piney and fruity (apricot, peach, pineapple). Mouthfeel: light body, medium carbonation, watery texture. Taste: starts sweet, with honey and fruits with a nice grassy bitterness to balance. Dry and clean finish, short bitter grassy and slightly zesty aftertaste. Overall: a very clean and drinkable Koelsch. An interesting predominant fruity character is well balance with a very clean bitterness. Tasty, elegant but pricey good stuff. Bottle: 33 cl., 5.5% ABV, BBE 04/2012, price 3.49 Euro.