Visualizzazione post con etichetta Brouwerij Van Eecke. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Brouwerij Van Eecke. Mostra tutti i post

lunedì 18 novembre 2019

Hommelbier Nieuwe Oogst - Fresh Harvest 2019

Furono i franchi, nel quinto secolo, a fondare quella che oggi è la “capitale del luppolo belga”.  Il capotribù Pupurn prese possesso di un’area strategica in prossimità di un fiume sulla strada che collegava Cassel, in Francia, con Aardenburg, in Olanda: la chiamò Pupurningahem, ovvero “la residenza dei figli di Pupurn”. Il nome nel corso del tempo fu poi mutato dei locali in Poperinge, alla quale nel 1147 il Conte delle Fiandre conferì finalmente lo status di città, riconoscendone l’importanza come centro di fabbricazione di tessuti.  La cosa non piacque alla vicina città di Ypres, altro centro tessile, che vedeva messa in pericolo la propria principale fonte di reddito: i cittadini convinsero pian piano Louis de Nevers, Conte delle Fiandre, a promuovere l’editto del 1322 con il quale si dichiarava che in quella zona solamente Ypres poteva commerciare tessuti. 
A Poperinge dovettero trovare nuove risorse per sopravvivere e decisero di provare a coltivare quel luppolo che era arrivato dall’abbazia di St. Bertins a Saint Omer, Francia. La città belga fu poi distrutta dai francesi nel 1382 e dagli inglesi nel 1436; nel secolo successivo fu devastata da due incendi e dalla rivolta protestante del 1566:  ma, quasi per un atto di clemenza, la storia decise di risparmiare Poperinge dalle distruzioni della prima guerra mondiale. Quella zona, a confine tra Francia e Germania, fu teatro di interminabili e durissimi combattimenti tra il 1914 ed il 1918 e le battaglie divennero tristemente famose per l’utilizzo – prima volta nella storia -  di gas letali.  Teatro principale degli scontri fu proprio Ypres, a dieci chilometri di distanza: in un clima perennemente piovoso e ostile centinaia di migliaia di soldati furono vittima del fango, dei gas e delle mitragliatrici. Alleati e tedeschi si contesero pochi chilometri di terra ma questi ultimi non riuscirono mai a sfondare: le battaglie ridussero Ypres ad un cumulo di macerie mentre nella quasi immacolata Poperinge l’esercito inglese costruì il proprio ospedale militare. 
Ma torniamo al luppolo: sino agli anni ’60 fu raccolto a mano e ogni anno, in settembre, a Poperinge arrivavano sino a 10.000 lavoratori ad aiutare la popolazione locale. La raccolta manuale è oggi rimasta solamente nel folklore della tradizionale all'Hoppefeesten, una festa a ricorrenza triennale nata nel 1960 nel corso della quale si beve ovviamente birra, si sfila per le strade e viene eletta la “regina del luppolo”: le pretendenti devono mostrare di saper parlare fiammingo, inglese, ceco (la vincitrice sarà coinvolta in numerosi eventi turistici con la città gemella di Zatec) e distingere alcuni stili di birra in una degustazione alla cieca. A pochi isolati dalla piazza principale di Poperinge c’è anche il museo del luppolo, curato dallo storico Stijn Boeraeve. 
Sino a pochi anni fa nella capitale belga del luppolo non c’era neppure un produttore di birra: ora è nato il microbirrificio De Plukker, all’interno della omonima azienda agricola, ma è sufficiente fare un breve viaggio in automobile (o in bicicletta, se volete sentirvi autoctoni) per entrare in una regione ad alta densità quantitativa e qualitativa: una quindicina di chilometri a nord ecco l’abbazia di St. Sixtus e De Struise, una decina ad est  ci sono St. Bernard e Brouwerij Van Eecke, da poco rinominata Leroy Breweries, cognome di uno dei discendenti del fondatore Albert Van Eecke: ve ne avevo parlato in questa occasione.

La birra.
A Poperinge il luppolo viene chiamato hommel, una sorta di incrocio tra ceco (chmel), francese (houblon) e botanica (humulus): nel 1981 al birrificio Van Eecke fu chiesto di realizzare una birra per la all'Hoppefeesten: nacque quasi per gioco quella Hommelbier che oggi occupa quasi il 50% della capacità produttiva di Leroy/Van Eecke. La sua ricetta prevede due malti e quattro varietà di luppoli belgi (tra i quali Brewer's Gold e Hallertau);  in una nazione dove le birre amare non  hanno mai goduto di grande popolarità la Hommelbier si può considerare uno dei primi esempi di Belgian Ale molto luppolata, anticipando le produzioni di De Ranke e quelle più recenti di De la Senne e di altri giovani. 
Il successo ne ha fatto nascere una versione “dry-hopping” e, giustamente, una “fresh harvest” chiamata Hommelbier Nieuwe Oogst, prodotta con luppolo raccolto a Poperinge due giorni prima: la birra viene solitamente messa in vendita a partire da novembre. Il suo colore è solare, tra il dorato e l’arancio, leggermente velato e per nulla oscurato dalla candida nuvola di schiuma pannosa e compatta, quasi indissolubile, che si forma nel bicchiere. La Hommelbier “normale” è un piccolo manifesto di finezza e di eleganza e anche la sua versione Nieuwe Oogst non è da meno: l’aroma può sembrare all’apparenza dimesso ma dopo qualche secondo d’attesa si rivela in tutta la sua bellezza: tanti fiori, erba, un delicatissima speziatura, pane e crackers. Gli stessi elementi si ritrovano anche al palato per dare forma ad una bevuta elegantissima, quasi sussurrata, abbastanza secca e dal contenuto alcolico (7.5%) insospettabile: è una Strong Ale mascherata da Session, rinfrescante, morbida e tuttavia vivacemente carbonata. Un piccolo capolavoro di semplicità e di equilibrio che stupisce e che fa impallidire la maggior parte delle sgraziate “harvest ale” che spesso si trovano in giro.  Certo, bisogna sempre vedere quanto luppolo fresco finisce davvero nei fermentatori, ma non è dopotutto solo "il bere bene" quello che conta?
Formato 75 cl., alc. 7.5%, lotto 2019, scad. 01/12/2021, prezzo indicativo 7.00-8.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 10 novembre 2016

Het Kapittel Watou Abt

Ritorniamo oggi in Belgio per fare sosta al birrificio Van Eecke, qui la sua storia nel dettaglio.  Ci troviamo nelle Fiandre Occidentali del Belgio, vicino al confine francese, una regione famosa per la coltivazione del luppolo (Poperinge) ma anche per le robuste Dark Strong Ales che vengono prodotte in un raggio di soli venti chilometri. E' qui che nascono alcune delle migliori rappresentanti (al mondo!) di questo stile: le Westvleteren, le St. Bernardus e, in tempi più recenti, quelle di De Struise. 
Ci sono fonti discordanti sulla data di nascita della gamma Kapittel di Van Eecke: c'è chi sostiene sia nata negli anni ’60, chi nel 1948 per competere con le vicine birre di St. Sixtus/Westvleteren, che in quel periodo erano appena state appaltate alla vicina St. Bernardus. Di certo vi è indubbiamente l’intenzione monastica (il nome scelto fa riferimento al  "capitolo", ovvero il luogo del monastero in cui si riunivano l'abate ed il priore) e il fatto che sia stata pensata ed elaborata dal birraio Jan Van Gysegem (1931-2003) a quel tempo alle dipendenze di Albert Van Eecke. 
La scura Kapittel Prior (9%), primogenite della seria, è stata per lungo tempo la birra più alcolica di Van Eecke fino all’arrivo della chiara Abt (10%) dedicata all’abate e quindi al titolo che spetta al superiore di na comunità monastica. Stando a quanto racconta il birrificio, abati e vescovi erano gli unici ai quali era consentito bere queste birre dall’elevato contenuto alcolico: ai monaci venivano concesse solo in alcuni speciali giorni di festa.

La birra.
Due varietà di luppolo (probabilmente provenienti dalla vicina Poperinge) e quattro di malto: ecco tutto quello che viene dato a sapere sulla Kapittel Abt,  una tripel ovviamente rifermentata in bottiglia che il birrificio dichiara in grado d’invecchiare sino a venti anni. 
Di colore ramato con qualche riflesso oro, forma un impeccabile cappello di schiuma ocra, cremosa e compatta, dall'ottima persistenza. Una delicata speziatura (pepe?) al naso dà il benvenuto in un aroma caldo e dolce nel quale trovano posto canditi (arancia, albicocca), miele, biscotto e zucchero a velo. Qualche accenno di frutta secca per un bouquet pulito dalla discreta intensità. Carbonazione e corpo medi garantiscono una facilità di bevuta di tutto rispetto per un ABV a doppia cifra: morbida al palato, segue l'aroma con buona corrispondenza. Miele e biscotto, frutta candita e pesca sciroppata, zucchero candito; il dolce è ben bilanciato da una leggera acidità finale e, soprattutto, da una buona attenuazione.  L'alcool è sotto controllo facendosi sentire quanto basta, ovvero soprattutto nel retrogusto, caldo e morbido, nel quale si fa accompagnare dalla frutta candita. Tripel pulita e molto ben fatta, riscalda e rincuora lasciandosi bere senza troppo impegno: un'altra birra solida e convincente da Van Eecke che potete bere subito oppure dimenticare in cantina per qualche anno. 
Formato; 33 cl., alc. 10%, lotto A1, scad. 12/2017, pagata 1.40 Euro (drink store, Belgio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 30 gennaio 2016

Het Kapittel Watou Prior

Ci sono fonti discordanti sulla data di nascita di quella che per lungo tempo è stata "l'ammiraglia" del birrificio Van Eecke, presentatovi in questa occasione; c'è chi sostiene sia nata nel 1962, chi nel 1948 per "competere" con le vicine birre di St. Sixtus/Westvleteren, che in quel periodo erano appena state "appaltate" alla vicina St. Bernardus. Il fatto che si tratta di una gamma di birre dedicate al "capitolo", il luogo del monastero in cui si riunivano l'abate ed il priore, fa forse propendere per quest'ultima ipotesi; l'unica certezza è che sia opera del birraio Jan Van Gysegem (1931-2003) a quel tempo alle dipendenze di Albert Van Eecke. 
Ci troviamo nelle Fiandre Occidentali del Belgio, vicino al confine francese, una regione famosa per la coltivazione del luppolo (Poperinge) e per le robuste Dark Strong Ales che vengono prodotte in un raggio di soli venti chilometri. E' qui che nascono alcune delle migliori rappresentanti (al mondo!) di questo stile, le Westvleteren 8 e 12,  le St. Bernardus, le Kapittel di Van Eecke e, in tempi più recenti, quelle di De Struise.  
La Kapittel Prior (9%) è stata poi "sorpassata" dalla leggermente più alcolica Abt (10%): pare che in principio la Prior avesse un carattere particolarmente vivace ed "esplosivo" che si manifestava alla strappatura e che le fece guadagnare l'appellativo di "birra-champagne". Aveva anche una marcata acidità che la rendeva simile, per darvi un paragone più recente, alla Aardmonnik degli Struise. 
Con la classica livrea della "tonaca di frate", riempie il bicchiere con una generosa testa di schiuma beige abbastanza compatta e cremosa, dalla lunga persistenza. L'aroma non è molto intenso ma  grazie ad un'eccellente pulizia mette in mostra una bella complessità fatta da prugna e uvetta, toffee, frutta secca, fruit cake, marzapane, pan di spagna imbevuto d'alcool, ciliegia sotto spirito, una suggestione di porto e di speculoos, zucchero candito. Al palato nessuna sorpresa e tradizione rispettata: corpo medio, carbonazione abbastanza vivace e una consistenza oleosa abbinata ad un'ottima scorrevolezza. L'alcool è piuttosto ben nascosto, alla (subdola) maniera belga, ed il gusto ripropone uvetta e prugna, biscotto e caramello, zucchero candito, liquirizia e frutta secca; l'inizio dolce viene poi "assorbito" da un'attenuazione davvero sorprendente, mentre nel finale leggerissime tostature ed una lieve nota terrosa ne completano il bilanciamento. Si congeda con un morbido tepore etilico ricco di dolce uvetta sotto spirito. Dark Strong Ale solida, molto pulita, una sorta di "biscotto liquido" molto appagante che consente di terminare la serata con soddisfazione; dicono che invecchi anche molto bene, soprattutto nel formato da 75 centilitri e quindi le dò un appuntamento a tra qualche anno.
Formato: 33 cl., alc. 9%, imbott. 15/07/2014, scad. 14/07/2017,  1.35 Euro (drink store, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 8 settembre 2015

Poperings Hommelbier

Strano destino quello di Poperinge, la “capitale” belga del luppolo; nonostante da questa città provenga di gran lunga la maggior parte del raccolto nazionale, sino allo scorso anno non vi era presente nessun birrificio. Ma a parte la recente apertura del micro De Plukker, all’interno della omonima azienda agricola, vi basterà un breve viaggio in automobile (o in bicicletta, se volete sentirvi autoctoni) per entrare in una regione ad alta densità quantitativa e qualitativa: una quindicina di chilometri a nord  ecco l’abbazia di St. Sixtus e De Struise, una decina ad est  ci sono St. Bernard e Van Eecke.  
La storia di quest'ultimo inizia nel 1624 quando i conti Van Yedeghem costruirono un birrificio all’interno del proprio castello di Watou; nel 1795 i nobili furono costretti all’esilio in Inghilterra a causa dei tumulti della rivoluzione francese che intendeva ghigliottinarli. Un contadino si prese a carico la ricostruzione del birrificio che nel 1820 ritornò operativo con il nome "In de Gouden Leeuw"; la famiglia Van Eecke – sembra a seguito di un matrimonio -  entrò poi in possesso dell’intero castello e birrificio annesso nel 1862. 
La zona di Poperinge e della vicina Ypres/Ieper, prossima al confine franco-belga, fu un sanguinosissimo teatro di battaglia della prima guerra mondiale le cui devastazioni fortunatamente lasciarono il castello ancora in piedi ma distrussero completamente tutte le piantagioni di luppolo, che furono faticosamente ripristinate dai contadini. Fino agli anni 40 del secolo scorso il birrificio ebbe una rilevanza soprattutto locale; nel 1944, probabilmente per competere con le strong ales che venivano prodotte dalla vicina abbazia di St. Sixtus/Westvleteren, Van Eecke lancia la gamma “di birre d’abbazia”  Het Kapittel che vengono spedite in tutto il Belgio e nel nord della Francia. Alla morte di Albert Van Eecke (1962) il birrificio viene ereditato dal cognato Leroy proveniente dalla vicina Boezinge la cui famiglia era proprietaria – da sette generazioni – del birrificio Het Sas  dove, a partire dal 1995, verranno poi imbottigliate tutte la birre della Brouwerij Van Eecke. 
E’ il birraio Karel Leroy, nel 1981, a disegnare la ricetta di quella che diventerà abbastanza rapidamente la birra più rappresentativa (e venduta) della propria produzione.  La giunta di Poperinge gli commissiona una birra per la Poperingse Hoppefeesten, una gioiosa processione  che si tiene ogni tre anni verso la terza settimana di settembre per celebrare la raccolta del luppolo. Nasce così la “Hommelbier”:  “Hommel” è come viene chiamato il luppolo nel dialetto locale, a metà strada tra il ceco “chmel”, il francese “houblon” e il latino “humulus”: un “palcoscenico” di malti chiari appositamente allestito per far splendere i luppoli Brewer's Gold ed Hallertau raccolti nei dintorni di Poperinge.  La Hommelbier occupa oggi quasi la metà della produzione di Van Eecke; ne esiste anche una versione “dry-hopping” e, giustamente, una “fresh harvest” chiamata “Hommelbier Nieuwe Oogst“, prodotta con il luppolo appena raccolto e che ha ovviamente senso bere solamente entro pochissimo tempo dall’imbottigliamento.

In una nazione dove le birre luppolate e “l’amaro” non sono stati mai troppo popolari, la Hommelbier si può considerare uno dei primi esempi di Belgian Ale molto luppolata, anticipando le produzioni di De Ranke e quelle più recenti di De la Senne e di altri nuovi birrifici belgi che hanno progressivamente iniziato ad aumentare il livello d'amaro. 
Fortunato sono stato a trovare una Hommelbier piuttosto fresca, imbottigliata da circa un mese, la cui foto non rende del tutto giustizia al suo colore dorato carico velato, sormontata da una generosa e cremosissima patina di schiuma bianca, molto compatta e molto persistente. Elegantemente austero l'aroma, una semplicità fatta di spezie, sentori floreali, erbacei e qualche reminiscenza d'agrumi; buona l'intensità, impeccabile la pulizia e - ovviamente - la fragranza. La bevuta è carbonata quanto basta per essere vivace ma morbida al tempo stesso, con una consistenza acquosa a facilitare la scorrevolezza del corpo medio. Al palato emergono inizialmente le note del pane, della fetta biscottata e del miele, con una lieve dolcezza fruttata che ricorda l'albicocca matura e la polpa dell'arancia. Il percorso prosegue poi in territorio amaro; è una birra dedicata al luppolo ma non si deve pensare alla prepotenza o alla sfacciataggine di certe luppolatura all'americana o esotiche alle quali siamo ormai abituati. Qui troviamo delicate note erbacee, una suggestione di scorza d'agrumi e una lieve speziatura che ricorda il cumino. Eccellente attenuazione in una birra facilissima da bere pur rinfrescando riesce comunque a regalare un leggerissimo tepore etilico a ricordare che comunque la sua gradazione alcolica (7.5%) non è certamente quella di una session beer.
Gran bella birra, pulitissima e molto ben fatta, molto bilanciata, esaltata da una freschezza assolutamente necessaria per poterne apprezzare in pieno le sue caratteristiche: occhio alla data in etichetta e se la trovate "fresca" non esitate assolutamente nell'acquisto.
Formato: 25 cl., alc. 7.5%, IBU 40, lotto 15/07/2015, scad. 15/07/2017, pagata 1.15 Euro (supermercato, Belgio).