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martedì 14 luglio 2020

Tanker Oh My Citra!

Põhjala è il rappresentante più noto della birra artigianale estone, è stato il primo (2011) ed ha ispirato altri birrai a contrastare il dominio dei tre marchi nazionali A. Le Coq, Saku Õlletehas (Carlsberg) e e Viru Õlu (Harboe). Oggi ce ne sono quasi una cinquantina, tra microproduttori e beerfirm: fra questi Sori, Lehe e Pühaste sono regolarmente esportati in tutta Europa. Alla lista si aggiunge Tanker, birrificio operativo dalla primavera del 2015 ad una ventina di chilometri dalla capitale Tallinn. In realtà l’avventura di Tanker era iniziata un paio di anni prima come beerfirm: l’aveva fondata l’homebrewer e musicista Ants Laidam. Qualche mese dopo, ad un meeting di homebrewers estoni, Laidam incontra Jaanis Tammela e Ryan Suske, anche loro impegnati a trafficare in garage con pentole e fermentatori. I tre amici mettono assieme i propri risparmi acquistano il vecchio impiantino di Põhjala (1 HL) e chiudono il 2015 producendo 400 ettolitri di birra. Tammela abbandona così la sua decennale carriera nella telefonia (Ericsson) per dedicarsi a tempo pieno a Tanker e lo stesso fa Suske: Laidam, autore delle etichette, scompare invece dall’organigramma societario. In sala cottura arriva il giovane Martin Vahtra, aiutato nei primi passi dal birraio di Põhjala Chris Pilkington.   
Nell’estate del 2015 l’acquisto di alcuni nuovi fermentatori permette di triplcare la capacità produttiva e di toccare quota 1200 ettolitri alla fine del 2016. Sono però quasi 100.000 le bottiglie che vengono tappate manualmente: un paio di campagne di crowdfunding sulla piattaforma Funderbeam consentono l’acquisto di un’imbottigliatrice automatica ed altri fermentatori, ma ancora non basta. Nel 2017 Tanker ottiene altri finanziamenti per un totale di 700.000 euro  che permettono di acquistare un nuovo impianto aumentando la capacità produttiva annuale a 6000 ettolitri; nello stesso anno è il primo birrificio estone ad essere invitato all’importante vetrina della  Mikkeller Beer Celebration Copenhagen. A marzo 2018 viene inaugurato a Tallin il locale Uba ja Humal, una sorta di taproom o meglio un beershop con tavolini e venti spine che ospitano anche birrifici amici e nel maggio del 2019 hanno debuttato le prime lattine. Oggi Tanker esporta in quasi tutta Europa ma l’80% della produzione continua ad essere assorbita da Estonia e Finlandia, dove le loro birre sono presenti anche in un centinaio di supermercati. A guidare le danze la flagship IPA chiamata Reloaded.

La birra.
Il portfolio completo di Tanker segna ormai quota 160 etichette, delle quali soltanto una decina viene prodotta tutto l’anno. IPA e dintorni (Session, DIPA, NEIPA) la fanno ovviamente da padrone; una delle ultime nate, lo scorso aprile, è la Oh My Citra!, una single hop che promette fuochi artificiali grazie ad un triplo dry-hopping: a inizio, durante e alla fine del processo di fermentazione. L’etichetta prende ovviamente spunto dal celebre Urlo di Edvard Munch, ma qui è cono di luppolo a gridare la propria angoscia ed alienazione. 
Il suo colore dorato è velato, mentre la candida e generosa schiuma è compatta ed ha buona ritenzione. Il naso è gradevole ma del triplo dry-hopping non sono rimaste molte tracce, se parliamo d’intensità: protagonisti sono ovviamente gli agrumi nella forma di pompelmo, cedro, lime e mandarino.  Neppure al palato si verifica un’esplosione di luppolo e ci sono un po’ troppe bollicine a disturbare la festa: la bevuta è tuttavia piacevole e caratterizzata da una base di malti molto leggera (pane e miele) subito incalzata da un accenno di frutta tropicale e, ovviamente, tanti agrumi. Il finale è abbastanza secco, l’amaro zesty e vegetale è piuttosto tranquillo, alla faccia degli 85 IBU dichiarati in etichetta. A poco più di due mesi dalla messa in lattina nel bicchiere c’è una IPA un po’ timida nonostante i belligeranti propositi dichiarati in termini di dry-hopping ed IBU; nasconde tuttavia molto bene il suo contenuto alcolico (6%) risultando così quindi molto scorrevole e piuttosto rinfrescante.
Formato 44 cl., alc. 6%, IBU 85, lotto B447, scad.  13/12/2020, prezzo indicativo 7,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

mercoledì 10 giugno 2020

Põhjala Cellar Series - Öö XO


Se siete alla ricerca di imperial stout/porter barricate e non, il birrificio estone  Põhjala è un punto di riferimento ormai imprescindibile nel panorama europeo. Ne è uno dei produttori più prolifici e avrà senz’altro qualcosa che possa soddisfare le proprie voglie: lo abbiamo ospitato sul blog in svariate occasioni.  La sua Cellar Series,  dedicata agli invecchiamenti in botte, annovera ormai una cinquantina di etichette: tante, forse troppe. Ma è un dazio che non si può evitare di pagare ad un mercato che è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da bere. 
Prendiamo ad esempio Öö (traduzione: la notte) che è l’imperial baltic porter (10.5%) della casa. La versione base è affiancata dalle varianti  al ribes nero  (Öö Cassis) e da quelle barricate Öö Bowmore  (cask di whisky Bowmore), Öö Rye Whiskey Reserve e Öö XO (Cognac). Attenzione a non confondere la notte (Öö) con la notte oscura (Pime Öö,) o con la notte bianca (Valge Öö): si parla sempre di notte e di oscurità, ma dalla bassa fermentazione (baltic porter) si passa alla alta (imperial stout).  Ad ogni modo è sempre utile avere qualche “notte” di Põhjala in cantina da poter stappare quando se ne ha voglia: il rapporto qualità prezzo è sicuramente soddisfacente. 
Per il turisti della birra ricordo la bella taproom che il birrificio ha inaugurato alla fine del 2018 nel quartiere Kalamaja di Tallinn; 24 spine Põhjala e qualche ospite, cucina gestita dallo Chef Michael Holman specializzata in barbecue texano, beer e merchandising shop, visite guidate giornalieri agli impianti, sauna a noleggio.

La birra.
Oggi parliamo della Öö XO, imperial baltic porter invecchiata per qualche mese in botti ex-cognac che ha debuttato nell’estate del 2016. La ricetta della Öö base (10.5%) prevede malti Pale ale, Munich, Carafa II Special, Special B, Chocolate e Crystal 300, zucchero Demerara, luppoli  Magnum e  Northern brewer.  
La Öö XO ha una gradazione alcolica leggermente superiore (11.5%) e si presenta effettivamente scura come la notte, anche se non completamente nera; compattezza e persistenza della schiuma sono notevoli. Il suo biglietto da visita è un aroma coinvolgente e caldo: il distillato accompagna un filo di fumo e di cenere, cioccolato, frutta sotto spirito, frutti di bosco, tostature. Nessun elemento prevale sull’altro ma vanno tutti a comporre un boquet dalla discreta intensità. Al palato è morbida, quasi delicata e dalla consistenza leggermente setosa.  La bevuta si mantiene coerente con l’aroma: tanta frutta sotto spirito, melassa e liquirizia, la delicata presenza del distillato, preziosi dettagli di cioccolato, vino fortificato, caffè e torrefatto. Un accenno di tabacco e un filo di fumo chiudono un percorso pulito e bilanciato. Non c’è quell’eccesso di dolce che sovente affligge le birre scure di Põhjala: tutto è al posto giusto, il passaggio in botte non sovrasta la birra ma contribuisce solo a valorizzarla, l’alcool è sempre sotto controllo. Tra le migliori della Cellar Series del birrificio estone, secondo me leggermente superiore anche alla già ottima Pime Öö PX.
Formato 33 cl., alc. 11,5%, IBU 60, lotto 405, scad. 14/03/2020, prezzo indicativo 8.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

giovedì 21 novembre 2019

Põhjala Cellar Series - Pime Öö PX

Voglia di imperial (stout, porter)? Il birrificio estone Põhjala, attivo dal 2011, è diventato uno dei produttori europei più prolifici e di successo per questo tipo di birre: qui potete trovare tutte quelle che sono apparse sul blog negli ultimi anni. Il birrificio guidato in sala cottura da Chris Pilkington ed il suo team di birrai ha completato alla fine dello scorso anno un ambizioso piano di espansione che ha spostato gli impianti nel quartiere Kalamaja di Tallinn; qui è stata anche inaugurata la nuova Taproom, 24 spine Põhjala e qualche ospite, cucina gestita dallo Chef Michael Holman specializzata in barbecue texano. Aperta tutti i giorni tranne il lunedì da mezzogiorno a mezzanotte, la domenica chiusura anticipata alle cinque del pomeriggio: in caso di bisogno il beer e merchandising shop rimane comunque aperto sino alle 22. 
Põhjala organizza tutti i pomeriggi visite guidate agli impianti in inglese e in lingua estone: al costo di 10 euro potrete passeggiare tra i fermentatori ed usufruire di 3-4 assaggi. Bisogna però prenotarsi, anche on-line, almeno con un giorno d’anticipo. L’esperienza Põhjala culmina poi in una sauna che potete noleggiare per 50 euro all’ora: può ospitare sino a otto persone e, dopo il bagno di vapore, il birrificio vi mette a disposizione docce ed un’area relax privata dove – spero –  potete dissetarvi con qualche birra proveniente dalla taproom.

La birra. 
Pime Öö significa “notte oscura”. Una delle tante Imperial stout ideate per affrontare le lunghe notti dell’inverno estone che, nel suo picco tra dicembre e gennaio, vi regala solamente sei ore di luce: il sole sorge alle nove e mezza del mattino e tramonta alle 15 e 30.  La ricetta della Pime Öö (13.6%) prevede  malti Pale, Monaco, Special B, Crystal 300, Crystal 150, Crystal 200, Carafa type 2 special e  Chocolate, avena e Chocolate Rye (segale), due soli luppoli, Magnum e Northern Brewer.  Ne esistono ovviamente diverse versioni barricate e oggi assaggiamo quella invecchiata sei mesi (?) in botti di sherry Pedro Ximenez che, ricordo per i meno esperti, è un vino fortificato spagnolo. 
Il suo colore potrebbe effettivamente essere quello delle lunghe nottate nei boschi che circondano Tallinn: la schiuma, anche lei piuttosto scura, è cremosa ed ha buona persistenza. Al naso lo sherry è subito protagonista, circondato da profumi di melassa, fruit cake, uvetta, prugna disidratata, ciliegia e in secondo piano qualche lontano ricordo di caffè: non è un manifesto di pulizia e di eleganza ma è comunque una calorosa stretta di mano, un benvenuto che vi mette subito a vostro agio e che si concretizza in un sorso pieno, viscoso e denso ma non ingombrante. Se vi piace lo sherry non potrete che amare questa birra che ne è impregnata dall’inizio alla fine: molto dolce – e non potrebbe essere altrimenti – ma non stucchevole. Lo affiancano melassa, liquirizia, fruit cake, uvetta e prugna sotto spirito, timidi accenni di cioccolato e di caffè fanno una rapida comparsa finale prima di un lungo retrogusto di sherry.  L’alcool (quasi 14%) è gestito benissimo, non disturba e contribuisce a contrastare il dolce di una birra che rappresenta un porto accogliente nel quale approdare per ripararsi dalle intemperie dell’inverno.  Il passaggio in botte tende a surclassare la birra che ci è finita dentro ma è una bevuta che personalmente mi ha molto soddisfatto. A me lo sherry piace molto, chi ha invece gusti diversi potrebbe avere qualche problema.
Formato 33 cl., alc. 13.9%, IBU 60, lotto 405, scad. 14/03/2020, prezzo indicativo 8.00-10.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 17 aprile 2019

Põhjala / Brew By Numbers Cellar Series - Kolm Null Null Kolm

Si sta espandendo a macchia d’olio la Cellar Series del birrificio estone Põhjala, quella dedicata agli invecchiamenti in botte: sono oltre cinquanta le variazioni sul genere prodotte sino ad ora. Tante, qualcuno potrebbe dire persino troppe… anche perché la stragrande maggioranza appartiene al filone Baltic Porter / Imperial Porter / Imperial Stout. 
Il 30 Marzo 2016 a Tallin arrivarono i birrai del birrificio londinese Brew By Numbers: Londra e Tallin, due città che vantano una forte tradizione nella produzione di Porter e Baltic Porter. L’occasione era ovviamente quel Tallinn Craft Beer Weekend, per il quale i due birrifici avevano realizzato qualche mese prima, a Londra, la 24|02 Amber Ale
Inevitabile che dal loro secondo incontro fosse prodotta una (Imperial) Porter: la birra Kolm Null Null Kolm, ovvero Tre Zero Zero Tre (30/03, data della cotta) venne poi messa ad invecchiare in botti che avevano precedentemente ospitato Moscatel Roxo, vino liquoroso tipico di Setúbal, cittadina portoghese che si trova ad una trentina di chilometri a sud di Lisbona. La base di questo vino liquoroso, molto meno famoso del Porto, è quel Moscato d’Alessandria che i romani esportarono nella penisola Iberica. I terreni sono argillo-sabbiosi, calcarei e leggermente alcalini. Dopo la vendemmia al mosto in fermentazione viene aggiunto il brandy e, successivamente, avviene l’invecchiamento in barriques di quercia.

La birra.
La ricetta elenca malti Marris Otter, Chocolate, Pale Chocolate, Carafa T-2 Spezial, Chocolate Rye, segale, avena e zucchero Demerara; i luppoli utilizzati sono Columbus e Centennial. 
Si presenta vestita di nero con un generoso cappello di schiuma cremoso e abbastanza compatto ma poco persistente. Al naso ci sono effettivamente suggestioni di vino dolce fortificato ma l’aroma è dominato da tostature, cioccolato, caffè, fumo/tabacco e qualche traccia di legno. L’intensità non è particolarmente elevata, pulizia ed eleganza sono ben lontani dall’eccellenza ma nel complesso l’aroma è piuttosto piacevole. Rispetto alla classiche Imperial Stout/Porter di Põhjala qui non ci sono particolari densità al palato: in questo caso viene privilegiata la scuola inglese. La sensazione palatale sarebbe morbida, quasi vellutata, se non ci fosse qualche bollicina di troppo a rovinare un po’ la festa. Il gusto non presenta sorprese, almeno per chi conosce Põhjala: la bevuta è molto, molto dolce e il vino liquoroso si prende quel ruolo da protagonista che gli era stato negato nell’aroma.  L’accompagnano il dolce della melassa, della frutta sotto spirito e qualche lievissimo accenno di caffè, torrefatto e cioccolato. L’alcool è piuttosto ben nascosto. Sembrerebbe una birra stucchevole ma il passaggio in botte fa compiere il “piccolo miracolo” necessario a portare un po’ di equilibrio:  asprezza, acidità e tannini.
Personalmente non amo molto i passaggi in botti ex-vino e continuo a sostenere che bourbon e whisky siano la “casa” ideale per chi vuole far riposare questo tipo  di birre. Al di là delle considerazioni legate al gusto, questa Kolm Null Null Kolm è comunque piacevole nonostante risulti un po’ incerta ed incompiuta in qualche passaggio, soprattutto per quel che riguarda pulizia e finezza.
Formato 33 cl., alc. 11.1%, IBU 65, lotto 377,scad. 31/01/2020, prezzo indicativo 7.00-8.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 4 aprile 2019

Lehe / Vasileostrovskaya Ravnodenstvie

Põhjala è il rappresentante più noto della birra artigianale estone, ma non è più solo: è stato il primo (2011) ed ha ispirato altri birrai a contrastare il dominio dei tre marchi nazionali A. Le Coq, Saku Õlletehas (Carlsberg) e e Viru Õlu (Harboe). Oggi ce ne sono quasi una cinquantina, tra microproduttori e beerfirm.  Lehe Pruulikoda (Birrificio Lehe Brewery) è stato fondato nel 2013 da Tarmo e Gristel Tali.  Nel 2009 in Estonia non c’erano molte risorse per gli homebrewers, ma la coppia riesce ugualmente a reperire qualche kit e a sperimentare nella sauna della loro casa. Sono però i viaggi, prima in California e poi a Londra per lavoro, a far entrare Tarmo in contatto con la craft beer e con un mondo di profumi e sapori a lui sconosciuti; ogni volta che si trova in Inghilterra porta a casa con sé luppoli, malti e lieviti, materie prime difficili da reperire nel proprio paese. 
I complimenti degli amici e i primi segni di vita della Craft Beer Revolution estone lo convincono nel 2013 a scendere in campo: ottiene un mutuo, lascia la propria precedente occupazione e assieme alla moglie apre il birrificio Lehe a Keila, venti chilometri da Tallinn. L’attrezzatura arriva in autunno e nel febbraio 2014 sono pronte le prime tre birre: l’American Pale Ale Blackmouth Cur, la  Black IPA Lõbus Njuufa e la Session IPA Väike India. “Nessuna di quelle tre birre uscì dal birrificio -  ricorda Tarmo – Adattare le ricette casalinghe a un impianto professionale da 10 ettolitri  non fu facile e ne pagammo il prezzo. Meritavano un debutto migliore e quindi decidemmo di buttarle via e rifarle da capo”. 
Con i necessari aggiustamenti Lehe diventa in pochi anni uno dei protagonisti della birra artigianale estone, aumentando ogni anno la propria capacità produttiva con l’acquisto di nuovi fermentatori e di una nuova linea d’imbottigliamento americana. Sino ad ora Lehe ha sfornato quasi 100 diverse etichette, incluse numerose collaborazioni con birrifici esteri: la gamma va dall’analcolica Kas Te Olete Täna õhtul Vaba? (Are You Free Tonight – 0.5%) alla esagerata Triple (Quintuple!) IPA Übermensch (20%).

La birra.
Confesso la mia più completa ignoranza sulla birra artigianale russa, ma da quanto leggo anche là le cose si sono messe in moto. Il primo produttore artigianale di San Pietroburgo è il birrificio Vasileostrovskaya, attivo dal 2002; nel 2016 l'incontro con Lehe per realizzare assieme l’Imperial Stout Ravnodenstvie (Equinozio) con aggiunta di vaniglia del Madagascar. Dopo qualche mese è arrivata anche la versione Barrel Aged, invecchiata in botti ex-rum. Una scelta quasi obbligata: collabori con un birrificio russo e non fai una Russian Imperial Stout? 
Il suo colore è molto prossimo al nero, la schiuma è cremosa e compatta ed ha una discreta persistenza. La vaniglia è indisturbato protagonista di un aroma dolce che accoglie anche fruit cake, cioccolato al latte, melassa e qualche accenno di tostato: l’intensità sopperisce alle lacune di pulizia ed eleganza. Un agglomerato dolce comunque piacevole e avvolgente. Al palato è piena e densa ma le manca un po’ di morbidezza: c’è qualche bollicina di troppo. La bevuta segue pedissequamente l’aroma e porta quindi la vaniglia in primo piano su di un palcoscenico che ospita caramello, fruit cake, cioccolato e qualche nota di frutta sotto spirito. Anche qui c’è intensità, l’alcool (11%) si rivela completamente in un finale caldo e lungo nel quale appare anche qualche timida nota amaricante proveniente dai luppoli anziché dai malti tostati.  E’ proprio della componente tostata/torrefatta che si sente un po’ la mancanza in questa birra che ricalca la scuola “dolce” estone, leggasi Pohjala. Pulizia ed eleganza sono ampiamente migliorabili ma nel complesso è una Imperial Stout che si beve con buona soddisfazione. In una bottiglia che dovrebbe avere almeno un paio di anni di vita la vaniglia è ancora predominante: non oso pensare come fosse quando era appena stata imbottigliata.
Formato 33 cl., alc. 11%, IBU 110, lotto 5, scad. 05/09/2019, prezzo indicative 5.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 7 marzo 2019

Põhjala / Jing-A (京A) Cellar Series - Early Morning Regrets

Del birrificio estone Põhjala abbiamo già parlato in molte occasioni e non c’è quindi molto da aggiungere, se non che lo scorso dicembre è stata inaugurata a Tallin la nuova taproom: 24 spine, cucina specializzata in barbecue texano, negozio merchandising e possibilità di noleggiare una sauna privata. La taproom è aperta tutti i giorni tranne il lunedì da mezzogiorno a mezzanotte; la domenica è invece dedicata a chi si alza tardi: colazione servita tutto il giorno, dalle 10 sino alla chiusura anticipata alle 17. 
Ma Tallin non è solo Põhjala: da quattro anni la capitale estone ospita la Craft Beer Weekend, festival di due giorni con una cinquantina di birrifici locali, nazionale e esteri. L’edizione 2019 è prevista per il primo weekend di maggio. Come spesso accade in queste occasioni i festival rappresentano per i birrifici locali anche una conveniente opportunità per realizzare qualche birra collaborativa con i birrifici stranieri. 
Alla Craft Beer Weekend del 2017 fu invitato il birrificio cinese Jing-A (京A), fondato nel 2013 a Pechino dagli americani Alex Acker e Kristian Li, entrambi residenti dal 2000 nella capitale cinese: dagli Stati Uniti si sono portati dietro la passione per l’homebrewing e, dopo aver deliziato amici e parenti con le birre fatte in casa, hanno deciso di trasformare l’hobby in una attività professionale. In un primo periodo le birre sono state prodotte su impianti terzi e solo successivamente i due americani hanno lasciato le loro precedenti occupazioni lavorative per dedicarsi a tempo pieno alla birra dotandosi di impianto proprio e aprendo un brewpub a Pechino con cucina e una dozzina di spine.  
In quell’occasione Põhjala e Jing-A realizzarono la loro prima birra collaborativa chiamata Late Night Date (9%), una baltic porter %) prodotta con datteri e fichi affumicati su legno di lychee e melo. Nel 2018 Jing-A fu nuovamente invitato a Tallin per il festival e per realizzare un’altra birra assieme a  Põhjala.

La birra.
L’ideale seguito della Late Night Date (un appuntamento a notte fonda) è  almeno nel nome la Early Morning Regrets, ovvero i “rimpianti della mattina presto”. In sostanza si tratta di una imperial stout invecchiata in botti ex bourbon con aggiunta di chicchi di caffè cinese, proveniente dalla provincia di Yunnan, anch’essi “invecchiati” nelle stesse botti. Chi si aspettava l’utilizzo di qualche spezia, frutto o ingredienti della tradizione cinese rimarrà un po’ deluso; i due birrifici hanno deciso di non rischiare troppo e di andare sul sicuro, aggiungendo caffè ad uno stile che Põhjala ha già dimostrato di saper maneggiare alquanto bene.  Un’occasione mancata? Vediamo. 
La ricetta prevede malti Pale, Monaco, Crystal 50, Cara 150, Carafa T-2 Special, Roasted, Black, Chocolate wheat, Chocolate rye e avena in fiocchi; i luppoli sono Warrior e Chinook. Il suo colore è nero come la notte che si è appena lasciata alle spalle: la schiuma è cremosa, compatta ed ha una discreta persistenza. L’aroma è ricco, pulito e anche abbastanza elegante: caffè, cioccolato fondente, orzo tostato,  accenni di vaniglia, uvetta e prugna sotto spirito. Il caffè è l’indubbio protagonista. Il suo corpo è quasi pieno ma la consistenza di questa massiccia (12.6%) imperial stout non è particolmente densa o viscosa: per il mio gusto un po’ di “ciccia” in più non le avrebbe fatto male. Il gusto è un po’ meno interessante e variegato dell’aroma: il caffè esce di scena per lasciare spazio al bourbon, alla frutta sotto spirito, a melassa e liquirizia. La componente dolce, croce e delizia di quasi tutte le imperial stout di Põhjala, è qui abbastanza ben contrastata dal bourbon e da un finale leggermente amaro al quale contribuiscono note legnose, di caffè e di torrefatto. Il retrogusto è sorprendentemente quasi delicato, un ben riuscito abbraccio tra cioccolato fondente e bourbon. 
L’aroma ha un passo in più del gusto ma questa  Early Morning Regrets di Põhjala e Jing-A è comunque una bella bevuta che regala soddisfazione: potente e pulita, intensa, da sorseggiare con calma. In barba al suo nome, in questo caso il prezzo di fascia alta non lascia grossi rimpianti la mattina dopo averla bevuta e smaltita.  
Formato 33 cl., alc. 12.6%, IBU 35, lotto 753, scad. 01/10/2021, prezzo indicativo 10,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 27 maggio 2018

Põhjala Talveöö

Põhjala, birrificio estone attivo dal nel 2011 come beerfirm e  dal 2014 come birrificio, sta ottenendo sempre più successo e il mezzo milione di ettolitri attualmente prodotto sarà presto incrementato dalla messa in funzione del nuovo impianto di Kalamaja, quartiere periferico di Tallinn: un ambizioso piano d’espansione da quattro milioni di euro lanciato dai fondatori Enn Parel e Peter Keek, assieme ad altri soci. 
“Põhjala  no solo IPA”, potremmo dire: sono le birre “scure”, che nel nostro paese non hanno una grande diffusione, ad aver maggiormente contribuito all’affermazione del birrificio guidato in sala cottura da Chris Pilkington ed il suo team di birrai;  il mercato del nord europa, nel quale Põhjala è molto attivo, ama stout e porter, meglio se in versione “imperial” o affinate in botte e,  ça va sans dire, le baltic porter delle quali i paesi affacciati sul mar Baltico ne sono stati la culla. 
Sono quattro le (imperial) baltic porter prodotte da Põhjala e note con il nome di Öö: la versione base (10.5%) l’avevamo assaggiata in questa occasione, all’appello mancano la sua versione invecchiata in botti di Cognac (Öö XO, 13.9%), la sua variazione al ribes nero chiamata Öö Cassis (10.5%) e la
la più “leggera” Talveöö (9%, con aggiunta di cocco, vaniglia e cardamomo). Stappiamola.

La birra.
"Notte d'inverno", questo il significato di Talveöö. La sua ricetta elenca malti Pale, Monaco, Carafa 2 Special, Cara Pale, Chocolate, Cara 150, avena in fiocchi, zucchero Demerara, luppoli Magnum e Northern Brewer, cocco tostato, baccelli di vaniglia e semi di cardamomo. Il suo colore è prossimo al nero, mentre la schiuma è cremosa, compatta ed ha una buona persistenza. Al naso pane nero, vaniglia e cioccolato al latte, cocco, un po' di effetto bounty: a dominare è però inaspettatamente il cardamomo. Chi conosce le "birre scure" di Põhjala sa come a volte siano un po' troppo sbilanciate sul dolce: non è il caso di questa Talveöö. Pane nero, caramello e vaniglia, cioccolato al latte, cocco e prugna definiscono una bevuta dolce, movimentata dal cardamomo e che sfuma gradatamente nell'orzo tostato, con qualche accenno di caffè. C'è quasi equilibrio ma non c'è quella pulizia e quella definizione che vorresti trovare in una baltic porter che è invece un po' "sporcata" e confusa dagli ingredienti aggiunti. Poche bollicine attraversano una birra molto morbida al palato, quasi vellutata, dal corpo medio. C'è una leggera astringenza finale, l'alcool (9%) è ben nascosto e regala solo un delicato tepore a fine corsa.
La "notte d'inverno" di Põhjala è una buona e soddisfacente bevuta, discretamente speziata: non è esente da imprecisioni, ma il bilancio è comunque positivo.
Formato 33 cl., alc. 9%, IBU 40, lotto 499, scad. 27/08/2018, prezzo indicativo 5.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 30 marzo 2018

Põhjala Bänger

E’ iniziato tutto nel febbraio del 2017 con l’arrivo della Bänger:  “bang!” un esplosivo colpo di fuoco del peperoncino Habanero che il birrificio estone  Põhjala (qui la storia) ha aggiunto in una massiccia imperial stout (12.5%). Qualche mese dopo (maggio) è arrivata quella Cocobänger che è rapidamente diventata una delle birre di maggior successo di Põhjala; il peperoncino è stato tolto dalla ricetta ma i “botti” sono rimasti grazie al caffè e ad uno degli ingredienti più amati dai beergeeks, il cocco. 
Lo scorso febbraio 2018 è poi arrivata la Italobänger, (inquietante) variazione della ricetta che include fichi, anice stellato, arance sanguinelle e mosto d’uva: e meno male che ci hanno risparmiato pomodoro e mozzarella. Imperial Stout e Porter rappresentano comunque uno dei punti di forza del birrificio di Tallin e anche il 30% delle circa cento etichette messe in commercio sino ad ora.
Qualche settimana fa abbiamo parlato della Cocobänger e ora facciamo un salto indietro alla primogenita Bänger, la cui ricetta elenca malti Pale, Monaco, Special B, Crystal 300, Crystal 150, Crystal 200, Carafa type 2 special e Chocolate, avena e malto di segale Chocolate Rye, luppoli Magnum e Northern Brewer, prugne, baccelli di vaniglia e peperoncino Habanero. 

La birra.
Il suo colore è abbastanza prossimo al nero ma qualche spiraglio di marrone si riesce ad intravedere in controluce; la schiuma è alquanto modesta e rapida a scomparire, sebbene appaia compatta e cremosa.
Il "problema" (virgolette d'obbligo perché magari per qualcuno è un pregio) di molte imperial stout/porter di Pohjala è che sono dolci, terribilmente dolci: se non siete della partita, fate attenzione. Questa Bänger rispetta la tradizione a partire da un aroma piuttosto ricco di melassa, prugna, uvetta e ciliegia sciroppata, vaniglia e liquirizia, cioccolato, biscotto e pan di spagna; si avverte anche il peperoncino. La complessità è notevole, la pulizia è buona, l'intensità è discreta. Se la dolcezza aromatica può essere tollerabile anche a chi non ama le birre dolci, al palato la situazione è ovviamente differente. Il gusto segue piuttosto fedelmente l'aroma ed è dunque molto, molto dolce, anche se non completamente fuori controllo. L'alcool e il calore del peperoncino, che entra progressivamente in scena verso la fine della bevuta, aiutano a stemperare un po' la situazione e la chiusura è piuttosto "hot": a voi stabilire se una "melassa o un dessert piccante" siano qualcosa di desiderabile. Nel finale ci sono anche un po' di cioccolato e un accenno di caffè, con una sensazione di calore piccante che avvolge tutto il palato con buona intensità. Non è affatto una cattiva birra questa Bänger di Pohjala, tutt'altro: è ben fatta e si mantiene distante da quelle discutibili  birre-dessert che si trovano in giro. E' anzi piuttosto gradevole se presa in piccole dosi,  perché  la sua ostentata dolcezza stanca il mio palato abbastanza presto e la bevuta si trasforma in un lento sorseggiare che, dopo molte pause, occupa tutta la serata. Il mouthfeel non aiuta: corpo quasi pieno, birra viscosa e denso, senza nessuna morbidezza o cremosità. 
Il problema è comunque abbastanza semplice da risolvere: amate le birre molto dolci? Potrebbe fare per voi. Altrimenti passate oltre.
Formato 33 cl., alc. 12.5%, IBU 60, lotto 392, scad. 21/02/2020, prezzo indicativo 6.00-7-00 euro (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

giovedì 1 marzo 2018

Põhjala CocoBänger

Se non avete mai visitato l’Estonia e siete “malati” di birra un buon motivo per partire potrebbe essere l’inaugurazione del nuovo birrificio di Põhjala prevista per il prossimo dicembre 2018. Sul proprio account Instagram il birrificio ha mostrato il progetto di restauro dell’edificio del 1913 nella zona storica di Tallinn chiamata Port Noblessner che ospiterà nei suoi 2500 metri quadrati impianti, taproom e negozio. La sala cottura avrà un impianto da 50 ettolitri prodotto dalla Rolec, tini di fermentazione da 100 ettolitri, linea d’imbottigliamento della Framax che potrà in futuro confezionare anche lattine. La taproom promette di offrire la più vasta selezione di birra artigianale di tutta l’Estonia abbinandola ad una cucina di qualità; il negozio vi permetterà d’acquistare direttamente la birra e anche merchandising, quest’ultimo peraltro già disponibile per l’acquisto on-line. 
Mentre Põhjala lavora ai proprio piani d’espansione, il birrificio attuale (12 hl) guidato da un team di birrai supervisionati dall’head brewer dallo scozzese Chris Pilkington lavora senza sosta e continua a sfornare diverse novità. Tra queste non mancano certamente le “scure”:  porter e stout, soprattutto nelle loro versioni “imperiali” e passate in botte ottengono sempre grande successo nel mercato del nord Europa, ma non solo. Una delle novità dello scorso anno, commercializzata per la prima volta a maggio, è la CocoBänger: imperial stout con caffè e cocco, variazione della imperial stout Bänger che annovera invece tra i suoi ingredienti prugne, vaniglia e habanero.

La birra.
La ricetta della CocoBänger prevede malti Pale, Monaco, Special B, Crystal 300, Crystal 150, Crystal 200, Carafa type 2 special, Chocolate, Chocolate Rye, avena; luppoli Magnum e HBC472, caffè Caturra proveniente dal Costa Rica e cocco tostato in fiocchi. 
Nel bicchiere si presenta completamente nera con una bella testa di schiuma cremosa e compatta, dall’ottima persistenza. Protagonista dell’aroma è il caffè, con profumi abbastanza eleganti accompagnati da delicate tostature, cacao amaro, cocco e qualche nota di prugna e mirtillo in sottofondo. Una massiccia imperial stout (12.5%)  dovrebbe secondo me sempre coccolare il palato e CocoBänger compie la sua missione; corpo pieno, giusto livello di viscosità a renderla morbida e cremosa senza essere d’ostacolo alla deglutizione. Questo denso liquido nero al palato è tuttavia un po’ meno definito e preciso rispetto all’aroma: l’intensità è comunque notevole, con una partenza dolce spinta da melassa e liquirizia, cocco e cioccolato fanno un po’ “effetto Bounty”  prima dell’arrivo del caffè e delle tostature che mantengono la bevuta in equilibrio e – fortunatamente – ben lontano dal livello di certe birre-dessert artificiose ed estreme. La sorpresa arriva tuttavia nel finale, quando la generosa luppolatura quasi si sostituisce all’amaro del torrefatto apportando note resinose e terrose, qualche richiamo all’anice. L’alcool riscalda ogni sorso senza strafare: è ovviamente una birra che va sorseggiata con calma e che dovrebbe tenervi occupati per buona parte della serata, ma l’operazione non presenta particolari difficoltà. Ci sono margini di miglioramento ma questa di Põhjala  è comunque un’ottima imperial stout nella quale due ingredienti che mandano in estasi molti beergeeks (caffè e cocco) sono usati con criterio e senza esasperazioni. Livello alto, birra riuscita, sicuramente da provare se vi piace il genere.
Formato  33 cl., alc. 12.5%, IBU 60, lotto 514, scad. 15/09/2020, prezzo indicativo 6.00-8.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 16 gennaio 2018

Põhjala Öö Cassis

Põhjala, birrificio estone attivo dal nel 2011 come beerfirm e  dal 2014 come birrificio, sta ottenendo sempre più successo e il mezzo milione di ettolitri attualmente prodotto sarà presto incrementato dalla messa in funzione del nuovo impianto di Kalamaja, quartiere periferico di Tallinn: un ambizioso piano d’espansione da quattro milioni di euro lanciato dai fondatori Enn Parel e Peter Keek, assieme ad altri soci. 
“Põhjala  no solo IPA”, potremmo dire: sono le birre “scure”, che nel nostro paese non hanno una grande diffusione, ad aver maggiormente contribuito all’affermazione del birrificio guidato in sala cottura da Chris Pilkington ed il suo team di birrai;  il mercato del nord europa, nel quale Põhjala è molto attivo, ama stout e porter, meglio se in versione “imperial” o affinate in botte e,  ça va sans dire, le baltic porter delle quali i paesi affacciati sul mar Baltico ne sono stati la culla. 
Sono quattro le (imperial) baltic porter prodotte da Põhjala e note con il nome di Öö: la versione base (10.5%) l’avevamo assaggiata in questa occasione, all’appello mancano la sua versione invecchiata in botti di Cognac (Öö XO, 13.9%), la più “leggera” Talveöö (9%, con aggiunta di cocco, vaniglia e cardamomo) e la sua variazione al riber nero chiamata Öö Cassis (10.5%): vediamola.

La birra.
La sua ricetta è identica alla Öö base, fatta eccezione per l’aggiunta delle bacche; quindi malti Pale ale, Monaco, Carafa II Special, Special B, Chocolate, Crystal 300 e zucchero  Demerara, luppoli Magnum e  Northern Brewer. All’aspetto si presenta quasi nera e forma un discreto cappello di schiuma cremosa e abbastanza compatta, dalla buona persistenza. 
Il naso è dolce e, sebbene pulizia ed eleganza non siano le sue caratteristiche principali, regala comunque un gradevole bouquet composto da pane nero, ribes nero, pane tostato, prugna e uvetta. Al palato è morbida e leggermente viscosa: poche bollicine e corpo tra il medio ed il pieno avvolgono il palato senza ricoprirlo di quella guaina catramosa che spesso caratterizza la produzioni del nord Europa. Il primo sorso è davvero soddisfacente: una baltic porter “on steroids” nella quale al dolce quasi sciropposo di ribes, prugna, uvetta, caramello e melassa, cerca di contrapporsi un finale leggermente amaro di pane tostato e ricordi di caffè. Sottolineo il primo sorso perché è quello di cui conservo il miglior ricordo: continuando la bevuta, la componente dolce sciropposa tende inevitabilmente a saturare il palato sino al (mio) punto di non ritorno.  Non è una birra fatta male, ma deve piacervi (e molto) il dolce: l’alcool riscalda in maniera educata e cerca, per quanto può, di mitigarlo e “asciugarlo”. E la bevuta non sarebbe neppure troppo difficile se paragonata alla gradazione alcolica (10.5%) ma il sorseggiare è inevitabilmente rallentato dal dolce. Finezza e pulizia non sono certo le sue caratteristiche principali, il risultato è una baltic porter molto ricca ma grossolana, per me da prendere in piccole dosi. O almeno affiancateci una tavoletta di cioccolato fondente e soddisfate il vostro fabbisogno calorico quotidiano.
Formato 33 cl., alc. 10.5%, IBU 60, lotto 357, scad. 13/12/2017, prezzo indicativo 4.00-5.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 20 dicembre 2017

Põhjala Jõuluöö

Secondo episodio delle birre di Natale 2017; restiamo al nord e da Oslo, dov’eravamo ieri, spostiamoci virtualmente ad est a Tallinn in Estonia dove ha sede il birrificio Põhjala che abbiamo già incontrato sul blog in diverse occasioni. Quella fondata nel 2014 da Enn Parel e Peter Keek è una realtà in forte ascesa guidata in sala cottura dallo scozzese Chris Pilkington che oggi coordina un team di birrai provenienti da varie nazioni. 
Põhjala produce oggi mezzo milione di ettolitri l’anno grazie all’aggiunta di numerosi fermentatori alimentati da un impianto da 12 ettolitri che produce ormai senza sosta; per soddisfare tutte le richieste del mercato il birrificio ha già avviato un piano di espansione da 4 milioni di dollari che diventerà operativo – pare – nella seconda metà del 2018.   Il nuovo impianto verrà installato nel quartiere di Kalamaja all’interno di una fabbrica dismessa nella quale venivano un tempo prodotti dei sottomarini e nella quale troverà ovviamente posto anche una taproom. 
Põhjala ha costruito buona parte del suo successo grazie a birre “scure” (stout e porter, spesso imperializzate e anche invecchiate in botte) e anche la sua proposta natalizia, che debuttò nel 2016, prosegue in questa direzione.

La birra.
Jõuluöö, ovvero “la sera di Natale”: questo il nome scelto da Põhjala per una imperial porter necessaria a riscaldare le fredde notti di Tallin, magari dopo una giornata passata tra i vicoli del centro storico medievale che ospita anche l’immancabile mercatino natalizio. La sua etichetta richiama, con il classico minimalismo del birrificio estone, le luci di natale.  La ricetta prevede malti Munich, Cara pale, Carafa T-2 Special, Pale Chocolate, Cara 150, Chocolate  e Chocolate wheat, avena e lattosio; i luppoli utilizzati sono Magnum e First Gold. Alla birra vengono poi aggiunte fave di cacao, baccelli di vaniglia e chips di rovere francese. 
Nel bicchiere non è nera ma poco ci manca e forma una bella testa di schiuma cremosa e compatta dalla buona persistenza. L’aroma è piuttosto sottotono: non c’è quella festa golosa che gli ingredienti utilizzati suggerirebbero e l’intensità è davvero modesta. Si avvertono tuttavia vaniglia e liquirizia, legno, qualche nota speziata che richiama cardamomo e anice. Fortunatamente al palato c’è un netto miglioramento, a partire dal mouthfeel:  corpo medio, poche bollicine, una bevuta morbida anche senza eccedere in consistenze particolarmente cremose o oleose. Caramello, liquirizia, vaniglia e marshmallow danno il via ad una imperial porter dolce che vira progressivamente verso l’amaro della polvere di cacao, del caffè e del torrefatto. La pulizia non è eccelsa ma nel complesso c’è un gusto gradevole e soddisfacente, intenso anche se non troppo preciso e definito. L’alcool (8%) è secondo me fin troppo nascosto: la facilità di bevuta ne trae beneficio ma ci vorrebbe un po’ più di calore – e di emozione – per scaldare la notte della vigilia di Natale.
Birra un po’ scolastica anche nelle sue imprecisioni ma comunque buona, bilanciata e fatta con creanza, ovvero ben lontana da quelle odiate/amate birre-dessert. 
Formato: 33 cl., alc. 8%, IBU 40, lotto 531, scad. 10/12/2018, prezzo indicativo 6.00 euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 21 gennaio 2017

Sori Coffee Gorilla & Vaat Jailhouse Brew

Continua a crescere la scena della craft beer dell'Estonia, nazione che si è fatta conoscere in Italia grazie alle birre del birrificio Põhjala. Il database di Ratebeer include oggi oltre 60 tra microbirrifici e beerfirm, tutti aperti negli ultimi tre anni. Vediamo di conoscerne due.
Sori Brewing si trova nella periferia di Tallinn e viene fondata dai finlandesi Pyry Hurula, Heikki Uotila e Samu Heino, quest'ultimo non più in società oggi. I tre s'incontrano ad un club di appassionati di birra ed iniziano ad abbozzare l'idea di aprire un birrificio; Hurula, un lavoro nella finanza e un'attività in proprio di marketing, si occuperà della parte commerciale. Uotila (ex-marketing on-line) e Heino (microbiologo) sono i due che hanno già esperienza con l'homebrewing dai tempi dell'università e che si prenderanno cura della produzione. Invece di aprire nella nativa Finlandia, con la sua burocrazia e il suo monopolio di stato che regola la vendita degli alcolici, i tre si spostano nella vicina e più amichevole Estonia. Il nome scelto (Sori) è quello del quartiere di Tampere dove si sono conosciuti.  Mentre Heino abbandona rapidamente il progetto, Hurula e Uotila danno il via ad un crowfunding di successo che li vede nel 2014 racimolare 450.000 Euro. Le vendite rispondono positivamente e nel 2015 una seconda campagna di crowfunding porta altri 470.000 Euro necessari per una prima espansione; ad affiancare Hurula e Uotila oggi c'è un comitato consultivo formato da cinque dei maggiori investitori che hanno esperienza nella ristorazione, nella finanza e nella distribuzione alimentare. 
Una cinquantina le birre prodotte in tre anni di attività, incluso un Sahti realizzato assieme al Birrificio del Ducato.

La birra.
Coffee Gorilla è una Baltic Porter prodotta con sei diverse tipologie di malto e caffè; praticamente nera, forma una bella testa di schiuma beige cremosa e compatta, fine, dalla lunga persistenza. Pane nero, biscotto, delicate tostature, caramello ed esteri fruttati (prugna, accenni di ciliegia sciroppata) compongono un bouquet aromatica pulito e dalla discreta intensità. Purtroppo mi è capitata una bottiglia molto vicina alla data di scadenza e quindi la presenza di caffè è davvero limitata. Al palato scorre bene con poche bollicine ed un corpo medio: il gusto mostra una buona corrispondenza con l'aroma, riproponendo gli stessi elementi. Nel finale il caffè si fa sentire maggiormente, con la bevuta che si chiude in un retrogusto amaro abbastanza intenso nel quale convivono caffè, tostature e note terrose. Una Baltic Porter (7%) abbastanza pulita che riscalda delicatamente mostrando un buon livello di pulizia; le manca un po' di fragranza, peccato non averla incontrata qualche mese prima. Il livello è comunque buono e la bevuta senz'altro soddisfacente.
Formato: 33 cl., alc. 7%, IBU 45, lotto 33, scad. 19/01/2017, prezzo indicativo 3.00/4.00 Euro (beershop).


Passiamo ora a Vaat  ("botte", in estone) beerfirm nata nel 2013 a Tallinn sulla quale sono riuscito a trovare pochissime informazioni; da quanto ho capito viene fondata da quattro amici/appassionati estoni e svizzeri (Johan, Markus, Lauri ed Oliver) ed è operativa dal 2015. Le ricette vengono elaborate su di un impianto pilota da 100 litri che si trova a Tallinn, per essere poi realizzate su grande scala altrove. Al momento il birrificio si appoggia all'immancabile De Proef in Belgio e, per un paio di birre destinate al mercato locale, al microbirrificio Must Lips di Tallinn. Tre sono le etichette in produzione regolare: una imperial stout chiamata Jailhouse Brew, una hoppy Vienna chiamata Lager Than Life e la witbier Witty Nelson.

La birra.
Jailhouse Brew, una imperial stout la cui ricetta prevede cinque diverse tipologie di malto, segale, avena e luppoli inglesi. Questa bottiglia dovrebbe far parte del primo lotto prodotto nei primi mesi del 2015, mentre da quanto leggo è già disponibile una nuova versione con una ricetta leggermente modificata.
Nel bicchiere si presenta di colore nero, impenetrabile alle luce e sormontata da una generosa testa di schiuma beige, cremosa e compatta, dall'ottima persistenza. Nonostante sia prodotta dall'infallibile (o quasi) De Proef, l'aroma non sembra promettere molto di buono: quasi assente, non ci sono assolutamente tostature o altri elementi caratteristici dello stile. Si sente invece la componente etilica, accompagnata da poco gradevoli sentori di mela verde. Al palato c'è qualcosa in più ma purtroppo la scarsa pulizia non permette d'apprezzare il caramello e le delicate tostature; ritorna la mela verde, il percorso si chiude con un lieve torrefatto immerso nell'alcooi. Imperial Stout davvero deludente e con una carbonazione elevata che non aiuta a percepire i sapori: ne risulta una sorta di "agglomerato scuro", leggermente tostato che non riesce a soddisfare chi se la trova nel bicchiere.
Formato: 33 cl., alc. 9.1%, lotto B, scad. 12/2018, prezzo indicativo 4.005/5.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 31 maggio 2016

Põhjala Öö - Imperial Baltic Porter

Appuntamento numero cinque con il birrificio estone Põhjala, nato nel 2011 come beerfirm e  dal 2014 trasformatosi in birrificio; come già raccontatovi in precedenza, lo fondano tre soci  (Enn Parel, Peeter Keek e Gren Noormets) ai quali si aggiunge in seguito  Tiit Paananen; a fare birra viene chiamato a Tallinn  il giovane (26 anni) Chris Pilkington, ex-BrewDog e conosciuto dai soci proprio nell’occasione di una visita allo stabilimento del birrificio scozzese. 
All’assaggio un’altra birra “scura” dal contenuto alcolico importante, caratteristiche che il birrificio sembra prediligere forse anche per riscaldare i propri clienti nei lunghi e rigidi inverni estoni e scandinavi. 
Dopo la porter chiamata Must Kuld e l'imponente imperial stout Pime Öö (notte oscura) è la volta di una Imperial Baltic Porter chiamata Öö, ovvero “notte”. Pime Öö e Must Kuld e si erano rivelate sostanzialmente due birre dessert: davvero troppo dolce per i miei gusti la prima, molto più bilanciata e fruibile la seconda.

La birra.
Öö, una (imperial) Baltic Porter la cui ricetta prevede malti Pale ale, Monaco, Carafa II Special, Special B, Chocolate, Crystal 300 e zucchero  Demerara, mentre i luppoli usati sono  Magnum e  Northern Brewer. Nel bicchiere tiene fede al suo nome (“notte”) mostrandosi completamente nera tranne che per una densa e compatta testa di schiuma color marrone scuro, molto persistente. 
L’aspetto è davvero goloso e l’aroma cerca di mantenere le aspettative: la componente etilica non si nasconde e bagna – con reminiscenze di rum – il caffè, le tostature, il fruit cake e la liquirizia. Ne scaturisce un bouquet discretamente intenso ed elegante. Molto più ricco è invece il gusto, con un inizio dolce di melassa, caramello/toffee e fruit cake e una successiva virata verso quella “notte” che dà il nome alla birra; emergono liquirizia, caffè, tostature di orzo e di pane la cui intensità cresce sino ad un finale ricco di tostature e di caffè nel quale anche la luppolatura si fa sentire dando un fondamentale contributo a ripulire il palato con un effetto quasi rinfrescante, benché brevissimo. Con un corpo quasi pieno, scorre con consistenza oleosa senza arrivare al punto di "masticabilità": risulta piuttosto morbida, con una carbonazione alquanto bassa. Il retrogusto è quello atteso, un morbido ma forte abbraccio etilico nel quale si ritrovano per i saluti finali il caffè e le tostature. Nonostante ci siano ancora margini di miglioramento per quel che riguarda pulizia e finezza, questa Öö è una imperial baltic/porter/stout soddisfacente e ben fatta, ben bilanciata nel suo percorso tra dolce ed amaro; riscalda e rincuora, accompagnandoti dal divano al sonno della notte.
Formato: 33 cl., alc. 10.5%, IBU 60, lotto 090, scad. 02/07/2016.

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 28 aprile 2016

Põhjala Must Kuld

Nuovo appuntamento con il birrificio estone Põhjala, uno dei protagonisti della piccola  “craft bier revolution” che sta lentamente cercando di svilupparsi anche nella piccola repubblica baltica; nato nel 2011 come beerfirm, dal 2014 è a tutti gli effetti un vero birrificio e da qualche mese le sue birre hanno una buona distribuzione in tutta Europa, Italia inclusa.  
Come già raccontatovi in questa occasione, lo fondano tre soci  (Enn Parel, Peeter Keek e Gren Noormets) ai quali si aggiunge in seguito  Tiit Paananen; a fare birra viene chiamato a Tallinn  il giovane (26 anni) Chris Pilkington, ex-BrewDog e conosciuto dai soci proprio nell’occasione di una visita allo stabilimento del birrificio scozzese. Oltre al birrificio, è aperto da qualche mese anche il locale  “Speakeasy”  (Kopli 4, Tallinn), a due passi dalla città vecchia e di fronte alla stazione dei treni:  nel piccolo bar e nel più ampio giardino vi aspettano sgabelli, qualche divano, quattro spine e una selezione di bottiglie. 
Dopo la IPA Virmalised e le due scure Pime Öö  (Imperial Stout) e Pesakond  (Black IPA) è oggi il turno di una robusta Porter (7.8%) chiamata Must Kuld, ovvero “oro nero” ma quello che suggerisce l’etichetta (credo si tratti di una fava di cacao) è ben altro.

La birra.
Malti Pale, Munich, Cara pale, Crystal 50, Crystal 150, Crystal 200, Carafa type 2 special e Chocolate malt; lattosio, luppoli Magnun e EK Goldings: questo prevede la ricetta di una porter che nel bicchiere si presenta quasi sensuale, di un luminoso color nero con una finissima e cremosa schiuma marrone scuro, molto compatta e molto persistente. L’aroma è piuttosto dolce e complesso, una sorta di dessert liquido composto da cioccolato al latte, miele, creme brûlé, caffè, caramello e melassa: anche la cenere fa ogni tanto capolino. L’opulenza viene sorretta da un ottimo livello di pulizia ed anche di finezza.  
Il gusto è inizialmente disturbato da una carbonazione un po’ troppo invadente, ma è sufficiente roteare un po’ il bicchiere per stemperare un po’ le bollicine e trovarsi una porter morbida e cremosa che riesce comunque a scorrere piuttosto bene. Il percorso continua sugli stessi binari al palato, un dessert in forma liquida nel quale si trovano caramello e melassa, miele e cioccolato al latte, con il dolce parzialmente contrastato dal caffè, dal pane tostato, dal cioccolato amaro e dalla lieve acidità dei malti scuri. Quasi sfacciata nella sua dolcezza, ma sempre caratterizzata da una certa raffinatezza: merito soprattutto dell’azzeccato finale, molto elegante, nel quale cioccolato, torrefatto e caffè portano quell’amaro necessario a scongiurare il rischio stuccevolezza.  Il contributo dell’alcool è molto delicato e avvertibile solamente nel retrogusto, accompagnato dal miele, dal caffè e del lieve torrefatto. 
Il birrificio usa la parola anglosassone “decadent cake” per descriverla, un aggettivo che in italiano si potrebbe in questo caso tradurre come indulgente, ricco, lussurioso:  una definizione appropriata per una Porter molto pulita e facile da bere ma che meglio si presta ad essere sorseggiata per poterne apprezzare tutte le sfumature. Mi viene quasi inevitabile fare un confronto con le birre-dessert di Omnipollo, tipo questa o questa. Levate gli steroidi, dimenticate gli ingredienti “strani” e le gradazioni alcoliche a doppia cifra: con i classici quattro ingredienti (acqua, malto, lievito e luppolo) e l’aggiunta di lattosio Põhjala riesce a costruire una porter altrettanto golosa e peccaminosa quanto l’antropomorfo (o Arcimboldesco, se preferite) frutto raffigurato in etichetta.
Se vi piacciono le birre dessert, questa fa al caso vostro.
Formato: 33 cl., alc. 7.8%, IBU 45, lotto 091, scad. 06/07/2016.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 25 gennaio 2016

Põhjala Pesakond (Black IPA) & Pime Öö Imperial Stout

Secondo appuntamento con il birrificio estone Põhjala, uno dei protagonisti della piccola  “craft bier revolution” che sta lentamente cercando di svilupparsi anche nella piccola repubblica baltica; nato nel 2011 come beerfirm, dal 2014 è a tutti gli effetti un vero birrificio. La loro storia ve l'avevo riassunta qualche settimana fa bevendo la loro Virmalised IPA.  
Oggi passo in rassegna due birre entrambe "scure" ma completamente diverse tra di loro: una Black IPA quasi sessionabile ed una massiccia Imperial Stout.
Pesankond è il nome scelto per la prima birra; Google translator suggerisce "fidata, figliata" come significato ma in realtà si tratta di un popolare (?) fumetto estone per il cui ventesimo anniversario è stata realizzata questa birra. Il simpatico personaggio raffigurato in etichetta pronuncia "Black Forest IPA" in quanto la ricetta prevede l'utilizzo di mirtilli e di "punte" di abete rosso; non si tratta degli aghi di pino che vengono usati in alcune birre, ma dei cimali che precedono la formazione degli aghi stessi. Scopro casualmente che nel diciottesimo secolo negli Stati Uniti e nel Canada era abbastanza diffusa la produzione di una Spruce Beer, una bevanda realizzata con i cimali di conifera molto diversa dalle birre realizzate oggi aggiungendo alla normale ricetta un po' di aghi di pino. I malti sono Pale, Cara pale, Crystal 150, Black male e Carafa type 2 special, i luppoli Columbus, Chinook e Mosaic. 
Di colore ebano scuro, forma una testa di schiuma nocciola abbastanza fine e cremosa, dall'ottima persistenza. Bottiglia con circa due mesi e mezzo di vita e aroma ancora fresco e molto intenso: domina il dolce della frutta tropicale (mango e papaia), con un "contorno" di melone retato, fragola e mirtillo, mandarino, pompelmo rosa. Il bouquet è elegante, e caratterizzato da un ottimo livello di pulizia. La gradazione alcolica (5.4%) non è lontanissima dai parametri della sessionabilità ma al palato questa Black IPA rivela un'intensità sorprendente e che farebbe pensare a "palcoscenici" ben più importanti. L'inizio è dolce riproponendo ananas e mango che lasciano pian piano il posto ad una progressione amara che parte dalla scorza del pompelmo per poi evolvere in territori più intensi ricchi di resina e terrosi. I malti scuri - come vorrebbe l'illusione dello stile, una Black Pale Ale - si concentrano sul colore senza indulgere nel tostato e nel torrefatto, avvertibili in modo lieve solo quando la birra s'avvicina alla temperatura ambiente. Pulita e profumata, davvero ben fatta e bilanciata anche nel suo "essere amara" e - tocca ripetermi - grande intensità abbinata ad un'eccellente facilità di bevuta. Ottima.
Di ben altra caratura etilica è invece la Pime Öö, che tradotto dovrebbe voler dire "notte oscura"; è una poderosa imperial stout (13.6%) con un'etichetta che personalmente trovo splendida nel suo minimalismo: uno scenario lunare che al tempo stesso suggerisce le lunghe notti d'inverno nei paesi baltici, perfettamente rappresentate dal bianco della neve e dall'oscurità del cielo, immersi in un un profondo silenzio. La ricetta vuole malti Pale, Monaco, Special B, Crystal 300, Crystal 150, Crystal 200, Carafa type 2 special e  Chocolate, avena e Chocolate Rye (segale), due soli luppoli, Magnum, e Northern Brewer. 
Assolutamente nera, con una piccola ma cremosa schiuma beige scuro che svanisce piuttosto in fretta. L'aroma mi delude, e non poco: salsa di soia e carne avvolti da una forte presenza etilica sono un biglietto da visita tutt'altro che invitante; emerge in un secondo tempo anche una leggera affumicatura. Per fortuna le cose migliorano in bocca, a partire dalla sontuosa sensazione palatale: corpo medio-pieno, pochissime bollicine, consistenza densa e cremosa, masticatile, morbidissima. Il percorso al palato inizia con una lieve affumicatura seguita da una melassa molto dolce di caramello e toffee, vaniglia, tortino alla gianduia, liquirizia, cioccolato al latte e prugna disidratata. La presenza etilica è innegabile ma, considerata la mole, è sopportabile senza troppi sforzi; quella che invece per qualcuno potrà risultare "troppo" è la componente dolce, davvero spinta vicino al limite dell'eccesso. L'alcool cerca di asciugarla un po' riuscendoci solo in parte, mente il finale amaricante di caffè e tostature è davvero troppo timido per completare l'opera. Personalmente mi piacciono le imperial stout dolci, quasi le preferisco a quelle molto amare e "tostate", ma questa eccede anche il mio limite; benino il retrogusto etilico nel quale ritorna il lieve affumicato che aveva aperto le danze e s'intravede ancora un po' di caffè. Per contrastare un po' il dolce e accelerare la frequenza dei sorsi diventa quasi obbligatorio abbinarla ad una tavoletta di cioccolato fondente: ci fosse un po' più d'amaro (caffè e tostature) sarebbe davvero un'ottima rappresentante della "categoria" delle massicce imperial stout scandinave, ma in questa bottiglia l'eccessiva dolcezza la rende alla lunga un dessert in forma liquida difficile da sorseggiare.
Nel dettaglio: 
Pesakond Black IPA, formato 33 cl., alc. 5.4%, IBU 40, scad. 29/04/2016.
Pime Öö Imperial Stout, formato 33 cl., alc. 13.6%, IBU 60, lotto 040, scad. 22/12/2015.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 7 gennaio 2016

Põhjala Virmalised

Il 2016 inizia sul blog con un duplice debutto: quello di una nazione (Estonia) e di un birrificio (Põhjala). Della scena brassicola estone ammetto di sapere piuttosto poco, se non nulla: la mia (non) conoscenza si era fermata al report del 2011 di Cronache di Birra, nel quale lo scenario descritto era tutt'altro che eccitante.  Evidentemente in pochi anni le cose stanno fortunatamente cambiando e migliorando. Il database di Ratebeer elenca oggi 48 nomi tra i quali vi sono tre grandi marchi industriali, 22 microbirrifici e una ventina di beerfirm; la maggior parte sono di recentissima apertura, tra il 2014 ed il 2015. La classifica Ratebeeriana delle “migliori birre prodotte in Estonia” vede il monopolio di Põhjala, il birrificio di cui vi vado a parlare e che da qualche mese è importato anche in Italia: il nome dovrebbe semplicemente significare “nordico”. 
Quello che può considerarsi “il padre” della “craft bier revolution” estone muove i suoi primi passi nel 2011 come beerfirm: lo fondano tre soci  (Enn Parel, Peeter Keek e Gren Noormets,) ai quali si aggiunge in seguito  Tiit Paananen, ex  amministratore delegato di  Skype Estonia.  Gli impianti di proprietà, sala cottura da 12 hl commissionata all’americana Premier Stainless, entrano in funzione a maggio 2014 con un investimento complessivo di  475.000 Euro; a “fare la birra” viene chiamato a Tallinn  il giovane (26 anni) scozzese Chris Pilkington, ex-BrewDog e conosciuto dai soci proprio nell’occasione di una visita allo stabilimento del birrificio scozzese.  Da quanto ho capito il birraio viene convinto a trasferirsi in Estonia grazie (anche) ad una quota di partecipazione societaria. La line-up iniziale si compone di cinque birre (IPA, Porter, Double IPA, Rye Ale e Imperial Porter) prodotte tutto l’anno alle quali s’affiancano subito molte altre produzioni stagionali, occasionali, collaborazioni con altri birrifici/beerfirm e invecchiamenti in botte. 
Nel 2014 Põhjala produce circa 90.000 litri con previsione di chiudere il 2015 a 220.000 ma, dicono da Tallin, “al momento avremmo richieste per il doppio di quanto riusciamo a produrre”. Oltre al mercato domestico, il birrificio esporta in tutta la regione scandinava (con un occhio di riguardo per la Finlandia) e in UK, Polonia, Germania, Italia e Spagna. Oltre al birrificio, è aperto da qualche mese anche il locale  “Speakeasy”  (Kopli 4, Tallinn), a due passi dalla città vecchia e di fronte alla stazione dei treni:  nel piccolo bar e nel più ampio giardino vi aspettano sgabelli, qualche divano, quattro spine ed una buona piccole in bottiglie di Põhjala e di alcuni dei birrifici  da loro importati  (al momento mi dicono Lervig e Buxton). In una città dove i luoghi del “bere bene” ancora non abbondano, è un’indirizzo che conviene segnarsi. Se invece volete restare aggiornati sulla scena “craft” estone, vi segnalo questo blog
Virmalised, ovvero "Aurora Borealis" è il nome scelto per la India Pale Ale di casa; una ricetta che prevede malti Pale, Cara pale e Crystal 150, luppoli Magnum, Amarillo, Centennial e Citra. Al solito la fotografia non rende giustizia al colore che appare più scuro della realtà: il suo vestito è tra l'arancio ed il dorato, leggermente velato e sormontato da un bel cappello di schiuma biancastra, compatta, fine e cremosa, dall'ottima persistenza. 
Ignoro "l'età" di questa bottiglia, ma la scadenza ad Aprile 2016 non era di certo un buon biglietto da visita sulla sua freschezza, ipotizzando i classici 12 mesi di "shelf life". Invece l'aroma si dimostra essere ancora discretamente fresco, soprattutto pulito, in grado di rappresentare un'elegante macedonia di frutta composta da pompelmo e ananas in primis, accompagnati da pesca e mango, melone, passion fruit, arancio; bene anche l'intensità. Ottima la sensazione palatale, morbida e scorrevole, con corpo medio e la giusta quantità di bollicine. La base maltata non è affatto invadente e fornisce il necessario supporto (miele, leggero biscotto) allo showcase dei luppoli: dominano agrumi (pompelmo e arancio) con qualche veloce richiamo al tropicale dell'aroma (mango e ananas). La "succosità" della frutta non è molto in evidenza ma questa Virmalised non è comunque una IPA che annoia con la sua monotonia amara; la resina è accompagnata da note vegetali e di pompelmo, per una bevuta amara intensa ma equilibrata ed elegante. Anche l'alcool è ben nascosto, la bevuta è davvero facile e la chiusura sufficientemente secca da richiamare un sorso dopo l'altro; le manca un pelino di frutta "succosa" a metà bevuta per risultare una IPA  davvero "contemporanea" e alla moda. Una leggera pecca forse dovuta all'età anagrafica della bottiglia, che comunque non compromette la fruibilità di una IPA pulita e gustosa, ben fatta, godibile. 
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, IBU 50, lotto 125, scad. 06/04/2016.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.