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martedì 19 novembre 2019

Opperbacco 10 e Lode Barrique


Nel 2019 ha compiuto dieci anni e mi sembra quindi giusto festeggiare stappando una 10 e Lode: parliamo del birrificio Opperbacco che l’homebrewer Luigi Recchiuti ha aperto nel 2009 a Notaresco (Teramo), in una zona  - come spesso accade in Italia – ad alta concentrazione vinicola.  Il nome stesso e il logo scelti, ispirato al Bacco di Caravaggio con un bicchiere di birra al posto del vino in mano, sembrano quasi lanciare la sfida a Montepulciano e Trebbiano d'Abruzzo. Laureato in Scienze Agrarie presso la facoltà di Bologna, Recchiuti ha preferito seguire la proprie passione, ovvero la birra: all’inizio degli anni 2000, prima di inaugurare il birrificio, aveva ristrutturato una casa colonica di famiglia trasformandola nell’Agripub, locale con un’ampia selezione di birre che venivano importate direttamente dal Belgio: oggi il locale è divenuto praticamente la taproom del birrificio, il luogo ideale dove mangiare e assaggiare tutta la produzione Opperbacco. 
In dieci anni d’attività Recchiuti ha realizzato un centinaio di etichette diverse: numero importante ma abbastanza contenuto per quelli che sono gli standard attuali dei birrifici artigianali. Opperbacco ha preferito lavorare su un nucleo stabile di birre piuttosto che immettere una novità alla settimana: i cambiamenti non sono comunque mancati, segno che il birrificio è attento a quello che succede nel mercato. Opperbacco è uno tra gli ancora pochi birrifici italiani ad utilizzare anche le lattine: alla Tripping Flowers è toccato l’onore di inaugurare questo formato. In contemporanea è stato ampliato anche il programma dedicato agli affinamenti in botte con le linee Nature e Nature Uva, birre acide realizzate con lieviti selvaggi e aggiunta di frutta.


La birra.
La Belgian Strong Ale 10 e Lode, dichiaratamente ispirata alla grandi trappiste belghe (Rochefort 10, Wesvleteren 12), debuttava nel 2009 con una ricetta che elenca malti pilsner, cara munich, special B, biscuit, aromatic ed avena, luppoli hallertau e styrian goldings. Nel corso degli anni ne sono state realizzate diverse versioni: extravecchia (affumicata con fumo di sigaro toscano), barricata (botti di vino Neromoro di Nicodemi), sour (barriques inacidite) ed extravecchia barricata. 
La sua edizione Barrique ha debuttato nell’ottobre del 2011: per l’affinamento sono state scelte botti che avevano in precedenza ospitato Montepulciano d’Abruzzo, nello specifico caso di questo lotto (B16) provenienti dalle Tenute Agricole Masciarelli di San Martino sulla Marrucina (Chieti) 
La sua tonaca di frate cappuccino è alquanto torbida e in superficie si forma solo una sequenza di bolle grossolane. L’aroma è caldo e avvolgente: uvetta, datteri, prugna, frutti di bosco, accenni di mela e di frutta secca a guscio, vino marsalato e legno: complesso, intenso e pulito, un bell’inizio. Al palato c’è una leggera consistenza oleosa che non impedisce tuttavia a questa Belgian Strong Ale di scorrere senza fatica, come vuole la scuola belga: le bollicine sono ovviamente molto poche. Il passaggio in botte e la conseguente ossidazione hanno apportato richiami vinosi marsalati che ben si sposano alla frutta sotto spirito. Ritengo la 10 e Lode uno dei migliori tributi italiani alla tradizione belga e la sua edizione Barrique ne risulta impreziosita da un bel finale ricco di tannini, note vinose e un bel calore derivante da quella componente alcolica che sino a quel momento era rimasta ben celata. La maniera perfetta per spegnere con qualche mese di ritardo la decima candelina di Opperbacco che effettuò la sua prima cotta il 3 febbraio del 2019.
Formato 33 cl., alc. 10%, lotto 12416/B16, scad. 07/2022, prezzo indicativo 7,50-8,00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 5 luglio 2016

Opperbacco Eipiei

Ritorna sul blog dopo un’assenza di un paio d’anni il birrificio Opperbacco, fondato a Notaresco (Teramo) da Luigi Recchiuti, laurea in scienze agrarie e passato decennale da homebrewer. Il suo primo progetto di apertura birrificio è datato 2001 ma rimane incagliato tra gli scogli nel mare della burocrazia italiana; ci vorranno altri otto anni (febbraio 2009) per metterlo in pratica, ed in questo senso si rivela fondamentale l’aiuto di  Leonardo Di Vincenzo, quasi un vicino di casa visto che Birra del Borgo dista da Notaresco un centinaio di chilometri percorribili quasi tutti sulla A24. Nel frattempo Luigi si “consola” aprendo l’Agripub, una struttura agrituristica ancora operativa dove è possibile mangiare bevendo buona birra, soprattutto belga, che Recchiuti si occupa anche di distribuire per l’Italia con un’attività parallela. Ovviamente all’Agripub è ora possibile assaggiare soprattutto tutte le produzioni Opperbacco. 
Attualmente le birre sono divise in quattro categorie: “le origini” (4punto7, TriplIPA, Bianca piperita, 10 e Lode, L’Una e L’una Rossa – queste ultime disponibile anche sugli scaffali della grande distribuzione), “l’evoluzione” (6sonIPa, Eipiei e Tripping Flowers), “l’avanguardia” (Violent Shared, Deep Underground ed Overdose) e “le senza tempo”, dedicata agli invecchiamenti in botte: Re di Denari, 10 e Lode Barrique, Nr.1 Birra Cotta.

La birra.
Nasce nel 2011 l’American Pale Ale di Opperbacco, con il nome che ne italianizza lo spelling: Ei Pi Ei, riportato anche nella semplice ma non particolarmente attraente etichetta. I malti utilizzati sono pale, pilsner, monaco, crystal e frumento, mentre l’elenco dei luppoli annovera chinook, columbus, simcoe, centennial e  cascade, alcuno dei quali utilizzati anche per il dry-hopping. 
All'aspetto è di colore ramato con venature dorate, velata e sormontata da un cappello di schiuma biancastra, compatta e cremosa, dall'ottima persistenza. Ignoro la data di nascita di questa bottiglia, anche se il lotto di produzione (0916) suggerisce nella peggiore delle ipotesi sei mesi di vita; precisazione non irrilevante visto che l'aroma, nonostante il dichiarao dry-hopping, è lungi dall'entusiasmare chi avvicina le narici al bicchiere. C'è pulizia, d'accordo, ma l'intensità è piuttosto modesta: emergono profumi poco fragranti di pompelmo e frutta tropicale (mango), caramello, in sottofondo aghi di pino e anche una leggera componente zuccherina. Bene invece la sensazione palatale: è una birra morbida, dal corpo medio e discretamente secca, che scorre molto bene grazie ad una carbonazione contenuta e che nasconde bene il suo contenuto alcolico (6.5%). Lontana dai cocktail di frutta che vanno tanto di moda in questo periodo (la ricetta è del 2011, ricordo) la EiPiEi di Opperbacco si basa su solide basi maltate (caramello e biscotto) che, fatta eccezione per un breve intermezzo di pompelmo, conducono direttamente la bevuta nel territorio amaro, resinoso e terroso, pulito e di una buona intensità che non scontenterà neppure chi avesse malinterpretato l'acronimo e cercasse nel bicchiere una IPA. 
Distante dalle mode ruffiane (e per quel che mi riguarda non è affatto un demerito, anzi), birra onesta e pulita, discretamente secca, eppure la bevuta risulta alla fine solo discreta. Il problema? La fragranza/freschezza è (quasi) tutto in queste birre luppolate e purtroppo non ne trovo molta in questa bottiglia; i profumi latitano e i cinque luppoli americani elencati non brillano neppure al palato. Da ritrovare in condizioni migliori.
Formato: 33 cl., alc. 6.3%, IBU 48, lotto 0916, scad. 09/2017, 3.30 Euro (foodstore, Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 24 dicembre 2014

Opperbacco Imperial Deep Underground

La bevuta di oggi è ideale continuazione di quella di un mesetto fa: Deep Underground, la porter molto luppolata di Opperbacco, realizzata in collaborazione con gli homebrewers Matteo “Iumbe” e  Loreto Lamolinara.
I primi assaggi della sua versione "imperiale" si possono fare lo scorso gennaio, durante l'edizione 2014 di Rhex Rimini, ovvero (ex Selezione Birra, ex Pianeta Birra e, a febbraio 2015, Beer Attraction. 
La ricetta è essenzialmente la stessa (malti pale ale, pilsner, chocolate, cristal wheat, avena, special b, black) con la stessa abbondante luppolatura (Summit e Dana) e in più l'aggiunta di caffè e liquirizia a fine bollitura. Anche l'etichetta non si discosta molto da quella della sorella minore, con la l'aggiunta della solita corona "imperiale" e chicchi di caffè.
Anch'essa nera, con una perfetta testa di schiuma beige cremosa e compatta, molto fine e molto persistente. L'aroma non è particolarmente intenso, ma è comunque molto pulito: in primo piano caffè e liquirizia, pompelmo, ed una lieve componente fruttata dolce a metà strada tra frutta tropicale e frutti di bosco. Ottima la sensazione palatale: birra morbida, quasi cremosa, con poche bollicine ed un corpo tra il medio ed il pieno. 
Il gusto mi appare invece un po' irrisolto tra malti e luppoli, indeciso su quale strada prendere: si parte dalle tostature e dal pane nero per poi virare sul dolce della polpa d'agrumi e (lievemente) della frutta tropicale; caffè, liquirizia e tostature rimangono molto in sottofondo. I luppoli dominano anche nel finale, ricco di vivaci note resinose, vegetali (menta?) e terrose, lasciando caffè e tostature di nuovo in sottofondo. 
Ripropone in parte l'enigma della sua sorella minore Deep Underground: troppo luppolo anche per una Imperial Hoppy Porter, questa volta il risultato s'avvicina di più a quello che potrebbe essere una Imperial Black Ipa.  La birra è solida e ben fatta, priva di difetti, l'alcool è molto ben nascosto ma - e qui è solo una questione di gusto personale  - non sono riuscito a capirla: ha la morbidezza e la cremosità (quasi) di un'impegnativa imperial stout, ma a questo punto il gusto abbondantemente luppolato meriterebbe forse una maggiore scorrevolezza. Tra le due sorelle, il mio "voto" va alla più elegante Deep Underground "normale".
Formato: 33 cl., alc. 9.5%, IBU 104, lotto 1014, scad. 03/2016, pagata 4.00 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 11 novembre 2014

Opperbacco Deep Underground

Dopo oltre un anno di assenza ritorna nel bicchiere il birrificio abruzzese Opperbacco, guidato dal 2009 da Luigi Recchiuti. 
Deep Underground è una delle ultime nate, arrivata a fine 2012, e si tratta di una collaborazione; non ci sono però altri birrifici coinvolti questa volta, ma due gli homebrewers Matteo “Iumbe” e  Loreto Lamolinara. Come racconta Ricchiuti, “Deep Underground è la prima birra pensata con Matteo (Iumbe) che mi ha spinto verso degli stili che non amavo ma che sono riuscito a fondere, reinterpretandoli e plasmandoli secondo i miei gusti. L'ho voluta secca ed amara, inseguendo un difficile equilibrio tra luppoli e malti scuri, senza vincoli di stile” La base di partenza è quella di una Robust Porter, prodotta con un bel parterre di avena, frumento e malti (pale ale, pilsner, crystal, special b, chocolate), e sottoposta poi ad una massiccia luppolatura di Dana e Summit. All’aspetto è di colore ebano scurissimo, con una cremosa testa di schiuma beige, molto persistente. Il naso, ancora abbastanza fresco, è effettivamente specchio della generosa luppolatura con pompelmo e qualche lieve nota di frutta tropicale (mango e melone retato); bisogna attendere che la birra si scaldi per avvertire la leggera presenza di toffee e di pane nero). 
C’è invece maggior equilibrio al palato, dove le note terrose, tostate e di pane nero e liquirizia si spartiscono il palco con quelle di pompelmo e di tropicale; man mano che la temperatura nel bicchiere si alza, la livella tende ad inclinarsi in direzione dei malti, con un bel finale intenso ed amaro, ricco di tostature e di caffè. L’alcool (7.1%) è molto ben nascosto, la bevuta è pulita e gradevole, con il giusto livello di bollicine ed un corpo medio; è molto chiaro (colore a parte) quello che c’è nel bicchiere ma forse risulta un po’ più difficile incasellarlo tra gli stili:  si potrebbe discutere sul fatto che ci sia troppo luppolo anche per una “hoppy” porter,  e troppi malti per una Black IPA. Il risultato – se dovete solo berla - è un sostanziale chissenefrega: Deep Underground è ben fatta e riesce a far convivere con buona eleganza due mondi spesso non facili da gestire, regalando buona soddisfazione a chi ha il bicchiere in mano.   Per chi non ne avesse abbastanza, ne esiste anche una versione “Imperial” (con aggiunta di liquirizia e caffè a fine bollitura) che alza ulteriormente il tasso alcolico a 9.5%. 
Formato: 33 cl., alc. 7.1%. IBU 104, lotto 3914, scad. 07/2015, pagata 4.20 Euro (foodstore, Italia).

sabato 16 febbraio 2013

Opperbacco Tripping Flowers

Dopo l'invernale 10 e lode, degustata qualche settimana fa, tentiamo un anticipo di primavera con una bottiglia di Tripping Flowers del Birrificio Opperbacco. E' una birra che Luigi Ricchiuti "dedica" all'omonimo gruppo musicale abruzzese, il cui logo ispira anche l'etichetta della bottiglia. Viene presentata ad Aprile 2010 e la ricetta prevede frumento, malti pilsner ed aromatic, luppoli tettnanger, saaz, saphir, spalter select, perle e styrian goldings; durante la bollitura al mosto vengono anche aggiunti fiori di mandorlo e di rosa raccolti nei dintorni del birrificio. La fermentazione avviene a bassa temperatura (15.5°). Colore oro carico, velato, e schiuma bianca, fine e cremosa, dalla buona persistenza. Al naso non c'è quell'esplosione di profumi che ci si potrebbe aspettare da una birra che "inneggia" ai campi primaverili; il profilo è comunque floreale, ma ci sono anche sentori di agrumi (mandarino), pera e mela rossa. Più convincente in bocca, dove c'è una leggera base di pane e molti agrumi (arancia e pompelmo), frutti a pasta gialla.  L'imbocco dolce è bilanciato da un amaro "zesty" (scorza di pompelmo, lime) che conduce ad un bel finale secco e ripulente, seguito da un retrogusto amaricante di scorza di lime con un ritorno di note d'albicocca. Birra molto leggera e  "sbarazzina", molto pulita, facilissima da bere e dissetante, un po' penalizzata da una bottiglia poco carbonata che la spegne un po'. Ci piacerebbe riprovarla più "giovane", più fresca e con qualche bollicina in più. Formato: 33 cl., alc. 6.3%, lotto 6512, scad. 10/2013, prezzo 4.00 Euro (stand birrificio).

sabato 12 gennaio 2013

Opperbacco 10 e lode

Opperbacco è la "creatura" di Luigi Recchiuti, laurea in scienze agrarie, passato decennale di homebrewer che sfocia, dopo le solite difficoltà burocratiche, prima nell'apertura di un circolo/pub e poi, a Gennaio del 2009, nell'avventura Opperbacco, con il nome che sembra quasi scherzosamente prendersi gioco della zona in cui si trova (Notaresco, Teramo), caratterizzata da un'alta densità di produttori di vino (Montepulciano e Trebbiano d'Abruzzo). Per la messa in moto degli impianti viene aiutato da Leonardo Di Vincenzo, quasi un vicino di casa visto che Birra del Borgo dista da Notaresco un centinaio di chilometri percorribili quasi tutti sulla A24. In birrificio viene aiutato dalla moglie Arianna e dall'assistente Marco; dopo la TriplIpa e la 6sonIpa, assaggiate in queste occasioni, è il momento di passare "all'ammiraglia" del birrificio, la 10 e lode, dichiaratamente ispirata alla grandi birre trappiste belghe (Rochefort 10, Wesvleteren 12) e la cui ricetta prevede malti pilsner, cara munich, special B, biscuit, aromatic ed avena, luppoli hallertau e styrian goldings. Un confronto molto impegnativo che parte dallo splendido color marrone scuro con intensi riflessi rossastri; la schiuma è beige chiaro, cremosa, molto persistente. Il naso è molto pulito e raffinato, davvero intrigante: apre con dolci sentori di marzapane, zucchero di canna, banana, frutta secca e datteri, affiancati da una leggera asprezza di ciliegia. Ottime premesse confermate anche in bocca: corpo pieno, grande morbidezza al palato, bassa carbonazione; il gusto è ricco di frutta (datteri, prugne, uvetta) ma ci sono anche note più sottili di liquirizia, cioccolato, tabacco e caffè a movimentare la bevuta. La grande pulizia permette di assaporare tutte le complesse sfumature di un gusto che rimane comunque abbastanza dolce, se si eccettua un finale leggermente amaricante (radici, tostature, frutta secca). L'alcool è importante (10%) ma è mascherato davvero molto bene e la bevuta non risulta particolarmente impegnativa: chiude in bellezza con un leggero calore etilico che accompagna il lungo retrogusto di frutta sotto spirito. Birra molto solida, che lascia intravedere anche delle potenzialità d'invecchiamento di diverse bottiglie che purtroppo gli alti prezzi della birra italiana non rendono facile. Evidente l'ispirazione trappista, questa 10 e lode non ha la secchezza e (ovviamente) il complesso profilo donato dai lieviti che ha una Rochefort 10, ma se la gioca tranquillamente alla pari con molte (grandi) birre belghe. Uno dei migliori tributi italiani alla tradizione trappista che abbiamo bevuto. Ne esiste anche una versione "extravecchia" (affumicata con fumo di sigaro toscano), una barricata (botti di vino Neromoro di Nicodemi), una "sour" (barriques inacidite) ed una "extravecchia barricata".  Formato: 75 cl., alc. 10%, IBU 32, lotto LO311, scad. 04/2013, prezzo 10.60 Euro.

sabato 15 dicembre 2012

Buskers California Uber Alles

Non è esattamente un birrificio vero e proprio quello che presentiamo oggi; loro si definiscono un "birrificio itinerante", ma se pensate a qualcosa tipo Mikkeller, il gipsy brewer più famoso al mondo, siete fuori strada. "Loro" sono Mirko Caretta, deus-ex-machina del noto locale romano Bir&fud, e Marco Chiossi del beershop Ebrius ai castelli romani (Marino); non vanno semplicemente da qualcuno a "farsi" fare le birre, ma il loro progetto prevede un "tour" in diversi birrifici italiani all'insegna dell'interazione, dello scambio e della collaborazione reciproca. Le ricette elaborate dai due Buskers (il nome è esplicitamente ispirato dagli artisiti di strada) vengono infatti discusse ed affinate con i diversi birrai, fino ad arrivare al momento della cotta, che avviene sempre utilizzando gli impianti del padrone di casa, visto che i Buskers non dispongono di attrezzature proprie. La prima nata è la Ecstasy of Gold, in collaborazione con il Birrificio L'Olmaia, seguita dalla Dave (Birra del Borgo),  Ezekiel (Menaresta), Kashmir (ancora Birra del Borgo), Devotchka (Extraomnes), Paranoid (Bi-Du), Black Junkie (Birrificio Del Ducato), e molte altre. Forse non è stato mantenuto il programmato ritmo di "una birra al mese", ma ci manca poco. Oggi degustiamo invece la California Uber Alles; come il nome potrebbe portare a far pensare non si tratta di una American Pale Ale o di un'American IPA, bensì di una bassa fermentazione, una "robust" o "imperial pilsner" che dir si voglia, prodotta con lievito California lager, luppoli Tettnanger, Saaz, Saphir e Dana; il titolo paga tributo all'omonimo brano dei californiani Dead Kennedys (1978-1986). Nonostante gli intenti "nobili" (con riferimento alla buona percentuale di luppoli utilizzati), il risultato finale porta questa California Uber Alles ad essere coerente con il proprio nome. L'impressione che si ha è quello di trovarsi di fronte alla (ennesima) birra molto ruffiana e "zoccola", in senso molto positivo, che ammicca ad aromi e sapori che ricordano la West Coast. Colore dorato pallido, velato, con un'enorme ondata di schiuma che riempe il bicchiere ed obbliga ad una lunghissima attesa prima di svanire e permettere di versare un quantitativo accettabile di birra nel bicchiere; una "palla" pannosa, bianca, rimane comunque presente al centro del bicchiere per tutta la bevuta. Aroma semplice, molto pulito e molto elegante: bel bouquet floreale, pompelmo, lime, agrumi e qualche richiamo di frutta tropicale in secondo piano. Le anticipazioni olfattive trovano piena conferma ed appagamento anche al palato: dopo il veloce imbocco di pane, il gusto gioca la suo "derby" dell'agrume, distribuendo da subito l'amaro della scorza di pompelmo che viene bilanciato dal dolce della polpa, con qualche accenno di tropical fruit. La carbonazione è ovviamente (schiuma docet) molto elevata, disturbando un po' la percezione dei sapori e rallentando la velocità d'ingurgitamento, che rimane comunque alta; è leggera e snella, ha una bella chiusura secca e pulita, seguita da un retrogusto amaro che si divide quasi equamente tra note erbacee e di scorza di lime/pompelmo. E' una birra alla quale per definizione devi chiedere di essere profumata, pulita, facile da bere in quantità torrenziali; e questo è quello che la California Uber Alles fa, nonostante l'handicap delle bollicine in eccesso. Birra completamente riuscita, quindi, consigliamo di tenerne un fusto in frigorifero nei mesi più caldi dell'anno. Formato: 75 cl.,alc. 5.8%. lotto 1812, scad. 06/2013, prezzo 9.00 Euro.

sabato 16 giugno 2012

Overdose

Overdose nasce da una collaborazione "a tre mani" dei birrifici Opperbacco (Abruzzo), Foglie d'Erba (Friuli Venezia-Giulia) e Dada (Emilia Romagna). L'ispirazione della Overdose è la nota (agli appassionati di birra "artigianale") Pliny the Elder prodotta dal birrificio californiano Russian River, una Imperial India Pale Ale che secondo l'europeo Ratebeer è la seconda miglior birra al mondo nella categoria di riferimento (ed in generale la sedicesima miglior birra al mondo); il sito "cugino" americano Beer Advocate la posiziona invece al quarto posto tra le migliori Imperial IPA ed al quinto posto tra le  migliori birre al mondo. Luigi Recchiuti mastro birraio di Opperbacco ha abbozzato la prima ricetta, poi sviluppata assieme a Gino Perissutti di Foglie d'Erba ed Enrico Bartoli del Dada. Dalla Pliny the Elder la nostrana Overdose riprende in particolare il dry-hopping di un mese, effettuato con quattro diverse gettate di luppoli; molto lunga la lista di quelli utilizzati: chinook, simcoe, centennial, columbus, hercules, perle, tettnanger e sorachi ace. Il risultato è una massiccia IPA dal rispettabilissimo contenuto alcolico (9.2%) e, se la memoria non ci inganna, la birra italiana con il più alto numero di IBU: 409. Per i meno "esperti" ricordiamo brevemente che l'acronimo IBU sta per International Bittering Units, ovvero la misura della concentrazione di alfa acidi isomerizzati persenti nella birra finita. L'IBU è comunque una misura relativa e "teoretica", non direttamente correlata con la percezione dell'amaro che si ha durante la bevuta, per la quale entrano in gioco molti altri fattori che non stiamo a spiegare in questo sede. Possiamo comunque testimoniare che di amaro, in questa "spremuta di luppolo" che è la Overdose ne troverete parecchio.  Ramata, colma completamente il bicchiere di schiuma leggermente "sporca", fine e cremosa, che però ci costringe ad un'estenuante attesa prima di riuscire ad ottenere un quantitativo decente di birra nel bicchiere. L'aroma non è esplosivo come ci si potrebbe aspettare, ma è comunque ancora molto fresco, pulito ed elegante; c'è netta predominanza di agrumi, con sentori che ricordano dall'arancia al lime, passando per il pompelmo. C'è anche frutta tropicale dolce, soprattutto ananas e mango. Il difetto principale di questa bottiglia/lotto di Overdose è però l'esagerata carbonazione che disturba la percezione gustativa; l'imbocco è di malto biscotto, ma si tratta solamente di un attimo di "calma" apparente prima di una serie di ondate amare, resinose e vegetali, che scorrazzano per il palato, prendendone possesso e pungolandolo con una discreta pepatura enfatizzata dalla carbonazione vivace. Un altro istante di tregua, con un timido richiamo fruttato all'aroma, e poi via verso un finale lunghissimo ed amarissimo, resinoso e vegetale, che riesce ad essere molto intenso senza mai raschiare la gola. L'alcool è nascosto in modo superbo, e sarebbe una birra "relativamente" facile da bere non fosse per l'elevatissima gasatura che obbliga a piccoli sorsi. Volutamente sbilanciata sul versante dell'amaro, si rivela solida, ben fatta e molto pulita. Non è senz'altro una birra da bere tutti i giorni, ma se la trovate vi consigliamo senza dubbio di provare l'esperienza. Non possiamo esprimerci riguardo al confronto con la Pliny the Elder, che speriamo di assaggiare nel corso delle prossime vacanze estive. Molto bella l'etichetta, indiscutibilmente a firma "Dada" e menzione anche per la bottiglia da 33 cl. di Unionbirrai. E' la prima volta che l'incontriamo, e ci è piaciuta molto di più della sua sorella maggiore da 75. Formato: 33 cl., alc. 9.2% , 409 IBU, lotto 5311, scad. 02/2013, prezzo 5.50 Euro.

_____________________English summary:
Overdose is born out of a collaboration between Italian craft breweries Opperbacco, Foglie d’Erba and Birrificio Dada. Deliberately inspired by Russian River’s Pliny the Elder, this is possibly the first attempt in Italy to brew a massively hopped Imperial IPA. The result is 409 IBUs and a 9.2% ABV beer brewed with chinook, simcoe, centennial, columbus, hercules, perle, tettnanger and sorachi ace, dry-hoppped for one month. It pours a copper color with a huge off-white head which never dissipates. Fresh and clean hoppy aroma filled with citrus and zest (lime, grapefruit, orange) and some hints of tropical sweet fruits such as mango and pineapple. Taste is very bitter, herbal and resinous biting the palate with a peppery note. After a dry finish with a citrusy touch, there’s a long intense bitter aftertaste. Deliberately unbalanced, this Imperial IPA has a drinkability which is limited by the excessive carbonation rather than by its bitterness. However it is, indeed, very bitter. Solid and clean, we would not drink it regularly but overall it’s a pleasant and tasty experience.
In Details:
Bottle: 33 cl., 9.2% ABV, 409 IBUs, batch 5311, BBE 02/2013, price 5.50 Euro.

martedì 15 novembre 2011

Opperbacco Birra del Borgo 6sonIPA

Giusto ieri parlavamo di come l'India Pale Ale sia probabilmente lo stile che la "rinascita" mondiale della craft beer ha più valorizzato e sfruttato negli ultimi anni. Alle classiche IPA, si sono aggiunte le IPA "doppie" o "imperiali", e diverse contaminazioni con altri stili brassicoli, come le tripel belghe, ad esempio. Un altro di questi ibridi sono le "Saison IPA"; nessun sito o associazione ha ufficialmente "sdoganato" questa categoria, e le birre solitamente vengono categorizzate semplicemente come IPA. Alcuni sono già andati oltre, e cercando in Internet troviamo qualche esperimento homebrewer di "Imperial Saison IPA" o di "Saison IPA Black", con queste ultime facilmente prevedibili visto che in USA abbiamo già qualche Black Saison (come questa, questa o questa). L'italiana 6sonIPA nasce da una collaborazione tra Luigi Recchiuti (Opperbacco) e Leonardo Di Vincenzo (Birra del Borgo). Secondo le intenzioni, la birra sarà prodotta alternativamente da entrambi i birrifici. Questa bottiglia è stata brassata negli impianti del birrificio Opperbacco, come si può anche facilmente intuire dallo stile dell'etichetta e della forma della bottiglia. All'aspetto è di colore arancio, opaco. La schiuma, molto generosa, è di color ocra, fine, cremosa, molto persistente. L'aroma è dolce, con sentori di miele d'acacia, polpa d'arancio, pesca e banana; percepiamo anche una leggera acidità, rustica, e sentori di pepe. Al palato rivela un corpo ed una carbonatazione medi, la consistenza è oleosa. L'imbocco è di malto (crosta di pane), seguito da un elegante amaro erbaceo, abbastanza intenso. C'è qualche nota fruttata, che rimanda all'aroma ed una leggera acidità che la rende molto rinfrescante. Secca, dal gusto abbastanza pulito, lascia un retrogusto amaro vegetale, molto intenso. Birra che in bocca, a tratti, ci ha ricordato un po' la Saison Dupont, per citare una tra le saison più amare. Non sapremmo esattamente definire l'ipotetico stile delle Saison IPA, ossia se dovremmo parlare, per semplificare, di una IPA "rustica e speziata" o piuttosto di una Saison "ultraluppolata". Questa 6sonIPA è comunque una birra molto beverina e godibile, ben fatta, che tuttavia si colloca secondo noi molto più vicino al lato "saison" che a metà strada tra i due stili. Poco importa, comunque, fin tanto che una bottiglia da 75 scivola via quasi senza accorgercene, nonostante una gradazione alcolica non proprio da session beer. Conoscendo però la splendide birre luppolate create da Leonardo di Vincenzo (Reale e Reale Extra) ci aspettavamo qualcosina di più dall'anima "IPA" di questa birra. Formato: 75 cl., alc. 7.1%, lotto 1811, scad. 08/2012, prezzo 7.90 Euro.

_______________
english summary:
Brewery: Microbirrificio Opperbacco, Notaresco, Teramo, Italy.
Appearance: cloudy orange color with a big lasting creamy off-white head. Aroma: honey, orange pulp, peach, banana. Slightly tart, funky and peppery. Mouthfeel: medium bodied, medium carbonated, oily texture. Taste: the initial sip is of bready malt; a quite intense herbal bitterness follows; hints of citrus. Light refreshing tartness, dry mouthfeel. Aftertaste is long, herbal and bitter. Overall: this is a collaboration between italian microbreweris Opperbacco and Birra del Borgo. Ideally this would be a meeting point between a Belgian saison and a hoppy IPA. The final result is actually a sort of hoppy saison, in a Dupont-stkle. A very drinkable and tasty brew. Bottle: 75 cl., 7.1% ABV, batch 1811, BBE 08/2012, price 7.90 Eur.

venerdì 8 aprile 2011

Opperbacco TriplIPA Special Edition

Brassata del birrificio Opperbacco e del suo mastro birrario Luigi Recchiuti, del quale riusciamo con colpevole ritardo finalmente ad assaggiare qualcosa. Come il nome ovviamente suggerisce, TriplIPA vorrebbe essere il punto d’incontro tra due stili: quello delle “tripel” belghe (malti e lievito) e quello delle IPA dalle abbondanti luppolature. Non è ovviamente una novità, sono numerosi i birrifici che hanno ultimamente lanciato sul mercato dei prodotti analoghi, a volte classificati come Belgian IPA. Ma veniamo alla sostanza. Questa “special edition” contiene una ulteriore quantità di luppoli, che aumentano complessivamente l’amaro da 55 ad 85 IBU. I luppoli usati nella TriplIPA classica sono Simcoe, Columbus, Saaz ed Amarillo. All’aspetto è di color rame, velata, con un una ampia schiuma ocra, cremosa, fine e molto persistente. L’aroma è molto pronunciato e fine, un elegante mix di dolce frutta sotto spirito (soprattutto arance), zucchero candito, malto, bouquet di spezie tipico di lieviti belgi e qualche sentore di frutta tropicale. In bocca è subito evidente un dolce profilo maltato e speziato, con note di frutta candita, ben equilibrato da una componente amara erbacea e speziata (pepe). Il corpo è medio, con una texture leggera che garantisce un’ottima bevibilità; carbonatazione media. Una buona secchezza pulisce il palato a fine corsa, seguita da un morbido retrogusto erbaceo, amaro, calde note avvolgenti alcoliche, note di pepe. Tra le due “anime” è senz’altro quella belga a prevalere, in una birra che nonostante gli IBU dichiarati non spinge troppo sull’amaro. L’alcool è ben nascosto e si fa sentire solo nel retrogusto, per una birra sostanzialmente ben fatta e gustosa. Volendo essere pignoli non ci ha pienamente soddisfatto il profilo luppolato, non sappiamo se ciò sia dovuto al tempo trascorso dall’imbottigliamento o se la ricetta è un po’ troppo sbilanciata verso la componente “tripel”. Formato 75 cl., alc. 7.5%, IBU 85, lotto 1810, scad. 10/2011, prezzo 10.50 €.

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english summary:
Birrificio Opperbacco, Italy.
TriplIPA is obviously a crossroads between the Belgian Tripel and the IPA style. Copper color with a long lasting cremy off-white head. Aroma is a strong elegant mix of sweet fruits (citrus), candied sugar, malt, Belgian yeast spices and hints of tropical fruits. Taste is spicy, malty, candied fruits with some grassy and peppery hoppiness to balance. Medium body with a watery texture which makes this a very drinkable beer. Finish is dry, and there’s a smooth bitter grassy aftertaste with some pepper and warm alcohol.