Sierra Nevada è un birrificio che non ha certo bisogno di presentazione, e anche la loro Porter è una birra molto diffusa e disponibile praticamente in tutto il mondo. Non ci era ad ogni modo ancora capitato di assaggiarla, e così cogliamo l’occasione per colmare questa “lacuna” e bere questa porter la cui ricetta prevede malti Two-row Pale, Munich, Chocolate e Caramel; il luppolo amaricante e’ il Goldings (non è specificato quale varietà), mentre per l’aroma c’è il Willamette. Aspetto sontuoso, color marrone scuro con brillanti riflessi rosso rubino; la schiuma, molto persistente, è beige, fine e cremosa. Il naso “apre” con netti sentori di pane nero, con un’interessante ed insolita componente aggrumata (leggero pompelmo) in sottofondo; troviamo anche liquirizia, tostature e cioccolato amaro. L’aroma è molto pulito ma non brilla né per intensità che per vitalità (freschezza). Molto meglio in bocca, dove c’è grande pulizia e soprattutto un ottimo equilibrio tra toffee, tostature, caffè e leggero cioccolato amaro. Ottime anche le sensazioni palatali: birra morbida, oleosa, dal corpo medio e dalla carbonazione moderata. Nel finale, oltre alle attese tostature, c’è anche una lieve nota vegetale, a tratti leggermente resinosa. Bottiglia penalizzata da un aroma poco vitale, si riscatta in bocca regalando una facile ed appagante bevuta che però manca un po’ di freschezza; sarebbe da riprovare in condizioni migliori. Formato: 35.5 cl., alc. 5.6%, IBU 32, lotto 20881 17:54, scad. 28/03/2013, prezzo 3.00 Euro.
lunedì 29 ottobre 2012
domenica 28 ottobre 2012
Brigand Belgian Ale
Dalla sua fondazione, nella prima metà del 1800, la Brouwerij Van Honsebrouck è ancora nelle mani dell'omonima famiglia fondatrice, anche se è solo dal 1950, con l'arrivo di Luc Van Honsebrouck, che il birrificio assume il nome attuale. Un cambio al timone che si rivela fondamentale per il successo e per il futuro del birrificio: Luc decide di terminare la produzione di anonime lager per dedicarsi al lambic ed al kriek (a marchio St. Louis) fino a diventare, nel 1970, il secondo maggior produttore belga di geuze. Nel 1986 gli affari vanno così bene che la famiglia può permettersi lo sfizio di acquistare il castello della cittadina natia, Ingelmunster; sebbene l'edificio attuale risalga al 1700, nello stesso sito esisteva prima un'abbazia e poi, a partire dal 1400, un castello con annesso birrificio. Tre anni dopo viene lanciata sul mercato una nuova gamma di birre (Kasteel) quasi a celebrare l'acquisizione dell'imponente immobile, le cui cantine vengono ancora usate per la maturazione dei fusti: della Kasteel Tripel ne abbiamo parlato in questa occasione. Nel 2009 Xavier Van Honsebrouck prende le redini del birrificio, inaugurando la quinta generazioni di eredi del fondatore Amandus. E' invece nata nel 1980 la Brigand, lanciata per venire incontro alla crescente domanda del mercato per birre chiare e dalla forte gradazione alcolica. L'etichetta, rinnovata nel corso degli anni, non è certamente un bel biglietto da visita e fa un po' rimpiangere quella degli esordi; meglio allora versarla nel bicchiere, nel quale si presenta di color arancio pallido, leggermente velato. La schiuma è appena "sporca", fine, cremosa ed ha buona persistenza. La ricetta dovrebbe prevedere malti Pilsener e Pale Ale, frumento, luppolo Saaz (anche in dry-hopping). Al naso troviamo leggerissimi sentori floreali, frutta sotto spirito, spezie da lievito (soprattutto pepe); aroma pulito ma abbastanza "stanco" e privo di vitalità. Decisamente meglio in bocca, dove arriva con un corpo medio ed una carbonazione vivace; il gusto è dolce di biscotto, zucchero di canna, albicocca sotto spirito. Una buona secchezza porta il necessario equilibrio prima del finale abboccato, caldo, etilico, ricco di frutta sotto spirito. Parte in sordina, con un aroma spento e poco entusiasmante, ma questa Brigand si riscatta con un gusto semplice ma molto pulito e dalla buona intensità. Alcool (9%) che si tiene molto ben nascosto sino alla fine, per apparire soltanto a chiusura del percorso, regalando un bel finale caldo, morbido ed appagante. Bottiglia non in forma ottimale, che forse ha un po' patito le pene della grande distribuzione; sarebbe da riprovare, ma anche così è una discreta bevuta. Formato: 33 cl., alc. 9%, lotto BRBR0324B08:54, scad. 03/2013, prezzo 2.29 Euro.
giovedì 25 ottobre 2012
Bad Attitude Hipster
Nasce nel Settembre del 2010 la nuova birra del birrificio svizzero Bad Attitude; si chiama Hipster e rappresenta “la prima volta” in bottiglia di un birrificio che sino ad allora aveva scelto esclusivamente di distribuire i propri prodotti in fusto e lattina. Per questa "piccola" rivoluzione viene scelto un formato di bottiglia singolare, molto leggero e quindi ecologico, che si ispira alla “stubby”, la bottiglia nazionale canadese usata tra il1 1961 ed il 1984, in un periodo dove la concorrenza dei prodotti americani era relativamente debole e la legislazione canadese permetteva ai birrifici canadesi di vendere le proprie bitte solamente all’interno della propria provincia. Lo scenario cambiò profondamente negli anni ’80, con la caduta del divieto di vendita “interprovinciale” e, soprattutto, con la conquista del mercato canadese da parte della Miller, venduta nella classica bottiglia dal collo “lungo” alla quale siamo oggi abituati. Ben presto anche i birrifici canadesi adottarono questo formato e la stubby andò in pensione. Torniamo alla Hipster, che Bad Attitude definisce un “pilsner wine” ovvero, provando ad interpretare, non una “normale” imperial pilsner perché la ricetta prevede l’utilizzo di spezie (coriandolo) che sono ovviamente escluse dallo stile di riferimento. Si tratta anche della prima birra biologica di Bad Attitude, visto che malto d’orzo, zucchero, coriandolo e luppoli (Perle e Mittelfrucht) provengono da agricoltura biologica. All’aspetto è di color oro carico, quasi limpido; la schiuma, bianca, fine e cremosa, è molto persistente. L’aroma, molto forte, presenta sentori floreali (camomilla) ma un dominio quasi assoluto di miele d’acacia; la speziatura (coriandolo) è molto leggera. C’è buona pulizia. Il gusto si rivela essere molto meno intenso (e meno pulito) dell’aroma; note di pane, ritorno di miele, con un amaro erbaceo a bilanciare ed a portare in dote un bel taglio finale secco. Il retrogusto, amaro erbaceo, è di buona intensità. A dispetto di una gradazione alcolica abbastanza sostenuta (7.6%), il corpo di questa Hipster è quasi leggero; la carbonazione abbastanza vivace e la consistenza quasi watery la rendono molto facile da bere. Ci sfugge però il significato di “pilsner wine"; si tratta indubbiamente di una versione “sostenuta” di una pilsner, ma l’alcool è così ben nascosto da far pensare quasi ad una “strong lager” che ad una qualsiasi forma di vino. Questa Hipster parte bene, con un aroma molto ricco, quasi opulento, carico di miele (anche se manca l’eleganza delle migliori pils), mentre si perde per strada in bocca scivolando un po’ nell’anonimato con un gusto semplice ma privo di quella meticolosa pulizia che un’interpretazione di una pils dovrebbe comunque avere. Non male, ma neppure da ricordare, con la scusante di una bottiglia vicina alla data di scadenza. Formato: 33 cl., alc. 7.62%, IBU 27.5, scad. 29/11/2012, prezzo 2.50 Euro.mercoledì 24 ottobre 2012
La Piazza la Surrealista
Profondo rinnovamento nell'offerta brassicola del Birrificio La Piazza dei Mestieri di Torino. Il nostro unico assaggio di oltre due anni fa non ci aveva particolarmente entusiasmati e così, complice una più capillare diffusione ad un prezzo abbastanza competitivo presso la grande distribuzione, abbiamo colto l'occasione per un ri-assaggio. Tutte ad alta fermentazione tranne una doppelbock le birre attualmente in produzione (Koelsch, Bitter, American Pale Ale); mentre i nomi delle precedenti produzioni erano ispirati dai pittori (Renoir, Manet, Chagall, Klimt), le nuove birre si riferiscono invece alle differenti correnti artistiche: Romantica, Dadaista, Rinascimentale, Realista. La Surrealista è invece il nome affibbiato all'American Pale Ale, di colore rame/ambrato, velato; abbastanza generosa la schiuma, leggermente "sporca", fine, cremosa, dalla buona persistenza. Aroma davvero ottimo; pulito, fresco e "pungente": su tutto domina il pompelmo, ma si possono apprezzare anche sfumature più delicate di mandarino, frutta tropicale (ananas, mango) e pesca. Anche in bocca c'è un netto dominio del pompelmo, a donare un amaro di discreta intensità e dalla buona pulizia; la base di malto caramello è appena percepibile. Birra molto secca, lascia il palato sempre pulito dopo ogni sorso, con un'unica variazione al gusto è qualche nota di lime che movimenta il retrogusto di pompelmo. Corpo leggero, corretta carbonazione, consistenza watery per garantire una grande facilità di bevuta. L'etichetta riporta la scritta "ricorda una APA", ma questa Surrealista tende più a sconfinare nel territorio dell'amaro tipico delle India Pale Ale. Tralasciando le categorie stilistiche, si tratta di un'ottima birra, elegante e pulita sia all'aroma che al gusto; semplice, con pochi elementi ma al posto giusto, gustosa, da bere in grande quantità. Sopravvissuta in modo ottimale anche agli scaffali della grande distribuzione, acquisto senz'altro consigliato. Formato: 75 cl., alc. 5.5%, IBU 30, lotto 72/12, scad. 22/05/2013, prezzo 5.14 Euro.
martedì 23 ottobre 2012
BraufactuM Roog
Ultima BraufactuM rimasta in frigorifero, vi rimandiamo a questo nostro post di quasi un anno fa se volete avere qualche notizia più approfondita su questo interessante progetto tedesco. Concludiamo con una rauchweizen, chiamata Roog, la cui ricetta prevede un bel mix di malti di frumento e di orzo (affumicato, Vienna e Caramalt), luppolo Hercules. Davvero molto invitante l’aspetto: ambrato carico, con sfumature rossastre, opaco; schiuma ocra, fine, cremosa, molto ampia e molto persistente. Naso molto pronunciato, elegante e pulito: netta l’affumicatura, ma ci sono anche sentori di banana matura, pera e vaniglia, scorza d’arancia. Le ottime premesse vengono un po’ deluse in bocca, dove cala il livello di pulizia: è la banana a dominare, con note di toffee e frutta secca; c’è una leggera acidità che rinfresca ma non pulisce adeguatamente il palato come dovrebbe (leggero diacetile/burro). Finisce abbastanza corta con una leggera nota amaricante. Birra molto leggera e facile da bere, compiuta a metà: ottimo l’aroma, solo discreto il gusto. Considerato il prezzo molto poco tedesco di tutta la raffinata (?) gamma BraufactuM, conviene assolutamente orientarsi verso una molto più “proletaria” Aecht Schlenkerla Rauchbier Weizen. Formato: 33 cl., alc. 6.6%, scad. 31/03/2013, prezzo 5.24 Euro.
lunedì 22 ottobre 2012
Birrificio Maiella Bucefalo
Oggi ospitiamo per la prima volta su queste pagine il Birrificio Maiella, fondato nel 2008 da Massimiliano Di Prinzio a Casola, in provincia di Chieti. Ex homebrewer, con l’aiuto della moglie Sonia si decide a trasformare il suo hobby in lavoro, aprendo un birrificio che mantiene forte il legame il proprio territorio (il monte Maiella) a partire dall'acqua (sorgenti Del Verde) e dall'utilizzo di erbe, fiori secchi, miele di produzione locale; attualmente sono disponibili sei birre, tutte ad alta fermentazione. Bucefalo è una strong ale (belga), il cui nome si ispira all'omonimo, imponente, indomabile e turbolento stallone che Alessando Magno – pare - acquistò da Filonico di Tessaglia. Alessandro fu l'unico in grado di domare il cavallo e di cavalcarlo; Bucefalo, in segno di rispetto, s'inginocchiò e da allora si lasciò montare solamente dal suo padrone, accompagnandolo per un ventennio in battaglia. L'animale morì proprio durante un combattimento, tra i Macedoni di Alesandro Magno e gli indiani di Poro; nel luogo della sua sepoltura fu fondata la città di Bucefala. Splendido l'aspetto: ebano scuro, con riflessi rossastri; la schiuma è poco generosa, beige, e svanisce alquanto rapidamente. Aroma molto forte, ricco di frutta "scura" (prugne, uvetta, mirtillo), pane nero, melassa, liquirizia, con leggeri sentori di alcool; buona la pulizia. In bocca il percorso prosegue senza grosse variazioni: molta frutta sotto spirito, prugne ed uva passa in una birra che ad oltre due anni dall'imbottigliamento ha assunto delle interessanti caratteristiche vinose. C'è un bell'amaro di tostatura a bilanciare, con un finale caldo, etilico e leggermente tannico. A dispetto del colore questa Bucefalo regala per la maggior parte delle note fruttate anziché tostate, con una discreta complessità ed una buona pulizia generale. Secca ed intensa, è un'ottima compagna sia da "dopo cena" che in abbinamento a piatti molto sostanziosi e saporiti (il birrificio consiglia giustamente cinghiale e carni rosse alla brace, formaggi stagionati, pasticceria a base di cioccolato). L'alcool è importante (9%) ma è molto ben nascosto e la bevibilità non è mai compromessa; le gioverebbe forse un pelino di corpo in più, ed una maggiore viscosità le donerebbe quel necessario livello di morbidezza che regala grandi soddisfazioni a chi sceglie di berla in solitudine, magari proprio davanti al camino. Birra ben riuscita, senz'altro consigliata. Formato: 75 cl., alc. 9%, lotto BU070811, scad. 01/03/2013, prezzo 10.15 Euro.
domenica 21 ottobre 2012
Black Isle Organic Porter
Si trova nella regione delle Highland, in Scozia, la Black Isle Brewery, fondata nel 1998 da David Gladwin; un birrificio che già nel proprio logo rende chiara la propria missione, ovvero produrre birra utilizzando esclusivamente materie prime che provengono da coltivazioni biologiche. Con una crescita costante della produzione (50% all'anno), il birrificio è stato "costretto" nel 2009 ad ampliare i propri spazi ed inaugurare un nuovo impianto più capiente, passando da 5 a 30 barili (sala cottura) e una sala di fermentazione da 210 barili. Da inizio 2012 le birre sono importate e distribuite in Italia da Ales & Co,. ed abbiamo così avuto l'occasione di assaggiare la loro Organic Porter; nel bicchiere è di colore marrone scurissimo, la schiuma beige è fine, cremosa ed ha una buona persistenza. Al naso c'è pulizia ed una buona intensità: pane nero, liquirizia, una discreta mineralità, più in secondo piano cacao e caffè, leggere note di affumicatura. Gli stessi elementi ritornano anche in bocca; è una porter dal modesto contenuto alcolico (4.6 %) che si lascia bere molto facilmente senza sacrificare l'intensità del gusto: ci sono tostature, note di caffè, liquirizia e leggere note di cenere. Secco e discretamente persistente il finale, amaro di malti torrefatti e di caffè. Birra pulita anche in bocca, dal corpo leggero e dalla carbonazione contenuta; ben fatta e piacevole, corretta, soddisfacente. Formato: 50 cl., alc. 4.6%, lotto 122, scad. 01/2013, prezzo 5.20 Euro.
sabato 20 ottobre 2012
Birrificio Itineris Cassia
Il Birrificio Itineris viene fondato nell'autunno del 2010; il nome non è casuale, visto che il percorso fatto dal birraio e proprietario Claudio Conti si è sviluppato attraversando quasi tutta la penisola italiana. Laziale di nascita, a metà degli anni duemila Claudio incontra la birra "di qualità" tra Lombardia (Birrificio Lambrate) e Piemonte (Birrificio San Paolo). Maturata la giusta dose di esperienza, nel 2010 ritorna nella regione natia per dar vita al suo birrificio, a Civita Castellana (Viterbo), nella Tuscia. Con l'aiuto del padre, installa gli impianti in una vecchia fabbrica di ceramiche ed inizia un nuovo viaggio, con l'inaugurazione ufficiale che avviene a settembre 2011; tutte le birre portano i nomi delle strade consolari romane, quasi a testimoniare il viaggio da lui percorso. Cassia è il nome scelto per questa American Pale Ale, dedicata all'omonima arteria che attraversa la Tuscia collegando Roma con Firenze. Di colore ambrato, quasi limpido, ha un cappello di schiuma leggermente ocra, abbastanza fine, dalla media persistenza. All'aroma non c'è l'attesa dominanza di agrumi, come vorrebbe lo stile, ma note erbacee e terrose e di radice, che mettono il pompelmo (molto) in secondo piano; svanita la schiuma emergono sentori medicinali e, più leggeri, di solvente. Purtroppo al gusto le cose non migliorano; la partenza è accettabile, con note di biscotto e leggero caramello, ma appena è il turno dell'amaro è un ritorno sgradevole di medicinale che c'impedisce di terminare il bicchiere. Bottiglia (molto) sfortunata, per quella che - crediamo - sia l'ultima nata in casa Itineris, visto che non è attualmente presente sul sito del birrificio. Al prossimo riassaggio, se ce ne sarà l'occasione. Formato: 33 cl., alc. 5.5%, lotto 22, scad. 04/2013, prezzo 4.00 Euro.
venerdì 19 ottobre 2012
Schneider Weisse Tap X Mein Nelson Sauvin
Weissbierbrauerei G. Schneider & Sohn non è solamente il birrificio di Monaco (e dintorni, visto che il sito produttivo è oggi a Kelheim) che preferiamo ma è anche l’unico, tra quelli “storici”, ad avere introdotto qualche innovazione nelle sue ricette. Dopo la collaborazione con la Brooklyn Brewery, sfociata nella “Tap 5 Meine Hopfen-Weisse” (anche detta Schneider & Brooklyner Hopfen-Weisse) e la ” Tap 4 Mein Grünes” (una doppelbock con cascade), nel 2011 è stata lanciata una nuova serie di birre, prodotte in numero limitato, chiamate “Tap X”. Ne fanno parte la Tap X Mein Nelson Sauvin (brassata con l’omonimo luppolo neozelandese), la Tap X Mein Eisbock Barrique (l’Aventinus Eisbock invecchiata in botti di Pinot Noir) e la Tap X Mein Cuvée Barrique (un blend di Aventinus e Tap X Mein Eisbock Barrique). La Tap X Mein Nelson Sauvin viene prodotta per la prima volta a settembre 2011 per festeggiare il venticinquesimo anniversario di un clienti del birrificio, ovvero la catena degli ABT Cafès; la ricetta prevede malto d’orzo (40%), di frumento (60%), un mix di luppoli tedeschi dall'Hallertau e di Nelson Sauvin. Per la rifermentazione in bottiglia il birraio Hans-Peter Drexler ha usato per la prima volta dal 1872 un ceppo di lievito belga, non di proprietà del birrificio. Il primo lotto del 2011, destinato principalmente all’esportazione, ebbe un grande successo in patria, ben oltre le aspettative del birrificio, spingendoli a replicare la ricetta lo scorso settembre 2012. Il colore è arancio pallido, torbido, con un grande cappello di schiuma bianca, fine e cremosa, dalla buona persistenza. Al naso spiccano forti sentori di banana, fenoli (chiodi di garofano), mela verde, spezie da lievito; onestamente ci aspettavamo un profilo aromatico molto più caratterizzato dal Nelson Sauvin, ed invece per trovarne traccia bisogna andare un po' in profondità , scovando dei sentori un po' aspri di uva che portano un po' di contrasto ad un naso prevalentemente dolce. In bocca si parte con un gusto dolce che richiama l'aroma: banana, frumento, polpa d'arancio; netto miglioramento nella seconda parte della bevuta, dove ti aspetteresti un finale classico da "weizenbock" (banana matura e caramello), dolce, ed invece emerge una bella asprezza vinosa, che conduce ad un finale amaro, corto ma di buona intensità, dove emerge una nota di pompelmo. Si tratta d'una interessante variazione dello stile, anche se onestamente ci aspettavamo una presenza molto più massiccia del luppolo neozelandese, soprattutto all'aroma; il suo uso è discreto e timido, con interventi mirati a portare qualche variazione ed un po' di complessità ad uno stile (weizenbock) classico. Birra che parte un po' in sordina, per sollevarsi con il finale più amaro che ricordiamo di aver mai trovato in una weizenbock; poco evidente anche l'apporto dei lieviti belgi usati per la rifermentazione in bottiglia. Corpo medio, carbonazione corretta, consistenza oleosa, alcool magistralmente nascosto, ottima pulizia; il bicchiere finisce in fretta. Il prezzo è molto poco tedesco (anche in madrepatria); la riberremmo molto volentieri, ma la differenza con una classica Aventinus è enorme e non invoglia senz'altro il riacquisto. Formato: 75 cl., alc. 7.3%, bottiglia 8631, scad. 01/08/2014, prezzo 12.90 Euro.
giovedì 18 ottobre 2012
Oskar Blues Gubna Imperial IPA
Ospitiamo oggi un altro attore storico della craft beer americana; si tratta dell’Oskar Blues Grill & Brew, un brewpub aperto nel 1997 a Lyons, in Colorado da Dale Katechis e sua moglie Christi. L’evento che ci interessa avviene nel 2002, quando alla Oskar Blues decidono di rendere disponibile le proprie birre anche al di fuori del brewpub; abbastanza sorprendentemente, scelgono di distribuire i prodotto non in bottiglia ma in lattina, un formato che i consumatori normalmente abbinano a prodotti “leggeri” e di mediocre qualità. I numeri hanno dato loro ragione. In pochi anni, la loro Dale’s Pale Ale, leggendaria prima craft beer americana in lattina, è diventata la Pale Ale più venduta in tutto il Colorado ed il “six pack” più venduto in tutti glI Stati Uniti, “contagiando” oltre centocinquanta birrifici “artigianali” che oggi offrono craft beer in lattina. Ma alla Oskar Blues l’innovazione è sempre di casa: è di qualche settimana fa la notizia che da Gennaio 2013 le lattine avranno il formato da 568 ml (una pinta reale, 19.2 once) e non più quello attuale di 355 ml (12 once). Nel frattempo al brewpub originale di Lyons si sono affiancati gli impianti produttivi di Longmont (Oskar Blues Brewery) per riuscire a soddisfare tutta la domanda, passata dai 700 barili del 2002 ai 59.000 del 2011. E nonostante la birra di qualità in lattina sia stata da tempo sdoganata, ci sentiamo davvero un po’ “strani” ad avere in mano un “mostro” di double IPA dal 10% di alcool e 100 IBU in lattina. La Gubna Imperial IPA, nasce da una ricetta semplice, con solo tre malti (Dark Munich, North American 2-row e malto di segale) e l’impiego di un solo luppolo, il Summit. E' la prima imperial IPA al mondo disponibile in lattina, ed ottiene un punteggio di 98 su Ratebeer e di 83 su Beer Advocate. E’ di colore arancio ramato, velato, e forma un bel cappello di schiuma fine e cremosa, molto persistente. L’aroma, pulitissimo ed elegante, è completamente dominato dal pompelmo, con qualche sentore di aghi di pino e frutta tropicale in secondo piano; chiudendo gli occhi sembra davvero di annusare una spremuta di pompelmo fresca, appena fatta. Pulito ed elegante. Non c’è molta varietà neppure in bocca; dopo un leggero imbocco di biscotto, il pompelmo prende il sopravvento, affiancato da un nota etilica ben percepibile ma che non costituisce un grosso ostacolo alla bevibilità. Il finale spinge l’accelleratore sull'amaro, ed alla scorza di pompelmo s’affiancano pungenti (e pepate) note resinose, che sconfinano in un lungo retrogusto amaro, molto intenso, con il calore dell’alcool che riscalda sempre di più man mano che la temperatura nel bicchiere si alza. Imperial IPA ben fatta, mostra solidità pur avendo un corpo “solamente” medio; tira fuori i muscoli solamente nel finale, mantenendo per buona parte del suo percorso in bocca una buona morbidezza con una carbonazione moderata. Molto convincente al naso, con uno splendido aroma, fresco e fortissimo, scende un po’ di livello al gusto dove non ritroviamo la stessa pulizia ed eleganza. Rimane comunque un’ottima bevuta. Formato: 35,5 cl., alc. 10%, IBU 100, lotto 23/07/2012, prezzo 2.99 Euro ($ 3.59)
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