mercoledì 2 ottobre 2013

Omnipollo Nebuchadnezzar

Aggiungiamo oggi la Svezia alle nazioni ospitate su questo blog, un paese che stranamente ancora mancava all’appello. Il caso vuole che si tratti di uno svedese-belga, visto che la quasi totalità delle birre della beer-firm Omnipollo vengono prodotte presso l’imprescindibile De Proef. Omnipollo viene fondata nel 2010 a Stoccolma, dall’homebrewer  Henok Fentie; nel 2011 viene raggiunto nel progetto Omnipollo da Karl Grandin, un grafico ed ex art-director della rivista musicale svedese Pop.  Grandin è anche co-fondatore (nel 2000) del marchio di abbigliamento svedese Cheap Monday. Uno sguardo al suo sito personale può meglio illustrarvi i progetti di questo eclettico personaggio. Quindi abbiamo: un homebrewer che si appoggia ad una certezza (De Proef) per la produzione ed un designer con molti agganci commerciali. In men che non si dica le birre di Omnipollo entrano nei bar più trendy di Stoccolma ed iniziano a girare tra i beer geeks scandinavi, tanto che a gennaio di quest’anno questo birrificio-non-birrificio viene eletto dalla community di Ratebeer come il miglior birrificio Svedese del 2012. E’ un paradosso già visto:  basta pensare al fatto che i due migliori birrifici danesi (sempre secondo Ratebeer) sono due beer-firm:  Evil Twin e Mikkeller. Immagine ma anche sostanza. Nebuchadnezzar (ovvero Nabukodonosor ) è una ricetta che Henok Fentie ha portato direttamente dall’homebrewing a De Proef senza nessun (apparente) cambiamento.  De Proef le birre le sa fare, ed anche bene: ecco che questa Double IPA fa incetta di premi. Oro al  Beer &  Whisky Festival di Stoccolma 2012, miglior birra svedese del 2012 secondo Ratebeer, secondo i lettori della rivista Allt om Öl e secondo i membri dello Beersweden Forum. 
L’etichetta abbastanza asettica non ci ha fatto onestamente impazzire ma passiamo, come detto, alla sostanza. Decisamente opalescente l’aspetto, di colore arancio; schiuma impeccabilmente fine e cremosa, biancastra, ottima persistenza.  Naso semplice ma fresco e pulito, tutto giocato sull'attesa alternanza di agrumi (pompelmo e mandarino) e frutta tropicale (mango e papaia). Morbida e soddisfacente in bocca, con un corpo medio ed una consistenza oleosa; la carbonazione è media. Apre con note di crosta di pane e di biscotto, per poi riproporre in piena sintonia con l'aroma il binomio pompelmo-tropicale; affondo deciso sull'amaro nel finale, resinoso e pepato, con qualche nota di scorza di pompelmo. L'alcool dà un gradevole "colpetto" irrobustendo la base maltata e ben interagendo con il pepato/resinoso dei luppoli; questa Nabucodonosor è solida e pulita, e si beve con buona facilità. Chiude secca, con un lungo retrogusto caldo e leggermente etilico che continua nella direzione resina/scorza di pompelmo. Miglior birra svedese? Non abbiamo paragoni per confermarlo o smentirlo; senz'altro è una buona Imperial IPA profumata e ben fatta che però non ci ha fato gridare al miracolo. Bravo De Proef. Formato: 33 cl., alc. 8,5%, scad. 12/2014, pagata 8.17 Euro (Vinmonopolet, Norvegia).

martedì 1 ottobre 2013

Amarcord AMA Mora

Dopo la Bruna, assaggiata in questa occasione, ecco un'altra delle tre rappresentanti della linea AMA di Amarcord, realizzata in collaborazione con Garrett Oliver di Brooklyn Brewery. Il birrificio la descrive come una birra ad alta fermentazione realizzata con un blend di Caffè Pascucci (Rimini) e zucchero di canna Demerara del Malawi. Tra gli ingredienti vi sono malti Crisp Pale, Crystal, Chocolate e luppolo Willamette. Tralasciamo l'oscena iscrizione in etichetta "double malt beer", che probabilmente farà sorridere tutti gli anglofoni, e passiamo al contenuto. Colore ebano scurissimo, quasi nero, lucido, e schiuma beige molto fine e cremosa, che rimane nel bicchiere per diversi minuti. Al naso netto è il caffè, forte ma non molto raffinato, ed in secondo piano emergono sentori di mirtilli, di nocino. zucchero di canna e di cenere. Il caffè "comanda" anche al palato, con un ingresso torrefatto seguito da un passaggio di frutta sotto spirito (prugna disidratata), mentre nel finale invece dell'attesa chiusura amara di caffè e tostature, troviamo un dolce retrogusto di frutta sotto spirito, caldo, morbido ed etilico. Mediamente carbonata, dal corpo medio, si lascia bere con una buona facilità nonostante una gradazione alcolica (9%) abbastanza rilevante, con l'alcool che porta calore solo a fine bevuta.  Sebbene  la bevuta sia  caratterizzata da una leggera acidità, il palato tende a restare un po' appiccicoso e zuccherino dopo ogni sorso. Aroma e gusto puliti, ci pare senza dubbio la migliore tra le varie Amarcord che abbiamo bevuto. Formato: 75 cl., alc. 9%, IBU 28, scadenza e lotto non pervenuti sulla bottiglia, pagata 5,90 Euro (supermercato, Italia).

lunedì 30 settembre 2013

Nøgne Ø India Pale Ale

Con questa India Pale Ale della Nøgne Ø terminiamo, almeno per un po', la serie delle bevute norvegesi; un finale con il botto, per una IPA con un mese e mezzo "di vita" (l'abbiamo bevuta ad inizio settembre) che si è rivelata in tutta la sua freschezza.  Non è certo un segreto l'amore che il birraio Kjetil  Jikiun nutre per le birre americane; il precedente lavoro come pilota d'aereo di linea lo portava spesso negli Stati Uniti ed è proprio là che ha vissuto in prima persona la nascita della Craft Beer Revolution americana ed ha deciso di aprire un birrificio. E questa IPA è dichiaratamente un tributo alle IPA della West Coast, anche se la ricetta prevede l'utilizzo di lievito English Ale; i luppoli sono Chinook e Cascade, i malti Maris Otter, Munich, Caramel e frumento. Colore un po' più scuro delle IPA West Coast, tendente al ramato, e bella testa di schiuma compatta e cremosa, molto persistente. Freschissimo ed elegante l'aroma: pochi elementi, molto ben bilanciati tra loro. Pompelmo, aghi di pino ed un tocco di frutta tropicale (mango, ananas) che emerge man mano che la birra si scalda. Rigorosa e raffinata anche in bocca, con pochi elementi ma al posto giusto: imbocco di biscotto, caramello appena avvertibile, e poi una bella alternanza di pompelmo e tropicale. L'amaro non si fa attendere: è intenso e pulito, mai raschiante, con resina e pompelmo. Quest'ultimo tende a defilarsi nel finale, lasciando il posto ad un retrogusto resinoso, lungo, intenso, molto amaro. E' una IPA asciutta, con l'alcool che si percepisce ma non disturba mai la bevuta. Bottiglia freschissima, grande pulizia, birra che si fa notare non tanto per l'esuberanza ma per il rigore della pulizia e dell'equilibrio. Molto facile da bere e da apprezzare, bevuta che ci lascia assolutamente soddisfatti. Formato: 50 cl., alc. 7,5%, lotto 998-C, imbott. 17/07/2013, scad. 17/07/2015, pagata 5,76 Euro (aeroporto Oslo).

domenica 29 settembre 2013

Bruton Bianca

L’estate ed il caldo sembrano essere ormai un lontano ricordo ma non è solamente con il caldo che si può presentare l’occasione giusta per stappare una leggera biere blanche: un aperitivo, o piatti di pesce non troppo elaborati (una grigliata o un insalata di mare, piuttosto che una sostanziosa zuppa). Non ci era mai capitata tra le mani, l’interpretazione (di matrice belga) di una biere blanche/witbier del Birrificio Brùton.  E’ la penultima birra nata (l’ultima è la pils Eva), chiamata semplicemente Bianca e prodotta tra l’altro con farro IGP della Garfagnana e buccia d‘arancia.  All’aspetto è di colore giallo pallido, opalescente, con una bella testa di schiuma bianca, fine e cremosa ma poco persistente.  L’aroma è fresco e pulito, con sentori di banana, scorza d’arancio, pepe e cereali. Freschezza e leggerezza ritornano anche in bocca, in una birra gradevole al palato che (almeno in questa bottiglia) sacrifica un po’ la vitalità  delle bollicine per privilegiare la morbidezza.  Al gusto c’è una corrispondenza quasi perfetta con l’aroma: prima cereali, banana e polpa dolce d’arancio, una leggera nota acidula rinfrescante, ed un finale amaricante (Northern Brewer) leggermente erbaceo con netta presenza di la scorza d’arancia (o Curaçao).  
Secca ma non troppo (il palato rimane leggermente appiccicoso) è una birra che si beve davvero molto facilmente senza dover per forza penalizzare l’intensità del gusto, come abbiamo purtroppo spesso riscontrato in altre rappresentanti dello stile di riferimento. Bottiglia serigrafata e curiosa dicitura "italian flavoured beer" nel retroetichetta. Formato:  75 cl, alc. 4,5%, lotto 130514BI, scad 14/05/2015, pagata 13,00 Euro (ristorante, Italia).


sabato 28 settembre 2013

Redchurch Hackney Gold

Ritorniamo dopo un po' di tempo a Londra, a ritrovare la Redchurch Brewery che vi abbiamo presentato in questa occasione. Dopo una IPA ed una APA, è il momento di uno stile più tradizionalmente inglese, quello delle Bitter/Golden Ales, in un'interpretazione tuttavia molto poco tradizionale. Il nome non deve trarre in inganno, e questa volta la foto è abbastanza fedele alla realtà; si tratta di una Golden Ale/Bitter che poco ha di dorato. L’aspetto è piuttosto ambrato (carico) e leggermente velato; la schiuma è molto persistente, beige, fine e cremosa. “Generosa luppolatura di Cascade e Nelson Sauvin”, secondo le informazioni del birrificio, ed un naso molto fruttato che apre con mandarino, aghi di pino, kiwi ed in secondo piano sentori di biscotto e terrosi. L’aroma è molto pulito e forte. Netta la virata al palato, dove scompare completamente la componente fruttata per lasciare il posto ad un ingresso maltato di biscotto, leggermente tostato, subito sopraffatto da un amaro molto deciso e ruvido, vegetale, resinoso e terroso.  Questa Hackney Gold non è esattamente un esempio di scorrevolezza: il corpo è medio, la consistenza è oleosa ma è soprattutto l’amaro intenso e poco bilanciato a saturare presto il palato. E’ una birra intensa, che ammalia con un’interessante aroma fresco e fruttato ma che poi picchia duro in bocca. Chiude molto secca, con un finale amaro lunghissimo che batte sempre sugli stessi tasti (vegetale/resinoso/terroso). Da bere in piccole dosi, e non può certo considerarsi un complimento per lo stile di riferimento. Formato: 33 cl., alc. 5,5%, IBU 40, lotto 68, scad. 03/01/2014, pagata 3,48 Euro (beershop, Inghilterra).

venerdì 27 settembre 2013

Røros Hovistuten

Presentiamo oggi un altro risultato del beer hunting norvegese; si tratta della Røros Bryggeri, situata nella omonima cittadina situata non lontano dal confine con la Svezia, nella Norvegia centrale. L'attività viene fondata da Oliver Langen nel 1900 con il nome di Røros Mineralvannfabrikk, ovvero un produttore di soda, bevande analcoliche ed acqua minerale. Nel 1937 la distribuzione si allarga anche alle birre "leggere"; nel 1963 cessa la produzione di bevande la Røros opera unicamente come distributore sino alla chiusura avvenuta nel 1981. La società viene rilevata prima dalla E.C. Dahls Bryggeri che a sua volta venne acquistata, sempre negli anni '80, dalla Ringnes (il maggior produttore industriale di birra norvegese) che dal 1990 è controllato dalla Carlsberg. Come spesso accade, le strategie commerciali delle grandi multinazionali prevedono il mantenimento dei marchi acquisiti ma non degli impianti produttivi. Ecco quindi che la Røros viene dismessa ed acquistata da Jørn Ketil e dal fratello Dag Aadne, entrambi azionisti della vecchia Røros. Oggi Røros è finalmente anche un produttore di birra, con gli impianti che sono stati installati nel seminterrato dell'hotel, ristorante e brewpub Vertshuset. Gli impianti riforniscono di birra solamente il locale sovrastante; le bottiglie distribuite nei supermercati vengono invece prodotte dal birrificio Atna Øl, 130 chilometri più a sud. Solamente tre le tipologie in bottiglia, secondo Ratebeer: una lager, una koelsch e questa Hovistuten che Ratebeer classifica come Amber Ale. Facciamo un tentativo di decifrare l'etichetta, tutta in norvegese, che recita "ispirata alle India Pale Ale ed alle Münchener"; tra gli ingredienti elencati, 2/3 di malto Pale, 1/3 di Münchener, Caramünich, frumento,  luppoli Northern Brewer, Magnum ed Amarillo. Si presenta di colore ramato, opaco; la schiuma è invece biancastra, molto compatta e persistente. Poco pulito il naso: si scorgono sentori di miele, biscotto e cereali, qualche nota terrosa, ma c'è soprattutto un lievito invadente a sporcare la percezione dei profumi. Non è che le cose migliorino al palato: il corpo è leggero, la carbonazione media. Quello che manca è intensità e pulizia, con una presenza di nuovo invadente di lievito. C'è qualche nota di biscotto, una leggera astringenza ed un finale amaro erbaceo con qualche nota di mandorla amara. La scarsa intensità del gusto viaggia a braccetto con una marcata acquosità disegnando uno scenario abbastanza debole e scarso. Non sapevamo cosa aspettarci da un incrocio tra una IPA ed una sorta di Dunkel, ed in effetti questa birra rispecchia perfettamente la nostra assenza di aspettative: non si capisce cosa sia, ed anche quel "non essere" è comunque alquanto mediocre. Formato: 33 cl., alc. 4,7%, lotto R3-04-01, scad. 17/06/2014, pagata 3,70 Euro (supermercato, Norvegia).

mercoledì 25 settembre 2013

Endorama Milkyman

Concludiamo il trittico di assaggi del birrificio bergamasco Endorama con la loro milk stout chiamata Milkyman. Medaglia anche per lei, come per le birre precedenti, al concorso Birra dell'Anno 2011: terzo posto nella categoria 7, birre scure, basso grado alcolico d'ispirazione anglosassone. Ancora di meglio ha fatto quest'anno, ottenendo sempre a Birra dell'Anno l'oro nella categoria 11 (Scure, altafermentazione, basso grado alcolico, d’ispirazione angloamericana). Nonostante la gradazione alcolica da session beer (4,2%), questa Milkyman ha mostrato un'intensità davvero degna di nota. Impeccabile nell'aspetto, ebano scuro, con "un dito" di schiuma color nocciola, fine e cremosa. Intenso e pulito il naso, con profumi di  orzo tostato, caffè, pane nero di segale ed in secondo piano leggeri sentori di cenere e di cioccolato al latte. Il meglio deve però ancora venire: ottima la sensazione palatale, una birra che riesce ad essere al tempo stesso leggera e scorrevole ma anche morbida e rotonda, con un'acquosità perfettamente sotto controllo e una carbonatazione molto contenuta. L'imbocco è di orzo tostato e caffè, seguito da una parte centrale più dolce (caffellatte) ed un ritorno di caffè amaro nel finale. Una bella acidità tiene sempre il palato ben pulito, preparandolo ad un retrogusto che ci ha ricordato un caffè macchiato, ma lievemente affumicato. Praticamente una birra quotidiana: semplice, gradazione alcolica contenuta, facilissima da bere, leggerissima ma intensa al tempo stesso, volendo ci potreste fare tranquillamente anche colazione. Formato: 33 cl., alc. 4,2%, IBU 22, lotto MK8, scad. 30/04/2014, pagata 3,50 Euro (beershop, Italia).

martedì 24 settembre 2013

Nøgne Ø Imperial Brown Ale

Nøgne Ø  e Nørrebro (Danimarca) collaborano assieme alla ricetta e la commercializzano per la prima volta nella primavera del 2006; per un buon periodo viene prodotta sia dai norvegesi (Imperial Brown Ale) che dai danesi (con il nome di Double Knot Brown). Dismessa dalla Nørrebro, rimane oggi solo quella prodotta tutto l'anno dalla Nøgne: qualche cambiamento alla ricetta (ci sembra che le IBU dichiarate siano salite da 26 a 40) ed anche un "downsize" (la Brown Ale "regolare") per il commercio nei supermercati.  Vince l'oro all'AIBA (Australian International Beer Awards) del 2011, con una ricetta che prevede malti Maris Otter, Munich, Brown, Amber e Caramel, frumento maltato, lievito English Ale e, tra i luppoli, Columbus, Chinook ed EK Goldings. Sontuosa all'aspetto, quasi di color tonaca di frate con intensi riflessi rubino; la schiuma è compatta, croccante, cremosa, molto persistente. Il naso è pulito ed elegante, pronunciato ed abbastanza complesso: ti dà il benvenuto con sentori di uvetta, prugne e frutti di bosco, mentre sotto sotto emergono quelli di caramello, cioccolato al latte e zucchero candito. Non è tuttavia un preambolo ad una birra sciropposa e stucchevole. Sontuoso anche l'ingresso in bocca, morbidissimo e vellutato: corpo medio-pieno e poche bollicine. Il gusto ha buona corrispondenza con l'aroma ed un grande equilibrio: il dolce del toffee e della frutta (di nuovo uvetta e prugne) è bilanciato da un leggero amaro di tostatura e note di frutta secca (nocciola?). L'intera bevuta è attraversata da un morbidissimo calore etilico che riscalda e conforta, appaga il bevitore, abbandonandolo ed finale leggermente tostato. Il birrificio la consiglia in abbinamento a (quasi) qualsiasi formaggio ed alla carne grigliata; è effettivamente una birra solidissima e molto ben fatta, estremamente pulita, che ben immaginiamo prestarsi in diversi abbinamenti gastronomici ma che ci siamo altrettanto goduti in solitudine in un  tranquillo dopocena. Formato: 50 cl., alc. 7,5%, IBU 40, lotto 925-B, imbott. 18/02/2013, scad. 17/02/2017, pagata 9,15 Euro (Vinmonopolet, Norvegia).

lunedì 23 settembre 2013

Birrificio del Ducato Vieille Ville 2012

Debutta, se non erriamo, al Villaggio della Birra 2012 la prima  (di nuovo, se non erriamo) saison "brettata" italiana : è la Vieille Ville del Birrificio del Ducato. Per i meno esperti, "brettata" significa che contiene lieviti selvaggi, brettanomiceti: è un po' una delle ultime mode tra i produttori di birra artigianale. Dopo il periodo delle India Pale Ale e delle birre ultraluppolate, ecco che pian piano tra il pubblico si sta diffondendo il morbo del brettanomiceto. Nessuna invenzione, sia chiaro (l'Orval viene prodotta così da sempre) ma piuttosto un ritorno alle origini, quando l'infezione dei lieviti selvaggi nelle birre era una cosa abbastanza comune e comunemente tollerata dai palati dei bevitori dell'era pre-refrigerazione artificiale. E' superfluo introdurre questa birra, anche perchè non potremmo fare meglio di quanto scrive il birraio Giovanni Campari sul sito Del Ducato: "Ricordo che fu una giornata molto intensa, calda e faticosa. Lavorammo duramente dalla mattina presto fino alla sera tardi per finire tutta la birra che c’era nel serbatoio, poiché era la prima volta che imbottigliavamo una birra rifermentata nello stabilimento di Fiorenzuola, dovevamo fare in fretta per non rischiare che gli zuccheri aggiunti alla birra innescassero la rifermentazione ancor prima dell’imbottigliamento. (...) lavorammo tutti di buona lena e senza pause nel caldo e nell’umidità di quella lunga giornata che ci fruttò 2400 bottiglie numerate da 75 cl. Questa birra era una scommessa, una scommessa forse un po’ azzardata. Fin dagli anni della prima adolescenza, quando passavo i pomeriggi con gli amici in birerria, una delle birre che mi segnò profondamente fu l’Orval. Una birra unica nel suo genere, che si distingue dalle altre trappiste per freschezza, rusticità e secchezza, ma soprattutto per quel carattere un po’ inafferrabile di complessi sentori di cuoio, cantina, pelle del salame, crosta di formaggio, ruggine; insomma una complessità notevole che si arricchisce man mano che la birra invecchia in bottiglia, trasformandola e rendendola sempre più interessante ed affascinante. Il segreto di questa meraviglia sta nel lavoro del Brettanomyces, un lievito selvaggio che viene aggiunto alla birra prima dell’imbottigliamento. Sapevo di questa pratica di Orval e volli cimentarmi in questa nuova seppur rischiosa sfida: decisi di brassare una saison base, con una ricetta molto semplice (malto pilsner, luppoli di Poperinge e lievito belga) e rifermentarla aggiungendo un singolo ceppo di Brettanomyces prima dell’imbottigliamento".
Bisognerebbe averne un cartone di Vieille Ville in cantina per aprire periodicamente a distanza di mesi una bottiglia e seguire l'evoluzione del gusto in base all'azione di questi lieviti selvaggi. Purtroppo la non facile reperibilità di questa birra ed il suo prezzo non favoriscono questa pratica; vi consigliamo piuttosto di mettere in cantina qualche bottiglia di più economica Orval se volete divertirvi e fare qualche degustazione verticale come questa.  Delle 2400 bottiglie prodotte nel 2012 del primo lotto di Vieille Ville a noi è toccata la numero 1291. L'aspetto è di colore arancio pallido, opaco, mentre la schiuma è abbondante, biancastra, un po' grossolana e poco persistente. Molto interessante il naso, dove convivono alcuni dei sentori rustici tipici dei "bretta" (sudore, cuoio, acido lattico/yogurt) con note di cedro, mela verde, erbacee e - più leggere - di legno bagnato. Molto scorrevole e fresca in bocca, leggera, non molto carbonata, con il giusto livello di acquosità. Regna un equilibrio quasi miracoloso  tra note di crosta di pane, frutta dolce (albicocca, arancia) ed una spiccata acidità lattica. Se a temperatura bassa si rivela essere una birra molto dissetante e rinfrescante, all'innalzarsi del termometro emerge quasi un carattere vinoso. Chiude ben asciutta, con un finale amaro tra note erbacee, scorza di agrumi ed una leggera nota vinosa. Sorprendente birra, davvero ben fatta e molto versatile, si presta sia a dissetanti e spensierate bevute estive che a una piacevole contemplazione della complessità che si cela dietro la piacevolezza rustica dei primi sorsi. Costasse come una Orval, sarebbe una birra da avere perennemente in cantina o in frigorifero. Un altro grande prodotto da uno dei migliori birrifici italiani. Formato: 75 cl., alc. 6%, lotto 152 11, scad. 12/2018, pagata 11.10 Euro (beershop, Italia).

domenica 22 settembre 2013

Lervig Brewers Reserve Rye IPA

Tutto quello che potevamo dire sulla Lervig Aktiebryggeri lo abbiamo già scritto qui; non rimane quindi che andare dritti al sodo, questa Rye IPA. Fa parte della linea chiamata "Brewers Reserve", ovvero le creazioni più "estreme" del birraio Mike Murphy che affianca la linea classica della Lervig (pils e lager) e quella "Brand" di birre ad alta fermentazione d'ispirazione americana con gradazione alcolica inferiore al 4.7% e distribuite nei supermercati. Le birre della Brewers Reserve nascono su un piccolo impianto pilota utilizzato dal birraio Mike . Nel caso specifico, questa Rye IPA nacque come birra one shot prodotta per il pub Cardinal di Stavanger. Il grande successo riscosso ha però convinto il birrificio a produrla tutto l'anno. La ricetta, oltre a segale, avena e malto, prevede i luppoli Chinook, Centennial a Citra. Ricordiamo un'altra IPA alla segale, la Ryeccomi,  che Mike Murphy ha brassato in Italia assieme al Birrificio Amiata. Gradazione alcolica importante (8,5%), e colore arancio opaco; schiuma bianca, abbondante, cremosa, con buona persistenza. Al naso nessuna esplosione di profumi, ma comunque un bel bouquet pulito ed elegante: aghi di pino, pompelmo, sentori floreali ed in secondo piano una leggera nota rustica di cereali; man mano che la birra si scalda emergono anche sentori dolci di frutta tropicale (ananas, mango). Ottima la morbidezza dell'imbocco, quasi sorprendente, nonostante l'uso della segale: corpo medio, poche bollicine, consistenza oleosa. L'attacco è di cereali, seguito da note dolci di frutta tropicale ed amare di pompelmo; per vedere emergere il carattere un po' ruvido e rustico di una birra alla segale bisogna attendere quasi verso la fine della bevuta, con un'accelerata amara, resinosa ed un po' pepata, ed un bel taglio finale ben secco. L'alcool è molto ben nascosto; non è senz'altro una birra da trangugiare, ma si beve facilmente con un po' di tepore etilico che riscalda solamente il retrogusto. Birra ben fatta, non molto profumata ma molto pulita e gustosa. Formato: 33 cl., alc. 8,5%, IBU +100, scad.  17/06/2015, pagata 6,30 Euro (Vinmonopolet, Norvegia).