UNA BIRRA AL GIORNO

Il materiale di questo blog è protetto dal diritto d'autore e non può essere utilizzato altrove senza esplicito consenso dell'autore. Ogni abuso (incluso il copia&incolla) sarà perseguito.

martedì 13 gennaio 2015

Riegele BierManufaktur Noctus 100

Del birrificio di Augusta/Augsburg  Riegele vi avevo già brevemente parlato in questa occasione, stappando la  “classica “ doppelbock Speziator. Da un po’ di tempo, accanto alla linea di birre tradizionali, Riegele ha commercializzato una serie di cosiddette “birre gourmet” o, per utilizzare il termine tedesco, Brauspezialtitäten; sono arrivate IPA, Porter, Imperial Stout ed altri stili anglosassoni che, fino a qualche anno fa,  quasi nessun birrificio tedesco si sarebbe mai sognato di produrre. Merito (o colpa, a seconda dei punti di vista) della svolta di Riegele è di Sebastian Priller, discendente di quel Sebastian Riegele che nel 1889 acquistò la fabbrica di birra un tempo chiamata Zum Goldenen Roß. 
Dopo gli studi in Economia Aziendale e Management ed una quadriennale esperienza all’estero in una delle tante società di consulenza, nel 2006 Sebastien ha  deciso di tornare in Germania ad occuparsi dell’azienda di famiglia non prima di diplomarsi Beer Sommelier  ottenendo nel 2009 il secondo e nel 2011 il primo posto nel concorso (a me sinora sconosciuto) di Beer Sommelier World Championship. 
Al comando della Riegele, Priller ha dovuto inevitabilmente fare i conti con un mercato domestico ormai cronicamente in calo di volumi:  la sua convinzione è che questo sia un dato di fatto inevitabile,  e vista l’impossibilità a spingere i consumatori a bere di più, diventa piuttosto necessario farli bere “meglio”.  Il che significa birre “speciali”, vendute a prezzi più elevati, che garantiscono al birrificio margini di guadagno più elevati in grado di compensare il calo dei volumi delle birre “tradizionali”. Assieme al birraio Frank Müller, Sebastian Priller lancia così sul mercato una nuova serie di birre che comprende la pilsner Amaris 50, la Weizenbock August 8, la Strong Ale Dulcis 12, la porter Robustus 6, la APA Simcoe 3 e la imperial stout Noctus 100. La missione è quella di convincere ad esempio un consumatore tedesco a bere la nuova Ator 20 (7-8 Euro al litro) piuttosto della Speziator, la storica Doppelbock di Riegele che di Euro al litro ne costa solo tre.  Molto più curata la parte grafica delle etichette rispetto a quelle classiche:  c’è la firma di Sebastian Priller-Riegele, intento ad annusare un calice di birra, mentre sul retro degli intuitivi simboli permettono di capire quello che c’è nella bottiglia: colore, corpo, aroma ed intensità dell’amaro. 
La Noctus 100 viene prodotta con malti Steffi, Caramunich, Pale Chocolate e Dark Chocolate, malto di frumento, orzo tostato e luppoli Mandarina ed Hallertauer Opal. Completamente nera nel bicchiere, forma un bel cappello di schiuma beige fine e cremosa, dalla buona persistenza. Il naso è però tutt’altro che invitante: c’è una leggera presenza di pane nero, leggermente tostato, di mela verde, con un sottofondo etilico. Poca roba. In bocca arriva abbastanza slegata, con una consistenza sorprendentemente leggera/acquosa per una birra dal contenuto alcolico (10%) importante. Le bollicine sono poche, il corpo è medio ed il gusto, dopo un inizio non particolarmente intenso fatto di pane tostato e di caffè, scivola un po’ nel salmastro della salsa di soia. Non resta che registrare una leggera astringenza finale, ed un retrogusto abbastanza corto dove un tiepido calore etilico viene purtroppo di nuovo accompagnato da una leggera presenza di salsa di soia. 
Bottiglia con evidenti problemi e bevuta poco soddisfacente:  meglio affidarsi alle “certezze” delle classica produzione Riegele,  che alla cosiddetta innovazione contrappone un’impeccabile costanza qualitativa. 
Formato:  66 cl., alc. 10%, scad. 13/11/2015, pagata 5.70 Euro (beershop, Germania).   

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio      
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 22:57 2 commenti:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Categories: Brauhaus Riegele, Germania, imperial stout

lunedì 12 gennaio 2015

Birra Perugia / Toccalmatto: Suburbia

Ritorna sulle pagine del blog Birra Perugia, presentatavi in questa occasione. Questa è la volta di Suburbia, una IPA realizzata assieme a  Birra Toccalmatto: è dedicata all’omonimo locale perugino (a Ponte San Giovanni), attivo tra il 1980 ed il 1986. 
Il circolo Suburbia nel suo breve periodo di vita (1980-1986) divenne un significativo punto di riferimento musicale non solo per Perugia: sul suo palco, oltre a numerose band locali, si esibirono anche alcuni artisti i cui nomi (Death in June, Killing Joke, Minimal Compact, Christian Death) faranno provare per lo meno un po’ di salutare nostalgia a chi a metà degli anni ’80 si vestiva di nero ed ascoltava post-punk/dark/new wave. Al locale perugino è stato anche dedicato un libro (“Quelli del Suburbia – Storia di un’amicizia e di un sogno londinese nella provincia umbra”) pubblicato nel 2009.
Potete divertirvi anche voi a riconoscere tutti i frammenti di foto, copertine e poster dell’epoca che costituiscono il collage in bianco e nero dell’etichetta: Clash, Sex Pistols, Joy Division, Siouxie & The Banshees, U2.  E se vi state chiedendo perché una simile birra sia nata da una collaborazione tra Birra Perugia e Toccalmatto, che si trova a Fidenza, la risposta è abbastanza semplice:  Bruno Carilli , fondatore di Toccalmattto, è di origini umbre ed oera tra quelli che frequentavano il Suburbia durante gli anni facoltà di Agraria a Perugia. 
Il tributo al locale  che veniva definito  “un sogno londinese nella periferia umbra degli anni ’80”  non poteva che guardare al Regno Unito: la scelta dei birrai è stata quella di una ricetta che utilizza un solo tipo di malto (Maris Otter) ed un solo luppolo inglese (East Kent Goldings). Una birra fatta con “tre accordi“ che a sua volta riflette la natura della musica post-punk, spesso basata su pochi (power) chords.     
Lasciate subito da parte le aspettative di trovarvi nel bicchiere la solita IPA ruffiana, tropicaleggiante e fruttatissima, come ormai ci ha abituato la moda. Suburbia tiene probabilmente fede al locale al quale è dedicata ed alla musica di quel periodo: pochi fronzoli ed orpelli, pochissime concessioni a quello "che va di moda". Te la trovi nel bicchiere di colore oro antico con riflessi ramati, mentre la schiuma, biancastra, è molto compatta, cremosa e molto persistente.  Nonostante il dichiarato dry-hopping, l’aroma non è molto pronunciato e un po’ sottotono: dominano le note vegetali, a tratti resinose, con qualche sfumatura di terriccio umido e, defilatissima, di marmellata d‘agrumi.  Molto gradevole la sensazione palatale, con un motuhfeel morbido e poche bollicine, corpo medio, quasi in contrasto con un gusto che, se si eccettua il rapido ingresso di biscotto ed una suggestione di caramello, vira subito sull’amaro senza fare sconti.  L’intensità che latitava un po’ al naso si manifesta invece in bocca nella forma di note vegetali e resinose, intensificandosi ulteriormente in un finale quasi balsamico che procede nella stessa direzione. Il risultato è – credo – una birra volutamente “dura”, capace di risvegliare un palato assopito da IPA ormai sempre più dolci e macedonie di frutta: un po’ come il postpunk intendeva risvegliare le orecchie assuefatte alla disco music degli anni ’70.  Suburbia probabilmente lascerà un po’ interdetto chi è ormai abituato al gusto dei luppoli americani, o a quelli oceanici, che hanno ormai monopolizzato le ricette delle moderne IPA;  qui c’è invece una buona ed intensa interpretazione – ormai sempre più difficile da trovare – di una India Pale Ale inglese, fedele allo slogan “I don't Care” (me ne frego) incarnato dalla rivoluzione post-punk. 
Doveroso ringraziamento finale a Birra Perugia per avermi inviato la bottiglia da assaggiare. 
Formato: 33 cl., alc.  6.2%, lotto 4014, scad. 10/2015.


NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio   
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 22:25 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Categories: Birra Perugia, Birrificio Toccalmatto, india pale ale, italia

domenica 11 gennaio 2015

Beavertown Quelle Saison

Terzo appuntamento con il birrificio londinese Beavertown, dopo Black Betty e Smog Rocket. Nata a Gennaio 2014, Quelle è una saison dal contenuto alcolico molto modesto (4.1%), effettivamente al di sotto di quelli che normalmente sono i parametri dello stile.
La Quelle nasce nello stesso periodo in cui Beavertown sta rivisitando la ricetta dalla Neck Oil, nata come una classica bitter inglese e poi trasformatasi in una Session American IPA; l'utilizzo del lievito French Saison ha portato parallelamente alla nascita di una Saison abbondantemente luppolata e "sessionabile", da poco disponibile anche in lattina. Sottoposta ad un pesante restyling l'etichetta, oggi completamente diversa da quella del primo lotto realizzata da Philippe Farmer e maggiormente rappresentativa di una birra proveniente dalla campagna vallona. 
Nel bicchiere è di color oro pallido - quasi paglierino - appena velato; l'abbondante cappello di schiuma è quello che ci si aspetta da una saison: bianchissimo, quasi pannoso e molto persistente. L'abbondante dry-hopping dichiarato in etichetta monopolizza la scena dell'aroma e la speziatura del lievito saison è davvero rilegata in un remoto angolo: c'è piuttosto una fresca (e ruffiana) macedonia di frutta composta da limone, cedro, ananas, melone bianco, pesca e litchi.
In bocca è molto leggera, con una pronunciata leggerezza di corpo che ne rappresenta croce e delizia. Il gusto è molto meno ruffiano e coinvolgente dell'aroma, e dopo un rapidissimo ingresso maltato (crackers) c'è un passaggio a vuoto con una debolissima presenza fruttata (agrumi, tropicale)  e la bevuta, corta, è già arrivata all'amaro finale, con note terrose, erbacee e soprattutto zesty. Sparita dal bicchiere in pochissimo tempo, pulita e profumatissima, mostra un grande potere rinfrescante e dissetante ma onestamente non ha molto di una rustica e ruspante saison belga. Se tuttavia cercata una birra da bere con grande facilità per dissetarvi in una calda giornata estiva, eccovi una buona opzione, disponibile anche in una comoda e pratica lattina.
Formato: 33 cl., alc. 4.1%, lotto 0040, scad. 13/02/2015, pagata 4.00 Euro.nertow


NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio   
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 20:47 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Categories: Beavertown, inghilterra, saison

venerdì 9 gennaio 2015

Ursus Black

Delle comunità straniere presenti nel nostro paese, quella rumena è la più numerosa: normale quindi che i supermercati inizino ad offrire una piccola selezioni di prodotti per chi oggi risiede nel nostro paese. Tra i prodotti rumeni che trovate sugli scaffali, c’è anche la birra. Onestamente non conosco la scena brassicola rumena e non so se ci sia anche lì qualche interessante produttore artigianale. Ovviamente per il momento in Italia sono arrivati solamente i prodotti industriali, spesso disponibili in curiose/inquietanti (per noi) bottiglie di plastica da due litri. 
Per la mia prima esperienza con la birra rumena mi sono affidato a Ratebeer; delle diverse etichette disponibili sullo scaffale, l’unica che sembrava riscuotete un certo apprezzamento da parte di chi l’aveva provata era questa Black della Ursus Breweries.  
L’inizio della produzione di birra nella città rumena di Cluj sembra risalire all’inizio del diciottesimo secolo, grazie ad un ordine di Gesuiti che furono poi espulsi dalla città nel 1773: il monastero, ed il birrificio annesso, finirono sotto il controllo della chiesa di Roma.  Bisogna attendere l’inizio del ventesimo secolo per avere un imprenditore – tale Frigyes Czell – inaugurare la prima vera moderna fabbrica di birra a Cluj; nel 1927 Czell mette in piedi anche un secondo stabilimento a Manastur, cedendolo poco tempo dopo l’apertura.  Nel 1929 la URSUS Fabrica de Bere S.A viene infatti scorporata dalla Frigyes Czell si Fiii Grupa Dr. Wilhelm Czell SA e viene acquisito da un altro produttore transilvano, la Turda Brewery. Nel 1948, al termine del conflitto, la Ursus viene ovviamente statalizzata, rimanendolo sino al 1989:  con la caduta di Nicolae Ceaușescu, il birrificio fu la prima compagnia pubblica rumena ad essere offerta per la privatizzazione e l’occasione fu subito colta dal gigante multinazionale Sab Miller che l’acquistò nel 1990:  il resto è la solita storia fatta di acquisizioni di piccoli marchi nazionali allo scopo di eliminare i concorrenti. 
Nel 1996, la Ursus fu la prima birra in lattina ad essere distribuita in Romania, e nel 2009 la Sab Miller decise di rimuovere il nome della città d’origine (Cluj) che era sempre stato ben in evidenza sull’etichette delle birre.  A seguito di uno studio di mercato, era infatti emerso che ai consumatori non interessava tanto sapere il luogo d’origine ma piuttosto il tipo di birra (Black, Premium, etc etc..); la decisione arrivò “casualmente”  proprio dodici mesi prima dell’annuncio della chiusura dello stabilimento di Cluj, dichiarato non più redditizio e troppo costoso, dove la Ursus veniva prodotta da un secolo. Oggi il maggior stabilimento produttivo si trova a Timisoara, dove oltra alle Ursus vengono prodotti, per il mercato locale anche i seguenti marchi posseduti da Sab-Miller:  Timisoreana, Ciucas, Azuga, Stejar, Redd's, Peroni Nastro Azzurro, Pilsner Urquell and Miller.   
Ursus Black, quindi ?  E’ una Schwarzbier che Ratebeer  elegge a “miglior birra rumena” con un punteggio di 78/100. Al secondo posto trovo una Hefeweizen (Terapia Platin)  di un microbirrificio curiosamente chiamato Clinica de Bere, ed al terzo posto di nuovo un’industriale, la Silva Strong Dark Beer, marchio del portfolio Heineken.
All’aspetto è di color marrone scurissimo, con una compatta testa di schiuma beige, cremosa e molto persistente. L’aroma è abbastanza semplice ma pulito, con dominanza di pane nero (pumpernickel) al quale s’affiancano sentori di cereali e ciliegia sciroppata.   Morbida e gradevole in bocca, con poche bollicine ed un corpo tra il medio ed il leggero, Ursus Black apre con una bella intensità amara fatta di pane nero tostato e qualche traccia di caffè. La bevuta procede poi addolcendosi gradualmente (caramello e prugna disidratata) ma perdendosi un po’ per strada, con l’intensità che viene a tratti inghiottita dall’acqua.   L’amaro iniziale viene bilanciato da una forte componente zuccherina che lascia il palato un po’ troppo appiccicoso, e neppure la chiusura risulta molto elegante, con un vago ricordo di gomma bruciata ad accompagnare le leggere tostature, il caffè e la suggestione di cioccolato amaro. La bevuta è tutto sommato onesta, abbastanza pulita, e poco impegnativa: parliamo di un prodotto industriale che in patria suppongo venga venduto ad un prezzo molto basso, ma che anche in Italia mantiene secondo me un buon rapporto qualità prezzo. Se la vedete su qualche scaffale, il consiglio è di provarla. 
Formato: 50 cl., alc. 6%, lotto 14:13/6, scad. 29/06/2015, pagata 1.99 Euro (supermercato, Italia).


NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio   
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 22:51 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Categories: birra industriale, Romania, schwarzbier, Ursus Breweries

giovedì 8 gennaio 2015

Glazen Toren Canaster Winterscotch

Le feste sono purtroppo già un ricordo ma c’è ancora tempo per qualche bevuta natalizia o per lo meno “invernale”:; dal Belgio, ecco la proposta invernale del birrificio De Glazen Toren, aperto nel 2004 da Jef Van De Steen, Dirk de Pauw e Mark De Neef  e che ha quindi festeggiato nell’anno appena concluso il suo decimo compleanno. Il birrificio della “torre di vetro”  si trova in un piccolo edificio, simile ad una casa, nel sobborgo Erpe-Mere di Aalst, una trentina di chilometri ad ovest di Bruxelles, nella strada (Glazentorenweg 11) dalla quale prende il nome. La commercializzazione partì ufficialmente nel giorno di San Martino del 2004, con tre birre: la Saison d’Erpe Mere,  la Tripel Ondineke e – visto il periodo – una scotch ale invernale chiamata Canaster.  Tuttora disponibile, se non erro, dall’11 novembre all’11 febbraio, deve il suo nome ad un sonetto (?) del folklorista e letterato Petrus Van Nuffel   che nel 1908 decantava una birra prodotta ad Aalst dal monastero dei Carmelitani: Men mogt hun bier wel roemen / Dat Canaster plagt te noemen  /  Het was drincken ende spijs / Selfs voor eene lange reps 
Bottiglia d a 75 cl. incartata, come tutta la produzione Glazen Toren: grafica natalizia con fiocchi di neve ed un’abbondante nevicata a ricoprire il tetto della casa-birrificio, con l’enorme bollitore all’interno che si tinge di rosso “festivo”. 
Molto bella anche la birra nel bicchiere, con delle intense sfumature che vanno dal rosso rubino al marrone scuro; la schiuma, beige, è cremosa e compatta ed ha una buona persistenza.  L’incontro con questa bottiglia di Canaster è piuttosto timido: naso chiuso, molto poco intenso, a fatica emergono i profumi della liquirizia, dell’amaretto e della frutta secca (mandorla, noce?), mentre man mano che la birra si scalda si fa sempre più evidente la presenza di mela verde. In bocca stupisce per la quasi assenza di bollicine: il corpo è medio, la consistenza è watery e la sensazione palatale non è purtroppo quella da “winter warmer”.  In bocca passano in rassegna liquirizia, toffee e biscotto, con lievi tostature ed una leggerissima presenza di prugna; la bevuta è però un po’ slegata e la bassissima carbonazione non l’aiuta certo a risollevarsi. Chiude con un’astringenza a tratti fastidiosa, ed un finale leggermente amaro di frutta secca. Resta da annotare una poco piacevole eccesso di mela verde anche al palato, soprattutto quando la birra si scalda. Esperienza poco positiva, purtroppo, e birra da ritrovare in condizioni migliori, magari al prossimo inverno. 
Formato: 75 cl., alc. 8.7%, lotto 25/10/2014, scad 25/10/2016, pagata 7.00 Euro (beershop, Italia).


NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio   
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 22:42 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Categories: belgio, Kleinbrouwerij De Glazen Toren, natalizia/christmas, scotch ale

mercoledì 7 gennaio 2015

A.D. 2014: un anno di UBAG

Da un paio d'anni è diventata una simpatica consuetudine iniziare il nuovo anno del blog ripassando velocemente in rassegna quanto è stato bevuto in quello appena terminato divertendosi un po' a giocare con i numeri. Per comodità, riporto qui i link ai precedenti riassunti del 2012 e del 2013.      
Doveroso iniziare sempre con alcune precisazioni: queste "classifiche" non sono una lista di buoni e di cattivi e non vogliono tanto meno essere una guida alle migliori o alle peggiori birre del mondo. Mi tocca assegnare un "voto" alle birre (cosa che non trovate mai nei post che vengono pubblicati quasi quotidianamente) solo per comporre le graduatorie e per ricordare la piacevolezza di una bevuta. Questo non è un concorso, io non sono un giudice e non giudico l'appartenenza allo stile: se una birra è fuori stile ma è buonissima, riceverà comunque un'elevata valutazione. Il "voto" dato riguarda esclusivamente la bottiglia in questione, della quale riporto sempre lotto e/o scadenza; se una birra manca nella graduatoria, è semplicemente perché non l’ho bevuta nel corso del 2014.  

Inizio come sempre con qualche dato generale: anno "record" di bevute, con 309 birre; nel 2013 erano state 269 e nel 2012 furono 293. In termini più concreti, si tratta di 139,58 litri ovvero 38 cl. al giorno. La media della percentuale alcolica in volume delle birre bevute è stata di 7.3% leggermente più elevata di quella degli anni scorsi (7.0%).  
Ancora una volta (terzo anno di fila) è la categoria delle INDIA PALE ALE quella ad essere stata maggiormente ospitata nel corso dell'anno appena conclusosi: 53 volte contro le 30 del 2013 e le 41 del 2012. Al secondo posto BELGIAN STRONG ALE (31 birre),  IMPERIAL STOUT (26) e SAISON (24). Giocando in casa, l’Italia si conferma di nuovo la nazione più rappresentata con ben 111 birre, ovvero una su tre; seguono gli Stati Uniti con 52, e la grande tradizione europea: Belgio (33), Inghilterra (29), Germania (28). Dominio Italia anche nella classifica "birrifici": quelli ospitati più volte sono stati Menaresta, Settimo, Toccalmatto, Brewfist ed Extraomnes, cinque volte ognuno (senza considerare eventuali collaborazioni). Tra gli stranieri, si posiziona in alto To Øl, onnipresente sullo scaffali dei beershop italiani, con cinque birre; devo anche menzionare quattro volte sia Fantome che l'americano Firestone Walker.  

Passiamo alle graduatorie, partendo da quella più interessante.
Quali sono le birre bevute nel 2014 che mi sono piaciute di più? Eccole qui (cliccate sulla tabella per una miglior visualizzazione).        





















Ex-equo al primo posto (45/50) tre americane ed una belga: le prime sono purtroppo abbastanza difficili (se non impossibili) da reperire in Italia, mentre la Saison d'Epeautre la potete trovare o far ordinare dal vostro beershop di fiducia. Un gradino più sotto due grandi classici belgi, Orval (2014, non 2010 come riportato in tabella) e Saison Dupont, due birre che si trovano facilmente senza doversi svenare: per bere davvero bene, basta davvero poco: smettere di correre dietro all’ennesima novità e andare sul sicuro.
Segnalo l'ottimo risultato di Buxton, con birre di ottima qualità che sono arrivate in Italia ancora freschissime: la freschezza è sempre uno dei fattori determinanti nella piacevolezza di una bevuta, ed ecco che il birrificio inglese piazza due birre ai primi posti di questa divertente classifica.
Di queste "migliori" 24 birre, dieci sono americane, quattro belghe ed italiane, tre canadesi, due inglesi ed una norvegese.  Ci sono ben sei Saison, che non nascondo essere il mio stile brassicolo preferito, tre Imperial Stout e tre Belgian Strong Ales. Ma se guardiamo i produttori (il dato include anche le beer-firm), è l'italiana Extraomnes a piazzare ben tre birre in questi primi ventiquattro posti.
Non posso quindi che proclamare "birrificio dell'anno" per il blog Una Birra Al Giorno la creatura di Luigi "Schigi" D'Amelio, oltretutto già vincitore nel 2013 del titolo di Birraio dell'Anno.


Se guardiamo esclusivamente all'interno dei nostri confini, ecco le sedici birre bevute nel corso del 2014 che mi sono piaciute di più:    



Detto del "trionfo" di Extraomnes (tre birre nei primi quattro posti), va segnalato l'ottimo debutto di Vento Forte, giovanissimo birrificio laziale che infila due birre in questa "Top 16", entrambe valorizzate dall'averle bevute freschissime. Non fa molto clamore invece la presenza degli ottimi birrifici Barley (secondo posto) e LoverBeer (due birre nelle prime sedici): le loro produzioni non proprio a buon mercato (siamo oltre i 20 Euro/litro) sono tuttavia delle belle soddisfazione che ci si può concedere ogni tanto. Menzione anche per il birrificio veneto Birrone, con uno stile (Schwarzbier) che non bevo spesso e che non è molto popolare, e per la session beer Hop Art 03 del Birrificio Rurale. Benissimo anche Birra Del Borgo, con una IPA collaborativa che sono riuscito a bere molto fresca, e una più impegnativa (e costosa!) Equilibrista.  

Ma diamo anche uno sguardo veloce alle birre che mi sono piaciute di meno:  


Non sorprende che l'ultimo posto sia occupata da una birra industriale, a pari merito con una ben più costosa IPA artigianale francese, un paese dove sta prendendo piede una "craft beer revolution" che si porta dietro gli inevitabili alti e bassi di birrifici attivi da pochi anni. L'Italia è comunque ben rappresentata: a parte il caso Elav, presente con quella che si potrebbe definire una "bottiglia sfortunata" (che denota però una costanza produttiva non eccellente), nel nostro paese sono ormai presenti oltre 800 soggetti che commercializzano birra, producendola o facendosela produrre. Non tutti partono solo quando hanno raggiunto un livello di qualità elevato: spesso ci si butta in questa avventura con poca esperienza e, nei primi anni, si paga il dazio della giovine età e degli inevitabili errori.
Trovate ormai la cosiddetta "birra artigianale" quasi ovunque, e purtroppo sempre a prezzi alti: diventa quindi indispensabile saper scegliere, indirizzando il proprio portafoglio verso la qualità e non verso la novità. Io stesso qualche anno fa cercavo di assaggiare qualsiasi cosa "nuova", ma i produttori in Italia erano meno della metà di quelli odierni: oggi difficilmente acquisto una birra di un produttore a me sconosciuto senza prima cercarne qualche informazione o qualche riscontro positivo.  

Continuiamo a parlare di soldi ? Sì, perché la cosiddetta birra "artigianale" costa molto, soprattutto in Italia: nel 2014 il costo medio di ogni bevuta è stato di 5.43 Euro, leggermente inferiore all'anno scorso (5.85 €). Il costo medio al litro del 2014 è stato di 12,01 Euro, praticamente identico al 2013 (12,23 €). Moltiplicate 5 euro per 300 volte e avrete il "conto finale": molto diverso sarebbe l'esborso per un appassionato belga, tedesco o anche americano, soprattutto per quel che riguarda le birre "quotidiane" prodotte nel proprio paese. Se all'estero è possibile bere bene a 3 euro al litro, in Italia nella migliore delle ipotesi (e siete molto fortunati!) la cifra va raddoppiata: e sto parlando di birre da bere tutti i giorni: le birre "speciali" hanno un costo elevato anche all'estero, ma non credo che nessuno di voi beva quotidianamente una imperial stout passata in botti di bourbon.
Ogni volta che vado all'estero strabuzzo gli occhi nel vedere le birre italiane vendute allo stesso prezzo (se non più basso) che in Italia; in Germania riesci ad acquistare una birra belga da 33 cl. a meno di due Euro, e una inglese da 50 cl. a meno di 3 Euro. In Italia ci sono più tasse, più balzelli e burocrazia, ma possibile (supermercati a parte) che non si trovi (quasi) nessuna bottiglia belga da 33 cl. al di sotto dei 3 Euro e (quasi) nessuna bottiglia inglese da 50 cl. al di sotto dei 5 Euro?  E’ sempre colpa dello Stato e delle tasse?  O il sistema dei prezzi italiani si è ormai tarato sui 10/12/15 Euro al litro, per le birre di fascia "bassa", semplici, qualunque sia la loro provenienza e qualunque sia il loro costo all'origine ?  

Detto questo, ecco le bevute più esose dell'anno scorso:


Tre birre scandinave nella Top Ten, tutte acquistate da me in Norvegia, paese dove vige un regime di tassazione sugli alcolici particolarmente severo. Non la scegliete come meta per vacanze dichiaratamente "birrarie": i costi sono quasi insostenibili, e troverete molte di quelle birre in Italia ad un prezzo inferiore. Molto ben rappresentati anche gli Stati Uniti, con cinque birre su dieci: due Lost Abbey barricate a oltre 35 Euro/litro (prezzo USA), un'Almanac anch'essa barricata ed altre due esose importazioni italiane (Brash e Jester King).
Per rifarvi gli occhi, ed il portafogli, prendete la macchina e guidate in direzione nord, oltrepassando le alpi:



Monopolio tedesco per le birre meno care, alcune anche di ottimo livello, con l'unica eccezione dell'americana Lagunitas, un birrificio che in California ha davvero un eccezionale rapporto qualità-prezzo e che va ad equilibrare le esose produzioni barricate di Lost Abbey.    

L’ultima “classifica” è, come di consueto, quella delle birre più alcoliche bevute:



Per terminare eccovi una rapida carrellata dei "migliori" per le principali categorie bevute, la lista potrebbe esservi utile se dovete fare qualche acquisto. La classificazione è sempre quella stabilita da Ratebeer, nel bene o nel male.

- miglior AMBER ALE (su 6 birre bevute nell'anno): Reset di Birrificio Rurale (35/50)
- miglior AMERICAN PALE ALE (15): Cascade di Vento Forte (43/50)
- miglior BELGIAN ALE (17):  Orval (44/50)
- miglior BELGIAN STRONG ALE (31):  Kerst Reserva 2011 di Extraomnes (44/50)
- miglior BLACK IPA (10): Imperial Black di Buxton (44/50)
- miglior DOPPELBOCK (4): Aecht Schlenkerla Eiche di Brauerei Heller (41/50)
- miglior DOUBLE IPA (18): Wyoming Sheep Ranch di Buxton e Hoparillo di Knee Deep (43/50)
- miglior GOLDEN ALE (9): Taras Runa di De la Senne/Montegioco e Brand X di Crouch Vale (42/50)
- miglior IMPERIAL STOUT/PORTER (31): Speedway Stout di Alesmith (45/50)
- miglior INDIA PALE ALE (53): Moralitè di Dieu Du Ciel/The Alchemist (44/50)
- miglior SAISON (24): Saison Brett 2014 di Boulevard (45/50)
- miglior STOUT/PORTER (19): Aphrodisiaque di Dieu du Ciel (43/50)
- miglior TRIPEL (7 birre): Quis Hoc di Birrificio Settimo (40/50).
- miglior SOUR/WILD/ACIDA (4): Farmers Reserve Citrus di Almanac (43/50)

Prima di lasciarvi - come ogni anno - i link alle liste complete, un semplicissimo consiglio per orientarvi in un ipotetico acquisto:
- oltre i 35 punti: birre che vale proprio la pena di comprare, se le trovate.
- meno di 24 punti: birre che ho trovato con grossi problemi o che, se a posto, proprio non mi sono piaciute e che personalmente non ricomprerei.

Ecco tutto il 2014 in lista:
-  ORDINATA PER PUNTEGGIO DECRESCENTE
-  ORDINATA PER BIRRIFICIO
-  ORDINATA PER STILE


Stanchi di tutti questi numeri?  Da domani si ricomincia a bere, dando il via al 2015 di Una Birra Al Giorno!
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 22:21 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Categories: statistiche

domenica 28 dicembre 2014

Nøgne Ø Dark Horizon 4th Edition

E siamo arrivati all'ultima birra del 2014, dopodiché il blog si prenderà una breve pausa defaticante e tornerà attivo con il nuovo anno. Mi sembra  giusto chiudere l'anno in bellezza, approfittando delle festività per stappare una di quelle bottiglie che hai in cantina e che lasci sempre in attesa di un occasione speciale. Il freddo è (finalmente) arrivato e la scelta è caduta su una sostanziosa Nøgne Ø: si tratta della Dark Horizon numero 4, forse la birra più "famosa" del birrificio norvegese fondato nel 2002 da Kjetil Jikiun, ma la cui maggioranza (54%), da novembre 2013, è detenuta dalla Hansa Borg Bryggerier, il secondo maggior produttore norvegese, e non stiamo parlando di "craft" ma di marchi piuttosto commerciali come Hansa, Waldemars, Borg. L'Hansa Borg ha anche la licenza di produrre per il mercato domestico l'Heineken. A voi decidere se considerare ancora Nøgne un produttore artigianale o no.
In sala cottura nulla è cambiato, per il momento: vi è ancora Kjetil Jikiun, l'ex pilota della Scandinavian Airlines con l'hobby dell'homebrewing; il suo lavoro lo portava di frequente negli Stati Uniti, ed è là che Kjetil fu contagiato dalla craft beer revolution al punto da mollare gli aerei ed aprire un microbirrificio.
E sono proprio gli Stati Uniti l'ispirazione dietro alla nascita della Dark Horizon: Kjetil voleva infatti realizzare qualcosa di simile alla Mephistopheles Stout della Avery, una massiccia imperial stout. La prima edizione di sole 6000 bottiglie numerate viene realizzata nel 2007 e diventa in poco tempo un ricercato oggetto di culto per i beer-geeks e per i beer-raters scandinavi, regione in cui le imperial stout vanno fortissimo.
La Dark Horizon, commercializzata in un scatola dal design molto ricercato, è stata poi replicata nel 2008 e nel 2010, con alcune leggere modifiche. Kjetil aveva ideato la prima versione come una birra "globale": ispirazione statunitense, malti inglesi, bottiglie di vetro tedesche, zucchero Demerara dall'isola Mauritius, luppoli dal Pacifico, ceppo di lievito canadese e caffè colombiano. Ad una massiccia imperial stout, inizialmente fermentata con un "normale" lievito ad alta fermentazione, vennero poi aggiunti una mezza tonnellata di zucchero Demerara, estratto di caffè fatto in casa e lieviti da vino. Il risultato (37° P, 75 IBU, 16% alc./vol.) ottiene l'oro alla World Beer Cup 2008 di San Diego, nella categoria 12: "Other Strong Ale or Lager",  in concorrenza con altre 28 birre. Una categoria molto "aperta", visto che l'argento andò alla Double Pilsner della Odell.  Imperial Stout vs. Pilsner ?
Nell'agosto 2012 viene prodotta la quarta (ed ultima, sino ad oggi) edizione della Dark Horizon, che è poi commercializzata nella primavera 2013 in un'elegante confezione triangolare di cartone, con la bottiglietta incartata di viola all'interno.
Assolutamente nera, riesce a malapena a formare un dito di schiuma nocciola un po' grossolana e poco persistente, ma per una birra dal tenore alcolico così elevato non c'era d'aspettarsi molto di più. L'aroma è complesso, dolce e forte, e privilegia l'opulenza piuttosto che l'eleganza: passano in  rassegna caffè, orzo tostato, cenere, tabacco, prugna, uvetta, liquirizia, rum e fruit cake. Al palato il corpo è meno pieno del previsto, sconfinando quasi nel medio; è praticamente piatta, non fosse per una finissima effervescenza che però non riesce ad emergere dalla grande viscosità di questa birra, che avvolge il palato con una morbida carezza quasi in contrasto con l'intensità e la potenza del suo gusto. Il percorso in bocca inizia molto dolce di uvetta, prugna, datteri, fruit  cake, more e mirtilli; proprio quando inizi a pensare che sia troppo dolce, ecco che la Dark Horizon trova il suo equilibrio, grazie ad un evidente ma non invadente calore etilico ed all'acidità e all'amaro del caffè. La birra è massiccia ed impegnativa, ma si sorseggia senza troppi sforzi: alcool, caffè amaro e frutta dolce sono molto ben amalgamati tra di loro, e sono anche i protagonisti di un retrogusto praticamente infinito, morbido e caldo. Non so come sarà questa birra tra qualche anno quando il caffè sarà definitivamente scomparso: il rischio di un naufragio nel dolce è davvero concreto: se anche voi ne avete una bottiglia in cantina in attesa di una buona occasione per berla, il consiglio è di non far passare troppi anni. Al momento attuale Dark Horizon è ancora una gran bella bevuta, che impegna ma regala belle soddisfazioni, bevendola con calma dopocena, in poltrona, sul divano e potete aggiungere tutte le altre stereotipate immagini "meditative" che vi vengono in mente (caminetto? davanti alla finestra mentre fuori nevica?). Il formato da 25 cl. è quello giusto, considerato il contenuto alcolico: terminata la bottiglia, non ho avvertito la necessità di berne ancora. Potreste accompagnarla anche ad un pezzetto di cioccolato fondente (andate dal 70% in su), ma è una birra così sostanziosa e densa che si può quasi considerare lei stessa un dessert.
Apro una parentesi sul prezzo: non so se qualche bottiglia sia mai arrivata in Italia ed  a che prezzo, ma in Norvegia, dove gli alcolici sono molto cari, viene venduta a 52 Euro al litro. La domanda inevitabile che ti poni a fine bicchiere è: "ne vale la pena"?  La risposta arriva subito, nonostante la birra ispiri la cosiddetta meditazione: "no".
Formato: 25 cl., alc. 16%, IBU 100, lotto 857/858, 22/08/2012, scad, 22/08/2022, pagata 13.16 Euro (Vinmonopolet, Norvegia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 19:01 2 commenti:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Categories: imperial stout, Nøgne Ø, norvegia/norway

venerdì 26 dicembre 2014

Almond 22 Christmas Cru

Si chiama Christmas Cru la proposta natalizia del birrificio abruzzese Almond '22, guidato dal 2003 dal birraio Jurij Ferri. Il nome scelto rimanda ad un altra produzione Almond, la Grand Cru, della quale questa birra natalizia ne è una più robusta variazione. 
Se non erro veniva solitamente prodotta con mosto cotte di uve Montepulciano d'Abruzzo, mentre l'edizione 2014 ha visto l'utilizzo di miele di Stachys, zucchero candito e spezie.
Nel bicchiere è di colore ambrato, con qualche sfumatura arancio, velata; molto bella la schiuma, ocra, fine, compatta e cremosa, dalla buona persistenza. Al naso è proprio il miele in bella evidenza, assieme ad una elegante e delicata speziatura dove s'affacciano sentori di coriandolo e zenzero, soprattutto; in secondo piano curaçao, biscotto, canditi (cedro, arancia) e zucchero candito. Gradevolissima e morbida in bocca, riesce ad essere avvolgente pur mantenendo un grande scorrevolezza e facilità di bevuta: il corpo è medio, le bollicine sono poche e - secondo me - qualcuna in più sarebbe stata meglio. Il gusto non nasconde il suo voler essere marcatamente dolce e festivo, accompagnando la speziatura con un contorno di biscotto e caramello, miele, frutta sciroppata (albicocca), arancia e cedro candito: c'è comunque una leggera acidità a bilanciare la bevuta, che risulta sempre molto equilibrata. 
Anche la presenza dell'alcool (9.5%) è tenuta sotto controllo con grande maestria: il guinzaglio viene sciolto solo quando necessario, ovvero nel retrogusto, morbidamente caldo e ricco di dolce frutta sotto spirito.
Strong Ale natalizia che guarda al Belgio, pulita, molto ben fatta e bilanciata: si lascia bere da sola con molta facilità, ma già che l'avete nel bicchiere perché non accompagnarla ad uno dei tanti dolci che adornano le nostre tavole in questo periodo? 
Formato: 75 cl., alc. 9.5%, IBU 20, lotto 1A, scad. 10/2017, pagata 9.00 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 22:28 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Categories: Almond 22, Belgian Strong ale, italia, natalizia/christmas

giovedì 25 dicembre 2014

To Øl Shameless Santa 2013

Nel vasto portfolio brassicolo della beerfirm danese To Øl non potevano certo mancare diverse proposte natalizie; ci sono i pesi "leggeri", come la saison invernale (?) Snowball  e una APA (Frost Bite) prodotta con aghi di pino e scorza d'arancio. E poi c'è il peso massimo Jule Mælk, una robustissima imperial stout (15%!).  A metà strada si colloca invece la birra natalizia che più delle altre guarda alla tradizione belga: una classica strong ale (Shameless Santa), disponibile anche in versione barricata con il nome di Shamelessly Barrel Aged. 
I due birrai zingari danesi la definiscono una Belgian Strong Red Ale, qualsiasi cosa ciò voglia dire: l'uso abbondante di malti caramellati (ecco il riferimento alle Red Ale) s'incontra con un lievito belga molto attenuante che, secondo le note dell'importatore italiano, viene fatto fermentare a 28-30°C per sviluppare note fruttate e speziate in abbondanza. La luppolatura è affidata a Mandarina e Calypso.  
Perché si chiama "il Babbo Natale spudorato"? Perché secondo To Øl non è assolutamente vero che a lui piaccia andare in giro a distribuire i regali; lui preferirebbe di gran lunga starsene comodo in poltrona, ad inzuppare il pane nella fondue ed a mangiare cioccolato sorseggiando (ovviamente) la Shameless Santa.
Edizione 2013, vestita tra l'ambrato ed il tonaca di frate, velato; testa di schiuma a trama fine, compatta e cremosa, color ocra, molto persistente. L'aroma apre con gradevoli sentori di pasticceria, di meringa e zucchero a velo, per poi passare alla frutta candita (cedro, arancio) e ad una delicata speziatura, dalla quale emerge il coriandolo. Completano il bouquet la marmellata d'arance ed il caramello. L'inizio abbastanza promettente non trova però adeguati riscontri in bocca, dove la birra è molto meno interessante: se la giocano caramello e canditi, supportati da un robusto warming di frutta sottospirito (uvetta). Rimane da annotare la presenza di zucchero candito e di una discreta acidità che, a fine corsa, alleggerisce un po' una birra abbastanza impegnativa, dal corpo medio e poco carbonata; chiude con un retrogusto piuttosto etilico, anche se morbido, che riscalda a colpi di frutta sotto spirito. Disponibile (al momento) solo nel generoso formato da 75 cl., la Shameless Santa si fa sorseggiare con discreta soddisfazione anche se la noia fa ogni tanto capolino dal bordo del bicchiere. Bene l'aroma, che richiama il periodo natalizio con i suoi dolci, meno emozionante il gusto che è comunque pulito e che riesce a bilanciare il suo dolce con una lieve acidità ed un robusto calore etilico.
Formato: 75 cl., alc. 10%, lotto 2013, scad. 10/09/2018, pagata 16.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 21:10 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Categories: Belgian Strong ale, belgio, natalizia/christmas, To Øl

mercoledì 24 dicembre 2014

Delirium Christmas

E' Léon Huyghe,  arrivato a Melle (una quindicina di chilometri a sud-est di Gand) nel 1902, a fondare quattro anni dopo la Brouwerij Den Appel, rilevando la proprietà di un birrificio preesistente. Il nome rimane in uso sino al 1936, quando viene modificato in Leon Huyghe Ltd. Nel corso degli anni il birrificio è stato sottoposto a numerose espansioni che hanno consentito la produzione di una vastissima gamma di prodotti e di marchi, anche per conto terzi. L'accusa che viene loro rivolta (cito la Good Beer Guide Belgium) è quella di produrre sostanzialmente delle leggerissime varianti di poche birre "base", dal gusto identico. Prendiamo ad esempio l'atroce linea di radler/birre alla frutta chiamata Floris (la tremenda Florisgaarden Chocolat Gardenbeer si becca un sintomatico 1/100 su Ratebeer) che sono offerte anche con una diversa etichetta (Morels) e che non differiscono molto dalle tropicaleggianti Mongozo o da altre birre alla frutta, sempre prodotte da Huyghe, chiamate Früli.
Non è un caso che dietro alla loro birra di maggior successo ci sia anche una grande operazione di marketing e d'immagine. La famosa birra dell'elefantino rosa, la Delirium Tremens, venne prodotta per la prima volta nel dicembre del 1988, diventando velocemente la flasghip beer di Huyghe, accompagnata da un vasto merchandising. Inizialmente bandita dagli Stati Uniti e dal Canada, ha visto nascere nel 1992 una "confraternita di adepti" (Confrerie van de Roze Olifant) a scopo promozionale; nel 1999, per celebrarne il decennale, nacque  la Delirium Nocturnum, mentre la Huyghe continua la sua crescita acquistando e poi chiudendo altri birrifici belgi ed incrementando l'export che arriva ad assorbire il 70% della produzione. Nel 2012 vengono inaugurati i nuovi impianti, che con un investimento di sette milioni di euro permettono di aumentare la capacità produttiva a 350.000 ettolitri l'anno. Rimangono da citare il Délirium Café, a Bruxelles, le caratteristiche bottiglie di vetro che cercano di emulare la ceramica e, ovviamente, la Delirium natalizia.
Alternativamente commercializzata come Delirium Christmas o Delirium Noël, si presenta nel bicchiere di un bell'ambrato carico con riflessi ramati, limpido; solido e generoso il cappello di schiuma, color ocra, cremoso e molto persistente. L'aroma delude, è quasi assente: a fatica emergono sentori di caramello e biscotto, frutta secca, pera e canditi. L'elevatissima carbonazione è la prima cosa che risalta al palato, disturbando la percezione del gusto; la consistenza è quasi oleosa, il corpo medio. Biscotto e toffee danno il benvenuto, c'è un accenno di uvetta e di frutti rossi, c'è il dolce dello zucchero candito. Il finale è sorprendentemente secco, con una lieve nota amaricante di frutta secca ed erbacea che non ti saresti mai aspettato. L'alcool (10%) è molto ben nascosto, e sono piuttosto le bollicine in eccesso a rallentare la velocità di bevuta: ma il principale difetto dell'elefantino rosa natalizio è, in netto contrasto con la sua immagine eccentrica, la noia. Pochi elementi in gioco in una strong ale monocorde che, a parte riscaldare in maniera morbida e discreta che la beve, risulta molto avara nel dispensare emozioni. 
Formato: 33 cl., alc. 10%, lotto 21 14 246, scad. 09/2017, pagata 4.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.
By: UBAG - Una Birra Al Giorno. alle 23:46 Nessun commento:
Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su XCondividi su FacebookCondividi su Pinterest
Categories: Belgian Strong ale, belgio, Brouwerij Huyghe, natalizia/christmas
Post più recenti Post più vecchi Home page
Visualizza la versione per cellulari
Iscriviti a: Post (Atom)

About:

La mia foto
UBAG - Una Birra Al Giorno.
Italy
Parlo delle birre che bevo, tutto qui. For translations to english & other languages, please use the Google option above. http://untappd.com/user/unabirralgiorno
Visualizza il mio profilo completo

Archivio blog

  • ▼  2021 (1)
    • ▼  gennaio (1)
      • Tutto quello che inizia ha una fine. Tutto quello ...
  • ►  2020 (106)
    • ►  dicembre (11)
    • ►  novembre (7)
    • ►  ottobre (11)
    • ►  settembre (11)
    • ►  agosto (3)
    • ►  luglio (6)
    • ►  giugno (9)
    • ►  maggio (7)
    • ►  aprile (7)
    • ►  marzo (13)
    • ►  febbraio (10)
    • ►  gennaio (11)
  • ►  2019 (118)
    • ►  dicembre (10)
    • ►  novembre (12)
    • ►  ottobre (8)
    • ►  settembre (12)
    • ►  agosto (3)
    • ►  luglio (4)
    • ►  giugno (10)
    • ►  maggio (12)
    • ►  aprile (7)
    • ►  marzo (12)
    • ►  febbraio (16)
    • ►  gennaio (12)
  • ►  2018 (188)
    • ►  dicembre (15)
    • ►  novembre (16)
    • ►  ottobre (15)
    • ►  settembre (13)
    • ►  agosto (3)
    • ►  luglio (2)
    • ►  giugno (18)
    • ►  maggio (25)
    • ►  aprile (20)
    • ►  marzo (21)
    • ►  febbraio (22)
    • ►  gennaio (18)
  • ►  2017 (229)
    • ►  dicembre (22)
    • ►  novembre (20)
    • ►  ottobre (21)
    • ►  settembre (21)
    • ►  agosto (3)
    • ►  luglio (15)
    • ►  giugno (18)
    • ►  maggio (22)
    • ►  aprile (20)
    • ►  marzo (23)
    • ►  febbraio (22)
    • ►  gennaio (22)
  • ►  2016 (269)
    • ►  dicembre (24)
    • ►  novembre (25)
    • ►  ottobre (21)
    • ►  settembre (22)
    • ►  agosto (11)
    • ►  luglio (17)
    • ►  giugno (19)
    • ►  maggio (25)
    • ►  aprile (28)
    • ►  marzo (27)
    • ►  febbraio (25)
    • ►  gennaio (25)
  • ►  2015 (289)
    • ►  dicembre (25)
    • ►  novembre (26)
    • ►  ottobre (26)
    • ►  settembre (21)
    • ►  agosto (14)
    • ►  luglio (22)
    • ►  giugno (26)
    • ►  maggio (24)
    • ►  aprile (23)
    • ►  marzo (30)
    • ►  febbraio (28)
    • ►  gennaio (24)
  • ►  2014 (284)
    • ►  dicembre (26)
    • ►  novembre (27)
    • ►  ottobre (27)
    • ►  settembre (27)
    • ►  agosto (9)
    • ►  luglio (20)
    • ►  giugno (26)
    • ►  maggio (25)
    • ►  aprile (22)
    • ►  marzo (26)
    • ►  febbraio (27)
    • ►  gennaio (22)
  • ►  2013 (267)
    • ►  dicembre (26)
    • ►  novembre (24)
    • ►  ottobre (26)
    • ►  settembre (25)
    • ►  agosto (8)
    • ►  luglio (17)
    • ►  giugno (24)
    • ►  maggio (25)
    • ►  aprile (21)
    • ►  marzo (22)
    • ►  febbraio (25)
    • ►  gennaio (24)
  • ►  2012 (289)
    • ►  dicembre (24)
    • ►  novembre (24)
    • ►  ottobre (26)
    • ►  settembre (28)
    • ►  agosto (6)
    • ►  luglio (19)
    • ►  giugno (28)
    • ►  maggio (29)
    • ►  aprile (23)
    • ►  marzo (28)
    • ►  febbraio (24)
    • ►  gennaio (30)
  • ►  2011 (274)
    • ►  dicembre (23)
    • ►  novembre (23)
    • ►  ottobre (22)
    • ►  settembre (27)
    • ►  agosto (9)
    • ►  luglio (20)
    • ►  giugno (26)
    • ►  maggio (29)
    • ►  aprile (25)
    • ►  marzo (24)
    • ►  febbraio (27)
    • ►  gennaio (19)
  • ►  2010 (177)
    • ►  dicembre (28)
    • ►  novembre (23)
    • ►  ottobre (25)
    • ►  settembre (26)
    • ►  agosto (20)
    • ►  luglio (11)
    • ►  giugno (5)
    • ►  maggio (4)
    • ►  aprile (11)
    • ►  marzo (12)
    • ►  febbraio (10)
    • ►  gennaio (2)
  • ►  2009 (54)
    • ►  dicembre (14)
    • ►  novembre (24)
    • ►  ottobre (16)

GLI STILI

Abbey Dubbel (28) Belgian Strong ale (181) Berliner Weisse (4) Bière de Garde (24) Bohemian Pilsener (2) DALLA CANTINA (59) Doppelbock (33) Geuze/Lambic (16) Homebrewing (31) Hvidtøl (2) Kölsch/altbier (11) Märzen (14) Quadrupel (30) Zwickel/Keller/Landbier (24) [Le birre rivisitate] (4) abbey tripel (48) amber ale (24) american pale ale (159) american strong ale (17) baltic porter (24) barley wine (43) belgian ale (111) birra discount (11) bitter (55) black ipa (46) bock (15) brown ale (27) cream ale (1) double india pale ale (138) dunkel (14) dunkelweizen (5) dunkler bock (6) eisbock (4) english strong ale (18) fruit beer (13) fruit lambic (13) golden/blonde ale (73) helles (17) imperial porter (38) imperial stout (268) india pale ale (393) lager (19) mild ale (5) natalizia/christmas (90) old ale (26) pale ale (16) pale lager (6) pils (39) porter (84) radler (2) saison (188) schwarzbier (17) scotch ale (16) smoked/rauchbier (23) sour Red/Brown (21) sour ale (86) statistiche (5) stout (102) strong lager (9) sweet stout (15) viaggi (5) vienna (9) vollbier (2) weizen/weiß (25) weizenbock (12) wheat ale (6) witbier/blanche (34)

I LUOGHI

Bamberga (15) Canada (15) Cile (1) Danimarca (109) Estonia (16) Franconia (22) Germania (194) Grecia (1) Japan (1) Lituania (1) Lussemburgo (4) Mexico (1) Netherlands (36) Polonia (13) Portogallo (3) Romania (1) Russia (1) Scozia (39) Slovenia (2) Svezia/Sweden (31) USA (440) Ungheria (3) australia (5) austria (43) belgio (324) bretagna/brittany (22) francia (89) inghilterra (292) ireland (19) italia (726) norvegia/norway (46) repubblica ceca (10) spagna (10) switzerland (33) viaggi (5)

Iscriviti a "Una birra al giorno.."

Post
Atom
Post
Tutti i commenti
Atom
Tutti i commenti

Followers:

Birrifici: i più bevuti

3 Fonteinen (3) Against The Grain Brewery (4) AleSmith Brewing Company (7) Alefarm Brewing (4) Almond 22 (5) Amager Bryghus (17) Anchorage Brewing Company (5) BFM - Brasserie des Franches Montagnes (5) BIRRIFICIO MONTEGIOCO (12) Bad Attitude (5) Baladin (14) Ballast Point Brewing Company (4) Bayerische Staatsbrauerei Weihenstephan (5) Bear Republic Brewing Company (2) Beavertown (10) Bells Brewery (4) Bevog Brewery (8) Bi-Du Brew Pub (7) Bierbrouwerij Emelisse (6) Birra Amiata (6) Birra Pasturana (4) Birra Perugia (9) Birra Turan (3) Birra del Borgo (24) Birrificio Amarcord (8) Birrificio Artigianale Oldo (7) Birrificio Barley (3) Birrificio Bruton (8) Birrificio Dada (13) Birrificio Gambolò (4) Birrificio Hibu (5) Birrificio Italiano (8) Birrificio Lambrate (9) Birrificio Lariano (2) Birrificio Menaresta (8) Birrificio Mukkeller (3) Birrificio Retorto (5) Birrificio Rurale (7) Birrificio Settimo (6) Birrificio Toccalmatto (37) Birrificio Troll (4) Birrificio del Ducato (22) Birrificio del Forte (5) Boulevard Brewing Company (3) Brasseria della Fonte (6) Brasserie Dupont (16) Brasserie Fantôme (14) Brasserie Rochefort (7) Brasserie St-Feuillien (5) Brasserie d'Achouffe (5) Brasserie d'Orval (3) Brasserie de Blaugies (4) Brasserie de Bretagne (7) Brasserie de l'Abbaye des Rocs (5) Brasserie de la Senne (11) Brauerei Aying (3) Brauerei Heller (5) Brauerei Rittmayer (6) BraufactuM (8) Brekeriet (5) Brew By Numbers (4) BrewDog (16) BrewFist (14) Brewski (4) Bristol Beer Factory (5) Brooklyn Brewery (5) Brouwerij De Molen (14) Brouwerij De Ranke (7) Brouwerij Rodenbach (3) Brouwerij The Musketeers (4) Brouwerij Van Eecke (4) Buddelship Brauerei (4) Buskers (6) Buxton Brewery (22) CRAK Brewery (10) CREW Republic (6) Camba Bavaria (7) Cantillon (6) Cigar City Brewing (12) Cloudwater Brew Co. (8) Crooked Stave (5) Crouch Vale Brewery (3) Dark Horse Brewing Company (9) De Dolle Brouwers (15) De Koningshoeven (La Trappe) (4) De Proefbrouwerij (5) De Struise Brouwers (18) Deschutes Brewery (8) Dieu du Ciel (6) Doctor Brew (3) Dogfish Head Brewery (9) Drakes Brewing Company (3) Dry & Bitter Brewing Company (7) Duvel Moortgat (9) Eastside Brewing (11) Elav (4) Epic Brewing Company (US) (3) Evil Twin Brewing (16) Extraomnes (36) Fermentum/Birra del Carrobiolo (9) Firestone Walker Brewing Company (13) Foglie d’Erba (10) Founders Brewing Company (20) Free Lions (5) Fuller's (9) Giesinger Bräu (7) Grassroots Brewing (4) Great Divide Brewing Company (9) Green Flash Brewing Co. (6) Haandbryggeriet (6) Hammer - Italian Craft Beer (8) Het Anker Brouwerij (6) Homebrewing (31) Hoppin Frog Brewery (19) Jackie O's Pub & Brewery (6) Jester King Craft Brewery (6) Jolly Pumpkin Artisan Ales (6) Lagunitas Brewing Company (6) Left Hand Brewing Co. (5) Lervig Aktiebryggeri (18) Lost Abbey (12) LoverBeer (13) Magic Rock Brewery (9) Mahrs Bräu (4) Maltus Faber (5) Manerba Brewery (4) Marble Brewery (UK) (4) Meantime (6) Mikkeller (27) Modern Times Beer (6) Moor (9) North Brewing Co. (4) Northern Monk Brew Co. (7) Nøgne Ø (15) Omnipollo (7) Opperbacco (10) Oskar Blues Brewery (7) Oud Beersel (4) Panil Birrificio Torrechiara (6) Partizan Brewing (5) Perennial Artisan Ales (5) Port Brewing Company (8) Prairie Artisan Ales (19) Põhjala (11) Redchurch Brewery (4) Revelation Cat (8) Ritual LAB (9) Russian River Brewing (7) Samuel Smith (6) Schlossbrauerei Maxlrain (4) Sierra Nevada Brewing Company (11) Siren Craft Brew (4) Sixpoint Brewery (3) Smuttynose Brewing Company (5) Southern Tier Brewing Company (4) St. Austell (4) St. Bernard Brouwerij (10) Statale Nove (8) Stigbergets Bryggeri (6) Stillwater Artisanal Ales (9) Stone Brewing Co. (16) Stone Brewing Co. (Berlin) (4) Sudwerk (4) Surly Brewing Company (1) Tempest Brew Co. (8) The Alchemist (5) The Bruery (12) The Kernel Brewery (14) Thornbridge (9) Three Floyds Brewing Company (3) To Øl (19) Toppling Goliath (4) Trois Dames (4) Vecchia Orsa (6) Vento Forte (5) Verdant Brewing (5) Via Priula (3) Victory Brewing Co. (3) Weird Beard (3) Weissbierbrauerei G. Schneider und Sohn (9) Westvleteren Abdij St. Sixtus (3) Weyerbacher Brewing Co. (3) Wild Beer Co. (6) Wylam (6)
2009-2018 unabirralgiorno (at) gmail.com. Tema Semplice. Powered by Blogger.