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venerdì 11 maggio 2018

Vicaris Tripel Gueuze

Del birrificio belga Dilewyns vi avevo già parlato in più di un occasione: siamo a Dendermonde, dove Vincent Dilewyns  riporta in vita la tradizione  brassicola della propria famiglia, un tempo birrai, interrotto con l’avvento della seconda guerra mondiale.  Nel 2005, dopo anni molte birre fatte in casa che raccolgono consensi da parenti e amici, si rivolge all’onnipresente De Proef per realizzare la Vicar Tripel su grande scala: il debutto è positivo, tanto che allo Zythos Festival dello stesso anno venne premiata. I risultati ottenuti e la limitata disponibilità degli impianti di De Proef convincono Vincent a lasciare la sua occupazione di dentista per dedicarsi a tempo pieno a quella di birraio: nel 2010 partono i lavori di costruzione del birrificio a Dendermonde che viene inaugurato a Maggio del 2011. Oltre a Vincent, supervisore delle ricette, a coordinare la produzione c’è la figlia Anne-Catherine che nel frattempo è diventata anche birraia: la parte commerciale viene invece gestita dall’altra figlia Claire. 
Ma torniamo ai primi anni di vita del marchio Vicaris. In uno dei tanti festival in Belgio, il piccolo stand di Dilewyns si trova giusto di fronte a quello di Girardin, noto produttore di lambic:  a quanto pare,  colui che si trovava al banco di Girardin chiese a Vincent d’assaggiare un goccio della sua tripel e gli porse il bicchiere, dimenticando però di vuotarlo completamente. Ne venne fuori un blend “involontario” ma molto piacevole di gueuze e tripel che anche Dilewyns assaggiò restandone colpito. Quell’episodio dece nascere ai due birrifici l'idea di realizzare anche su scala commerciale un blend delle due birre, arrivando dopo alcuni esperimenti (sembra sia stato necessario pastorizzare quattro volte la gueuze) a presentare la Vicardin (questo il nome scelto in origine) allo Zythos del 2007..  o forse era il 2008?
Nel 2012 la Vicardin è stato rinominata da Dilewyns Vicaris Tripel-Gueuze e da allora viene solitamente prodotta una volta all’anno: l’edizione 2018 è stata annunciata giusto la settimana scorsa.

La birra.
Acquistata nel 2015, “scaduta” a marzo 2018:  queste le uniche informazioni in mio possesso su questa  bottiglia di Vicaris Tripel-Gueuze della quale ignoro la data di nascita. Informazione abbastanza importante quando si parla di fermentazioni spontanee e lieviti selvaggi.
Nel bicchiere è di color arancio carico, con venature ramate e forma una generosa testa di schiuma compatta dall’ottima persistenza. E’ l’anima gueuze a dare il benvenuto aromatico, perlomeno finché la schiuma rimane: gli odori di cantina, muffa, sudore e limone si fanno poi lentamente da parte lasciando emergere la tripel. Arrivano profumi di biscotto e zucchero candito, frutta gialla, canditi, una flebile speziatura (pepe) ormai sul viale del tramonto. Il naso è pulito e gradevole, ma più che un incontro tra due birre c’è di fatto un passaggio di consegne: quando esce di scena la prima, entra la seconda. Al palato è invece ancora piuttosto viva e sostenuta da una vivace carbonazione. La bevuta vede un ribaltamento nell’ordine dei fattori: si parte dal dolce della tripel, dal suo zucchero candito, dal biscotto e dai canditi, dalla frutta sciroppata a pasta gialla per poi sentire avanzare l’asprezza e l’acidità della gueuze.  Arrivano note di uva bianca, limone, marcate sensazioni minerali, a tratti saline, una lieve acidità lattica a stemperare il dolce e a rendere una tripel da 7% secca, sorprendentemente rinfrescante e dissetante:  si chiude con un leggero amaro terroso e di scorza di limone, ma nel retrogusto c’è già un timido ritorno di frutta candita, e un timido tepore etilico a dare qualche avvertimento a chi si trova con il bicchiere in mano. 
Un mesh-up gradevole e senz'altro divertente questa Vicaris Tripel Gueuze: un percorso interessante che parte con la morbida accoglienza di una tripel per poi divenire più ruspante e ruvido. C’è una bella complessità da scoprire anche se le sue due componenti in più occasioni tendono a viaggiare su due binari paralleli, anziché fondersi in un unico abbraccio. Dettagli che comunque non mettono in discussione una bella bevuta: mi sembra reggere la cantina abbastanza bene ed è quindi una potenziale candidata per potenziali bevute "in verticale".
Formato: 33 cl., alc. 7%, scad. 31/03/2018, prezzo indicativo 3.50-4.50 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 19 maggio 2017

Vicaris Generaal

Dendermonde, città nel mezzo del triangolo virtuale che collega Gent, Anversa e Bruxelles, è la casa del birrificio Dilewyns le cui fondamenta risalgono al diciassettesimo secolo quando un vecchio mulino a Grembergen fu riconvertito da Anne-Coleta Wauman; la produzione continuò sino al 1943, quando i tedeschi sequestrarono le caldaie in rame decretando la fine dell’azienda.  
Nel 1999 Vincent Dilewyns, discendente di Anne, completa la sua formazione di mastro birraio e inizia con le prime produzioni casalinghe ottenendo riscontri molto positivi da chi le assaggia. L’idea iniziale di produrre birra solo per  se stesso e per gli amici si trasforma in qualcosa di più grande,  anche grazie all'incitamento della figlia Anne-Catherine.  Nel 2005 Vincent s’appoggia all’onnipresente De Proef per realizzare le sue prime ricette su grande scala e commercializzarle: l’anno successivo è già tempo di premi per la Vicar Tripel allo Zythos, con replica l’anno successivo (Tripel e Vicardin). I risultati ottenuti e la limitata disponibilità degli impianti di De Proef convincono Vincent a lasciare la sua occupazione di dentista per dedicarsi a tempo pieno a quella di birraio: nel 2010 partono i lavori di costruzione del birrificio a Dendermonde che viene inaugurato a Maggio del 2011. Oltre a Vincent, supervisore delle ricette, a coordinare la produzione c’è la figlia Anne-Catherine che nel frattempo è diventata anche birraia. La parte commerciale viene invece gestita dall’altra figlia Claire. Gli impianti del birrificio (potenziale da 15.000 Hl) sono stati realizzati dall’italiana Velo. Quinto e Winter sono le due birre che già ospitate sul blog nel passato: oggi tocca alla Generaal, che possiamo considerare la sorella minore di quest’ultima.

La birra.
Generaal è una dubbel che strizza l’occhio alle cosiddetta categoria delle  “birre d’abbazia”, ovvero tutto e nulla. Il nome Vicaris Generaal è comunque pertinente: il Vicario Generale è infatti un’importante carica prevista dal Codice di diritto canonico. Rappresenta il vescovo, cura i rapporti con le parrocchie e i vicariati, l'amministrazione dei beni ecclesiastici e gli aspetti giuridici dei sacramenti e della loro celebrazione. 
Viene prodotta con tre tipi non specificati di malto e nessuna spezia.  Il suo colore è il classico tonaca di frate sormontato da una schiuma finissima, cremosa e compatta dalla buona persistenza nel bicchiere. L’aroma è pulito ed invitante, una dolcezza ricca di caramello e fudge, zucchero candito, marzapane, uvetta e prugna, fruit cake, delicate tostature di pane. Al palato il “generale” è forse un po’ meno ricco dell’aroma, pur rispettandone gli stessi livelli di pulizia ed eleganza: biscotto e caramello, fruit cake ed uvetta, quella delicata e indefinibile speziatura donata dal lievito e accenni di vino liquoroso che probabilmente qualche anno in cantina ha portato alla luce. Abbastanza carbonata, ottima scorrevolezza, nasconde l'alcool come solo i belgi sanno fare: chiude con una lieve nota amaricante (frutta secca, tostato), una secchezza davvero invidiabile e un bel retrogusto tiepido di frutta sotto spirito dal quale affiora una piacevolissima nota di cioccolato. Bevuta molto bilanciata, pulita ed elegante; intensità e facilità di bevuta vanno a braccetto in una Dubbel in ottima forma e molto ben eseguita.
Formato 33 cl., alc. 8.5%, scad. 22/10/2017, pagata 1,65 Euro (drink store, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 20 dicembre 2014

Vicaris Winter 2014

Si chiama semplicemente Winter la natalizia della Brouwerij Dilewyns di Dondermonde, che vi ho presentato in questa occasione. Come il nome suggerisce più che di una vera e propria birra natalizia si tratta di una birra stagionale disponibile nei mesi più freddi dell'anno, solitamente a partire da novembre.  
Il millesimo 2014 arriva nel bicchiere di color tonaca di frate, opaco; la testa di schiuma è compatta e "croccante", di colore beige, cremosa e molto persistente. 
Al naso toffee, frutti rossi, ciliegia, zucchero candito, liquirizia (dolce, avete presente le rotelle?), con sentori  più leggeri di uvetta e di prugna. Il gusto porta invece sugli lo scudi la liquirizia, indiscussa protagonista, affiancata da note di biscotto e pane nero, toffee, uvetta e zucchero. La marcata dolcezza viene contrastata da una leggera acidità (accenno di caffè) e da una leggerissima nota amaricante terrosa, breve pausa prima di un retrogusto dolce dove ritornano uvetta e prugna assieme ad un timido tepore etilico, unica avvisaglia di un alcool (10%) altrimenti celato in maniera assolutamente straordinaria.
Birra molto dolce ma mai stucchevole, dal corpo medio e col giusto ammontare di bollicine, scorre molto bene in bocca sacrificando un po' la presenza e risultando  a sorpresa un po' carente nella sua funzione di "winter warmer": a voi stabilire se in questo caso la sorprendete facilità di bevuta sia un piccolo difetto o un grande pregio. In ogni caso, la bevuta è pulita e risulta alla fine soddisfacente. 
Formato: 33 cl., alc. 10%, scad. 01/07/2017, pagata 3.40 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 4 settembre 2014

Vicaris Quinto

A Dendermonde, città nel mezzo del triangolo virtuale che collega Gent, Anversa e Bruxelles e tristemente famosa per alcuni fatti di cronaca,  ha oggi sede la Brouwerij Dilewyns. Le sue fondamenta risalgono al diciassettesimo secolo, quando un vecchio mulino a Grembergen  fu riconvertito in birrificio da Anne-Coleta Wauman; la produzione continua sino al 1943, quando i tedeschi sequestrano le caldaie in rame e pongono definitivamente fine alla vita dell’azienda. Bisogna attendere sino al 1999 quando Vincent Dilewyns, discendente di Anne, completa la sua formazione di mastro birraio e inizia con le prime produzioni casalinghe. I risultati sono – a quanto sembra – eccellenti e molto apprezzati da chi ha occasione di berle a Dendermonde; l’idea iniziale di produrre birra solo per il proprio piacere di berla si trasforma in qualcosa di più grande,  anche grazie all'incitamento della figlia Anne-Catherine.
A partire dal 2005 le ricette vengono prodotte da De Proef e commercializzate: l’anno successivo è già tempo di premi per la Vicar Tripel allo Zythos, con replica l’anno successivo (Tripel e Vicardin). I risultati ottenuti e la limitata disponibilità degli impianti di De Proef convincono Vincent a lasciare la sua occupazione di dentista per dedicarsi a tempo pieno a quella di birraio: nel 2010 partono i lavori di costruzione del birrificio a Dendermonde che viene inaugurato a Maggio del 2011. Oltre a Vincent, supervisore delle ricette, a coordinare la produzione c’è la figlia Anne-Catherine che nel frattempo è diventata anche lei birraia, tra le poche operanti in Belgio.  La parte commerciale viene invece gestita dall’altra figlia Claire.  Gli impianti del birrificio (potenziale da 15.000 Hl) sono stati realizzati dall’italiana Velo; per festeggiarne l’inaugurazione viene realizzata una birra celebrativa che "omaggia" proprio l’Italia. Viene inizialmente chiamata Openingsbier e poi rinominata Quinto, parola italiana che sta per indicare la quinta birra prodotta da Dilewyns ed al tempo stesso anche  la sua gradazione alcolica 5%. 
Sorella “minore” della Tripel, della quale condivide buona parte della ricetta, si presenta nel bicchiere con un colore dorato, pallido ed opaco; la schiuma è compatta e cremosa, "croccante" e molto persistente. Il naso non brilla né per intensità che per fragranza, ma offre ugualmente sentori floreali, di miele, crosta di pane, arancio e qualche sfumatura di albicocca. Uno scenario che viene riproposto pressoché identico anche al palato, con una buona intensità ma con la stessa mancanza di fragranza. A bilanciare il dolce c'è la scorza d'arancia, ma il finale di questa Quinto non si può esattamente definire amaro, ma piuttosto abboccato. La secchezza non è impeccabile, il palato rimane sempre un po' impastato da una sensazione di miele che non rende questa Belgian Ale molto rinfrescante. Leggera in bocca, caratterizzata da molte bollicine "sottili", che non stuzzicano adeguatamente il palato; scorre in fretta ma, almeno questa bottiglia bevuta, non lascia un gran ricordo di sé.
Formato: 33 cl., alc. 5%, scad. 10/04/2015, pagata 2,80 Euro (beershop, Italia).