Visualizzazione post con etichetta Mad Hatter. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mad Hatter. Mostra tutti i post

martedì 11 agosto 2015

Mad Hatter Baltic Porter Chocolate Chilli

Una seconda opportunità non la si nega a nessuno ed ecco il ritorno del birrificio di Liverpool Mad Hatter Brewing Co., protagonista qualche settimana fa di una stout piuttosto deludente, per dirla con parole gentili.  La produzione di Mad Hatter è iniziata a febbraio 2013 sotto a mano del birrario (e proprietario, assieme alla moglie Sue Starling) Gareth "Gaz" Matthews. 
Continuano a piacermi moltissimo le etichette, realizzate dall'illustratrice Emily Warren (The Stealthy Rabbit) che ripropongono gli elementi fantastici ed onirici del libro  di Lewis Carroll "Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie". In questo caso un coniglio è alle prese con un improbabile tavolo da biliardo a forma triangolare mentre in primo piano vi è una pinta di una baltic porter  (bassa fermentazione) prodotta con fave di cacao e peperoncino. Curiosamente "baltic" ha anche a che vedere con la zona di Liverpool nella quale il birrificio si è da poco trasferito; si tratta del Baltic Triangle,  l'area che si trova proprio dietro al famoso Albert Dock e che è stata di recente coinvolta in un importante progetto di recupero e di restauro. Gli edifici industriali progressivamente abbandonati vengono riconvertiti ed occupati da gallerie d'arte, artisti, giovani start-up, locali e bar, studi di registrazione e atelier di moda: qualcuno l'ha definita il "Meat-Packing District" di Liverpool, con ovvio riferimento al quartiere di  New York.
La Baltic Porter Chocolate Chilli di Mad Hatter è di color ebano scuro opaco e forma in superficie una splendida schiuma beige, cremosissima e compatta, molto persistente. Al naso c'è subito un evidente sentore di fragola, affiancato da quelli del cioccolato, del caramello bruciato, del pane nero, delle tostature, del cacao in polvere ed una leggero piccante. La pulizia è discreta, ed il risultato complessivo - un po' bizzarro -  è simile a quello di un cioccolatino al latte con ripieno di fragola. Purtroppo le cose vanno meno bene in bocca: il gusto è piuttosto sporco e leggermente astringente. Si parte con pane tostato, liquirizia e caramello bruciato che svaniscono in un lieve passaggio acquoso, preludio ad un finale piuttosto amaro, dove protagonisti sono le tostature, un po' raschianti, e l'acidità piuttosto marcata dei malti scuri che rovina un po' la sensazione palatale morbida e gradevole della prima parte della bevuta. Non ho avvertito la presenza né del cioccolato né del piccante, se si eccettua un lievissimo tepore che affiora nel retrogusto quando la birra si scalda. Il risultato è una porter intensa ma poco elegante e piuttosto sbilanciata sull'amaro e sulle tostature, che satura in fretta il palato e che non lascia un ricordo troppo positivo di sé, complice un  retrogusto molto amaro e dalle tostature leggermente bruciate.
Formato: 33 cl., alc. 6.6%, scad. 15/12/2015, pagata 4.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 26 luglio 2015

Mad Hatter Nightmare On Bold Street

Da Livepool ecco il debutto sul blog della Mad Hatter Brewing Company, aperta nel febbraio 2013 da Gareth "Gaz" Matthews and Sue Starling; l'esordio avviene con un impianto da 1,5 barili nel sobborgo di Toxteh, ben presto insufficiente a soddisfare la domanda e già sostituito da uno di 2.5 barili che viene installato non molto distante nei nuovi locali all'incrocio tra Jamaica e Watkinson Street; inizialmente viene anche aperta una piccola taproom, che però è stata già chiusa.
Ma facciamo un passo indietro: per Gaz l'homebrewing è qualcosa di familiare visto che suo fratello maggiore produceva la birra in casa e riforniva feste, amici e conoscenti. Non passa molto tempo che anche Gaz inizia a birrificare in garage; i suoi primi sforzi sono orientati a replicare la Theakston's Old Peculier, quella che a quel tempo lui reputava essere la miglior birra al mondo. 
Ottiene una laurea in criminologia ma la mancanza di sbocchi professionali lo riportano alla birra, nel tentativo di ricavarci una professione. E' sua moglie Sue a fargli il regalo di compleanno perfetto: lo benda e lo porta nei locali vuoti che lei stessa ha preso in affitto per lui in Upper Parliament Street: qui poteva installarci il suo microbirrificio. 
La scena birraria di Liverpool è ancora lontana dai livelli di Londra o di Manchester, ma anche in questa città stanno aprendo diversi microbirrifici. Mad Hatter dichiara di voler mescolare la Craft Beer Revolution americana con la tradizione inglese delle Real Ales ed è forse proprio per questo che è stato scelto il nome de "Il Cappellaio Matto", oltre all'inevitabile riferimento al libro di Lewis Carroll (Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie): nelle intenzioni del birrificio c'è la volontà di usare una buona dose di pazzia nel mescolare innovazione e tradizione, coltivandosi in proprio i ceppi di lieviti, nella speranza di "tirare fuori dal cilindro" qualcosa di buono.
Di bello ci sono senz'altro le etichette, realizzate dall'illustratrice Emily Warren (The Stealthy Rabbit): prendiamo la birra di oggi, una milk stout prodotta con lattosio e chicchi di caffè della Bold Street Coffee di Liverpool. Per l'occasione il Cappellaio Matto fa il verso al film  A Nightmare on Elm Street (in italiano Nightmare - Dal profondo della notte) ma dentro la maglietta a strisce orizzontali anziché il mitico Freddy Krueger c'è un inquietante coniglio. 
Nightmare on Bold St., dunque, non si presenta proprio nel migliore dei modi con un leggero gushing all'apertura che fortuitamente non provoca disastri;  è torbida, marrone scuro, con una testa di schiuma cremosa color nocciola, dall'ottima persistenza. Al naso impazzano gli esteri, con forti sentori di frutti rossi aspri e di mela che, assieme a quelli di cioccolato al latte e di caffè, formano un mix non particolarmente invitante, almeno per me. Il peggio purtroppo deve ancora venire: al palato è evidente l'infezione in una birra che apre aspra di frutti rossi e di aceto di mela. La bevuta prosegue brevemente (prima del lavandino) con un gusto (?) confuso e molto sporco nel quale emerge una generale sensazione di caffè. Annoto anche una discreta astringenza, moltissime bollicine che non aiutano certo a decifrare i sapori, ed un finale amaro di caffè e cicoria, molto poco gradevole.
Debutto sfortunato, per un birrificio che in soli due anni di attività ha già sfornato più di cinquanta birre, tra one-shot e stagionali: piuttosto che continuare a sfornare novità, che non sia il caso di concentrarsi su poche etichette e lavorare soprattutto sulla costanza produttiva?
Formato: 33 cl., alc. 5.3%, scad. 15/12/2015, pagata 4.00 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.