Visualizzazione post con etichetta The Wall. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta The Wall. Mostra tutti i post

sabato 25 luglio 2015

The Wall Mrs. White

Secondo appuntamento con il birrificio The Wall di Vengono Inferiore (Varese), che vi ho presentato in questa occasione. Dopo Fire Witch, la IPA della casa, ecco Mrs. White:  arriva nell’estate del 2014, l’anno in cui lo stile delle White IPA (da quest'anno incluse anche tra le categorie del BJCP)  ha iniziato a diffondersi nella nostra penisola, con qualche anno di ritardo rispetto agli Stati Uniti.
Ve ne avevo già parlato qui, indicando come data del primo esempio commerciale di White IPA (la Conflux Nr.2) la fine del 2010; si trattava tuttavia di una birra collaborativa (tra Deschutes e Boulevard) dalla distribuzione piuttosto limitata. I commenti entusiasti di coloro che riuscirono a berla fecero nascere un piccolo “hype” e spinsero altri produttori a cimentarsi in questo stile ibrido; la  Samuel Adams Whitewater IPA della Boston Beer Company del 2011 è stata probabilmente la prima White IPA ad ampia diffusione. 
Tecnicamente una White IPA dovrebbe quindi utilizzare un ceppo di lievito belga ed una luppolatura americana; "concesso" anche l'utilizzo di spezie, come spesso avviene per le wit, con coriandolo e scorza d'arancia tra quelle usate più di frequente. Potreste anche chiamarle American Wit, mentre non vanno confuse con le American Wheat, anch'esse birre di "frumento" che però prevedono un lievito americano, nessuna spezia e una luppolatura chiaramente meno intensa di quella che c'è in una IPA.
La White IPA di The Wall, se non erro, è generosamente luppolata con Columbus, Cascade e Simcoe; la ricetta prevede un ceppo di lievito americano (US-05), malto d’orzo, fiocchi di frumento e fiocchi d’avena, coriandolo e buccia d'arancia amara: una scelta che la colloca quindi a metà strada tra una White IPA ed una American Wheat.
Il suo colore è giallo paglierino, velato  e sormontato da una bianchissima testa di schiuma non molto persistente, la cui trama è un po’ grossolana. L’aroma apre con le spezie (pepe bianco, coriandolo) seguite dai profumi del cedro e del limone, della scorza di mandarino; il bouquet è fresco e pulito, in un equilibrio molto ben riuscito tra la parte “white” e quella “IPA”. Spezie e generosa luppolatura convivono senza che l’una cerchi di annullare o sopraffare l’altra.
Le cose sono un pochino diverse in bocca, dove la componente IPA prende decisamente il comando delle operazioni: la bevuta si sviluppa principalmente sull’agrumato (limone, cedro, mandarino) con una leggerissima base di malto (crackers, cereali) e qualche nota dolce di agrumi canditi a bilanciare. Pulita e fragrante, la Signora Bianca scorre molto veloce dissetando e rinfrescando senza indugi: le molte bollicine le donano una bella vivacità che mantiene sempre in tensione il palato. Chiude con una bella secchezza ed un amaro elegante, di buona intensità, dove alle note “zesty” (scorza di limone, pompelmo) si affianca qualche sfumatura erbacea.  Con una gradazione alcolica  ai limiti della soglia di sessionabilità, è una birra  che trova nell’estate la sua collocazione ideale, nonostante le minacciose figure della bella etichetta realizzata da Max Gatto evochino periodi dell'anno molto meno solari e "spensierati".
Formato: 33 cl., alc. 4.5%, IBU 30, lotto 0615, scad. 30/11/2015, pagata 4.20 Euro (foodstore, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 2 giugno 2015

The Wall Fire Witch

Nove volte su dieci quando parli di una beerfirm devi citare un progetto che "prevede la messa in funzione di impianti propri", più o meno a breve termine. Ma quante volte poi questo accade veramente?  Poche.
Il debutto sul blog del birrificio The Wall è invece un esempio in positivo: partito a novembre 2013 come beerfirm che si appoggiava agli impianti di BrewFist, a luglio 2014 è riuscito ad inaugurare il proprio impianto in quel di Vengono Inferiore, Varese. La zona è ad alta densità birraria: a pochi chilometri c'è Birrificio Settimo e, un po' più a sud, Extraomnes, solo per citare i primi due che mi vengono in mente. 
L'idea imprenditoriale dietro a The Wall è di Stefano Barone, come sottolinea il blog Malto Gradimento, proveniente dal mondo della carta stampata ed interessato a diversificare le attività imprenditoriali di famiglia. Complice la visione del documentario "Il boss della birra" con Sam Calagione, Stefano ha iniziato ad interessarsi alla cosiddetta "birra artigianale"; per la produzione, vista la sua mancanza di esperienza, si fa affiancare da Andrea Rogora, una decina d'anni  o quasi di homebrewing alle spalle. I due entrano in contatto tramite il forum AreaBirra, del quale Andrea è moderatore.
Golden Ale, IPA, White IPA e Black IPA sono le prime birre che vengono prodotte e che rispecchiano il gusto del birraio: tradizione anglosassone e luppoli soprattutto americani. Si sono poi aggiunte una Helles, un Barley Wine ed una Amber Ale prodotta con aggiunta di sale alla liquirizia islandese.  Più o meno un anno fa è stato, come detto, inaugurato l'impianto proprio: 20 hl di Impiantinox, dimensioni che consentono quindi di produrre volumi importanti e anche di operare come controterzisti. Prima di passare all'assaggio, non mi  resta che citare il nome di Max Gatto, writer, illustratore, fumettista ed autore di tutte le etichette, che indubbiamente si fanno notare sugli scaffali dei beershop.
Nel bicchiere ecco la Fire Witch IPA, 70 IBU dichiarati ed una generosa luppolatura che, se non erro, dovrebbe comprendere Centennial, Mosaic, Chinook e Simcoe. Il colore è ambrato con riflessi arancio, velato, sul quale si forma una compatta e cremosa testa di schiuma avorio, dall'ottima persistenza. Al naso ci sono soprattutto frutti tropicali (mango, ananas, passion fruit), con il pompelmo e gli aghi di pino in secondo piano; c'è abbastanza freschezza ed una buona pulizia, mentre sull'eleganza del bouquet di frutta, tendente al dolce, si può ancora migliorare. Il colore nel bicchiere anticipa quanto poi viene proposto al palato: la base maltata è di caramello e biscotto, seguito dal dolce della frutta tropicale che ripropone in parte l'aroma: l'amaro accompagna la bevuta fin da subito, diventandone il protagonista, prima nel pompelmo e poi nelle note resinose, vegetali, con qualche lieve accenno di terroso/tostato. La direzione scelta per questa IPA, lo dichiaro da subito, non è quella che personalmente preferisco: l'ambrato piuttosto che il dorato, il caramello piuttosto che il miele a bilanciare la luppolatura.  Ma al di là del mio gusto, la cui importanza è alquanto relativa, ho trovato oggettivamente questa Fire Witch un po' troppo pesante in bocca, a livello tattile: c'è una buona pulizia, una sensazione morbida al palato ed un buon livello di secchezza, ma la scorrevolezza è inferiore a quella attesa.
Detto questo, il livello è sicuramente buono e l'età anagrafica del birrificio ancora piuttosto giovane: l'intensità c'è, ora forse bisogna raffinare i dettagli e snellire/alleggerire un po' la birra, per favorirne ancora di più la bevibilità. E - ci scherzo un po' sopra - magari schiarire anche un po' il colore.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, IBU 70, lotto 1215, scad. 31/12/2015, pagata 4.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birre è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglie, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale dei birrifici.