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martedì 21 giugno 2016

Verhaeghe Vichtenaar

Verhaeghe, birrificio attivo sin dal 1885 a Vichte, una quindicina di chilometri ad est di Kortrijk/Courtrai, fu fondato da Paul Verhaeghe ed in seguito (1928) guidato dai figli Leon e Victor, quindi (1944) dai nipoti Pierre e Jacques e (1991) dai figli di quest’ultimo Karl e Peter. Dei due, Peter è il birraio, mentre Karl si occupa della parte commerciale  ed amministrativa. 
Nel 1919 il birrificio era stato completamente ricostruito dalle macerie della Prima Guerra Mondiale: tutte le attrezzature (malteria e bollitori in rame) furono asportate dai tedeschi in seguito al rifiuto da parte di Paul Verhaeghe di produrre birra per l’invasore nemico.  Per i successivi 5-6 anni la produzione si fermò e ovviamente tutta l'abituale clientela si rivolse altrove. Al momento della ripartenza non ci fu solamente da recuperare l'intero parco clienti; le classiche Flemish Red Ales che Verhaeghe aveva sempre prodotto erano state spodestate, nel gradimento popolare, dalle Lager e dalle Pils. Il birrificio fu costretto ad un nuovo investimento economico per produrre basse fermentazioni creando la Verhaeghe Pils, che oggi occupa all’incirca il 10% della produzione.   
Karl e Peter, gli attuali proprietari, si sono ritrovati nel 1991 con un birrificio piuttosto vecchio sul quale non venivano fatti investimenti da molti anni: la loro decisione fu di proseguire per la strada della tradizione, continuando a produrre soprattutto Flemish Red Ales anziché mettersi a seguire le mode imposte dal mercato. Le birre di maggior successo prodotte oggi da Verhaeghe continuano ad essere la Duchesse De Bourgogne, la Vichtenaar e la Echt Kriekenbier.

La birra.
Vichtenaar è la birra di Vichte, casa di Verhaege; questa Flanders Red matura per diversi mesi (almeno otto, leggo) in grandi botti di rovere (foeders) che vanno dai 5000 ai 25000 litri. 
All'aspetto è di un ambrato piuttosto carico, vicino alla tonaca del frate, con intensi riflessi rossastri; la schiuma ocra è cremosa e compatta ed ha un'ottima persistenza. Il naso apre con profumi di ciliegia e fragola, ricordando più lo sciroppo che la frutta fresca: s'affiancano il pane leggermente tostato, accenni di pasticceria, una speziatura che richiama alla lontana zenzero e cannella, legno; l'acetico è piuttosto rilegato in sottofondo, prendendo le dolci sembianze del balsamico quando la birra è ancora fresca per poi scivolare delicatamente verso l'aspro con l'innalzarsi della temperatura. E' uno scenario non troppo diverso quello che si presenta al palato: anche qui l'aceto rimane in secondo piano, rinunciando al ruolo di protagonista per andare a bilanciare il dolce sciropposo della ciliegia, dei frutti di bosco e del caramello. Il legno esce soprattutto nel finale di una birra "acida ma dolce", se mi passate il controsenso, e priva di amaro; la sensazione palatale è gradevole e morbida, libera da asprezze o asperità, con poche bollicine ed un corpo medio. Bevuta a temperatura fresca mette in evidenza un ottimo potere rinfrescante e dissetante, grazie ad un'ottima secchezza. Lasciatela riscaldare se desiderate una maggiore struttura, perderete l'aceto balsamico rimpiazzato da  una asprezza più evidente nella quale, oltre all'aceto di mela, apparirà anche una delicatissima nota lattica. Con una pulizia sempre elevata, la Vichtenaar è una Flanders Red versatile, molto ben fatta e piuttosto accessibile anche a chi non ha grande familiarità con lo stile o con le "birre acide": segnatevela se volete avventurarvi in questo affascinante mondo.
Formato: 25 cl., alc. 5.1%, scad. 18/12/2016, 1.00 Euro (drink store, Belgio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 17 dicembre 2015

Verhaeghe Noel

Lo ammetto apertamente, per me “Birra di Natale” significa Belgio: è da lì  che arrivano o è dalla tradizione belga che si ispirano le migliori birre realizzate appositamente per questo periodo dell’anno. 
Si chiama semplicemente Noël, ribadito poi anche in quel  “Christmas” e “Weihnacht” dell'etichetta la proposta natalizia del birrificio Verhaeghe, attivo sin dal 1885 a Vichte, una quindicina di chilometri ad est di Kortrijk/Courtrai. 
Fondato da Paul Verhaeghe ed in seguito (1928) guidato dai figli Leon e Victor, quindi (1944) dai nipoti Pierre e Jacques e (1991) dai figli di quest’ultimo Karl e Peter. Dei due, Peter è il birraio, mentre Karl si occupa della parte commerciale  ed amministrativa. Nel 1919 il birrificio era stato completamente ricostruito dalle macerie della Prima Guerra Mondiale: tutte le attrezzature (malteria e bollitori in rame) furono asportate dai tedeschi in seguito al rifiuto da parte di Paul Verhaeghe di produrre birra per l’invasore nemico.  Per i successivi 5-6 anni la produzione si fermò e ovviamente tutta l'abituale clientela si rivolse altrove. Al momento della ripartenza non ci fu solamente da recuperare l'intero parco clienti; le classiche Flemish Red Ales che Verhaeghe aveva sempre prodotto erano state spodestate, nel gradimento popolare, dalle Lager e dalle Pils. Il birrificio fu costretto ad un nuovo investimento economico per produrre basse fermentazioni creando la Verhaeghe Pils, che oggi occupa all’incirca il 10% della produzione.   
Karl e Peter, gli attuali proprietari, si sono ritrovati nel 1991 con un birrificio piuttosto vecchio sul quale non venivano fatti investimenti da molti anni: la loro decisione fu di proseguire per la strada della tradizione, continuando a produrre soprattutto Flemish Red Ales anziché mettersi a seguire le mode imposte dal mercato. Le birre di maggior successo prodotte oggi da Verhaeghe continuano ad essere la Duchesse De Bourgogne, la Vichtenaar e la Echt Kriekenbier.  Meno tradizionale è invece la proposta natalizia: se la maggioranza delle Strong Ales belghe “festive” sono di colore scuro e dal tenore alcolico piuttosto sostenuto, Verhaeghe propone invece una birra dorata e tutto sommato “leggera”. 
Non ci sono spezie, almeno ufficialmente (con i birrai belgi non si può mai sapere..) in questa strong ale dal colore oro antico, perfettamente limpida; la schiuma è biancastra e “croccante”, cremosa e compatta, dall’ottima persistenza. Un po’ meno attraente l’aroma, che non presenta una particolare intensità pur rivelandosi pulito: cereale, pane e biscotto, un tocco di miele, la delicata speziatura dei lieviti ma anche (forse) da luppolo “nobile”, zucchero candito, fiori secchi.  Al palato la birra paga il dazio di una carbonatazione un po’ debole, che le toglie vivacità: il corpo è medio, c’è una buona scorrevolezza che ripropone in buona parte l’aroma. Biscotto, miele, zucchero a velo / vaniglia, un “fruttato” non ben identificabile per una bevuta dolce ma non troppo, complice anche un’intensità ben lontana da livelli eccelsi. In chiusura una timida nota amaricante, con note terrose e di scorza d’arancio e una lieve carezza etilica nel retrogusto appena percepibile,  accompagnata da un ritorno di cereale. Etichetta a parte, non trovo traccia di Natale in questa birra, sia che lo si voglia intendere come "festa delle spezie" o come effetto “winter warming”:  ma anche se ci si vuole dimenticare della ricorrenza, rimane una birra poco memorabile,  con a sua parziale scusante una data di scadenza ormai prossima che sicuramente non l'aiuta a dare il meglio di sé.
Formato: 33 cl., alc. 7,2%, scad. 30/01/2016, 1.90 Euro (beershop, Germania).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 9 agosto 2011

Verhaeghe Duchesse De Bourgogne

La famiglia Verhaeghe produce birra sin dal 1500; gli arttuali discendenti hanno inaugurato il birrificio negli anni '60 a Vichte, nelle Fiandre Occidentali. La Duchessa di Borgogna è Maria di Borgogna; nata nel 1457 a Bruxelles, divenne a 20 anni Imperatrice del Sacro Romano Impero Germanico; morì a Bruges, nel 1482, a seguito di una caduta da cavallo durante una battuta di caccia. La Duchesse De Bourgogne, invece, nasce da un blend di due birre: una giovane (8 mesi) ed una più vecchia (18 mesi), maturata in botti di rovere. All'aspetto è di uno stupendo color rubino, velato. La schiuma, fine e cremosa, è color ocra, molto persistente. Aroma complesso, dove convivono sentori di aceto di mele, melograno, frutti rossi (ribes) e di legno. Al palato l'imbocco è molto dolce e ricco di frutti di bosco rossi, ma subito bilanciato da un'acetosità marcata che fa ritrovare una corrispondenza quasi perfetta con l'aroma. Birra che si muove sul sentiero dell'agrodolce, dal gusto molto pulito, terminando secca. Lascia un retrogusto agrodolce, fruttato, con qualche timida nota legnosa. Si lascia bere abbastanza bene; c'è chi la considera perfetta come aperitivo, noi invece ci siamo per un attimo dimenticati d'essere in Agosto e l'abbiamo idealmente collocata in un tranquillo dopocena autunnale. Formato: 33 cl., alc. 6.2%, scadenza 05/01/2013, prezzo 2.40 €.