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giovedì 19 luglio 2018

Il Conte Gelo Lavalanga

Terzo incontro sul blog con il Birrificio Conte Gelo, operativo dal 2014 a Vigevano in Lomellina,  zona ad elevata concentrazione birraria: il nome che può sembrare alquanto particolare in realtà è  l’unione dei cognomi dei due proprietari, Paola e Andrea (Conte-Gelo). Entrambi appassionati birrofili e beer-hunter, hanno abbozzato a metà 2013 il progetto per aprire un proprio birrificio, idea che si è poi concretizzata ad ottobre 2014.  In sala cottura c’è Davide Marinoni, homebrewer (con alle spalle corsi di degustazione Unionbirrai  I° e II° livello) che è poi passato nel mondo dei professionisti con un periodo di apprendistato da Bad Attitude ed un’esperienza al BQ di Milano.  Dopo l’imperial stout Kamchatka e la Golden Ale Gragnola è il momento di stappare una bottiglia di  Lavalanga, la tripel della casa, prodotta dal 2014. 
L’ispirazione anche in questo caso non poteva essere che lei, la “madre di tutte le tripel”, ovvero sua maestà Westmalle:  zucchero candito, malti chiari e lievito trappist, 9.5% ABV.  Il rigore della tradizione è spezzato dall’aggiunta di un po’ di scorza d’arancia in bollitura, licenza “poetica” che il  Conte Gelo ha voluto prendersi.  In etichetta una caricatura di uno del proprietari del birrificio, Andrea Gelo, inseguito dalla massa nevosa della valanga. Una tripel può senz’altro riscaldarvi dal freddo, ma può anche essere una pericolosa slavina che si abbatte su di voi se esagerate nella quantità.

La birra.
Nel bicchiere è di un luminoso color arancio, leggermente velato; la schiuma è cremosa e compatta ed ha una buona persistenza. Al naso una delicata speziatura introduce profumi di biscotto e zucchero candito, frutta secca a guscio, frutta candita: c’è un buon livello di pulizia ma l’intensità non è particolarmente elevata.  Al palato è morbida e scorre abbastanza bene, nonostante una gradazione alcolica “pericolosa”:  qualche bollicina in più per il mio gusto personale le donerebbe maggior vitalità. Coerente con l’aroma, la bevuta ripropone biscotto, frutta sciroppata (albicocca, pesca) e candita, un tocco di miele: l’alcool non è nascosto in modo subdolo come nei migliori esemplari di scuola belga ma non alza mai la testa più del dovuto. Il finale è abbastanza secco, delicatamente speziato e con un leggerissimo tocco amaricante di scorza d’arancia. Buona interpretazione di stile per questa  Lavalanga, alla quale manca un po’ di espressività e, in alcuni passaggi, sembra procedere un po' con il freno a mano  tirato; a mio giudizio una maggiore secchezza e acidità  potrebbero donarle una quella freschezza e facilità di bevuta fondamentale per trasformare una tripel in una pericolosa arma di distruzione, come ad esempio questa.
Ringrazio il birrificio per avermi inviato una bottiglia d’assaggiare.
Formato 33 cl., alc. 9.5%, lotto 3217, scadenza 01/2019.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 10 novembre 2017

Il Conte Gelo Gragnola

Ritorna sul blog il birrificio Conte Gelo, operativo dal 2014 a Vigevano, Lomellina, zona ad elevata concentrazione birraria: il nome che può sembrare alquanto particolare in realtà è  l’unione dei cognomi dei due proprietari, Paola e Andrea (Conte-Gelo). Entrambi appassionati birrofili e beer-hunter, hanno abbozzato a metà 2013 il progetto per aprire un proprio birrificio, idea che si è poi concretizzata ad ottobre 2014.  Il Conte Gelo ha dunque da poco compiuto un anno; in sala cottura ha trovato posto Davide Marinoni, homebrewer (con alle spalle corsi di degustazione Unionbirrai  I° e II° livello) che è poi passato nel mondo dei professionisti con un periodo di apprendistato da Bad Attitude ed un’esperienza al BQ di Milano. 
Al momento Conte Gelo produce sei birre disponibili tutto l’anno: Gragnola (Golden Ale), Lucy (Wit), La Cosacca (Ambe Ale), Gelo Jack (IPA), Valhalla (Rye IPA), Lavalanga (Tripel). Due quelle stagionali riservate ai mesi più freddi dell’anno: l’imperial stout Kamchatka e la dubbel Nonno Gelo.

La birra.
Malti Pale, Pils ed un tocco di Monaco, liveito inglese e un mix di luppoli inglesi e tedeschi: questa la ricetta della Golden Ale chiamata Gragnola. Nonostante l’etichetta faccia pensare al Far West e quindi al continente a stelle e strisce, nel bicchiere chi ama l’Inghilterra troverà un ambiente familiare. E’ dorata e leggermente velata, la schiuma è cremosa e compatta ed ha una buona persistenza. L’aroma è pulito e ancora fragrante, delicato nei suoi profumi tenui di fiori e mandarino, arancia; in sottofondo cereali e qualche lieve suggestione più “moderna” di frutta tropicale. Il corpo è quello leggero che ti aspetteresti da una session beer (4.3%); bevuta agile ma non sfuggente, poche bollicine, che scorre ad alta velocità. 
Il gusto ripropone con precisione gli elementi dell’aroma, crackers e agrumi, accenni tropicali, un finale secco e moderatamente amaro nel quale la scorza degli agrumi incontra l’erbaceo, portandosi con sé una scia di cereale che per il mio gusto personale cercherei di limitare il più possibile. Il retrogusto è corto e lascia subito il palato pulito e pronto ad affrontare un nuovo sorso. Una Golden Ale tradizionale che non rinuncia a qualche concessione moderna, ovvero tropicale: non cercate in lei intensità olfattive da dry-hopping estremo o gustative da succo di frutta. Qui c’è molta flemma inglese, una birra delicata, quasi sussurrata. Livello di pulizia buono, intensità giusta: c’è ancora spazio per migliorare ma Gragnola è una Golden Ale è capace di tenervi compagnia nel corso di un’intera giornata senza richiedere la vostra attenzione e senza mai stancarvi. Cercate ovviamente di berla fresca, il passare del tempo dalla messa in bottiglia non è un suo alleato.
Formato: 33 cl., alc. 4.3%, IBU 24, lotto 2317, scad. 09/2018.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 23 novembre 2015

Il Conte Gelo Kamchatka

Dalla Lomellina, una zona ad elevata concentrazione “birraria”, arriva da Vigevano sul blog il Birrificio Conte Gelo: il nome che può sembrare alquanto particolare in realtà è  l’unione dei cognomi dei due proprietari, Paola e Andrea (Conte-Gelo). Entrambi appassionati birrofili e beer-hunter, hanno abbozzato a metà 2013 il progetto per aprire un proprio birrificio, idea che si è poi concretizzata ad ottobre 2014.  Il Conte Gelo ha dunque da poco compiuto un anno; in sala cottura ha trovato posto Davide Marinoni, homebrewer (con alle spalle corsi di degustazione Unionbirrai  I° e II° livello) che è poi passato nel mondo dei professionisti con un periodo di apprendistato da Bad Attitude ed un’esperienza al BQ di Milano. Chi bazzica il “web brassicolo” da un po’ di anni ricorderà il sito “La Bussola della Birra” gestito proprio da Davide. 
Quattro al momento le birre prodotte: una golden ale chiamata “Gragnola”, la IPA “Gelo Jack” , la Tripel “Lavalanga” e la nuova Imperial Stout “Kamchatka” (avete tutti giocato almeno una volta a Risiko!, non è vero?). Quest’ultima vede anche un bel cambio d’etichetta rispetto alle altre compagne, un rinnovamento necessario se si vuole “lottare” visivamente con altri birrifici sugli scaffali dei negozi.  E’ proprio questa la birra che il Conte Gelo mi ha invitato ad assaggiare:  si tratta di una robusta (9.8%) imperial stout prodotta con caffè Port Moka (Vigevano) e fiocchi d'avena.
Molto bella nel bicchiere, vestita di nero impenetrabile alla luce con un compatto e cremoso cappello di schiuma beige, dalla buona persistenza. L'aroma è abbastanza elegante ma poco intenso: il caffè è l'elemento principale che viene circondato dai leggeri profumi di mirtillo e di fruit cake, della liquirizia, dai lievi sentori luppoli di agrumi e di resina, con un accenno di carne.
Il caffè è protagonista indiscusso anche della bevuta, caratterizzando un'imperial stout che va dritta al sodo, senza fronzoli, con pochi elementi a costruire un'impalcatura solida, e abbastanza elegante: tostature, un po' di liquirizia ed una decisa luppolatura che contribuisce con le sue note resinose (e una suggestione di anice) a ripulire il palato. A sostenere l'amaro c'è in sottofondo una patina dolce di caramello con qualche ricordo di polpa d'arancia. Il caffè è protagonista anche del finale, dove l'alcool esce dal "guscio" per portare un morbido tepore etilico che ben si amalgama all'amaro delle tostature e della liquirizia. La sensazione palatale è gradevole all'imbocco, grazie alla cremosità donata dall'avena, ma nel corso della bevuta la birra si slega un po' e si ha l'impressione che acqua e sapori viaggino un po' su binari paralleli senza regalare quella sensazione di pienezza e di rotondità che in una birra dalla gradazione alcolica importante vorrei sempre trovare; l'intensità è quella giusta, senza mai costituire un ostacolo alla facilità di bevuta. 
Trattandosi della prima cotta d'imperial stout effettuata dal birrificio il livello è comunque buono: il gusto è forse un po' troppo monotematico e, per una birra nata da sorseggiare con calma nei mesi meno caldi dell'anno, sarebbe secondo me auspicabile una maggiore complessità. 
Ringrazio il birrificio per avermi inviato la bottiglia da assaggiare.
Formato: 33 cl., alc. 9.8%,  IBU 80, lotto 0515, scad. 09/2017.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.