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venerdì 4 ottobre 2019

Ritual LAB / De Moersleutel Four Brothers

Il birrificio laziale Ritual Lab è una presenza abbastanza regolare sul blog dal 2016 ad oggi: il suo percorso sta proseguendo a gonfie vele grazie al nuovo impianto Easybräu-Velo da 25 ettolitri che è entrato in funzione proprio quest’anno. L’incremento di capacità produttiva ha permesso di raggiungere nuovi mercati all’estero, soprattutto nell’Europa settentrionale; per quel che riguarda i riconoscimenti, il birraio Giovanni Faenza dopo aver ottenuto nel 2018 l’incoronazione come Birraio Emergente del 2017 si è classificato al secondo posto tra i ”big” nell’edizione 2018-2019 nella kermesse fiorentina organizzata da Fermento Birra. 
E tra le novità non possono certamente mancare le collaborazioni, da sempre uno dei motori trainanti dell’economica della craft beer. L’ultima arrivata in ordine cronologico (giugno 2019) è una Baltic Porter chiamata Four Brothers realizzata assieme agli olandesi di De Moersleutel, birrificio che abbiamo già incontrato in un paio di occasioni. Quello della famiglia Zomerdijk è un business di famiglia che si è espanso alla fine del 2018 con l’inaugurazione del nuovo sito produttivo ad Alkmaar. Il padre Sjaak ha dato il via all’attività ma sono stati i quattro giovani figli Pim, Tom, Rob e Max (Four Brothers), tutti nati tra il 1990 e il 1998, a portarlo al successo. Sono loro a seguire le mode e a dare ai beergeeks quello che vogliono: IPA e Imperial Stout, possibilmente in lattina, al ritmo incessante di una novità dietro l’altra. 
Cosa aspettarsi dall’incontro tra Ritual Lab e De Moersleutel? Una IPA? Una Imperial Stout?  Quasi: una Baltic Porter adornata dalla splendida etichetta realizzata da Pierluigi Bellacci, artista classe 1948 con alle spalle diverse esposizioni personali in Italia ed in Europa.  Parlare di etichetta come opera d’arte non è affatto un azzardo, in questo caso.

La birra.
Si presenta vestita quasi di nero con una cremosa e compatta testa di schiuma che ha ottima ritenzione. Orzo e pane tostato, caffè e qualche estero fruttato danno forma ad un aroma pulito e discretamente intenso: in secondo piano emerge anche qualche nota di tabacco e cenere.  Al palato i parametri stilistici non prevedono particolari asperità e questa Four Brothers li rispetta: corpo medio, morbida, carbonazione contenuta. Caramello e frutta sotto spirito (prugna, frutti di bosco) iniziano un percorso dolce che vira presto verso l’amaro dell’orzo e del pane tostato, del caffè e del cacao. Amaro che s’intensifica ulteriormente nel finale quando il torrefatto viene rafforzato dall’apporto del luppolo.  Il risultato finale si spinge probabilmente un po’ troppo nel territorio delle imperial stout ma poco importa, qui non siamo ad un concorso: è una Baltic Porter molto ben riuscita, precisa, pulita e facile da bere grazie ad un contenuto alcolico (7%) ben mascherato.  Perfetta per l’autunno che tarda ad arrivare, ma non solo.
Formato 33 cl., alc. 7%, IBU 40, lotto e scadenza non leggibili, prezzo indicativo 6.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 25 febbraio 2019

De Moersleutel Double Roast Brandmeester’s Lintong Sumatra

Avevamo scoperto il birrificio olandese De Moersleutel lo scorso anno proprio quando era in procinto di traslocare nella nuova sede di Alkmaar. U business di famiglia, quello degli Zomerdijk: padre, quattro figli e in parte anche la madre che si dedicano a produrre la birra. Il padre gestiva il microbirrificio Vriendenbier e i figli hanno utilizzato l’impianto per il proprio marchio De Moersleutel, ovvero “la chiave inglese”: pare sia stato lo strumento usato dal genitore per assemblare l’impianto da due ettolitri che è andato in pensione a giugno del 2018. 
I giovani Pim, Tom, Rob e Max, tutti nati tra il 1990 e il 1998, seguono le mode e sanno quello che vogliono i beergeeks: IPA e Imperial Stout, possibilmente in lattina, al ritmo incessante di una novità dietro l’altra. Poco importa se le birre siano leggere variazioni della stessa ricetta, l’importante è che ci sia qualcosa di nuovo da commercializzare. Detto fatto: il cambio d’impianto ha quadruplicato la capacità produttiva ed ha permesso di abbandonare le bottiglie. L’obiettivo dichiarato, per i primi cinque anni, è di arrivare a produrre 15.000 ettolitri all’anno.  
E non è neppure mancato il crowfunding online ad accompagnare il lancio del nuovo birrificio: bicchieri, magliette e quattro birre speciali passate in botte (un barley wine e tre imperial stout) venivano offerte in diversi pacchetti da acquistare direttamente online sul sito del birrificio. E dopo aver raggiunto l’obiettivo ecco le cinque birre di ringraziamento (Barley Wine, Double IPA, Porter, IPA  e Imperial Stout) della serie “We Helped Building the Brewery with this..”

La birra.
Sembrerebbe difficile orientarsi tra le quasi cinquanta (!) Imperial Stout / Porter prodotte in poco più di due anni di attività da De Moersleutel, ma in verità il compito è piuttosto semplice. Si tratta quasi sempre “one-shot”, quindi la maggior parte non è più in produzione ma sostituite da altre: ricette migliorate, varianti, aggiunta di vari ingredienti o diversi affinamenti in botte. Non credo faccia grossa differenza: quello che trovate sugli scaffali dei beershop oggi può tranquillamente sostituire quello che c’era l’anno scorso. Se ad esempio non riuscite più a trovare le imperial stout/porter al caffè Je Moer op de Koffie o Motorolie Koffie, lo scorso ottobre ne sono arrivate altre due in collaborazione con la torrefazione Brandmeester's di Amsterdam: una con la varietà Lintong proveniente dall’isola di Sumatra (Indonesia) e una quella etiope chiamata Sidamo.
Versiamo nel bicchiere la Double Roast Brandmeester’s Lintong Sumatra (10%): su di un lucido specchio nero si forma un piccolo cappello di schiuma un po' grossolana e non molto persistente. Caffè, caffè, caffè: intenso, pulito, dominatore assolto dell'aroma. Bisogna concentrarsi per scovare in secondo piano qualche nota terrosa, torrefatta e di cacao. Realtà? Fantasia? Difficile dirlo perché il tempo per riflettere manca: la bevuta è di fatto un caffè in tutto e per tutto, potenziato dal morbido calore etilico. Bisogna di nuovo affidarsi alle suggestioni: un velo di caramello dolce in sottofondo, liquirizia, orzo tostato, cioccolato. Sono piccoli frammenti, non aspettatevi alternanza, profondità, equilibrio. L'eleganza non è la caratteristica principale di questa imperial porter in un certo senso  estrema: forse non mi era mai capitata una birra così caratterizzata dal caffè. I giovani ragazzi armati di chiave inglese sono esuberanti e mostrano di volerci dar dentro, ma un po' di giudizio non guasterebbe.  L'acidità è comunque ben controllata, l'alcool scalda senza bruciare e nel complesso la bevuta è piacevole: certo, sarebbe meglio se il caffè lasciasse un po' di spazio ad altri elementi. Perché dopo tutto si tratta di una imperial porter al caffè e non di un caffè all'imperial porter. 
Dedicata a chi vuol far colazione con la birra o a chi vuole restare sveglio tutta la notte. 
Formato 44 cl., alc. 10%, lotto 104, scad. 08/2023, prezzo indicativo 8.00-10.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 24 aprile 2018

De Moersleutel Motorolie 10

De Moersleutel, ovvero quando si dice “business di famiglia”: è quello della famiglia Zomerdijk, padre, madre e quattro figli tutti dediti alla produzione della birra.  E’ il 2013 quando gli amici Siem Valkering e Sjaak Zomerdijk  aprono il microbirrificio Vriendenbier a Heiloo, Olanda settentrionale: giusto per darvi qualche riferimento, Amsterdam si trova 40 chilometri a sud. Anche loro provengono dall’homebrewing e hanno preso in affitto alcuni locali nel Willibrord Business Center, un monumento nazionale ex-ospedale psichiatrico che oggi ospita diverse attività imprenditoriali, sale riunioni, ristoranti, alloggi  e uffici. Nelle ex-cucine, dove un tempo venivano cucinati i pasti per i degenti, viene prodotta la birra. 
Nel 2016 Siem Valkering lascia l’azienda e Sjaak Zomerdijk rimane solo con la  moglie Margreet; è in questo periodo che entrano in società anche i loro quattro figli Pim, Tom, Rob e Max, tutti nati tra il 1990 e il 1998. Le loro idee sulla birra sono tuttavia un po’ diverse e più innovative rispetto a quelle dei genitori: frequentano locali e social, sanno quello che va di moda e quello che la gente vuole bere. Sono loro a creare il marchio De Moersleutel  per dar vita ad un progetto parallelo che nasce con propositi chiari, anche se non necessariamente innovativi: “più luppolo, più malto, più alcool e mouthfeel denso”. 
De Moersleutel  (“la chiave inglese”,  pare che il nome sia un riferimento al precedente lavoro del padre Sjaak) e Vriendenbier convivono oggi quindi sotto lo stesso tetto e nell’aprile 2017 diventano una società unica, pur continuando ad operare con due nomi diversi; sono già stati fatti piccoli investimenti per acquistare nuovi fermentatori ed affittare altri locali dove è già stato posizionato un buon numero di botti per il programma d'invecchiamento. L’impianto produttivo (2 hl)  che ha costruito lo stesso Sjaak stesso "con le chiavi inglesi" è ancora abbastanza rudimentale, con imbottigliamento ed etichettatura che vengono fatti a mano. Sono già in atto i piani per trasferirsi nella zona industriale  Alkmaar (Diamantweg 9) dove dovrebbe essere  installato un nuovo e più capiente impianto produttivo. 
De Moersleutel debutta nel 2016 e i social subito lo premia: nel 2017 Untappd lo elegge come terzo miglior birrificio olandese, spingendolo attualmente al secondo posto dietro ad un altro nome amato dai beergeeks, Tommie Sjef Wild Ales. Le tipologie di birre prodotte sono quelle che sono in cima alle classifiche del beer-rating: Imperial Stout/Porter (anche con ingredienti aggiunti e invecchiati in botte, IPA e Imperial IPA). Le prime etichette che arrivano sul mercato sono la Je Moer (imperial porter 10%), la Smeereolie (Imperial Stout, 10%), le IPA Boeit Me Geen Moer e Je Hop Lust.

La birra.
Tra le prime produzioni De Moersleutel  c’è anche la massiccia imperial stout chiamata Motorolie 10 (12%), successivamente disponibile anche in versione barricata e con aggiunta di caffè, cioccolato ed aggiunte varie. La ricetta prevede luppolo Columbus e un ricco parterre di malti che include Pale, Monaco, Amber 150, Special B, Chocolate, Cara 120 e Black. 
Il suo aspetto ricorda effettivamente l’olio motore: nera, viscosa, è adornata da un cremoso e compatto cappello di schiuma che ha una buona persistenza. L’aroma non è un biglietto da visita particolarmente entusiasmante, anche se nel complesso accettabile: caffè, frutti di bosco, orzo tostato, qualche accenno di cioccolato. C’è però poca intensità, poca pulizia, poca eleganza e poca definizione. Al palato questo “olio motore” si rivela più mansueto del previsto: il corpo è importante (medio-pieno) ma la consistenza è molto morbida e vellutata, quasi setosa, senza ingombranti viscosità. Il gusto è molto intenso, con l’alcool che non si nasconde e scalda con vigore ogni sorso senza eccessi: un dolce sottofondo di caramello e frutta sotto spirito bilancia tostature e caffè, nel finale emerge un po’ di cioccolato ed una nota resinosa del luppolo aiuta a “lavare” un po’ il palato. Un attimo di pausa prima di un lungo finale etilico che abbraccia cioccolato e caffè. 
La Motorolie di De Moersleutel guarda alle grandi imperial stout americane e scandinave e ne ripropone potenza e intensità, non supportate dalla necessaria pulizia ed eleganza. Il risultato è discreto e nel complesso abbastanza gradevole, un magma scuro ancora grezzo e indefinito che avvolge il palato sostenuto da un bel calore etilico. I margini di miglioramento sono tuttavia ancora piuttosto ampi.
Formato: 37.5 cl., alc. 12%, IBU 55, lotto 1753, scad. 09/2022

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.